Messina, Spazioquattro: THE CORNER. Fotografie di Alessandro Mancuso

Ma quale obbligo ha il ritraente nei confronti del soggetto ritratto? È suo dovere gettare quella persona nella luce migliore o in quella che reputa più rivelatrice?
La luce – e la fotografia, per mano sua – può raccontare storie, enfatizzare o nascondere caratteristiche, oltre che fisiche, caratteriali? Può trasmettere e definire emozioni che rischierebbero altresì di rimanere latenti? Inoltre, ritrarre gli artisti che, come i santi, hanno la capacità di andare oltre le nostre qualità – fatto questo che li fa apparire irraggiungibili – può rende il tutto un po’ più complesso, generando una prospettiva inaspettata?
Il piacere sensuale di indugiare nelle texture e nei pattern, siano i singoli cigli o l’increspatura di una ruga oppure l’ordito di un abito, pone l’osservatore a una distanza confidenziale, e questa ricerca del ‘piccolo’, capace di trasformare l’ovvietà in minimalismo monumentale in stile Domenico Gnoli, diventa il punctum dei ritratti nel Corner allestito nella galleria Spazioquattro di Messina: nello spazio privato della fotografia possiamo liberamente indugiare, a nostro piacimento, assimilando lentamente quei dettagli che definiscono un volto e le mani, come per esempio nella fotografia della pittrice Giusy Giorgianni (in foto), incoraggiandoci a fantasticare sulla vita della persona, sulla sua personalità pubblica e privata, in parte donna in parte dea.
Le qualità implacabili e senza tempo delle stampe in bianco e nero (scelto essenzialmente perché dal colore ci si aspetta la verità) fanno il resto, trasmettendo quell’onesta brutalità in tanti e ricchi dettagli più rivelatori del vedere qualcuno di persona. Un invito a scrutare l’oggetto fotografia, «la contemplazione delle cose come sono, senza errori o confusione, in sé un atto estremamente nobile, più di tutto un raccolto di finzioni».
Le fotografie di quasi duecento “creatori di bellezza” (come li definisce Mancuso) sono state realizzate in sette giorni, prima nella galleria Spazioquattro di Messina poi nei locali dei Cantieri Zeta di Milazzo e sono ispirate alla serie Corner portraits di Irving Penn.
L’idea del fotografo statunitense era di mostrare la vivace comunità culturale di New York, arricchitasi dopo la Seconda guerra mondiale di emigrati giunti dall’Europa e dal resto del mondo. Il set ridotto, in netta rottura con la ritrattistica del periodo tra le due guerre, consiste di un pannello pieghevole sistemato ad angolo acuto: in questo spazio esistenziale che sembrava uscito da un dramma brechtiano il soggetto poteva esprimere il suo vero carattere.

The corner. Fotografie di Alessandro Mancuso
20 – 31 maggio 2024
Alessandro Mancuso info@alessandromancuso.it

Spazioquattro
Via Ghibellina 120, Messina
Orario: dal lunedì al sabato ore 17 – 20
domenica ore 10.30 – 12.00
Ingresso libero

Vernissage
Domenica 19 maggio 2024
ore 18.30

Arte del Vedere. Manifesti e occhiali dalle Collezioni Salce e Stramare

Il Museo nazionale Collezione Salce, in collaborazione con Punti di Vista, organizza, da sabato 18 maggio a domenica 6 ottobre 2024, l’esposizione Arte del Vedere. Manifesti e occhiali dalle Collezioni Salce e Stramare, a cura di Elisabetta Pasqualin e Michele Vello, con la collaborazione di Mariachiara Mazzariol. La mostra, allestita nell’ex chiesa di Santa Margherita, a Treviso, esplora il mondo dell’occhiale attraverso due piani di lettura: la rappresentazione, mediante i manifesti pubblicitari della collezione Salce, e la forma, grazie agli occhiali storici della collezione Stramare.

Arte del Vedere
Manifesti e occhiali dalle Collezioni Salce e Stramare
Treviso, Museo nazionale Collezione Salce
Santa Margherita | Via Reggimento Italia Libera
18 maggio – 6 ottobre 2024

Mostra a cura di Elisabetta Pasqualin e Michele Vello, con la collaborazione di Mariachiara Mazzariol
 
Vernice per la stampa: venerdì 17 maggio, ore 11.30
Inaugurazione: sabato 18 maggio, ore 11.30
 
Visita guidata del curatore: sabato 18 maggio, ore 18.30 in occasione della Notte dei Musei esclusivamente su prenotazione:
drm-ven.collezionesalce@cultura.gov.it

Arte del Vedere è un ideale dialogo tra due collezionisti e le loro passioni. Le policrome visioni di carta dei manifesti di Ferdinando Salce, accanto alle mille declinazioni del tondo degli occhiali di Lucio Stramare. Ed è anche la prima volta che il Museo Salce pone il suo inestimabile patrimonio grafico a complemento del design, in un continuum di rappresentazioni di forme che vanno dal Cinquecento fino agli anni Cinquanta del Novecento.

Il visitatore può divertirsi a confrontare gli occhiali con la loro raffigurazione, che si fa astratta o puntuale a seconda della mano dell’illustratore e dello stile proprio di ogni epoca. Gli occhiali dei manifesti, raramente e tardi oggetto di pubblicità diretta, diventano protagonisti, come ornamento funzionale: sottolineano espressioni, acuiscono gestualità ed esaltano lo status sociale di chi li indossa.

Non è casuale la scelta di allestire questa mostra a Treviso. Un filo sottile lega la città agli occhiali, nello specifico nella loro rappresentazione. Nel 1352 Tomaso da Modena, già autore delle storie di Sant’Orsola un tempo proprio a Santa Margherita, affresca la Sala del Capitolo dei Domenicani nel convento di San Nicolò. Nella lunga teoria di prelati, uno in particolare colpisce il nostro sguardo, perché indossa un paio di occhiali: la più antica testimonianza iconografica di questo oggetto, che il Museo Salce intende celebrare con un’esposizione che combina l’illustrazione al design, lì dove tutto “visivamente” ebbe inizio. Per l’occasione – in collaborazione con Chiese Aperte Treviso – la Sala del Capitolo sarà visitabile sabato 18 maggio, giorno di apertura della mostra, dalle 13.00 alle 18.30 (entrata dalla portineria del Seminario).

A firmare i manifesti esposti in mostra, nomi noti del cartellonismo prima e della grafica progettata poi, non solo italiani. L’euforica Belle Époque mette in scena maliziose figure femminili scrutate da ambigui monocoli: ne sono esempi La vedova Allegra, capolavoro ancora pittorico di Leopoldo Metlicovitz (1907), ma anche Absinthe Pernot (1900), cartello “avant la lettre” del più sintetico e aggiornato Cappiello. Accanto a loro, dandy decisamente alla moda indossano lenti, più come vezzo che in funzione di protesi: l’ironico tratto di Luciano Mauzan propone la parodia di un moderno Petronio (1915), arbiter elegantiae per un omonimo marchio di calzature. Artisti meno conosciuti sorprendono: Luigi Enrico Caldanzano con immagini notturne, quasi oniriche e simboliste, che ben si adattano alle inquietanti Lenti radioattive (1912-1915) da promuovere, o Golia (Eugenio Colmo), la cui vena caricaturale disegnerà “il cinesino dalle lenti scure”. Accompagnerà, con le sue evoluzioni grafiche, una nota marca di ottici torinesi per molti anni a venire.

Binomio vincente è quello tra occhiali e velocità: occhiali da protezione, non certo da vista, per gli automobilisti alla guida di bolidi rosso fiammante, con prove d’autore come l’innovativo Dunlop di Marcello Dudovich (1908). E in bella evidenza, a cingere il casco delle seducenti motocicliste di Plinio Codognato (Moto Bianchi 1920-25, Gilera 1929), con un’esplicita associazione tra donna e prodotto, tutta a favore del male gaze dilagante.

L’occhiale da sole fa la sua comparsa solo più tardi e al cinema, qui in mostra indossato dall’inarrivabile icona di stile Grace Kelly in Caccia al ladro (1955), di cui si espone la locandina per l’uscita italiana del film. E dal cinema, le lenti scure su montature alla moda, invadono i manifesti turistici (con i maestri del genere: Mario Puppo e Franz Lenhart), arricchendo di glamour spiagge assolate e modernissime piste da sci. L’affisso si riduce nelle dimensioni, diventa locandina o espositore da banco: soprattutto è parte di una strategia comunicativa più complessa, in cui il prodotto da promuovere si etichetta, si imballa, si anima. La grafica è totalmente rinnovata, innamorata dell’America, delle sue forme, dei suoi colori. Sono arrivati gli anni Cinquanta.

Sicuramente inediti sono i manifesti dell’Associazione nazionale per la prevenzione degli Infortunidal 1926 trasformata in ente, con una serie di tavole graficamente ingenue, basate su una comunicazione emotiva, dai toni cupi e minacciosi, con escamotage da rotocalco illustrato.

Da segnalare una rara pagina pubblicitaria con una filastrocca di Trilussa, scrittore spesso prestato alla pubblicità, qui autore di un giocoso bodycopy per la promozione delle Lenti Salmoiraghi.

Tre sono le sezioni dell’esposizione, che rappresentano un percorso cronologico nell’evoluzione delle forme del vedere. Dalle prime rudimentali creazioni dove il dispositivo era ancora tenuto in mano o fissato al volto con dei cordini di spago, all’invenzione delle aste nel Settecento, che ha segnato la svolta formale di un oggetto che ci accompagna nella vita di tutti i giorni. Non mancano le curiosità, perché almeno fino al primo decennio del Novecento coesistevano, accanto agli occhiali veri e propri, altre forme, come i vezzosi ed elaborati fassamani e i pince-nez di cavouriana memoria. Lo stile di vita e il progresso industriale cambiano il design dell’occhiale, e ciò è ben rappresentato dai dettagli ai limiti dell’oreficeria negli anni Trenta, i colori degli anni Quaranta e le indimenticabili forme “a gatto” degli anni Cinquanta. Di grande interesse per gli amanti del design è la teca dedicata agli occhiali speciali e da lavoro, dalle fogge talvolta improbabili ma efficaci nell’accordo tra forma, funzione e studio dei materiali: quelli preziosi come oro e argento; quelli naturali come corno, tartaruga, legno e pelle; fino ai primi ritrovati dell’industria chimica come la bachelite e la celluloide.

A completare il percorso espositivo c’è il significativo contributo del design dell’occhiale contemporaneo, rappresentato dalla selezione dei migliori project work degli allievi dell’ITS eyewear product manager. Il corso, promosso dalla Fondazione ITS Cosmo di Padova e l’ente Certottica di Longarone, intende formare i progettisti dell’occhiale del domani. Gli elaborati esposti in questa sede rappresentano un ponte tra passato e futuro attraverso i linguaggi complementari della grafica e del design. E in sintonia con lo spirito con cui Nando Salce ha ritenuto di affidare la sua raccolta allo Stato italiano: «perché serva in scuole e accademie a studio e conoscenza di studenti, praticanti e amatori delle arti grafiche».


Mostra ideata da: Museo nazionale Collezione Salce e Punti di Vista
Con il patrocinio di: Comune di Treviso, Provincia di Treviso
Con la collaborazione di: CertotticaGroup, Fondazione ITS Cosmo e Modapuntocom
Con il contributo di: Alessia Vardanega
 
 
Hashtag di riferimento
#artedelvedere #collezioneSalce #collezioneStramare #eyeweardesignhouse
Museo nazionale Collezione Salce, Treviso
Santa Margherita | Via Reggimento Italia Libera
dal venerdì alla domenica: 10 – 18 ultimo ingresso 17.30
 
Biglietto intero due sedi € 9 | intero una sede € 7 | agevolato € 2 (giovani dai 18 ai 25 anni) | gratuito fino ai 18 anni
Ingresso gratuito la prima domenica del mese
I biglietti si possono acquistare online su https://www.museiitaliani.it/ (portale o app)
 
drm-ven.collezionesalce@cultura.gov.it
https://www.facebook.com/museocollezionesalce
https://www.instagram.com/museocollezionesalce/

Roma: ISTANTI DI CLASSICA – Mostra fotografica di Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli

Domenica 12 maggio 2024 alle ore 18.00 inaugura negli spazi di Open Studio Gallery Patrizia Genovesi la Mostra Fotografica Istanti di classica: in esposizione le fotografie di Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli con la curatela e la direzione artistica di Patrizia Genovesi. 

Il progetto si avvale del patrocinio del Municipio VIII di Roma Capitale e della collaborazione di Officine Fotografiche e Foto Sciamanna. 

ISTANTI DI CLASSICA

Mostra fotografica di
Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli

A cura di Patrizia Genovesi

Inaugurazione 12 maggio 2024 ore 18.00
Open Studio Gallery Patrizia Genovesi
Via di Villa Belardi 18 – Roma
Fino al 31 maggio 2024

La mostra raccoglie oltre cinquanta scatti che raccontano l’attività di tre importanti musicisti: il direttore d’orchestra Marco Attura, la pianista giapponese Ai Watanabe e l’organista ucraina Tetyana Rivis. Il lavoro dei fotografi copre un arco di più anni durante i quali hanno conosciuto, seguito e documentato con professionalità e passione l’opera artistica dei tre musicisti.

Saranno presenti, al vernissage, il M° Marco Attura e la pianista Ai Watanabe; per il giorno del finissage del 31 maggio è previsto un intervento musicale del Coro Ars Nova con la pianista Tetyana Rivis. 

Come scrive Patrizia Genovesi nel testo introduttivo al catalogo della mostra: «Negli scatti di Alberto e Massimo si avverte qualcosa di più del semplice tentativo di immortalare un’immagine significativa: la macchina fotografica si trasforma in uno strumento per vivere pienamente l’incontro con una situazione, una persona o un paesaggio. Diventa un prolungamento dei loro occhi e della loro coscienza, esplorando, indagando e innamorandosi di ciò che incorniciano. Questa loro visione della vita, che trascende una mera pratica professionale, mi ha spinto a collaborare con loro in un progetto che mi sta particolarmente a cuore: ritrarre musicisti di rilievo nella loro vita di tutti i giorni e nel pieno dell’esecuzione artistica.

La musica mi accompagna da quando, ancor prima di imparare a scrivere, ho iniziato a suonare il pianoforte. Nel corso degli ultimi decenni, ho avuto il privilegio di incontrare molti grandi artisti, in particolare pianisti e direttori d’orchestra. Ritrarre questi musicisti non è un’impresa da poco, dato che solitamente li conosciamo attraverso le loro esecuzioni sonore. Creare un ritratto che sia al contempo personale e fedele alla loro essenza rappresenta una sfida, una deviazione dal consueto modo in cui li percepiamo.

Quando ho immaginato un’iniziativa che coniugasse due delle mie passioni dominanti, la musica e la fotografia, ho subito pensato a loro. Alberto e Massimo sono due fotografi che seguono gli artisti con dedizione, offrendo la loro arte in omaggio ad un’altra forma d’arte, per fornire un ritratto intimo ma autentico dei musicisti, catturati nella loro routine quotidiana, nei momenti di riflessione o di pratica, e durante le performance. L’idea si è trasformata in un progetto concreto che ha dato vita a un magnifico libro e, adesso, a una mostra. Quest’ultima apre le porte a un pubblico variegato, invitandolo in un mondo incantato, dove musica e immagini coesistono, in un universo che appare familiare ma che rimane ancora da esplorare, una fonte di meraviglia e bellezza accessibile a tutti».

La mostra è visitabile fino al 31 maggio 2024. 



INFO
 
ISTANTI DI CLASSICA
Mostra fotografica di
Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli

Direzione artistica e curatela: Patrizia Genovesi
Testo critico in catalogo: Patrizia Genovesi
Con il patrocinio del Municipio VIII Roma Capitale
In collaborazione con: Officine Fotografiche, Foto Sciamanna
 
Inaugurazione 12 maggio 2024 ore 18.00
Open Studio Gallery Patrizia Genovesi
Via di Villa Belardi 18 – Roma
 
Fino al 31 maggio 2024
Orari
: dal martedì al venerdì 18.00 – 19.30; su prenotazione tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 stampa.controcanto@gmail.com – lunedì chiuso
 
Open Studio Gallery Patrizia Genovesi
stampa.controcanto@gmail.com
www.patriziagenovesi.com
 
Ufficio stampa
Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Roma: TANT FESTIVAL – Tecniche Antiche e Nuove Tecnologie

Si apre domenica 5 maggio 2024 alle ore 15.00, in Via Marino Mazzacurati, 79 Roma, la prima edizione 2024 del TANT Festival – Tecniche Antiche e Nuove Tecnologie, progetto che punta a valorizzare l’arte e la creatività attraverso la sperimentazione artistica e l’interdisciplinarietà di azioni e linguaggi.

Ideato da Stamperia del Tevere APS e da Flyer Communication Impresa Sociale, il progetto ha tra i suoi obiettivi anche quello di generare un processo di rigenerazione urbana, coinvolgendo attivamente i cittadini nella realizzazione di opere uniche e innovative.

TANT FESTIVAL
Tecniche Antiche e Nuove Tecnologie

Corviale come non l’avete mai immaginato
Dal 5 al 19 maggio 2024

Via Marino Mazzacurati, 79
Municipio XI – Arvalia, Portuense – Roma

Il Festival si svolgerà all’interno di due settimane di workshop dedicate alle tecniche di incisione e di stampa d’arte tradizionali, all’applicazione di nuove tecnologie grafiche (tra cui taglio laser, stampa 3D, Plotter UV), al videomapping, a conferenze, documentari e masterclass con artisti e performer internazionali. I corsi sono rivolti a più livelli di utenti, dai bambini agli adulti, e sarà previsto un evento espositivo a chiusura delle attività per dare mostra alle eccellenze contemporanee e al lavoro partecipato prodotto durante i workshop. 

Le opere di riferimento per i workshop e per le altre attività del Festival saranno quelle di alcuni degli artisti più rappresentativi che danno i nomi alle arterie stradali principali e alle piazze limitrofe al complesso di Corviale: Arturo MartiniMarino MazzacuratiEttore FerrariCesare ReduzziEmilio QuadrelliDomenico TrentacosteOdoardo Tabacchi e Pio Fedi.

Si darà oltremodo grande risalto agli artisti protagonisti del progetto iniziale dello staff dell’architetto Mario Fiorentino che prevedeva la realizzazione di opere su modelli in scala di Carlo LorenzettiTeodosio MagnoniPasquale SantoroGastone BiggiGiuseppe Uncini e Nicola Carrino.

Accanto alla docenza dei maestri Ferdinando FedeleAlessandro Fornaci Carlo Venturi, il TANT Festival vedrà anche la collaborazione del maestro Bruno Aller, della storica e critica d’arte Francesca Tuscano, di Guglielmo Ferri e Valerio Canulli per la parte dedicata alle nuove tecnologie e dell’esperto a livello internazionale del videomapping Gianluca del Gobbo.

Parte del Festival si svolgerà con la partecipazione del Mitreo Arte Contemporanea ETS.

Il progetto è vincitore dell’Avviso Pubblico finalizzato alla raccolta di “Proposte progettuali per la realizzazione di eventi, manifestazioni, iniziative e progetti di interesse per l’Amministrazione capitolina di rilevanza cittadina” promosso da Roma Capitale in collaborazione con Zètema Progetto Cultura


INFO
 
TANT FESTIVAL – Tecniche Antiche e Nuove Tecnologie
Dal 5 al 19 maggio 2024
Via Marino Mazzacurati, 79
Municipio XI – Arvalia, Portuense – 00148 Roma

Progetto ideato da: Stamperia del Tevere APS, Flyer Communication Impresa Sociale
In collaborazione con: Laboratorio di Città Corviale, EUDECOOP Impresa Sociale di Comunità, Roma Open Lab, Corviale Domani ETS, Mitreo Arte Contemporanea ETS.
 
Partner tecnici: Ars & Tèchne APS, Associazione Culturale I Diagonali, Co.P.Res. Centre, Atelier Empreinte Luxemburg, KAUS Urbino, SPECTRE APS.
 
Info e prenotazioni (registrazione non obbligatoria ma consigliata)
+39 328 226 3450
info@stamperiadeltevere.it
www.stamperiadeltevere.it/tant/
 
Ufficio stampa
Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Pop-Tarts, la storia di uno snack americano di successo ispirato ad Andy Warhol

Unfrosted è un divertente film americano uscito in questo nostro 2024, diretto dal comico Jerry Seinfelde (che ricopre anche il ruolo di interprete principale). Questo suo primo lungometraggio è sbarcato su Netflix. Il soggetto è presto detto: nel Michigan del 1963, le società Kellogg’s e Post – specializzate in cereali da colazione – avevano intrapreso una “guerra commerciale” per lanciare un nuovissimo prodotto in grado di rivoluzionare la prima colazione degli americani. Soprattutto quella dei bambini, sempre alla ricerca di gusti nuovi.

La “Storia di uno snack americano” (raccontata scherzosamente nel film ironicamente ispirato alla vera vicenda) è incentrata sulle famosissime e iconiche Pop-Tarts, crostatine farcite da scaldare nel tostapane o nel forno a microonde. Le Pop-Tarts, non commercializzate in Italia, sono un dolcetto da pasticceria dell’azienda Kellogg’s, che in realtà prendono spunto da un prodotto similare della diretta concorrente Post. Infatti, negli anni ’60 il produttore Post Cereals, aveva sviluppato un processo per mantenere freschi alcuni cibi avvolgendoli in un involucro di alluminio, oggi di Mylar. Post ha pertanto avuto l’idea di utilizzare questo processo anche per un nuovo prodotto indirizzato alla prima colazione, da riscaldare nel tostapane.

Questo prodotto era inteso come scelta rispetto ai cereali per la colazione dell’azienda, consumati non riscaldati. Furono presentati per la prima volta al grande pubblico nel 1964 con il nome Country Squares. Questo fu il grande errore della Post Cereals, perché la Kellogg’s, uno dei principali concorrenti, si è imposta sul mercato, pur avendo lanciato sul mercato la propria versione alternativa ben sei mesi dopo il grande successo delle Country Squares.

Una pop-tart ai mirtilli non glassata spezzata

Questo perché la Post aveva rivelato le Country Squares prima che fossero pronte per essere immesse sul mercato. Di conseguenza Kellogg’s si affrettò a sviluppare la propria alternativa commerciale. Assunse Bill Post, un ex dipendente della Keebler, e sotto la sua guida fu realizzato un nuovo dolce per la colazione in soli quattro mesi. Inizialmente chiamato Fruit Scones, il nome fu presto cambiato in Pop-Tarts come gioco di parole. Il nome fu scelto ispirandosi, infatti, alla Pop Art di Andy Warhol, movimento artistico estremamente popolare all’epoca. Ricordiamo che in inglese “Pop out” significa anche “saltare fuori”, alludendo in questo caso al saltare fuori dal tostapane.

Pop tart glassata colorata di blu

Il prodotto divenne così popolare che l’azienda non riuscì a tenere il passo con la domanda. La prima spedizione di Pop-Tarts ai negozi andò esaurita in due settimane e Kellogg’s si vide costretta a pubblicare annunci pubblicitari, chiedendo scusa per gli scaffali vuoti. Ciò ha solo aumentato le richieste.

Le prime Pop-Tarts erano disponibili in quattro gusti: fragola, mirtillo, zucchero di canna, cannella e mela ribes, presto ribattezzata mela-bacca. Originariamente non glassato – quando fu introdotto per la prima volta nel 1964 – Kellogg’s sviluppò presto una glassa che poteva resistere al tostapane e le prime Pop-Tarts glassate furono lanciate nel 1967. Oggi si possono scegliere oltre 24 gusti standard, tra i quali gelato al cioccolato caldo, s’mores (marshmallow e cioccolato), lampone e uva. In Europa sono disponibili solo tre gusti: frosted Apple Blast, frosted Chocotastic, frosted Strawberry Sensation, in altre parole al gusto di mela, di cioccolato, di fragola.

È possibile acquistare questi biscotti anche in Canada, Gran Bretagna e Irlanda. Le vendite iniziarono in Gran Bretagna negli anni ’90, anche se con molto meno successo che negli Stati Uniti e si diffusero. Meno che in Italia, evidentemente. Kellogg’s vende ancora oggi con grande successo negli Stati Uniti le Pop-Tarts producendo, secondo le informazioni aziendali, oltre due miliardi di pezzi all’anno.

Immagine d’apertura tratta dal sito Cakespy alla pagina Pop Tarts