Bologna: ART CITY Bologna 2025

La tredicesima edizione di ART CITY Bologna, in programma da giovedì 6 a domenica 16 febbraio 2025, torna a catalizzare l’interesse di cittadini e turisti appassionati di arte contemporanea con un cartellone di eventi sempre più ampio e coinvolgente. Promossa da Comune di Bologna BolognaFiere, l’iniziativa è diretta per l’ottavo anno consecutivo da Lorenzo Balbi, direttore di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna.

Come di consueto, ART CITY Bologna si svolge in affiancamento ad Arte Fiera, segnando di fatto l’avvio congiunto con la quarantottesima edizione in programma dal 7 al 9 febbraio 2025 con il titolo Scena Italia.

Nei giorni di ART CITY Bologna, è l’intera città a trasformarsi in un palcoscenico diffuso della cultura contemporanea. Sono oltre 270 gli appuntamenti in calendario, in città e nell’area metropolitana, che – tra mostre, performance, talk, installazioni ed eventi, promossi da soggetti pubblici e privati – mettono in risalto la vivacità e la ricchezza della scena artistica e culturale bolognese.Il programma completo, con le mostre e gli eventi selezionati, è disponibile sul sito www.artcity.bologna.it.

ART CITY Bologna
6 – 16 febbraio 2025
artcity.bologna.it

• SPECIAL PROGRAM LE PORTE DELLA CITTÀ

Lo Special Program del 2025 rende omaggio a Le Porte della Città, celebrando le dieci Porte storiche di Bologna con altrettante iniziative. A queste si aggiunge un undicesimo progetto che, attraverso una performance in movimento, fa da collante all’intero progetto. Un percorso circolare di opere, firmate da artisti e artiste italiani e internazionali, intreccia così un dialogo con la storia, le trasformazioni sociali e i cambiamenti culturali e morfologici che hanno plasmato la città felsinea. Lungo gli otto chilometri dei viali cittadini, il pubblico può scoprire, passo dopo passo, i linguaggi dell’arte contemporanea insieme alla storia del capoluogo emiliano-romagnolo.

Main Sponsor di questa edizione di ART CITY Bologna è Banca di Bologna, che dal 2007 al 2009 ha promosso una campagna di restauro delle Porte cittadine.Presenti sin dal 1300, le Porte sono simboli evidenti dell’evoluzione della città. Dodici in origine, si sono trasformate andando di pari passo ai cambiamenti di Bologna, divenendo, nel corso dei secoli, testimoni silenziosi di importanti accadimenti cittadini, quali ingressi trionfali di eserciti, battaglie perse, cortei danzanti e lotte di resistenza antifascista e di conquista dei diritti civili. Nate a difesa della città, le Porte di Bologna sono diventate simboli architettonici che, come bussole, aiutano a orientarsi nello spazio urbano. Espressioni come “Dentro Porta” e “Fuori Porta” sono parte del linguaggio quotidiano, usate sia dalla comunità bolognese sia da visitatrici e visitatori occasionali per darsi appuntamento, fornire indicazioni o identificare luoghi. Fin dai tempi più antichi, le Porte rappresentano passaggi rituali, spazi fisici che segnano il confine tra esterno e interno, tra passato, presente e futuro. Ancora oggi evocano un’idea di transizione e di movimento, rappresentando un’apertura verso nuove prospettive e scenari inediti.

Un concetto multiforme e dinamico che trova espressione e rivive nello Special Program di ART CITY Bologna 2025, interpretato attraverso il linguaggio e la visione dell’arte contemporanea.

Lo Special Program di ART CITY Bologna 2025 si apre con Porta Mascarella dove Angelo Plessas colloca, nella facciata del varco, l’opera Extropic Optimisms: Portal IV, un vero e proprio portale composto da insegne luminose, raffiguranti diversi simboli scelti dall’artista greco in quanto portatori di conciliazione e rigenerazione, che investirà di fortuna ed energia chiunque incrocerà casualmente il attraversamento bolognese. In Porta San Donato l’installazione sonora Deep Water Pulse di Susan Philipsz evoca il mondo sommerso e l’abisso marino; così come, in modo metaforico, il ritmo del battito cardiaco. Philipsz è presente, inoltre, presso la Collezione di Mineralogia del Museo Luigi Bombicci di Bologna con la sua serie fotografica Elettra, omaggio alle ricerche in campo scientifico di Guglielmo Marconi. Il percorso prosegue in Porta San Vitale con l’artista Judith Hopf e la scultura Phone User 4 attraverso cui, con il linguaggio ironico mutuato dalla slapstick comedy, l’artista si concentra sui nostri gesti quotidiani e sui movimenti inconsci. Franco Mazzucchelli propone a Porta Maggiore il suo nuovo Intervento Ambientale, una grande scultura gonfiabile in pvc che l’artista pone in dialogo con la Porta abbattendo la monumentalità. Negli ambienti di Porta Santo Stefano l’installazione video Elegy di Gabrielle Goliath rimarca la persistenza di una cultura della violenza nella società contemporanea, attraverso la commemorazione intima e corale di persone LGBTQIA+ perseguitate e uccise in Sudafrica. A Porta Castiglione l’installazione site specific Tremendous gap between you and me di Fatma Bucak riflette sulla possibilità di rinascita da un cumulo di rovine mentre Francesco Cavaliere anima Porta Saragozza con la scultura OTTO, doppia curva lingua!, la quale agisce come una giocosa cassa di risonanza attraverso cui diffondere il proprio pensiero e amplificare la propria energia. Sulla facciata di Porta San FeliceDread Scott posiziona A Man Was Lynched by Police Yesterday, una bandiera nera di denuncia dei soprusi da sempre subiti dalla comunità afrodiscendente americana e ancora oggi profondamente radicati. Presentato a Porta Lame, il video Aaaaaaa di Valentina Furian esplora le profondità della terra addentrandosi nel buio per avvicinarsi all’essenza animale che appartiene a ogni essere umano. A Porta Galliera, l’artista Andrea Romano presenta il progetto Anteo ispirato alla storia di Anteo Zamboni, giovane ragazzo bolognese ucciso da un gruppo di squadristi fascisti per aver tentato di uccidere Mussolini. Infine, a chiudere lo Special Program è BARK, la performance di Derek MF Di Fabio sviluppata in collaborazione con Almanac tra il 2020 e 2021 e rielaborata per ART CITY Bologna 2025, che riunisce un coro di persone queer in una biciclettata che si muoverà seguendo le Porte della città e congiungendo idealmente tutti i progetti.

Le descrizioni e i dettagli dei singoli progetti, le biografie degli artisti e le informazioni aggiuntive, come gli orari di apertura delle Porte, sono disponibili a questo link.

Per consentire al pubblico di fruire l’intero circuito dei dieci interventi artistici è disponibile ilTOUR Le Porte della Città. Special Program ART CITY Bologna 2025, un servizio condotto dai mediatori culturali di ART CITY Bologna e organizzato in collaborazione con Fondazione Bologna Welcome e City Red Bus. Il percorso a bordo di un bus – previsto nelle giornate di sabato 8, domenica 9, sabato 15 e domenica 16 febbraio alle h 15.00 – ha una durata di 2 ore e mezza circa.

Biglietto intero € 15,00. Biglietto ridotto € 12,00 (possessori di qualsiasi tipologia di biglietto Arte Fiera, Card Cultura, Bologna Welcome Card, bambine e bambini dagli 8 anni, studentesse e studenti, studentesse e studenti universitari muniti di tesserino, accompagnatori di persone con disabilità). Gratuito: bambine e bambini fino ai 7 anni, persone con disabilità.

Per informazioni e prenotazioni: Fondazione Bologna Welcome, Piazza Maggiore 1, Bologna.Le prenotazioni sono disponibili al link: 


«ART CITY Bologna giunge alla sua tredicesima edizione, forte dei grandi risultati ottenuti negli anni passati che hanno reso l’iniziativa un importante punto di riferimento per la nostra città d’arte. La manifestazione risponde all’obiettivo del Comune di Bologna di porre la cultura al centro del territorio attraverso un’alleanza con le numerose realtà pubbliche e private che aderiscono al ricco programma di iniziative richiamando l’attenzione di un pubblico ampio e trasversale», dichiara Matteo Lepore, Sindaco di Bologna.

«Siamo molto felici dell’ulteriore valorizzazione e continuità di ART CITY Bologna, di Arte Fiera e delle attività artistiche e scientifico-culturali di Bologna “Città dell’Arte moderna e contemporanea” rappresentata dalla recente sottoscrizione del protocollo d’intesa triennale, 2025-2027, tra il Comune di Bologna e BolognaFiere S.p.A. per la realizzazione e promozione di Arte Fiera e dei progetti e delle iniziative artistico-culturali di ART CITY Bologna. L’omaggio alle dieci Porte storiche di Bologna del tema dell’edizione di quest’anno contribuirà ancora di più a rafforzare il forte legame, dialogo e collegamento tra musei, patrimonio culturale, ricerca e sperimentazione artistica, linguaggi dell’arte contemporanea, gallerie, trasformazioni socio-culturali, urbane e territoriali della città felsinea tra passato, presente e futuro»,commenta Eva Degl’Innocenti,Direttrice del Settore Musei Civici Bologna.

«BolognaFiere ed Arte Fiera sostengono da anni ART CITY per offrire il nostro contributo ad affermare Bologna come punto di riferimento dell’arte contemporanea in Italia. La rassegna di mostre ed eventi dell’Art Week bolognese, coordinata dall’Area Arte Moderna e Contemporanea del Settore Musei Civici Bologna, e l’ART CITY White Night, con il suo fittissimo programma di appuntamenti diffuso in tutta la città metropolitana, anche quest’anno offrirà a migliaia di visitatori l’opportunità di vivere l’arte moderna in un contesto urbano straordinario», sottolinea Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere.

«Banca di Bologna è da sempre impegnata a supporto di iniziative che valorizzano il patrimonio artistico e culturale del territorio e che promuovono l’arte in tutte le sue forme – osserva Alberto Ferrari, Direttore Generale di Banca di Bologna – L’impegno che lega la Banca alle Porte monumentali della città di Bologna viene da lontano. Risale al 2007 il primo progetto di intervento per il restauro e la valorizzazione di questi complessi monumentali. Durante il biennio 2007-2009 la Banca sostenne i costi di restauro portando le Porte al loro antico splendore. È quindi con particolare piacere e coinvolgimento che Banca di Bologna si appresta a sostenere un’iniziativa che mira a rendere nuovamente protagoniste le Porte, nel contesto di un progetto pensato per rinnovarne l’immagine e ridefinirne la storia d’uso, continuando la collaborazione con il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, come negli ultimi anni».

«Quella del 2025 è sicuramente l’edizione di ART CITY Bologna più ambiziosa e spettacolare mai realizzata. Per oltre dieci giorni le storiche Porte della città, emblema della Bologna medievale e punto di riferimento visivo, spaziale e culturale per chiunque abbia attraversato e ancora oggi attraversi la città, ospiteranno gli interventi di undici artiste e artisti contemporanei italiani e internazionali – alcuni giovani altri già affermati e noti sul palcoscenico dell’arte internazionale – che esporranno opere, forme e linguaggi espressi attraverso differenti media: disegno, scultura, installazione, video, suono. Le Porte sono simboli di un passaggio e di una trasformazione e l’edizione di ART CITY Bologna 2025 al loro interno si presenta come possibile modello di progetto sull’arte nello spazio pubblico, capace di aprire e portare a disposizione dei visitatori spazi famigliari ma inaccessibili, storie condivise e suggestioni mai rivelate che gli artisti e le artiste sapranno valorizzare con i loro interventi realizzati per l’occasione e concepiti per questi specifici luoghi. Il pubblico sarà invitato a compiere un percorso ad anello, senza inizio né fine prestabiliti, un viaggio nella storia della città e nell’arte contemporanea eccezionale e inaspettato. Il progetto non sarebbe possibile senza l’imprescindibile sostegno di Banca di Bologna che ha creduto dal primo momento a questa impresa unica e che voglio ringraziare per la fiducia, per l’impegno e per l’entusiasmo dimostrato», spiegaLorenzo Balbi, Direttore artistico di ART CITY Bologna 2025.

«Le Porte della Città non è solo una riflessione sui monumenti che costellano il nostro paesaggio urbano e sulle storie che custodiscono. È un’occasione per rileggere il passato per guardare al presente e alle sue sfide. Il simbolo della porta – uno dei pochi nella storia che si impone non solo come immagine, ma come esperienza, come rito – ci ha permesso di addentrarci nelle pieghe del nostro tempo, indagando la natura di un processo, fosse esso storico, sociale, culturale o conoscitivo. Memorie di conflitti e gesti rivoluzionari, discese nelle profondità della terra alla ricerca di un’identità più autentica, dispositivi capaci di trasmettere energie di cambiamento, strumenti musicali psico-magici: queste sono solo alcune delle proposte che animano questa edizione. I monumenti tornano a pulsare, a parlarci, a urlare la loro voce» aggiunge la curatrice dello Special Program Caterina Molteni.



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Bologna, Reve Art Gallery: mostra personale di Fernando Garbellotto

REVE ART Gallery di Bologna presenta la mostra personale di Fernando Garbellotto, intitolata “Respirare l’ombra è come toccare un corpo…”, un omaggio alla ricerca artistica e al legame inscindibile tra arte e scienza, che da sempre contraddistingue il lavoro dell’artista.

La mostra che si svolge nell’ambito di ART CITY Bologna 2025 in occasione di ARTEFIERA” ripercorre, in una sintesi cronologica dal 1984 a oggi, le tappe principali della carriera di Garbellotto attraverso oltre quaranta opere suddivise nei cicli più significativi della sua produzione: “Frattali, Frattali d’aria, Frattali di terra” (1989-2000) e “Reti frattali aeree, Reti frattali, Reti frattali rizoma” (2006-oggi).

Fernando Garbellotto
Respirare l’ombra è come toccare un corpo…

Dal 6 al 16 febbraio 2025

opening giovedì 6 febbraio h 18.00

La ricerca di Garbellotto nasce da una fascinazione per la scienza, indagata nei suoi aspetti epistemologici e tradotta in un linguaggio artistico unico. Come scrisse Andrea Bruciati nella presentazione dell’antologica dell’artista a Palazzo Crepadona di Belluno (2012), testo da cui è mutuato il titolo di questa mostra: “Un’opera d’arte si nutre di sensi e logica e da essi deriva: è un linguaggio basato su ciò che percepiamo e che, secondo la scienza attuale, è molto diverso dalla realtà. La realtà atomica delle cose, di un oggetto, di un dipinto, di una scultura, di un foglio di carta è uno spazio nel quale si aggirano sistemi di particelle che poco hanno in comune con l’apparenza di ciò che vediamo e tocchiamo…”.

Questa riflessione guida l’intera produzione dell’artista, che esplora l’invisibile e lo traduce in materia, geometria e forme pittoriche. Garbellotto è noto infatti soprattutto per aver approfondito e assimilato la scienza teorica facendo sua la figura geometrica dei frattali, scoperta nel 1975 da Benoît Mandelbrot. Su questa ha costruito negli anni un metodo preciso, ineludibile: ripetendo e sommando opere consimili, è riuscito a traslare il proprio bagaglio di nozioni scientifiche al contesto artistico e, nello specifico, alla Pittura. Questo gli ha concesso agli occhi del pubblico una qualifica identitaria con cui si definisce e riconosce il campo d’azione, proprio e unico, del suo stesso peculiare “dipingere”.

I mezzi di espressione artistica con cui Garbellotto si è confrontato negli anni non rientrano esclusivamente nella pittura e lo dimostra facilmente il succedersi dei cicli esposti realizzati utilizzando tecniche molto diverse tra loro. 

Se i frattali d’aria – che nascono con l’intento di descrivere, in una dimensione di scala frattale molto piccola, il mondo aereo che ci circonda – sono costituiti da leggerissime forme velate di colori acrilici all’acqua che sovrapponendosi, su fondo a volte scuro a volte chiaro, danno vita a tonalità monocrome differenti, i frattali di terra – dove l’indagine si sposta al mondo solido, terrestre – sono delle sovrapposizioni di intrecci di fili di sabbia realizzate con un composto acrilico e vinilico fatto cadere, con una frustata di pennello, sulla sabbia asciutta precedentemente distesa a velo sulla tela.

Le reti frattali poi, con esiti formali che si diversificano leggermente nel corso degli anni, diventano il tema sul quale si concentrerà l’artista dal 2006 in avanti. Quelle aeree (2006-2009) sono fettucce di tela, precedentemente trattata, dipinta e tagliata, che vengono annodate tra loro. Ognuna è unica nel suo genere perché non hanno forma fissa, sono libere di fluttuare e vengono generalmente presentate come installazioni aeree pendenti dal soffitto dello spazio espositivo. Dal 2009 Garbellotto monta invece le proprie reti su telai, normalmente sovrapponendone tre/sei, ora monocrome ora con variazioni cromatiche.

Il tema della mostra appare di straordinaria attualità. In un’epoca segnata da crisi globali -pandemie, guerre, emergenze ecologiche e diseguaglianze – Garbellotto offre una prospettiva che unisce razionalità e creatività, portando lo spettatore a riflettere sul ruolo della scienza e sulla necessità di recuperare fiducia in un futuro costruito dall’uomo, non affidato al caso o a credenze irrazionali.

Le opere di Garbellotto oscillano tra rigore scientifico ed emotività, tra logica e intuizione. Le sue reti frattali, in particolare, veri e propri sistemi che traggono la loro forza non dai singoli elementi ma dall’interazione tra essi, incarnano un linguaggio universale, capace di superare pregiudizi, di oscurare dubbi e di aprire alla comprensione delle relazioni profonde che legano tra loro tutti gli elementi del mondo vivente.

Questo infatti è il tema sul quale Garbellotto, ormai da decenni, concentra la sua ricerca, la RETE che può ormai essere considerata il simbolo che meglio rappresenta e sintetizza questi nostri ultimi anni. La percezione del mondo vivente come rete di relazioni rende il ragionare in questa prospettiva la caratteristica fondamentale del pensiero sistemico. L’avvento del “pensiero a rete” infatti sta condizionando il modo di intendere e di descrivere la lunga storia della conoscenza scientifica che oggi, con l’avvento della relatività e della fisica quantistica – responsabili del crollo delle colonne portanti di Galileo e di Newton – viene vista come una rete flessibile di relazioni di conoscenza che si produce autonomamente e non più come il tetragono edificio del sapere. Il pensiero a rete, inoltre, sta conquistando una posizione sempre più centrale per la comprensione dell’ecologia profonda, intesa come studio delle indissolubili relazioni che legano tra loro tutti gli abitanti del pianeta, siano essi appartenenti al regno vegetale che a quello animale. “Il mondo – conclude l’artista – non è altro che la rete di queste interazioni”.

Fernando Garbellotto (Portogruaro,1955) vive e lavora tra Milano e Portogruaro. La sua ricerca artistica, iniziata dopo gli studi umanistici e la laurea in Giurisprudenza, si sviluppa nell’ambito veneziano e prende una svolta alla fine degli anni ’80 quando, affascinato dalle teorie di Mandelbrot sulle geometrie frattali, traccia un nuovo campo di ricerca che prosegue tuttora.

Nella prima metà degli anni ‘90 espone in varie gallerie pubbliche e spazi privati nazionali.

Nel 1997 fonda a Milano con altri artisti il movimento “Caos Italiano” col quale espone in molti spazi pubblici italiani ed esteri tra i quali il Museo Statale di Novosibirsk che acquisisce due suoi lavori. Nel 2005 Paolo Cardazzo realizza una sua monografia edita dal Cavallino di Venezia.

Nel 2006 giunge all’elaborazione di ciò che egli stesso definisce il punto di sintesi della sua ricerca: le “Reti Frattali”. Intensa l’attività espositiva: all’Accademia di Belle Arti di Ripetta a Roma, al Museo Civico di Albona in Croazia, allo Spazio Thetis di Venezia, alla Fondazione Calderara di Vacciago.

Nel periodo che intercorre tra le due importanti antologiche di Palazzo Tornielli ad Ameno nel 2009 e di Palazzo Crepadona a Belluno nel 2012, sono da segnalare, nel 2011, la video performance alla Peggy Guggenheim di Venezia, la partecipazione, nel Padiglione Italia, alla Biennale di Venezia, la presenza alla mostra “TraEdge of Becoming”, curata da Axel Vervoordt ed infine la partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia con il video “Fractal Net Singing”, la cui colonna sonora viene realizzata da Renato Miani e dalla pop star Elisa.

Nel 2014 realizza a Londra, in collaborazione con la prestigiosa MET School, il video: “Fractal Net Dancing”.

Tra il 2017 ed il 2019 espone a Palazzo Sarcinelli di Conegliano, alla Galleria TAG di Lugano e, presentato da Giovanni Bianchi, ai Musei Civici di Treviso nella mostra “Lo Spazio come Condizione – Mario Deluigi, Fernando Garbellotto” che lo vede affiancato al grande maestro, suo riferimento teorico e fonte di ispirazione.

Nel 2020 infine espone le sue reti frattali alla Fondazione Cesare Pavese di S. Stefano Belbo e nel 2021 due importanti personali, la prima al Museo Federico II di Jesi curata da Fabrizio Renzi, la seconda al MACA di Acri, curata da Anselmo Villata.

Nella primavera del 2022 presenta una mostra personale a Milano, Palazzo del Senato e quindi al Museo di Liptovsky Mikulas in Slovacchia. Nell’autunno dello stesso anno un’altra personale alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia.

Nell’aprile 2023 la Fondazione Giovani Leoni ETS lo invita ad esporre nella Barchessa di Villa XXV aprile a Mirano e in settembre è alla Fabbrica del Vapore di Milano con la personale FLUO. Sempre a Milano, nel periodo novembre ’23, gennaio ’24 tiene una mostra personale alla Fondazione MudiMa curata da Arianna Baldoni.

Il 2024 si apre con l’importante progetto Shelter Island, realizzato con Luca Pozzi, presentato al Museo M9 e allestito nei due spazi di Venezia e Mestre della Marina Bastianello Gallery. Nell’estate dello stesso anno viene invitato ad esporre una serie di Reti Frattali nella nuova sede di Generali Italia, nei prestigiosi spazi delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco a Venezia. A fine settembre espone alla Rocca di Umbertide nella mostra Estetica e Geometria. La regolare irregolarità dei frattali, curata da Giorgio Bonomi


Inaugurazione: giovedì 6 febbraio h 18-21
Luogo: REVE ART Gallery, via Dal Luzzo 4 Bologna
Durata della mostra: 6 – 16 febbraio
Informazioni: info@reveartgallery.com

Orari:
giovedì 6 febbraio 11:00 – 21:00
venerdì 7 febbraio 11:00 – 19:00
sabato 8 febbraio 11:00 – 24:00
domenica 9 febbraio 11:00 – 19:00
lunedì 10 febbraio chiuso
martedì 11 febbraio – domenica 16 febbraio 15:00 – 19:00
Apertura straordinaria sabato 8 febbraio fino alle ore 24:00 per ART CITY BOLOGNA WHITE NIGHT

Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
+39.02.4547.9017 – +39.392.3796.688
press.eventiecomunicazione@gmail.com

FORO G gallery di Messina: presentazione di “MAVARE – Atlante d’artista” di Roberta Guarnera

Un nuovo evento presso la FORO G gallery di Messina. Si tratta della presentazione del nuovo Atlante d’artista “Mavare” realizzato da Roberta Guarnera, a cura di Mariateresa Zagone e Roberta Guarnera, il 16 Febbraio alle 17.

Un ritorno alla memoria dei rituali, alle origini, alle tradizioni popolari tramandate. Le opere, degli artist*, vengono cucite assieme, per raccontare del potere del femminile, delle mavare in un unico Atlante (d’artista).

Domenica 16 Febbraio alle 17 verrà presentato “MAVARE – Atlante d’artista” creata da Roberta Guarnera,
presso la FORO G gallery, con il testo critico di Mariateresa Zagone e gli interventi del Prof. Sergio Todesco e del Prof. Pierpaolo Zampieri, modera la giornalista Giorgia Nunnari. A cura di Roberta Guarnera e Mariateresa Zagone

La presentazione potrà essere visualizzata in diretta Instagram.

Con le opere di: Giulia Bartoccelli, Laura Bruno, Miriana Cantarella, Amalia Caratozzolo, Carmen
Cardillo, Angelo Carmisciano, Marisa Casaburi, Anna Di Leo, Chiara Fronterrè, Pupi Fusci, Federica Gonnelli, Roberta Guarnera, Adelisa Lo Conte, Sara Lovari, Michela Magazzù, Tiziana Menegazzo, Marina Pace, Rita Palla, Veronica Ratselli, Graziella Romeo, Vittoria Spina, Elisa Zadi.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)

Instagram: @forog.gallery

Torna all’Aquila il Gonfalone Civico

A 16 anni dal sisma che nel 2009 colpì L’Aquila e l’Abruzzo, il monumentale Gonfalone raffigurante i Santi protettori della Città, opera cinquecentesca di Giovanni Paolo Cardone, oggi patrimonio del MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, torna a casa dopo essere stato oggetto di un complesso intervento di restauro eseguito dai tecnici del fiorentino Opificio delle Pietre Dure. A finanziare l’intervento è stata l’Associazione Bancaria Italiana – ABI e le banche del Gruppo di lavoro Relazioni culturali dell’Associazione, nell’ottica del contributo alla cultura che il mondo bancario porta avanti anche con il progetto “è cultura!”

Alla presentazione fiorentina dell’opera restaurata, voluta prima del suo ritorno all’Aquila, erano presenti Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio e Federica Zalabra, Direttrice del MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, Antonio Patuelli, Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana.

Presentazione del restauro
del Gonfalone con i Santi Protettori dell’Aquila

Opera dai molteplici significati civili e religiosi, il grandioso Gonfalone, in seta rossa dipinta a olio, venne realizzato fra il 1578 e il 1579 per rimpiazzare un precedente esemplare donato dalla città dell’Aquila alla Basilica di San Pietro a Roma in occasione del Giubileo del 1575. Della prestigiosa commissione fu incaricato il pittore aquilano Giovan Paolo Cardone, una delle personalità artistiche più rilevanti del tardo manierismo abruzzese.

L’artista, in ossequio alle precise indicazioni delle Magistrature cittadine intorno ad una fedele rappresentazione prospettica della città, rappresentò la Vergine prostrata davanti al Cristo e i Santi Massimo, Pietro Celestino, Bernardino ed Equizio, protettori dell’Aquila. Speculare rispetto alla figura della Vergine Maria è un angelo con un’ampolla per il crisma, affiancato dalla colonna della flagellazione. Ai piedi di Cristo, due angioletti sostengono una pisside, chiaro riferimento all’ostia consacrata. Tutto il fondo rosso appare disseminato di piccole fiammelle d’oro, allusive allo Spirito Santo, che cadono con ritmo ordinato sulla città. Racchiude la scena centrale una ricca cornice a fregi dorati, interrotta in corrispondenza dei lati maggiori da medaglioni con l’aquila nera dello stemma civico e di quelli minori dal trigramma bernardiniano entro un sole sfavillante di raggi. Completano l’opera, in basso, cinque pendenti o “drappelle” di forma rettangolare in cui si alternano Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi, San Giovanni da Capestrano e Santi vescovi.

L’opera colpisce, oltre che per la qualità artistica, per le dimensioni: circa 15 mq (460×323 cm). Per secoli è stata conservata nella Basilica di San Bernardino e sino al 1815, il 10 agosto, era portata in processione lungo le vie dell’Aquila per implorare “la serenità dell’aria”. Dalla Basilica passò poi al Castello Cinquecentesco ed è qui che a colpirla fu il sisma del 2009. Recuperata, venne accolta dal Museo Paludi di Celano fino al 2013 quando, grazie al finanziamento garantito dall’ABI, venne affidato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per esservi sottoposta a restauro, concluso nel 2015.

“L’Associazione Bancaria Italiana – ha detto il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli – è orgogliosa di aver contribuito al restauro del Gonfalone dell’Aquila. Questo importante progetto testimonia la forza della collaborazione per la salvaguardia e la tutela della nostra eredità artistica, storica e culturale. Il restauro, sostenuto dalle banche e curato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, rappresenta un esempio di eccellenza italiana nella tutela dei beni culturali.”

Per prima cosa il Gonfalone è stato attentamente ripulito dai materiali che il tempo e il terremoto avevano depositato sulla sua fragile superficie, per procedere poi alla documentazione, studio e mappatura nei dettagli. Come prima fase è stata approntata la pulitura, mentre la seconda fase dell’intervento si è prefissa il consolidamento e la riadesione dei sollevamenti tessili.

L’operazione, complessa e articolata, è stata preceduta da una serie di test preliminari che hanno visto l’utilizzo di nuovi materiali adesivi, testati con prove di resistenza a trazione.

Infine, la fodera esistente è stata rimossa dalla cucitura del Gonfalone per non causare ulteriori aggravi alla struttura originaria.

Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure: “L’Opificio delle Pietre Dure da anni opera in prima linea per le opere danneggiate da catastrofi naturali con l’obiettivo di preservarle, restaurarle e restituirle alle comunità di appartenenza.

In questi casi le difficoltà sono molteplici: di intervento, certo, ma anche di ritorno in contesti feriti e cambiati. L’azione concorde e sinergica tra attori diversi, che mette in dialogo competenze di restauro, di valorizzazione del patrimonio museale e   sostegno privato è una delle chiavi per superare queste difficoltà. La vicenda del monumentale e fragile Gonfalone dell’Aquila ne è un esempio perfetto.”

Federica Zalabra, Direttrice del MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila: “In vista della prossima apertura del Museo Nazionale d’Abruzzo al Castello Cinquecentesco abbiamo voluto riportare a casa il Gonfalone. Non potremo esporlo come abbiamo progettato perché ancora non ci hanno riconsegnato l’ala dove lo mostreremo permanentemente, ma allestiremo una sala temporanea dove piccoli gruppi di visitatori potranno ammirare l’opera, anche con nuove soluzioni tecnologiche, e riappropriarsi finalmente di una tessera del nostro patrimonio, anche in vista di L’Aquila Capitale della Cultura”.


Ufficio Promozione culturale Opificio delle Pietre Dure:
Maria Emilia Masci opd.promozioneculturale@cultura.gov.it
 
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net

Roma, Museo di Villa Altieri: FEBRUARE Performance di DANIELA BELTRANI

Ultimo appuntamento del ciclo di eventi performativi Dal corpo al corpo dell’arte’ a cura di Roberta Melasecca e Michela Becchis, realizzati nell’ambito della mostra transdisciplinare IOSONOVULNERABILE di Sergio Mario Illuminato: giovedì 6 febbraio 2025 alle ore 18.00, il Museo di Villa Altieri ospiterà la performance ‘FEBRUARE‘ di Daniela Beltrani, azione realizzata in collaborazione con PAR PERFORMANCE ART ROME. 

IOSONOVULNERABILE DI
SERGIO MARIO ILLUMINATO

Presenta
 
FEBRUARE
Performance di DANIELA BELTRANI
 
Eventi Performativi ‘Dal corpo al corpo dell’arte’
a cura di Roberta Melasecca e Michela Becchis
giovedì 6 febbraio 2025 ore 18.00
 
Museo di Villa Altieri – Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
Viale Manzoni 47 – Roma

«Negli ultimi decenni, le teorie psicologiche contemporanee, le innumerevoli ricerche nel campo delle neuroscienze, nonché le scoperte della fisica quantistica hanno evidenziato come i fenomeni della realtà possano essere interpretati come interdipendenti tra molteplici fattori ed elementi diversi, instabili e in continua mutazione. Tale sistema permette di accedere a delle dimensioni mentali “altre”, collegate ad un processo esperienziale anche di tipo subcosciente.

Questa visione è alla base della ricerca artistica di Daniela Beltrani che si muove tra indagine metafisica e trans-materica e ambiti prossimi al sensoriale, all’onirico, al magico, tentando di costruire, come afferma l’artista, una trama di relazioni ed azioni che sfuggono completamente al controllo e che possono venire in-contro od essere contro: in entrambi i casi, si tratta di accettarli o meno, ma comunque di approfondire il senso, per svelarne il tesoro. E proprio qui, in questo spazio di affrancazione, l’azione artistica di Daniela è invito alla vulnerabilità dell’esperimento, al disagio di fronte a misteri o domande senza risposta, allo scoprirsi nudi e indifesi, ma insieme.

La performance Februare si ispira ai riti della tradizione pagana: fino al II secolo a.C., febbraio era considerato l’ultimo mese dell’anno, il mese dei morti e della purificazione, il mese della preparazione alla trasformazione e alla rinascita, come si evince già dalla stessa etimologia (februarius, derivato di februus ‘purificante’). L’artista traduce le azioni del passato in rituali contemporanei di consapevolezza: una sorta di liturgia laica collettiva che possiede la forza intrinseca di dissolvere le barriere che ci tengono ancorati ad un sistema ripetitivo e meccanicistico e impediscono il risveglio e la fioritura. Attraverso l’arte, le dimensioni del nostro essere dimenticano di pensarsi entità separate, confluendo in un unico organismo interconnesso, complesso, stratificato, elevato a sfere multisensoriali che si attivano attraverso il contatto con l’altro da noi.

Al Museo di Villa Altieri saremo chiamati ad operare una scelta semplice, libera, nella possibilità e opportunità di partecipare all’azione performativa in diverse modalità, accompagnando l’artista in un percorso congiunto. L’Arte diventa strumento di conoscenza del Sè, luogo di transizione dimensionale, porta di tramutazione e di ricongiungimento con le minime particelle vegetali ed animali già insite ancestralmente, in un ciclo continuativo di nascita e metamorfosi. Passiamo da una forma ad un’altra forma, da una vita all’altra, che mantiene la stessa identica costituzione ma si differenzia per un impeto inedito. Abbandoniamo la mestizia, una nuova frenesia travolge le nostre membra, le nostre mani, i nostri piedi, riconosciamo nel nostro andamento vitale una progressione e una variazione orizzontale, nella quale tutte le figure che ci appartengono diventano coesistenti e si rigenerano alternandosi e scambiandosi. Rimane allora un solo respiro che lega tutti i differenti stati della nostra materia e del nostro spirito. Risvegliati, con gli occhi aperti, guardiamo più esattamente i contorni, molteplici e frattali, lasciamo passare la Terra nel nostro corpo per portarla altrove (cit. Emanuele Coccia).» (Roberta Melasecca)

Per il ciclo di eventi performativi Dal corpo al corpo dell’arte, ogni artista, con la sua particolare e specifica ricerca, ha così interpretato i temi di ‘iosonovulnerabile’, in un profondo e intimo dialogo con gli spett-attori che sono coinvolti nelle azioni performative. Immersi nella ‘fabbrica delle idee’ dell’Atelier, la realtà e il vissuto che trasudano dagli ‘Organismi Artistici Comunicanti’ di Sergio Mario Illuminato si tramutano in corpo e carne, sangue e ossa, attraverso oggetti, gesti e riti. I corpi dell’arte e dell’artista, uniti ed unificati, divengono luoghi di riferimento, ambiti integrati di esperienze; si realizzano e prendono forma nel rapporto tra l’azione del corpo che conferisce valore simbolico allo spazio con il quale dialoga e la reazione che lo spazio determina sul corpo stesso, amplificando così le dimensioni mentali dell’immaginazione e della memoria. 

DANIELA BELTRANI. Performance artist, formatasi a Singapore; direttrice artistica di PAR Performance Art Roma; fondatrice di KEπOS, casa/studio/progetto artistico a Fara in Sabina (Rieti). Ha conseguito Master of Arts in Contemporary Asian Art Histories – Lasalle College of the Arts Singapore; Master in Gestione per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale – Sapienza Università di Roma; due certificati di Istruttore Yoga – S-VYASA India e Tirisula Yoga Singapore; un Diploma in Psicologia Positiva Applicata – The School of Positive Psychology Singapore. Dal 2010 cura mostre ed eventi e si dedica a pubblicazioni e cataloghi d’arte; ha preso parte a numerosi progetti, mostre, festival e residenze in tutto il mondo. I suoi progetti hanno ricevuto il sostegno della Singapore International Foundation, National Arts Council e Artsfund di Singapore.

PAR ~ PERFORMANCE ART ROME è la piattaforma per la promozione della Performance Art e della valorizzazione del patrimonio culturale di Roma e provincia attraverso la Performance Art. Tra marzo e aprile 2025 PAR lancerà il manifesto e presenterà i soci. Per maggiori informazioni si invita a seguire il profilo Instagram @performanceartrome.


IOSONOVULNERABILE di SERGIO MARIO ILLUMINATO
Presenta
6 febbraio 2025 ore 18.00
performance di Daniela Beltrani, dal titolo ‘FEBRUARE’


Riconosciuta tra le ‘Buone Pratiche Culturali della Regione Lazio’
Sotto gli auspici della Presidenza Commissione Cultura Camera dei deputati
Con il Patrocinio: Parlamento Europeo, Commissione europea Rappresentanza in Italia, Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero delle Disabilità, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura Roma Capitale

Info mostra: www.iosonovulnerabile.it/practive-performative/2025-2
Info ciclo performance:https://www.iosonovulnerabile.it/pratica-performativa/2025-2/collaborazioni/eventi-performativi
Social:  instagram iosonovulnerabile –  facebook iosonovulnerabile

Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it> 

I vincitori della 20a Edizione del Concorso QUESTA VOLTA METTI IN SCENA… LE METAMORFOSI

I vincitori della 20a edizione del Concorso Artistico Internazionale, promosso nell’ambito del progetto “Questa Volta metti in scena… Le Metamorfosi”, sono stati premiati oggi, al Teatro Miela di Trieste, presenti alcuni dei componenti della giuria, composta dagli artisti Gaetano Bodanza, Debora Vrizzi, Carlotta Cason, Fulvia Zudič (referente culturale della CAN di Pirano) e dal direttore artistico del progetto Lorena Matic.
Sono stati premiati oltre 40 studenti provenienti da 10 scuole superiori della regione e, appositamente arrivati a Trieste, anche dalla Slovenia e della Svizzera.

QUESTA VOLTA METTI IN SCENA… LE METAMORFOSI
I VINCITORI DELLA –
20a Edizione

Per la sezione “Collage”, Irene Ramondetta, con “L’evoluzione umana”- ITS Deledda Fabiani Trieste

Per la sezione “Pittura”, Gaia Paganello, con “Bruco o Farfalla?”- Liceo Freudenberg Zurigo.
Una menzione speciale è stata conferita a Ana Marija Stancich, per “Tra mutamento ed Eternità” – Licej Peseren   

Per la sezione “Disegno”, Armando Bozicek, con “Metamorfoza Mojega Življenja – Gimnazija Koper Capodistria

Per la sezione “Fotografia”, Valeriia Hryhorenko con “Le catene della modernità” – UWC Adriatic Duino Aurisina                                                         

Una menzione speciale è stata conferita a Matilde Comisso e Angelica Sibau, per “Contaminazione artificiale” – Liceo Sello Udine                                              

Per la sezione “Mixed Media” è stato premiato Fabio Castaldo, con “The Change of the Green Man” – Liceo Sello Udine                          

Una menzione speciale è stata conferita a Laura Perrotta, per “ The Healing Process” – ITS Deledda Fabiani Trieste       

Per la sezione “Fumetto”, primo premio a Lia Vodopivec, con “Cappuccetto Rosso e chi?” – ITS Deledda Fabiani Trieste    

Per la sezione “Illustrazione”, è stata premiata Xenia Mathez, con “Peonia di crescita”- Liceo Freudenberg Zurigo.
Una menzione speciale è stata conferita a Elisa Massalin, per “Fioritura Cibernetica”- ITS Deledda Fabiani Trieste

Per la sezione “Video”, primo premio a Linna Halasi, con “Le Metamorfosi”- Liceo Freudenberg Zurigo.

La cerimonia di premiazione al Teatro Miela di Trieste è stato un momento di festa – anche grazie agli interventi motivazionali e divertenti di Giorgio Dendi, attore e cavaliere della repubblica per meriti matematici –  e di attesa partecipazione, anticipato dalla proiezione di brevi video che hanno ripercorso i momenti salienti del progetto, che si concluderà in Slovenia, a Capodistria, per la mostra dei lavori premiati nel prestigioso Palazzo Gravisi Buttorai (inaugurazione giovedì 13 febbraio alle ore 11.30)

“Questa Volta metti in scena… Le Metamorfosi” è un progetto ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto da Opera Viva Associazione culturale, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo del Comune di Monfalcone, della SISSA, le Fondazioni Casali, l’Unione Italiana, la CAN di Pirano e la ZKB e con la collaborazione del Comune di Trieste, del CRAF, del Kulturni dom Gorica.

Per ulteriori informazioni www.assocoperaviva.it


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Agata on the road 2025 – Dal 9 febbraio alla fON Art Gallery di Aci Castello (CT)

Dal 9 febbraio al 30 marzo 2025 torna Agata on the road, evento artistico giunto alla sua quinta edizione ideato e realizzato da Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS, che succede alle celebrazioni per la seguitissima Festa di Sant’Agata, in programma dal 3 al 5 febbraio a Catania. Interpretando i segni della figura della Santa Patrona della città siciliana attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, il progetto si concretizza quest’anno in una mostra, realizzata con il supporto dei curatori Gianluca Collica e Patrizia Monterosso, che per la prima volta coinvolgerà artisti di diverse espressioni artistiche provenienti da tutta Europa e si svilupperà su tutti i cinque piani della fON Art Gallery, che ha sede ad Aci Castello (CT).

CATANIA
fON Art Gallery
 
Agata on the road 2025
 
Dal 9 febbraio torna per la quinta edizione il progetto che, prendendo spunto dalla figura di Sant’Agata,
esplora il linguaggio dell’arte contemporanea con uno sguardo internazionale
 
Inaugurazione: domenica 9 febbraio ore 18.00

“Abbiamo dato vita ad Agata on the road nel 2021, in un momento di grande incertezza – dichiara Ornella Laneripresidente di Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS – per rappresentare con i linguaggi visivi contemporanei le emozioni che la festa e la sua assenza generavano. Negli anni il progetto si è allontanato dall’approccio documentaristico al culto della Santa, per stimolare e spingere fino agli estremi la ricerca artistica contemporanea”.

La mostra, suddivisa in quattro sezioni, Il Contest. Passaggi di statoUn anno con AgataL’archivio e Unplugged, presenta una serie di lavori che partono da una rilettura originale dell’idea del culto e dalla tradizione di Sant’Agata, ma allo stesso modo l’arricchiscono con nuovi stimoli.

Venti sono gli artisti nella sezione Il Contest.  Il tema Passaggi di stato, ideato dal curatore Mario Bronzino, ha consentito ai partecipanti di realizzare una serie di lavori ispirati “agli istanti di trasformazione, quei momenti sottili ma decisivi che influenzano il corso delle cose, dalla fisica al vissuto umano, dalla società all’arte”. La giuria era composta da Mario Bronzino (curatore), Giuseppe Bucaro (Diocesi di Palermo), Efisio Carbone (ISREMUSI), Tania Gianesin (Moleskine Foundation) Francesca Guerisoli (critica d’arte); la qualità delle opere proposte testimonia il processo di ampliamento che la manifestazione sta vivendo, e la provenienza degli artisti racconta l’identità internazionale a cui Agata on the road ambisce.

Uno sguardo intenso e coraggioso sul panorama contemporaneo che si traduce, per esempio, nella varietà dei medium impiegati dagli artisti vincitori del contest: 9 lavorano con la fotografia (Laura Daddabbo, Giusi Bonomo, Annamaria di Giacomo, Alberto Barazzutti, Mariana Cacciola, Sebastiano Branca, Gaetano Gambino, Gabriele Argentino, Erika Allia), 5 con la pittura (Giuseppe Rametta, Rosa Franceschino, Salvatore Pulvirenti, Agata Bulla,  Premiata Ditta, duo composto da Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà), 1 con il video (Giorgia Guaglianone), 1 con le installazioni (Marta Ciolkowska), 2 con i tessuti (Serena Maria Perrone, Adriana Torregrossa), 2 con tecniche miste (Tony Leone, Davide Volponi).

Un anno con Agata vede invece al centro i lavori di due artisti, Gaetano Gambino (fotografia) e Luisa Gentile (string art), vincitori del contest dello scorso anno. Le loro opere, frutto di un dialogo creativo con Sant’Agata e la Fondazione OELLE, rappresentano un intenso percorso di ricerca e produzione lungo dodici mesi.

L’archivio si compone di una raccolta di opere provenienti dall’Archivio Agata on the road, un patrimonio costruito attraverso acquisizioni, donazioni e prestiti dalle precedenti edizioni del progetto.

Infine, Unplugged, novità assoluta dell’edizione 2025, che raccoglie le eterogenee sperimentazioni di un gruppo di artisti a cui è stato chiesto di proporre la propria poetica personale, non direttamente in relazione con il tema agatino, ma con la finalità di dialogare con il territorio e i visitatori in modo diretto, autentico e immediato.

Gli artisti coinvolti – Francesco Balsamo (disegno), Fabrice Bernasconi Borzi (scultura), Carmelo Bongiorno (fotografia), Barbara Cammarata (pittura), Giuliano Severini (video) e Michele Spadaro (sound art) – delineeranno quindi uno spazio di libertà creativa, dove ogni opera diventa un “momento unplugged”, inedito, che contribuirà a spostare il focus dell’evento dalla celebrazione religiosa alla ricerca artistica, assoluta e indipendente, complessa e in evoluzione, che rappresenta l’orizzonte verso cui Agata on the road si sta orientando.


Agata on the road
9 febbraio – 30 marzo 2025
Inaugurazione: domenica 9 febbraio ore 18.00
fON Art Gallery
Aci Castello (CT) – Via Antonello da Messina 45
 
Fondazione OELLE – fON Art Gallery
T +39 095 2282011
info@fondazioneoelle.com
fondazioneoelle.com
 
Ufficio stampa Fondazione OELLE
Anna Defrancesco comunicazione
M +39 349 6107625
M +39 351 7429762
press@annadefrancesco.com
annadefrancesco.com    
 

Venezia: SEVEN SKIES FOR VENICE | Personale di Anna PETER BRETON

L’Associazione ROSAM presenta SEVEN SKIES FOR VENICE, una mostra personale dell’artista Anna Peter Breton, aperta al pubblico dal 1 febbraio all’8 marzo 2025. Un viaggio artistico nelle teorie tolemaiche-aristoteliche delle sette sfere celesti, dove spiritualità e bellezza s’intrecciano nei Cieli sospesi sopra Venezia e i laghi sacri del Kirghizistan.

SEVEN SKIES FOR VENICE
Personale dell’Artista Anna PETER BRETON
a cura di Roberta SEMERARO 
 
01 febbraio – 08 marzo  2025
Vernissage 01 febbraio 2025 alle ore 17

Magazzino Gallery | Palazzo Contarini Polignac| Dorsoduro 875, Venezia

Il lavoro di Anna Peter Breton esplora temi come identità, memoria e la bellezza fugace dell’esistenza, sia come riflessione personale che come commento universale sulla caducità della vita. 
Ispirata dalla sua eredità nomade e dalle esperienze in paesaggi diversi, Anna cerca di trascendere i confini del luogo e del tempo fondendo una profonda connessione con la Natura con un richiamo contemporaneo a riscoprire il nostro rapporto con il mondo naturale. 

Il tocco elegante e sobrio dell’Artista agisce stimolato da una profondità emotiva: la sua arte bilancia astrazione con rivelazione sottile, ed evoca un profondo senso di meraviglia. Plasmate dalle sue tracce multiculturali e dai suoi lunghi viaggi, le opere di Anna sono sia intime che espansive, invitando gli spettatori a contemplare le delicate relazioni tra natura, identità e memoria culturale. Viene così catturata la fragilità della natura e l’essenza di ciò che la circonda. Ogni pezzo è uno spazio per la quieta introspezione, e offre una meditazione sulla interconnessione degli ambienti e delle emozioni.

Come scrive il critico d’arte veneziano Roberta Semeraro:
“Anticamente gli astronomi osservando la sfera celeste riconobbero nell’etere, il quinto elemento di cui si componeva il mondo. A differenza della terra, dell’acqua, del fuoco e dell’aria, questo quinto elemento era inconsistente, inalterabile ed eterno. E sono questi i tre aggettivi che definiscono i sette cieli della pittrice Anna Peter Breton.

Gli oli dai caldi colori che l’artista mutua dallo spettro solare, sono stesi sulla tela come veli trasparenti che vanno ricoprendo il supporto materico che ha la sola funzione di renderli visibili. La composizione armoniosa dei colori, disegna nuvole leggere che aleggiano come serafini danzanti, rivelando la natura immutabile ed eterna dei cieli che, non curanti del tempo, dello spazio e degli uomini, rinascono ogni giorno uguali a sé stessi nella loro poetica bellezza.

Sono 7 i cieli, come le sfere e i gradi celesti. Un numero che indica la totalità degli ordini planetari e angelici, delle dimore celesti e la totalità delle energie nell’ordine spirituale al quale appartiene la pittura di Breton, sapientemente controllata tra movimenti lenti e andanti, che descrivono così bene la natura imperturbabile delle cose del cielo. Ma non solo; questi dipinti sono anche un omaggio a Venezia, dove il cielo lascia il suo riflesso ovunque; nelle calli, nei canali, nelle barche e persino nelle case. 

E a Giovan Battista Tiepolo pittore veneziano del ‘700, che con la sua pittura, ha attraversato le cupole delle più belle chiese della città e le mura e i tetti dei suoi palazzi per arrivare ad un tocco dal cielo. 

Nel sistema tolemaico-aristotelico il settimo cielo corrispondeva alla volta celeste più vicina a Dio, ed è proprio a quest’ultima sfera di beatitudine suprema che s’innalza la pittura di Anna Peter Breton, la quale ha ritrovato i suoi cieli nei laghi sacri del Kirghizistan a 3000 metri di altezza dal mare.”

Anna Peter-Breton, nasce nel 1985. Vive a Parigi dal 2009 ma le sue radici sono ungheresi e del Kirghizistan.
Che si tratti di ritrarre un volto che svanisce, un fiore di ciliegio o un paesaggio, il suo lavoro riflette sia i suoi viaggi fisici che le sue esplorazioni interiori. Nei suoi diari di viaggio utilizza gli acquerelli per immortalare e ricordare figure carismatiche ed eventi, catturando momenti in modo unico e personale.

Le sue opere a olio si sono evolute in rappresentazioni più astratte di elementi viventi, concentrandosi su dettagli come petali, nuvole e acqua. Questi lavori, spesso realizzati in tonalità tenui e monocromatiche, evocano la bellezza meditativa della vita, con un’attenzione particolare alla luce e all’essenza della natura.

La sua prima mostra personale, Voyages, dedicata ai suoi viaggi intorno al mondo, si è tenuta a Parigi nel 2018. L’esposizione è stata successivamente presentata presso la sede delle Nazioni Unite a Vienna, a Budapest e in alcune località della Romania. Anna ha inoltre realizzato mostre personali a Parigi, Budapest e Napoli.

È rappresentata dalla Sarto Gallery di Parigi.

Roberta Semeraro, critico d’arte, curatrice internazionale, sceneggiatrice e narratrice vive e lavora a Venezia organizzando mostre in occasione e per la Biennale di Venezia e in tutto il mondo. Si è laureata con magna cum laude alla Sapienza di Roma. Ha pubblicato libri, scritto in giornali e riviste e curato mostre per numerosi artisti. E’ specializzata in progetti con le pubbliche istituzioni e musei. L’opera più importante nell’ambito di un suo progetto è L’Amphisculpture di Beverly Pepper per Parco del Sole all’Aquila che ha vinto il premio nazionale paesaggio 2018- 2019 

https://it.wikipedia.org/wiki/Amphisculpture. Attualmente è curatrice di “Monumenta, arte in cantiere” per il Segretariato Regionale Puglia del MIC.

Magazzino Gallery è uno spazio espositivo d’arte contemporanea sito nell’antico magazzino di Palazzo Contarini-Polignac a Venezia, a pochi passi dalla Galleria dell’Accademia e dalla Peggy Guggenheim Foundation. Gestito da Bikem de Montebello che si avvale anche della collaborazione del critico d’arte Roberta Semeraro, espone le opere di artisti noti ed emergenti da tutto il mondo. 


Sono profondamente affascinata dalla fragilità e dalla natura effimera dell’esistenza, e cerco di catturare quei momenti sfuggenti della natura che trasmettono una sensazione di tempo sospeso. I miei dipinti invitano a molteplici interpretazioni, esprimendo tutto e nulla allo stesso tempo, e ci ricordano, in ultima analisi, che tutto è semplicemente un riflesso della vita stessa.

Ispirata dai grandi maestri come Tiepolo, riconosco i profondi cambiamenti che il nostro mondo ha attraversato dai loro tempi, tra cui due guerre mondiali e l’alba dell’era nucleare. Oggi affrontiamo quotidianamente la minaccia di una catastrofe climatica imminente, e questo mi porta a interrogarmi: il mondo è ancora vivo? Quali sono i veri colori della natura? Qual è l’essenza della luce? Come artista dalle radici nomadi, cerco un paesaggio che mi nutra con luce e meraviglia, permettendo una rinascita personale e una continua scoperta di me stessa.

Questa esplorazione è la forza trainante del mio lavoro. Seguendo le orme tracciate dai grandi maestri, osservo con attenzione ogni tramonto, ogni nuvola e ogni orizzonte alla ricerca di tracce di colore e materia autentici. Il mio obiettivo è trovare quella luce che ogni giorno ridona vita alla natura sulla mia tela, infondendo significato alla mia esistenza.

Per molti anni ho mantenuto un diario di viaggio per documentare le mie esperienze e i momenti che risuonano in me. Il tema ricorrente delle nuvole nelle mie opere è sbocciato dai miei libri di Voyage Amoureux, che combinano ricordi e illustrazioni ad acquerello dei miei viaggi in Italia, Giappone e Corsica. Questo percorso mi ha condotta a un’esplorazione più ricca di scenari e paesaggi, approfondendo il tema della fragilità transitoria.

Ispirandomi alla cultura sciamanica delle mie origini materne kirghise, il mio lavoro abbraccia una qualità onirica che arricchisce questa esplorazione. Le delicate sfumature e le transizioni fluide di colore nella mia arte riflettono i cicli naturali di crescita e declino, ricordandoci che la bellezza spesso risiede nell’effimero. Attraverso i miei dipinti, cerco di evocare serenità e tranquillità, suggerendo che le nostre esperienze – proprio come le nuvole – sono in continua evoluzione e adattamento.

I cieli nella mia arte sono carichi di simbolismo, fungendo da ponte tra l’esperienza umana e il divino. Invito gli spettatori a riflettere sulla loro spiritualità e sulla connessione con l’universo più grande. Gli elementi simili a nuvole rappresentano emozioni: leggere e ariose, ma capaci di una profonda espressione, riflettendo i nostri paesaggi interiori e sottolineando la delicata interazione tra gioia e malinconia. Proprio come le nuvole possono nascondere o rivelare il sole, la mia arte incoraggia gli spettatori a esplorare i propri sentimenti e vissuti.

In definitiva, il simbolismo presente nel mio lavoro sottolinea l’interconnessione di tutte le cose, rafforzando la coesistenza di bellezza e fragilità sia nel mondo naturale che dentro di noi. Attraverso questa lente, il mio intento è ispirare un rinnovato apprezzamento per i momenti delicati e fugaci della vita


ORARI DI VISITA
Da Mercoledi a  Venerdi 11-17
Sabato e Domenica 11-18
Chiusura: Lunedi e Martedi 
Entrata libera

Per informazioni 
tel. 041 3092314
rosam.associazione@gmail.com

INSTAGRAM @annapeterbretonartist 
WEBSITE www.annapeterbreton.com

Contatti Stampa
CRISTINA GATTI PRESS & PR
press@cristinagatti.it

Roma, Hyunnart Studio: Massimo Ruiu. Storie dal mare

Sabato 15 febbraio 2025, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Massimo Ruiu, dal titolo “Storie dal mare”, con un testo critico di Sandro Polo. In mostra una selezione di opere che rientrano nel ciclo “Le parole dei pesci”, al quale l’artista dal 2005 rivolge con costanza il proprio pensiero.

Hyunnart Studio
Massimo Ruiu
Storie dal mare
 
testo di Sandro Polo

Dal 15 febbraio al 15 marzo 2025
Inaugurazione sabato 15 febbraio 2025, ore 18.00

La ricerca di Massimo Ruiu è caratterizzata da una tensione poetica che accompagna l’osservatore alla ricerca di possibili narrazioni sintonizzate con la propria coscienza.
Nei lavori di Massimo Ruiu c’è sempre qualcosa di immateriale, come nel dittico fotografico “7 minuti prima, 7 minuti dopo”, opera che introduce la mostra e che l’artista definisce un perimetro temporale che inghiottisce, come un buco nero, un frammento di storia.

Storia non scritta, senza testimoni, se non pesci che con il loro ostinato mutismo la trattengono forse per sempre.  

L’opera “MarMosso” è stata presentata per la prima volta nel 2021, come installazione site-specific all’interno di uno dei magazzini imperiali destinati allo stoccaggio delle merci in arrivo e in partenza dai Porti di Claudio e di Traiano a Fiumicino. Per l’occasione l’artista aveva disposto sul suolo dell’antico ambiente commerciale numerosi frammenti di marmo di Carrara, tessere irregolari di un immaginario pavimento a mosaico, sconnesso e frantumato da ignoti movimenti tellurici.

All’interno degli spazi di Hyunnart Studio Ruiu esibisce un’inedita disposizione degli elementi marmorei, sconvolgendo così l’ipotetica geometria piana e rassicurante del possibile disegno originario e dando vita a un nuovo ordine plastico, dinamico e critico. Come fossili predestinati, ogni pietra riporta il disegno di un pesce o di un mollusco. Come sottolinea Sandro Polo, «l’evidente rimando alla diffusa iconografia presente nella decorazione musiva romana acquista nuovo senso per la compresenza, a fianco delle specie ittiche locali raffigurate, di altre specie estranee, sempre più numerose e allarmanti, insediatesi da decenni in un Mediterraneo tropicalizzato.

MarMosso” è un’opera mobile dalle poetiche incrociate. Come accade in altri lavori di Ruiu, passato e presente, sociale e personale (il mare è un tema ricorrente dell’artista), dialogano con la Storia e la storia dell’arte generando forme assertive velate da un tempo instabile, sfumato di ricordi, pervaso di giocosa e sofisticata ironia».


Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
orario settimanale: dal martedì al venerdì 16.00/18.30
per appuntamento: 3355477120, pdicapua57@gmail.com
Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>

Prorogata fino al 15 giugno “ANTONIO LIGABUE. La grande mostra”

Per la prima volta Bologna ospita la più importante mostra mai realizzata su Antonio Ligabue, uno degli artisti italiani più popolari e più emozionanti del ‘900.

100 opere e un album di disegni, eccezionalmente ritrovato e inedito, accompagneranno il visitatore alla scoperta di un uomo dalla vita tormentata ed emarginato dalla società, ma alla costante ricerca di un riscatto sociale come uomo e come artista.

PROROGA FINO AL 15 GIUGNO LA MOSTRA

“ANTONIO LIGABUE
La grande mostra”

A grande richiesta, proroga fino al 15 giugno a Palazzo Albergati la prima grande mostra antologica a Bologna dedicata a uno degli artisti più straordinari e commoventi del Novecento: Antonio Ligabue.

Paesaggi, fiere, scene di vita quotidiana e numerosi e intensi autoritratti: oltre 100 opere – tra oli, disegni e sculture – saranno protagoniste di un percorso espositivo unico dove, attraverso la fortissima carica emotiva delle tele, sarà possibile conoscere la vita di un artista visionario e sfortunato ma che, da autodidatta, fu ed è tutt’oggi capace di parlare a tutti con immediatezza e genuinità.

Antonio Ligabue, con la sua vita così travagliata, escluso dal resto della sua gente, legato visceralmente al mondo naturale e animale e lontano dal giudizio altrui, riuscì a imprimere sulla tela il suo genio creativo; un uomo, talmente folle e unico, che con la sua asprezza espressionista riesce ancora oggi a penetrare nelle anime di chi ammira le sue opere.

Una storia umana e artistica straordinaria e unica, che negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventato addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni ’70.

Apprezzato e compreso da importanti critici e studiosi negli ultimi anni della sua esistenza, cadde poi nell’oblio dopo la sua scomparsa. Bollato semplicisticamente come un pittore naif – una definizione che finì per sminuirne il reale valore artistico, portando a non considerarlo adeguatamente – per lungo tempo, Ligabue rimase nell’ombra, una figura di nicchia conosciuta solo da pochi appassionati, ingiustamente trascurato dai grandi circuiti dell’arte. Solo negli ultimi decenni, grazie a un rinnovato interesse da parte di critici e istituzioni, si è compreso appieno il suo valore di artista autentico e originale, pur nella sua eccentricità. Un talento spesso frainteso, che celava una poetica unica e stratificata, in grado di restituire sulla tela tutta la sublime semplicità e drammaticità del mondo naturale.

Tuttavia, nel tentativo di rivalutarne l’opera artistica, spesso si è finito per trascurare l’aspetto umano e personale dell’uomo Ligabue. Eppure, per comprenderne appieno la grandezza, è fondamentale considerare entrambi questi aspetti, inscindibilmente legati.

Le sue tele, caratterizzate da uno stile unico e originalissimo nel rappresentare soprattutto soggetti animali con un realismo quasi sconcertante, furono accantonate e relegate nell’ambito del mero folklore popolare. Si perse così di vista la profondità della sua ricerca pittorica, la capacità di cogliere l’essenza più intima delle creature ritratte, trasmettendone con potenza l’istinto primordiale.

La mostra a Palazzo Albergati di Bologna racconta l’uomo e l’artista valorizzandone sia l’eccezionale talento artistico quanto la sua ricca interiorità e la sua personalità fuori dal comune.
Seguendo una ripartizione cronologica, sono narrate le diverse tappe dell’opera dell’artista a partire dal primo periodo (1927-1939), quando i colori sono ancora molto tenui e diluiti, i temi sono legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti.
Il secondo periodo (1939-1952) è segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione.
Il terzo periodo (1952-1962) è la fase più prolifica in cui il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l’immagine rispetto al resto della scena. È densa in quest’ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d’animo.

Una straordinaria e unica storia umana e artistica, tanto da aver appassionato negli anni migliaia di persone, diventando addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni ’70.

Infatti, accanto agli oltre 100 capolavori– molti dei quali inediti assoluti quali Lince nella foresta (1957-1958), venti disegni a matita su carta da disegno (1961-1962) e diverse opere di grande qualità non esposte da tantissimi anni come Circo all’aperto (1955-1956), Castelli svizzeri (1958-1959), Crocifissione (1955-1956) e un rarissimo pastello a cera, matita e china su carta Leopardo e antilope e indigeno (1953-1954) – a definire la figura di Ligabue anche uno stralcio del film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti con la magistrale interpretazione di Elio Germano, uscito nel 2020 dopo il memorabile sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci.

Per la prima volta verranno anche esposti un album completo di disegni che Ligabue ha realizzato mentre soggiornava nell’ultimo periodo della sua vita alla locanda “La Croce Bianca” (gestita dalla famiglia della famosa “Cesarina”, l’amore platonico della sua vita), perduto per anni e da poco ritrovato, e alcune delle fiere custodite al Museo Lazzaro Spallanzani dei Musei Civici di Reggio Emilia, le stesse che proprio Ligabue osservò per ore all’interno del Museo, accompagnato dall’amico Sergio Negri. Fiere che Ligabue non ebbe modo di vedere e conoscere di persona se non in queste sue visite, che studiò accuratamente per poi ritrarle nelle sue tele, oggi per la prima volta messi a confronto.

In mostra anche un album di figurine Liebig del 1954, di recente scoperta, che Ligabue fu solito consultare e da cui prese spunto per la rappresentazione di vari animali nei suoi lavori.

Col patrocinio del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Comune di Gualtieri e Fondazione Museo Antonio Ligabue, è curata da Francesco Negri e Francesca Villanti e racconta la vita e l’opera di un uomo che ha fatto della sua arte il riscatto della sua stessa esistenza.
La mostra vede come special partnerRicola e mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale.
Il catalogo è edito da Moebius ed è arricchito da due contributi originali: un saggio del regista Giorgio Diritti, che offre una prospettiva cinematografica, e un’analisi di Francesca Romana Morelli sul rapporto tra Ligabue e Renato Marino Mazzacurati. Due testi che propongono per la prima volta una lettura completa del duplice successo del pittore, come uomo e come artista.

Non si può parlare dell’arte di Ligabue senza conoscerne la vita, né si possono capire le sue opere se non si entra nel mondo di quel piccolo uomo sfortunato e folle, pieno di talento e poesia.

Nato a Zurigo nel 1899 da madre di origine bellunese e da padre ignoto, viene dato subito in adozione ad una famiglia svizzera. Già dall’adolescenza manifesta alcuni problemi psichiatrici che lo portano, nel 1913, a un primo internamento presso un collegio per ragazzi affetti da disabilità.
Nel 1917 viene ricoverato in una clinica psichiatrica, dopo un’aggressione nei confronti della madre affidataria Elise Hanselmann che, dopo varie vicissitudini, deciderà di denunciarlo ottenendo l’espulsione di Antonio dalla Svizzera il 15 maggio del 1919 e il suo invio a Gualtieri, il comune d’origine del patrigno (il marito della madre naturale, che odierà sempre).
Ligabue non parla l’italiano, è incline alla collera e incompreso dai suoi contemporanei, viene soprannominato “el Matt” dagli abitanti di Gualtieri che ne rifiutano i dipinti e il valore artistico, costringendolo a prediligere la via dell’alienazione e della solitudine.
Dopo tormentati e inquieti anni di vagabondaggio in cui vive solamente dei pochi sussidi pubblici e si rifugia nell’arte per esprimere il suo disagio esistenziale, a cavallo tra il 1928 e il 1929 incontra Renato Marino Mazzacurati (importante artista della Scuola Romana) che ne comprende il talento artistico e gli insegna ad utilizzare i colori.
Con singolare slancio espressionista e con una purezza di visione tipica dello stupore di chi va scoprendo – come nell’infanzia – i segreti del mondo, Ligabue si dedica alla rappresentazione della lotta per la sopravvivenza degli animali della foresta; si autoritrae in centinaia di opere cogliendo il tormento e l’amarezza che lo hanno segnato, anche per l’ostilità e l’incomprensione che lo circondavano; solo talvolta pare trovare un po’ di serenità nella rappresentazione del lavoro nei campi e degli animali che tanto amava e sentiva fratelli.
Nel 1937 viene nuovamente ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di San Lazzaro a Reggio Emilia per autolesionismo e per “psicosi maniaco-depressiva” nel marzo del 1940.
È il 1948 quando comincia a esporre le sue opere in piccole mostre e ottenendo, sotto la guida di Mazzacurati, qualche riconoscimento e a guadagnare i primi soldi.
Ma il successo è breve: dopo essersi permesso solo qualche lusso, nel 1962 viene sopraggiunto da una paresi e ricoverato all’ospedale di Guastalla dove continua a dipingere e dove termina la sua vita il 27 maggio del 1965.


Antonio Ligabue emerge come una figura singolare nel panorama artistico italiano del XX secolo. Questa mostra, con oltre 100 capolavori, tra cui alcune straordinarie opere inedite, offre una panoramica completa della produzione di un artista la cui vita e opera formano un intreccio indissolubile.
L’esposizione documenta il percorso artistico di Ligabue, caratterizzato da uno stile unico che fonde realismo e fantasia. Le sue opere, contraddistinte da colori accesi e pennellate vigorose, rivelano un universo pittorico intenso, dove la natura e gli animali assumono qualità quasi mitiche.
Un racconto biografico e artistico che si snoda attraverso i temi principali entro i quali si sviluppa l’universo creativo del pittore: le fiere, nelle quali si immedesima riproducendo le movenze e i suoni per riuscire a catturarne l’essenza, gli animali domestici nei quali possiamo riconoscere il suo sguardo, la vita silenziosa dei campi, le carrozze, le troike i postiglioni, antiche iconografie derivate da stampe popolari che decoravano le case dei contadini e infine gli autoritratti, l’estremo tentativo di allontanare la sua condizione di emarginazione. Questi lavori non solo testimoniano la straordinaria capacità espressiva di Ligabue, ma offrono anche uno sguardo penetrante sulla sua psiche tormentata e sul suo rapporto complesso con il mondo circostante.
Attraverso questa mostra esaustiva, il pubblico avrà l’opportunità di comprendere appieno il valore di un artista che ha saputo trasformare le sue esperienze di vita, spesso dolorose, in opere di straordinaria potenza espressiva.
L’arte di Ligabue, pur non allineandosi con le correnti dominanti del suo tempo, ha anticipato tendenze successive che valorizzano l’autenticità dell’espressione oltre le convenzioni accademiche. La sua tecnica, apparentemente grezza e istintiva, sfida i parametri tradizionali di analisi critica, invitando a un’esperienza estetica più diretta e viscerale.


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