Ruth Wakefield e il suo famoso biscotto con gocce di cioccolato

Ruth Wakefield aveva 25 anni quando nel 1930 lasciò il suo lavoro dedicato all’insegnamento per aprire, insieme al marito Kenneth, una locanda ubicata in una casa cantoniera a Whitman, nel Massachusetts. La locanda fu chiamata Toll House Inn, volendo ricordare le stazioni dei viaggiatori, quando cambiavano cavalli e mangiavano qualcosa prima di riprendere il viaggio.

Ruth si dava da fare in cucina ed era anche molto brava. Il suo nome è rimasto famoso per aver inventato accidentalmente nel 1938 il suo particolare biscotto con gocce di cioccolato. Fra le più gustose ricette che preparava per i clienti della locanda c’erano i biscotti al burro. Un giorno rimase senza noci tritate. Guarda il caso della vita: Ruth era amica di Andrew Nestlé che le aveva portato alcune barrette prodotte dalla sua ditta. Quindi decise di sostituire le noci col cioccolato. Spezzettò la tavoletta di quelle barrette Nestlé, sperando che il cioccolato si fondesse una volta messi biscotti al forno.

Ruth Graves Wakefield

Ma il cioccolato non si sciolse del tutto e rimase nell’impasto sotto forma di gocce cremose. Il risultato fu un dolcetto delizioso che divenne presto popolare fra i viaggiatori che sostavano nella locanda. Col passa parola, quel dolce delizioso fu chiamato “biscotto al cioccolato Toll House”. La notorietà assoluta fu raggiunta quando Betty Crocker ne presentò la ricetta in una seguitissima trasmissione radiofonica intitolata Cibi famosi da ristoranti famosi indicando l’ingrediente principale di quei biscotti, ovvero la barretta spezzettata di cioccolato Nestlé. Con la trasmissione la ricetta si diffuse e anche le casalinghe cominciarono a prepararla nelle loro cucine.

La Nestlé riconobbe subito il potenziale del nuovo biscotto e iniziò a vendere gocce di cioccolato appositamente per la cottura al forno. La ricetta fu infine inclusa nel libro di cucina di Wakefield, Toll House Tried and True Recipes. A partire dal 1939, Nestlé iniziò a regalare gocce di cioccolato a chiunque scrivesse chiedendo la ricetta. Nestlé iniziò quindi a produrre gocce di cioccolato appositamente per i biscotti e chiese a Wakefield di poter stampare la sua ricetta sulla confezione del prodotto, i Toll House Cookies. La confezione includeva anche un attrezzo per amalgamare l’impasto. Tutto ciò contribuì a rendere ulteriormente popolare il biscotto, rendendolo un alimento base per la colazione ela merenda.

Il biscotto con gocce di cioccolato divenne rapidamente un fenomeno nazionale ed è ora uno dei biscotti più popolari al mondo. Oggi è disponibile in innumerevoli varianti e la preparazione dei biscotti di Ruth Wakefield è facilmente rintracciabile su libri e siti web. L’invenzione di Wakefield ha avuto un profondo impatto sulla cultura americana e i suoi biscotti sono ancora apprezzati da persone di tutte le età. La storia di Ruth Wakefield e della sua creazione accidentale è una testimonianza del potere della creatività e del fascino duraturo di prelibatezze semplici ma deliziose.


A Vienna non dimenticate la Sachertorte, magistrale composizione di Franz Sacher

La Sachertorte, una squisita torta al cioccolato, è un iconico dessert viennese, rinomato per la sua armoniosa miscela di sapori e consistenze delicati. Il suo concepimento risale al 1832, quando il giovane pasticcere Franz Sacher presentò la nuova creazione al principe Klemens Wenzel von Metternich, nel corso di una grande cena per lo zar russo Alessandro I. La magistrale composizione di Sacher, con due strati di pan di spagna umido al cioccolato avvolti in albicocca e marmellata, e adornata da una ricca glassa al cioccolato, ha affascinato i palati degli stimati ospiti, proiettando la Sachertorte verso la celebrità della pasticceria mondiale.

Il segreto del fascino duraturo della Sachertorte risiede nella sua meticolosa preparazione e nell’equilibrata interazione degli ingredienti. La base del pan di spagna, testimonianza dell’abilità di Sacher, è realizzata con una delicata fusione di burro non salato, zucchero semolato, uova separate, cacao in polvere non zuccherato, farina per tutti gli usi, lievito e un sottile pizzico di sale. Questa complessa miscela viene sottoposta a meticolosa montatura e piegatura, garantendo una struttura ariosa e resistente.

La confettura di albicocche, una sinfonia di note dolci e acidule, completa l’intensità del cioccolato con il suo delicato calore. La marmellata, tradizionalmente preparata con polpa di albicocca e zucchero semolato, viene fatta cuocere a fuoco lento fino ad ottenere una consistenza liscia e leggermente addensata.

Il coronamento della torta Sacher, la glassa al cioccolato fondente, eleva il dessert a nuovi livelli di bontà. Il cioccolato fondente fuso, ricco di cacao, è infuso con panna e zucchero semolato, creando una ganache vellutata e brillante. Questa deliziosa glassa adorna la torta come una corona, aggiungendo un tocco di eleganza e opulenza.

La torta Sacher, con il suo impeccabile equilibrio di sapori e consistenze, si è giustamente guadagnata il primo posto nell’arte pasticciera viennese. La complessa preparazione e la meticolosa attenzione ai dettagli, tramandate da generazioni di membri della famiglia Sacher, salvaguardano l’integrità di questo capolavoro culinario. Mentre generazioni continuano ad assaporare questa squisita indulgenza, la Sachertorte rimane una testimonianza dell’eredità duratura di Franz Sacher e del patrimonio culinario di Vienna.

Oggi, la Sachertorte è uno dei dolci più famosi al mondo. È possibile trovarla in molte pasticcerie di Vienna, ma solo la pasticceria dell’Hotel Sacher di Vienna può utilizzare la ricetta originale, la quale è salvaguardata in una cassaforte presso la pasticceria e viene tramandata di generazione in generazione dai membri della famiglia Sacher. Occorre aggiungere che la ricetta originale della famosa torta al cioccolato è stata oggetto di una disputa legale tra l’Hotel Sacher e la pasticceria Demel, un’altra famosa pasticceria di Vienna. La disputa si è risolta nel 1938, quando è stato stabilito che l’Hotel Sacher aveva il diritto esclusivo di utilizzare la ricetta originale.

L’Hotel Sacher è stato fondato nel 1876 da Eduard Sacher, figlio di Franz. L’hotel è ancora oggi di proprietà della famiglia Sacher e la Sachertorte continua a essere prodotta secondo la ricetta originale.

Oltre all’Hotel Sacher di Vienna, la Sachertorte originale è disponibile anche all’Hotel Sacher di Salisburgo e nelle filiali Cafè Sacher di Innsbruck e Graz. È inoltre possibile acquistarla online sul sito web dell’Hotel Sacher.

In Italia, si può trovare la Sachertorte originale presso il Sacher Shop di Bolzano.


Brescia, sedi varie: BRESCIA PHOTO FESTIVAL. VII edizione TESTIMONI

Mariangela Melato, Courtesy Archivio Carlo Orsi

BRESCIA PHOTO FESTIVAL – VII edizione

Brescia, Museo di Santa Giulia e Mo.Ca. – Centro per le Nuove culture

Altre sedi varie

Dall’8 marzo 2024

Tra gli appuntamenti più attesi, un’importante monografica dedicata a Franco Fontana, in occasione del suo novantesimo compleanno.

A marzo 2024 torna il Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, con la curatela artistica di Renato Corsini, che porterà nei luoghi espositivi più prestigiosi della città e della provincia un programma articolato di mostre con alcuni dei nomi più importanti e celebrati della fotografia italiana contemporanea.

Il titolo scelto per questa settima edizione è Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della storia attraverso il racconto che ne fanno le immagini.

Anche per quest’anno, il fulcro del Brescia Photo Festival sarà il Museo di Santa Giulia che ospita, dall’8 marzo al 28 luglio 2024, un’importante mostra monografica dedicata a Franco Fontana, uno dei pionieri della fotografia a colori, in occasione dei suoi novant’anni.

La grande rassegna, dal titolo Franco Fontana. Colore, curata dallo Studio Fontana, promossa dalla Fondazione Brescia Musei e co-prodotta con Skira, presenterà 122 immagini realizzate dal 1961 al 2017.

Il percorso espositivo, suddiviso in 4 sezioni, documenta la ricerca di Franco Fontana sui temi “paesaggio”, “paesaggio urbano”, “presenza assenza”, “people”, “luce americana”, “frammenti”, “autostrade” e “asfalti”: per l’autore, tutto è o diventa paesaggio.

Accompagna la mostra un ricco catalogo Skira per Fondazione Brescia Musei, con un testo di Caterina Mestrovich e un’introduzione di Nicolas Ballario.In contemporanea, sempre dall’8 marzo al 28 luglio 2024, il Museo di Santa Giulia accoglie una mostra che ricorda, in occasione del suo cinquantesimo anniversario, la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, nella quale persero la vita 8 persone.

Partendo da alcune delle fotografie del portfolio di Renato Corsini, una delle più lucide testimonianze di quei tragici giorni, Maurizio Galimberti realizzerà, seguendo lasua grammatica compositiva, una grande installazione, nata da un’idea di Paolo Ludovici, con 40 composizioni e una serie di Polaroid 50×60 cm, nella quale scomporrà e risemantizzerà, secondo la sua cifra espressiva più caratteristica, le immagini di quel reportage d’epoca, oltre a manifesti, articoli di giornale, disegni e consentendo così al pubblico di riflettere, anche attraverso il medium fotografico, sulla portata e sulla drammaticità di quel tragico e gravissimo evento.

Anche per questa edizione, il secondo polo di attrazione del Brescia Photo Festival in città si conferma essere il Mo.Ca. – Centro per le Nuove Culture.

Federico Garolla, Moda, Roma, 1958

Dal 16 marzo al 12 maggio 2024 ospiterà una retrospettiva dedicata a Federico Garolla (1925-2012), che documenterà uno stile che, tra gli anni ’50 e ’60, ha illuminato il percorso di molti altri fotografi.

La mostra, curata da Isabella Garolla e Margherita Magnino, dal titolo Saper leggere il tempo, presenterà una serie di fotografie, tra cui una decina di inediti, in cui grandi attori teatrali, stelle nascenti della televisione, modelle, artisti ma anche persone comuni prendono parte, come attori sul palcoscenico, del set di uno studio cinematografico.

Garolla è stato tra i primi a portare gli abiti degli atelier più prestigiosi nelle strade al mattino presto, nelle periferie urbane ancora libere dal traffico automobilistico, sulle scalinate di una Roma deserta, e anche in contesti inaspettati. La sua idea di glamour si basa sul confronto tra immagini dissonanti, su antitesi estetiche e su divisioni di classe inequivocabili. Nulla è lasciato al caso, ma tutto appare disinvolto, sofisticatamente casuale e perfettamente orchestrato. L’opera di Garolla si colloca in una dimensione, in linea con Cartier-Bresson e Avedon, in cui il soggetto riflette il “mondo di un’epoca” e lo stile distintivo del suo autore.

In contemporanea, sempre dal 16 marzo al 12 maggio 2024, il Mo.Ca. accoglierà Dentro il cinema, la personale di Chiara Samugheo (1935-2022), artista che ha rivoluzionato la fotografia legata al mondo delle celebrità con il suo approccio innovativo, dando vita al reportage cinematografico. L’esposizione, curata da Mauro Raffini, dimostra come Chiara Samugheo abbia sempre concentrato la sua attenzione esclusivamente sui protagonisti che contribuirono a rendere il cinema una delle forme espressive più popolari e amate del mondo del cinema. La sua fama divenne rapidamente globale, tanto che fu chiamata a collaborare con le principali riviste di cinema, moda e costume, tra cui Cinema Nuovo, Epoca, Stern, Vogue, Paris Match, Life e Vanity Fair.

Il suo sguardo femminile ha contribuito significativamente al movimento di liberazione sessuale che caratterizzò gli anni ’60 e la mancanza di premeditazione, dalla sintesi tra la foto “posata” e l’istantanea catturata al volo, la portò a creare servizi fotografici molto apprezzati.

Dal 18 maggio al 30 giugno 2024 il Brescia Photo Festival renderà omaggio a un altro maestro della fotografia italiana, Carlo Orsi (1941-2021), autore capace di spaziare dalla moda al reportage, dal ritratto alla ricerca e dal glamour alla sperimentazione, mantenendo iconico e immediatamente riconoscibile il suo stile. La mostra PercORSI, curata da Margherita Magnino e Silvana Beretta, si concentrerà sui ritratti che l’artista ha realizzato nel mondo dell’arte, del cinema, dello sport, della musica, della moda e della cultura, attraverso 80 immagini capaci di raccontare l’evolversi di una società attraverso gli sguardi e le pose dei suoi interpreti.

Tra le novità della VII edizione del Brescia Photo Festival vi è la collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS). Il complesso monumentale ospiterà infatti nell’estate del 2024 una collettiva di 10 fotografe italiane a cura di Renato Corsini – tra le quali Maria Vittoria Backhaus, Silvia Camporesi e Antonella Monzoni – che offriranno al visitatore, ognuna con la propria cifra, 10 diversi modi diinterpretare gli spazi della storica residenza di Gabriele d’Annunzio, in un progetto espositivo dal titolo evocativo Il Vittoriale delle Italiane a cui si affiancherà un ciclo di incontri, Testimonianze, che si terrano da marzo a giugno a Brescia, presso il Museo di Santa Giulia, il Ma.Co.f e a Gardone, presso Il Vittoriale degli Italiani.


La Fondazione Brescia Musei è una fondazione di partecipazione pubblico – privata presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov. Fanno parte di Fondazione Brescia Musei anche: Museo di Santa Giulia, Brixia. Parco Archeologico di Brescia romana, Museo delle Armi Luigi Marzoli, Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia e il Cinema Nuovo Eden.

Fondazione Brescia Musei è con la Pinacoteca Tosio Martinengo l’ente capofila della Rete dell’800 lombardo, il network fondato nel 2004 e ricostituitosi nel 2019 con il supporto di Regione Lombardia.

Fortemente voluto dal Comune di Brescia, il Macof – Centro della fotografia italiana, è lo spazio espositivo dedicato alla fotografia italiana, aperto nel maggio 2016 nell’importante sede del palazzo barocco Martinengo Colleoni. È affidato alla direzione artistica di Renato Corsini e si avvale della consulenza di un comitato scientifico formato da due indiscussi protagonisti della fotografa italiana, Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, e dalla storica della fotografia Tatiana Agliani. È un luogo di informazione, studio e ricerca sulla fotografia italiana e sulla sua storia, uno spazio aperto alla discussione sul linguaggio visivo, sulle tendenze che caratterizzano oggi la fotografia italiana e sulle sue prospettive future.ì


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Comune di Brescia

Rossella Prestini
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Ufficio stampa
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Ufficio stampa Brescia Photo Festival
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La Fondazione Bertugno-Moulinier annuncia i prossimi appuntamenti di PLATEIA

La Fondazione Bertugno-Moulinier augura un felice e creativo 2024 e invita ai prossimi appuntamenti di PLATEIA – Comunità per la rigenerazione verde e urbana

Largo B. Perestrello | Scuola Pisacane | Villa De Sanctis
 ROMA

La Fondazione Bertugno-Moulinier, nell’augurare un creativo 2024, invita ai prossimi ed ultimi appuntamenti di PLATEIA – Comunità per la rigenerazione verde e urbana, previsti per il mese di gennaio e per il mese di febbraio 2024 e incentrati su laboratori partecipativi di piantumazione per il regreening di Piazza Perestrello e sui processi di restituzione del progetto. Infatti, principale obiettivo di PLATEIA è quello di riunire comunità formali ed informali per rigenerare una piazza, Largo Perestrello, nella periferia di Roma, nel cuore del quartiere Tor Pignattara/Marranella, riconquistando il senso di comunità ed appartenenza, riconnettendosi con la natura e rendendo così possibili nuovi modelli sostenibili e locali di rigenerazione urbana. 

Il progetto, vincitore del bando “New European Bauhaus Call for Proposals for Co-Creation of public space through citizen engagement“, è sostenuto dall‘European Institute of Innovation and Technology (EIT), un organismo dell’Unione Europea, ed è realizzato da un Consorzio costituito da artisti, architetti, leader di comunità, educatori e curatori che lavorano mediante un approccio transdisciplinare insieme a diverse comunità con l’unico scopo di creare uno spazio inclusivo: la Fondazione Bertugno-Moulinier, in qualità anche di promotrice, il Municipio V di Roma Capitale, l’Associazione Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros APS, il collettivo di architetti orizzontale e l’Associazione Pisacane 0-99, con il supporto della BCC di Roma. 

PLATEIA vuole tentare di consolidare e portare a compimento il processo iniziato da anni dalle tante realtà presenti sul territorio. Infatti, Largo Perestrello, nato come copertura di un parcheggio interrato, è al centro di un quartiere connotato da un tessuto edilizio frammentato e abitato da diverse comunità provenienti da Bangladesh, Cina, Filippine, Romania, Egitto e Perù. Dal 2010, proprio per la carenza di spazi pubblici e di aggregazione, gli abitanti della zona hanno iniziato a utilizzare la “piazza”, la quale è divenuta, nel tempo, luogo di attivazione di diverse iniziative culturali, animate anche dall’operato della Scuola Primaria Pisacane, e dall’omonima associazione di genitori ed insegnanti (Pisacane 0-99), dal collettivo di architettura orizzontale e dall’Ecomuseo Casilino.

Il percorso di partecipazione di PLATEIA ha visto l’attivazione, dal mese di luglio, di numerosi workshop, laboratori creativi e di co-design, laboratori di auto-costruzione con l’obiettivo di rendere Perestrello una piazza tattica da cui far emergere linee guida per interventi futuri più strutturali e duraturi: riprogettare la piazza sulle indicazioni e le necessità dei suoi abitanti, per costruire un modello di self-governance, riportando il verde come elemento di benessere, e restituendo così alla città e al suo quartiere un’agorà, un luogo di incontri e scambio, di gioco per i bambini, di cultura ed espressione, un centro attivo di dialogo e sperimentazione interculturale, voluto dalle comunità e nato da un progetto comune.

Il progetto ha preso il via domenica 24 settembre 2023 in Largo Perestrello con il workshop collettivo Mapping Perestrello: in piazza la cittadinanza ha trovato, infatti, dei tavoli di lavoro, mappe e dispositivi relazionali tematici realizzati dall’artista Simone Bertugno assieme ai partner, per iniziare a definire insieme un immaginario comune e condiviso utilizzando gli strumenti del disegno e della produzione di immagini e testi. L’Isola delle Culture invitava le persone a esprimere e condividere le proprie esperienze nel contesto multiculturale di Torpignattara; l’Isola dell’Immaginario mirava a ricevere e raccogliere i desideri, sogni e ricordi dalla comunità; l’Isola del Selvatico, concepita come un “gioco dell’oca”, permetteva di interagire in modo ludico sul tema del verde. Durante l’opening era a disposizione sia il dispositivo relazionale LETTERBOX “Manda una cartolina a Plateia” per indagare le esigenze, i desideri e i bisogni degli abitanti; sia l’Ufficio informazioni e la mostra delle fotografie, a cura di Giancarlo Badaracco ed Ecomuseo Casilino, sulla memoria e la storia dell’area. Il 28 settembre è stata inaugurata, presso la Scuola Pisacane, la mostra dell’Erbario del selvatico urbano, erbari di quartiere realizzati già nel mese di luglio con la botanica Rossella Mortellaro, coinvolgendo i bambini delle diverse comunità e coordinati da Ecomuseo Casilino. 

Il 14 e 15 ottobre si è svolto il workshop di design thinking “Immagina Largo Perestrello” con l’obiettivo di generare idee innovative per rivitalizzare la piazza, affrontando temi come i bisogni della comunità e la sostenibilità ambientale. Una delle proposte principali si è focalizzata sull’idea di fondere le due piazze adiacenti, Largo Perestrello e la piazza del mercato, in un sistema unificato mantenendo tuttavia destinazioni differenti: l’area del mercato con chioschi fissi per servizi di accoglienza, biblioteca e ristoro, mentre per il “grande spazio” di Largo Perestrello sono emerse e condivise proposte di interventi fluidi e leggeri e attrezzature temporanee. Il 20 ottobre, nel Laboratorio di visioning per la co-gestione di Largo Perestrello, a cura di Ecomuseo Casilino e coordinato da Claudio Gnessi, sono state innanzitutto espresse le prime domande sulla gestione degli spazi e, in seguito, se fosse possibile immaginare una piazza gestita in modalità collettiva, dove i fruitori, i singoli cittadini, le associazioni locali e le diverse amministrazioni potessero essere protagonisti e gestire così i luoghi mediante un presidio fisso oppure temporaneo, in forma organizzata oppure in forma libera. 

Portando avanti il processo partecipativo, che ha evidenziato durante le diverse attività i desideri, i bisogni e le esigenze della comunità, e al fine di continuare a costruire insieme possibili scenari per la piazza nonché proposte concrete di sperimentazione, dal mese di novembre – e fino al mese di febbraio 2024 – PLATEIA ha avviato tre laboratori di progettazione partecipativa, autocostruzione e coimplementazione dei prototipi, a cura di orizzontalePerestrello Conviviale, svoltosi a novembre, Perestrello Ludico svoltosi a dicembre e Perestrello Selvatico, previsto per fine gennaio 2024. Immaginare insieme una piazza, infatti, vuole dire prima di tutto abitarla: solo abitandola è possibile comprenderne le reali necessità, scambiando e condividendo pensieri, idee e visioni. Durante i laboratori viene approfondito, infatti, il concetto di abitare, per dare poi luogo a delle situazioni conviviali, ludiche, ricreative, spontanee.


TROPICO PERESTRELLO
LAB #3– PERESTRELLO SELVATICO
Laboratorio su piantumazione e semenzaio di quartiere
26-27 gennaio 2024

26 gennaio > ore 15–18
27 gennaio > ore 10-18 
Largo B. Perestrello

ZOLLE
Dispositivo partecipativo di piantumazione per il regreening della piazza  
27-28 gennaio 2024
27 gennaio > ore 15–18
28 gennaio > ore 10-18
Largo B. Perestrello

PLATEIA CLOSING PARTY – FESTA DI CHIUSURA
CELEBRATE! 

Mostra finale e direzioni future
10 febbraio 2024

Largo B. Perestrello – Scuola Pisacane

IL CASO DI LARGO PERESTRELLO
Presentazione della pubblicazione “Il caso di Largo Perestrello” e restituzione del processo PLATEIA

12 febbraio 2024 ore 18.00
Villa De Sanctis – Casa della Cultura

In base alle condizioni climatiche, alcune date e luoghi possono essere soggetti a variazioni. 


INFO

PLATEIA – Comunità per la rigenerazione verde e urbana
Promosso da
: Fondazione Bertugno – Moulinier
Partner Consorzio: Municipio V di Roma – Municipio V di Roma, Associazione Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros APS, Associazione culturale orizzontale
Progetto vincitore del bando New European Bauhaus
Il progetto PLATEIA – Communities for green and Urban regeneration-, è sostenuto dal European Institute of Innovation and Technology (EIT), un organismo dell’Unione Europea.
Progetto finanziato dallIstituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT)
Con il supporto della BCC di Roma
Fondazione Bertugno-Moulinier
Via Gabrio Serbelloni 67 – Roma
tel. +39 06 69 34 4828
info@fondazione-bm.org
www.fondazione-bm.org
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Municipio V Roma
www.comune.roma.it/web/it/municipio-v.page

Ecomuseo Casilino
www.ecomuseocasilino.it

Associazione Pisacane 0-99
pisacane011@gmail.com
https://www.facebook.com/pisacane099/?locale=it_IT.

Orizzontale
info@orizzontale.org
www.orizzontale.org

New European Bauhaus
https://new-european-bauhaus.europa.eu

Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT).
https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-institute-innovation-and-technology-eit_it

Ufficio stampa
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La Befana o Goody Santa Claus: figure folcloriche rappresentative della generosità e della speranza

Katharine Lee Bates, Goody Santa Claus on a Sleigh Ride (1889). Copertina

La Befana è una figura del folclore italiano che incarna la generosità e la speranza. In molte famiglie italiane, la vigilia dell’Epifania è una festa familiare. I bambini lasciano scritti in un biglietto per la vecchina con i loro desideri, e si divertono a vedere cosa troveranno al mattino seguente. La Befana è, infatti, una vecchia signora che distribuisce doni ai bambini in tutta Italia la notte dell’Epifania (la notte del 5 gennaio). Il suo aspetto è sovente descritto come quello di una donna attempata, dal naso aquilino, dal viso rugoso e dalla testa coperta da un fazzoletto spesso bianco. Indossa un abito nero e un grembiule, e impiega una scopa con la quale vola da una casa all’altra.

La storia della Befana è lunga e complessa. Ci sono molte versioni diverse della storia, ma la più comune è quella che segue. C’era una donna gentile che viveva in un piccolo villaggio. Un giorno, tre magi si fermarono al suo villaggio mentre erano in viaggio per trovare Gesù Bambino. La Befana li invitò a cena e a dormire, e loro le raccontarono del neonato. La Befana voleva seguire i magi per vedere Gesù Bambino, ma si addormentò prima che potesse partire. Quando si svegliò, i magi erano già andati via. L’anziana signora si pentì amaramente di non aver seguito i magi, e da allora ha viaggiato per il mondo la notte dell’Epifania, distribuendo doni ai bambini nella speranza che uno di loro sia quel Gesù Bambino, di cui i magi le avevano raccontato.

La Befana è una figura popolare in Italia, e la sua festa è una tradizione importante per molti bambini. La vigilia dell’Epifania, i bambini lasciano le scarpe fuori dalla porta, in altre regioni appendono le calze al camino. In un caso o nell’altro, la Befana le riempie di caramelle, dolci o giocattoli. I bambini che si sono comportati bene durante l’anno riceveranno dei doni, mentre quelli che si sono comportati male riceveranno carbone. Per questo motivo, la Befana è considerata una figura che rappresenta la generosità e la speranza. In altre parole, è il simbolo della fine del periodo natalizio e dell’inizio di un fruttuoso nuovo anno.

Le immagini illustrano il libro della poetessa Katharine Lee Bates

L’aspetto della Befana è spesso descritto come quello di una donna anziana dal naso aquilino, dal viso rugoso e dalla testa coperta da un fazzoletto bianco. Questa descrizione è significativa perché rappresenta la saggezza e l’esperienza della Befana. Il naso aquilino può essere visto come un segno della sua perspicacia, mentre il viso rugoso può essere visto come un segno della sua lunga vita. Il fazzoletto bianco sulla testa può essere visto come un simbolo di purezza e innocenza.

L’abito nero e il grembiule della Befana sono anche significativi. L’abito nero può essere visto come un simbolo del mistero e del soprannaturale, mentre il grembiule può essere visto come un simbolo di domesticità e di cura.

La scopa della Befana è un oggetto importante nella sua storia. È la scopa che usa per volare da una casa all’altra, distribuendo doni ai bambini. La scopa è anche un simbolo di magia e di trasformazione.

Importanza della figura folklorica. La Befana è una figura che ha un significato profondo per molti italiani. È una figura che rappresenta la generosità, la speranza e la nuova vita.

La generosità della Befana è evidente nel fatto che distribuisce doni ai bambini, indipendentemente dal loro comportamento. Questo rappresenta l’idea che tutti i bambini meritano di essere felici e di ricevere dei doni. La speranza della Befana è rappresentata dal fatto che viaggia per il mondo alla ricerca di Gesù Bambino. Questo rappresenta l’idea che la speranza è sempre presente, anche nei momenti più bui. La nuova vita rappresentata dalla Befana è rappresentata dal fatto che la sua festa si celebra alla conclusione delle feste natalizie e all’inizio di un nuovo anno. Questo rappresenta l’idea che la vita è un ciclo di nascita, decadimento e rinascita.

Ma nella tradizione europea non esiste soltanto la Befana. Chi ha sentito parlare della mère Noël (o Madame Noël)? Troviamo la sua presenza nella seguente leggenda che racconta di quando i Magi avrebbero bussato alla porta di una donna per chiederle di portare doni a Gesù insieme a loro. Di tutta risposta lei avrebbe rifiutato. Pochi istanti dopo cambiò idea ma i tre Magi erano già partiti. Riempì allora una borsa di doni e si mise in cammino per raggiungerli, senza successo. Nel tragitto la storia narra che si imbatterà in vari bambini che tuttavia non potranno aiutarla e ai quali distribuirà i doni come ringraziamento. È questa signora che, da allora, torna ogni anno.

Nella cultura popolare sposò persino Babbo Natale, ma questo solo all’inizio del XIX secolo. È generalmente presentata come una donna anziana, robusta, gentile e paziente. La sua immagine oscilla tra la casalinga che prepara i biscotti e tra la nonna responsabile che salva il Natale e partecipa alla distribuzione dei regali.

L’America non è da meno dell’Europa. La moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto A Christmas Legend (1849), di James Rees, un missionario cristiano che viveva a Filadelfia. Nella storia, un vecchio e una donna, entrambi in viaggio con dei pacchi sulle spalle, vengono accolti in una casa la Vigilia di Natale. La mattina dopo, i bambini in casa trovano per loro una serie di regali. Si scopre che la coppia non è Babbo Natale e sua moglie, ma la figlia maggiore scomparsa da tempo del padrone di casa e suo marito.

Mamma Natale fu poi menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851. Il giovane autore, uno studente, raccontò l’apparizione di Babbo Natale a una festa di Natale e suggerì che sua moglie lo aiutasse nel suo lavoro. Storie come questa si susseguiranno in Europa e in America su libri e riviste. Ma fu la scrittrice Katharine Lee Bates a rendere popolare la figura di Mamma Natale, attraverso la sua poesia Goody Santa Claus on a Sleigh Ride (1889). Goody è l’abbreviazione di Goodwife, l’equivalente di “Miss” o “Mrs” oggi, che significa Signora. È un vecchio termine scozzese per “casalinga”. Il titolo della poesia può quindi essere tradotto come “Madame Babbo Natale su una slitta”.

Katharine Lee Bates, Goody Santa Claus on a Sleigh Ride (1889). Frontespizio interno

Nella poesia della scrittrice, Mamma Natale si lamenta del fatto che solo suo marito viene celebrato, mentre lei non riceve mai alcun riconoscimento nonostante il suo duro lavoro nel realizzare i regali. Lei rifiuta di considerarsi una casalinga e prega il marito di portarla con sé sulla sua slitta per distribuire i doni ai bambini. Babbo Natale accetta che lei lo accompagna, tuttavia è riluttante a lasciare che la moglie lasci i regali nelle case. Alla fine, accetta, e Mamma Natale scende da un camino per riparare le pantofole di un povero bambino e riempirlo di regali. Una volta portato a termine il compito, i due coniugi felici e contenti tornano a casa al Polo Nord. 


Parma: il lungo viaggio della Nuova Pilotta

Dopo 6 anni di lavori, alla fine del 2023 si è completato il progetto di riqualificazione e di riallestimento del percorso espositivo del Complesso monumentale parmense, ideato dal direttore Simone Verde, che ha interessato circa 30.000 mq.

Il valore di questa opera, che ha interessato circa 30.000 mq, è di riportare alla sua originaria unità una delle più importanti concentrazioni italiane di documenti, beni culturali, artistici e librari, riunendo istituti nati insieme, smembrati nell’Ottocento e consentendo di riscoprire il senso originario con cui una delle più prestigiose raccolte italiane venne costituita e organizzata nel tempo, nonché il legame tra contenuto e uno straordinario contenitore architettonico.

“La Nuova Pilotta di Parma si rivela oggi al pubblico in tutto il suo splendore. Un monumento straordinario e unico nel suo genere in Italia è così restituito al suo significato originale di museo a tutto tondo, in cui ogni espressione creativa viene rappresentata: dalle arti figurative della Galleria Nazionale alla stampa con le preziose testimonianze del Museo Bodoniano, dallo spettacolo nel Teatro Farnese alle collezioni librarie della Biblioteca Palatina, l’inestimabile patrimonio culturale custodito in questo museo ha finalmente piena dignità e giusta valorizzazione. Se c’era bisogno di testimonianze di quanto l’autonomia dei musei statali fosse necessaria, la Nuova Pilotta si candida senz’altro a essere tra le più limpide e luminose”, dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

Gli interventi effettuati sono di eccezionale valore e hanno coinvolto decine di persone, dai funzionari ai restauratori, dalle istituzioni cittadine agli sponsor, ai vari professionisti, non soltanto dal punto di vista della storia dell’arte, ma anche della museologia. L’edificio della Pilotta è infatti una delle rarissime sopravvivenze degli esperimenti che, a cavallo tra XVI e XVII secolo, hanno portato alla nascita dei musei come istituzioni caratteristiche della storia moderna.

La Nuova Pilotta rappresenta un ripensamento generale dell’unico museo enciclopedico pubblico italiano affinché serva da strumento di analisi intellettuale, utile alla società contemporanea. L’ultimo tassello di questo mosaico è l’apertura della sezione archeologica, completamente ripensata e riqualificata seguendo i principi più innovativi della ricerca scientifica, che annoverano riferimenti alle acquisizioni della New Archaeology, la Global History, la Connected History e perfino la cosiddetta Big History.

Con questa ultima riconsegna, la Nuova Pilotta della Pilotta torna essere fruibile nella sua interezza e nella forma di un centro culturale di caratura internazionale, promotore di un approccio museale dinamico, inclusivo, aperto al dialogo e alla partecipazione.

Una delle caratteristiche principali dell’operazione è stata quella di riqualificare quegli spazi connettivi come lo scalone monumentale, il vestibolo del teatro, l’area esterna dei cortili che, trascurati da una logica museologica ottocentesca, versavano in condizioni di profondo degrado e la cui funzione era limitata a servitù di passaggio; allo stesso modo una ulteriore azione ha coinvolto luoghi come la Galleria e il Museo Archeologico rimasti per lungo tempo organi a se stanti, disconnessi dal corpo dell’edificio e dalla sua unitaria storia collezionistica.

Una parte consistente dei lavori si è concentrata sulla ex Galleria Nazionale che, seppur presentasse problemi minori rispetto ad altri istituti, aspettava di ricevere da molto tempo notevoli cure, ormai divenute improcrastinabili, in particolare per quanto riguarda la messa in sicurezza e il restauro delle opere. Tra gli interventi, vanno annoverati anche quelli di manutenzione ordinaria, come il ripristino degli intonaci, il ripensamento scientifico dei presidi museologici, le dotazioni tecnologiche, anche per il risparmio energetico. Una volta ultimato l’involucro si è passati a riconsiderare l’allestimento in termini di riflessione concettuale delle collezioni, anche per quanto riguarda la leggibilità delle opere, il tutto a cavallo tra filologia storica, valorizzazione e contestualizzazione architettonica contemporanea. Un esempio notabile di quanto realizzato è stata la recente consegna al pubblico dell’Ala Nord Alta con sette nuove sale dedicate agli esponenti più significativi dell’arte emiliana tra il Cinquecento e il primo Seicento, che favoriscono un collegamento diretto con lo sviluppo cronologico delle opere dai Fiamminghi all’arte del Manierismo parmense. Poi le sale dell’Ala Nord bassa, o la Passerella Farnese, viatico ai saloni della ritrattistica ducale, con un nuovo allestimento del ricco patrimonio di medaglie e monete rinascimentali e di volumi a stampa finora mai esposti in un parallelo filologicamente perfetto tra numismatica antica, medaglistica rinascimentale e storia del ritratto.

Il Teatro Farnese, capolavoro del 1618 e primo teatro moderno della storia europea, è stato sottoposto a un lungo ed elaborato ciclo di interventi di varia tipologia, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria alla musealizzazione di spazi precedentemente chiusi al pubblico. È il caso delle aree delle sottogradinate, prima utilizzate come luoghi di passaggio o come magazzini ingombri di beni in disuso, e ora trasformate in aree museali grazie all’importante lavoro di bonifica. Dal canto suo, il teatro continua nel suo ruolo originario, ovvero quello di ospitare spettacoli e concerti di indiscussa qualità e coerenti con la sua storia, come la prima edizione del Farnese Festival, l’unica rassegna musicale al mondo dei secoli XVII e XVIII, curata da Fabio Biondi e ideata da Simone Verde, che può fregiarsi di una sala da spettacolo coeva al repertorio proposto, sul cui palco si sono alternati alcuni dei più prestigiosi ensemble d’Italia.

Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma e storico dell’arte all’interno del Tewatro Farnese nel Complesso Monumentale Della Pilotta (Foto di Roberto Serra – Iguana Press/Getty Images)

Per rendere lo spettatore consapevole della straordinaria importanza del Teatro, per invitarlo a riscoprire l’aspetto e l’uso originario della sala gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruita nel corso degli anni Cinquanta del XX secolo, è stato prodotto un videomapping che, attraverso l’utilizzo di proiezioni, suoni e immagini in movimento che si sono servite di scenografie originali, ricrea e riporta in scena quella macchina dell’illusione teatrale dove alcune delle idee e delle sperimentazioni sceniche del teatro moderno sono state per la prima volta realizzate.

Non è da dimenticare la Biblioteca Palatina, entrata nel novero degli istituti del Complesso Monumentale con il suo fondo di disegni e stampe unico al mondo, i suoi ambienti sontuosi, la sua dotazione impareggiabile di beni librari e documenti, tra cui una delle più importanti raccolte al mondo di manoscritti e stampati ebraici, seconda per qualità e quantità a quella della biblioteca di Gerusalemme e provenienti dalla Biblioteca dell’abate Giovanni Bernardo De Rossi (1742-1831) che insegnò lingue orientali nella facoltà teologica dell’Università di Parma dal 1769 al 1821. Numerosi erano i problemi che la nuova direzione, al suo insediamento, si è trovata ad affrontare e a risolvere: dai depositi sporchi e fatiscenti ad alcune aree, come la Galleria dell’Incoronata, che custodisce la sinopia dell’Incoronata del Correggio, destinata a magazzino di beni di scarto e finalmente di nuovo riaperta al pubblico.

Un nuovo volto è stato inoltre disegnato per il Museo Bodoniano, primo e unico del suo genere in Italia, nato nel 1963 da una serie di preziose donazioni. Alla collezione è stata infatti trovata un’altra destinazione, al piano terra del Complesso, caratterizzata da un’estetica stile impero, coeva agli ultimi anni di attività dello stampatore. Il percorso espone l’intera collezione di punzoni originali e di stampati, con la possibilità di visionare repliche di torchi originali e di usufruire di ausili digitali come un tavolo interattivo e quattro totem.

Nell’ottica di rendere la Nuova Pilotta un luogo dove soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più allargato e consentirgli una fruizione più comoda e confortevole, non si è certo misconosciuto il valore dei servizi che contribuiscono a rendere completa l’esperienza della visita e, al tempo stesso, ad attrarre visitatori attraverso un’offerta vicina alle forme ordinarie della vita contemporanea. In questa direzione si segnala il grande tavolo multimediale e interattivo, all’ingresso dell’Ala ovest, che introduce alle sezioni dedicate alla storia dell’arte italiana nelle collezioni parmigiane mediante il quale è possibile operare una ricerca per opera o per autore che facilita la loro localizzazione, la conoscenza della storia collezionistica e l’approfondimento della provenienza, dei dettagli tecnici e di varie curiosità monografiche.

Dalle dotazioni indispensabili per un museo, come le aree, completamente ripensate, della biglietteria, del guardaroba, del nuovo blocco di servizi igienici e della nursery room, dello spazio ristoro con sedute e distributori automatici, valorizzato e interamente riallestito per restituire un ambiente destinato in precedenza ad area di deposito, o ancora della Sala Paciaudi della Biblioteca Palatina, riconsegnata alla comunità parmense, dopo anni di incuria e degrado, la nuova direzione si è prodigata per ripristinare le aree esterne, come il Cortile della Cavallerizza, trasformato in un giardino aperto periodicamente al pubblico e che accoglie la sede dell’Associazione Amici della Pilotta.

Tutti questi sei anni di attività possono essere in parte tradotti dai numeri che non solo testimoniano la quantità del lavoro, ma anche il valore dello stesso, riconosciuto dall’apprezzamento delle persone che quotidianamente affollano le sale e gli spazi comuni del Complesso Monumentale della Pilotta.

In sei anni, la riqualificazione e la manutenzione hanno interessato circa 30.000 mq, per una spesa di €22.399.500,00 milioni. I restauri hanno coinvolto 62 opere della Galleria Nazionale, 102 cornici, 185 manoscritti e volumi della Biblioteca Palatina, 550 reperti archeologici.

La qualità dei progetti della Nuova Pilotta è stata ben accolta dal pubblico, passato dai 120.042 visitatori del 2017, ai 132.910 nel 2022 e ai 144.882 al 31 ottobre 2023 con una proiezione di circa 170.124 visitatori al 31 dicembre 2023; di conseguenza, gli incassi da bigliettazione, passati da 476.116,00 nel 2017 a 705.101,10 nel 2022, con un <.

La Nuova Pilotta si è ritagliata un lodevole séguito sui canali social; dal 2017 al 7 luglio 2023 l’incremento dei follower delle sue pagine Facebook, Twitter e Instagram è aumentato, rispettivamente da 3976 a 18.678, da 2640 a 3257 e da 2509 a 13.600; così anche il sito internet – complessopilotta.it – ha visto una crescita di utenti unici da 1.467 a 208.456 e le pagine visitate da 268.658 a 1.357.558 con una media mensile che è variata da 24.423 a 35.726.

Uno dei compimenti recenti più significativi riguarda infine la cosiddetta Sala ottagona della Rocchetta, primo allestimento romantico d’Italia conseguito con il ritorno delle opere da Parigi dopo le spoliazioni napoleoniche. Questa importantissima realizzazione per la museografia europea era stata menomata dagli interventi degli anni Settanta che avevano rimosso, in particolare, i tessuti di arredamento voluti dal direttore dell’Accademia, Paolo Toschi per “santuarizzare” le opere del Correggio. Dopo un lungo lavoro di restauro, ricerca e riedizione delle stoffe da una famosa seteria genovese, essa viene oggi inaugurata, quale parte della Nuova Pilotta, restituita alla sua antica parvenza estetica.



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E cm-pil@cultura.gov.it
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Rotary Club di Roma: Gli aiuti per il Libano arrivati a destinazione

Si chiude con la consegna alle comunità libanesi il progetto benefico di una compagine inter-club del Rotary in sinergia con la Brigata “Granatieri di Sardegna”

Lo scorso mese di luglio i Rotary Club di Roma, Roma Urbe Eterna, Costa Neroniana, Sutri e Tuscia Cimina avviavano un progetto internazionale di raccolta fondi, necessari all’iniziativa “Il Rotary abbraccia la Terra dei Cedri”, insieme alla Brigata Granatieri di Sardegna, guidata dal Gen. Giovanni Brafa Musicoro. Obiettivo: acquisire presidi sanitari e non solo da destinarsi ad un’area particolarmente provata del territorio libanese, a ridosso dei confini con Israele. A voler dare i numeri di un disagio, negli ultimi 3 anni la lira libanese ha subito una svalutazione del 98%, nel contesto del fallimento di un sistema bancario considerato per decenni tra i più stabili al mondo. Questo in un Paese delle dimensioni della regione Abruzzo, che conta poco più di 6 milioni di abitanti di cui, secondo fonti delle Nazioni Unite, oltre 2 milioni sono rifugiati palestinesi e siriani. L’inaccessibilità per gran parte degli abitanti a servizi di base come l’energia elettrica e l’acqua potabile i costi sanitari aumentati esponenzialmente che impediscono di accedere alla sanità pubblica rendono inoltre quanto mai prezioso il materiale sanitario raccolto. La serata in cui sono stati resi noti gli esiti della raccolta finalizzata al progetto umanitario-sociale si svolgeva a Roma presso il Circolo della Marina Militare, dove tutti i presidenti dei Club Rotary coinvolti, a partire da Maria Luisa Piras, Presidente Rotary Club di Roma e motore dell’iniziativa, avevano potuto esprimere la loro soddisfazione per la grande generosità dimostrata dai soci, che si concretizzava in materiali sanitari, generatori di corrente e altro richiesto dal Libano, come abbigliamento sportivo, materiale scolastico, latte in polvere per bambini da zero a tre anni, occhiali da vista, con l’aggiunta grazie ad Artemisia Lab di un ecografo e di 2000 kit per il test del Covid.

Una soddisfazione ancora maggiore quella manifestata oggi dalla presidente Piras, nel raccontare nel dettaglio la avvenuta distribuzione dei materiali in Libano presso le comunità maggiormente in difficoltà da parte del contingente militare appartenente al Team CIMIC (Civil Military Co-operation) . Il 15 novembre scorso infatti il Maggiore Davide Cottone e il Sergente Maggiore Capo Marco Carratta del CIMIC hanno effettuato la donazione di materiale sanitario e vestiario sono stati donati alla Croce Rossa di Tyro alla presenza del Direttore, Ms. Mouzayan SiklaXi Ajami; il 27 novembre, a Sorella Rita Eid  la donazione di arredi scolastici offerti dalla scuola romana “Melissa Bassi”, di materiale sanitario, occhiali per presbiopia e un generatore di corrente per la municipalità di RUMAYSH;   il 6 dicembre l’apparecchio per ecografie donato da “Artemisia Lab” insieme ad altri presidi sanitari donati dai club romani e laziali del ROTARY Distretto 2080 e dall’Associazione LIONS, raggiungeva l’ospedale di QANA;  l’8 dicembre materiale sanitario sempre donato da Rotary e Lions  veniva consegnato alla municipalità di SHAMA; il 9 dicembre, infine,  materiale sanitario raccolto dai Rotary Club del Distretto 2080 veniva assegnato alla municipalità di CHININ.

In pochi giorni, grazie alla indispensabile collaborazione prestata ai tanti soci Rotary coinvolti in tutto l’iter dei militari della Brigata Granatieri di Sardegna di stanza in Libano – in particolare del Comandante Gen. Giovanni Brafa Musicoro, del Vice Comandante Colonnello Orazio Bellinghieri, del G9 Chief Maggiore Davide Cottone del CMIC, del G9 Plans Sergente Maggiore Capo Marco Carrata del CIMIC e di tutto il Team CIMIC –, si è concretizzato con successo lo sforzo comune delle comunità rotariane e non solo verso aiuti che davvero arrivassero alle popolazioni e ne soddisfacessero almeno in parte alcune delle istante manifestate. Il modo migliore per “creare speranza nel mondo”.


Rotary Club di Roma
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com

Skira editore: LORENZO MATTOTTI. Storie, ritmi, movimenti

Skira editore

a cura di Melania Gazzotti

Lorenzo Mattotti. Storie, ritmi, movimenti, catalogo della mostra in corso fino al 28 gennaio 2024 al Museo di Santa Giulia a Brescia, riunisce per la prima volta una vasta selezione di opere realizzate dal celebre disegnatore, illustratore e regista in relazione ai tre ambiti della creazione artistica che più hanno influenzato il suo lavoro: la musica, il cinema e la danza.

Informazioni

24 × 28 cm, 224 pagine
150 colori; cartonato
ISBN 978-88-572-5086-1
€ 40,00

In mostra:
Brescia, Museo di Santa Giulia
Fino al 28 gennaio 2024

In un lungo viaggio che parte dalla scena underground degli anni settanta e arriva alle realizzazioni più recenti, il volume mette in luce alcune delle tappe più rilevanti della lunga carriera di Mattotti, mostrando la sua straordinaria capacità di eccellere in molti linguaggi, dal fumetto all’animazione, passando per la pittura. Le opere presentate vogliono appunto sottolineare questa propensione dell’artista a sperimentare tecniche e stili differenti arrivando a infrangere le barriere tra i generi.

Introdotto dai contributi di Melania Gazzotti, Marco Belpoliti e Daniele Barbieri e corredato di un’intervista della curatrice a Lorenzo Mattotti, il volume è suddiviso in tre capitoli principali, corrispondenti alle tre sezioni tematiche (Musica; Danza; Cinema).

Per la musica oltre alle prime storie a fumetti ispirate alle sonorità del rock, vengono presentate le illustrazioni raccolte nel libro di Lou Reed The Raven (2011) e le grandi tavole a china, disegnate per la messa in scena dell’Hänsel und Gretel (2009) di Engelbert Humperdinck alla Philharmonie di Parigi. Nella sezione dedicata alla danza spiccano alcuni dei disegni raccolti nel libro Carnaval (2005), frutto dell’esperienza immersiva dell’artista al carnevale di Rio de Janeiro, e tre grandi tele inedite appartenenti a un ciclo di opere sulle danze collettive.

Infine, per il cinema, insieme a una serie di lavori legati agli interludi per i tre episodi del film Eros di Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh e Wong Kar-wai vengono presentati degli estratti di tutte le animazioni realizzate da Mattotti, con i relativi disegni preparatori. Uno spazio particolare viene dedicato al suo ultimo cortometraggio: La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019), tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati.


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Tia Palomba: esce ‘The Bullfighter’, intenso omaggio al songwriter americano Luke Bell

Fuori sulle principali piattaforme streaming l’audio e il videoclip di ‘The Bullfighter’, omaggio di Tia Palomba e dei suoi The Lazy Folks al songwriter americano Luke Bell.

«Fare un omaggio ad un grande sconosciuto come Luke Bell è veramente tanta roba», è quello che si è sentito dire Tia Palomba alla notizia della pubblicazione di ‘The Bullfighter’, brano estratto dalla discografia di questo songwriter nativo del Kentucky ma cresciuto a Cody, nel Wyoming. 

Come troppo spesso accade molti artisti rimangono nascosti all’ombra del “mainstream” quando, invece, avrebbero ancora molto da dare. Purtroppo non siamo più “musicalmente” curiosi, non abbiamo più voglia di scoprire qualcosa di nuovo e di sconosciuto.

Nasce così la decisione di omaggiare Luke Bell, un artista conosciuto a pochi e che purtroppo ha abbandonato questo mondo non molto tempo fa a soli 32 anni.

Nella sua breve esistenza però ha avuto modo di scrivere brani country stupendi e di trasmettere le sue emozioni agli altri.

«Il mio omaggio a Luke Bell nasce dalla mia grande ammirazione per il suo modo di incontrare la musica, semplice e umano, nonostante la sua vita “travagliata” aveva sempre un sorriso quando imbracciava la chitarra e intonava qualche brano», racconta lo stesso Tia Palomba, che continua «Una serenità che molto probabilmente non aveva nel cuore, ma che riusciva comunque a trasmette con la sua musica. 

Il brano ‘The Bullfighter’ parla di un uomo che si descrive come il “torero più coraggioso”Ovviamente lo fa in maniera ironica, la persona in questione si sente solo di fronte alle cose che gli accadono, forse è proprio per questo che ho scelto questa cover per omaggiare Luke, è uno stato d’animo che in questo ultimo anno ho vissuto, ed ora voglio “affrontare” anche io la vita con ironia… Quindi eccomi qui: travestito da torero più coraggioso».

Questo brano potrebbe essere, per Tia Palomba, la chiusura di un momento della vita particolare, travagliato e turbolento ma comunque pregno di emozioni con l’inizio di un progetto più ampio. Lo scopriremo solo con il tempo, i Lazy Folks sono sempre pronti a ripartire!

Il video di ‘The Bullfighter’ è stato girato dallo stesso Tia Palomba sulle bellissime strade del carso triestino e vede impegnati nel brano, oltre al protagonista alla voce, chitarra acustica, basso e percussioni, Adriano Mestroni alla chitarra elettrica, Luca Angeleri al piano, organo Hammond e seconde voci, mentre il mix e il mastering sono a cura di Davide Colombo.

Tia Palomba, milanese di nascita e triestino per amore, è un polistrumentista. 

A 11 anni studia prima basso elettrico e contrabbasso, a 16 anni muove i primi passi nel mondo della musica, quando inizia a suonare dal vivo come bassista in alcune cover band locali. 

Negli anni ha continuato a lavorare nell’ambiente musicale suonando dal vivo, componendo brani propri e jingles pubblicitari. 

Lazy Folks nascono durante il lockdown 2020, ‘Lazy’ perché dovendo suonare ‘a distanza’ le prove venivano svolte comodamente sui divani di casa ad anticipare l’uscita di ‘The Endless Journey‘, uscito per l’etichetta Bitterpill Music/Believe. 

Nel 2022 viene pubblicato ‘Campfire Stories‘, una sorta di concept album molto ben accolto dalla critica di settore e dal pubblico appassionato di quelle sonorità che vanno dal folk statunitense a quelle sonorità più country dei Rolling Stones.

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Padova, Centro Culturale Altinate | San Gaetano: Arthemisia presenta la mostra “MONET”

Claude Monet, il padre dell’Impressionismo e uno degli artisti più amati di sempre, sarà celebrato con una straordinaria mostra a Padova, a partire dal prossimo 9 marzo.
Arthemisia, con il Comune di Padova e il Musée Marmottan Monet, darà vita ad un racconto emozionante, attraverso l’esposizione di oltre 50 capolavori iconici – tra cui le Ninfee, gli Iris, i Paesaggi londinesi e molti altri ancora – arricchiti da sale spettacolari, tantissimi contenuti, video, testimonianze e atmosfere magiche.

Una mostra che non si può perdere, tanto più che per diversi anni le opere di Monet non saranno più disponibili per un’esposizione in Italia.

Le opere esposte nella mostra sono quelle conservate al Musée Marmottan Monet, donate dal figlio dell’artista, che custodisce la più grande e importante collezione di dipinti dell’artista francese, frutto della generosa donazione fatta dal figlio Michel nel 1966.

Sono le opere a cui Monet teneva di più, le “sue” opere, quelle che l’artista ha conservato gelosamente nella sua casa di Giverny fino alla morte, da cui non ha mai voluto separarsi.
La mostra è quindi anche un viaggio nel mondo intimo di Monet, nella sua casa e nella sua anima.

A Padova saranno esposti capolavori quali Ritratto di Michel Monet con berretto a pompon (1880), Il treno nella neve. La locomotiva (1875), Londra. Parlamento. Riflessi sul Tamigi (1905), oltre a tutte le opere di grandi dimensioni come le eteree Ninfee (1917-1920) e gli evanescenti Glicini (1919-1920).

La mostra, promossa dal Comune di Padova, è prodotta ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi ed è curata da Sylvie Carlier, curatrice generale del Musée Marmottan Monet, con la co-curatela della storica dell’arte Marianne Mathieu e l’assistente alla curatela del Musée Marmottan Monet Aurélie Gavoille.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
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