




L’opera in costante evoluzione di Maurizio Pierfranceschi: SECONDO STATO a Blocco 13
di Diana Daneluz
Può un artista tornare sui propri passi? Ripensarci? È quello che ha fatto Maurizio Pierfranceschi con Secondo Stato, la personale inaugurata sabato 21 febbraio a Roma negli spazi dentro e fuori di Blocco 13 in via Benzoni 13 – associazione culturale no profit che si dedica alla promozione dell’arte contemporanea, composta da tredici artisti, tra cui lo stesso Pierfranceschi, e un critico – e visitabile fino al prossimo 30 marzo su appuntamento. È partito da un trittico che non lo rappresentava più, ne ha fatto un dittico, e dalla figura dormiente nel quadro ha estratto i sogni, o i diversi momenti di un sogno, che sono andati a materializzarsi in piccole sculture in gesso. Una nuova esplorazione intensa e multilivello dell’atto creativo, che mostra come passato e presente dell’artista si fondano in un continuo processo di trasformazione. Noto per un linguaggio che unisce pittura e scultura in sinergia armonica, Pierfranceschi propone in questa mostra una conversazione, tra opere dialoganti tra loro e con lo spazio espositivo, e addirittura con lo spazio immediatamente fuori quello, provando a rendere visibile il filo che unisce memoria, sogno e materia artistica, tra pitture, sculture e installazioni site-specific.

Il fulcro concettuale della mostra è l’idea di metamorfosi. Il titolo, «Secondo stato», allude alla trasformazione di un’opera storica dell’artista (Il risveglio), che qui diventa “Il Sonno”, rielaborata e reinterpretata nei suoi elementi formali e iconografici, in un singolare processo di reinvenzione che trasporta il visitatore in un mondo sospeso tra coscienza e inconscio.
L’itinerario espositivo quindi parte proprio da quel dittico di grande formato, collocato sulla parete laterale della prima sala, a sinistra, che ritrae una figura dormiente. Questa immagine, sospesa tra realismo e sfera onirica, non è solo un riferimento formale, ma un vero dispositivo narrativo che richiama il tema del viaggio mentale, tra visione e memoria. Le pennellate, vibranti e misurate, creano un ritmo visivo organico, capace di evocare un “paesaggio interno” fatto di sogni, frammenti e simboli. Anche l’altro manufatto presente in questa prima sala, insieme a “Rublev” e “Getsemani”, “Albero solo”, è una rielaborazione, legata ad un tema carissimo all’artista, che è l’albero, appunto.
Nel cortile che si affaccia ad angolo su due strade emerge un’installazione in ferro e gesso concepita appositamente per lo spazio, “Piccolo monumento” e poi il “Boschetto”. Qui la scultura dialoga con l’architettura esterna, inserendosi nel tessuto urbano e vegetale con la stessa semplicità delle opere su tela. Le forme, in gesso bianco, concretizzazione dei sogni del dormiente, acquisiscono nuova vita e presenza, sembrano evocare piccole “divinità domestiche” che spuntano dal terreno sui loro supporti in ferro realizzati nelle Marche come elementi atemporali e profondamente simbolici, liberamente interpretabili tanto dai visitatori che dai passanti che pure possono vederle.
La mostra si situa idealmente in continuità con la ricerca di Pierfranceschi, che già nelle personali precedenti – da Opere su carta (2023) alla retrospettiva Muta e mutevole (2024) – ha esplorato la coesistenza tra pittura e scultura, sonno e veglia, realtà e sogno. Secondo stato non è solo un titolo, ma una condizione in cui patrimonio proprio di un artista è soggetto a continua mutazione, in accordo con la visione di un’arte come incessante trasformazione, capace di risignificare i materiali, le immagini e lo spazio. Un’arte che certamente non si limita a rappresentare la realtà, ma la rimodella, invitando chi guarda a un confronto attivo con l’opera, trasformata in una esperienza da vivere.
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