L’Aquila: FRAMMENTI. Un progetto di Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci

Fino al 31 maggio 2025 la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare il progetto Frammenti, composto da un’installazione di elementi in titanio realizzata dall’artista Paolo Mazzeschi e da un cortometraggio del regista e giornalista Francesco Paolucci, in collaborazione con la compositrice Roberta Vacca e l’artista Marzia Lioci

Dopo l’inaugurazione del 16 maggio, seguono due incontri di approfondimento: 
/ 23 maggio 2025 ore 18.00: incontro con Anna Maria Giancarli – poetessa, Domenico Nardecchia – docente e Roberto Soldati – ricercatore visivo.
/ 31 maggio 2025 ore 18.00: incontro con Francesco Zimei – musicologo e Piercesare Stagni – storico del cinema e presidente Abruzzo Film Commission. 

FRAMMENTI 
Un progetto di 
Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci
Con Roberta Vacca e Marzia Lioci

Incontro 23 maggio 2025 ore 18.00
con Anna Maria Giancarli, Domenico Nardecchia, Roberto Soldati

Incontro e Finissage 31 maggio 2025 ore 18.00
con Francesco Zimei, Piercesare Stagni

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre – Palazzo Cappa Cappelli
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila
Fino al 31 maggio 2025

Frammenti nasce da un dialogo avviato dal collettivo durante il periodo del lockdown: partendo dal titanio, come materia concreta e del reale, il progetto arriva all’immagine cinematografica, come materia impalpabile e della finzione. L’installazione e il cortometraggio rappresentano una trascrizione materiale pervasa una dualità di sentimenti – l’ansia, la frustrazione, la certezza – al fine di ricomporre i sentimenti umani quali frammenti emotivi, composti insieme a formare l’unità o smembrati e divisi in parti differenti. 

L’immagine che ne deriva potrebbe ricordare l’effige della maschera: come scrive lo psicologo e filosofo Arturo Conte, «l’uomo è un assente dietro la sua presentazione, è una persona nascosta che si svela, resta nascosto mentre viaggia. E viaggia sempre con una maschera che nasconde un’assenza. L’uomo si veste, si nasconde, si nasconde ovunque. Si nasconde nelle case, nelle città, ma soprattutto si nasconde nella stessa definizione di “Uomo” come “Persona”. “Persona” come “Maschera”. Persona dall’etrusco “phersu”, quindi dal greco “πρ.σωπον” [pr.s.pon], significa ciò che è davanti agli occhi. La maschera appunto. Mentre tutta la Natura è nuda, l’Uomo è vestito. Quindi, mentre la Natura è futuro, l’Uomo è immerso nel suo passato. L’uomo ferma i fantasmi, ed ecco che c’è il cinema, la presenza del passato. Il presente opprimente. Ma chi è l’uomo? Storici, giornalisti, psicologi, sociologi, artisti hanno cercato per anni di trovare una risposta. In natura questo non accade. Non c’è animale che abbia scritto, indagato la storia di un antenato. La parola “Futuro” invece deriva dal greco “φυω”,ciò che fiorisce, ciò che nasce. Ad esempio un albero. Il futuro è la trasfigurazione dell’uomo in donna e della donna in uomo. La trasfigurazione intesa come sensazione. L’incontro delle gemme degli alberi con il cielo e la pioggia. Questo è il futuro, il senza tempo, l’inconscio. Ciò che va oltre il bene e il male». 

Nella scultura-installazione, la rappresentazione coincide con un volto trasfigurato che sottolinea i due aspetti del pensiero e dell’azione: una maschera fatta di frammenti assemblati che suscita innumerevoli interrogativi. Nel cortometraggio, i frammenti dei due personaggi/maschere, al limite dell’identificazione reciproca, tendono alla riconquista dell’armonia e alla ricomposizione, aiutati anche dalla colonna sonora che si ispira ai quattro elementi naturali – terra, aria, acqua, fuoco – alternati da voci registrate su fonemi/parole/frasi. 

Paolo Mazzeschi.
Nato a L’Aquila nel 1966, figlio d’arte, frequenta gli studi nell’Istituto d’Arte dell’Aquila, conseguendo nel 1983 il diploma di maestro d’arte. Termina gli studi nel 1985 specializzandosi in oreficeria e diplomandosi con il titolo di maestro d’arte applicata . Nel 1990 apre il proprio studio d’arte, concentrandosi sul gioiello d’arte contemporanea: i suoi gioielli sono frutto di una attenta ricerca e sperimentazione combinando differenti materiali. Queste capacità gli vengono riconosciute sin dalle prime esposizioni dove riceve la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica . Nel tempo alterna scultura e design. Il suo spirito creativo gli permette di confrontarsi con materiali come metalli, legno, pietra e ceramica. Il linguaggio estetico si traduce in una costante impressione della texture. Negli ultimi anni scopre il titanio che dà nuova forza alla sua ricerca artistica, trovando finalmente una propria espressione personale. Le sue ultime opere possono essere considerate in linea con il movimento artistico del decostruttivismo.

Francesco Paolucci.
Giornalista professionista e film maker freelance. Dal 2009 documenta, con diversi linguaggi, il post terremoto dell’Aquila e delle aree interne con reportage rivolti soprattutto al web, Privilegiando il video reportage, da anni è impegnato a documentare storie e tematiche legate al mondo del sociale, ma anche dell’arte e dell’architettura. Nel 2017 ha realizzato “I Migrati”, un documentario acquistato contemporaneamente dalla Rai e da Tv2000, presentato e premiato in diversi festival nazionali e internazionali. Gli ultimi lavori sono “I Senza Nome” (2022) sul tema dei migranti sepolti nel cimitero di Lampedusa e “L’uomo più buono del mondo – La leggenda di Carlo Tresca” (2023) e “Io ci provo” (2023) un documentario che fa parlare l’autismo. Nel 2024 è stato selezionato per la 29esima Biennale della Slavonia (Croazia) con il documentario “I Senza Nome”; ha vinto il Premio Penisola Sorrentina “Viaggio in treno” con il corto “Cicale” e il premio miglior documentario” con “L’uomo più buono del mondo” al Festival Documentario D’Abruzzo. 

Roberta Vacca.
Compositrice residente presso Mac Dowell Colony (U.S.A.), Fondazione per le Lettere e per le Arti di Bogliasco e Residenza d’Artista “Le Ville Matte” di Villasor. Le sue composizioni, edite da Ars Publica, MEP, RAI Com, Sconfinarte, Twilight, sono presenti in sei monografie e raccolte discografiche per varie etichette. La componente ludica e idealistica, unita alla sua passione per il teatro, i cui gesti permeano anche la sua produzione strumentale, la portano ad essere aperta a numerose ed eterogenee collaborazioni “in cui il progetto compositivo è impostato su impianti formali sempre molto chiari e su figure mutuate dalla tradizione e trasfigurate. Gesto teatrale e narratività, il raccontare sia in senso teatrale che in senso musicale, interni all’elaborazione dell’andamento strumentale, sono il vero bisogno espressivo della compositrice.” (R. Cresti)

Marzia Lioci.
Laureata in Lingue e Civiltà Orientali e in Scienze e Tecniche Psicologiche, si affaccia alle arti performative nel 2018 e crea un sodalizio artistico con la fotografa Giusy Calia, Cuore Taglia Unica. Espone in varie città italiane ed estere, tra cui Parigi e Berlino, e vince il Primo Premio Internazionale Fotografia Agnese Meotti a Verona. Marzia indaga la dimensione legata al sentire i materiali e gli ambienti attraverso il corpo per farne un’esperienza profonda da cui trarre ispirazione. Le sue collaborazioni artistiche sono nell’ambito della fotografia, della danza e della narrazione, con un filo conduttore che riguarda il viaggio intimo dentro se stessi quale ricerca e rivelazione di forze vitali libere e autentiche. 


La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.


FRAMMENTI 
Un progetto di 
Paolo Mazzeschi e Francesco Paolucci
In collaborazione con Roberta Vacca e Marzia Lioci

Inaugurazione 16 maggio 2025 ore 18.00
Fino al 31 maggio 2025

Orari: giovedì 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30; venerdì e sabato 17.00 – 19.30; domenica 11.00-13.00 / 17.00 – 19.30 –  Ingresso libero

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino
tel. 338458 1985
Barbara Olivieri tel. 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com

Valentina Equizi
Graphic designer e social media manager
valentina.equizi88@gmail.com
tel. 3497500772

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Ra di Spina – il progetto musicale della cantante, ricercatrice vocale e performer Laura Cuomo

Ra di Spina – il progetto musicale della cantante, ricercatrice vocale e performer Laura Cuomo – torna con il suo primo album dal titolo “Vocazioni”. La pubblicazione fisica è prevista il 23 maggio per Agualoca Records, label che da anni si distingue per la sua attenzione alla musica di ricerca radicata nella tradizione (in catalogo FLO, Fanfara Station, Maria Mazzotta, Vesevo, Ilaria Graziano & Francesco Forni, Orchestra Joubes, Sulle Rive del Tango, Sineterra, Driving Mrs Satan).

Ra di Spina presenta “Vocazioni”: il primo album in uscita il 23 maggio con un showcase all’Auditorium Novecento di Napoli

“Vocazioni” è già disponibile sulle principali piattaforme digitali e sarà presentato proprio il 23 maggio con uno showcase live all’Auditorium Novecento di Napoli (ingresso 10€ con CD album incluso, inizio ore 22:30, prevendite su Etes.it all’indirizzo https://bit.ly/Ra_Di_Spina_Auditorium_Novecento).

L’album, che racchiude anche i brani pubblicato in un precedente Ep, è un lavoro corale e visionario, che attinge dalla tradizione popolare del Sud Italia per rielaborarla in una chiave contemporanea, mescolando polifonie vocali, ritmi ancestrali, chitarre elettriche, elettronica sperimentale e suggestioni world.

Frutto della collaborazione tra Laura Cuomo (voce, elettronica e ricerca), Alexsandra Ida Mauro (voce), Ernesto Nobili (chitarra e produzione) e Francesco Paolo Manna (percussioni), “Vocazioni” è un viaggio sonoro che esplora il concetto di “chiamata” – quella delle voci antiche, delle storie dimenticate, delle lotte e delle resistenze di un popolo.

«Voci che si rincorrono, ascoltate, immaginate, sognate. Voci che raccontano amori divini e terrestri, che si arrampicano l’una sull’altra, restituendo la potenza delle melodie arcaiche»: così il gruppo descrive “Vocazioni”, un lavoro che trasforma il canto in un atto di memoria collettiva, un richiamo ancestrale che risuona nel cuore di chi lo interpreta e di chi lo ascolta.

Prima dello showcase napoletano, Ra di Spina porterà “il suo viaggio musicale” in tour con una data a Roma il 15 maggio presso Santa Libbirata La Carretteria, che prosegue il viaggio dal vivo iniziato il mese scorso da Barcellona, in compagnia di Maria Mazzotta, Suonno D’ Ajere e Sangennarobar promossa da Fabra i Coats con il festival Napoli World e supportata dall’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

Il tour di “Vocazioni” proseguirà successivamente con tappe a  Bologna, Palermo, nelle Marche, in Basilicata e in Salento.

“Vocazioni” è un inno alla resistenza culturale, un disco che rompe gli schemi della tradizione per rigenerarla, mescolando synth, chitarre elettriche e voci carnali. Un lavoro che parla di radici, comunità e identità, restituendo alle storie antiche una nuova, vibrante attualità.

“La voce è soglia e radice dell’identità: attraverso di essa si manifesta l’essere, nel suo stare al mondo e nel suo divenire – racconta Laura Cuomo. È strumento di riconoscimento e rivelazione, capace di indicare la direzione del nostro possibile, tracciando il confine tra potenza e limite. Il canto d’insieme in Ra di spina è la riscoperta di una dimensione collettiva, condivisa. Il canto è di tutti, perché un gesto umano. Le melodie che cantiamo sono popolari, perché sono di tutti. La musica è autenticamente popolare quando appartiene a tutti. Le melodie che ricerco e riarrangio non sono solo un pretesto, ma un veicolo per diffondere il messaggio che la voce è capace di esprimere emozioni. Queste melodie – conclude Cuomo – sono sopravvissute a generazioni e generazioni tramite una tradizione fondamentalmente orale, conservano una forza intrinseca, derivante dalla loro robustezza nel resistere ai naturali cambiamenti delle comunità che, nel corso del tempo, le hanno mantenute vive attraverso la pratica. Il progetto Ra di spina risponde all’esigenza di donare la parte più autentica della voce.


Official web
https://linktr.ee/radispina
https://www.youtube.com/@radispina
https://www.balaioproducciones.com/ra-di-spina/

INFO:
Management/Booking: bulbartworks@gmail.com / radispina@gmail.com 
Booking internazionale: mar@balaioproducciones.com 

Ufficio stampa Ra di spina
Hungry Promotion
3395840777 – giulio@hungrypromotion.it

Biblioteca Regionale di Messina: Al Maggio dei Libri appuntamento in ricordo di Giuseppe Carrisi

Ci sono persone che ti entrano nel cuore senza un motivo, senza una ragione… ci son persone che ti prendono l’anima e l’abbracciano con uno sguardo o con una parola… lì rimangono per sempre impresse qualunque cosa accada sai che non potrai fare a meno di amarle!”(Shan Sa) Citazione nella quale si riflette la descrizione del caro Giuseppe Carrisi, Giornalista RAI e Scrittore (Saggista e Drammaturgo) di eccelso valore, con le Sue opere e inchieste documentate, ha provato a squarciare il velo dell’omertà, come nei reportages di guerra sulla situazione dei bambini soldato africani, su quella delle vedove cecene e dei migranti; Uomo affabile e discreto, i cui tratti dell’animo, intrisi di profonda empatica sensibilità, lo hanno sempre spinto ad occuparsi degli ultimi e in ogni caso di tematiche scottanti e pregne di sofferenza.

Già ospite in Biblioteca nel 2021 e nel 2022, ancora una volta sarebbe stato con noi – come lo stesso aveva confermato – per la presentazione della Sua ultima fatica letteraria, se un destino atroce non l’avesse strappato alla vita l’11 aprile 2025, per un infarto fulminante, lasciandoci attoniti e amareggiati e facendo residuare un vuoto incolmabile.

Per condividere con i familiari e gli amici presenti i preziosi ricordi sulla Sua luminosa figura, il 23 maggio 2025, alle ore 17:30presso la Sala Lettura d’Istituto, si chiuderà, con il quarto appuntamento, il Palinsesto “La Biblioteca quale rifugio di riflessione e crescita”, ideato in occasione della Campagna Nazionale “Il Maggio dei Libri”, promossa dal “CEPELL”, per “Intelle(g)o… dunque sono”, con la partecipazione del Dott. Domenico Interdonato, Pres. Ucsi Sicilia, e con lettura e disamina approfondita di brani da parte del Personale di Istituto, tratti da “Sacro intrigo” , Affiori editore 2025, un thriller sullo sfondo di vicende oscure intorno agli apparati ecclesiastici che indaga su una serie di furti di documentazioni dagli Archivi vaticani della Curia Romana, testo che, unitamente agli altri, costituirà importante Sua eredità di impegno umano e civile.



Post dell’evento saranno presenti sulle pagine social della Biblioteca:

Chi non potrà prendere parte alle iniziative in presenza, potrà scrivere sui social commenti e domande da rivolgere ai Relatori.

Nei giorni a seguire le date degli eventi in programma saranno disponibili i video.

Per INFO:
Ufficio Relazioni con il Pubblico
tel. 090674564
urpbibliome@regione.sicilia.it.


Roma, sedi varie: pensieri e progetti per vivere e curare la città

La XIII edizione di Open House, dal 24 maggio al 1 giugno 2025, propone, all’interno del programma, CITTÀ ACCOGLIENTE, un incontro informale di persone attive in campi diversi che pensano e sperimentano soluzioni alternative per vivere e curare la città. 

Il progetto, a cura di Roberta Melasecca, presenta tre diversi temi e visioni: Lift GardenLa città impropriaIl Padiglione Nervi

OPEN HOUSE ROMA 

CITTÀ ACCOGLIENTE
A cura di Roberta Melasecca
Con ÆROREVERIE, Antonio Amendola, Flavio Arcangeli, Massimo Cardone, Massimiliano Chialastri, Alberto D’Amico, Ysabel Dehais, Giovanna Floris,
Sergio Iannelli, Melissa Lohman, Federica Luzzi, Stefania Macori, 

Michele Marinaccio, Roberta Melasecca, Anna Onesti, Gabriella Pace, 
Marina Scognamiglio, Silvia Stucky, Naoya Takahara, Anna Valeriani


24 maggio – 1 giugno 2025
Studio Chialastri-Macori | Via Antonio Coppi 33 – Roma
aavv creative engineering | Via Alessandro Cialdi 1 – Roma
Padiglione Pier Luigi Nervi | Via della Magliana 238 – Roma

Il 24 e il 31 maggio dalle 18.00 alle 20.00, lo studio di architettura di Massimiliano Chialastri e Stefania Macori sarà animato dagli interventi per Lift Garden di Federica Luzzi, Anna Onesti, Naoya Takahara, Gabriella Pace, Melissa Lohman e Flavio Arcangeli, Antonio Amendola e Sergio Iannelli, Michele Marinaccio. 

Il 28, 29, 30 maggio e il 1 giugno 2025 dalle 18.00 alle 20.00 nello studio aavv creative engineering di Massimo Cardone e Marina Scognamiglio; Silvia Stucky e Marina Scognamiglio generano La città impropria (con interventi di Jacopo Benci, Ysabel Dehais). 

Il 31 maggio dalle 11.00 alle 15.00 e il 1 giugno dalle 11 alle 16.00, all’interno del Padiglione Nervi, le performance di ÆROREVERIE (Jacopo Benci, Beatrice Miniaci, Dalila Specchio, Luca Venitucci), Alberto D’Amico e Giovanna Floris, Ysabel Dehais, Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Anna Valeriani. 

Città Accogliente unirà poi tre eventi il 31 maggio alle ore 16.00, con un tour condiviso col pubblico: partendo dal Padiglione Nervi in Via della Magliana, il percorso transita per Ponte Marconi verso la basilica di San Paolo, arriva allo studio di architettura aavvce, per poi inerpicarsi su Via delle Sette Chiese e attraversare la Garbatella, l’Appia Antica, il Parco della Caffarella per giungere allo Studio Chialastri-Macori in Via Coppi. Lungo tutto il percorso Ysabel Dehais lascerà una traccia; il pubblico, accompagnato dagli artisti e dagli architetti, sarà invitato a osservare ciò che è trascurato, marginale, nascosto, e ciò che vediamo sempre senza guardarlo: le differenze fra un quartiere e l’altro, l’architettura, il verde, ma anche la luce, l’aria, i suoni.

Come scrive la curatrice, Roberta Melasecca: «Noi, piccolo gruppo di artisti-intellettuali, transitiamo, attraversiamo, sostiamo, corriamo, camminiamo, ci riuniamo in famiglie più o meno temporanee, attirati dalle comuni inclinazioni; esperiamo ogni giorno soluzioni, alternate e alternative; ci mettiamo alla prova per capire, per andare nel fondo e nel retro, per trovare nuovi modi di stare con noi e gli ambiti che ci competono. Concepiamo nuove tipologie, nuove città nelle città di differenti conformazioni, di aspetti che si alterano con lo sguardo di chi le tocca e le fa proprie, e in esse proviamo ad immaginare se si possa vivere. Non serve andare su Marte. Uniremo tutte le città con i nostri corpi, con le nostre sembianze, le percorreremo in linea retta guardandoci negli occhi, spostando lo sguardo in basso e in alto, riconoscendo le unità frattali che ci appartengono e da cui non possiamo discostarci più di tanto. Non so se alla fine daremo vita ad una città accogliente. Ma di certo non smetteremo mai di desiderare». 

La geo-città: Lift Garden 
Nello studio di architettura di Massimiliano Chialastri e Stefania Macori, Federica Luzzi, Anna Onesti, Naoya Takahara, Gabriella Pace, Melissa Lohman e Flavio Arcangeli, Antonio Amendola e Sergio Iannelli, Michele Marinaccio generano Lift Garden, esplorano la geo-città ascoltando le ragioni della terra. Federica Luzzi predispone strutture di azioni possibili, forgiate dai vuoti che collegano le ossa, dai sogni di giardini interiori, nascosti agli occhi, quei regni di transizione tra esterno ed interno dove vagheggiano i pensieri concretizzati in fogge rinate. Come Penelope tessitrice che crea ma non disfa, l’artista ricompone un contemporaneo hortus conclusus, non più separato ma affondato in un flusso di aria, energia e tensione. Anna Onesti costruisce mappe urbane volanti, immerse nelle immagini del suolo con il sapore dell’etere: con mani sapienti piega e apre, apre e piega, in una svolta a destra, in una svolta a sinistra mentre il cielo si abbassa sulla terra e con lei coincide. Naoya Takahara dà forma al vento, anelito di invisibili ombre: e si fa albero, e si fa fiume, e si fa foglia, e si fa suono lontano di corde tese, in silenzio. Gabriella Pace sceglie di affidarsi all’acqua. Gabriella sceglie il fiume, quel fiume che vede ogni giorno, che conserva le memorie andate ma che più non appare né verde né azzurro. Lo ridisegna, ne riperfeziona l’alveo, ne ricorda il corso spingendolo oltre la linea prefissata. Lo ricolora di agognata purezza e lui si assurge a elemento di congiunzione tra paesaggio naturale ed umano. Melissa Lohman e Flavio Arcangeli si ibridano in organismi tridimensionali di carne e linfe, si espandono, mettono in atto dispositivi di adattamento all’ambiente da loro stessi generati, spingendoci a fare altrettanto. Antonio Amendola e Sergio Iannelli evocano la realtà con il suono e la voce, lasciando al sito il compito di guidare le modulazioni del sentire, del vedere, del pronunciare. Michele Marinaccio compone una sinfonia visiva di parole narranti e noi ne siamo circondati, travolti, avvolti, tentando di afferrare quello che è solo indefinito, incerto. 

La città residuale: La città impropria
Nello studio aavv creative engineering di Massimo Cardone e Marina Scognamiglio; Silvia Stucky e Marina Scognamiglio (con interventi di Jacopo Benci, Ysabel Dehais) ci conducono in quei frammenti lungo l’asse del fiume fuori le mura. È una città porosa, permeabile, risultante dagli scarti che si impadroniscono di brandelli definiti da identità improprie. Qui la natura contaminata è la regola da osservare e tutto quello che viene coltivato dalle mani umane acquista la stessa resistenza e pregnanza, forze commutabili senza distinzione. Emergono barriere, sbarre, recinzioni, cancellate, schermi di transito e di tramite che impediscono l’oltre e l’infinito e condannano le rappresentazioni ad una sorte uniforme. Ogni ambizione qui si infrange, ogni aspirazione qui decade e lo sforzo per sollevarsi raddoppia la sua intensità. Emerge il bisogno inequivocabile di riappropriarsi dell’abbandono attraverso l’attestazione, la consapevolezza, attraverso il riconoscimento dell’esistenza tralasciata. 

La città futura: Il caso del Padiglione Nervi
All’interno del Padiglione progettato da Pierluigi Nervi, ÆROREVERIE (Jacopo Benci, Beatrice Miniaci, Dalila Specchio, Luca Venitucci), Alberto D’Amico e Giovanna Floris, Ysabel Dehais, Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Anna Valeriani ci traghettano alla scoperta di un posto prezioso ma sconosciuto ai più: il primo edificio prodotto con la tecnica del ferrocemento da uno dei maggiori artefici di architetture strutturali del Novecento, del quale ammiriamo molto spesso l’opera più nota, l’Aula Paolo VI in Vaticano. Il padiglione, situato in Via della Magliana, fu realizzato mescolando calcestruzzo e armatura e invertendone le proporzioni. Ne risultò un materiale estremamente sottile, di appena 2,5 cm di spessore, resistente, elastico, duttile, omogeneo, leggero, sagomabile in forme qualsiasi. Attualmente di proprietà privata e parte di un parcheggio ma sottoposto a tutela, il piccolo capolavoro pionieristico dell’ingegnere italiano diventa il territorio di ulteriori sperimentazioni, un caso studio che possa indicare strategie di rigenerazione culturale. ÆROREVERIE erige un’abitazione provvisoria dove le pareti sono i suoni che risuonano in accordo con le strutture del padiglione. Alberto D’Amico e Giovanna Floris rileggono il paesaggio urbano, mediante l’uso delle figure e del linguaggio, narrando gli spazi delle convergenze, delle contraddizioni: una preghiera che assume il tono dell’ironia e della supplica, della poesia e del sarcasmo, dell’indagine critica e della conversazione. Ysabel Dehais racconta la diversità, gli incontri che da essa nascono e la necessità e l’urgenza della creazione: attraverso sistemi di relazione e reciprocità ogni cosa rimane strettamente connessa ad una rete in perenne movimento. Silvia Stucky concede la misura dei corpi, degli spazi, e la esercita con le braccia, con i vuoti e i pieni di quello che siamo. Anna Valeriani ricorda che la nostra ricerca è sul limite dell’essere, che cenere siamo e ritorniamo e che alla fine di tutto e tutti siamo noi, soli con noi davanti a noi. Roberta Melasecca (io che scrivo) forse sarà il magma duttile del ferrocemento che trasmuta al contatto con l’altro. 
(testi di Roberta Melasecca)

PROGRAMMA
 
CITTÀ ACCOGLIENTE • Lift GardenGUARDA SU OPEN HOUSE ROMA
Studio Chialastri-Macori :: via Antonio Coppi 33, 00179 Roma
Antonio Amendola/Sergio Iannelli; Flavio Arcangeli/Melissa Lohman; Michele Marinaccio, Federica Luzzi, Anna Onesti, Gabriella Pace, Naoya Takahara
Sabato 24 maggio 2025 dalle 18.00 alle 20.00
Sabato 31 maggio 2025 dalle 18.00 alle 20.00
CITTÀ ACCOGLIENTE • La città impropria GUARDA SU OPEN HOUSE ROMA
aavv creative engineering :: via Alessandro Cialdi 1, 00154 Roma
Marina Scognamiglio e Silvia Stucky
Con interventi di Jacopo Benci, Ysabel Dehais
Mercoledì 28, giovedì 29, venerdì 30 maggio 2025 dalle 18.00 alle 20.00
Domenica 1 giugno 2025 dalle 18.00 alle 20.00
CITTÀ ACCOGLIENTE • Padiglione Nervi GUARDA SU OPEN HOUSE ROMA
Padiglione Pier Luigi Nervi :: via della Magliana 238, 00146 Roma
PERFORMANCE, AZIONI, MUSICA, LETTURE

ÆROREVERIE (Jacopo Benci, Beatrice Miniaci, Dalila Specchio, Luca Venitucci), Alberto D’Amico/Giovanna Floris, Ysabel Dehais, Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Anna Valeriani
Sabato 31 maggio 2025
ore 11.00 Anna Valeriani
ore 11.30 Alberto D’Amico/Giovanna Floris
ore 14.30 Ysabel Dehais
Domenica 1 giugno 2025
ore 11.00 Anna Valeriani
ore 11.30 ÆROREVERIE Jacopo Benci, Beatrice Miniaci, Dalila Specchio, Luca Venitucci
ore 15.00 Silvia Stucky
ore 15.30 Roberta Melasecca
CITTÀ ACCOGLIENTE • Attraversati dai luoghi (tour) GUARDA SU OPEN HOUSE ROMA
Sabato 31 maggio 2025
ore 16.00
TOUR: PUNTO DI INCONTRO
Padiglione Pier Luigi Nervi
via della Magliana 238, 00146 Roma


Città Accogliente
a cura di Roberta Melasecca
promosso da #LaCittàAccogliente
24 maggio  – 1 giugno 2025

FB:  www.facebook.com/profile.php?id=61573980577410
SITO OPEN HOUSE: CITTÀ ACCOGLIENTE
PROGRAMMA: Programma Città Accogliente

CONTATTI 
Roberta Melasecca 3494945612
Silvia Stucky 3293544936 
roberta.melasecca@gmail.com

Castello di Rivoli: Una mostra in collaborazione con Haus der Kunst, Monaco di Baviera

Il Castello di Rivoli presenta il proprio calendario espositivo per l’anno 2025.
Il programma dell’istituzione, che ha recentemente celebrato il proprio quarantesimo anniversario, include due esposizioni e un nuovo formato che commissiona ad artisti contemporanei un’opera pensata per il castello: la mostra Rebecca Horn – Cutting Through the Past, la retrospettiva dell’artista Enrico David e il progetto Inserzioni.

Il programma espositivo del 2025
Due grandi mostre e un progetto di commissioni in dialogo con la Collezione

Nata dalla collaborazione con Haus der Kunst, e a seguito della personale dell’artista organizzata dalla stessa istituzione nel 2024, la mostra al Castello è la prima retrospettiva dedicata a Rebecca Horn in un’istituzione museale pubblica italiana. La mostra, volta a riconoscere il ruolo fondamentale dell’artista tedesca nello sviluppo della pratica artistica contemporanea, comprende opere che intrecciano tematiche quali tempo, memoria, ossessione e relazioni di potere, la mostra presenta una selezione di installazioni, sculture, video, film e disegni che si estende dagli anni Settanta al presente. Il percorso espositivo includerà iconiche macchine cinetiche come Peacock Machine, originariamente ideata dall’artista per la sua partecipazione a documenta, Kassel nel 1982, sino alla recente Hauchkörper, 2017, oltre alle installazioni monumentali Inferno, 1993-1994, Tower of the Nameless, 1994 e Concert for Anarchy, 2006. Nella sezione centrale della mostra, i visitatori potranno incontrare le performance di esordio di Horn attraverso i video Performance I, 1970-1972, Performance II, 1972 e Berlin, 1974-1975. Come per l’iniziale presentazione a Haus der Kunst, essi saranno proiettati in grande scala, dopo essere stati restaurati e digitalizzati. La mostra comprenderà inoltre importanti lavori appartenenti alla collezione del Castello, tra cui il film Der Eintänzer, 1978, e le coinvolgenti installazioni Cutting Through the Past, 1993, l’opera che da il titolo alla mostra, e Miroir du lac, 2004. Gli ulteriori film di Horn, La Ferdinanda – Sonate für eine Medici Villa, 1981 e Buster’s Bedroom, 1990, saranno allestiti nel Teatro del Museo e proiettati nell’ambito di una speciale programmazione.
 
Enrico David – Domani Torno
A cura di Marianna Vecellio
29 ottobre 2025 – 22 marzo 2026
Manica Lunga, Terzo piano
 
L’esposizione traccia un compendio della ricerca di Enrico David (Ancona, 1966), che spazia tra pittura, opere tessili, disegno, scultura e grandi installazioni ambientali in un’esplorazione della condizione psicologica e interiore dell’essere umano contemporaneo. Il percorso, appositamente concepito per la Manica Lunga, oscilla tra figurazione e astrazione per concentrarsi sul corpo come punto di partenza per una riflessione sulla figura umana come metafora della trasformazione. Utilizzando un linguaggio espositivo che richiama la scenografia teatrale e il display per oggetti di design, la mostra ripercorre la traiettoria creativa dell’artista, arricchita da nuove produzioni. Tra i lavori in mostra figurano gli ambienti Madreperlage, 2003, prima installazione di grandi dimensioni realizzata presso la galleria Cabinet a Londra, Ultra Paste, 2007, presentato per la prima mostra istituzionale dell’artista presso la ICA di Londra, Absunction Cardigan, 2009, realizzato in occasione della nomina al Turner Prize, e Tutto il Resto Spegnere, esposto al Padiglione Italia della Biennale Arte 2019 a Venezia. L’ampio corpo di opere in mostra include gli studi dell’artista sulla scultura con opere come Sign for Lost Mountaineers Hair Grooming Station, 2004, Pebble Lady, 2014 e Racket II, 2017, numerosi disegni, una selezione di nuove produzioni tra grandi pitture, arazzi e ricami su tela e la serie dei teatrini, realizzata dal 2005 ad oggi.
 
Inserzioni
A cura di Francesco Manacorda
Settembre 2025 – marzo 2026
Edificio Castello, I e II piano
 
Inserzioni diffonde nuove commissioni nel tessuto della Collezione invitando una selezione di artisti a intervenire in una sala del Museo relazionandosi con l’allestimento delle opere appartenenti al Museo. Il formato, della durata di sei mesi e rinnovato due volte l’anno, trasforma le sale storicamente dedicate alla Collezione in una “mostra collettiva” in continuo rinnovamento, arricchendo il percorso espositivo di figure, movimenti e aree geografiche finora non pienamente rappresentati. Riprendendo la formula originaria usata dal primo direttore Rudi Fuchs per Ouverture, ogni artista è invitato a ideare un’opera per una delle sale auliche del Castello di Rivoli e a inserirsi nella storia dell’arte narrata attualmente dal Museo.


Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli – Torino
Info: +39 0119565222
come arrivare

Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
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Ufficio Stampa Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Manuela Vasco | press@castellodirivoli.org | tel. 011.9565209
 
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Farini, 71 | 20159 Milano | www.paolamanfredi.com
Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com | T. +39 340 9182004
Federica Farci | federica@paolamanfredi.com | T. +39 342 0515787


Roma, Hyunnart Studio: grandi teli e pastelli a olio realizzati nel quinquennio 1976-1980

Giovedì 22 maggio 2025, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale dell’artista Gianni Baretta, dal titolo “Minimale lirico”, con un testo critico di Carlo Alberto Bucci.

In contemporanea, dal 23 maggio presso Blocco 13 (via Girolamo Benzoni 13), lo stesso Baretta espone altre opere per la serie Artista/Gallerista.

Hyunnart Studio
 
Gianni Baretta
Minimale lirico
 
testo di Carlo Alberto Bucci
 
Dal 22 maggio al 28 giugno 2025
Inaugurazione giovedì 22 maggio 2025, ore 18.00
 
Hyunnart Studio, viale Manzoni 85-87, Roma 00185

Nell’allestimento di Hyunnart Studio saranno esposti sia grandi teli che pastelli ad olio realizzati nel quinquennio 1976-1980, opere che l’artista piemontese ha scelto di esporre a Roma, in quella che è la sua seconda personale nella capitale, perché l’insieme dei lavori ha ancora il sapore inedito di una proposta fresca, attuale e di carattere ambientale.

Nella selezione delle opere di grande formato in tela Baretta ha applicato, in determinate porzioni della pasta di carta (“pdc”) con interventi pressoché monocromatici. Al tramonto degli anni Settanta, mentre sulla scena internazionale si verifica un ritorno alla pittura in chiave di citazione e figurazione, l’artista sceglie, in controtendenza, «di aggredire la tela con campiture monocrome di pigmenti intrisi nella cellulosa macerata, un coagulo cromatico e materico che spesso espande delicate sfumature sulla tela». Come scrive Carlo Alberto Bucci, «a sfogliare sul tavolo questi suoi teli, come fossero pagine di un libro di stoffa, prima che finiscano appesi quali dipinti alle pareti della galleria di viale Manzoni, mi rendo conto che essi appartengono a un tempo ancora, e sempre, presente: il tempo della misurazione, della catalogazione (ogni opera reca il giorno, il mese e l’anno in cui è nata) e della contemplazione dello spazio attraverso colori e forme essenziali che vivono, per dirla con le parole dell’artista, “una libera e pulita austerità”».

 In mostra saranno esposte anche due “piccole stanze metafisiche”, cassette di legno con forme geometriche ed elementi di pittura che rievocano architetture scenografiche, in un sottile insieme onirico.


Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
Visitabile su appuntamento:
3273384591 / 3355477120
e-mail pdicapua57@gmail.com

Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>

Bologna, Palazzo Fava: Louise Nevelson

L’Associazione Genesi, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Opera Laboratori nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, è felice di annunciare una importante mostra sul lavoro di Louise Nevelson (al secolo Lija Isaakivna Berljavs’ka, Kiev, 1899 – New York, 1988), una delle prime donne artista a ottenere un saldo riconoscimento nel sistema artistico coevo già a partire dagli inizi degli anni Quaranta grazie alle sue grandi sculture monocrome nere, bianche, e oro create con assemblaggi di materiali di recupero.

Associazione Genesi
presenta
 
Louise Nevelson
Bologna, Palazzo Fava
30 maggio-20 luglio 2025

Mostra a cura di Ilaria Bernardi

La mostra, a cura di Ilaria Bernardi, sarà visitabile dal 30 maggio al 20 luglio 2025 a Bologna, nelle sale del piano nobile di Palazzo Fava decorate dal ciclo di affreschi commissionati nel 1584 a Ludovico, Annibale e Agostino Carracci dall’allora proprietario dell’edificio, Filippo Fava.

Si tratta della prima mostra dedicata a Louise Nevelson nella città di Bologna e corrisponde al contempo al 120° anniversario dal suo trasferimento da Kiev, dove nacque, agli Stati Uniti, dove si ricongiunse al padre ivi emigrato qualche anno prima per fuggire al clima persecutorio contro gli ebrei diffusosi nel suo paese di origine. Il trasferimento oltreoceano segnò una svolta nella vita della giovanissima Louise che proprio negli Stati Uniti troverà la sua emancipazione come donna e il suo successo come artista.

Con questo progetto l’Associazione Genesi dà avvio a una serie di esposizioni monografiche dedicate a grandi artisti ormai storicizzati, la cui vita e/o il cui lavoro può essere interpretato ex-post come anticipatore di tematiche sociali oggi divenute urgenti. Se con il suo lavoro fatto di scarti quotidiani assemblati, Louise Nevelson ha anticipato il tema della memoria, con la sua vita personale, opponendosi alle convenzioni tradizionalmente imposte alla donna del suo tempo, ha anticipato l’oggi dirimente questione della condizione femminile.

Pur sposata con Charles Nevelson e madre di un figlio, sentì infatti talmente limitante il ruolo di moglie e madre che nel 1941 divorziò dal marito per dedicarsi completamente all’arte. La sua tenacia ad emanciparsi come donna e come artista le consentì, già negli anni Cinquanta, di vedere sue opere entrare a far parte delle collezioni dei maggiori musei americani, tra cui il MoMA a New York; nel 1962 espose nel padiglione statunitense della Biennale di Venezia e nel 1967 ottenne una prima vasta retrospettiva al Whitney Museum di New York a cui seguirono numerose altre mostre nel mondo che le valsero il titolo di “Grande dame della scultura contemporanea”.

Cuore dell’esposizione bolognese saranno le iconiche sculture di grandi dimensioni in legno dipinto, tra le quali svettano esempi provenienti da diversi cicli scultorei prodotti negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta.

Articolata nelle cinque sale del piano nobile di Palazzo Fava, sarà la prima mostra a suddividere le opere per tipologie tematico-strutturali ricorrenti, in modo da fornire al visitare il vocabolario di base per leggere il lavoro dell’artista.

Nella prima sala, la Sala Giasone, saranno presentate le celebri e monumentali sculture autoportanti, in legno dipinto di nero, per lo più senza titolo, come il grande Senza titolo del 1964, che, come enormi librerie celano al loro interno oggetti di varia natura.

Segue la seconda sala, la Sala Rubianesca, dove saranno esposti alcuni esemplari della serie delle cosiddette “porte” in legno dipinto di nero, sospese a parete, realizzate nel 1976 “incastonando” alle assi di legno delle porte parti di oggetti aggettanti, tra cui sedute, schienali, gambe di sedie. Nella stessa sala sarà inoltre presente un’opera Senza titolo del 1959-60 che sembra costituire un prodromo di questa serie di lavori.

La terza sala, la Sala Enea, accoglierà una differente tipologia di sculture, ancora una volta in legno dipinto di nero e sospese a parete, ma questa volta piattissime poiché costituite da assemblaggi di elementi tipografici. Alla stregua della scultura autoportante Sky totem del 1973 che le accompagna, sono caratterizzate da titoli esplicitamente evocativi a paesaggi naturali o artificiali (v. Tropical Landscape, 1975 e City Series, 1974), a dimostrare quanto le “forme” e le energie nascoste nel reale siano sempre state motore creativo dell’artista.

Dopo le prime tre sale caratterizzate dalle suddette iconiche sculture nere, la quarta Sala, la Sala Albani porterà in luce la stretta relazione tra il lavoro di Louise Nevelson come scultrice e la pratica del collage e degli assemblaggi che l’ha accompagnata per tutta la sua vita. I collage e gli assemblage a parete, di medio-piccole dimensioni, più o meno aggettanti, e dalle tonalità dal nero all’ocra, esposti nella Sala Albani, infatti, evidenziano, molto di più di quanto facciano le sculture, l’interesse dell’artista per materiali non convenzionali (legno grezzo, metallo, cartone, carta vetrata, pellicola di alluminio) e il suo approccio al processo creativo che la critica italiana Carla Lonzi definì a buon diritto di “distruzione-trasfigurazione” poiché basato sulla trasformazione di oggetti di recupero in Arte.

La mostra proseguirà poi nella Sala Cesi dove il visitatore si troverà davanti a una “rivelazione”: acqueforti inedite del 1953, unite a serigrafie del 1975, raramente conosciute ed esposte prima.

Nella stessa sala, a sancire il passaggio con la sala finale, sarà proiettata una video-intervista di Louise Nevelson del 1978, registrata in occasione dell’apertura della Chapel of the Good Shepherd, a New York, interamente progettata dall’artista con sculture in legno dipinto di bianco che, all’interno della sua poetica, segnano il passaggio alla vera e propria trasfigurazione alchemica dal nero del piombo allo scintillio dell’oro.

Nell’ultima sala, infatti, la Sala Carracci, grandi collage su legno dipinto sospesi a parete e soprattutto una grande scultura autoportante come (The Golden Pearl, 1962) presenteranno il risultato ultimo di tale trasformazione alchemica della materia: vi saranno esposte le ancor più rare opere in cui l’oro prende il posto del nero per divenire colore dominante.

Come scriveva Germano Celant nella monografia edita nel 1971, il lavoro di Louise Nevelson è “femminile e ‘femminista’” in quando, concentrandosi su di sé, come essere autonomo dall’uomo, è giunta all’autoaffermazione in una cultura maschile. Al fine di reincorporare l’esperienza femminile nella storia, ha portato nella scultura ciò che la donna esclusa dalla storia ha conservato nei millenni: il rapporto magico, alchemico, astorico primitivo con la natura incontaminata, in contrapposizione al razionalismo tecnologizzato maschile. Per questa ragione all’interno della sua scultura, Nevelson utilizza materiali primigeni (come pietra o legno) e incorpora miti, pratiche alchemiche e rappresentazioni rituali delle antiche civiltà. La trasformazione della materia (gli scarti da lei raccolti e assemblati nelle sue sculture) in Arte, evoca l’auspicata trasformazione della donna in essere autonomo, possibile solo attraverso la sua autoaffermazione.

“Louise Nevelson ripropone nel suo lavoro un’analisi femminista della diseguaglianza di genere, producendo un’arte autenticamente femminile” afferma la curatrice della mostra Ilaria Bernardi.

L’esposizione sarà corredata da una pubblicazione che darà inizio a una collana di libri monografici prodotti dall’Associazione Genesi, a cura di Ilaria Bernardi ed editi da Silvana Editoriale, dedicata agli artisti ormai storicizzati a cui sono dedicate le mostre personali incluse nel programma espositivo dell’Associazione.

Accanto alla mostra, aspetto altrettanto fondamentale, sarà l’attività educativa, distribuita in un programma di visite guidate e workshop, inclusivi e partecipativi, in presenza, destinati a bambini, ragazzi e adulti.

Inoltre, sarà prevista la speciale partecipazione di alcuni volontari del Gruppo FAI Ponte tra culture di Bologna che accoglieranno i visitatori con storie e racconti personali riferiti alle tematiche implicite alle singole esposizioni. FAI Ponte tra culture è il progetto del FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, volto a favorire il dialogo interculturale e l’integrazione dei cittadini di origine straniera attraverso il patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale.

Per ampliare gli strumenti educativi, l’Associazione Genesi ha affidato a Hidonix la realizzazione di un’app scaricabile gratuitamente dagli store di cellulari e tablet, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni sulla mostra, sulle visite guidate, sui workshop, nonché sull’Associazione stessa.

La mostra, così come l’intera programmazione espositiva per il 2025 dell’Associazione Genesi, gode del patrocinio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di FAI Ponte tra culture, della Fondazione Gariwo, e di RFK Human Rights Italia.

Main sponsor sono Eni e Intesa Sanpaolo.

La mostra a Bologna è realizzata anche grazie al contributo di Heritage Fondazione Pirelli.

Si ringraziano inoltre per la collaborazione la Fondazione Marconi (Milano), in particolare Gió Marconi e Deborah d’Ippolito, e la Louise Nevelson Foundation (New York), nella persona di Maria Nevelson.


INFO MOSTRA
 
Indirizzo:
Palazzo Fava, Via Manzoni, 2, Bologna
 
Periodo espositivo:
30 maggio-20 luglio 2025
 
Orari di apertura:
Martedì-domenica, ore 10.00 – 19.00
Ultimo ingresso alle ore 18.00
Chiusura settimanale: lunedì
 
Biglietti:
intero: € 10,00; ridotto: € 5,00
 
Per informazioni sulla mostra:
Genus Bononiae – Musei della Città
+39 051 19936305; info@genusbononiae.it; www.genusbononiae.it 
 
Per informazioni e prenotazioni di visite guidate:
Opera Laboratori
+39 055 2989818; prenotazioni@operalaboratori.com
 
CONTATTI PER LA STAMPA
 
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
Simone Raddi: simone@studioesseci.net
www.studioesseci.net
 
in collaborazione con:
 
Ufficio stampa Associazione Genesi:
info@associazionegenesi.it 
 
Ufficio stampa Genus Bononiae:
Paola Bracke: paola.bracke@genusbononiae.it
Chiara Fassio: chiara.fassio@genusbononiae.it
 
Ufficio stampa Opera Laboratori:
Andrea Acampa: a.acampa@operalaboratori.com
 
Ufficio stampa Fondazione Carisbo:
Francesco Tosi: francesco.tosi@fondazionecarisbo.it
  
Ufficio stampa Università Cattolica:
Nicola Cerbino: Nicola.Cerbino@unicatt.it
Katia Biondi: katia.biondi@unicatt.it
 
Ufficio stampa FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano:
Daniela Basso: d.basso@fondoambiente.it
 
Ufficio stampa Fondazione Gariwo:
Joshua Evangelista: comunicazione@gariwo.net
 
Ufficio stampa RFK Human Rights Italia:
Amanda Giraldin. giraldin@rfkitalia.org

Reggio Calabria: L’INCONTRO – art exhibition di Larissa Mollace a Palazzo “Pasquino Crupi”

Dal 24 maggio al 31 luglio 2025, gli spazi del Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” di Reggio Calabria accolgono “L’INCONTRO”, mostra personale dell’artista visiva Larissa Mollace, a cura di Antonella Aricò e Laura Mileto, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

“L’INCONTRO” di Larissa Mollace
Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” – Reggio Calabria24 maggio – 31 luglio 2025

La mostra si sviluppa in cinque ambienti immersivi che affrontano, con linguaggi e materiali differenti, i temi dell’incontro, della perdita, della memoria e dell’amore. Tra pittura, fotografia, installazioni narrative e ready-made, l’artista costruisce un’esperienza che interroga lo spettatore sul piano sensoriale ed emotivo.

L’INCONTRO si colloca all’interno del programma culturale di Palazzo Crupi come riflessione sull’arte contemporanea intesa come strumento di conoscenza emotiva. L’opera di Mollace si distingue per una tensione costante tra fragilità e cura, trauma e trasformazione. Le installazioni non offrono letture univoche, ma aprono spazi interpretativi aperti, dove il pubblico è invitato a farsi parte attiva del processo.

Il progetto è articolato come un attraversamento psichico e simbolico, un vero e proprio rito contemporaneo che stimola il visitatore a superare la propria passività. Le cinque sale della mostra – Il Salotto dei Malinconici, Non accettare caramelle dagli sconosciuti, Rosso Cupido, Lacrimarium, Incontro – rappresentano tappe di un’indagine intima e universale.

Ogni ambiente si presenta come una soglia percettiva, dove la presenza dell’altro, l’assenza, la vulnerabilità e l’affetto prendono forma attraverso immagini, oggetti e gesti evocativi. La malinconia postmoderna, la fiducia tradita, l’amore imperfetto, il lutto invisibile e il silenzio condiviso emergono come nuclei tematici che orientano una narrazione sensibile e stratificata. 

L’incontro non è solo il titolo della mostra, ma la sua essenza“, affermano le curatrici Antonella Aricò e Laura Mileto. “Un invito ad attraversare il sentire umano nelle sue molteplici sfumature, facendo dell’arte un luogo di prossimità, ascolto e consapevolezza“.

Classe 1989, Larissa Mollace è un’artista che coniuga fotografia, grafica d’arte e installazione in una ricerca coerente e visionaria. Il suo linguaggio, fortemente influenzato da una sensibilità post-simbolista, si alimenta di riferimenti letterari, mitologici e psicoanalitici. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni, ma “tracce vive” di un sentire che interroga lo spettatore attraverso l’uso del corpo, della memoria e della relazione. 

Come afferma la stessa artista: “Creare arte e vivere nell’arte altrui è un antidoto al male di vivere, una condizione alla quale non si può sfuggire, perché diviene bisogno espressivo”. Il lavoro di Larissa Mollace è stato presentato in festival e sedi espositive di rilievo nazionale, tra cui l’Expo Arte di Bari, il Face Festival di Reggio Calabria, le Officine Miramare e il Cenacolo delle Donne presso il Palazzo della Cultura Crupi. Attualmente è coinvolta nel progetto “Laboratorio delle Radici – Narrazioni“, promosso da Italea Calabria e dal MAECI, dedicato alla memoria migrante attraverso pratiche artistiche partecipative.


“L’INCONTRO” di Larissa Mollace
Palazzo della Cultura “Pasquino Crupi” – Reggio Calabria
24 maggio – 31 luglio 2025
Orari di visita: 8:30 – 18:30
Ingresso libero

CONTATTI:
www.larissamollace.com
www.instagram.com/larissam_scarykidz
UFFICIO STAMPA
Daccapo Comunicazione
info@daccapocomunicazione.it
Marcello Farno / Ester Apa

Milano: “La seduzione delle forme. Umberto Mariani. Oggetti Allarmanti” 

  • Gli ambienti della galleria, in via Fontana 16 a Milano, si arricchiscono di una nuova sala dedicata a progetti speciali incentrati sul tema del “dialogo” come filo conduttore.
  • Il primo di questi, in programma dal 22 maggio al 27 giugno 2025, è una mostra che affianca i dipinti pop di Umberto Mariani ad alcune sedute di design realizzate a Milano tra gli anni ‘60 e ‘70.
  • A completare l’iniziativa, il riallestimento degli altri ambienti della galleria, ora strutturati secondo un percorso espositivo che vede accostate opere d’arte antiche e moderne in dialogo tra loro.
MILANO
 
Giovedì 22 maggio 2025
BKV Fine Art
inaugura una nuova sala espositiva

Giovedì 22 maggio 2025 (ore 18.00-21.00), la galleria BKV Fine Art di Milano inaugura una nuova sala espositiva all’interno dei suoi ambienti, pensata per ospitare inediti progetti speciali: dalle mostre di artisti meno conosciuti dal grande pubblico a installazioni site specific, fino a focus tematici e accostamenti tra le arti, muovendo in modo trasversale dal passato al contemporaneo, con il tema del “dialogo” sempre al centro del discorso.

I nuovi spazi si pongono in continuità con l’eleganza e il fascino del resto della galleria, così come conservano l’omogeneità e la qualità dei materiali, da un antico parquet lombardo proveniente da una villa nobiliare di campagna al marmo di Carrara con cui è realizzata la scala.

Per l’occasione BKV Fine Art presenta la mostra La seduzione delle forme. Umberto Mariani, Oggetti Allarmanti, in programma dal 22 maggio al 27 giugno 2025, realizzata in collaborazione con lo Studio Umberto Mariani e Stefania Del Portico e composta da una selezione di opere di Umberto Mariani, tutte realizzate tra il 1968 e il 1972, abbinate ad alcune sedute dell’epoca ideate da importanti designer internazionali e milanesi, così da restituire l’atmosfera e le tensioni culturali di una stagione cruciale per il capoluogo lombardo.

La nuova sala accoglierà alcune tele dell’artista milanese realizzate nell’arco di soli 4 anni e appartenenti al ciclo che lui stesso ha chiamato Oggetti Allarmanti, dove Mariani dà forma a una serie di creature – Centauri moderni – in cui elementi dell’universo femminile, stivali, guanti e collant, si fondono con oggetti di design e d’arredo, ibridi tra moda, design e immaginazione.

Lavori caratterizzati da uno stile pop fatto di colori accesi e pennellate smaltate, simbolo di una Milano che si proiettava verso il futuro ed eco della ricerca di un altro grande maestro della Pop Art inglese, Allen Jones, con cui Mariani condivide l’analoga riflessione sulla figura femminile e sulla sua oggettificazione nella società moderna.

Da qui l’affiancamento alle tele dell’artista di alcune iconiche sedute di design: Coronado di Afra e Tobia Scarpa per C&B, Tulip di Eero Sarineen per Knoll, Ciprea di Afro e Tobia Scarpa per Cassina, 4801 Lounge Chair di Joe Colombo per Kartell, Touonela di Titina Ammanati e Gianpiero Vitelli per Rossi di Albizzate.

A completare l’iniziativa, gli ambienti storici della galleria saranno riallestiti secondo un percorso espositivo che vede accostate opere d’arte antiche e moderne in dialogo tra loro, un viaggio trasversale nella bellezza attraverso i secoli: da Mario Schifano a Jacopo Ligozzi, da Valerio Adami a Giovanni Bernardo Azzolino e Giorgio De Chirico, da Francesco Ragusa a Hsiao Chin, e Alberto Magnelli.

Umberto Mariani nasce a Milano il 16 novembre 1936. 

Frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera diventando assistente di studio del suo maestro Achille Funi. A partire dal 1965 inizia ad esporre in numerose Gallerie private sia in Italia che all’estero ma anche in prestigiose sedi pubbliche, tra le quali nel 1969 all’ ARC 2, Musée d’ Art Moderne de la Ville de Paris dove sarà presente ancora nel 1974 e nel 1977, nel 1970  al Museo di Brno, nel 1971 al Nykytaiteen Museo di Tampere, nel 1973 al Palais des Beax Arts di Bruxelles, nel 1974 al Musée des Ponchettes a Nizza, nel 1974 e nel 1975 al Musée Van Volsem di Bruxelles, nel 1979  alla Rotonda della Besana a Milano, nel 1979 all’Istituto Italiano di cultura al Cairo, nel 1982  all’ Internationaal Cultureel Centrum di Anversa, nel 1986 al Musée d’Art Contemporain a Montreal, nel 1988 alla Basilica Palladiana a Vicenza, nel 1990 al Museum of Art di Taiwan, nel 1992 al Museo Archeologico di Teramo, nel 1998 a Palazzo Reale di Milano, nel 2010 all’Università Bocconi di Milano e ancora a Milano nel 2011 all’Università Cattolica.


BKV Fine Art

Nata alla fine del 2023 dall’incontro di Paolo Bonacina, Edoardo Koelliker e Massimo Vecchia e specializzata in dipinti di antichi maestri e artisti italiani ed internazionali del XX secolo, la galleria si trova a Milano nel cuore della città, a due passi dalla Rotonda della Besana. Situata in uno storico palazzo cittadino d’inizio Novecento, in Via Fontana 16, è uno degli spazi espositivi più raffinati e scenografici della città. Tre piani signorili avvolti da boiserie e velluti alle pareti, dove dialogano capolavori dell’arte antica con gemme del contemporaneo. Il focus è sempre dedicato ai cultori e agli amanti dell’antico e moderno, con un programma ad hoc volto a raccontare le molteplici declinazioni del contemporaneo.


La seduzione delle forme.
Umberto Mariani, Oggetti Allarmanti
BKV Fine Art, Milano
22 maggio – 27 giugno 2025
Inaugurazione: giovedì 22 maggio 2025 ore 18.30
 
BKV Fine Art
Via Fontana 16 20122 Milano
T +39 02 89691288
info@bkvfineart.com
www.bkvfineart.com
 
Orari:
Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 – 18.00
Sabato su appuntamento
 
Ufficio Stampa
Anna Defrancesco comunicazione
press@annadefrancesco.com www.annadefrancesco.com

Chi non vorrebbe far decollare i propri sogni?

Gruppo Matches, l’agenzia guidata da Andrea Cicini, ha vinto quest’anno il secondo premio degli InspiringPR Award con la campagna “”Fai decollare i tuoi sogni”.

L’INSPIRINGPR AWARD 2025 VA A GRUPPO MATCHES
Per la campagna “Fai decollare i tuoi sogni”

La campagna è stata progettata per promuovere le nuove tratte aeree di China Eastern Airlines che collegano Venezia-Shanghai e Milano-Xi’an ed era stata già premiata durante i China Awards con il titolo di “Creatori di Valore” per il suo contributo all’interscambio culturale ed economico tra Italia e Cina.

Quest’anno vince il secondo Premio InspiringPR Award di FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) per la migliore campagna o azione di relazioni pubbliche dell’anno, grazie al suo leitmotiv “il viaggio come sogno”, un tema che vuole evocare emozioni e stimolare l’immaginario del pubblico, spingendolo a esplorare nuove opportunità culturali e turistiche, attraverso un processo emotivo che origina dal sogno.

La consegna del premio, svoltasi il 17 maggio durante l’undicesima edizione di InspiringPR, il Festival delle Relazioni Pubbliche di FERPI, si è tenuta in una sede simbolica e prestigiosa: le Procuratie in Piazza San Marco, la Casa di The Human Safety Net, la fondazione di Generali che ospita iniziative a forte impatto sociale. 

Ha ritirato il premio Andrea Cicini, Ceo di Gruppo Matches. Sul palco a consegnarlo lo stesso Presidente di FERPI, Filippo Nani

Cicini, nel ringraziare per il riconoscimento, ha voluto ricordare l’impegno dell’intero, giovane, staff dell’agenzia, un passo dopo l’altro, come in montagna, a supporto della sua visione. Una visione che prevede di affrontare sempre nuove sfide in diversi campi dell’entertainment – da ultimo l’apertura di una propria casa di produzione audiovisiva – e che, decisamente, per una storia personale in primis, ha un forte aggancio con la Cina, di cui alla campagna premiata. “In Cina ho vissuto e lavorato per tredici anni, in Cina, ad Hong Kong, abbiamo un desk dell’agenzia e stiamo gettando le basi per una “Via della seta dello Sport” per supportare, con progetti concreti basati sulla capacità di emozionare ed esaltare le relazioni umane, il legame tra Oriente e Occidente”. 

“Sono felice – ha detto ancora Cicini  che la Giuria di FERPI abbia riconosciuto un valore di ispirazione alla nostra campagna. Questo dà un senso in più al nostro lavoro e il secondo posto ci spinge a fare di più e meglio, sempre, però, inseguendo i nostri sogni”.


Gruppo Matches – Fondata nel 2019 a Roma, ma con una vocazione internazionale grazie all’esperienza maturata all’estero da Andrea Cicini: oltre 13 anni in CINA nella comunicazione, strategia marketing e coordinamento dei grandi eventi internazionali quali Olimpiadi Pechino 2008, Casa Italia Paralimpiadi 2008, Shanghai Expo2021, Super Coppa, F1, Moda, Cinema ed altro.  Una collaborazione che tuttora continua. Tra i suoi asset: creatività per lo sviluppo di campagne Atl-Btl, Graphic e Web Design, Social Media, organizzazione di Eventi, Produzione Audiovisiva come casa cinematografica indipendente col nome di GM Production, e Management Sportivo (ANDY DIAZ, ALESSIA SCORTECHINI, JACOPO LUCHINI). Per ulteriori informazioni sull’Agenzia e su GM Production: www.gruppomatches.com


Comunicazione Gruppo Matches
e-mail: media@gruppomatches.com
www.gruppomatches.it