* Padova: la grande mostra dedicata a MONET si avvia a chiudere con 180mila ingressi

A Padova si festeggia il successo per la grande mostra dedicata a MONET che chiuderà i battenti con 180mila ingressi. Data la grande richiesta, sabato 13 e domenica 14 luglio, ultimi due giorni di mostra, sarà possibile visitare l’esposizione fino alle 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30). Inoltre, in occasione del Serprino Festival, a tutti i visitatori della mostra verrà offerta una degustazione dell’omonimo e rinomato vino bianco autoctono.

ULTIMA SETTIMANA PER MONET A PADOVA

Sono quasi 180.000 gli ingressi registrati a oggi per la grande mostra dedicata a Claude Monet, il Padre dell’Impressionismo, che ha totalmente rapito il pubblico con i 60 capolavori esposti al Centro Culturale Altinate | San Gaetano.
Viste le numerosissime richieste e il gran numero di prenotazioni, sabato 13 e domenica 14 luglio, ultimi due giorni di mostra, sarà possibile visitare l’esposizione con orario prolungato fino alle 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30).

La mostra “Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Paris” – tributo che il Comune di Padova e Arthemisia hanno voluto rivolgere a Monet proprio a 150 anni dalla nascita del movimento impressionista – è un viaggio nella vita e nei luoghi più amati da Monet, un modo per entrare nel suo giardino privato e dove ritrovare le sue ninfee, gli iris, i salici piangenti e i ponti giapponesi; opere tutte provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi che custodisce la più grande e importante collezione di dipinti dell’artista francese, frutto della generosa donazione fatta dal figlio Michel nel 1966.

L’esposizione, di importante rilevanza sia a livello nazionale che internazionale per la sua portata scientifica, rappresenta anche un evento eccezionale dal momento che è una delle ultime occasioni, almeno per qualche anno, per poter vedere in Italia le maggiori opere di Monet.

L’Assessore alla cultura e al turismo del Comune di Padova Andrea Colasio sottolinea: “Sono veramente soddisfatto per il bilancio che già adesso possiamo tracciare: Monet ha incantato i padovani e decine di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Un risultato che è il frutto di un lavoro che viene da lontano, con la decisione di questa Amministrazione di investire per riqualificare le sale espositive del San Gaetano in modo da poter accogliere opere d’arte così preziose e delicate e di pianificare una programmazione di mostre di respiro internazionale. Ma il merito va anche a Arthemisia e al Musée Marmottan Monet di Parigi che hanno allestito una mostra tanto ricca e affascinante quanto coinvolgente nel suo allestimento con un intelligente approccio divulgativo che ha fatto apprezzare i capolavori esposti anche a chi non è un esperto d’arte. Padova è oramai stabilmente nel circuito internazionale delle città che offrono grandi e importanti mostre d’arte, completando l’offerta artistica, storica e culturale della città e inserendosi tra le mete più ambite per il turismo di qualità.”

Ma a Padova c’è Monet ma non solo.

Questo fine settimana, infatti, al San Gaetano l’arte incontra la cultura e i sapori locali.
In occasione del Serprino Festival 2024, sempre nei due ultimi giorni di apertura al pubblico, a tutti i visitatori della mostra verrà offerta una degustazione dell’omonimo e rinomato vino bianco autoctono dalle 18.00 alle 22.30.

Il “Serprino Festival” è un evento organizzato da Consorzio Tutela Vini Colli Euganei nell’ambito di un progetto di valorizzazione dei prodotti dell’agroalimentare patavino che si estenderà fino all’autunno 2024. Il progetto, realizzato con il contributo di Camera di Commercio di Padova e il supporto di Ente Parco Colli Euganei, vedrà protagonisti, nei suoi appuntamenti settembrini, il Colli Euganei Fior d’Arancio in tutte le tipologie e il Colli Euganei Rosso abbinati a pietanze tipiche della cucina padovana.

L’occasione è anche per brindare al recente riconoscimento dei Colli Euganei come Riserva Mondiale della Biodiversità Unesco.

L’Assessore alle attività produttive e commercio Antonio Bressa dichiara: “Celebriamo la fortunata esposizione di Monet con una bella sinergia volta ad affiancare le bellezze dell’arte con le eccellenze del nostro territorio. Diamo così continuità alla promozione del Serprino sulla scia delle iniziative in corso sul nostro territorio per far conoscere la qualità delle produzioni dei nostri colli. Ringrazio la Camera di Commercio e il Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli Euganei che prontamente hanno raccolto l’opportunità di questa partenrship all’insegna dell’arte e del buon vivere.”


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it | press@arthemsia.it | T. +39 06 69308306

Relazioni esterne Arthemisia
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Ufficio stampa Comune di Padova
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Cultura e scienza, Asteroide dedicato al mecenate Antonio Presti

Ha il nome di Antonio Presti l’asteroide 20049. La pubblicazione è avvenuta nell’ultimo numero del Bollettino ufficiale della International Astronomical Union (IAU) del luglio 2024, su proposta dell’astrofisico Mario Di Martino dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione GAL Hassin.

Intitolato al presidente di Fiumara D’Arte l’asteroide 1993FZ20 e il mecenate, a sua volta, dedica il corpo celeste al quartiere periferico della città di Catania

“20049 Antoniopresti” è un asteroide della Fascia Principale tra le orbite di Marte e di Giove, scoperto il 21 marzo 1993 all’interno del programma osservativo UESAC – The Uppsala-ESO-Survey of Asteroids and Comets dell’ESO in Cile e dell’Anglo-Australian Observatory in Australia nel periodo 1992-1993, che aveva come obiettivo principale lo studio di numerosi asteroidi e comete nelle vicinanze del pianeta Giove.

«Ho pensato alla grande professionalità e all’impegno culturale e sociale di Antonio Presti – sottolinea Mario Di Martino – la motivazione che ho proposto alla IAU è la seguente: Antonio Presti (nato nel 1957) è un mecenate siciliano, fondatore di Fiumara d’Arte, un museo all’aperto in Sicilia che ospita una serie di sculture e installazioni di land art create da artisti internazionali e situate lungo le rive del fiume Tusa. A Librino, quartiere periferico di Catania, ha creato il museo internazionale a cielo aperto MAGMA, e sull’Etna Il belvedere dell’anima – La visione dell’invisibile».

Il mecenate a sua volta, non appena appresa la notizia, ha voluto dedicare il riconoscimento alle mamme e ai bambini del quartiere di Librino, dove è impegnato da anni in prima persona: «Una felice sorpresa di stupore e meraviglia sapere che da oggi il mio nome viene a far parte della Fascia Principale degli Asteroidi – commenta il maestro Antonio Presti – spero che questo asteroide a me dedicato possa contribuire a restituire la visione dell’invisibile, in una società contemporanea dove la cecità ottunde la visione della bellezza. Bisogna ricollegare gli occhi al cuore di ognuno di noi per potere (ri)conquistare la luce dell’Universo. Ringrazio affettuosamente il Gal Hassin e il suo presidente Giuseppe Mogavero e l’astrofisico Mario Di Martino.  Dedico a mia volta alle mamme, ai bambini e a tutta la gente di Librino “20049 Antoniopresti”, affinché possano essere protetti dalla visione della bellezza di un corpo celeste. Abbiamo sempre parlato di Bellezza Universale e oggi quell’universo restituisce con questo riconoscimento una rinnovata energia. Spero che il quartiere, alzando gli occhi al cielo, possa trovare sempre verso l’alto quel nutrimento di bellezza. Per questo motivo dedicherò una delle prossime opere monumentali all’asteroide 20049».  

Nel 2022 il mecenate siciliano ha ricevuto il Premio GAL Hassin per la Civiltà con una motivazione che viene a rafforzare il riconoscimento del nome dell’asteroide: «Ad Antonio Presti, che ha dedicato la sua vita e le sue forze al trionfo della Bellezza in tutte le sue forme artistiche e culturali. Con le sue splendide Opere ha portato la cultura e la formazione nella loro forma più alta, più nobile, coinvolgendo migliaia di bambine e bambini, studenti, famiglie, associazioni, artisti di tutto il mondo per trasformare luoghi, territori e coscienze attraverso l’educazione alla Bellezza e alla Civiltà. Ad Antonio, che sa parlare al cuore svelando l’invisibile».

Il riconoscimento del nome dell’asteroide ad Antonio Presti valorizza la sua grande opera culturale e scientifica, il suo immenso impegno umanitario e artistico, il suo importante e costante contributo per le nuove generazioni. «Antonio Presti – sottolinea Giuseppe Mogavero, Presidente del GAL Hassin – suggerisce la Bellezza della cultura e della conoscenza. Aveva ragione Fedor Dostoevskij: la Bellezza salverà il mondo».


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Grande successo per la V edizione del Roma Buskers Festival

Si è conclusa la quinta edizione del Roma Buskers Festival, la manifestazione ideata, prodotta e realizzata da Gruppo Matches srl in collaborazione con i comitati di quartiere del Municipio X e pensata per divulgare le più raffinate forme d’arte di strada.

Tre giorni di musica, spettacoli e attività, più di 40 esibizioni al giorno e artisti provenienti da tutto il mondo hanno animato la promenade del Porto Turistico di Roma: un successo che non può che confermare il ruolo centrale del Festival nel panorama culturale del territorio.

Grande successo per la V edizione del Roma Buskers Festival
 
Tre giorni di emozioni, spettacoli e attività al Porto Turistico di Roma
per una kermesse sempre più amata

Roma Busker Festival tornerà nel 2025

“Una quinta edizione dal carattere funambolico, energetico, partecipata e viva” – ha dichiarato Andrea Cicini, Ceo del gruppo Matches organizzatore del Festival – “un evento capace ancora una volta di suscitare emozioni, commozione e sorrisi nel pubblico. È stato bello vedere tanti volti, tante storie. In questa edizione è venuta a trovarci una nonna di centouno anni, divenuta ormai l’emblema del nostro ‘sogno’. L’abbiamo festeggiata sotto il palco, con tante persone che applaudivano e gioivano. Poco prima, da quello stesso palco, avevo detto che l’anima del Festival è nel portare tutti sullo stesso piano, ossia rivivere le emozioni di quando si era bambini, senza età. Nella semplicità e nei sorrisi risiede quel senso che il Roma Buskers Festival vuole donare. Per me ha significato tanto, perché questo progetto mette al centro la vera inclusione, nel suo linguaggio universale come solo l’arte di strada può, senza barriere, fatta di cultura e sostenibilità, un perfetto abbraccio di valori in un’unica direzione”.

Sette postazioni e un palco centrale hanno accolto i migliori performer della scena busker italiana e internazionale, dal Messico con Lev Radagan al Giappone con Gaku, passando per l’Argentina con Camila Fenandez, dal giovane cantautore lidense Caffa a Max Goedecke dalla Germania, da Fil a Loop ‘n Loompa da Guru the Mago a Fulvio Bennato alla sassofonista Sabrina De Mitri e tanti altri. Bellissima come sempre la tradizionale parata di tutti gli artisti coinvolti nel programma, che quest’anno ha visto anche l’ Associazione Long Feng – Kong Fu con la danza del Leone Cinese e oltre 30 praticanti di Kong Fu ShaoLin, l’esibizione della SiO Orchestra giovanile di Conegliano, la toccante poesia di strada di Benedetta Badaracco e l’eleganza sulle punte della Famiglia Danzante, sino all’esplosività e dei Circensema del Circen Dolomites Festival, tornati anche in questa quinta edizione.

Grande anche l’affluenza di pubblico che nei tre giorni ha confermato l’interesse nel Festival del litorale romano e si è riversato lungo il chilometro della Marina del Porto assistendo alle numerose performance e prendendo poi parte alle attività ideate per grandi e piccini. Anche quest’anno la manifestazione ha infatti rivendicato il suo carattere green e solidale mediante la collaborazione con associazioni e realtà di carattere territoriale e nazionale, come “Una Breccia nel muro” oltre l’autismo, la LIPU di OSTIA, la Croce Rossa Italiana – Comitato Municipio 10 di Roma, e Ostia Clean Up, organizzazione no-profit che ha promosso per l’evento un contest fotografico sul Porto Turistico di Roma.

“Una quinta edizione che racchiude l’anima del Roma Buskers Festival”, ha detto ancora Cicini, “che ci ha dato tanto in termini di condivisione, sperimentazione, coesione. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la sinergia con l’Amministrazione e la Direzione della Marina, con Alessandro Mei che ringrazio, i comitati di quartiere e i nostri preziosi partner. Chiudiamo questi tre giorni con uno sguardo carico di speranza al 2025. Ci vediamo l’anno prossimo e di tutte queste emozioni fatene un buon tesoro!” L’evento ha avuto il patrocinio del Municipio X, in collaborazione con SIAE, e ha vantato la partnership con Grimaldi Lines, The Village e l’Hippie Market, posizionato in una zona adibita a mercatino d’eccellenza. Sul posto anche un’area Street Food in cui è stato possibile gustare prodotti enogastronomici locali. Fondamentali le media partnership con l’Agenzia DIRE e con Radio Globo, emittente ufficiale del Festival.


Roma International Buskers Festival
Sito UfficialeInstagramFacebook
Per informazioni: info@buskersfestival.com

Ufficio stampa:
Ginevra Amadio ginevraamadio@yahoo.it |
Diana Daneluz dianadaneluz410@gmail.com
www.gruppomatches.com

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Murano (Ve), Museo del Vetro, Spazio Ex Conterie: Federica Marangoni. ON THE ROAD

Oltre cinquant’anni di carriera, una ricerca votata alla sperimentazione continua e pionieristica con diversi mezzi tecnologici e materiali, in cui persiste il rapporto speciale con il vetro, spaziando in modo eclettico e interdisciplinare nell’indagine creativa e comunicativa. L’artista e designer veneziana Federica Marangoni si racconta nella mostra al Museo del Vetro di Murano.

Fino al 24 Novembre 2024
Murano (Ve), Museo del Vetro, Spazio Ex Conterie

Federica Marangoni.
ON THE ROAD 1970-2024. Non solo vetro

A cura di Chiara Squarcina e Federica Marangoni

Un excursus che prende forma in diversi ambienti del Museo, in un percorso coinvolgente, in dialogo con l’architettura stessa: a partire dalle prime sperimentazioni con il vetro, dal 1970, anno in cui Marangoni apre a Venezia il suo Fedra Studio Design e inizia a usare questo materiale, lavorando con frequenza costante in molte fornaci muranesi. Progetta oggetti di design per la produzione, così come sculture in vetro e grandi installazioni, integrando video e la luce al neon, combinati con la trasparenza e la fragilità del vetro.
Dalla metà degli anni Settanta rivolge la sua curiosità e la sua attenzione creativa a quel mondo tecnologico allora ancora allo stato embrionale. Una ricerca ininterrotta sul rapporto luce e artificio, realtà e finzione, gioco dell’effimero, della trasparenza, della mobilità virtuale dell’immagine.

Ad accogliere i visitatori all’ingresso è La bricola, nata come installazione di luce su pavimento specchiante, realizzata per l’Euro-Domus di Torino nel 1971.
Nel giardino trovano invece posto le grandi sculture multimediali, come la scala Go Up Ladder, esposta nel 2013 a Basilea, in cracked neon rosso e rete metallica.
Gli spazi esterni del museo accolgono inoltre opere in vetro degli anni Ottanta, legate al tema del giardino e delle sue implicazioni simboliche.

La Stanza della leggerezza raccoglie le opere realizzate dagli anni Ottanta ad oggi, che richiamano i concetti di aria, luce, volo, bellezza, archetipi di memorie antiche e allo stesso tempo eterne.
Lo spazio “ex Conterie” si articola in cinque sezioni: Il sogno fragile. Anni Settanta e Ottanta dove trova posto, tra gli altri, anche il gruppo Natura sotto vetro; Elettronica madre di un sogno umanistico, che approfondisce la ricerca portata avanti dall’artista sull’uso della tecnologia nelle opere in vetro e sull’elettronica nell’arte e nella comunicazione; Itinerari della memoria, con il modello in scala della fontana-scultura, La trappola della memoria, opera pubblica per l’Expo 1992 di Siviglia; La traccia, sezione tesa a dimostrare in modo particolare come il pensiero progettuale non si interrompe ma è piuttosto un labirinto dove esperienze, sogni, metafore, riferimenti alla storia si ammassano e ritornano come il flusso stesso del ricordo e del sogno; infine, Il volo, con la grandiosa installazione Il volo impossibile, già esposta a Valencia e Barcellona.


Museo del Vetro
Fondamenta Marco Giustinian, 8
Murano, Venezia
Orario: tutti i giorni > 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)
3 maggio – 28 settembre > venerdì e sabato, 10.00 – 20.00
(Ultimo ingresso ore 19.00)

Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
www.studioesseci.net

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Roma: prorogata fino al 30 luglio 2024 la mostra “6_24” di Roberta Morzetti

È stata prorogata fino al 30 luglio 2024 la mostra personale “6_24” della scultrice Roberta Morzetti, ospitata dalla Basile Contemporary di Roma in via di Parione 10. Curata da Marco Giammetta con Rosa Basile e arricchita da un testo storico critico di Silvano Manganaro, l’esposizione si presenta come un percorso che indaga l’attuale stato dell’essere con l’obiettivo di far riflettere lo spettatore sulla moderna sovrapposizione del virtuale sul reale.

“È ancora attuale chiedersi quale sia oggi la posizione delle donne nel campo dell’arte, ovvero quale sia la reale inclusione delle artiste nel sistema arte/mercato italiano?
In particolare, la visibilità a loro dedicata è in grado di riflettere un reale cambiamento su quell’ancestrale pregiudizio sufficiente a rendere la disparità di genere un ricordo del passato? Roberta Morzetti è una delle pochissime donne scultrici Italiane completamente dedicata ad un lavoro complesso e fisicamente deteriorante, che lei utilizza come strumento di espressione della contemporaneità e di emancipazione. Il nostro è stato un incontro tra donne, e tra donne abbiamo riflettuto sul rapporto tra essere e apparire, tra il dire ed il fare, tra la bellezza esteriore ed interiore, condividendo una visione unitaria sul senso dell’io.” – Rosa Basile

Prorogata fino al 30 luglio 2024 la mostra “6_24”
di Roberta Morzetti

a cura di Marco Giammetta con Rosa Basile

UN DIALOGO AL FEMMINILE TRA FORMA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Basile Contemporary
Via di Parione 10, Roma

All’interno della galleria romana verranno esposte 15 opere scultoree che chiamano alla mente forme umane, simboli e immagini, le quali rappresentano un ponte metaforico tra l’io vissuto più profondo e la forza evocativa di una bellezza che non mira ad avere compiacimento, ma a stimolare riflessioni e suggestioni, amplificate da costanti riferimenti mitologici. Roberta Morzetti indaga sul vissuto dell’essere umano, dando vita ad un’esposizione che si presenta come un vero e proprio percorso di consapevolezza alla scoperta della propria bellezza interiore: da qui il titolo “6_24”, con il numero sei che indica l’essere più profondo, da scovare dentro di noi e con il quale connettersi. Esiste uno stretto rapporto tra l’artista e “l’essere” inteso come capacità percettiva del nostro corpo, la cui pelle rappresenta il confine tra il dentro e il fuori: è la pelle a ricevere frequenze e vibrazioni e a comunicare sensazioni che si trasformano in emozioni. Il profondo rapporto con l’interiorità che spinge l’artista a scavare nella propria anima nasconde un importante messaggio contro la superficialità e la ricerca ossessiva della perfezione esteriore, che alimentano la vanità e la fame di consenso, ostacoli alla vera libertà.

Il fine principale di Morzetti è quello di portare l’osservatore – con innocente sincerità – a “vedere”, senza filtri, i segni provocati dalle esperienze della vita e riflettere sul valore terapeutico che il dolore può generare, se vissuto come occasione e non come sconfitta. Il lavoro dell’artista che emerge in “6_24” si basa su un continuo confronto tra linguaggi semantici diversi, quello dell’io e quello della comunicazione che, senza mai sovrapporsi, trovano la strada per connettersi e raccontare una storia. Roberta Morzetti spiega: “La scultura è un’attività di confine tra l’io e la metafora e ha il potere di far emergere energie nascoste aggirando le barriere coscienti”.

In questa ricerca di confronto, l’artista apre il dialogo con l’intelligenza artificiale utilizzandone le potenzialità espressive, ma senza mai lasciarla prevaricare. Entrando all’interno della Basile Contemporary, i visitatori avranno l’opportunità di prendere parte ad un percorso in cui reale e virtuale si fondono e si confrontano: la nuova tecnologia muove l’opera nello spazio, la trasforma per darle una lettura alternativa lasciando che l’osservatore possa decidere da che punto di vista guardarla, in modo che l’esperienza rimanga unicamente soggettiva.

A tal proposito, il curatore della mostra Marco Giammetta afferma: Oggi, tutto o quasi, avviene attraverso la mediazione di tecnologie in grado di veicolare il reale attraverso le immagini. Reale e virtuale perdono il loro rapporto dicotomico e si sovrappongono, generando una terza dimensione che è quella dell’illusorietà. L’essere inteso come dimensione materica e sensoriale, alimentato dall’esperienza e dal vissuto, si trasforma, si muta; tutto è possibile in questa dimensione virtuale ed allora possiamo essere ciò che vogliamo, ciò che non siamo e ciò che non saremo mai. Il virtuale diventa così potentissimo strumento di comunicazione in grado di negare la dimensione reale, confondendola con l’effimero e massificandone l’immagine. Le opere della Morzetti si interrogano sull’attuale stato dell’identità intesa come reale essenza dell’essere, per questo 6_24. È quindi gioco forza aprire, scavare, entrare dentro li corpo per ritrovarsi, per indagare sui reali valori dell’essere riportando l’esistenza al centro dell’io reale. La nostra responsabilità è sentire, valutare e consapevolmente agire.”

Dalle sculture in mostra emergono le doti compositive dell’artista, così come la maniacale capacità di modellazione della materia, la minuzia dei particolari e l’uso di elementi organici, dettagli che generano nelle opere un’armonia tra lo stile che esprimono e il patrimonio culturale e morale da cui prendono vita, proveniente dalla tradizione scultorea propria del territorio in cui vive e lavora l’artista. L’uso della fiamma deforma, distorce, plasma le opere, lasciando spazio a quel “dentro” che trasfigura l’immagine e scopre nervature, connessioni che si intrecciano alterando la neutralità del colore bianco, prediletto dalla scultrice. Il colore per Morzetti non è semplicemente una manifestazione fisica della luce che l’osservatore percepisce passivamente dall’esterno, ma è anche e soprattutto un’elaborazione dell’occhio e quindi della mente umana. Una visione goethiana che porta Morzetti a scegliere il bianco, in quanto colore della vita e della rinascita per la cultura occidentale, ma anche colore della morte per la cultura orientale. Un colore che in sé racchiude tutti i colori e che grazie alla sua neutralità rimarca con forza li rapporto tra chiaro e scuro, tra luce ed ombra, caratteristica propria dell’arte scultorea del periodo barocco. Le sue sculture dunque emanano luce, si librano nell’aria e – con il candore del bianco – si raccontano senza nascondere il peso dell’esperienza terrena; sono angeli in terra che hanno combattuto e sofferto e non si piegano all’oblio.

“Nel lavoro di Roberta Morzetti, la materia viene consapevolmente fatta oggetto di una alterazione e, potremmo dire, di un declassamento. Non più l’elemento nobile e prezioso della scultura tradizionale, ma qualcosa legato alla contemporaneità che, però, subisce una metamorfosi, una mutazione: la mutazione della materia che diventa mutazione del corpo […] Proprio come Icaro che, tentando di elevarsi sopra tutti gli altri per raggiungere il sole, scioglie le proprie ali e precipita rovinosamente a terra dando vita allo stesso tempo al suo “capolavoro” (divenendo cioè metafora di ogni spinta verso l’alto, di ogni volontà di elevarsi oltre la propria condizione), così la materia e i corpi della Morzetti, nel loro disfacimento, mirano alla stessa, drammatica, tensione.” – Silvano Manganaro

Roberta Morzetti nasce a Tarquinia nel 1979. Si forma all’Accademia delle Belle Arti “Lorenzo da Viterbo” (ABAV), conseguendo nell’anno 2005 il diploma accademico con lode. Inizia le sue esperienze lavorative nel mondo della moda, ideando linee di abbigliamento con materiali riciclati (Leccaletichetta, Cementarmato, Aporie). A Roma, diviene assistente ai costumi di Andrea Viotti nella compagnia di Gabriele Lavia (“Le Nozze di Figaro”, regia di Matteo Tarasco, 2007, Teatro Eliseo; “Misura per Misura”, regia di Gabriele Lavia, 2007, Teatro Argentina), di Laura Costantini (per i musical “A un passo dal sogno”, 2008, “Portamitanterose.it”, 2009, regia di Marco Mattolini, Teatro Brancaccio; per il film “Non c’è due senza te”, regia di Massimo Cappelli, 2015), di Michela Marino (per il cortometraggio “Anni 30”, regia di Luciano Melchionna, 2008). Dal 2012, si dedica all’ideazione e alla realizzazione di sculture di medie e grandi dimensioni, eseguendo calchi direttamente sul proprio corpo, per poi rielaborare, incendiare ed assemblare con altri oggetti i lavori così ottenuti. Nel corso della sua carriera ha partecipato a molte mostre collettive e negli ultimi anni ad alcune personali a Roma Skin_20 e Tuscania Pax_22, ed è stata chiamata a partecipare con le proprie opere ad eventi d’arte come RAW, Arte in Nuvola a Roma e Paratissima a Torino.

Roberta Morzetti utilizza le sue sculture per raccontare e testimoniare il presente, sperimentando anche altre forme d’arte come nella creazione dei cortometraggi R_Esisto e Cutismea.



INFORMAZIONI UTILI
TITOLO MOSTRA: 6_24
DOVE: Basile Contemporary – Galleria d’Arte Contemporanea, via di Parione 10, Roma
OPENING: giovedì 13 giugno 2024 ore 18.30
DURATA: 13 giugno – 13 luglio 2024
A CURA DI: Marco Giammetta
IN COLLABORAZIONE CON: Rosa Basile
TESTO CRITICO: Silvano Manganaro
INTERVENTO VISUAL: Lucio Arese
INGRESSO GRATUITO
ORARI: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00
 
CONTATTI BASILE CONTEMPORARY
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* Venezia: A Ca’ Foscari i capolavori dal Louvre del deserto 

Per il turista occidentale l’Uzbekistan è un luogo esotico, solcato dalla Via della Seta, popolato da leggende e meraviglie, ricondotte a mitiche città, come Samarcanda, Bukhara e Khiva, oltre naturalmente alla capitale, Tashkent. Da qualche anno a questo racconto si è aggiunta una tappa ulteriore: la città di Nukus, caratterizzata da uno dei più grandiosi e importanti e sconosciuti musei del pianeta: il Museo Statale delle Arti del Karakalpakstan, intitolato a I.V. Savickij, definito dal quotidiano inglese “The Guardian” come “il Louvre del deserto”. 

UZBEKISTAN: l’Avanguardia nel deserto
La Forma e il Simbolo
Venezia, Ca’ Foscari Esposizioni
17 aprile – 8 settembre 2024

Progetto espositivo a cura di Silvia Burini e Giuseppe Barbieri

A Venezia, in Ca’ Foscari Esposizioni, la grande mostra “Uzbekistan. L’Avanguardia del deserto” offre il privilegio di poter ammirare per la prima volta, in Occidente, una sequenza di fondamentali testimonianze dell’arte uzbeka concesse dal Museo di Tashkent e da quello di Nukus. Emblemi della rinascita culturale del moderno Uzbekistan.

Il museo di Nukus è stato creato nel 1966 e nei suoi appena sessant’anni di storia è diventato una delle maggiori raccolte d’arte del cuore dell’Asia. La potente crescita del Museo ha trascinato quella della città, che da trascurabile insediamento nel deserto si è trasformata in una città di oltre 300 mila abitanti ed è diventata una delle mete imperdibili del turismo culturale internazionale.

Il primo nucleo dell’attuale museo è frutto delle campagne di ricerca condotte Igor’ Savickij, intellettuale, archeologo, studioso inviato da Mosca con l’obiettivo di portare il nuovo dell’arte sovietica in questi territori all’epoca periferici. Alle ricerche delle testimonianze dalla millenaria necropoli di Mizdakhan, Savickij ha unito la ricerca e salvaguardia delle testimonianze delle antiche manifatture, soprattutto tessili, del territorio. Reperti che andavano ad aggiungersi a molte altre migliaia di dipinti e opere su carta di artisti di diversa sensibilità, di somigliante formazione e di varia provenienza (uzbeki, kazaki, turkmeni, tagiki, russi, armeni, georgiani, ucraini).

Questi artisti furono, tra 1910 e 1940, i protagonisti di una stagione che Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, curatori della doppia mostra, definiscono come quella della  “Avanguardia Orientalis”.

In questo “deserto della memoria” Savickij ha saputo rilevare una fitta mappa di contiguità e di relazioni (espressive, stilistiche, biografiche, professionali) tra quegli interpreti; sapendo riunire un tesoro che è il frutto di una delle imprese più leggendarie dell’intera storia del Cultural Heritage mondiale. Tesori di questi magici luoghi ma anche tesori dell’Avanguardia “russa” qui giunti a modello, una raccolta seconda in termini di quantità solo a quella del Museo Russo di San Pietroburgo”.


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Con “27 STITCHES” la band croata SUNNYSIDERS si apre alle classifiche internazionali

CON IL NUOVO ALBUM ’27 STITCHES’ LA BAND CROATA SUNNYSIDERS SI APRE ALLE CLASSIFICHE  DELLE BLUES CHART INTERNAZIONALI

Dal 5 luglio è disponibile il nuovo videoclip ‘27 Stitches’ della band croata Sunnysiders, title track del loro quinto album edito in formato CD e in tutte le piattaforme digitali.

27 Stitches’ è un’ulteriore conferma per il quintetto, che arriva dopo il successo di ‘The Bridges’, il precedente album pubblicato nel 2020 elogiato dagli esperti di musica con ottime recensioni su riviste blues e rock di tutto il mondo.

Vincitori del Croatian Blues Challenge 2011 e delle semifinali del 27° International Blues Challenge a Memphis, i Sunnysiders hanno così registrato dodici nuove canzoni originali ispirate all’impatto dell’isolamento delle anime e dei cuori degli uomini, mostrando ancora una volta la loro cifra artistica.

Il nuovo album ’27 Stitches’, è uscito per il mercato croato in ottobre 2023 su etichetta Dancing Bear. Dopo otto mesi si trova a tutt’oggi nella Top 50 dedicata ai migliori album di blues contemporaneo su classifica The Roots Music Report ed entro la Top 100 dei contemporary blues album 2023 aprendosi così alle classifiche internazionali.

Profonda, oscura e ipnotica, la title-track 27 Stitches parla di pentimento e punizione, ma sempre con la volontà di redenzione. Il brano ha raggiunto la 24° posizione nella TOP 50 Contemporary Blues Song Chart di The Roots Music Report e si trova in finale al Concorso Internazionale di Songwriting in Croazia. «Uno dei brani più belli dell’intero album, con un’atmosfera cattiva e oscura, come qualcosa che potresti sentire da Tom Waits. Hrepa e Rola la cantano insieme. C’è un aspetto deliziosamente inquietante in questa canzone.» scrive Michael Doherty’s di Music Log e ancora «Canzone del titolo oscuro e ipnotico.  Buon arrangiamento, testi freschi e una performance di prima classe» scrive l’autorevole rivista Blues News.  Altri commenti arrivano dalla testata Blues Bytes «La title track lunatica e ipnotica ha una qualità inquietante e un’atmosfera country»  e con un «songwriting magistrale!» si sbilancia il sito specializzato The Blues and Roots Music Blog.

Web: www.sunnysiders.com
Facebook www.facebook.com/profile.php?id=100063575562545
Instagram https://www.instagram.com/sunnysiders_band
Spotify https://open.spotify.com/artist/5WybwjLsOcxEcLbwCIkNfG
Email hrepa@yahoo.com


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Passariano di Codroipo (Udine): Marco Goldin presenta la mostra dei 25 “Confini” 

Una mostra come non si è mai vista, in uno scrigno aperto, anzi creato, per l’occasione. “Confini. Da Turner a Monet a Hopper. Canto con variazioni”, a cura di Marco Goldin, si propone come l’evento di punta di “GO! 2025 Nova Gorica – Gorizia, European Capital of Culture”, di cui interpreta il tema. Ad accoglierla gli spazi totalmente rinnovati, e adeguati a mostre di livello internazionale, dell’Esedra di Levante di Villa Manin, a Passariano di Codroipo (Udine).

CONFINI
Da Turner a Monet a Hopper
Canto con variazioni
Passariano di Codroipo (Ud), Villa Manin, Esedra di Levante
11 ottobre 2025 – 12 aprile 2026

Va riconosciuto che, se la firma curatoriale e l’idea sono di Marco Goldin, è altrettanto vero che “Confini” ha un secondo “padre”: Massimiliano Fedriga, Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha sposato appieno il progetto scientifico e si è adoperato per realizzare le condizioni per poter creare, nel complesso monumentale di Villa Manin, spazi sicuri e adeguati ad accogliere i prestiti internazionali che rendono assolutamente unica, e difficilmente replicabile, questa grandiosa rassegna.

Va anche riconosciuto che pochi curatori al mondo potrebbero riunire capolavori del livello che il pubblico ammirerà a Villa Manin, scelti uno per uno da Goldin sulla base di un progetto scientifico nel quale, com’è nelle sue corde, l’arte si fa poesia, letteratura, profondo, in un percorso, talvolta immediato talaltra carsico, che unisce in un racconto preciso e affascinante sfaccettature così apparentemente diverse di realtà.

Qui i confini non sono barriere ma opportunità, ambiti di creative contaminazioni, di scambio, aperture di nuovi orizzonti, stimoli. Si tratti di confini geografici, storici, orografici, psicologici o culturali, su percorsi che spaziano dall’infinitamente grande dell’universo al segreto della propria anima.

Oltre cento opere a raccontarli, quei confini. Opere concesse da una quarantina di musei sia europei sia americani e da gelose collezioni private. La competenza e le relazioni di Goldin, collaudate da decine di mostre di successo, hanno aperto porte “impossibili”.

Questa mostra offrirà un insieme di capolavori che lascerà il pubblico a bocca aperta. Per la qualità dei dipinti, in un primo momento. Poi, lasciandosi trasportare dall’emozione, dalle assonanze, dalle atmosfere, si resterà colpiti dalla profondità degli assunti che vengono sottesi, e poi emergono. Quindi dalla scelta di ciascuna opera e dalla sua relazione con quelle vicine, dai richiami alla letteratura, alla musica, alla psicanalisi. Così che il piacere estetico diventerà “solo” il punto di partenza per valicare confini che conducono a viaggi fuori e dentro di sé.

Si tratti di Kiefer o Constable, di Friedrich o Bacon, di Hopper o Nolde, di Van Gogh (il curatore ha scelto di riunire, qui, per la prima volta i due soli ritratti che l’artista ha realizzato ai compagni di vita del manicomio in cui egli stesso era rinchiuso), di Monet, Segantini, Winslow Homer, Frederic Edwin Church, Renoir, Degas, Gauguin, Pissarro, Courbet, Hodler, Nicolas de Staël, Mondrian, Rothko, Cezanne o Thomas Cole o Sanford Robinson Gifford, Edvard Munch o Henri Matisse e Amedeo Modigliani, Richard Diebenkorn e Andrew Wyeth o Hokusai e Hiroshige…mutano colori, ambienti, modalità di racconto, sensibilità. Ma, quale che sia la scala, dal maestoso al minuscolo, e l’intervallo di tempo, “accade sempre qualcosa, su ogni scala c’è un’armonia da cogliere, una struttura che si forma o che muore”.

«Siamo estremamente orgogliosi di ospitare ‘Confini’, una delle mostre più prestigiose a livello europeo. Un unicum non replicabile visto che non si tratta di una delle tante esposizioni itineranti che frequentemente possiamo vedere, ma di una iniziativa dell’elevatissimo spessore artistico che prevede l’arrivo di opere da diverse collezioni da tutto il mondo – sostiene il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga -. Si tratta di un evento straordinario che potrà essere apprezzato esclusivamente in Friuli Venezia Giulia. Crediamo che questa proposta rappresenti in modo evidente quanto la nostra Regione stia investendo sulla promozione del territorio attraverso l’arte e la cultura, strumenti capaci di coinvolgere il grande pubblico. Una vera e propria perla per un evento già di per sé epocale come Go!2025 che sarà ricchissimo di appuntamenti interessanti».

«Nova Gorica Gorizia Capitale europea della Cultura 2025 rappresenta una straordinaria opportunità per affermare una visione futura della nostra Regione e per esplorare la cultura di frontiera, costruendo nuovi dialoghi e nuove relazioni transfrontaliere. In quest’ottica – afferma il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia e assessore alla Cultura Mario Anzil – si inserisce alla perfezione la grande mostra ‘Confini’ che, grazie alle opere di artisti immortali, condurrà i visitatori attraverso un’esperienza assolutamente unica in grado di trasmette piacere, elevare le nostre esistenze e donare preziosi momenti di riflessione».

«Il mio è un senso di gratitudine profonda verso il governatore Fedriga e tutta la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia – sottolinea il curatore di ‘Confini’ Marco Goldin -. Per avermi dato la possibilità di pensare a una mostra costruita con pazienza, prestito dopo prestito, senza fretta e senza scorciatoie. Una mostra frutto della conoscenza, dello studio, delle letture. Frutto della mia emozione tanto intensa, e senza confini, verso la pittura».


Ufficio Stampa della mostra
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
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Roma: grande successo di pubblico per OPERA arte in natura – natura in arte

Grande successo di pubbico anche per l’edizione 2024 di OPERA, la mostra estiva di arte contemporanea nello storico parco di Villa Sciarra, al confine tra Monteverde, Gianicolo e Trastevere, che si è svolta il 27 giugno 2024. 
L’edizione di quest’anno, più estesa e con nuove installazioni, prende il nome da un progetto più ampio, OPERA, un modo di progettare cultura a partire dal binomio arte-natura, oggi più che mai attuale, un’idea di interconnessione virtuosa tra associazioni di cittadini e spazi pubblici. 

Grande successo di pubblico per OPERA. arte in natura – natura in arte

la mostra estiva a Villa Sciarra – Roma

A cura di Eugenia Querci e Elena Lago

La mostra, a cura di Eugenia Querci, in collaborazione con Elena Lago, con il sostegno di Roma Capitale e della clinica UPMC Salvator Mundi International Hospital, è promossa dall’associazione Amici di Villa Sciarra e dal comitato di quartiere Creazione, entrambi impegnati nel creare legami di collaborazioni tra cittadini, artisti, artigiani e amministrazioni, all’insegna dell’arte e della cultura, con un’attenzione prioritaria alla natura e al patrimonio comune. 

L’esposizione costituisce il punto di partenza e il laboratorio di questo progetto: venti artisti, con le loro installazioni, sculture, performance, interagiscono con un parco storico, dove natura e cultura sono già naturalmente uniti, portando la propria lettura, le proprie idee, la propria estetica, in una stimolante diversità di linguaggi. Gli artisti, con la loro operosità, non espongono semplicemente se stessi ma sposano il genius loci, lo abitano anche se solo per poco tempo, creano legami e li offrono al pubblico dei visitatori che sono invitati a sperimentare un rapporto diverso con il luogo che frequentano, acquisendo anche maggiore consapevolezza della sua importanza e bellezza, da preservare grazie all’azione e alla cura di tutti. 

Oltre alle installazioni la performance di Francesca di Ciaula e l’esibizione del quartetto jazz di sassofoni Aerosol

Artisti partecipanti: Evelyne Baly, Franca Bernardi, Marina Buening, Emanuela Camacci, Francesca di Ciaula, Isabelle Fordin, Pino Genovese, Umberto Ippoliti, Alfonso Maria Isonzo, Fabio Mariani, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Flavia Mitolo, Daniela Monaci, Maurizio Perissinotto, ReBarbus, Massimo Saverio Ruiu, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Tania Welz.


OPERA
A cura di
Eugenia Querci
In collaborazione con Elena Lago
Promosso da Associazione Amici di Villa Sciarra, Comitato di quartiere Creazione
Con il sostegno di: Roma Capitale
Partner: UPMC Salvator Mundi International Hospital
Artisti: Evelyne Baly, Franca Bernardi, Marina Buening, Emanuela Camacci, Francesca di Ciaula, Isabelle Fordin, Pino Genovese, Umberto Ippoliti, Alfonso Maria Isonzo, Fabio Mariani, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Flavia Mitolo, Daniela Monaci, Maurizio Perissinotto, ReBarbus, Massimo Saverio Ruiu, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Tania Welz.
27 giugno 2024 ore 18.00 – 22.00
/ Ore 18.00: presentazione presso la Sala Convegni dell’Istituto di Studi Germanici
/ Ore 19.00: performance di Francesca di Ciaula
/ Ore 20.00: esibizione del quartetto jazz di sassofoni Aerosol

Villa Sciarra – Roma
Ingressi
: punto informativo all’ingresso di Viale delle Mura Gianicolensi; altri due accessi  su via Calandrelli 

Per info
Mail: opera.mostre@gmail.com
Instagram: opera.artenatura
Facebook: Opera – Arte in natura
Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

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Catania: ripensare il turismo per valorizzare l’Etna attraverso nuove strategie

«L’incontro, al Museo dell’Etna di Viagrande, ha sancito l’esigenza di fare rete per potenziare l’offerta territoriale ed essere ancora più attrattivi, attraverso itinerari immersivi e proposte family-friendly».

Etna, ripensare il turismo attraverso nuove strategie: partnership tra EtnaToday e Guide Turistiche di Catania

Viagrande (CT) – Andare oltre la semplice visita “mordi e fuggi” con l’obiettivo di creare ricordi indimenticabili e favorire l’allungamento della permanenza turistica sul territorio. Perché il turismo esperienziale vive di connessioni profonde e autentiche con i luoghi e le persone che li abitano, cercando una comprensione più profonda della cultura, delle tradizioni e dello stile di vita che identifica una meta. Riflessioni condivise sia da EtnaToday – realtà nata per fare rete e riunire l’offerta museale all’ombra del Vulcano – che dell’Associazione Guide turistiche della provincia di Catania, che riunisce, ad oggi, 70 professionisti abilitati che forniscono servizi in numerose lingue. «L’idea è quella di creare itinerari che ruotino intorno all’Etna ma che possano spaziare su molteplici fronti – sottolinea Ettore Barbagallo, presidente dell’Associazione Amici della Terra e promotore di EtnaToday – dall’offerta museale ai percorsi food personalizzati, passando per i workshop tematici e i tour family-friendly. Il tutto, per far rivivere le tradizioni e supportare ulteriormente le economie locali». Barbagallo ha creato e gestisce un vero e proprio polo museale e naturalistico, che si muove da Viagrande e Zafferana etnea, comprendendo il “Museo dell’Etna“, la “Casa delle Farfalle“, l'”Apiario“, il “Planetario” e il “Parco dei Miti“: strutture che si rivolgono alle scolaresche e ai turisti, offrendo un’immersione nella natura, nelle tradizioni, nella cultura della nostra terra.

«Vogliamo allargare questo network – continua Barbagallo – coinvolgendo gli operatori che da sempre scommettono sulla bellezza e sull’attrattività dell’Etna. Parola d’ordine: cambiare strategia, cercando di trattenere i turisti sull’area etnea anche solo un giorno in più, ampliando e qualificando l’offerta attuale. Un obiettivo che è possibile raggiungere soltanto lavorando insieme». Dai sentieri della Mitologia – che consentono ai turisti di scoprire l’identità siciliana – alla scoperta delle Api Nere Sicule, razza rischio di estinzione il cui miele è particolarmente ricco di nutrienti e antiossidanti, con le arnie e gli strumenti dell’apicoltore: «L’idea che ci ha spinto ad avviare questa collaborazione – spiega Giusy Belfiore, presidente Guide turistiche della provincia di Catania – è quella di creare itinerari coinvolgenti, che possano consentire ai turisti di vivere il territorio con maggiore consapevolezza. Gli aspetti ludico-educativi, scientifici e ambientale, rivestono un ruolo fondamentale: per questo abbiamo deciso di stringere una sinergia per creare percorsi “alternativi” rivolti a grandi e bambini, provando a mettere in rete l’intera offerta museale della zona e creando un connubio perfetto tra cultura, natura e avventura, che possa avvalersi della nostra competenza e professionalità».


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