Treviso, Arte del Vedere: dal cristallo verde di Nerone a … oggi

Il sogno di vedere bene, anche da vecchi, ha da sempre accompagnato l’uomo. Ne andava della capacità di procurarsi il cibo con la caccia, di non confondere le piante edibili con quelle che non lo erano, di vedere il nemico.

Molti millenni dopo, Nerone inseguiva soluzioni per poter ammirare gli amati gladiatori che si battevano al circo e Cicerone cercava un qualche accorgimento per rendere nuovamente parlanti le pagine che gli erano diventate mute. Nerone usava, con scarsi risultati, un quarzo verde; Cicerone si dovette adattare a farsi leggere i testi dai suoi schiavi.

ARTE DEL VEDERE
Manifesti e occhiali dalle Collezioni Salce e Stramare

Treviso, Museo nazionale Collezione Salce
Santa Margherita | Via Reggimento Italia Libera
18 maggio – 6 ottobre 2024

La soluzione era destinata a giungere, un bel po’ di secoli più tardi, dalle ricerche di Abū ʿAlī al-Ḥasan ibn al-Ḥasan ibn al-Haytham, geniale medico, filosofo, astronomo, fisico e matematico vissuto tra Bassora e Il Cairo tra il 965 e il 1040. Ibn al-Heitam (con questo nome divenne famoso in Europa) intuì come delle lenti levigate potessero essere di un qualche aiuto a chi doveva misurarsi con problemi di vista. Il suo “Libro dell’ottica”, tradotto in latino, venne studiato e diede luogo a diverse sperimentazioni, sino a che non si giunse a creare una lente semisferica di cristallo di rocca e quarzo che, appoggiata allo scritto, consentiva di ingrandire le lettere. È quella che, nel celebre affresco di Tomaso da Modena nel Capitolo dei Domenicani a Treviso è raffigurata in mano al Cardinale Nicolò di Rouen, che per leggere utilizza appunto una di queste lenti di ingrandimento.

Pochi metri più in là, il medesimo affresco mostra un altro Cardinale domenicano, Ugo di Provenza, che si era già dotato della novità proveniente dai laboratori di Murano, e infatti indossa l’occhiale.

Come racconta il curatore Michele Vello “L’origine degli occhiali suscitò dispute erudite fin dalla seconda metà del Seicento; scartate le ipotesi classiche, orientali o inglesi, a opera di Ruggero Bacone, venne individuata come patria la Toscana. Solo intorno al 1920 Giuseppe Albertotti ne rivendicava la paternità veneziana, databile tra il XIII e il XIV secolo, in base a documenti noti e pubblicati”. 

Secondo molti studiosi la scoperta delle lenti da vista è da ritenersi occasionale piuttosto che frutto di una ricerca programmata. Fu infatti un’invenzione casuale non dei ben noti vetrai veneziani, ma dei cristallieri, ramo fiorente dell’oreficeria veneziana, che si dedicavano alla lavorazione del quarzo o cristallo di rocca. Nel 1301 venne liberalizzata la fabbricazione di vitreos ab oculis ad legendum (vetri da occhiali per leggere), e nel marzo 1317 si registra la concessione rilasciata a tale Francesco, figlio del chirurgo Nicolò, di fare oglarios de vitro e di venderli in città; il termine occhiali (oglarii) compare qui per la prima volta.

Intorno al XIII secolo, i cosiddetti vetri per leggere ebbero un’importante evoluzione: il vetro fino a quel tempo usato solo in forma sferica, veniva lavorato e levigato per formare una vera e propria lente.

Le prime lenti usate erano in cristallo, poi in vetro, mentre la montatura era prima in legno, a compasso, poi in corno o pelle. Per la prima volta la visione era ottenuta accostando il dispositivo davanti agli occhi e non sopra il testo da leggere. Poiché nel Medioevo la maggior parte della popolazione era analfabeta, i primi occhiali venivano usati solo da studiosi o dal clero, ed erano legati alle vesti. La prima testimonianza certa sul loro uso si ritrova nell’affresco di Tomaso da Modena che ritrae il cardinale Ugo di Provenza intento alla lettura di libri sacri con l’aiuto, appunto, di un paio di occhiali: l’affresco del 1352 è conservato nel monastero attiguo alla chiesa di S. Nicolò a Treviso.

Dal XV secolo, parallelamente agli occhiali a perno si affermano quelli a ponte, la montatura incorporava ben due lenti e non più sovrapponibili. Venezia e Norimberga furono all’epoca importanti centri di produzione e l’invenzione della stampa attorno al 1450 ne fece aumentare la domanda e permise una maggiore diffusione.

Uno dei problemi principali nell’uso degli occhiali era farli rimanere stabili sul naso: nel tardo ‘500 in Spagna si diffondono occhiali forniti di fori laterali, nei quali si inseriva un cordoncino che poggiato dietro l’orecchio consentiva di mantenerli fermi.

All’inizio del ‘700 nasce il fassamano, occhiale che viene tenuto in mano e non appoggiato sul naso.

“Nell’800 si affermano il pince-nez o stringinaso evoluzione dell’occhiale a ponte. Fu grazie all’intuizione dell’inglese James Ayscough che si ebbe l’invenzione delle prime stanghette ripiegabili.

È tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo – conclude Vello – che si afferma l’occhiale caratterizzato da montatura e due astine che si appoggiano alle orecchie. I materiali usati sono il corno, un must dell’epoca, il nichel e l’acciaio, più economici e duttili oltreché accessibili a tutti”.


Mostra ideata da: Museo nazionale Collezione Salce e Punti di Vista
Con il patrocinio di: Comune di Treviso, Provincia di Treviso
Con la collaborazione di: CertotticaGroup, Fondazione ITS Cosmo e Modapuntocom
Con il contributo di: Alessia Vardanega
 
 
Hashtag di riferimento
#artedelvedere #collezioneSalce #collezioneStramare #eyeweardesignhouse
Museo nazionale Collezione Salce, Treviso
Santa Margherita | Via Reggimento Italia Libera
dal venerdì alla domenica: 10 – 18 ultimo ingresso 17.30
 
Biglietto intero due sedi € 9 | intero una sede € 7 | agevolato € 2 (giovani dai 18 ai 25 anni) | gratuito fino ai 18 anni
Ingresso gratuito la prima domenica del mese
I biglietti si possono acquistare online su https://www.museiitaliani.it/ (portale o app)
 
drm-ven.collezionesalce@cultura.gov.it
https://www.facebook.com/museocollezionesalce
https://www.instagram.com/museocollezionesalce/

Roma, Villa Altieri: A-HEAD Project di Angelo Azzurro ONLUS ha inaugurato il progetto Opera Unica* di Angelo Gallo

Venerdì 10 maggio 2024 è stato inaugurato, negli spazi di Villa Altieri – Roma, il progetto Opera Unica* di Angelo Gallo, a cura di Simona Spinella e con i testi critici di Simona Spinella e Giuseppe Capparelli, promosso da A-HEAD Project di Angelo Azzurro ONLUS con il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale.

OPERA UNICA* è la seconda tappa di un progetto presentato a Cosenza presso il Museo dei Bretti e degli Enotri in cui era in mostra l’installazione T(w)O Edge_due bordi al limite, nata da una riflessione in relazione al concetto di riproducibilità e tiratura della grafica d’arte. L’inaugurazione avvenuta venerdì svoltasi nella prestigiosa Villa Altieri, ha visto un’ottima affluenza e un positivo responso da parte del pubblico nei confronti del giovane artista calabrese.

A-Head Project – Opera Unica* di Angelo Gallo

A cura di Simona Spinella
Testi critici di Simona Spinella e Giuseppe Capparelli
 
Inaugurazione 10 maggio 2024 ore 17.30

Villa Altieri – Città Metropolitana di Roma Capitale
Viale Manzoni 47 – Roma
 
Fino al 27 giugno 2024

Sono in mostra alcune opere storiche dell’artista ed alcune nate da un confronto iniziale tra Angelo Gallo e il curatore A-HEAD Project,Piero Gagliardi, a cui è stato dedicato un omaggio durante l’inaugurazione.

Infatti come afferma Stefania Calapai, Presidente di Angelo Azzurro: «Prima di me ci aveva creduto il nostro curatore Piero Gagliardi che con Angelo Gallo aveva portato avanti un progetto, un dialogo, un’arte che comunicava; ed io già fiduciosa delle capacità del curatore di A-HEAD, mi sono immersa intensamente ed ho sposato l’arte di Angelo Gallo. Nel suo percorso, già iniziato in Calabria al Museo dei Bretti e degli Enotri di Cosenza, ho voluto, con il progetto A-HEAD della Onlus Angelo Azzurro di cui sono Presidente, farlo approdare a Roma. Il vernissage della mostra è stato un successo e siamo grati a Città Metropolitana di Roma Capitale e alla consigliera Delegata alle Pari Opportunità Tiziana Biolghini per l’ospitalità, un sodalizio ormai consolidato da qualche anno e che ci permette di avere un’istituzione così importante dalla nostra parte: infatti, ci tengo ricordare che la Onlus non si occupa solo della promozione di giovani artisti ma soprattutto di salute mentale e di lotta allo stigma».

Durante il periodo della mostra, il progetto si arricchirà di diversi momenti di approfondimento e riflessione: il 31 maggio 2024 la Tavola Rotonda Open Mind a cura di Lorenzo Benedetti; l’8 giugno 2024 il Convegno Cura della libertà e libertà della cura. La sfida di Franco Basaglia a 100 anni dalla nascita a cura di Stefania Calapai e Francesco Cro.

A completare l’allestimento, il video della performance Il sigillo della matrice (2023).

Durante il periodo della mostra, il progetto si arricchirà di diversi momenti di approfondimento e riflessione: il 31 maggio 2024 la Tavola Rotonda Open Mind a cura di Lorenzo Benedetti; l’8 giugno 2024 il Convegno Cura della libertà e libertà della cura. La sfida di Franco Basaglia a 100 anni dalla nascita a cura di Stefania Calapai e Francesco Cro.

Angelo Gallo nasce a Cetraro il 20 giugno 1988. L’infanzia e l’adolescenza la trascorre a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Frequenta L’I.T.C.G. “E. Fermi” di San Marco Argentano diplomandosi come Perito Tecnico. Durante gli anni delle superiori si appassiona alla grafica e alla programmazione. Partecipa a vari seminari di Redazione, di Media-marketing e Comunicazione tramite Assform Confindustria Rimini. Ad un anno dal diploma consegue la qualifica professionale come “Progettista sicurezza informatica e web”. Si iscrive al corso di laurea in Informatica di SMFN presso l’Unical di Rende e dopo tre anni decide di cambiare percorso. Si trasferisce così all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro dove trova il suo mondo riuscendo ad esprimersi ed a sviluppare il suo percorso diplomandosi di I e II livello. Seguito da noti critici e curatori, è presente in tutte le manifestazioni artistiche di rilevo e porta avanti la sua ricerca etico/artistica che è in continua evoluzione. Dal 2019 ha fondato il Laboratorio Sostenibile di via Gaeta, un laboratorio di incisione alla ricerca delle metodologie sostitutive Non-Toxic in stretta connessione con la Galleria 291Est/Inc. di Roma. Conosciuto particolarmente per le serie delle Anatomie Forzate, la serie delle Anatomie Sensibili e per l’unconventional Mail-Art Project “Random Recipient”.


Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti e dj di respiro internazionale: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


INFO
 
A-Head Project – Opera Unica* di Angelo Gallo
Promossa da A-Head – Angelo Azzurro Onlus
Con il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale
A cura di Simona Spinella – Testi critici di Simona Spinella e Giuseppe Capparelli
 
Inaugurazione 10 maggio 2024 ore 17.30
Villa Altieri – Città Metropolitana di Roma Capitale
Viale Manzoni 47 – Roma
Fino al 27 giugno 2024
Orari: dal lunedì al giovedì ore: 9.00-19.00; venerdì 9.00-17.00
 
Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
https://associazioneangeloazzurro.org
www.facebook.com/Aheadangeloazzurrowww.instagram.com/angelo_azzurro_onlus

Ufficio Stampa Angelo Azzurro
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
Barbara Speca
barbaraspeca@libero.it
 
Ufficio stampa A-HEAD
Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice
roberta.melasecca@gmail.com
cartella stampa su www.melaseccapressoffice.it

Alessio Morganti 
Journalist/Editor/Press
alessio.mrg@hotmail.it

Venezia: a Ca’ Pesaro un doppio incontro all’insegna dell’ascolto

Un atteso ritorno, quello di Cecilia: il primo pianoforte pubblico ad essere entrato in uno spazio museale italiano, ospitato nell’androne di Ca’Pesaro dal 2016, liberamente a disposizione di cittadini e visitatori, danneggiato dall’eccezionale acqua alta del 2019. Dopo la riapertura di bookshop, caffetteria e biglietteria, restituite al pubblico con un aspetto rinnovato, è quindi la volta del ritorno in scena di Cecilia; ancora una volta, grazie a Sofia Taliani e alla sua Slow music… a lifestyle! 

Per festeggiare il suo arrivo, l’androne della Galleria d’Arte Moderna di Venezia risuonerà di musica per tutta la giornata, grazie alla partecipazione di musicisti d’eccezione: tra questi la stessa Sofia Taliani, Claudia Graziadei, Jakob Kovacic e Ingrid Marsoner. 

Battezzato con il nome della Santa protettrice della musica e dei musicisti, lo strumento venne donato nel 2016 da Sofia Taliani attraverso il progetto United Street Pianos, iniziativa ispirata a Play Me, I’m Yours di Luke Jerrama, che prevede la collocazione di pianoforti da strada in spazi pubblici e che già aveva portato in città Lucy presso la Ferrovia e Giovanni e Paolo all’Ospedale Civile.

A Ca’ Pesaro un doppio incontro all’insegna dell’ascolto: 
nell’androne al piano terra ritorna la musica del pianoforte Cecilia;
in collezione permanente risuonano i colori e le opere di Ennio Finzi.

A cura di Elisabetta Barisoni, Michele Beraldo

Ca’ Pesaro prosegue la sua attività di valorizzazione degli artisti della collezione permanente con un autore tra i più radicali del Novecento italiano.  Con la sua pittura irrituale – così definita dal critico Luciano Caramel – Finzi è stato in grado di fondare la sua ricerca sui valori atonali e timbrici del colore e sul suono che questo produce, sostenendo la tesi che la percezione del colore avvenga in egual misura attraverso vista e udito. Negli anni Cinquanta l’indagine dell’artista veneziano si concentra, inoltre, sulle strutture intrinseche della forma e sono proprio alcune delle opere più significative di questa ricerca protagoniste a Ca’ Pesaro sino al 6 ottobreScale cromatiche e Ritmi vibrazioneBianco su bianco Grigio su grigio.

Ennio Finzi (Venezia, 16 marzo 1931) è considerato uno dei maggiori esponenti della Pittura Cristica e dell’Espressionismo Astratto. Sin da giovane vicino al movimento pittorico dello Spazialismo, e con esso a Tancredi Parmeggiani, inizia a lavorare in concomitanza di maestri del calibro di Virgilio Guidi o Emilio Vedova; fu sempre Parmeggiani a introdurlo alla collezionista Peggy Guggenheim. Gli anni Cinquanta sono caratterizzati per Finzi dalla ricerca sull’uso del colore e degli effetti distonici e atonali, proseguendo parallelamente lo studio sulle nuove correnti musicali, come l’atonalismo schoenberghiano e il “be bop” del jazz afroamericano. Negli anni Sessanta e Settanta, Finzi prende le distanze dai cromatismi che avevano caratterizzato il periodo giovanile ed elabora una Non-Pittura in bianco e nero, basata sulla combinazione dei ritmi e vicina all’Arte Cinetica.

Il 1978 detta il ritorno al colore, per virare successivamente a metà degli anni Ottanta verso un utilizzo del colore per “riaffioramento”, ispirato anche alla musica di Luigi Nono. 

Partecipa nel 1986 alla Biennale di Venezia, ottenendo risarcimenti in Italia e all’estero. Tra le più importanti si ricordano l’antologica presso la Galleria Bevilacqua La Masa e l’importante retrospettiva allestita tra Roma e Spoleto nel 2002 dal titolo Ennio Finzi, Venezia e le avanguardie del dopoguerra.


Museo Ca’ Pesaro
Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Santa Croce 2076
30135 Venezia
Tel. +39 041 721127
 
Contatti per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net
Simone Raddi
simone@studioesseci.net

“UN COLPO DI VENTO” di Marco Sabatini Scalmati presentato all’Alexander Platz di Roma

È stata presentata all’Alexander Platz di Roma, “Un colpo di vento” la prima raccolta di poesie di Marco Sabatini Scalmati, giornalista e responsabile dell’Ufficio stampa di una Società di Stato, edita da “La Vita Felice”.

Ospiti di Eugenio Rubei, Direttore artistico e titolare del noto locale romano, tempio italiano del jazz, Daniela Bianchi, Segretaria Generale Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, e Gianni Del Vecchio, Condirettore di HuffPost Italia, hanno dialogato con l’autore, moderati da Madia Mauro, giornalista e responsabile comunicazione Fondazione Marevivo. 

Sono 85 le poesie di Marco Sabatini Scalmati, suddivise in sette capitoli che prendono il nome dalle emozioni vissute nei diversi momenti della vita che li hanno ispirati: la sorpresa di un amore che nasce, la gioia di un sentimento che cresce, la tristezza per ciò che finisce, la malinconia e la tristezza, la paura che frena e non fa vivere, l’orgoglio del rapporto genitore figlio, la speranza per un futuro diverso, migliore. 

Con grande trasparenza e semplicità, l’autore attinge dal ricordo la freschezza di innamoramenti e nei versi ne ridisegna i tratti e il calore, ma sa rivivere anche le delusioni e le incertezze che, grazie alla poesia, riaffiorano con maggior consapevolezza”, sono le parole di Monica Maggi, giornalista, scrittrice e libraia felice, che firma la prefazione.

Il titolo richiama gli ultimi due versi dell’ultima poesia ed è un invito a non perdere di vista ciò che davvero conta nella vita: “riuscire ad allontanare le paure, come fa un colpo di vento che dirada la nebbia al mattino…  e saper scegliere dove e con chi stare. Il libro, come scrive l’autore, è dedicato, quindi, ai “più deboli, ai sognatoria chi immagina e si impegna per un futuro migliore e a chi semplicemente continua a credere che l’unica cosa che davvero conti sia l’amore”.

Marco Sabatini Scalmati è nato a Roma, dove vive. È membro del consiglio direttivo dell’associazione di volontariato Una Breccia nel Muro – ODV, che segue ragazzi con autismo e associato Ferpi. Nel 2018 ha vinto il premio giornalistico per la libertà di stampa assegnato da Articolo 21.


Da Diana Daneluz dianadaneluz410@gmail.com