Cento (FE): Il Premio Letteratura Ragazzi e i 2 libri che hanno vinto la 45° edizione 

Da 45 anni, il PREMIO LETTERATURA RAGAZZI di Cento ha lo scopo primario – come dice il nome stesso – di avvicinare i giovani alla lettura, proponendo letteratura di qualità che affronta i temi più vari, destinata a bambini e ragazzi dagli 8 ai 13 anni.

Il più longevo e ininterrotto tra i premi letterari italiani si distingue tra i vari premi letterari nazionali per essere l’Unico Premio a permettere ai ragazzi stessi di votare il miglior libro di ogni edizione, decretando il vincitore del concorso. Infatti, ogni anno gli alunni delle scuole elementari e medie si riuniscono andando a formare la cosiddetta Giuria Popolare e – guidati nella lettura dai loro docenti – votano personalmente i libri che giungono alla fase finale della competizione, selezionati precedentemente da una Giuria Tecnica competente.

I 2 libri che hanno vinto la 45° edizione del
PREMIO LETTERATURA RAGAZZI di Cento

Con la Giuria formata da più di 14.000 ragazzi delle scuole elementari e medie italiane

Ma andiamo per gradi. Quali sono le fasi della votazione?

Una Giuria Tecnica formata da membri altamente preparati seleziona, tra i 171 titoli in concorsodue terne finaliste: una per la scuola primaria e una per la scuola secondaria di I grado. I libri delle terne selezionate vengono inviati gratuitamente alle scuole che hanno fatto richiesta di

partecipazione alla Giuria Popolare, che votano i libri finalisti on-line tramite il portale web dedicato al premio, stabilendo così la graduatoria finale. Una formula vincente e democratica da cui lo slogan del Premio: Premia chi scrive, vince chi legge!”

La Giuria Popolare della 45° edizione era formata da ben oltre 14.000 bambini e ragazzi delle scuole di tutta Italia e alcune anche estere come Francia, Svizzera e Croazia, che hanno espresso il verdetto finale svelato il giorno della Cerimonia di Premiazione, la quale si è svolta lo scorso sabato 4 maggio. La celebrazione ha chiuso definitivamente i cinque giorni del FESTIVAL, evento che dal 2011 si sviluppa attorno alla manifestazione e che al termine di questa 45° edizione ha contato la partecipazione di oltre 2.000 ragazzi che hanno preso parte a ben 30 eventi.

 I LIBRI VINCITORI DELLA 45° EDIZIONE: I PRIMI CLASSIFICATI

Qui di seguito i 2 libri – rispettivamente della sezione scuola primaria e della sezione scuola secondaria di primo grado – che si sono classificati primi nella graduatoria finale della 45° edizione del concorso, votati da 627 classi per un totale di 12.476 ragazzi, di cui 4.915 della scuola primaria e 7.561 della scuola secondaria.

CHI VUOLE DIVENTARE DETECTIVE?
di Pablo De Santis, traduzione di Elena Rolla, illustrazioni di Federico Appel, Parapiglia editore – con 2.067 voti

Come affermato dalla Giuria Tecnica, con questo libro “si comincia lettori e si finisce, quasi, investigatori”. Il romanzo dell’autore argentino Pablo De Santis sfida chi pensa di saperla lunga in fatto di misteri ed enigmi, a partire dal titolo “Chi vuole diventare detective?”. Il protagonista è Ruy, ragazzino che ama le storie poliziesche; risponde all’appello di un volantino e con altri quattro indagatori in erba si ritrova in una città segreta. In gara tra loro dovranno risolvere un delitto.

“La trama gialla appassiona e il racconto in prima persona risulta molto coinvolgente” spiegano i membri della Giuria Tecnica “altrettanto efficace poi risultano cura dei dettagli e costruzione dei personaggi. I disegni a matita di Federico Appel, ora enigmatici ora evocativi, aggiungono un tocco di mistero in più.”

L’IMPREVEDIBILE VIAGGIO DI COYOTE SUNRISE
di Dan Gemeinhart, traduzione di Aurelia Martelli, EDT Giralangolo editore – con 2.649 voti

Coyote Sunrise, il protagonista della storia, ha dodici anni. Da cinque anni viaggia con il padre in giro per gli Stati Uniti su uno scuolabus adattato, per allontanarsi dall’evento che ha distrutto la loro famiglia. Si vive nel momento presente, non si parla del passato, non si torna indietro. Ma quando Coyote scopre che il parco dove ha sepolto una preziosa scatola di ricordi sta per essere demolito, comprende che tornare indietro, invece, è necessario. La voce della protagonista risuona forte e ironica tra le pagine, in un equilibrio tra la necessità di mostrarsi adulta e di essere se stessa, adolescente, anche per gridare tutto il dolore che porta dentro.

La Giuria Tecnica ha espresso il suo giudizio dicendo: “Un romanzo che invita a una riflessione sulle relazioni e sul significato di famiglia, facendo brillare le tante storie che contiene, oltre a quelle dei lettori che si identificheranno nelle paure, nelle risate, nelle speranze, nei desideri dei personaggi che prenderanno posto sullo strano scuolabus.”

La GIURIA TECNICA di questa edizione era formata da:
– Anita Gramigna (Professoressa di letteratura per l’infanzia all’Università di Ferrara);
– Severino Colombo (scrittore e giornalista del Corriere della Sera);
 Nicoletta Gramantieri (scrittrice e responsabile della Biblioteca salaborsa ragazzi di Bologna);
 Sabrina Maria Fava (Professoressa di storia della pedagogia e di letteratura per l’infanzia all’Università Cattolica di Milano);
 Luigi Dal Cin (scrittore, attore);
 Silvana Sola (Giannino Stoppani-Accademia Drosselmeier);
 Cosimo di Bari (ricercatore di pedagogia, all’Università di Firenze).
 
Il Premio Letteratura Ragazzi di Cento è ideato, organizzato, promosso e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, il Comune di Cento, IBBY e CEPEL.

INFORMAZIONI UTILI
QUANDO: dal 29 aprile al 4 maggio 2024
DOVE: Cento (FE) – varie location:
Salone di Rappresentanza CREDEM, via Guercino 32
Teatro Pandurera, via Venticinque Aprile, 11
Cinema Don Zucchini, Corso del Guercino, 19
Sala Zarri di Palazzo del Governatore, Corso del Guercino, 39
 
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A Bologna una mostra su Wandrè l’inventore della chitarra del futuro

Il Museo internazionale e biblioteca della musica del Settore Musei Civici Bologna dedica una mostra alla figura leggendaria di Antonio “Wandrè” Pioli (Cavriago, 1926 – 2004), fondatore negli anni Cinquanta della prima fabbrica di chitarre elettriche in Italia e inventore di alcuni dei modelli più innovativi e sperimentali nella storia mondiale di questo strumento, vere e proprie opere d’arte pop intrise di futurismo, surrealismo, metafisica e astrattismo, ancora oggi tra le più ricercate dai collezionisti di ogni paese.

Il progetto espositivo Wandrè La chitarra del futuro, visibile nella Sala Mostre del museo dall’11 maggio all’8 settembre 2024 con ingresso gratuito, è a cura di Marco Ballestri con la collaborazione di Oderso Rubini e del collettivo I Partigiani di Wandrè (Paolo Battaglia, Gianfranco Borghi, Luca e Loris Buffagni, Riccardo Cogliati, Mirco Ghirardini, Giorgio Menozzi, Johnny Sacco, Adelmo Sassi) che tiene viva la memoria della sua straordinaria avventura artistica e umana.

Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica

Wandrè La chitarra del futuro
A cura di Marco Ballestri
Con la collaborazione di Oderso Rubini
e I Partigiani di Wandrè (Paolo Battaglia, Gianfranco Borghi, Luca e Loris Buffagni, Riccardo Cogliati, Mirco Ghirardini, Giorgio Menozzi, Johnny Sacco, Adelmo Sassi)

11 maggio – 8 settembre 2024
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna
www.museibologna/musica

Mostra promossa in collaborazione con Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura e Paesaggio
Sponsor tecnico Assimusica, Cremona

Inaugurazione
Venerdì 10 maggio 2024 ore 18.00

La mostra inaugura venerdì 10 maggio 2024 alle ore 18.00 e si inserisce nelle iniziative organizzate per celebrare, con il claim 20ofmusic, il ventesimo anniversario del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna.
L’11 maggio 2004, infatti, Palazzo Sanguinetti in Strada Maggiore 34 ha aperto le sue porte alla città per mostrare al pubblico le straordinarie collezioni musicali del Comune di Bologna, fino ad allora conservate nei depositi e conosciute solo da esperti e professionisti del settore.

Fin dalla sua nascita, il Museo della Musica si è proposto come luogo di conservazione e promozione del patrimonio musicale, ma anche come uno spazio dinamico, di scambio e di scoperta, aperto a tutti gli appassionati della musica in tutte le sue forme.
Se nel 2004 la campagna inaugurale è culminata nella mostra Fender Stratocaster: 50 anni di un mito,celebrativa del mezzo secolo di vita del modello di chitarra elettrica più famoso al mondo, per festeggiare il ventesimo anno di attività il museo ha scelto di proporre un’altra iniziativa espositiva dedicata alla produzione di Wandrè, oggetto di culto e venerazione per gli appassionati di strumenti musicali vintage.

Wandrè è un marchio italiano noto per la sua eccentricità e sperimentalità, all’avanguardia negli anni ’60, grazie al genio di Antonio Vandrè Pioli, conosciuto come Wandrè: artista, imprenditore, partigiano, artigiano e soprattutto uno dei liutai più innovativi del secolo scorso. Le chitarre Wandrè, definite “sculture sonore”, viaggiano per il mondo come creature uniche, distanti dai modelli convenzionali dell’epoca, portando con sé una visione unica.

La mostra presenta oltre 50 pezzi tra chitarre, bassi e contrabbassi, ognuna con la sua storia e con la sua personalità unica: pezzi iconici e irripetibili per forma, colore, tecnica e materiali utilizzati. Il percorso, contestualizzato con altre opere dell’artista realizzate dal 1970 alla fine degli anni ’90, esprime molto bene il carattere di Wandrè: pop e al contempo psichedelico, dieci anni prima della psichedelia.

Antonio Pioli, in arte Wandrè, nasce a Cavriago, paese in provincia di Reggio Emilia, il 6 giugno 1926. Arruolatosi a 17 anni nelle formazioni partigiane sull’Appennino reggiano, al termine della guerra si diploma alla Scuola Convitto di Rivaltella, e nella primavera 1957, dopo avere diretto cantieri edili in tutta Italia per conto del Consorzio Cooperative di Reggio Emilia (ed essere stato cacciato per l’incapacità di tollerare compromessi e l’abitudine a schierarsi sempre dalla parte degli operai…) intraprende la professione di liutaio raccogliendo il testimone dal padre Roberto, che costruisce in particolare violini.

È il primo in Italia a costruire chitarre e bassi elettrici e ha un progetto ben preciso: trasformare la chitarra da attrezzo di lavoro per il musicista in una vera e propria protesi dell’artista per il transfert delle emozioni. Si tratta quindi di un design che intende introdurre arte nell’arte: i suoi strumenti devono essere in grado di trasmettere di per sé energia ed emozioni in virtù delle loro forme, dei loro colori (che mai si erano visti prima su uno strumento), dei nuovi materiali introdotti (come la plastica e l’alluminio) e dei tanti simbolismi che Wandrè nasconde in quelle linee apparentemente assurde, ma che a ben vedere così bizzarre non sono affatto.

La produzione si realizza nell’avveniristica fabbrica dalla pianta rotonda e open space, realizzata con una tecnica costruttiva – la struttura tenso-elastica con cemento precompresso – che a quei tempi era quasi solo teorica e mai utilizzata per la copertura di un edificio ad uso industriale. La soluzione architettonica, con una vetrata circonferenziale e un’apertura centrale sul tetto concavo, consentiva agli operai di vedere costantemente il cielo, così che ricordassero di essere persone libere. Wandrè, infatti, riteneva che il lavoro, anche quando piace, non è mai una condizione naturale per l’uomo, ma sempre una fonte di coercizione.

La direzione si basava su una leadership convocativa, che prevedeva il coinvolgimento degli operai nell’organizzazione e pianificazione del lavoro, nonché nella realizzazione delle campagne pubblicitarie. La produzione era finalizzata per obiettivi, consentendo così flessibilità e autogestione degli orari e vi era, in certa misura, la condivisione del capitale. Per tanto, gli operai avevano le chiavi della fabbrica e potevano accedere e utilizzare le attrezzature per lavori propri, al di fuori dell’orario di servizio. Vi era una costante frequentazione di artisti, come il pittore Lelio Lorenzani che arrivava e si esprimeva estemporaneamente su qualche strumento, e musicisti che interagivano con gli operai e improvvisavano jam-session.

Quando Wandrè iniziò a costruire chitarre elettriche era fermamente intenzionato a esportare il nome di Cavriago in tutto il mondo. E ci riuscì egregiamente, tanto che già nei primi anni ’60 spediva strumenti in FranciaGermaniaOlandaBelgioInghilterraSudafricaSud America Nuova Zelanda.

Molto più complesso fu invece il suo rapporto con gli USA, un rapporto reciproco di amore e odio. Uomo di sinistra, classe 1926 ed ex partigiano, egli guardava agli Stati Uniti con diffidenza ambivalente: ne condannava l’economia capitalista, ma ne apprezzava al contempo lo spirito libertario. Come l’amico musicista Pietro Bertani, amava il jazz e i fermenti musicali che arrivavano da oltreoceano, ma non nutriva nessuna simpatia per la liuteria americana, che giudicava presuntuosa e colonialista. Dal canto loro gli importatori americani esercitavano un vero protezionismo cercando di esportare in Italia i loro marchi e di acquistare dall’Italia solo strumenti economici per principianti. Purtroppo, le chitarre di Wandrè economiche non le erano affatto e ancora nel 1967 in USA se ne erano viste davvero poche.
È lo stesso Bob Dylan a confermarlo nel film documentario Don’t look back, realizzato in presa diretta da D.A. Pennebaker durante la tourneè inglese del giovane cantautore nel 1965, quando, davanti a una vetrina londinese piena di chitarre Wandrè, esclama: “We don’t have those guitars in the States! Man, they are incredible”.

A differenza dei commercianti, invece, i chitarristi e i collezionisti americani hanno sempre nutrito un grande interesse per le chitarre made in Cavriago, avendone per primi riconosciuto il valore intrinseco di vere e proprie opere d’arte pop, e amano tutt’ora suonarle in pubblico ogni qualvolta ne abbiano la possibilità.

Wandrè con contrabbasso – Foto Giacomo Barazzoni
Courtesy Atelier Barcaccia

Negli ultimi 40 anni le sculture fruibili per musica di Wandrè hanno affascinato molti chitarristi statunitensi, tra cui Frank Zappa, che nel 1986 aggiudicò a due Wandrè (Scarabeo e Oval) il primo e il secondo posto al concorso “Miss off the wall” (concorso promosso dalla rivista americana Guitar Player, deputato a eleggere la chitarra più eccentrica rinvenuta durante l’anno). Ace Frehley, chitarrista newyorkese dei Kiss, utilizzò una Bikini durante il tour del 1981. Buddy Miller, chitarrista di New Orleans (Emmylou Harris, Band of Joy et al.) suona abitualmente un paio di Soloist e Peter Holmström ha suonato con diverse Wandrè (B.B.TeenagersPolyphon) nei concerti italiani dei Dandy Warhols. Anche il chitarrista e attore americano Johnny Depp è un fan delle Wandrè, tanto che ha voluto omaggiare l’amico Joe Perry (chitarrista degli Aerosmith) con una Brigitte Bardot di colore blu nassau, a detta di quest’ultimo, “la chitarra perfetta per il blues”.
Adozione particolarmente intrigante delle Wandrè è quella di Sean Taro Ono Lennon e Charlotte Kemp Muhl. I due hanno fondato nel 2008 i GOASTT (Ghost Of a Saber Tooth Tiger), gruppo neo-psichedelico che promuove una musica ricca di atmosfere magiche e suggestioni oniriche, estremamente colta a dispetto dell’apparente semplicità. Inevitabile che fra questi artisti e le chitarre di Wandrè scaturisse un’attrazione fatale. Fra le Wandrè possedute da Sean una Scarabeo, progettata nel 1965 dopo il tour italiano dei Beatles, la cui paletta è stata modellata sul profilo del volto di suo padre John.

Dopo avere realizzato la prima chitarra elettrica di Adriano Celentano, l’unica usata da Francesco Guccini e quelle più care ai Nomadi, anche in Italia non mancano ovviamente illustri estimatori, fra cui i chitarristi Federico PoggipolliniMassimo MartellottaAlex Kid GariazzoMarco ColomboFrancesco Fry MonetiFilippo GrazianiMax Bonfrisco e tanti altri.

L’intera produzione di Wandrè è permeata da un’urgenza poetica e da un profondo lirismo erotico, ma più spesso il carattere delle opere emerge prepotentemente dalle linee, dal contrasto dei colori e dall’incontro di materiali inconsueti per l’arte liutaria.

Nel modello Brigitte Bardot, disegnato nel 1957, dopo l’uscita del film Et Dieu crèa la femme, troviamo un eros raffinato, espresso dall’incredibile gioco delle curve e delle bombature, apprezzabile appieno solo quando si imbraccia lo strumento.

Il profilo della chitarra B.B. verrà poi utilizzato come base per il modello Polyphon, che rappresenta l’opera pop per eccellenza di Wandrè. Mantiene infatti la sinuosità del sogno erotico più popolare in quegli anni, ma è realizzato con formica e alluminio, materiali con cui si costruivano le popolarissime cucine “all’americana”; e si tratta di bassi e chitarre, gli strumenti più popolari in assoluto.
Estremamente ambiguo è anche il modello Rock’n’Roll, sempre del 1957, che alcuni vorrebbero ispirato a un amo da pesca, ma che fa un vero riferimento alla musica più rivoluzionaria e irriverente che si fosse mai ascoltata. Per questo non stupiscono l’immoralità del perimetro, come l’avrebbe potuta definire Pinot Gallizio, l’assurda asimmetria delle bombature e la foggia dei fori armonici, che lasciano lo spettatore indeciso fra i girini e gli spermatozoi. E tutto questo è decisamente Rock’n’Roll.

Nelle opere di Wandrè molti sono i riferimenti alla conquista dello spazio, che viene affrontata nei contrabbassi Naika e Marte e nei modelli SpazialSelene e Rock Oval. Nelle Selene, ispirata nel 1958 da una visione lunare durante una notte di insonnia, è costante la finitura al fumo di candela, nero, quasi a ricordare che della luna esiste anche un lato oscuro. La Rock Oval, invece, mantiene il profilo del modello Rock’n’Roll, ma ammicca a quelle che si pensava fossero la forma e la sezione dei dischi volanti. Non a caso il modello è stato fonte di ispirazione per altri artisti, fra i quali i francesi Pascal Colrat e Jean Baptiste Mondino.
L’assalto definitivo alle roccaforti della liuteria classica Wandrè lo sferra nel 1960 con il modello Rock. Con questo progetto desacralizza la liuteria classica arrivando a utilizzare il vuoto e l’aria come materiali da costruzione.

Il basso Etrurian, progettato nel 1965 sotto l’influenza della tempesta mediatica scatenata dalle scoperte archeologiche delle lamine di Pyrgi e dell’abitato antico di Spina, pare scaturito, come ha osservato Pablo Echaurren, “da una falla del continuum spazio-temporale, metà bucchero nero e metà chitarra marziana”.
Nel modello Mini, disegnato fra il 1966 e il 1967, quando la minigonna stava diffondendosi fra mille polemiche anche in Italia ed era iniziata la produzione italiana dell’automobile Mini Cooper, abbiamo chiari aneliti Flower Power, bene espressi dalla forma del corpo e della paletta, nonché dai colori vivaci sui toni del rosso, verde e blu.

L’ultimo modello di Wandrè, lo Psychedelic Sound, presentato nell’aprile 1967, sembra invece un tributo ad Allen Ginsberg. Come il poeta della Beat generation, che portò i capelli lunghi oltre le spalle quando tutti li tagliavano corti e si rasò quando tutti iniziarono a farli crescere, Wandrè pensò che in un momento in cui si rincorreva l’originalità e ognuno si sforzava di realizzare opere bizzarre, la cosa più rivoluzionaria da fare fosse ritornare alle origini. Per il suo ultimo modello recupera quindi tecniche costruttive e tagli propri della liuteria classica. D’altra parte, la sua rivoluzione psichedelica, e forse anche sociale, Wandrè l’aveva già fatta dieci anni prima con le sue incredibili sculture fruibili per musica e la sua utopistica fabbrica rotonda.

Nel 1968 Wandrè cessa la produzione di strumenti e si dedica al confezionamento di originalissimi capi di abbigliamento, poi nel 1970 entra a fare parte del movimento Fluxus. Vive un momento molto intenso durante il quale convive con la celebre gallerista Rosanna Chiessi e, oltre alla produzione di opere proprie, realizza materialmente molti dei progetti ideati dagli artisti del movimento in transito o trasferitisi a Cavriago.

Terminata la relazione con Rosanna, Wandrè continuò ad esprimere la propria personalità attraverso la realizzazione di performance, installazioni, assemblaggi, opere di mail, junk e trash art, definendosi artista di vita in quanto attore intento a recitare il copione della propria vita sul palcoscenico del quotidiano.

La mostra Wandrè La chitarra del futuro è accompagnata da un catalogo pubblicato da Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna, contenente le prefazioni istituzionali di Elena Di Gioia, Eva Degl’Innocenti, Jenny Servino, Mauro Felicori e testi di Marco Ballestri, Francesco Guccini, Lorenzo Frignani. Il volume è disponibile in esclusiva presso il bookshop del Museo della Musica.

Il progetto espositivo è realizzato in collaborazione con Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura e Paesaggio e con la sponsorship tecnica di Assimusica, Cremona.
Fa inoltre parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Domenica 9 giugno 2024 ore 17.30
Wandrè, chi era costui? Vita, opere e (presunti) miracoli dell’artista della chitarra elettrica
Narrazione musicale con Marco Ballestri (curatore della mostra)
Nell’ambito della rassegna 
La musica che gira intorno

Ingresso libero fino ad esaurimento posti, con possibilità di prenotazione su 
www.museibologna/musica al costo di € 6 | € 5 studenti universitari con tesserino / minori di 18 anni / possessori Card Cultura.

La prenotazione consente la certezza dell’ingresso e l’accesso prioritario a partire da 30 minuti prima dell’orario di inizio, con possibilità di scelta del posto.
A 5 minuti dall’inizio dell’appuntamento gli eventuali posti residui verranno messi a disposizione gratuitamente secondo l’ordine di arrivo.

Domenica 12 maggio ore 17.00
Domenica 02 giugno ore 11.00 e 15.30
Domenica 30 giugno ore 11.00 e 15.30
Sabato 10 agosto ore 17.00
Domenica 25 agosto ore 11.00 e 17.00
Sabato 7 settembre ore 15.30 e 17.00
Domenica 8 settembre ore 11.00 e 15.30
Visita guidata con Marco Ballestri (curatore della mostra) e Gianfranco “Bongo” Borghi (I Partigiani di Wandrè)
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: www.museibologna/musica

Domenica 14 luglio ore 17.00
Wandrè La chitarra del futuro
con Marco Ballestri e la New Concept live band
Andrea Clementini (chitarra solista e voce), Giovanni Lambertini (chitarra ritmica e cori), Carlo Bettini (basso e cori), Giovanni Flori (batteria e cori)
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: 
www.museibologna/musica

Mostra
Wandrè La chitarra del futuro

A cura di
Marco Ballestri

Con la collaborazione di
Oderso Rubini
I Partigiani di Wandré (Paolo Battaglia, Gianfranco Borghi, Luca e Loris Buffagni, Riccardo Cogliati, Mirco Ghirardini, Giorgio Menozzi, Johnny Sacco, Adelmo Sassi)

Promossa da
Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica

In collaborazione con
Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura e Paesaggio

Sponsor tecnico
Assimusica, Cremona

Sede
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, 40125 Bologna

Periodo di apertura
11 maggio – 8 settembre 2024

Inaugurazione
Venerdì 10 maggio 2024 ore 18.00

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì 11.00 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Venerdì 10.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Lunedì chiuso

Ingresso
gratuito

Catalogo
Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna, 2024
Formato cm 17 x 24
80 pagine
Italiano
€ 10

Informazioni
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 2757711
museomusica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/musica
Facebook: Museo internazionale e biblioteca della musica
YouTube: MuseoMusicaBologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
X: @bolognamusei

Ufficio Stampa / Press Office Settore Musei Civici Bologna
Tel. +39 051 6496658 / +39 051 2193469
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
elisabetta.severino@comune.bologna.it – silvia.tonelli@comune.bologna.it

Venezia, Biennale Arte 2024: AKN THE EYE Behind every vision

Biennale Arte 2024 ospita tra i suoi padiglioni collaterali il progetto AKNEYE, un padiglione votato al connubio di tradizione e innovazione. All’interno di AKNEYE l’esposizione Phygital Spaces di ftFT consente di esplorare il mondo futuristico degli NFTs (Non-Fungible Tokens), dei “gettoni” o certificati di unicità di alcuni beni, fruibili digitalmente, attraverso la tecnologia Blockchain: la serie di sculture di occhi sono state trasformate in NFTs e esposte nella galleria virtuale del Fastexverse, dove i proprietari hanno la possibilità di interagire con l’opera in maniera più libera, sperimentando così la nuova dimensione digitale. La volontà di aprire una porta sul possibile futuro del mercato dell’arte non preclude un omaggio a quella che è la storia dell’arte e del design, per questo le sculture mantengono un loro ruolo come opera di interior design e si rivelano anche come funzionali contenitori di liquidi.

Il padiglione AKNEYE si trova di fronte l’entrata di Arsenale, in Ramo della Tana 2124A, Venezia. Il brand ha saputo adattare l’immobile alla propria immagine, ricavando tre spazi espositivi dove inclusione, diversità e percezione dinamica del mondo sono abilmente riprodotte nel decoro. E’ stato supportato da design33 nella realizzazione del progetto a Venezia.

Il padiglione è aperto dal 4 aprile al 11 novembre 2024.
Indirizzo: Arsenale Castello Ramo della Tana 2124A, Venezia


Da Rebecca
Eventi design33 eventi.design33@gmail.com 

Biblioteca Regionale di Messina: Presentazione “Vascello Fantasma” di Marietta Salvo

Prosegue l’accattivante palinsesto “Il libro … la nostra libertà” stilato dalla Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina per “Il Maggio dei Libri” 2024. Dopo l’incipit con la presentazione, venerdì 3 maggio, del testo “La via del silenzio. Dal liceo all’ultima lezione” dell’Accademico Antonio Pugliese, ben accolta e partecipata da un attento parterre di fruitori, sarà la volta venerdì 10 maggio, alle ore 18, presso la Sala Lettura, della silloge poetica “Vascello fantasma” dell’Accademica Marietta Salvo, Perrone Editore 2021, impreziosita dalla prefazione del Critico e Professore ordinario di letteratura italiana all’Università di Messina Antonio Di Grado. Converserà con l’Autrice il noto Scrittore e Sceneggiatore, Cittadino d’eccellenza, Mario Falcone. Interverrà a mezzo video l’amata Scrittrice messinese Nadia Terranova – che peraltro, come Marietta Salvo, è una delle figure femminili che la Biblioteca ha inteso mettere in valore nella redazione della rassegna bibliografica dedicata alla Scrittrici e Poetesse siciliane del XX e XXI secolo, in esposizione dal 9 al 13 maggio 2024 alla 36° edizione del Salone del libro di Torino -. Introdurrà e coordinerà gli interventi la Direttrice della Biblioteca, Avv. Tommasa Siragusa.

Il Maggio dei Libri –  edizione 2024

Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina

Sala Lettura, venerdì 10 maggio, ore 18

Apertura straordinaria fino alle 22,30
CON FRUIZIONE DELLE esposizioni su Antonello da Messina e Giovanni PASCOLI, ILLUSTRAZIONE DEI SERVIZI DELLA BIBLIOTECA, DEL LIBRO ANTICO E MODERNO,  E UN PARTICOLARE MOMENTO DEDICATO AL ROGO DEI LIBRI del 10 maggio 1933 IN GERMANIA, CON LETTURE, VIDEO E ESPOSIZIONE BIBLIOGRAFICA DEDICATA

La raccolta poetica si innesta nel terzo filone de “Il Maggio dei Libri” denominato “Lib(e)ri di creare” che dà spazioal genere poetico, classico e contemporaneo, passando per le filastrocche, i versi d’amore e di critica sociale, per i testi delle canzoni o le competizioni di “poetry slam”.
Marietta Salvo, Docente UniMe di Geografia, è stata vincitrice per la Poesia del Premio Internazionale di Letteratura “Eugenio Montale” nel 1989 ed ha pubblicato pregevoli raccolte poetiche; è apparsa su importanti riviste del settore letterario e  ha preso parte a popolari trasmissioni televisive. Giornalista pubblicista, ha collaborato negli anni alle pagine culturali de “L’Ora”, della “Gazzetta del Sud” e di altre storiche testate locali. Con “Vascello fantasma”, definito dalla Scrittrice “il libro del mio ritorno. Il libro che, a vent’anni dalla mia ultima pubblicazione letteraria, mi ha riportato al dialogo coi lettori.”, svela la Sua anima tormentata come in una sorta di delirio, in cui l’affanno degli incubi lascia madidi di sudore al risveglio, con inevitabili e indelebili tracce nel ricordo, a segnare i giorni ancora da vivere, ma che è unico distacco possibile dal dolore. Un viaggio sul vascello delle esperienze intercorse, che, come un fantasma, si muove tra illusione e disincanto nelle stanze dell’anima, tra i sentimenti più profondi, le tante vite vissute, le ferite appena mitigate dallo scorrere dei giorni ma mai guarite, ancora e sempre irrisolte. Un navigare in un mare cheto e nebbioso, ove la ricerca della pace passa attraverso i luoghi familiari dello Stretto, la “musa” Messina, da sempre e per sempre nido salvifico nel quale rifugiarsi e perciò meta delle rotte tracciate dal “comandante di vascello” Marietta Salvo, che scrive “c’è un gran senso di bello / nel tornare”. Ritorno che non è solamente una scelta o desiderio di chi viaggia, ma una vera e propria necessità, perché come svela l’Autrice “E Messina sirena che chiama / area triste tra il Tirreno e le stelle”.

La poesia è per la Scrittrice il “salvavita” per eccellenza fin dalla giovanissima età, lo strumento letterario “sfiatatoio” dei desideri, delle emozioni, degli accadimenti che quotidianamente si presentano nello scenario della nostra esistenza e che si imprimono nel nostro animo. Amante della lettura fin da bambina, affascinata da Calliope, intende il componimento poetico in tale guisa: dopo un primo momento d’immediatezza ispirativa, ecco la rielaborazione del testo, a più riprese, con  ferma convinzione che la passione deve sempre coniugarsi alla tecnica, frutto di serio studio e conoscenza degli autori classici e moderni, con particolare focus su talune Poetesse a Lei tanto care e fonte propulsiva, alle volte sensoriale “tout court”. Particolare attenzione è da rivolgere al linguaggio – e il Suo si può definire di certo ricercato, poiché affonda le proprie radici in una sperimentazione “spasmodica” per la formulazione di ogni singola parola -. Come un pittore, nell’approntare le proprie opere, utilizza determinate sfumature di colore e tocchi precisi, così la Salvo penetra le sillabe, trovando in esse quel quid che è specchio del proprio sentire, per avvinghiare il lettore in un abbraccio empatico. E ancora con la descrizione di personaggi, mitologici e realmente vissuti, e luoghi, in un comporre ben elaborato nella forma, e, al contempo, accattivante, lo trasporta dall’immaginario al tangibile. 

Inoltre, il 10 maggio, per meglio promuovere la cultura, ricreare un’atmosfera pregna di stimoli e coinvolgente, e per rispondere alle domande di un’utenza diversificata, il nostro Istituto partecipa alla “Notte del Libro e delle Biblioteche”, indetta dall’Amministrazione Comunale, con ulteriore prolungamento straordinario dell’orario di apertura fino alle ore 22,30. Un’occasione unica per trascorrere una serata diversa e stimolante, immersi nel mondo della conoscenza e della creatività.

Sarà offerta, infatti, la possibilità di una fruizione più accessibile delle Mostre  attualmente allestite nei locali della Biblioteca: “Sulle Tracce antonelliane” e “Pascoli a Messina”,  e al contempo si appronterà illustrazione dei Fondi Antichi e del Libro Moderno e dei principali servizi resi al pubblico dalla “Giacomo Longo”, luogo privilegiato per la conservazione e la valorizzazione dell’identità culturale della comunità locale, senza tralasciare i momenti di promozione del dialogo interculturale, dato il vasto e pregiato patrimonio, oltre 600.000 unità bibliografiche, stampe antiche, fotografie d’epoca e tanto altro ancora, inteso quale no book material. In particolare , dalle ore 20:15, alle 21:00, la nostra Biblioteca parteciperà alla sesta edizione di Libri Salvati, per ricordare i tristi momenti del Bücherverbrennungen,  indetta dall’AIB , culminati la notte del 10 maggio 1933 a Berlino e nelle città della Germania, con la distruzione di migliaia di libri sgraditi al Regime nazista; si offriranno pertanto proiezioni video, frammenti di pubblico dominio sulla cancellazione della migliore Cultura tedesca da parte del Regime nazista, e ancora, Letture di brani tratti da opere di intellettuali, scrittori, artisti mandate al rogo nel 1933 e infine a corredo un’Esposizione dedicata di una selezione di libri dei maggiori intellettuali del tempo messi all’indice.

A cura di Maria Rita Morgana


Post dell’iniziativa culturale saranno presenti sulle pagine social della Biblioteca:

Chi non potrà prendere parte all’iniziativa in presenza, potrà scrivere sui social commenti e domande da rivolgere all’Autrice.
Nei giorni a seguire sarà disponibile il video.

Per INFO: Ufficio Relazioni con il Pubblico
                  tel.090674564