Bologna, Collezioni Comunali d’Arte: Ludovico e Annibale Carracci

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici Bologna sono lieti di presentare la mostra-dossier Ludovico e Annibale Carracci. Storie antiche per due camini bolognesi nella collezione Michelangelo Poletti, a cura di Angelo Mazza.

Allestita nella Sala Urbana delle Collezioni Comunali d’Arte a Palazzo d’Accursio, l’esposizione si è inaugurata ieri, sabato 18 maggio 2024 alle ore 18.00 – con apertura straordinaria fino alle ore 24.00 e ingresso al costo simbolico di 1 euro dalle ore 20.00, in occasione del programma 2024 della Notte Europea dei Musei e della Giornata Internazionale dei Musei coordinato da Città metropolitana di Bologna e Settore Musei Civici Bologna – e rimarrà aperta fino al 22 settembre 2024.

Nucleo centrale del progetto espositivo sono due affreschi raffiguranti Alessandro Magno e Taide incendiano Persepoli,di Ludovico Carracci (Bologna, 1555 – 1619), e Morte di Didonedi Annibale Carracci (Bologna, 1560 – Roma, 1609), che furono eseguiti intorno al 1592 per due camini di Palazzo Lucchini, in Piazza Calderini a Bologna, poi passato alle famiglie Angelelli, Zambeccari e infine Francia Comi.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Ludovico e Annibale Carracci
Storie antiche per due camini bolognesi nella collezione Michelangelo Poletti
A cura di Angelo Mazza

18 maggio – 22 settembre 2024
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna
www.museibologna.it/collezionicomunali

Inaugurazione
Sabato 18 maggio 2024 ore 18.00
Apertura straordinaria fino alle ore 24.00 in occasione della Notte Europea dei Musei e della Giornata Internazionale dei Musei

Nota agli studi carracceschi anche se mai ammirata dal vero, la pittura Morte di Didone è citata per la prima volta nella Felsina pittrice. Vite de’ Pittori bolognesi (1678) e ne Le pitture di Bologna (1686) da Carlo Cesare Malvasia, che ricorda “in casa Luchini, ora Angelelli, in un camino, la bella Didone di Annibale” oltre all’affresco di Ludovico qui affiancato. In seguito, la menzione delle opere ricorre in tutte le guide sulla città di Bologna scritte tra Settecento e Ottocento.
“Strappato” attorno al 1911, pochi anni dopo l’acquisto del palazzo da parte di Filippo Comi, e spostato in una sala diversa, il dipinto illustra il noto passo dell’Eneide di Virgilio (libro IV, 662-705) cui alludono anche i versi trascritti alla base dell’ara marmorea su cui è costruita la pira. Abbandonata da Enea che si allontana da Cartagine con le imbarcazioni dei troiani alla volta del Lazio, Didone si suicida ferendosi al petto con la spada dell’amato e si dispone sul rogo, mentre Iris, inviata da Giunone, le taglia una ciocca di capelli favorendo il suo trapasso.

Realizzato nelle medesime circostanze del camino di Annibale, l’affresco di Ludovico, con il soggetto estremamente raro in pitturaAlessandro Magno e Taide incendiano Persepoli, ne ha condiviso le vicende e la storia critica. Ad esso si riferiscono due disegni preparatori, uno dei quali esposto a Bologna nel 1956. Si tratta di un foglio conservato alla National Gallery di Washington (B 28 209), variato nella composizione, e di un altro all’Albertina di Vienna (inv. 2088) che si avvicina alla scena dipinta.

Gli affreschi sono stati dichiarati opere di eccezionale valore storico e artistico dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio centrale per i Beni Archeologici, Architettonici, Artistici e Storici con decreto del 9/9/1996.
Posti in vendita presso una casa di aste di Firenze nel settembre 2022, sono stati aggiudicati dall’imprenditore Michelangelo Poletti, la cui collezione specializzata nella pittura bolognese ed emiliana tra Cinque e Settecento arreda il castello di San Martino in Soverzano nel Comune di Minerbio.
Conservati gelosamente dalla precedente proprietà, l’affresco di Annibale Carraccinon è mai stato esposto in pubblico, mentre quello di Ludovico Carracci ha fatto apparizione un’unica volta, nel 1993, nella mostra monografica sull’artista curata da Andrea Emiliani e allestita tra il Museo Civico Archeologico e la Pinacoteca nazionale di Bologna.
Grazie alla generosità dell’attuale proprietario è ora possibile presentare al pubblico queste straordinarie testimonianze della civiltà artistica bolognese, dopo il lungo intervento conservativo eseguito tra il 2023 e il 2024 da Giovanni Giannelli del Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale che le ha restituite a condizioni ottimali di leggibilità.

Accanto agli affreschi sono esposte due incisioni ad acquaforte di Carlo Antonio Pisarri (Bologna, 1706 – 1790) tratte da essi, concesse in prestito dalle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Le stampe che riproponevano queste opere circolarono numerose nel XVII secolo e contribuirono alla fama di questi dipinti.
Queste due incisioni facevano originariamente parte di un album di Pisarri contenente 18 tavole Raccolta de’ Cammini diBologna… dipinti da Lodovico, d’Annibale e d’Agostino Carracci, cui furono probabilmente aggiunte due stampe sciolte una volta entrato nella collezione della Cassa di Risparmio.

In mostra sono inoltre presenti alcuni dipinti dei celeberrimi cugini e delle loro botteghe, realizzati per contesti diversi e su vari supporti, conservati alle Collezioni Comunali d’Arte.
Il composito patrimonio artistico, confluito nelle raccolte del museo a partire dalla sua apertura nel 1936, testimonia l’interesse collezionistico sviluppatosi nei secoli a Bologna, grazie a generazioni di appassionati committenti veri cultori delle belle arti. Questo interesse fu particolarmente vivo intorno all’Accademia degli Incamminati dei cugini Carracci e agli artisti e allievi che si trovarono ad operare nella loro orbita. Le vicende che determinarono l’ingresso in museo di queste opere sono le stesse condivise da buona parte della collezione: soppressioni, donazioni, depositi da parte di privati e acquisti sul mercato antiquario, dove solitamente nella seconda metà del XX secolo l’assegnazione a Ludovico o ad Annibale era data come cosa certa, lasciando al successivo lavoro della critica il compito di ridefinirne i contorni.

I soggetti mitologici erano prediletti per la decorazione di soffitti, sopracamini e fregi nei palazzi privati, come documenta l’affresco, staccato e applicato su tela, parte di un ciclo conStorie di Diana e Apollo realizzato da Ludovico e dalla sua equipe nei primi anni del XVII secolo, solitamente conservato nei depositi del museo. La pittura a fresco, insieme ad altri tre frammenti – raffiguranti la Caduta di FetonteApollo e altre divinità dell’OlimpoApollo sul carro del sole preceduto da Diana – proviene da Palazzo Paleotti, (successivamente di proprietà Montecalvi, poi Benati), demolita nel 1864 per la realizzazione di Piazza Cavour. Il ciclo decorativo è ricordato da Marcello Oretti che lo riferisce a Ludovico Carracci e alla sua scuola. Oggi la critica è concorde nell’attribuire a Ludovico solo la scena della Caduta di Fetonte (oggi conservata all’Archiginnasio); e unanime è anche il riferimento alla bottega dell’affresco in esame (Feigenbaum, 1993). La studiosa colloca l’intero ciclo tra il 1596 e il 1599. Brogi (2001) ne posticipa invece la cronologia al 1605-1606, in base al confronto con i dipinti murali di San Michele in Bosco e soprattutto con le opere eseguite nel duomo di Piacenza (1606).

La figura virile (Ercole o Paride) dipinta a olio su tela, già riferita al giovane Annibale Carracci per le affinità con alcune figure del fregio con Storie di Giasone in Palazzo Fava, in seguito fu attribuita al più eccentrico allievo Pietro Faccini (Bologna, 1562 ca. – 1602) in considerazione dell’enfatizzazione anatomica del nudo. La figura maschile dalla vigorosa muscolatura è vista in piedi, di sotto in su, collocata in primo piano all’ombra di un loggiato, che si apre a destra su un paesaggio appena abbozzato. Con la mano destra regge un bastone; con la sinistra, appoggiata al fianco, tiene il velo che copre appena le parti intime. La figura virile è da mettere in relazione ad una tela rappresentante una giovane donna conservata in collezione privata che – lette insieme – avvalorano la paternità di Annibale. Secondo Mazza (1989) le due tele, insieme ad una terza perduta, avrebbero composto un dipinto dedicato al tema di Ercole al bivio.

Dipinta con la medesima tecnica è la grande pala d’altare Santa Caterina d’Alessandria riceve in carcere la visita dell’imperatrice Faustina che rappresenta Santa Caterina in carcere, con la corona in mano, mentre due angeli le curano le ferite; in alto una colomba le porta cibo celeste. Ella accoglie Faustina, moglie dell’imperatore Massenzio che le fa visita, accompagnata da Porfirio, capitano della guardia (raffigurati a figura intera sulla destra). Nel trovare la cella inondata di luce e alle parole della santa, l’imperatrice si inginocchia e si converte al Cristianesimo, assieme a Porfirio. La pala d’altare, già indicata da fonti seicentesche come opera di Ludovico Carracci, si trovava nella chiesa di San Leonardo e fu ritirata dal Comune di Bologna in seguito al bombardamento del 1945. Per l’altare maggiore della stessa chiesa Ludovico aveva eseguito il Martirio di Sant’Orsola, nel 1592. Il tema iconografico, piuttosto raro nel Seicento, si collega all’intitolazione della chiesa di provenienza, in quanto San Leonardo era patrono dei carcerati. L’ambiente del carcere in cui si svolge la scena è suggerito dall’inferriata sulla destra e dalla presenza di Porfirio che, oltre ad essere un personaggio ricordato dalla leggenda, assume qui la funzione di commento emotivo-sentimentale all’interno della rappresentazione. La tela è stata dipinta da Ludovico Carracci nella sua fase matura, agli inizi del Seicento, come appare dalla delicata gamma cromatica e dallo schema compositivo con le grandi figure in primo piano, sulle quali il pittore si concentra per coglierne la “metamorfosi spirituale” dell’esperienza mistica.

Il piccolo rame San Francesco d’Assisi in preghiera davanti al Crocefisso è stato acquistato sul mercato antiquario nel 1965 con attribuzione ad Annibale Carracci. Da tempo però è ritenuto copia di un dipinto perduto di Annibale, realizzata da un seguace intorno al 1600. A conferma dell’esistenza di un prototipo illustre interverrebbe anche la presenza a Roma, nella Galleria Doria Pamphilj, di una variante del medesimo soggetto, copia da un originale del Domenichino.
La negata attribuzione del dipinto alla mano di Annibale Carracci dipende soprattutto dalle incertezze nella resa della figura di San Francesco e dagli angeli, mentre di qualità superiore appare il paesaggio, reso con pennellate veloci ma sicure.

Completano l’allestimento lo sportello ligneo di tabernacolo, dipinto a olio su tavola e rame, con Annunciazione, Dio Padre in gloria e il Prezioso Sangue di Cristo, probabilmente prodotto nella bottega di Ludovico intorno al 1600, proveniente anch’esso dalla chiesa di San Leonardo, e l’intensa Testa di vecchia, dipinta a olio su carta realizzata da un pittore di cultura carraccesca ancora alla fine del Cinquecento, studio preparatorio per un ritratto o forse per i tratti di un personaggio di una pala. Comunque una “testa di carattere”, indagata con quell’attenzione fisiognomica mai fine a se stessa, bensì volta a descrivere un’attitudine dell’animo.

L’esposizione è accompagnata da una pubblicazione, a cura di Angelo Mazza con la collaborazione di Silvia Battistini, che rievoca la storia dei due affreschi confluiti nella collezione di Michelangelo Poletti, ne approfondisce l’iconografia e rende conto della travagliata vicenda conservativa, oltre che del più recente intervento di restauro (Bologna, Bologna University Press, 2024).
Prefazioni di Elena Di Gioia, Eva Degl’Innocenti, Michelangelo Poletti; contributi di Silvia Battistini, Angelo Mazza, Giovanni Brizzi, Paola Bressan e Giovanni Giannelli, con immagini di Carlo Vannini
La pubblicazione del volume è stata resa possibile grazie al contributo di FILPO S.r.l.

Durante il periodo di apertura i Musei Civici d’Arte Antica propongono un ciclo di visite guidate attività per famiglie.

Sabato 18 maggio 2024 ore 21.45
Visita guidata a cura di Silvia Battistini, nell’ambito della Notte Europea dei Musei e della Giornata Internazionale dei Musei
Ingresso: € 1 (tariffa speciale Notte Europea dei Musei)

Giovedì 30 maggio 2024 ore 17.00
Visita guidata a cura di RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza
Ingresso: biglietto museo

Giovedì 27 giugno 2024 ore 17.00
Visita guidata a cura di RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza
Ingresso: biglietto museo

Giovedì 18 luglio 2024 ore 17.00
Visita guidata a cura di RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza
Ingresso: biglietto museo

Giovedì 1 agosto 2024 ore 17.00
Visita guidata a cura di RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza
Ingresso: biglietto museo

Giovedì 12 settembre 2024 ore 17.00
Laboratorio per bambine e bambini da 6 a 10 anni
Ingresso: gratuito (anche per un accompagnatore adulto)

Giovedì 19 settembre 2024 ore 17.00
Visita guidata a cura di RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza
Ingresso: biglietto museo

Domenica 22 settembre 2024 ore 17.00
Visita guidata con Angelo Mazza, curatore della mostra.
Ingresso: biglietto museo

La mostra fa parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Mostra
Ludovico e Annibale Carracci
Storie antiche per due camini bolognesi nella collezione Michelangelo Poletti

A cura di
Angelo Mazza

Promossa da
Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Periodo
18 maggio – 22 settembre 2024

Inaugurazione
Sabato 18 maggio 2024 ore 18.00
Dalle ore 18.00 alle 20.00 ingresso gratuito
Dalle ore 20.00 alle 24.00 ingresso 
€ 1 in occasione della Notte Europea dei Musei
La 
biglietteria chiude 
30 minuti prima della chiusura 
del museo.

Sede
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna

Orari di apertura
Martedì, giovedì 14.00-19.00
Mercoledì, venerdì 10.00-19.00
Sabato, domenica e festivi 10.00-18.30
Chiuso: lunedì non festivi

Ingresso
Intero 
€ 6 | ridotto 
 4 | ridotto speciale 19-25 anni 
 2 | gratuito possessori Card Cultura

Biglietto integrato Collezioni Comunali d’Arte e Torre dell’Orologio: intero € 10 | ridotto € 7

Catalogo
A cura di Mazza, con la collaborazione di Silvia Battistini
Bologna, Bologna University Press, 2024

Informazioni
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193998
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica
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Settore Musei Civici Bologna
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Nell’ambito di Bologna Estate

Ufficio Stampa / Press Office Settore Musei Civici Bologna
Tel. +39 051 6496658 / +39 051 2193469
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Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
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Roma, Palazzo Bonaparte: aperta la mostra “Vincent Peters. Timeless Time”

Dopo il grande successo riscosso a Palazzo Reale di Milano e a Palazzo Albergati di Bologna, il prossimo 16 maggio arriva a Palazzo Bonaparte di Roma una delle mostre fotografiche più visitate dell’anno: “Timeless Time” è un viaggio tra gli scatti iconici e senza tempo del fotografo Vincent Peters che, fino al 25 agosto 2024, presenta una selezione di lavori in bianco e nero in cui la luce è protagonista nel definire le emozioni e raccontare le storie dei soggetti ritratti e della loro intima capacità di riflettere la bellezza.

Christian Bale, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Laetitia Casta, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, David Beckham, Scarlett Johansson, Milla Jovovich, John Malkovich, Charlize Theron, Emma Watson e Greta Ferro sono solo alcuni dei personaggi famosi i cui ritratti sono esposti a Palazzo Bonaparte.
Scatti realizzati tra il 2001 e il 2021 da Vincent Peters che, usando un’illuminazione impeccabile, eleva i suoi soggetti a una posizione che spesso trascende il loro status di celebrità.

Dal 16 Maggio TIMELESS TIME di VINCENT PETERS a Palazzo Bonaparte.

A Roma la mostra con gli scatti del fotografo di fama internazionale che ha reso immortali celebrities, brand e campagne pubblicitarie in tutto il mondo.

Vincent Peters. Timeless Time
16 maggio – 25 agosto 2024
Palazzo Bonaparte, Roma

Se è vero che la moda deve parte del suo fascino alla fugacità, al suo passare di moda, Vincent Peters cerca di forzare questo automatismo creando fotografie che escono dal tempo.
La mostra a Palazzo Bonaparte cerca di raccontare questo filo rosso, lo sguardo umanistico di un fotografo che ha fatto sua tutta la nostra tradizione occidentale ed italiana. Ritratti di donne e uomini, personaggi noti, frammenti di una storia che dura oltre lo scatto fotografico, come fosse un film. Classici e moderni, angelici e torbidi come le madonne ed i signori ritratti dai pittori. Visioni iconiche, in bianco e nero, senza tempo. Fotografie che, come le opere d’arte della città eterna, non esauriscono ciò che hanno da dirci e durano per sempre.

A Roma viene presentato un racconto visuale personalissimo che ben spiega l’anima di chi, quelle foto, le ha scattate. Vincent Peters e la curatrice Maria Vittoria Baravelli propongono un dialogo costante e serrato in cui le fotografie si interrogano vicendevolmente.
Un’immagine riesce ad accendere e a rilevare qualcosa della fotografia che le sta accanto. Si crea un dialogo, una danza, talvolta uno scontro. Ed il risultato è un immaginario complesso come la trama di un film in bianco e nero. Ogni sguardo, ogni inquadratura, ogni dettaglio ci aiuta a capire qualcosa in più di una storia che comunque vada a finire, ci avrà fatto innamorare.”

La mostra, col patrocinio del Comune di Roma, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Nobile Agency.
La mostra vede come main sponsor Credem Euromobiliare Private Banking, come sponsor Mercedes-Benz Italia e Cantine Ferrari Trentosponsor tecnico Processus e Digital Lightaudio e set up partner Luca Ferretti Show Designermobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale e hospitality partner Hotel Eden – Dorchester Collection.

Vincent Peters nasce a Brema, in Germania, nel 1969 e all’età di vent’anni si trasferisce a New York per lavorare come assistente fotografo. Tornato in Europa nel 1995, ha lavorato per diverse gallerie d’arte e su progetti personali e nel 1999 ha iniziato la sua carriera presso l’agenzia di Giovanni Testino come fotografo di moda.
Negli anni Vincent Peters si specializza nei ritratti di celebrità, scattando campagne leggendarie per riviste di tutto il mondo, distinguendosi con il suo stile cinematografico.
Il suo portfolio comprende lavori per brand come Armani, Celine, Hugo Boss, Adidas, Bottega Veneta, Diesel, Dunhill, Guess, Hermes, Lancome, Louis Vuitton, Miu Miu, Netflix, solo per citarne alcuni. Le sue opere sono state esposte in gallerie d’arte internazionali tra cui, ad esempio, Camera Work a Berlino, Fotografiska a Stoccolma e il prestigioso Art Basel in Svizzera.


Sede
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5 – Roma

Date al pubblico
16 maggio – 25 agosto 2024

Orario apertura
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00
La biglietteria chiude alle ore 19.00

Biglietti
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00

Informazioni e prenotazioni
T. + 39 06 87 15 111
www.mostrepalazzobonaparte.it
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#VincentPetersBonaparte
 
Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Milano, Galleria Lampo: l’immaginario poetico di Sofia Uslenghi

Ha aperto al pubblico la mostra personale di Sofia Uslenghi: un viaggio poetico e coinvolgente in un universo fatto di suggestioni ipnotiche, suoni naturali e odori della memoria.

Negli spazi industriali della Galleria Lampo – Scalo Farini di Milano, le storie si mescolano a ricordi antichi e impressioni profonde. E la fotografia, tra tempi lunghi, esposizioni multiple e distorsioni ottiche, districa lentamente grovigli identitari.

Mani che nascondono il volto, che inquadrano in uno scatto fotografico piccole nostalgie ed irrisolte inquietudini.
E poi occhi. Che osservano, che interiorizzano, che cercano uno spazio cui appartenere.
Infine, corpo. Corpo che si apre allo sguardo neutro e puro dell’obiettivo. 
Che si sovrappone a paesaggi e persone, che si trasforma, che si eleva.

CASA/TERRA/IO
mostra personale di Sofia Uslenghi

a cura di Nicolas Ballario

Galleria Lampo – Scalo Farini
via Valtellina 5 – Milano
9 maggio – 3 giugno 2024

Gli autoritratti di Sofia Uslenghi, protagonisti della mostra personale dell’autrice, ospitata dal 9 maggio al 3 giugno alla Galleria Lampo di Milano, ci guidano in un universo fatto di suggestioni ipnotiche, suoni naturali e odori della memoria. 
Un immaginario poetico dove le storie si mescolano a ricordi antichi e impressioni profonde. E la fotografia, tra tempi lunghi, esposizioni multiple e distorsioni ottiche, districa lentamente grovigli identitari.

Sofia Uslenghi nasce a Reggio Calabria, metà famiglia di Gerace e metà di Messina. Dopo aver trascorso l’infanzia sullo Stretto, da adolescente si trasferisce a Brescia, poi a Parma, dove frequenta l’università. E infine Milano. Ma è nella terra d’origine, nei suoi colori e profumi, tra l’erba secca e il finocchietto selvatico, che cerca e trova ancora le sue radici.

Dal primo progetto fino ai più recenti scatti, parte di un’opera ancora in fieri, CASA/TERRA/IO è un viaggio alla scoperta dell’autrice, del suo paesaggio interiore e dei suoi lavori.

L’allestimento evoca il nomadismo malinconico che ha finora caratterizzato la sua vita, ricostruendo alcuni interni domestici, dove mobili di recupero o disegni stilizzati a muro e sul pavimento vogliono riportare chi osserva in una sorta di intimità ricreata, in quella solitudine tanto necessaria all’artista per la creazione. Sulle pareti, finti fondali identificano lo spazio dove nasce l’autoritratto e, da un ambiente all’altro, tappa dopo tappa, percepiamo l’evolversi della sua figura e della sua arte. La vediamo tra le piccole cose che mancano, tra i vuoti d’aria del suo girovagare da una casa all’altra, nel suo cercarsi per trovare, infine, nella fotografia lo strumento che unisce i puntini sospesi, supera gli spazi fisici e va oltre il reale. Ogni ambiente accoglie uno dei lavori della fotografa, a partire dal suo primo progetto, Flora, a My grandma and I (Nonna), Maps, Earth-Diptychs fino ai più recenti autoritratti.

Nel primo lavoro, Flora (2015-2016), gli occhi sono quasi sempre chiusi, in un bianco e nero leggero ed evocativo, in cui la figura viene sovrapposta, quasi nascondendosi, a immagini di elementi botanici e floreali; l’autrice ricrea in questa serie un’estetica rilassante e silenziosa, lontana da una narrazione urlata e prepotente in cui rifiuta di riconoscersi, riflettendo un’immagine di sé – apparentemente – rasserenata nel contatto con la natura e nel superamento di una visione stereotipata del corpo e della sua esibizione.

My grandma and I (Nonna) (2016) è uno dei quattro progetti della fotografa legati alla memoria famigliare e del territorio, dopo Homesick e prima di Maps e Earth-Diptychs. In una scatola di vecchie fotografie di famiglia, l’autrice ritrova alcuni scatti che ritraggono la nonna Isabella, scomparsa all’età di 68 anni. Nella sua figura, apparsa in sogno più volte, quasi a ricucire uno strappo irrisolto, e nella casa di famiglia di Gerace frequentata durante l’infanzia, Sofia Uslenghi trova il filo che ricostruisce la sua storia, il senso di appartenenza ad una comunità e, non da ultimo, le sue radici più profonde. Negli autoritratti della serie l’immagine dell’autrice si sovrappone a quella della nonna, ripresa sorridente al Lido di Reggio, sul balcone o durante una gita in barca. Nei luoghi della memoria, il bianco e nero riunifica e rappacifica. 

“Il girovagare è ormai parte della mia esistenza. Negli anni in cui ho iniziato a fotografarmi e a sovrapporre la mia immagine a quella dei luoghi della mia infanzia stavo realizzando la mancanza di radici. Mi sono resa conto che mi mancava un pezzo. Ed è il motivo per cui quando torno a Gerace mi sento a casa anche se non ci ho mai vissuto. Mi viene da usare il verbo tornare e non andare perché ho sentito che le mie radici fossero lì. E questa per me è una certezza rassicurante. Il sapere che esiste un luogo nel mondo in cui ci sono dei fili che ricostruiscono una storia, una comunità che ti riconosce in una qualche misura l’appartenenza.” 

In Maps la relazione con il territorio di origine è espressa con un’estetica più soffusa e un’ispirazione pittorica. Le opere sono il risultato della sovrapposizione di autoritratti con screenshots di immagini satellitari degli ambienti esterni dove la fotografa ha trascorso i primi anni di vita. Il colore – presente anche in forma di macchie sul corpo – suggerisce nuove stratificazioni: la ricerca dei paesaggi predilige strisce di terra (dalle fiumare caratteristiche della zona calabrese al nero dell’Etna) e i passaggi delle correnti del mare, che lo trasformano dall’alto da blu intenso a verde e ad azzurro. 

Nell’ultimo progetto legato alla memoria del territorio e alle radici, Earth-Diptychs, la relazione con la natura calabro-siciliana è indagata in un modo differente. La sovrapposizione lascia il posto ad una sorta di dialogo a distanza tra l’autrice e il paesaggio: l’opera, come un canto a due voci, accosta gli autoritratti ad immagini tratte da Google Street View, strumento che consente di esplorare i luoghi senza essere fisicamente presenti. Dall’Aspromonte all’Etna, da Salina a Cammarata, dalla Limina a Palermo, la narrazione si fa accettazione della separazione.

Infine, il lavoro più recente è un atto di astrazione dalla realtà, un intervento di matrice surrealista, attraverso un processo tecnico ed espressivo di solarizzazione. “Voglio sparire, voglio vibrare”, dice l’autrice, che pare svanire a poco a poco, persa tra paesaggi onirici in bianco e nero e distorsioni liberatorie, trovando, forse, nella visione totalizzante dell’arte la giusta distanza dal sé e quell’equilibrio tanto anelato.

I’m looking for something I don’t find, I want to run away from reality, multiply it and make it even more inaccessible.

La mia necessità di fotografarmi non mi è ancora del tutto chiara e in un qualche modo, più vado avanti, più scopro nuove motivazioni. Inizialmente lo slancio è stato sicuramente relativo alla questione del mio corpo, del riuscire a guardarmi in uno spazio protetto dai giudizi, dai canoni, dalle critiche, dalle intromissioni esterne, richieste o non richieste che fossero. Poi ho esplorato alcune mancanze che sentivo, nei confronti della comunità di nascita o delle persone della mia famiglia, dello sradicamento e della questione nord verso sud. Ora sono in un’altra fase ancora: anni complicati, strada incerta davanti, poca chiarezza di chi sono e cosa ci faccio qui, e quindi c’è in corso un nuovo progetto che spero che come gli altri mi faccia da mezzo di trasporto per nuove consapevolezze, e – forse anche stavolta – lo scoprirò strada facendo, il motivo per cui sto fotografando in questo modo e cosa voglio dire.” 

Sofia Uslenghi nasce nel 1985 a Reggio Calabria, metà famiglia di Gerace e metà di Messina. Trascorre l’infanzia sullo Stretto e l’adolescenza a Brescia, frequenta l’università a Parma, vive ora a Milano. 

Inizia a fotografare a vent’anni scoprendo poi che la fotografia è il suo mezzo per indagare, ricostruire e riconciliare la sua storia personale. 

Si concentra sull’autoritratto, lavorando sulle sovrapposizioni e gli strati di fotografie che tengono uniti pezzi della sua storia e di quella della sua famiglia, dei suoi luoghi di origine e delle persone che ne hanno fatto parte.

Usa le mappe, pezzi di fotografie satellitari, screenshot di Google Street View, tutti gli strumenti che servono per tornare virtualmente dove è nata e dove sente di aver lasciato un pezzo. Continua a spargerne in giro ogni volta che decide di cambiare casa e città. 

Si muove iperattiva e la fotografia tiene insieme tutti i pezzi.

Nel 2011 espone al PUC di Parma il lavoro sulle periferie della città “Parma. Paesaggi urbani”.

Nelle edizioni del 20112013 e 2014 viene menzionata dalla critica dei Sony World Photography Awards.

Nel 2015 espone una sua prima selezione di autoritratti presso la galleria Gusmeri Fine Art di Brescia.

Nel 2017 espone presso la galleria Due Piani di Pordenone una selezione di autoritratti curata da Benedetta Donato.

Nel settembre 2017 viene selezionata da Giuseppe Violetta tra le nuove proposte rappresentate da Heillandi Gallery, con la quale partecipa all’edizione 2017 di Wopart di Lugano e al Mia Photo Fair nel marzo 2018.

Da settembre 2018 è presente tra gli artisti di Galleria Valeria Bella, Milano.

Nel 2019 è presente tra gli artisti esposti al Mia Photo Fair di Milano, a Photo London e a The Phair di Torino.

Nel 2020 viene presentata una sua mostra personale alla Galleria Valeria Bella.

Partecipa alle edizioni 2021 e 2022 di Paris Photo.

Nel 2022 partecipa alla mostra collettiva Fotografe! a Villa Bardini (Firenze) curata da Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, promossa dalla Fondazione Alinari per la Fotografia e dalla Fondazione CR Firenze.

Nel 2023 Sky Arte presenta un documentario dedicato al suo lavoro, per la regia di Francesco Raganato. 

L’episodio, dal titolo Ritorno a casa, è dedicato alla sua storia e alla sua ricerca e va in onda – in prima visione – martedì 3 ottobre 2023. È disponibile per la visione su Now Tv e Sky Arte. 

Nel 2024 partecipa alla mostra IDENTIKIT. La potenza dell’identità al MUDEC di Milano, insieme a Marco Craig, Maurizio Galimberti, Fabrizio Spucches, Tarin e Vito Margiotta



La mostra, aperta al pubblico dal 9 maggio al 3 giugno 2024, sarà visitabile dalle 11.00 alle 20.00 – martedì chiuso.
L’ingresso è gratuito su prenotazione, scrivendo a galleria@lampomilano.it.

Ufficio stampa 
press.sofia.uslenghi@gmail.com
Barbara Fazzi   
Anna Nosari

Siracusa, dalle tragedie alla cronaca – Aiace e Fedra: pensabilità sui miti Aiace e Fedra e sulle guerre del presente

Femminicidi, guerre, conflitti interiori. Dalla passione dei miti alla biografia del presente. Questo l’approccio contemporaneo che l’Associazione Pubblic/azione propone dal 31 maggio al 2 giugno 2024 a Siracusa con il convegno “Aiace e Fedra. L’amore vergognoso e la vergogna amorosa”, che si svolgerà nel Grande Albergo Alfeo di Siracusa (Via Nino Bixio 5).

Durante la tre giorni i partecipanti saranno invitati a un confronto alla pari su antichità e attualità. Le attività interdisciplinari daranno l’opportunità di assistere – dopo la visione delle tragedie Fedra e Aiace in scena al Teatro Greco di Siracusa – al dibattito accogliente, anche dei pensieri selvaggi e disturbanti, indotti dalle vicende dei miti, nell’intento di stimolare un’elaborazione aperta, funzionale e strettamente correlata al presente.

Dal 31 maggio al 2 giugno Convegno organizzato da Pubblic/azione su “L’amore vergognoso e la vergogna amorosa”, aperte le iscrizioni per partecipare al dibattito sul problema del “doppio”

Il contributo di tutti i membri e l’occhio attento verso l’attualità saranno alla base dei lavori del convegno organizzato da Pubblic/azione, l’Associazione fondata nel 2002 dallo psicoanalista Riccardo Romano e dalla psicopedagogista Maria Amalia Vanadia, per andare ben oltre i versi di Sofocle ed Euripide e stimolare i partecipanti ad una presa di consapevolezza e alla pensabilità, facendo spazio all’espressione libera di pensieri ricchi di mito, storia, memoria, con l’obiettivo di produrre trasformazione sui fatti contingenti e sulle azioni future. 

Il convegno sarà centrato sui temi che traggono ispirazione dai protagonisti delle due tragedie a confronto.

Fedra e Aiace si suicidano e l’analisi del vissuto di entrambi farà emergere il disagio del “doppio”: una sofferenza che esplode quando non amiamo più l’altro “sé” di noi, che sentiamo come qualcosa di cui vergognarci, da distruggere.

«Vogliamo coinvolgere le persone nella pensabilità – spiega Ernesto Romano artista, editore e presidente di Pubblic/azione – partendo dalle tragedie metteremo in discussione i miti dell’attualità. Assistiamo alle guerre come se fossero eventi inspiegabili. Ma la dinamica del “doppio” spiega, ad esempio, le angosce degli ebrei d’Israele verso il loro passato di vittime. Essi non sopportano l’idea di essere stati perseguitati e identificano nel popolo palestinese il doppio da eliminare, il ricordo da sterminare». Come sostiene il fondatore Riccardo Romano «quando incarniamo la sofferenza del doppio nell’altro, il doppio diventa nemico e per sconfiggerlo si commette un omicidio. Questo fenomeno psicologico è alla base dei casi di attualità, dei femminicidi, delle guerre disumane. Quando invece il doppio rifiutato si riconosce in se stessi, si compie un suicidio. Durante il dibattito si approfondirà la dinamica che ognuno di noi conosce e che genera quei conflitti che si covano nel mondo interiore e che, a distanza di tempo, possono emergere in maniera disturbante. Risolvere e riconoscere l’altro – o l’altra natura di sé – è il passo fondamentale per la risoluzione dei conflitti esterni ed interni».

È possibile partecipare al Convegno previa iscrizione, per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.pubblicazione.net

Il Convegno organizzato a Siracusa dall’Associazione Pubblic/azione è aperto a tutti, per le iscrizioni è possibile consultare il sito www.pubblicazione.net . L’evento si svolgerà dal 31 maggio al 2 giugno 2024 nel Grande Albergo Alfeo (Via Nino Bixio 5).

Venerdì 31 Maggio alle 15.00 dopo l’introduzione del presidente Ernesto Romano su “Il doppio in un impensabile caso contemporaneo”, interverrà la psicoanalista Ana Juraga con il racconto del mito, seguirà la discussione e la visione di “Fedra, Ippolito portatore di corona” di Euripide al Teatro Greco di Siracusa.

Sabato 1 giugno alle 9.30 avvierà i lavori lo psicoanalista Angelo Garigliano, interverranno lo psichiatra Sergio Paradiso su “Omosessualità. Orgoglio e pregiudizio”, la psicoanalista Patrizia Montagner sulle “Violazioni dei diritti umani. Vergogna, colpa e riparazioni”, lo psicoanalista Simone Bruschetta su “Ippolito portatore di corona”, la psicoanalista Alessandra Astorina su “La verità della vergogna o la vergogna della verità?”. Sabato durante la sessione pomeridiana alle 15.30 lo psicoanalista Riccardo Romano tratterà “Il rapporto tra la vergogna e l’amore per sé o per gli altri” e la psicoanalista Cinzia Carroccio proseguirà con il racconto del mito, seguirà la discussione e la visione di “Aiace” di Sofocle al Teatro Greco di Siracusa.

Domenica 2 giugno alle 9.30 presiederà i lavori lo psicoanalista Riccardo Romano e interverranno lo psicoanalista Nicola Nociforo su “L’amore vergognoso e la vergogna amorosa. Una pubblic/azione”, la psicoanalista Cinzia Carroccio su “Aiace: il lavoro dell’eroe”, la psicologa e psicoterapeuta Angela Maria La Rosa su “L’incontro: tra Agalma e godimento” e lo psichiatra e psicoanalista Luca Caldironi con “Mi sto commuovendo… e pensare che so già come va a finire – Hybris e le sue trame”. Il poeta Salvatore Solarino getterà un ponte tra le due tragedie con “Intermezzi” di poesie.



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LOVESICK, ecco la country ballad ‘YOU AND I’, in attesa del nuovo album ‘REMEMBER MY NAME’

LOVESICK:
ECCO LA COUNTRY BALLAD ‘YOU AND I’,  IN ATTESA DEL NUOVO ALBUM ‘REMEMBER MY NAME’

Lovesick tornati dal tour negli Stati Uniti d’America suonano nuovamente in Italia. Il loro spring tour è stato un tour di successo, accolto con grande entusiasmo e piena partecipazione ai concerti di Roma, Salerno, Milano e nella loro città, Bologna.
È ora disponibile su tutte le piattaforme il nuovo singolo con videoclip di ‘You and I‘, il terzo estratto dall’atteso album ‘Remember My Name‘, interamente registrato a Los Angeles, che uscirà con distribuzione per il mercato mondiale (Europa, Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda) il 28 Giugno in formato cd, vinile 33 giri e in una speciale edizione limitata numerata.

«You And I è una country ballad che ha come tema centrale l’amore, la ‘love song’ per eccellenza del nuovo disco» dichiarano i Lovesick «Abbiamo suonato questo brano molte volte negli Stati Uniti, anticipandolo durante i nostri concerti. 

Abbiamo ricevuto bellissimi commenti a fine concerto, e così ora siamo pronti per suonarlo in Italia e in Europa durante il prossimo tour estivo».

Le riprese del videoclip sono state realizzate a Los Angeles in California, durante le registrazioni dell’album.

La spiaggia di Santa Monica con il famosissimo molo alle spalle è risultata ideale come ambientazione del videoclip, girato con la tecnica del piano sequenza da Claudio Cioffi.

Lovesick

Lovesick è una band italiana composta da Paolo Roberto Pianezza (voce, chitarra elettrica e acustica, lap steel, resonator e chitarra Dobro), Francesca Alinovi (contrabbasso con l’aggiunta di un brush pad e armonie vocali) e Alessandro Cosentino (violino, batteria e armonie vocali); tre multistrumentisti le cui influenze sono profondamente radicate nel country americano, nel rock’n’roll, nel western e nella musica swing degli anni ’40 e ’50.

Le canzoni di Lovesick sono state trasmesse dalle radio di tutta Italia, Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti e Brasile, aumentando costantemente la popolarità della band in tutto il mondo sin dalla loro formazione nel 2015, grazie ad un lavoro sinergico dell’agenzia di booking Barley Arts e dell’ufficio stampa A-Z Press.

I loro spettacoli dal vivo sono accolti con affetto e calore espresso dai segnali di tutto esaurito in ogni tappa del recente tour della band che ha toccato i grandi club delle città italiane e estere.

Hanno suonato come band di apertura per Ben Harper, Zucchero, Toquiño ed Edoardo Bennato e hanno suonato in grandi festival in tutta Europa, insieme a artisti del calibro di The Offspring, Social Distortion, Walter Trout, Fu Manchu, Orchestra Secondo Casadei e Ten Years After.

La loro forte presenza sui social media ha suscitato l’interesse anche di numerose televisioni, invitati a partecipare, sia come attori che come musicisti, al film sulla vita di Francesco Totti ‘Speravo de morì prima’ e in “Lamborghini”, uscito nei cinema negli Stati Uniti ed Europa. Paolo e Francesca uniranno nuovamente le loro doti recitative e musicali in una nuova serie su Oriana Fallaci che uscirà nell’autunno europeo del 2024.

Ad oggi Lovesick hanno venduto indipendentemente più di 19.000 copie dei loro album in Europa e negli Stati Uniti e Asia.

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