Categoria: Mostre&eventi

  • Parte la nuova edizione del concorso musicale dedicato alla canzone d’autore

    Parte la nuova edizione del concorso musicale dedicato alla canzone d’autore

    L’Artista che non c’era 2025: confermato anche quest’anno per l’artista/gruppo vincitore un tour di 10 date in 10 diverse città, mentre al vincitore della sez. Strumentale saranno garantite 3 partecipazioni a Festival o Rassegne nazionali.

    L’ARTISTA CHE NON C’ERA 2025:
    PARTE LA NUOVA EDIZIONE DEL CONCORSO MUSICALE DEDICATO ALLA NUOVA CANZONE D’AUTORE

    L’Artista che non c’era, l’ormai celebre concorso dedicato ai musicisti italiani ideato ed organizzato da L’Isola che non c’era giunge alla sua 22ª edizione.

    Lo scopo preciso di questo evento a carattere nazionale è quello di valorizzare la musica italiana, i suoi compositori ed interpreti indipendentemente dalla lingua e dal genere proposto, dando la possibilità agli artisti di far conoscere il proprio progetto tenendo in forte considerazione – nella valutazione di ognuno – oltre al valore intrinseco dei brani proposti anche l’originalità, la capacità di scrittura, l’interpretazione e il potenziale impatto nelle performance live.

    Il Premio è aperto a tutti gli artisti/gruppi senza nessun limite di età e il termine “canzone d’autore” deve essere inteso nella sua accezione più ampia, comprensivo delle molte sfaccettature e contaminazioni di cui si è arricchita questa forma d’arte e che negli ultimi anni ha avuto un’ulteriore accelerazione e completezza.

    Il premio L’Artista che non c’era 2025 è suddiviso in due differenti categorie:

    • GENERALE, riservata a chi canta in italiano, dialetto o lingua internazionale
    • STRUMENTALE, riservato ai compositori che non utilizzano un testo per esprimere la propria creatività.

    Leggi attentamente il regolamento e scarica il modulo di iscrizione per avere tutte le informazioni dettagliate sul concorso.

    Le iscrizioni per la 22ª edizione scadranno il giorno 23 aprile 2025.

    L’idea di far nascere un Premio all’interno delle attività de L’Isola che non c’era è figlia di una sincera voglia di condividere il talento che si muove nel bosco e sottobosco della musica italiana e che ha bisogno di spazi nuovi per respirare.

    Accompagnato dall’intensa attività editoriale che L’ISOLA ha portato avanti fin dal 1996 – prima con una rivista cartacea (qui sopra alcune copertine) e poi con un sito rinnovato ed aggiornato quotidianamente (www.lisolachenoncera.it e vari social collegati) – il Premio L’Artista che non c’era è una manifestazione in cui è difficile inquadrare la tipologia di artisti/gruppi che si iscrivono. 

    Il motivo è da ricercare nella forte simbiosi che si rispecchia nei contenuti creati nell’attività quotidiana da un gruppo di collaboratori coeso e ramificato in tutta Italia.

    Dalla prima edizione del 2004 fino alla scorsa edizione che ha visto premiata la cantautrice Ellen River, sono tanti i vincitori del Premio nelle varie sezioni, artisti e gruppi che spaziano per generi ed età diverse, provenienza geografica e formazioni live diverse, ed è particolarmente bello evidenziare come in alcune edizioni la vittoria sia andata ad artisti/e giovanissime, come Veronica Marchi (nel 2006), Erica Mou (nel 2009), The Crowsroads (nel 2016), Anna Castiglia (nel 2021) o, di contro, ad emergere siano stati artisti più navigati come Pino Marino (2004), Pilar (2005), Zibba (2011), Gabriella Martinelli (2018), giusto per dirne alcuni.

    E anche per il 2025 si riparte. Per la ventiduesima volta.


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  • Dopo più di cinquant’anni tornerà a risplendere il Cavallo colossale di Antonio Canova

    Dopo più di cinquant’anni tornerà a risplendere il Cavallo colossale di Antonio Canova

    Dopo più di cinquant’anni il capolavoro “perduto” dei Musei Civici di Bassano del Grappa tornerà a risplendere. Il modello in gesso del Cavallo colossale di Antonio Canova, una delle ultime imprese del genio di Possagno e certamente tra le più grandiose, oltre che unica al mondo per imponenza ed eccezionalità, riprenderà posto tra le sale del Museo Civico grazie ad un importante progetto di restauro.
    L’operazione è promossa e organizzata dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Veneto e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”, e il Main sponsor Venice in Peril Fund. 

    ANTONIO CANOVA

    IL RESTAURO

    “Siamo felici di dare ufficialmente avvio alla fase di realizzazione di questo importante progetto di recupero di uno dei tesori artistici più rilevanti della nostra città, una città la cui storia è profondamente legata al genio di Canova in quanto custode, assieme a Possagno, del più importante patrimonio canoviano al mondo” afferma il Sindaco di Bassano del Grappa Nicola Ignazio Finco. “Un progetto ambizioso reso possibile grazie all’attenzione del Ministero della Cultura, che ringrazio, e alla stretta collaborazione tra pubblico e privato, sempre più strategica per poter sostenere e valorizzare il mondo della cultura. Grazie dunque a Intesa Sanpaolo e a Venice in Peril Fund, che hanno creduto in questa operazione contribuendo alla ricomposizione di un’opera di indubbio valore, da troppo tempo trascurata, che potrà tornare ad essere ammirata ed apprezzata dai visitatori del nostro museo e dai tanti appassionati del genio di Antonio Canova nel mondo”.

    Il Cavallo colossale fu realizzato da Canova tra il 1819 e il 1821 come modello per una scultura equestre in bronzo commissionata dal re di Napoli Ferdinando I (IV) di Borbone, e venne completato per la sola parte dell’animale alla sopraggiunta morte dello scultore, nell’ottobre del 1822. 

    L’imponente opera si caratterizza per la dimensione colossale e la coloritura superficiale a finto bronzo, stesa per volere dello stesso Canova. Dopo la morte dello scultore, il Cavallo colossale in gesso, rimasto nello studio romano di via delle Colonnette assieme al modello per il monumento equestre a Carlo III di Borbone, fu donato da Giambattista Sartori Canova al museo di Bassano del Grappa, insieme a molte altre opere del fratello.

    Il Cavallo prese presto posto nel salone canoviano, in dialogo con il Cavallo con il condottiero, modello per il monumento a Carlo III, collocato nel salone nord (l’attuale salone dedicato a Jacopo Bassano). Quest’ultimo andò quasi completamente perduto in seguito al bombardamento che colpì il museo il 24 aprile 1945. 

    Il Cavallo colossale , invece, rimase illeso e restò nel salone sud fino alla fine degli anni Sessanta quando, in vista di alcuni lavori strutturali alla sala, l’allora direttore Bruno Passamani decise di trasferire l’opera nei depositi, facendola sezionare in varie parti, con l’idea di ricollocarla in seguito in una posizione più adeguata. Questo proposito è rimasto disatteso e i numerosi frammenti vennero spostati più volte nel corso degli anni in diversi depositi, danneggiandosi ulteriormente. Solo la testa è stata preservata e mantenuta nel percorso espositivo del museo, a memoria dell’eccezionale valore storico-artistico dell’opera. 

    Il progetto di restauro del Cavallo colossale di Antonio Canova vuole finalmente restituire alla pubblica fruizione quello che a lungo è stato un simbolo delle collezioni bassanesi e del loro ricco patrimonio canoviano, un’opera straordinaria che presto potrà tornare a risplendere nella sua grandiosa interezza.

    “Con questo intervento Bassano del Grappa conferma l’impegno e la determinazione dell’Amministrazione comunale a preservare e valorizzare l’inestimabile patrimonio artistico che, quasi due secoli fa, Giovan Battista Sartori Canova ha deciso di consegnare alla nostra città”, afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura. “Un patrimonio che, assieme a quello Dalpontiano, fa di Bassano del Grappa un centro culturale di rilevanza nazionale e internazionale”. 

    Il Progetto di fattibilità tecnica ed economica, redatto dallo Studio PRO. REST e approvato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, ha delineato un intervento del valore complessivo di € 340.500,00, di cui € 197.444,52 per progettazione esecutiva e lavori ed € 143.055,48 per somme a disposizione dell’Amministrazione Comunale.

    “La Soprintendenza di Verona è stata coinvolta in questo importante progetto fin dall’inizio, per studiarne le criticità e opportunità di intervento, in un dialogo sempre costante con l’istituzione museale bassanese”, afferma il Soprintendente arch. Andrea Rosignoli. “Per questo meritevole intervento di recupero di un’opera canoviana unica al mondo, saremo impegnati non solo nell’esercizio dell’alta sorveglianza ai lavori ma, grazie alla collaborazione del Segretariato regionale per il Veneto, il Ministero della Cultura garantirà il proprio sostegno all’impresa con un contributo in conto capitale”.

    Il progetto di restauro del colosso di gesso è supportato dal Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”, un programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio artistico del Paese, curato e promosso dal 1989 da Intesa Sanpaolo in collaborazione con gli enti ministeriali competenti in materia di tutela di beni culturali. Giunto alla ventesima edizione, il programma si avvale della curatela scientifica di Carlo Bertelli (dal 2000 e oggi curatore emerito), Giorgio Bonsanti (dal 2013) e Carla Di Francesco (dal 2019). In 36 anni di attività, sono oltre 2200 le opere riportate in pristinam dignitatem: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche più antiche fino alle soglie dell’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.

    “Proteggere il patrimonio artistico italiano è per Intesa Sanpaolo un impegno irrinunciabile che ha portato alla nascita, trentasei anni fa, del più importante programma di restauri a livello mondiale, realizzato in stretto dialogo con il Ministero della Cultura”, dichiara Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. “Restituzioni non poteva mancare oggi all’appuntamento con lo spettacolare Cavallo colossale di Antonio Canova, per dare nuova vita, grazie al lavoro dei restauratori, all’imponente scultura del grande artista, che sarà accolta anche nelle nostre Gallerie d’Italia di Milano per la prossima mostra autunnale. Crediamo doveroso contribuire, al fianco della Soprintendenza competente e dei Musei Civici di Bassano, insieme a Venice in Peril Fund, alla restituzione di un prezioso capolavoro d’arte del patrimonio veneto e dell’identità del Paese.”

    Tramite una gara a procedura aperta, la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono stati ora affidati alla ditta Passarella Restauri Srl di Padova, in associazione temporanea d’impresa con lo studio R.S. Ingegneria di Padova. 
     
    Fondata a Padova nel 1978 da Giordano Passarella, la ditta Passarella Restauri Srl opera da circa cinquant’anni nel settore della conservazione e restauro d’opere d’arte e vanta una particolare esperienza sul patrimonio canoviano. Tra le campagne di recupero più significative si ricordano quella sul George Washington del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno in occasione della mostra Canova’s George Wasghington alla Frick Collection di New York; il restauro dei gessi canoviani conservati nel salone di Palazzo Papafava a Padova; i bozzetti canoviani in terracotta esposti alla mostra Sketching in Clay alla National Gallerie of Art di Washington e all’Art Institute di Chicago, e infine, nel 2021, la ricomposizione del gesso di Ebe di Antonio Canova conservato proprio al Museo Civico di Bassano del Grappa. Oltre agli inestimabili manufatti del patrimonio canoviano, l’azienda si è occupata del recupero di altre qualità di materiali come il restauro degli arazzi dai cartoni di Raffaello conservati al Museo di Palazzo Ducale di Mantova.
     
    Lo studio R.S. Ingegneria di Padova, condotto da Stefano Secchi, Anita Roman e Alberto Fregonese, ha firmato importanti interventi di restauro strutturale conservativo nel campo dei beni architettonici e artistici di rilevante interesse artistico quali il Ponte di Rialto, la Scuola Grande della Misericordia e l’Ex Cinema Italia di Venezia, per citarne alcuni. 
     
    L’operazione ha preso avvio con la fase di studio preliminare dello stato conservativo dell’opera e dei suoi frammenti, suddivisa in una accurata ricognizione degli elementi storici e in un’analisi della struttura di sostegno originaria. Lo studio permetterà di approfondire la vicenda storica del manufatto e, soprattutto, di formulare la migliore metodologia di ricomposizione e di restauro dell’opera.
     
    Inizialmente saranno realizzati tutti gli interventi necessari ai fini del consolidamento dei frammenti in gesso. I vari elementi, divisi in macrogruppi, verranno poi scansionati in 3D e riassemblati virtualmente: sulla base dei dati rilevati dalle scansioni, si potrà progettare, in collaborazione con lo studio R.S. Ingegneria, una nuova struttura di sostegno necessaria a sorreggere l’opera, a sostituzione di quella compromessa radicalmente dallo smontaggio degli anni Sessanta. La nuova struttura di sostegno si avvarrà di tecniche e tecnologie all’avanguardia, nel pieno rispetto dei materiali originali e, insieme a quattro aste metalliche di supporto, posizionate analogamente a quelle originarie, collaborerà alla statica del grande gesso. La progettazione delle strutture è stata pensata in previsione di future manutenzioni, e soprattutto ad eventuali prestiti e movimentazioni dell’opera. 
     
    A complemento del restauro si eseguirà la pulitura delle superfici dipinte e in gesso, il consolidamento delle stesse, il risarcimento delle lacune e il ritocco pittorico, sempre nel rispetto dei materiali costitutivi, utilizzando prodotti compatibili con il manufatto originale. Infine, il progetto include la costruzione di un basamento tecnologicamente avanzato che permetterà non solo di sostenere il grande gesso ma anche di isolarlo e proteggerlo dalle sollecitazioni dell’ambiente circostante, anche in caso di elevate sollecitazioni sismiche.

    “La complessità progettuale ed esecutiva dell’intervento è ricca di stimoli e per noi di particolare interesse” afferma il restauratore Giordano Passarella di Passarella Restauri Srl. “La fragilità dell’opera, unitamente al suo valore artistico, storico e documentale, è per noi motivo di impegno e una sfida professionale unica nel suo genere”.

    Il Main sponsor del progetto, Venice in Peril Fund è un ente benefico britannico che dal 1966 raccoglie fondi per la valorizzazione e il restauro di antichità, monumenti, edifici, archivi e opere d’arte nella città di Venezia e nei suoi dintorni. Fondata da Sir Ashley Clarke, allora Ambasciatore britannico in Italia, l’organizzazione ha unito storici dell’arte, curatori museali e restauratori di Gran Bretagna e Italia, con l’obiettivo di rispondere alle gravi difficoltà causate dalle inondazioni di quell’anno. Da allora, Venice in Peril Fund ha finanziato numerosi progetti di restauro, messa in sicurezza e manutenzione, promuovendo anche iniziative di ricerca e formazione, per proteggere il patrimonio culturale di Venezia e della regione, garantendo il suo futuro per le generazioni a venire. L’organizzazione continua ad affrontare le sfide contemporanee, lavorando in modo collaborativo con enti locali e internazionali per la salvaguardia del patrimonio culturale Veneziano. 

    “Questo progetto rappresenta un passo importante per Venice in Peril Fund, che si appresta a realizzare il suo primo intervento nella terraferma” dichiara Anthony Roberts, Vice Presidente Venice in Peril Fund. “Canova ha un significato particolare per il nostro ente, che ha avuto l’onore di restaurare il monumento a lui dedicato nella Basilica dei Frari a Venezia. Questa iniziativa offre anche l’opportunità di attrarre fondi internazionali, contribuendo alla tutela di un patrimonio che è parte della nostra storia condivisa”.

    Venice in Peril Fund contribuisce inoltre alla documentazione dei lavori, supportando il Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa nella realizzazione di un video reportage che raccoglierà le testimonianze dei soggetti coinvolti nell’intervento e che seguirà le diverse fasi del restauro. I contenuti prodotti saranno veicolati nei canali di comunicazione digitale del Comune e dei Musei Civici di Bassano del Grappa, oltre che dei partner del progetto, per raccontare e aggiornare il pubblico sul ripristino di questo unico e impareggiabile capolavoro “perduto”.

    Inoltre sarà possibile partecipare a delle dirette streaming su www.museibassano.it, dove tutti gli interessati potranno assistere a due fasi salienti e particolarmente significative dei lavori.

    “Il progetto di restauro e ricomposizione del cavallo colossale di Canova non solo permetterà di recuperare alla fruizione una delle opere d’arte più preziose delle collezioni bassanesi ma, per complessità delle operazioni e il carattere innovativo delle metodologie applicate ad una struttura in gesso di queste dimensioni, rappresenta uno degli interventi di recupero del patrimonio artistico italiano più spettacolari e rilevanti degli ultimi anni” conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa. 


    Ufficio stampa 

    Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
    Simone Raddi
    +39 049 663499
    simone@studioesseci.net
     
    Ufficio Stampa Comune di Bassano del Grappa
    Chiara Padovan
    +39 0424 519373
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    Venice in Peril Fund
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  • “Alfonso Savini ed Emilio Putti” al Museo civico del Risorgimento di Bologna

    “Alfonso Savini ed Emilio Putti” al Museo civico del Risorgimento di Bologna

    Venerdì 14 febbraio 2025 è stata inaugurata al Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici Bologna la mostra Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale, a cura di Otello Sangiorgi,visibile fino al 23 marzo 2025.

    L’esposizione del dipinto realizzato da Alfonso Savini (Bologna, 1838 – ivi, 1908) è l’occasione per approfondire la figura del soggetto ritratto – Emilio Putti (Bologna, 1840 – Massaua, 1885) -, valoroso combattente nelle guerre del Risorgimento, ufficiale dell’esercito, infine inviato in Africa come comandante del primo battaglione coloniale italiano. 

    L’opera è presentata per la prima volta al pubblico dopo un intervento di restauro conservativo che ha previsto come prima operazione una generale spolveratura sul recto e verso del dipinto, per proseguire con la revisione della vecchia vernice utilizzata sui vecchi ritocchi pittorici alterati e concludersi con la verniciatura finale nebulizzata sulla pellicola pittorica.

    Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento

    Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale
    A cura di Otello Sangiorgi 

    15 febbraio – 23 marzo 2025

    Museo civico del Risorgimento
    Piazza Giosue Carducci 5, Bologna

    Inaugurazione venerdì 14 febbraio 2025 ore 18.00

    Mostra promossa nell’ambito della rassegna Il secolo dei Savini

    www.museibologna.it/risorgimento

    Emilio Putti, tenente colonnello dei Bersaglieri, è qui ritratto con l’alta uniforme ornata delle onorificenze ricevute: la medaglia al valore, la medaglia commemorativa delle campagne risorgimentali, due cavalierati e quella dell’Unità d’Italia che, conferita nel 1883, consente di fissare questa data come post quem del dipinto (il Putti morì di tifo a Massaua nel 1885).

    Alfonso Savini eseguì il dipinto in anni in cui aveva ormai abbandonato la pittura di storia per indirizzarsi verso temi di genere. In questo ritratto ufficiale, realizzato con la raffinata sensibilità artistica, non troppo dissimile da quella di Luigi Busi, che già gli veniva riconosciuta dai contemporanei, il Savini punta sull’impressione naturalistica del volto e sulla dettagliata descrizione dell’uniforme, in cui si riconosce l’artista come “minuzioso riproduttore di particolari finemente osservati” (A. Gatti, 1896), tanto da realizzare un dettaglio iconografico assolutamente inconsueto: la sigaretta tra le dita del soggetto.
    La luce laterale, ma radente, illumina il viso e l’uniforme, resa con brillanti sfumature di colore, ed accentua la volumetria del corpo espressa dalla leggera torsione del busto del soggetto, con le mani mollemente appoggiate ad un bastone, durante la lunga posa del ritratto (C. Collina, 1993).

    Il dipinto appartiene ad un nucleo donato al Museo civico del Risorgimento nel 1941 dagli eredi, che comprende anche documentazione di varia natura relativa al patriota e medico Marcello Putti (Bologna, 1837 – ivi, 1910), fratello di Emilio e padre dell’ortopedico Vittorio Putti (Bologna, 1880 – ivi, 1940).
    Emilio Putti fu anche pittore, ma è nota una sola opera documentata da una immagine, conservata in uno dei tre album fotografici che illustrano la produzione artistica e architettonica a Bologna nella seconda metà del XIX secolo, raccolti da Raffaele Belluzzi (Bologna, 1839 – ivi, 1903) e da lui donati al Museo civico del Risorgimento di Bologna, di cui fu primo direttore.
    Da questa preziosa raccolta è tratta la selezione di fotografie esposte in mostra che documentano opere dei tre pittori della famiglia Savini: oltre ad Alfonso Savini, Alfredo Savini (Bologna, 1868 – Verona, 1924) e Giacomo Savini (Bologna, 1768 – ivi, 1842).

    L’iniziativa espositiva si colloca nel solco della riscoperta e valorizzazione della pittura bolognese dell’Ottocento, a cui nel corso del 2024 il Settore Musei Civici Bologna, con il coordinamento e del Museo civico del Risorgimento, ha dedicato la più ampia ricognizione monografica mai organizzata per presentare le origini e le evoluzioni della modernità artistica in ambito bolognese.

    La mostra rientra inoltre nell’ambito della rassegna Il secolo dei Savini, promossa in occasione delle due mostre concomitanti L’album inedito di Giacomo Savini. La pittura di paesaggio al Museo Davia Bargellini (18 ottobre 2024 – 23 marzo 2025, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini) e Dinastia Savini. Giacomo (1768 – 1842), Alfonso (1838 – 1908), Alfredo (1868 – 1924) (dal 18 ottobre 2024 al 3 marzo 2025, Museo Ottocento Bologna).

    Per consentire al pubblico una fruizione sinergica, durante i rispettivi periodi di apertura delle tre mostre è previsto il riconoscimento reciproco di agevolazioni.
    Presentando il biglietto di ingresso per una delle quattro sedi interessate – Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo Ottocento Bologna, Collezioni Comunali d’Arte (dove si trova esposto il celebre dipinto di Alfredo Savini Auxilium ex alto, vincitore nel 1896 del Premio Baruzzi, grazie al quale l’artista si affermò sulla scena artistica) e Museo civico del Risorgimento, si ha diritto all’accesso con tariffa ridotta nelle altre tre coinvolte.
    Il titolo che dà diritto alla riduzione dovrà essere esibito al momento dell’acquisto e verrà ritirato dalla biglietteria della sede interessata che consegnerà al visitatore un biglietto ridotto per la mostra visitabile presso tale sede.
    Si ricorda che l’ingresso al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini è sempre gratuito.

    L’evento espositivo è accompagnato da tre iniziative di approfondimento che si svolgono tra il Museo civico del Risorgimento e il Cimitero Monumentale della Certosa.

    Mercoledì 19 febbraio 2025 ore 17.30
    Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5, Bologna
    Savini perduti e ritrovati

    Conferenza con Ilaria Chia e Francesca Sinigaglia.
    Incontro dedicato a tre pittori della dinastia Savini, che attraversano tutto l’Ottocento e la prima parte del Novecento. Partendo dall’album di disegni di Giacomo Savini si scopriranno i quadri di soggetto storico e neopompeiano di Alfonso), per terminare con i soggetti Liberty e Simbolisti di Alfredo.
    Ingresso: libero, non è richiesta prenotazione.
    Info: 
    www.museibologna.it/risorgimento

    Sabato 22 febbraio 2025 ore 14.00
    Cimitero Monumentale della Certosa | Via della Certosa 18, Bologna
    Universo Savini. Pittura e pittori a Bologna

    Passeggiata con Roberto Martorelli e Ilaria Chia dedicata alla pittura bolognese tra Otto e Novecento, partendo dai pittori Giacomo, Alfonso e Alfredo Savini.
    A cura di Associazione Amici della Certosa in collaborazione con Museo civico del Risorgimento.
    Intorno ai tre pittori della famiglia Savini, si va alla scoperta dei monumenti dipinti dell’età napoleonica, le memorie dei colleghi di lavoro, delle famiglie che hanno commissionato quadri da salotto e le decorazioni delle proprie residenze.
    Costo di partecipazione: intero € 10 | ridotto possessori Card Cultura € 8 (pagamento preferibile con soldi contati)
    Prenotazione obbligatoria: prenotazionicertosa@gmail.com
    È necessario ricevere mail di avvenuta prenotazione.

    Ritrovo: ingresso principale (cortile chiesa), via della Certosa 18, Bologna.
    Info: 
    www.museibologna.it/risorgimento

    Domenica 23 marzo 2025 dalle ore 11.00
    Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5, Bologna

    Emilio Putti, patriota bolognese, e le guerre coloniali italiane in Africa
    Nell’ambito della Giornata del Made in Italy, grazie a Slow Food Bologna. 
    Ore 11.00 visita guidata alla mostra Alfonso Savini ed Emilio Putti
    Ore 11.30 incontro con la scrittrice Raffaella Tamba Di Guerre, Popoli e Luoghi. Memorie di un soldato italiano, attraverso la grande storia dei conflitti coloniali nel Corno d’Africa
    Ore 11.45 incontro con Antonella Bonora, Nicolò de Trizio, Piergiacomo Petrioli Tradizioni e contaminazioni alimentari durante il periodo coloniale italiano
    h.12.15 piccolo aperitivo a cura di Slow Food Bologna. 
    Costo di partecipazione: biglietto museo (intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale € 2 giovani 19-25 anni), non è richiesta prenotazione.

    Mostra
    Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale

    A cura di
    Otello Sangiorgi

    Promossa da

    Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento

    Periodo di apertura
    15 febbraio – 23 marzo 2025

    Orari di apertura
    Martedì e giovedì 9.00 – 13.00
    Venerdì 15.00 – 19.00
    Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.00
    Chiuso lunedì e mercoledì

    Ingresso
    Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale visitatori tra 19 e 25 
    anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura

    Informazioni
    Museo civico del Risorgimento
    Piazza Giosue Carducci 5 | 40125 Bologna
    Tel. + 39 051 2196520
    www.museibologna.it/risorgimento
    museorisorgimento@comune.bologna.it
    Facebook: Museo civico del Risorgimento – Certosa di Bologna
    YouTube: Storia e Memoria di Bologna

    Settore Musei Civici Bologna
    www.museibologna.it
    Facebook: Musei Civici Bologna
    Instagram: @bolognamusei

    Ufficio Stampa / Press Office Settore Musei Civici Bologna
    Tel. +39 051 6496658 / +39 051 2193469
    ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
    Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
    elisabetta.severino@comune.bologna.it – silvia.tonelli@comune.bologna.it
  • Inaugurata la “Casa delle Farfalle” al Museo Regionale di Messina

    Inaugurata la “Casa delle Farfalle” al Museo Regionale di Messina

    Con una grande partecipazione da parte della comunità locale, delle Istituzioni cittadine e dell’Università è stata inaugurata la “Casa delle Farfalle” al Museo Regionale di Messina “Maria Accascina” .

    L’evento che trasforma un giardino d’inverno in un paradiso tropicale offrirà a grandi e piccoli un’opportunità unica per entrare in contatto con la natura in un contesto culturale di eccezione come il Museo di Messina.

    L’iniziativa patrocinata dal Comune di Messina ha visto la partecipazione di esponenti dell’Arma dei Carabinieri, della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco, della comunità accademica con la presenza del Prorettore vicario Prof. Giuseppe Giordano, oltre ad una festante quantità di adulti e bambini dimostratisi da subito entusiasti di vedere farfalle fino ad oggi sconosciute o viste solo virtualmente.

    Prima del rituale taglio del nastro, il Direttore del Museo Orazio Micali aprendo la conferenza di benvenuto, si è dimostrato felice di poter finalmente ospitare un progetto che lo aveva convinto fin da quando gli era stato proposto, ma che non si era potuto concretizzare prima a causa del periodo pandemico e successivamente per i cantieri aperti all’interno del Museo. Un progetto – continua il Direttore Micali – che propone un connubio tra natura ed arte che non può che essere vincente.

    Il Responsabile del progetto Enzo Scarso ha sottolineato inoltre le difficoltà di realizzazione di un progetto che richiede una particolare accuratezza tecnica e che rende oltremodo orgogliosi i suoi organizzatori della sua riuscita.

    “La casa delle Farfalle” che ha già fatto tappa in città come Modica, Siracusa, Ragusa, Palermo e Marsala, quest’anno si arricchisce di una straordinaria novità: la collezione “Insecta” del giudice Vittorio Aliquò. Questa esposizione promette di essere uno dei punti di maggiore interesse, offrendo ai visitatori un viaggio affascinante nel mondo degli insetti.

    Gli organizzatori sottolineano come questa edizione messinese della “Casa delle Farfalle” assuma un valore speciale grazie alla location d’eccezione: il Museo Regionale Accascina, custode di capolavori di inestimabile valore, tra cui due opere del Caravaggio e un’opera di Antonello da Messina. “Questo connubio tra arte e natura rappresenta un’occasione imperdibile per un’esperienza culturale a 360 gradi, che coniuga il fascino dell’arte con la meraviglia della biodiversità. È un progetto pensato per tutti, dalle famiglie ai gruppi scolastici, con l’obiettivo di sensibilizzare i visitatori sull’importanza della biodiversità e del rispetto per l’ambiente”.

    Un team di esperti naturalisti guiderà i visitatori in un viaggio alla scoperta del mondo delle farfalle, rispondendo a domande, svelando curiosità e approfondendo temi legati alla biodiversità. Sarà inoltre possibile partecipare a laboratori didattici e ad altre iniziative organizzate dagli entomologi della “Casa delle Farfalle”. Nata con una finalità educativa, oltre che naturalistica e ludica, questa mostra faunistica unica nel suo genere è realizzata con grande attenzione al benessere dei preziosi e variopinti esemplari in tutte le fasi del progetto.

    Informazioni utili e prenotazioni

    Le prenotazioni per scolaresche e gruppi turistici sono già attive ai numeri 327 1369233 e +39 3927691183. Per tutte le altre visite non è necessaria la prenotazione.
    È inoltre possibile contattare gli organizzatori all’indirizzo email casafarfallesicilia@gmail.com oppure visitare il sito web ufficiale lacasadellefarfalle.com e i canali social su Facebook e Instagram per ulteriori aggiornamenti.

    DOVE
    Museo Regionale Maria Accascina 
    Viale della Libertà, 465 

    QUANDO
    Dal 14/02/2025 al 14/06/2025
    Orario non disponibile

    PREZZO
    Biglietto intero 7 euro; ridotto (ragazzi fino a 14 anni) 5 euro
     
    ALTRE INFORMAZIONI
    Sito web lacasadellefarfalle.com

  • Presentazione del nuovo mazzo di carte Modiano dedicato a 14 personalità

    Presentazione del nuovo mazzo di carte Modiano dedicato a 14 personalità

    Impresa d’eccellenza, creatività di giovani autori e riciclo: questi gli ingredienti vincenti del progetto “Le Mani d’Oro“, giunto alla sua terza edizione, ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia e della preziosa collaborazione della Modiano Industrie ed Affini Spa e della partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia.

    3^edizione
    LE MANI D’ORO Sguardi culturali, ludici ed ecosostenibili

    I VINCITORI DEL CONCORSO SARANNO SVELATI GIOVEDì 20 FEBBRAIO
    AL MUSEO SARTORIO DI TRIESTE PRESENTAZIONE DEL NUOVO MAZZO DI CARTE MODIANO DEDICATO A 14 PERSONALITA’ DELLA REGIONE

    “Si tratta di un Concorso di idee per la creazione di un nuovo prodotto, un mazzo di carte da gioco dedicato al Patrimonio culturale della regione” – spiega Lorena Matic, ricordando il partenariato con la Modiano Industrie ed Affini Spa, impresa leader del settore a livello mondiale, che ha riconfermato la collaborazione.

    “Consolidata anche la partecipazione dell’ISIS D’Annunzio – Fabiani di Gorizia con il Liceo Artistico Max Fabiani, della sezione di Grafica” ­- aggiunge il Direttore artistico – “per la realizzazione delle illustrazioni che confluiranno nel mazzo di carte e la sezione Architettura, che nel riciclo dello scarto di produzione propone innovativi oggetti di design”.

    Giovedì 20 febbraio alle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste, saranno annunciati i nomi dei vincitori del doppio Concorso di Idee, presentato il nuovo mazzo di carte, e inaugurata la mostra con tutti i lavori prodotti, arricchita da fotografie provenienti dall’Archivio Modiano, dedicate ai personaggi che hanno fatto la storia dell’azienda. All’evento è previsto anche un dialogo con i soci dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, per nuove forme di inclusione e condivisione attraverso il gioco.

    Le “Mani d’Oro” è un progetto che promuove e valorizza il tessuto culturale regionale su due fronti: le illustrazioni ideate per le carte sono dedicate a 14 personalità della Cultura – poeti, pittori, artisti come Ugo Carà, Biagio Marin, Vittorio Podrecca – a cui sono intitolati teatri, musei, gallerie museali in regione; le potenzialità artistiche e creative all’interno della scuola, vengono valorizzate attraverso le illustrazioni realizzate dagli studenti. Inoltre, lo scarto prende vita in innovativi oggetti di design e quindi il progetto promuove concetti come l’eco-sostenibilità dell’ambiente e il riciclo degli scarti di produzione, che diventano strumenti di apprendimento educativo per l’infanzia con le proposte ludiche della Scuola Pietro Coppo (sezione Educatori prescolari di Isola). 

    La Giuria – composta dalla Dirigente Scolastica Marzia Battistutti, il Presidente della Modiano Stefano Crechici con Giovanni Crechici, l’artista Gaetano Bodanza, i graphic designer Roberto Duse e Jasna Merkù e Lorena Matic – ha  selezionato le illustrazioni con i ritratti evocati delle 14 personalità della cultura che andranno a formare i 4 semi (quadri, cuori, fiori, picche) e il progetto più innovativo da realizzare a dimensioni reali con il riciclo dello scarto.

    Aps comunicazione Snc
    di Aldo Poduie e Federica Zar
    viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
    Tel. e Fax +39 040 410.910
    zar@apscom.it
  • Pachino: “La filiera del vino e del cibo” per esplorare i punti di forza

    Pachino: “La filiera del vino e del cibo” per esplorare i punti di forza

    Ci sono produzioni d’eccellenza che dalla Sicilia, fucina di qualità, raggiungono tutto il mondo e hanno lo stesso epicentro: Pachino. Tra queste, il vino, il pomodoro, il pesce azzurro e il tonno rosso. Mercoledì 12 febbraio al Circolo Soci BCC Pachino, in Via Libertà 14, Pachino (SR) – si è tenuto l’evento “La filiera del vino e del cibo” per esplorare i punti di forza dell’aggregazione e le potenziali leve di sviluppo che favoriscono l’ingresso delle cooperative nei mercati esteri.

    LA FILERA DEL CIBO
    E DEL VINO

    I lavori saranno introdotti da Walter Guarrasi, presidente di Vivi Vinum Pachino che opera per favorire la cooperazione e lo sviluppo del territorio mettendo in rete cantine, istituzioni, imprese, scuole, associazioni e professionisti del settore. Seguirà l’intervento di Maurizio Campo, presidente della Cooperativa di Comunità “Le Terre di Ebe”: realtà che, grazie a strategie di economia solidale incentrate sul capitale umano, rafforza la coesione sociale e favorisce la partecipazione attiva per rispondere alle esigenze economiche, sociali, culturali e ambientali del territorio.

    Il focus, moderato dalla giornalista Assia La Rosa, vedrà le filiere protagoniste di un confronto sul ruolo della cooperazione e sull’interesse comune di valorizzare sapori locali unici. In primo piano, eccellenze come il Nero d’Avola, le pregiate varietà di pomodoro dal gusto distintivo e riconoscibile, le specialità pescate e trattate dalla filiera ittica come il pesce azzurro e il tonno rosso. Oggetto d’analisi sarà il potenziale commerciale delle piccole e medie imprese che con strategie collettive da Pachino potrebbero raggiungere nuove destinazioni: dagli USA alla Cina, fino ai mercati dell’Est. Per aprire nuovi scenari internazionali e attivare lo sviluppo economico delle comunità locali saranno condivise le concrete opportunità offerte dall’aggregazione cooperativa.

    Per affrontare questa sfida hanno partecipato al confronto il sindaco del Comune di Pachino Giuseppe Gambuzza, il presidente Federcasse Sicilia e presidente di BCC Pachino Concetto Costa, il presidente di Confcooperative Sicilia (sede di Siracusa) Alessandro Schembari, il segretario generale Confcooperative Sicilia Luciano Ventura, il dirigente dell’Ispettorato provinciale Agricoltura di Siracusa Francesco Azzaro e l’assessore all’Agricoltura del Comune di Pachino Salvatore Lentinello.

    Strategie e risorse comuni potrebbero essere cruciali per attivare nuovi percorsi di business e di marketing, determinanti per le realtà locali che producono piccoli volumi di alta qualità e ambiscono all’esportazione in Paesi molto interessati al made in Italy. Attesi in particolare gli interventi di Antonello Ciambriello, responsabile dell’Ufficio delle Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative e responsabile del Settore Vitivinicolo di Confcooperative-Fedagripesca, e di Fabrizio Velocci, responsabile dell’Ufficio finanza agevolata agroalimentare e pesca di Agri Rete Service. Sono stati, quindi, chiariti gli strumenti e i percorsi di cooperazione volti ad accelerare la crescita commerciale in ambito nazionale e internazionale.

    Così Vivi Vinum Pachino e la Cooperativa di Comunità “Le Terre di Ebe” – che già contano 15 aziende vitivinicole, 12 aziende dell’agroalimentare, 7 realtà attive nella ristorazione, soci specializzati in incoming – auspicano l’ingresso di nuove piccole e medie imprese del territorio, puntano alla partecipazione collettiva agli eventi fieristici enogastronomici in Italia e all’estero, mirano alla penetrazione di nuove nicchie di mercato oltre i confini d’Europa.


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  • Biblioteca Regionale di Messina – “Essente. Fotografie artistiche di Giovanni Broccio”

    Biblioteca Regionale di Messina – “Essente. Fotografie artistiche di Giovanni Broccio”

    Sabato 15 febbraio 2025, alle ore 16.30, presso il Salone Eventi della Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo”, si terrà il vernissage dell’Esposizione “Essente. Fotografie artistiche di Giovanni Broccio”, una mostra di 75 scatti dell’Artista messinese.

    Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina

    ESSENTE
    FOTO ARTISTICHE DI GIOVANNI BROCCIO

    Vernissage Sabato 15 febbraio 2025, ore 16.30
    Salone Eventi
    (Via Primo Settembre 117-Palazzo Arcivescovile)
    Fruibilità Mostra dal 17 al 28 febbraio 2025

    Le Fotografie sono una trasposizione in dimensione onirica di oggetti quotidiani umili, elementi naturalistico-paesaggistici e architettonici, senza trascurare l’attenzione all’elemento umano con trasfigurazioni.
    L’inaugurazione si aprirà con i Saluti Istituzionali e l’Introduzione della Direttrice della Biblioteca Regionale, Avv. Tommasa Siragusa, alla quale seguirà il Contributo di valore del noto Artista messinese, il Fotografo e Scrittore Mimmo Irrera. Sarà presente l’Artista.

    Giovanni Broccio, messinese, è Fotografo Professionista con una lunga carriera iniziata nei primi anni ’70 e sempre condotta con profondo amore in tutti i campi della fotografia, mezzo secolo di costante dedizione all’arte dell’immagine. La Sua vena artistica, già in nuce dalla primissima infanzia negli scatti rudimentali, si è arricchita di esperienza nella continua ricerca di una sempre più elevata e al contempo raffinata qualità tecnica. In ogni suo scatto, l’elaborazione dell’immagine diventa strumento per svelare dimensioni nascoste della realtà. Il suo sguardo unico ha dato vita ad immagini che invitano lo spettatore a guardare oltre l’apparenza, riscoprendo la poesia nell’ordinario e la straordinarietà nel quotidiano. Nelle Sue opere prevale l’animo sensibile della Persona e l’attento occhio trasfigurante dell’Artista. Attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, ha saputo catturare la realtà da prospettive inedite e ha abbracciato e padroneggiato diverse tecniche fotografiche, dalla stampa in camera oscura alle più recenti innovazioni digitali, mantenendosi sempre in equilibrio tra tradizione e modernità. La sua capacità di reinventarsi e di esplorare nuovi linguaggi visivi lo ha reso punto di riferimento nel panorama fotografico del Messinese.

    Dopo l’intenso momento inaugurale, la pregevole Esposizione resterà fruibile al pubblico dal 17 al 28 febbraio, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, e mercoledì anche dalle 15 alle 17.30.

    Nel periodo di fruibilità della mostra sono state programmate visite guidate di Istituti Scolastici messinesi.

    (a cura di Maria Rita Morgana)


    Post dell’evento saranno presenti sulle pagine social della Biblioteca:

    Chi non potrà prendere parte all’iniziativa in presenza, potrà scrivere sui social commenti e domande da rivolgere durante la manifestazione.

    Nei giorni a seguire sarà disponibile il video.

    Per INFO:
    Ufficio Relazioni con il Pubblico tel. 090674564 urpbibliome@regione.sicilia.it.


  • Venezia:  alla BLUE GALLERY la nuova mostra personale di Antonio De Pietro

    Venezia: alla BLUE GALLERY la nuova mostra personale di Antonio De Pietro

    La Blue Gallery di Venezia ospita, dal 15 febbraio al 16 marzo 2025, Quando l’idea nell’anima fonde, la nuova mostra personale di Antonio De Pietro. Un progetto che intreccia memoria, identità e cultura in un’installazione inedita, dove la storia dell’arte si fonde con la riflessione personale dell’artista.

    QUANDO L’IDEA NELL’ANIMA FONDE
    Personale dell’Artista Antonio DE PIETRO 
    a cura di Silvio Pasqualini
    testo critico di Alberto Dambruoso

    15 febbraio – 16 marzo 2025
    Opening 15 febbraio 2025 h.18 – Blue Gallery 
    Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia

    Antonio De Pietro, originario della Calabria ma da anni residente a Roma, attinge alle radici della sua terra per trasformarle in un linguaggio artistico universale. Fin dagli esordi, la sua ricerca si è concentrata sugli oggetti quotidiani – sedie, ciotole, vasi – elevandoli a simboli della memoria collettiva, strumenti per preservare storie e tradizioni destinate all’oblio.

    Nel suo nuovo lavoro esposto alla Blue Gallery, l’artista amplia questa ricerca con un’installazione composta da 48 elementi in tecnica mista su carta intelata, una sorta di grande tableau che raccoglie e rielabora un secolo di storia dell’arte. Accanto a questa imponente composizione, due opere scultoree dialogano con il grande riquadro, rafforzando il senso di continuità tra passato e presente.

    Il cuore del progetto è l’idea di conservazione, non più legata solo alla tradizione domestica – come nel caso delle tipiche conserve del Sud Italia – ma estesa al sapere e alla cultura. L’installazione di De Pietro assume così un carattere metaforico: il vaso da conserva, privato della sua funzione originaria, diventa un contenitore di lettere e libri, un simbolo del bisogno di trattenere e tramandare il pensiero umano.

    Ogni riquadro dell’opera presenta la riproduzione di un’opera iconica appartenente a 48 artisti fondamentali per la formazione di De Pietro, tra cui Sironi, Boccioni, Casorati, Fontana, Burri, Warhol, Duchamp. La costante visiva è data dalla presenza di una pila di libri e di un vaso con lettere, elementi che si ripetono con variazioni minime, suggerendo un’idea di continuità e stratificazione culturale.

    L’installazione sarà collocata sulla parete centrale della Blue Gallery, trasformandola in un grande archivio visivo, un’opera che non si limita a citare la storia dell’arte, ma che riflette sulla sua funzione nella società contemporanea. Con una visione profondamente romantica, De Pietro si pone il compito di fissare e custodire frammenti di un passato che continua a interrogarci.

    ? Quando l’idea nell’anima fonde non è solo un omaggio alla storia dell’arte, ma una dichiarazione poetica: il desiderio di contenere e tramandare il Tutto, consapevoli che, come il curatore afferma, “la storia ci sta a guardare”.

    Antonio De Pietro è nato a Diamante il 12 Giugno 1962 . Vive e lavora a Roma . Le sue opere sono presenti in Musei italiani e esteri, in collezioni pubbliche e private.
    Collezione Arte Contemporanea della Farnesina – Ministero degli Affari Esteri
    Musei Capitolini Mercati di Traiano – Roma
    Palazzo del Re Leon – Spagna
    Museo di Arte Moderna e Contemporanea Vilnius-  Lituania .

    In collezioni private Nazionali e Internazionali ( Inghilterra, Francia, Olanda,
    Austria, Germania, Spagna , Portogallo, Lituania, Belgio, Stati Uniti , Corea del
    sud, America Latina).

    Diverse partecipazioni a mostre collettive tra le quali :
    -2016 – “ Omaggio a San Francesco di Paola” mostra itinerante ( Italia – Francia-
    Spagna- America Latina ) Progetto Museo Bilotti -a cura di Roberto Bilotti
    -2022- “finitoINfinito” Galleria Alice Schanzer – Sutri (VT) a cura di Silvia Previti
    -2023- “ Spostamenti “ Galleria Alice Schanzer – Venezia a cura di Silvia Previti

    Diverse sono state le mostre personali tra le quali: 
    -2009- “ L’attesa – L’Espera “ Museo de San Salvador de Palet del Rey –
    Leon – Spagna
    -2010 – “Antonio De Pietro – opere su carta “ Spazio Arte Contemporanea
    Groningen – Olanda del Nord a cura di Rodrigo Perez Garcia
    -2013- “ Memoria” Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali – Roma a cura di
    Diana Alessandrini
    -2015 – “ Archeologia della Memoria” Scuderie Aldobrandini – Frascati (RM) a cura
    di Carlo Peruzzi
    -2022- “ La pelle dei ricordi” Galleria Alice Schanzer – Sutri ( Vt) a cura di
    Annarita Russo

    Hanno scritto di lui :
    Paolo Aita , Diana Alessandrini, Gianfranco Bartalotta, Carmine Benincasa , Umberto Broccoli, Mario Cappelletti ,Luisa Chiumenti , Pierpaolo Conti , Carmela Cosentino, Edoardo Costantino, Luciano Cupelloni, Ivana D’Agostino , Alberto Dambruoso , Giuliana De Fazio , Antonio Del Guercio , Elise Desseme, Franco Di Pede , Marco Dezzi Bardeschi, Luigi Fiorletta, Giuseppe Gabetta, Maurizio Garzi Cosentino, Rodrigo Perez Garcia, Dino Gasperini, Alessandra Gulotta, Alfonzo Iannicelli, Kim Hyo- ea, Gerardo Lo Russo, Alessandro Masi, Luisa Mazzullo, Angelo Melpignano, Paolo Meneghetti, Stefania Peccirillo, Elisabetta Pietrostefani, Luisa Pratesi, Silvia Previti, Loredana Rea, Lidia Reghini di Pontremoli. Massimo Riposati, Annarita Russo, Tonino Sicoli, Marcella Smocovitch, Claudio Strinati, Lucrezia Ungaro, Kestusi Vasiliunas, Francesco Votamo.


    BLUE GALLERY

    Situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, con la nuova direzione si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare


    ORARI DI VISITA
    Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19
    Per appuntamento: 347 70 30 568
    Blue Gallery, Rio terà Canal –  S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia

    OPENING  15 febbraio 2025 ore 18
    INSTAGRAM @bluegalleryvenice 

    Contatti Stampa
    CRISTINA GATTI PRESS & PR
    press@cristinagatti.it
  • Roma, Forte Prenestino: azione artistica di Barbara Lalle

    Roma, Forte Prenestino: azione artistica di Barbara Lalle

    All’interno del Festival Witches Are Back 2025 al Forte Prenestino, nel Piazzale d’Armi del Forte andrà in scena, venerdì 14 febbraio alle ore 20.00, l’azione artistica al livello del mare di Barbara Lalle, a cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca, con la collaborazione di Riccardo Morucci. 

    Witches Are Back 2025
    al livello del mare
    azione artistica di Barbara Lalle
    A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca
    Con la collaborazione di Riccardo Morucci

    14 febbraio 2025 ore 20.00
    Piazzale d’Armi del CSOA Forte Prenestino
    Via F. Delpino – Roma

    «Nell’azione artistica performativa ‘al livello del mare’, tre scale, simboli assiali del movimento ascendente e discendente, si ergono identificandosi quali immagini di transizione. Nella loro simbologia, dal mondo antico ai giorni nostri, costituiscono dei ponti verticali che permettono l’elevazione, lungo tutti i pioli disposti consecutivamente, verso un sistema gerarchico, che può essere inteso in senso più propriamente spirituale, come moto tra diversi livelli di coscienza, o in campo più spiccatamente antropologico: l’ambire ad obiettivi sempre più elevati, una sorta di “scalata sociale”, in perfetta coerenza ed aderenza alla “società della performance” che detiene l’esclusivo imperativo della produttività e del successo. In tale duplice interpretazione, l’azione di Barbara Lalle è gesto di riscoperta e vivido riconoscimento di una pluralità di esistenze, nel tentativo di destrutturare un percorso obbligato che non lascia spazio alle diverse ed impreviste ispirazioni. Nell’atto di liberazione e purificazione, che l’artista innesca mediante la visione del fuoco, il meccanismo assiale si azzera e viene sostituito da un nuovo, rinnovato ambito: un livello orizzontale, un livello del mare – 0,00 zero virgola zero zero – che conduce non ad un appiattimento di coscienze e desideri ma ad una condizione di ‘bellezza’ e ‘libertà’, in cui essere ed esserci, non uno sopra l’altro, ma uno accanto all’altro. Nel voler raggiungere il livello del mare, la figura dell’artista funge da attuatore di una narrazione non verbale che si svolge oltre i confini del proprio corpo, estendendosi ad ogni elemento umano e non umano, stanziante o transitante, e trasformandosi in potenzialità personale e collettiva di “essere-nel-mondo”.» (dal testo critico di Roberta Melasecca)

    «Una figura immobile è presente a un incendio che ha pensato e a cui assiste, per sua volontà, da deuteragonista poiché lascia che ad essere protagonista sia quel fuoco che, bruciando le scale, riporta l’esistenza al livello del mare. Ma riportare l’esistere a quel livello non è negarne le infinite variazioni, non è negare che infinite increspature e modifiche e altezze diverse e fluttuazioni raccontino di noi. Forse nel mentre che il fuoco divora non più il simbolo del possibile rapporto con la divinità, è a quel mare e al suo livello che dobbiamo pensare e al fatto che il mare ce lo siamo inventato tardi per riempirlo di simboli. L’Eden non ha il mare e non ha rive, perché quella infinita distesa d’acqua è il “Grande Abisso” che si riprenderà la terra quando la soglia del peccato sarà solo caos e dannazione. È però anche il Mediterraneo, oggi lago luttuoso da cui troppo spesso volgiamo via lo sguardo, che insegna agli esseri umani a stare al livello del mare, insegna il viaggio e il suo timore, insegna il lavoro, la sopravvivenza. Insegna rispetto per le sue maree, per le sue onde, per il suo scintillare e incupirsi. Insegna la vita insomma, ma insegna quella che abbiamo dimenticato, creature prese come siamo ad affannarci intorno alla scala, perché è quello ciò che si chiede ai dannati e ubbidienti che tenterebbero di salire su quelle scale a rischio della vita, anzi nella tragica consapevolezza che salire potrebbe voler dire morire. La scala sociale, la scala della prestazione, la scala del tentativo di sopravvivere, la scala della performance, ma non come atto estetico, ma atto di certificazione di esistenza va data alle fiamme e la sua cenere diventi arenile. In questo Paese dove Barbara Lalle brucia scale, le scale sociali sono fatte da un tempo lungo cinque generazioni per salire un solo gradino, si rimane attaccate agli sticky grounds come fosse pece, quella pece che è anche un innesco e che le scale le brucia. Non sono gli angeli di Giacobbe che salgono e scendono, operosi affinché gli esseri umani salgano e la divinità scenda sulla terra, ma esseri che non trovano il tempo di voltarsi a guardare l’orizzonte al livello del mare. Ci si volti quindi a guardare il livello del mare illuminato dai bagliori dell’incendio per capire che il tempo deve essere un altro, quello che propone l’arte, che è un tempo simbolico ma capace di far cadere quel simbolico in una realtà non fatta di menzogne verticali.» (dal testo critico di Michela Becchis).

    Barbara Lalle, terapista per la riabilitazione neurologica post‐traumatica e docente impegnata quotidianamente nell’integrazione delle disabilità gravi, mossa da una “emergenza di dire”, come artista, attraverso le varie forme delle arti visive (pittura, fotografia, video, ecc.) e della performance, esplora le modalità in cui disagio, deprivazione, dolore possano essere compresi, narrati, superati. Sperimenta da anni le diverse modalità di arte partecipata, coinvolgendo altri artisti e le comunità locali dove opera. Finalista Premio Adrenalina 2012; finalista Premio Cascella 2015; Premio Città di Soriano 2015; menzione speciale Bridge Art 2018. Performance: 2015. L’arte dell’errore giudiziario, Il labirinto di Icaro involato, MAXXI; Esodi, MACRO. 2016 Rilevazione-Rivelazione; Contatto; Non è area per voi, RM; Logos in progress, RM. 2017. M-UNO Interno 14, MACRO; Bautta, Millepiani RM; APRIR-SI, Case Romane del Celio RM; 2018. Burning Home, Tevere Art Gallery; 2019. Buck up and cry!, MACRO; Realtà Istantanee, MACRO; Punto di Partenza, portici di Piazza Vittorio Emanuele II Roma; Più forte, T.A.G. Roma; 2020. Stauros performance itinerante Roma, Ring Giardini di Colle Oppio Roma, Tre cose vuole il campo, Roma; 2021. Templi frondosi, installazione ambientale con Dario Marcozzi, Passo del Furlo Fossombrone (PU); Buck up and cry, installazione multimediale performativa, Festival Todiimmagina 2021; TAG Roma; Habitus, performance Santa Marinella (RM); 2022 performance Visualizzazione di un angelo, Torre degli Annibaldi Roma; 2023 performance Lapsus in vitam, Studio Campo Boario Roma; 2023 performance Io vedo…, Biblioteca Laurentina Roma; 2023 performance Terzo Paradiso Con tutti i bambini del mondo con Silvia Stucky e Isabel Dehais, Studio Campo Boario Roma; 2023 Lettura performativa Sì, sono una puttana, Biblioteca Vallicelliana Roma; 2024 Performance Sì, sono una puttana, Forte Prenestino Roma; 2024 progetto Incontroluce Recidency, Malosco Val di Non; 2024 performance Dressed by you, Fidelia APS Anguillara Sabazia; 2025 performance Dressed by you, Scuderie Aldobrandini Frascati; 2025 performance Dressed by you, Spazio Testaccio Roma. 


    INFO
    Witches Are Back 2025
    al livello del mare
    azione artistica di Barbara Lalle
    A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca
    Con la collaborazione di Riccardo Morucci
    Promosso da Associazione culturale blowart

    14 febbraio 2025 ore 20.00
    Piazzale d’Armi del CSOA Forte Prenestino
    Via F. Delpino – Roma

    Barbara Lalle
    barbix2002@libero.it

    Roberta Melasecca
    roberta.melasecca@gmail.com
    interno14next.wordpress.com – dryapple.wordpress.com
    associazioneblowart.wordpress.com/
    Witches Are Back
    witchesareback.com – forteprenestino.net
  • Matera: La Fondazione Sassi rende omaggio a Mario Salerno

    Matera: La Fondazione Sassi rende omaggio a Mario Salerno

    La Fondazione Sassi di Matera annuncia che il prossimo 15 febbraio 2025, alle ore 10:30, nella sede della Fondazione in via San Pietro Barisano n. 10, si terrà la cerimonia di intitolazione della Sala Conferenze a Mario Salerno, fondatore e primo presidente della nostra istituzione fin dalla sua nascita, avvenuta il 4 giugno 1990.

    Cerimonia di intitolazione
    della sala conferenze della Fondazione Sassi
    a Mario Salerno

    L’evento rappresenta un sentito omaggio a una figura che ha dedicato la sua vita alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale della città di Matera, contribuendo con visione e impegno al riconoscimento dei Sassi come Patrimonio dell’Umanità e alla crescita culturale del territorio.

    Alla cerimonia interverrà S. Ecc. Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, che impartirà la benedizione alla sala dedicata alla memoria del dottor Salerno.

    Saranno presenti rappresentanti delle istituzioni locali, enti del territorio, la famiglia Salerno e tutti coloro che desiderano rendere omaggio alla figura di Mario Salerno. La Fondazione sarà lieta di offrire uno spazio di intervento a quanti, tra cittadini e operatori culturali, vorranno condividere un ricordo personale legato a Mario.

    L’evento vuole essere non solo un tributo alla sua persona, ma anche un momento di aggregazione per la comunità materana, che è invitata a prendere parte a questo momento, nel segno della memoria e della condivisione.

    Programma della Cerimonia

    • Scopertura della targa dedicata a Mario Salerno
    • Benedizione della Sala Mario Salerno

    Interventi e testimonianze

    • Michele De Rosa De Leo, amico e testimone dell’opera di Mario Salerno
    • Peppino e Chicco Mitarotonda, artisti che hanno realizzato la targa commemorativa

    Intervento della direttrice Patrizia Minardi, che introdurrà il dialogo con i giovani talenti materani, testimoni della crescita culturale ed economica della città:
    Rossella Iacovone – ballerina e imprenditrice
    Francesca Lamacchia (in arte Effective) – cantante ed imprenditrice
    Lidia Cudemo – imprenditrice del settore cinematografico
    Fernando Calia – organizzatore di mostre a livello internazionale

    La cerimonia si concluderà con l’intervento della presidente della Fondazione Sassi, Maria Giovanna Salerno, che renderà omaggio all’eredità culturale e umana di Mario Salerno.
    Un omaggio artistico: “I Sassi delle Tre Lune” di Ugo Annona

    Nel corso della mattinata sarà svelata l’opera “I Sassi delle Tre Lune” di Ugo Annona, che la famiglia Salerno ha donato alla Fondazione Sassi. L’opera, denominata così dalla famiglia Salerno, è stata collocata nella Sala Conferenze Mario Salerno e rappresenta un’importante testimonianza artistica e culturale.

    Dal testo di Nicola Salerno, pubblicato sui Quaderni de La Scaletta nel 2024:

    “Un regalo di Ugo a Mario? Un’installazione di Ugo che stava per essere rimossa senza una precisa destinazione e che Mario ha salvato, non nuovo a iniziative di questo genere? La prima ipotesi potrebbe essere per l’amicizia tra i due, confermata da altre opere di Annona in Via Castello. La seconda parrebbe avvalorata dal fatto che dietro alcune mattonelle ci sono pochi resti di malta e alcuni segni a pennarello di probabile guida per l’allineamento a parete; ma il dubbio rimane, perché la maggior parte delle mattonelle non ha alcun residuo di malta e tutte, proprio tutte, sono in condizioni perfette, senza neppure un graffio o uno sbocconcellamento che normalmente accade quando un pannello viene prima murato e poi staccato.

    Si tratta di un notturno sui Sassi. Il punto di osservazione è dall’altro lato della Gravina, dove c’è il Parco della Murgia Materana con il belvedere, anche se le proporzioni e le distanze non sono realistiche, ma sognate. Nella fascia bassa compaiono persone e animali che un tempo, sino agli anni ’50, qui vivevano a contatto continuo, quasi in simbiosi. Le persone sono le classiche pupe di Annona, tra il naïf, il primitivo e il gotico. Nella ampia fascia intermedia ci sono proprio loro, i Sassi. A meno del rosso di qualche tetto e di alcune sfumature, appaiono come un blocco unico, impenetrabile, pietrificato, senza presenza umana, gelido. La luce avvolgente e sierosa palpabile della triplice luna, che domina la fascia alta del pannello, sembra aver messo tutto e tutti in naftalina.”

    L’opera è stata restaurata da Chicco Mitarotonda nel laboratorio storico di Contrada Serritello La Valle, dove lavora con il padre, il maestro Peppino Mitarotonda, che fu prima allievo e poi grande amico di Annona. Questo intervento ha restituito alla città un’opera di grande valore storico e artistico, sottolineando il profondo legame tra Mario Salerno e il mondo dell’arte e della cultura.

    L’iniziativa si propone come un tributo doveroso a un uomo che, con passione e lungimiranza, ha guidato la Fondazione, lasciando un segno indelebile nella storia culturale di Matera.

    Mario Salerno è stato il fondatore e primo presidente della “Fondazione Sassi” di Matera. Creata nel 1990, la Fondazione ha lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale e architettonico dei Sassi di Matera, di cui ha sostenuto l’ingresso nel Patrimonio dell’Umanità nel 1993. Durante il mandato di Mario, le attività della Fondazione hanno abbracciato un ampio raggio di attività, dalla promozione di studi e volumi di carattere divulgativo e scientifico, alla organizzazione di convegni tematici, alla ospitalità di giovani visitatori, studiosi, intellettuali e artisti. Prima della nascita della Fondazione, a un giovane Mario Salerno si deve anche l’arrivo a Matera nel 1976 del telero “Lucania ’61” di Carlo Levi, un pezzo densamente simbolico per la storia non solo locale ma dell’intera Italia repubblicana. Al nome di Mario sono legati anche il “Centro studi sulla montagna lucana”, che a fine anni ’60 mise le basi per la creazione del “Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti” e della “Riserva orientata di Tre Cancelli di Tricarico”, e il progetto esecutivo per l’apertura a Matera della sede del Mediterraneo del sud del “Collegio del Mondo Unito”. É stato per oltre trent’anni direttore presso diversi istituti bancari a Roma, Matera, Taranto, Lussemburgo, Cosenza.

    Mario Salerno è scomparso l’11 settembre 2019, ma dedizione e impegno proseguono attraverso la sua Fondazione, ora presieduta dalla figlia Maria Giovanna.


    Sissi Ruggi
    per la Fondazione Sassi
    Per contatti e ulteriori informazioni
    ufficiostampa@sissiruggi.com
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