ARTonWORLD numero 19: arte, innovazione e prospettive future

SFOGLIA E LEGGI

ArtonWorld.com, la rivista internazionale di riferimento per l’arte contemporanea, celebra il suo quinto anniversario con l’uscita del *Numero 19*, un’edizione speciale che racconta cinque anni di crescita, innovazione e connessioni nel panorama artistico globale.  

ARTonWORLD celebra 5 anni di successi con il lancio del Numero 19: arte, innovazione e prospettive future

In copertina, un simbolo di trasformazione: il cuore iconico di Danilo Preto, in arte *Preda*,  artista concettuale italiano che fonde provocazione e riflessione sociale. Con questa opera, Preda invita il pubblico a partecipare al suo percorso artistico unico, anticipando una nuova fase della sua carriera destinata a lasciare il segno nel mondo dell’arte contemporanea.  

Cosa troverete nel nuovo numero:

– Street Art a Knoxville – Un reportage esclusivo sulla scena artistica della città del Tennessee, curato dalla Lilienthal Gallery, che trasforma spazi urbani in opere d’arte a cielo aperto.  

– Street Art a Venezia – Il nuovo libro fotografico di Michele De Luca, che cattura la bellezza effimera dei graffiti veneziani, esplorando il rapporto tra storia e modernità nei sestieri della città lagunare.  

– La mostra di Vercelli – Una rassegna curata da Carla Crosio che riunisce 14 artisti.

Le rubriche di punta:  

– Arte e Neuroscienza di Maria Ernesta Leone, neurologa, che indaga come l’arte influenzi la percezione e il cervello umano.  

– A Come Arte, la rubrica di Giada Gasparotti dedicata alle artiste che stanno ridefinendo il panorama creativo contemporaneo.  

– Inside Art Basel Paris – Ksenia Drobyshevskaya ci porta dietro le quinte della fiera d’arte più prestigiosa al mondo, con interviste e anteprime esclusive.

ArtonWorld é anche media partner di Art Paris, troverete tutte le informazioni su date e luogo espositivo di questa prestigiosa fiera a Parigi.

– Tendenze del mercato – Le ultime novità dalle case d’asta internazionali, con un focus su Christie’s e le vendite che stanno ridefinendo il valore dell’arte contemporanea.  

Un grazie ai lettori e sostenitori che hanno reso possibile il successo di ArtonWorld.com. Vi invitiamo a rinnovare l’abbonamento sostenitore o abbonamento annuale semplice per continuare a far parte di una comunità che vive e promuove l’arte in tutte le sue sfumature.  

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Carmela Brunetti,

Direttrice e fondatrice di ArtonWorld.com afferma: “Sono Cinque anni di arte. Cinque anni di innovazione. E il viaggio nel mondo dell’arte e della scienza è appena cominciato, cammina con noi, la vita sarà più bella”.

Contatti
Email: info@artonworld.com


ArtonWorld.com Celebrates 5 Years of Success with the Launch of Issue 19:Art, Innovation, and Future Perspectives

ArtonWorld.com, the international magazine at the forefront of contemporary art, celebrates its fifth anniversary with the release of Issue 19, a special edition highlighting five years of growth, innovation, and connections within the global art scene.   On the cover, a symbol of transformation: the iconic heart of Danilo Preto, known as Preda, an Italian conceptual artist who blends provocation with social reflection. With this work, Preda invites the public to join his unique artistic journey, heralding a new phase in his career poised to leave a lasting mark on the contemporary art world.   Inside this issue:- Street Art in Knoxville– An exclusive report on the vibrant art scene in this Tennessee city, curated by the Lilienthal Gallery, transforming urban spaces into open-air masterpieces.  – Street Art in Venice – The new photo book by Michele De Luca, capturing the ephemeral beauty of Venetian graffiti and exploring the intersection of history and modernity in the city’s districts.  – The Vercelli Exhibition – A showcase curated by Carla Crosio, featuring 14 talented emerging artists.   Key columns:  – Art and Neuroscience by Maria Ernesta Leone, neurologist, exploring how art influences perception and the human brain.  – A Come Arte, the column by Giada Gasparotti dedicated to women artists reshaping the contemporary creative landscape.  – Inside Art Basel Paris – Ksenia Drobyshevskaya takes us behind the scenes of the world’s most prestigious art fair, with exclusive interviews and previews.  ArtonWorld is also a media partner of Art Paris. You will find all the details about the event dates and venue of this prestigious fair in Paris.  – **Market Trends** – The latest updates from international auction houses, with a focus on Christie’s and the sales redefining the value of contemporary art.   A heartfelt thank you to our readers and supporters who have made the success of ArtonWorld.com possible. We invite you to renew your subscription, whether as a supporter or with a simple annual membership, to continue being part of a community that lives and promotes art in all its forms.   Renew your subscription and discover the latest news on our website: http://www.artonworld.com.   

Carmela Brunetti,  Director and Founder of ArtonWorld.com, states:  “Five years of art. Five years of innovation. And the journey into the world of art and science is just beginning. Walk with us—life will be more beautiful.” 

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CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

Culturalia

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“Gold is God”. Iconografia per la luce fra tradizione e cubismo

Al Baglioni Hotel Luna, Piazza San Marco – 1243, sono esposte le opere di Michele Dal Bon. Reinterpretazioni di capolavori assoluti della scultura antica e moderna rimodellate nelle forme in chiave cubista e arricchite con la foglia d’oro zecchino. Creazioni di un artista che sono la risultanza di un percorso vissuto con passione creativa, interesse per la cultura veneziana nell’ottica più coerente – e cioè quella dell’incrocio di civiltà – e la competenza di alto livello nell’utilizzo dei materiali. Percorso che Michele ha iniziato sin da bambino quando aiutava il padre Marco Dal Bon, visionario titolare di un laboratorio galvanico, dove ha letteralmente iniziato a “riconoscere il profumo di foglia d’oro”.

“Gold is God”

Iconografia per la luce tra tradizione e cubismo, installazioni luminose di Michele Dal Bon

Michele Dal Bon rivisita la sua profonda passione artistica attraverso una lente cubista, reinterpretando i grandi capolavori della scultura antica e moderna. Il suo progetto si radica nel cuore della Francia, a Parigi, culla del Cubismo e di movimenti artistici avanguardisti. L’ispirazione parte da un’idea visionaria: immaginare Pablo Picasso – musa dell’artista Michele Dal Bon – che visita il Louvre e i grandi musei parigini, reinterpretando le opere scultoree con il suo linguaggio frammentato e analitico. Questa prospettiva si intreccia con il dinamismo culturale della città e il legame simbolico con Pierre Cardin, emblema dell’innovazione tra arte e moda, creando un dialogo immaginario tra tradizione e modernità.

Elemento distintivo della collezione è l’uso della foglia d’oro 24 kt, simbolo di un legame spirituale tra il divino e gli artisti. L’oro, da sempre associato alla presenza di Dio, trasmette un senso di sacralità che trova nuova luce attraverso le opere di Dal Bon. Le sculture, illuminate internamente da luci LED, offrono un’esperienza visiva unica: la luce si riflette o filtra attraverso la foglia d’oro, generando un’esplosione luminosa che mette in risalto i dettagli delle forme, donando loro profondità e intensità. Questo connubio tra tecnologia e artigianalità rende i lavori protagonisti di un racconto artistico senza tempo, capace di fondere passato e presente in un’unica visione.

Il PROGETTO GOLD IS GOD è il proseguimento in una prospettiva internazionale di PROGETTO A MARCO, dedicato al padre, dove l’oro funge da minimo comune denominatore tra l’arte del padre Marco, mentre il vetro simboleggia il legame tra la città di Venezia e la vita artistica dell’autore. L’idea centrale del progetto è creare un percorso artistico in cui ogni opera si inserisce nel contesto della città, permettendo di ammirarla in relazione al suo ambiente. In A Marco, affascinato dall’idea di collegare il cubismo alla storia veneziana, Dal Bon seleziona una serie di monumenti storici e li reinterpreta con lo stesso linguaggio, creando una connessione tra la storia di Venezia e l’avanguardia francese, e costruendo un filo logico tra la città e la propria passione artistica. Nella nuova collezione saranno presentati: NIKE – Νίκη, reinterpretazione de La Nike di Samotracia – uno dei capolavori scultorei di età ellenistica – in chiave cubista, rimodellandone le forme e applicando una decorazione in foglia d’oro zecchino; Golden Thinker: Il Pensatore di Rodin rivisitato in chiave cubista capolavoro assoluto di cui Rodin stesso disse: “Quel che rende il mio Pensatore pensante è che non pensa solo con il cervello, ma con ogni muscolo delle sue braccia, schiena e gambe, con i pugni chiusi e i piedi contratti”. Amore e Psiche – φιλία << In greco, φιλία (philia) non si limita a significare amicizia, ma rappresenta un amore profondo e disinteressato, più potente e duraturo dell’Eros – dice Dal Bon – Philia è l’amore eterno, puro e incondizionato, un legame che trascende il tempo. In quell’abbraccio tra Amore e Psiche, ho colto l’essenza di due anime destinate a incontrarsi e a condividere un legame che va oltre il desiderio: un’unione eterna, simbolo di un amore che vive per sempre>>; Φιλία anche nell’abbraccio di Amore e Psiche di Antonio Canova, uno dei capolavori della scultura moderna, l’artista coglie un sentimento universale di amore che va oltre il significato di amicizia. È l’amore che rimane eterno, che si riconosce nell’abbraccio tra due persone destinate a incontrarsi nella vita, che reinterpreta, Golden Pietà si illumina di una nuova vita grazie alla luce LED che filtra attraverso il craquelé della foglia d’oro, creando un’esplosione luminosa che valorizza i dettagli della scultura e avvolge l’ambiente in un’atmosfera di intensa spiritualità.

Michele Dal Bon nasce nel 1966 a Venezia, figlio di un visionario imprenditore veneziano. Fin da piccolo sviluppa una passione per il disegno, le arti e lo sport. All’età di 10 anni, insieme alla famiglia, lascia Venezia per seguire il padre Marco in un’avventura imprenditoriale in terraferma, un’esperienza che lo segnerà profondamente. Nonostante la distanza, mantiene sempre forti legami affettivi e artistici con la sua città natale. Nel 1984, il giorno dopo l’esame di maturità, parte per la Francia con il suo miglior amico, diretti a Dunquerque, passando per Parigi, dove rimane affascinato dalla Torre Eiffel, una costruzione che lo colpisce per la sua leggerezza e magnificenza. Quell’incontro con la capitale francese segna l’inizio di un’avventura che lo porta a restare in Francia per tutta l’estate, uno dei viaggi più significativi della sua vita. Al suo ritorno in Italia, lavora a Murano nel settore dei vetri artistici, ma ben presto capisce che per realizzare i suoi sogni deve seguire le orme del padre, entrando nel mondo delle vendite di argento e gioielli. Si iscrive alla facoltà di lettere di Cà Foscari, studiando storia dell’arte e, in particolare, oreficeria. Nel 1994 apre il suo primo negozio in Calle dei Boteri a Venezia e ottiene il titolo di gemmologo al Gemological Institute of America di Vicenza. L’anno successivo vince una borsa di studio europea e si diploma come orafo modellista frequentando corsi serali all’IRIGEM di Rosà (Vicenza). Sempre nel 1995, realizza i gioielli per il teatro La Fenice. Nel 1996 entra a far parte del collegio dei periti ed esperti della Camera di Commercio di Venezia, iniziando ad acquisire importanti gioielli firmati e antichi. Nel 1998 frequenta un corso di marketing per fabbricanti di gioielli presso la SDA Bocconi di Milano, dove entra in contatto con i più grandi gioiellieri italiani. Negli anni 2000, si specializza nella perizia di oggetti in vetro di Carlo Scarpa e sviluppa una profonda ammirazione per lo stile del celebre designer veneziano. Oltre alla produzione di gioielli, Dal Bon coltiva una passione per l’antiquariato, la storia dell’arte e il design. Partecipa due volte al Fuori Salone di Milano, è selezionato alla Jewellery Design Week e alla Venice Design Week del 2021 e 2024. Nel 2022, inizia a lavorare nel settore dell’illuminazione, progettando una lampada scultura per Cleto Munari Lux, ispirata a uno stilema di Alessandro Mendini, presentata al Fuori Salone di Milano. Da allora, gestisce la sua galleria a Venezia, collaborando con artisti di fama internazionale e sviluppando progetti in sinergia con maestri locali e professionisti del settore.


Mostra aperta dal 14 dicembre 2024 al 27 marzo 2025
Le Zoie
San Polo 2176, Venezia
da mercoledì a sabato orari: 15:00 – 19:00
ingresso gratuito

Ufficio stampa e comunicazione
Studio associato Davide Federici
info@davidefederici.it

Ufficio Comunicazione design33.it

L’Aquila: Attualità di Giorgio de Marchis

Martedì 17 dicembre 2024 alle ore 17.30, presso la sede della Fondazione de Marchis, al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di presentare il numero monografico della rivista “Ricerche di storia dell’arte”, dal titolo «È la storia dell’arte, bellezza!» Attualità di Giorgio de Marchis. 

Presentazione del numero monografico della rivista
Ricerche di storia dell’arte
dedicato a Giorgio de Marchis
A cura di Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Barbara Olivieri

17 dicembre 2024 ore 17.30
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

Il volume, curato da Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi Barbara Olivieri, e i saggi in esso contenuti, seguono le linee della giornata di studi del 14 ottobre 2021, “Omaggio a Giorgio de Marchis” a cura di Barbara Drudi e Barbara Olivieri, organizzata dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, in collaborazione con la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre e con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. 

Dopo i saluti di Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione Giorgio de Marchis, interverranno alla presentazione gli autori Barbara Olivieri, Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi e Antonietta Biondi. 

«È la storia dell’arte, bellezza!» Attualità di Giorgio de Marchis si propone come primo approfondimento scientifico su alcuni aspetti ancora inesplorati dell’eclettica attività di storico e critico d’arte di de Marchis. Nato a L’Aquila il 9 luglio 1930, dopo la maturità classica si iscrisse all’Università di Pisa dove si laureò nel novembre del 1956 in Filologia classica, discutendo una tesi sugli aspetti dell’Umanesimo nei carmi di Giovanni Pontano. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta soggiornò a Parigi per frequentare i corsi di perfezionamento di André Chastel, Pierre Francastel e Germain Bazin. Il 1961 lo vide impegnato in uno stage alla Biennale internazionale d’arte di San Paolo del Brasile, mentre l’anno successivo seguì un Corso Internazionale di Alta Cultura presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia. De Marchis poté nutrirsi di esperienze assai peculiari che gli permisero di affrontare, con rigore scientifico ma sempre con una personale e critica visione della storia dell’arte contemporanea, una lunga carriera. La sua vita professionale si svolse tra incarichi museali e attività scientifica nelle grandi metropoli internazionali, senza mai dimenticare però la sua città natale e i luoghi della sua vita familiare. 

Ciascuno dei contributi raccolti racconta un aspetto, una visione delle ricerche contemporanee, una mostra, un impegno come critico engagé, da cui si evince come de Marchis abbia sviluppato una sua distintiva metodologia operativa. Per dimostrare “l’attualità di de Marchis” è parso necessario riscoprirlo e ricollocarlo nel dibattito storico-artistico del Novecento: sono proprio le sue scelte, la sua formazione cosmopolita, le sue esperienze e il suo lavoro, l’impegno profuso sulle pagine dei testi pubblicati e quello per la Galleria Nazionale o per l’Istituto a Tokyo, a dimostrarne l’attualità.

Nella sede della Fondazione sarà possibile visitare la mostra in corso: Del resto di Piotr Hanzelewicz a cura di Emiliano Dante. 


Ricerche di storia dell’arte
«È la storia dell’arte, bellezza!»
 Attualità di Giorgio de Marchis
N. 143/2024
A cura di Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Barbara Olivieri
Grafica: Valentina Equizi

17 dicembre 2024 ore 17.30
Intervengono: 
Diana Di Berardino, Barbara Olivieri, Giuseppe Di Natale, Barbara Drudi, Antonietta Biondi

Nella sede della Fondazione sarà possibile visitare la mostra in corso
Del resto di Piotr Hanzelewicz a cura di Emiliano Dante
Orari: giovedì 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00; venerdì e sabato 16.30 – 19.00;
domenica 11.00-13.00 / 16.30 – 19.00 – Ingresso libero

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino
tel. 338458 1985
Barbara Olivieri
tel. 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it

HANGARVAIN, fuori ‘Déka’, il nuovo album che si tinge di blues

HANGARVAIN, FUORI ‘DÉKA’, IL NUOVO ALBUM CHE SI TINGE DI BLUES

Con l’uscita di tre nuovi singoli, gli Hangarvain annunciano ufficialmente che dal 6 dicembre sarà disponibile in formato fisico e su tutte le principali piattaforme digitali ‘Déka’, il nuovo album per Volcano Records, per celebrare i 10 anni di attività per la formazione partenopea.

Anticipato dall’uscita di Mother’s Blues la band, particolarmente apprezzata in Europa e capace di unire nel proprio sound influenze blues e alternative, si presenta al pubblico con un nuovo album che vuole essere un bilancio in musica dei primi 10 anni (Déka in greco) di carriera della formazione capitanata dal cantante Sergio Toledo Mosca e dal chitarristaproduttore Alessandro Liccardo.

Generi e stili differenti che spaziano dal rock al soul, dal southern al funk, e dove confluiranno brani iconici del loro repertorio – come ad esempio ‘Keep Falling’ e ‘Get On’ – a cui si aggiungeranno sei inediti, il tutto a fondersi in un progetto variegato, dove si alternano momenti leggeri e rasserenanti ad ambienti sonori introspettivi, in un viaggio interiore nella musica che ci delinea alla perfezione l’anima di questa rock band napoletana dall’animo americano.

Il primo è ‘Groovin’ High‘, che si caratterizza per le sue sonorità funk e colpisce per il suo incedere ritmato e melodico. 

Il brano è accompagnato da un concept video curato dal regista Salvatore Di Chiara (guardalo qui) seguito dall’uscita di ‘Still On The Run‘ (qui il video), un brano che si sposta verso sonorità più rock/blues, mettendo bene in evidenza le doti vocali di Sergio Toledo Mosca.

Il terzo ci presenta ‘Pressure’, intima rock ballad (guarda il video) pregna d’amore a regalarci un’immagine meno conosciuta di questa band che non esita a mostrare i muscoli.

 Gli Hangarvain partiranno in un tour di due settimane di presentazione di ‘Déka’ iniziando dalla loro città, Napoli, con uno show previsto per il 30 Novembre per poi far tappa in altre città d’Italia, tra cui Roma e Milano, per una serie di concerti che si preannunciano carichi di emozioni e di buona musica.


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Ufficio Stampa A-Z Press
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A Pordenone Italo Zannier, fotografo nella storia e storico della fotografia

Italo Zannier (Spilimbergo 1932), intellettuale, docente, curatore di celebri mostre, collezionista e fotografo, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia nonché figura di riferimento per il riconoscimento della disciplina nel nostro paese; la Mostra, a cura di Marco Minuz e Giulio Zannier, indaga proprio questa “moltitudine” della passione e dell’impegno di Zannier verso la disciplina fotografica.

ITALO ZANNIER
Io sono io.
Fotografo nella storia e storico della fotografia

Pordenone, Galleria Harry Bertoia
22 dicembre 2024 – 4 maggio 2025

Inaugurazione 19 dicembre 2024, ore 18,30

Per la prima volta vengono raccolte le molteplici attività, legate alla fotografia, che Zannier ha portato avanti con una forza e una passione che non ha eguali nel panorama nazionale.
Il percorso si sviluppa in tutte le principali sue esperienze prendendo avvio dalla sua partecipazione nel movimento neorealista; appassionato di cinema, si cimenta prima con corti in Super 8 per poi dedicarsi totalmente alla fotografia.

Nel 1955, in una lucida analisi, stila il manifesto del Gruppo friulano per una nuova fotografia, cui aderiscono, tra gli altri, fotografi come Carlo Bevilacqua, Toni Del Tin, Fulvio Roiter, Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori e gli amici spilimberghesi Gianni e Giuliano Borghesan e Aldo Beltrame.

Si riconosce proprio a questo sodalizio il merito di promuovere, tra i primi in Italia, il concetto di una nuova fotografia non più solo concentrata sull’estetizzazione dello scatto indirizzato al bello, ma ricercando una fase sperimentale e analitica in senso innovativo.

Dagli scatti di Zannier, quindi, si rileva subito il suo “racconto critico”, leggibile dai suoi personaggi, dagli ambienti, dagli oggetti e dalla tipologia sociale ed ai luoghi cui si riferiscono.

Una lettura che si sviluppa anche in riferimento all’ambito dell’architettura dove Zannier indaga il territorio del Friuli che vive di tradizione e cambiamento. Fotografie ricche ed essenziali diventano testimonianza di una comunità intera e, fissando storie, paesaggi e tradizioni trattenute in immagini che si fanno reliquie, nel tempo, ne registra l’evoluzione e il cambiamento.

Una società friulana che Zannier vede diventare italiana ed europea, da contadina diventa industriale. Nella serie delle diacronie – conclusa nel 1976 – Zannier emblematicamente torna a scattare in luoghi dove il suo obbiettivo aveva scattato quasi vent’anni prima, con i medesimi parametri e con gli stessi soggetti realizza un nuovo scatto che lascia emergere chiaro il trascorrere del tempo. Qui il passato diventa futuro e Zannier dichiara il ruolo imprescindibile della fotografia per registrare questo fluire storico che, nel caso degli ambienti da lui immortalati, diventa ancor più emblematico per il rovinoso terremoto che cancellerà molti dei luoghi da lui ripresi.

Ma il rapporto con l’architettura abbraccia anche le collaborazioni con le più importanti testate giornalistiche del tempo, come Il Mondo, Comunità,  Casabella e Domus.

Docente universitario dal 1971, primo in Italia ad essere titolare di una cattedra di Storia della fotografia, insegna allo IUAV e a Ca’ Foscari di Venezia, al Dams di Bologna, alla Cattolica di Milano ed in altre Università Italiane.

Si dedica alla pubblicazione di libri, saggi ed articoli, collaborando con riviste di settore come L’Architettura “cronache e storia”, Camera, Photo Magazine, Popular Photography, Fotografia Italiana “il Diaframma”.

Cura collane quali Fotologia “Studi di storia della fotografia” e Fotostorica, “gli archivi della fotografia”.

Dopo oltre trent’anni, Zannier riprende a fotografare: con un nuovo entusiasmo osserva gli spazi della globalizzazione che rendono standard la contemporaneità della nostra esistenza, come nel progetto “Veneland”.

Il percorso espositivo interesserà la sua produzione saggistica (oltre seicento), la curatela di celebri Mostre come la sezione fotografica della mostra The Italian Metamorphosis tenutasi al Guggenheim di New York nel 1994, “L’io e il suo doppio” alla Biennale di Venezia ed i progetti editoriali come il titanico lavoro, sostenuto dall’ENI, su Coste e Monti d’Italia, nove volumi che lo vedranno impegnato dal 1967 al 1976.

La mostra sarà presentata dal filosofo Massimo Donà(Università Cattolica di Milano)

Il percorso sarà completato da un’intervista inedita al professore Zannier.

La Mostra è promossa dal Comune di Pordenone, gode del patrocinio del Ministero della Cultura e sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Studio-Esseci-2025


Ufficio Stampa:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
www.studioesseci.net
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

La Sicilia semina strategie di architettura sociale per rigenerare i territori

Paesaggi Aperti in Sicilia semina strategie di architettura sociale per rigenerare i territori

Questo “contenitore” è “Paesaggi Aperti”, promosso da IN/Arch e IN/Arch Sicilia, finanziato dal MIUR (Ministero Università e Ricerca) su fondi FRES, e giunto – dopo un anno – al suo atto conclusivo. Nella cornice di Radicepura (Giarre) è emerso l’ampio respiro del progetto, che «ha toccato in maniera larga e profonda il territorio siciliano – ha dichiarato il presidente nazionale di IN/Arch Andrea Margaritelli – per l’ampiezza della copertura geografica e per l’intensità del coinvolgimento emotivo e la partecipazione dei tanti e diversi strati della popolazione». A essere coinvolti, infatti, architetti, urbanisti, sociologi, amministratori pubblici e, specialmente, cittadini e ragazzi delle scuole, «coinvolti dall’idea democratica della cultura del progetto, attenta alle ricadute sociali e capace di migliorare la qualità della vita delle persone», ha aggiunto Margaritelli.

Nell’anno del centenario della nascita di Dolci e perseguendo la visione sposata anche da Bruno Zevi, IN/Arch ha dato vita a un progetto partecipativo e di empowerment che, in un anno, ha prodotto 17 seminari, 3 mostre e 2 workshop di progettazione, contornati da laboratori sociali, fotografici e artistici, alcuni destinati interamente ai bambini. «La forza del progetto è stata quella di mettere a sistema, nel corso di quest’anno, 21 partner, tra Istituzioni pubbliche e private, Accademie, Università, Associazioni, Fondazioni, Ordini e di collaborare con altre 27 realtà che, in modo trasversale e multidisciplinare, si occupano di tutela, governo del territorio, di empowerment sociale e culturale – ha spiegato la presidente di IN/Arch Sicilia Mariagrazia Leonardi – Un lavoro di squadra, messo a sistema da IN/Arch, che ha permesso di individuare, pur nelle evidenti peculiarità dei differenti ambiti di intervento, le strategie di ricerca e azione capaci di stimolare processi di rigenerazione culturale e sociale dei contesti indagati, settando una metodologia operativa inclusiva fondata sul dialogo variamente adattabile a ciascun contesto. Una semina che, se alimentata, può fare germogliare opportunità di crescita delle comunità e dei territori di riferimento».

Dopo i saluti istituzionali, che hanno visto la presenza di Andrea Margaritelli (presidente IN/Arch Nazionale), Biagio Bisignani (direttore Direzione Urbanistica Comune di Catania), Giovanni Reina (in rappresentanza di ANCE Catania), Amico Dolci (Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci), Pino Falzea (presidente Consulta Ordine Architetti PPC Sicilia), Veronica Leone (presidente Ordine Architetti PPC Catania), Eleonora Bonanno (presidente Fondazione OAPPC Catania), Anna Carulli (presidente Istituto Nazionale di Bioarchitettura e Fondazione Architetti nel Mediterraneo Messina), Sebastiano Monaco (presidente Ordine Architetti PPC Palermo), Sonia Di Giacomo (presidente Ordine Architetti PPC Siracusa), Salvo Missud (vicepresidente Ordine Architetti PPC Ragusa), spazio all’introduzione dell’intero progetto – curata da Mariagrazia Leonardi, Beatrice Fumarola e Lucia Pierro (IN/Arch) – e all’inaugurazione della mostra.

Un viaggio attraverso immagini e suoni, che ha permesso di fare tappa nei vari luoghi toccati da Paesaggi Aperti. Prima, con un video generale sul progetto, poi con quello dedicato a Danilo Dolci nell’anno del suo centenario, proseguendo con quello dei laboratori di Antonio Presti su Librino e quello – corredato di cartoline e pannelli – su Favara e Antico Corso. A presentarli, lo stesso Presti (Fondazione Antonio Presti Atelier sul mare), i progettisti del Workshop Paesaggi Aperti per Riabitare Favara – Lillo Giglia (Lillo Giglia Studio), Giovanni FiamingoGiovanna Russo (NextBuild), Lucia Pierro (AutonomeForme Architettura) – i rappresentanti per Antico Corso Catania – Silvia Porcaro (paesaggista), Salvo Castro, Elvira Tomarchio (Comitato popolare Antico Corso), Giuseppe Messina (Ordine Architetti PPC Catania), Antonino Mazzaglia (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Giulia Falco (Parco Archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci) – i progettisti del Workshop Paesaggi Aperti per Antico Corso – Giulia Labruna, Rossella Zappalà (ACA Amore Campione Architettura), Giovanni Calabrese, Antonio Carcione, (Ellenia+Tre Architettura), Luca Bullaro (Luca Bullaro Architettura).

Attraverso un percorso di knowledge sharing, il primo dei workshop ha puntato i riflettori su via Reale di Favara e sulla necessità di rigenerazione del sistema urbano che si snoda lungo l’arteria del comune agrigentino. Via Reale, infatti, pur essendo uno dei punti cardine del centro storico, si presenta in uno stato di degrado e abbandono, mettendo in ombra il ricco patrimonio storico e il disegno urbano, caratterizzato dalla continuità tra spazio esterno e spazio esterno, tra strada, corti e manufatti. Una sfida legata ai temi del green, dell’integrazione, del cambiamento climatico e dell’accessibilità a cui ha preso parte anche Farm Cultural Park, partner di Paesaggi Aperti e capofila del progetto “RUF – Regenerative Urban Farming”, finanziato con il PNRR.

La seconda progettazione ha interessato il quartiere Antico Corso di Catania, oggetto di numerosi interventi di rigenerazione, previsti dalla Legge Regionale 13/2015. L’attenzione per questa specifica area della città ricade nella memoria storica che rappresenta, ma anche per il ruolo strategico che può rivestire nel prossimo futuro per la socializzazione, il rinverdimento e la mobilità, mettendo a sistema alcuni punti nevralgici. Si tratta del Bastione degli Infetti (luogo in cui è stata presentata anche una mostra per raccontare la storia dei luoghi e presentare alcune idee di rigenerazione), l’area AMTS, il Giardino dell’ex Ospedale Vittorio Emanuele, Piazza Vaccarini, Largo dell’Odeon e le Terme della Rotonda, Piazza Idria, Piazza Annibale Riccò, via Antico Corso, la Torre del Vescovo e parte di via Plebiscito. Il capoluogo etneo è stato anche teatro di alcuni dei laboratori sociali. Quello sul quartiere San Berillo ha messo in luce la necessità di un luogo di confronto e si conoscenza della città come l’Urban Center, ma anche un intervento che faciliti l’accesso alla città. Altra attività è stata svolta a Librino, dove la collaborazione con il mecenate Antonio Presti, partner del progetto con l’omonima Fondazione, è stata significativa, per la sua conoscenza del luogo e degli stakeholders, già oggetto di installazioni come “La porta della Bellezza” e “La porta delle Farfalle”. Opere realizzate attraverso la partecipazione di chi vive i luoghi e che rappresenta opportunità di crescita sociale e culturale. Un’arte non fine a sé stessa dunque, come la realizzazione partecipativa di opere in argilla e di scatti fotografici da apporre sul viadotto della tangenziale di Catania, tra viale Moncada e viale San Teodoro.

Nelle provincie di Palermo, Ragusa, Enna e Siracusa, i seminari hanno rappresentato importanti momenti di confronto, sfociati in nuove collaborazioni e progetti di rigenerazione urbana. Tutte le attività – oltre a rappresentare un importante spunto di riflessione e di partenza per individuare le modalità di intervento adeguate ed efficaci, non solo a livello urbanistico, ma anche culturale e sociale – sono servite a tracciare la rotta per l’attivazione di un Osservatorio partecipato di ausilio, confronto e monitoraggio per la redazione dei nuovi strumenti pianificatori, così come previsto dalla riforma urbanistica regionale del 2020. I risultati di Paesaggi Aperti sono stati inseriti all’interno di un portale web dedicato, che verrà costantemente aggiornato e si presenta come una “piazza” virtuale, dove condividere documenti, idee e progetti. A prendere parte all’incontro anche Andrea Bartoli (Farm Cultural Park – Favara), Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza (Università di Catania) Luca Aiello (Trame di Quartiere), Mosé Ricci (Università La Sapienza di Roma), Graziella Trovato (ETSAM Madrid) e Silvia Covarino (Cairo German University).

La mostra sarà visitabile su prenotazione fino al prossimo 28 dicembre, nella hall di RadicePura.


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Si apre al Vetro la prima linea di oggettistica firmata ASSEMBLEA

Dopo i ‘cerchi magici’ rappresentati dai suoi piatti d’autore e presentati al pubblico l’8 novembre scorso nell’omonima sede romana, ASSEMBLEA firma anche una selezione di brocche e bicchieri di vetro soffiato riciclato.

Si apre al Vetro la prima linea di oggettistica firmata ASSEMBLEA
ispirata alla tradizione artigiana italiana

Piatti e bicchieri. Dall’uso quotidiano al collezionismo

Presidio culturale sul manufatto, come lo definisce la sua fondatrice, Monica POLLEDRI – ubicato a Testaccio, storico quartiere romano dove botteghe storiche resistono accanto a luoghi della modernità –, Assemblea è una realtà che da otto anni racchiude un originale racconto artistico. Un racconto che interseca la storia degli antichi mestieri con lo sguardo e il pensiero degli artigiani-artisti italiani contemporanei. È un progetto dedicato alla valorizzazione di creazioni artistiche ‘fatte a mano’, uniche. Che ora fa un passo in più.

ASSEMBLEA propone al pubblico ora la sua, personalissima, idea estetica, volta ad armonizzare l’artigianato artistico con una produzione commerciale rispecchiando così la visione di Monica Polledri di una “quotidianità fatta di oggetti d’uso e tuttavia decorativi e gioiosi”. Nasce quindi un laboratorio sperimentale di produzione esclusiva ed originale di oggetti per la tavola e per la casa. Un progetto “corale” le cui voci sono quelle degli artigiani-artisti che fanno parte del laboratorio di Assemblea.

Si è partiti dal piatto, oggetto d’uso quotidiano per eccellenza, e tuttavia simbolo primo di convivialità, lo stare insieme a tavola come luogo dell’umanizzazione per eccellenza, di ascolto reciproco e di condivisione, con sei servizi di Piatti (“Brillante”, “Insieme”, “Eden”, “Favola”, “Sorgente”, “Picnic”), acquisibili anche singolarmente, in bilico tra l’eleganza della ceramica tradizionale e la bellezza della ceramica decorativa. La base di sottile terraglia bianca è interrotta da applicazioni e decori in ceramica colorata, talvolta bordi, allusioni alla volta celeste, disegni mai uguali, cerchi magici per portare, il gioco e il sogno nelle case.

Si continua oggi con Brocche e Bicchieri di vetro soffiato riciclato. Perché anche la Natura rientra nel cerchio magico immaginato da Monica Polledri. Come per le ceramiche, si tratta di pezzi unici, creazioni di arte applicata che propongono una specifica linea decorativa per l’arredamento d’interni.

A Natale, ma lungo tutto l’anno e tutti i giorni, tranne la domenica e il lunedì, ASSEMBLEA, nel cuore di Testaccio, è luogo di incontro per chi voglia scegliere un dono o farsi un dono, tra oggetti frutto della maestria di artigiani-artisti accuratamente scelti, diremmo ‘scovati’, da Monica Polledri nella sua instancabile ricerca di unicità. Accanto alla ceramica, creazioni di vetro, legno, carta, stoffe, metalli pregiati, fotografie, pitture, opere d’arte come quelle de “Il tempo dei luoghi” di Diana Pintaldi, attualmente in esposizione. Ed ora anche l’originale produzione firmata “ASSEMBLEA”.


Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

In strada a Bologna 17 artistə per continuare a nutrire gli immaginari transfemministi

Se cercate di tradurre “AS FUCK” queste sono le possibili sfumature che incontrerete. Se invece siete in strada a Bologna è in un altro ventaglio di suggestioni che correte il rischio di imbattervi: “FEMINIST AS FUCK” è il nuovo progetto di arte pubblica su poster di CHEAP e, nonostante sia installato nello spazio pubblico dall’8 dicembre, non vi è nulla di immacolato nel set di manifesti che infestano il paesaggio urbano di Bologna.

“FEMINIST AS FUCK”

In strada a Bologna il nuovo intervento di CHEAP: un progetto femminista di arte pubblica che coinvolge 17 artistə, per continuare a nutrire gli immaginari che da più di 10 anni abitano i muri della città.

CHEAP ha selezionato 17 artistə con cui ha lavorato negli scorsi mesi per continuare a nutrire gli immaginari transfemministi che da più di 10 anni abitano i muri della città e cortocircuitano l’ordine del simbolico intessuto nello spazio pubblico di Bologna. 17 artistə di diverse provenienze e biografie, 17 artistə che lavorano con media diversi ma che hanno in comune il fatto di attingere dai linguaggi visivi contemporanei per accompagnare la pratica artistica alla pratica femminista: sono singolarità e collettivi, fotografe e muraliste, illustratrici e tatuatrici, arrivano dall’Italia e dalla Spagna, dall’Argentina, dalla Polonia e dal Cile, dal Brasile, da Los Angeles e dal Kuwait.

Ci sono alcuni dei nomi con cui CHEAP ha intessuto relazioni e che da anni collaborano con continuità col progetto di poster art di stanza a Bologna: l’artistə spagnolə Coco Guzman, protagonista nel 2023 di “TRANS CAMP“, un’esperienza di queerizzazione dello spazio pubblico in Piazza San Francesco; l’illustratrice polacca Joanna Gniady e l’italiana Luchadora, i cui poster facevano parte del progetto del 2020 “La lotta è FICA”; l’artista visiva brasiliana Camila Rosa che a Bologna aveva realizzato l’intervento di manifesti intitolato “Ecofemminismo o Barbarie“; Mrs. Riot, che aveva accompagnato con un set di poster l’incontro nazionale “Sex Workers Speak Out“, un’iniziativa di Ombre Rosse contro la criminalizzazione e per diritti dellə sex worker; c’è The Unapologetic Street Series, alias di Johanna Toruño, fresca di residenza d’artista a Bologna da Los Angeles; c’è anche Margherita Caprilli, questa volta non in veste di fotografa che documenta gli interventi di CHEAP ma come autrice di un’immagine potente che ritrae le lotte femministe in Italia.

E poi nuove collaborazioni: con la fotografa argentina Analia Cid e la collega polacca Agata Kubis, con l’illustratrice italiana trapiantata in Francia Francesca Protopapa, con la fotografa e mixed media artist Munirah Almehri, kuwaitiana di stanza a Londra, con l’artista visiva e ricercatrice brasiliana Patricia Nies, il cui lavoro si focalizza sul rapporto tra intervento tessile e immagine, con Martina Sarritzu, illustratrice e fumettista romagnola, autrice tra gli altri titoli di “Sciame”. Non potevano mancare anche 3 collettivi, visto il profilo di CHEAP: si tratta di C.Rude, collettivo della scena locale bolognese, specializzato in fumettini & piantini; dell’uno e trino SGAM; del collettivo cileno di fumettistə Comiqueras.

Durante un incontro per la presentazione del nostro libro DISOBBEDITE con generosità ci è stata fatta una domandaIl lavoro di CHEAP racconta, rappresenta e veicola l’immaginario femminista di lotta: quando ci regalerete visioni della vittoria del femminismo?” – spiegano da CHEAP – “Abbiamo portato con noi questa suggestione negli ultimi mesi e l’abbiamo condivisa con lə artistə che hanno lavorato a FEMINIST AS FUCK chiedendo loro di mettere in prospettiva questa domanda e il superamento che propone, senza pensare di poterla esaurire in un progetto ma piuttosto ponendola come orizzonte per un percorso da nutrire da qui in avanti“.

Il risultato sta in 17 contributi su poster che portano in strada corpi non governabili, desideri non binari, futuri prossimi uno statement decoloniale che torna sui viali della città: una scritta di 10 metri che recita – di nuovo – FREE GAZA. I 17 manifesti hanno una continuità che trascende i diversi media e le provenienze dellə  artistə  coinvoltə: sono le stesse rivendicazioni ad attraversare i cortei nelle fotografie dei movimenti femministi in Argentina e in Polonia come in Italia, è sempre il simbolo del fuoco a ritornare e rincorrersi da un manifesto all’altro, sono le forme dei corpi ad essere protagoniste ed eccedere le norme e i paradigmi della rappresentazione, è lo sguardo che accomuna un’alleanza intersezionale a definire un’estetica della lotta che non scade mai in cosmesi – perché questo può l’immaginario  quando è in fiamme.


FEMINIST AS FUCK | un progetto femminista di arte pubblica di CHEAP, finanziato dal bando per la promozione e il conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni ed alla violenza di genere – annualità 2023-2024 – SETTORE POLITICHE SOCIALI, DI INCLUSIONE E PARI OPPORTUNITÀ Regione Emilia Romagna, con: Munirah Almehri – Margherita Caprilli – Analia Cid – Comiqueras – collettivo C.Rude – Joanna Gniady – Coco Guzman – Luchadora – Mrs. Riot – Patricia Nies – Agata Kubis – Francesca Protopapa – Camila Rosa – Martina Sarritzu – collettivo SGAM – The Unapologetic Street Series – Carla Vaccaro.


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La grande stagione della fotografia a Pordenone

Pordenone, capoluogo del Friuli-Venezia Giulia conosciuto per il suo passato industriale e il suo dinamismo culturale, avvia il programma di attività culturali per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2027.

LA GRANDE STAGIONE DELLA FOTOGRAFIA A PORDENONE
 
ZANNIER, BARBEY E I CONTEMPORANEI
 
Pordenone, Galleria Harry Bertoia | Museo Civico d’Arte Ricchieri

Con il dossier “Pordenone 2027. Città che sorprende”, vuole mettere al centro l’attività culturale di questa città e superare la dicotomia tra città d’arte e città industriale, promuovendo un dialogo fertile ed appassionato tra il tessuto produttivo e il fermento creativo, si avvia un grande progetto dedicato alla fotografia che si svilupperà in una stagione di eventi accumunati da un filo rosso che è quello “Sul guardare”, titolo che riprende un celebre volume scritto da John Berger, celebre scrittore britannico che ha indagato sullo strumento umano della visione e, come scriveva, “il vedere viene prima delle parole”.

Una rassegna, promossa dal Comune di Pordenone e organizzata da Suazes, che prenderà avvio il prossimo 19 dicembre e che proseguirà fino al 4 maggio 2025, dove si susseguiranno una serie di progetti espositivi e culturali dedicati alla fotografia; un caleidoscopio per portare a Pordenone una nuova progettualità culturale in passato e presente s’interrogano sull’esercizio del vedere come strumento di analisi.

L’avvio sarà con la grande Mostra dedicata ad Italo Zannier (Spilimbergo 1932), intellettuale, docente, curatore di celebri mostre, collezionista e fotografo, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia nonché figura di riferimento per il riconoscimento della disciplina nel nostro paese. La mostra dal titolo “Italo Zannier – Io sono io. Fotografo nella storia e storico della fotografia” indaga la “moltitudine” della passione e dell’impegno di Zannier verso la disciplina fotografica.

Il percorso espositivo, che sarà ospitato presso la Galleria Harry Bertoia di Pordenone dal 22 dicembre al prossimo 4 maggio (inaugurazione 19 dicembre), permetterà di esplorare gli interessi del professore Zannier, da un lato fotografo nella storia e dall’altro uno dei massimi esperti della storia della fotografia.

Per la prima volta verranno raccolte le molteplici attività, legate alla fotografia, che Zannier ha portato avanti con una forza e una passione che non ha eguali nel panorama nazionale.

Un percorso che interesserà anche le sue produzioni più recenti: sviluppate nella parte dell’insegnamento, Docente in cinque Università; nella realizzazione di saggi, oltre seicento; nella curatela di celebri mostre come la sezione fotografica della Mostra The Italian Metamorphosis tenutasi al Guggenheim di New York nel 1994 e la sezione dei fotolibri.

Il percorso si completerà con un’intervista inedita al professore.

Il progetto è curato da Giulio Zannier e Marco Minuz, ed è sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia.

La rassegna prosegue con “Bruno Barbey – Les Italiens“, che dal 22 dicembre al 4 maggio (inaugurazione 21 dicembre) sarà ospitata anch’essa presso la Galleria Harry Bertoia. Un progetto che gode del sostegno di Magnum Photos, dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi e dell’archivio Bruno Barbey, con il patrocinio del Consolato Generale di Francia e dell’Istituto Francese di Cultura di Milano.

Per la prima volta in Italia verrà esposto questo progetto fotografico che il celebre fotografo francese dell’Agenzia Fotografica Magnum (Marocco 1941 – Parigi 2020) realizzò in Italia fra il 1962 e il 1966. All’inizio degli anni ’60 Bruno Barbey, cercando di ritrarre gli italiani, fotografò tutti i livelli della società, in strada ed all’interno. Il giovane fotografo presentò questo insieme di immagini a Robert Delpire che suggerì subito di pubblicarle nella serie “Essential Encyclopedia”, una raccolta di libri che giustappone testi e immagini, che comprendeva già The Americans di Robert Frank (1958) e il progetto Germans di René Burri (1962). Le circostanze dell’epoca impedirono la realizzazione del libro ma il portfolio di fotografie italiane convinse i membri dell’agenzia Magnum Photos delle potenzialità del giovane Barbey, che fu subito accettato nella cooperativa.

Dopo decenni di lavoro e numerosi volumi su altri paesi, Barbey pubblicò una prima versione di quest’opera nel 2002, con un’introduzione di Tahar Ben Jelloun. L’idea, alla base di questo progetto, era di “catturare lo spirito di una nazione attraverso le immagini” e creare un ritratto dei suoi abitanti. All’alba degli anni ’60, i traumi della guerra cominciano a svanire mentre albeggia il sogno di una nuova Italia che comincia a credere nel “miracolo economico”.

La Mostra, curata da Caroline Thiénot-Barbey e Marco Minuz presenta una settantina di stampe. Sarà arricchita anche da una video/intervista a Barbey.

La rassegna si sviluppa ulteriormente con una sezione dedicata ai fotografi contemporanei, in un progetto, sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, sempre accomunato dall’esercizio del guardare e dove il mezzo fotografico diventa uno strumento privilegiato anche per rilevare ed interrogarci sulle trasformazioni in corso.

Le mostre saranno dedicate a tre fotografi: Max RommelMichele Tajariol e Paola Pasquaretta e saranno ospitate in sequenza, dal 18 gennaio 2025 al 4 maggio 2025 presso gli spazi del Museo Civico d’Arte Ricchieri di Pordenone.

Dal 17 gennaio prenderà avvio un calendario di eventi con workshop, incontri con fotografi e scrittori.

L’intero progetto gode del patrocinio del Ministero della Cultura.

Studio-Esseci-2025


Ufficio Stampa:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
www.studioesseci.net
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

Pisa, Museo della Grafica – Tocando José Afonso

Il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi al concerto multimediale dedicato al grande cantautore portoghese José Afonso:

Domenica 15 dicembre, ore 16:00

Sala Titta Ruffo del Teatro Verdi di Pisa

ore 16:00
Saluti:
Diego Fiorini, Presidente della Fondazione Teatro di Pisa
Valeria Tocco, docente di Letteratura portoghese e brasiliana e responsabile della Cátedra Antero de Quental, Università di Pisa
Giovanni Federico Gronchi, Prorettore alla cooperazione e le relazioni internazionali
Elena Del Rosso, Presidente del Museo della Grafica
Alessandro Tosi, Direttore del Museo della Grafica

ore 16.15
Rumos Ensemble, “Tocando José Afonso

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria.

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
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