Il Festival del Tempo alla Genova Design Week: opere di Ugo La Pietra e Sara Ciuffetta 

Dopo la prima tappa a Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova, in provincia di Roma, il Festival del Tempo vola a Genova dal 22 al 26 maggio 2024, rinnovando per il terzo anno consecutivo la sinergia con la Genova Design Week, proponendo tre progetti altamente significativi che rappresentano perfettamente il tema della kermesse genovese e del festival, incentrati sulla fluidità, sul movimento, sulle trasformazioni di una società in continua evoluzione. 

Genova Design Week e Festival del Tempo
una sinergia che si rinnova


Special Guest Ugo La Pietra: “Case Aperte”
Sara Ciuffetta: “Costellazioni”
Video Vincitori Call Festival del Tempo 2024


22-26 maggio 2024 dalle 10.00 alle 22.00
Distretto del Design
Santa Maria di Castello – Genova

Da mercoledì 22 a domenica 26 maggio, all’interno del Complesso di Santa Maria di Castello, cuore del Distretto del design, il percorso progettuale, a cura di Roberta Melasecca, si snoda attraversando le visioni di due sistemi generazionali a confronto: il progetto installativo inedito di Ugo La Pietra, uno dei più iconici designer italiani internazionali, e il progetto site specific di Sara Ciuffetta, giovane artista emergente. Approfondisce e completa la tematica proposta, Il Tempo delle Metamorfosi, la proiezione dei Video e Corti vincitori della Call 2024 e presentati già nella prima tappa del Festival dal 5 al 12 maggio 2024. 

L’installazione Case Aperte di Ugo La Pietra, a cura di Roberta Melasecca e con i testi critici di Roberta Melasecca e Manuel Canelles, è una riflessione sulla rottura della barriera tra spazio pubblico e spazio privato, tra esterno ed interno, indagando, attraverso la dimensione domestica dell’abitare, il confine tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, tra quanto è intimo e personale e quello che è più comunitario e collettivo. L’opera si compone di una vera e propria libreria di elementi sovrapponibili realizzata in lamierino piegato, e di alcune casette allusive. “L’opera ricorda le mie ricerche che, fin dagli anni settanta, sono state rivolte verso l’invenzione e l’applicazione di strumenti per la comprensione e il superamento tra spazio privato e spazio pubblico. Case Aperte: per alludere alla rottura del rapporto interno/esterno, per indicare che la qualità della vita deve passare dall’abitare privato all’abitare nello spazio pubblico. Case Aperte: una struttura interrotta che allude alla “casa all’italiana” di Gio Ponti, dove l’esterno penetra all’interno. Case Aperte: per essere viste dentro e fuori.

L’installazione site specific partecipativa Costellazioni di Sara Ciuffetta, a cura e con un testo di Roberta Melasecca, realizzata in parte attraverso un laboratorio aperto al pubblico, è una grande tela lineare che si trasforma in teatro dell’esistenza in cui passato e futuro si intrecciano mediante la visualizzazione del presente. La tela diventa la rappresentazione dello svolgersi delle vite di chi ha fatto parte della vita di Sara, dei suoi nonni, di suo padre e di sua madre ed infine della sua stessa di vita: miriadi di punti che, insieme, compongono le costellazioni dei tempi e delle ere personali, familiari e collettive. Ogni elemento puntuale, disegnato e dipinto, è quello che era prima e quello che diventerà dopo, in una continua metamorfosi di tempi susseguenti che arriveranno al loro compimento solo intrecciando le vite degli altri, di tutti quelli che entreranno a dare un contributo all’opera collettiva. Gli orari dei laboratori aperti al pubblico: giovedì dalle 11 alle 13; venerdì, sabato dalle 11 alle 13 – dalle 16 alle 19

Verranno inoltre proiettati i corti vincitori del Concorso Corti e Video 2024, presentati già nella prima tappa del Festival a Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova, di: Simone Barletta, Filippo Biagianti, Consuelo Cipriani/Matteo Vanni, Antonio Cofano/Fausto Romano, Marta Ciolkowska, Valerio Manisi, Davide Morando/Paolo Bonfandini, Alessandra Mosca Amapola, Giacomo Pedrotti, Sara Savini/Carmine Marcello; e il cortometraggio realizzato dagli studenti e dalle studentesse del Liceo Catullo di Monterotondo, coordinati da Massimo Mento, dal titolo ‘Pagine d’amore, una storia senza tempo’.

Sabato 25 maggio alle ore 16.00 si svolgerà, inoltre, la Tavola Rotonda “La Casa Pubblica: la sfida dell’arte e del design” con gli interventi di Roberta Melasecca, di Ugo La Pietra, di Enrico Gollo Stefania Toro di ADI Liguria e con la performance musicale di Edmondo Romano.

Ugo La Pietra è stato ed è ancora uno dei maggiori protagonisti del design e dell’arte italiana e internazionale , nonchè di quella stagione legata al cinema e video d’artista degli anni ’70 (vincendo nel 1975, con Cioni Carpi, Ugo Nespolo, Gianfranco Baruchello, Franco Vaccari, Luca Maria Patella, il Primo Premio al Festival del Cinema di Nancy con il film “La grande occasione”). Con le sue ricerche dal 1960ha attraversato diverse correnti artistiche: arte segnica, arte concettuale, arte ambientale, arte nel sociale, narrative art, cinema d’artista, nuova scrittura, extra media, neo-eclettismo, architettura e design radicale. Ha comunicato e divulgato il suo pensiero e le sue esperienze attraverso un’intensa attività didattica ed editoriale. Si è fatto promotore di gruppi di ricerca (Gruppo del Cenobio, Gruppo La Lepre Lunare, Global Tools, Cooperativa Maroncelli, Fabbrica di Comunicazione, Libero Laboratorio) e di attività espositive coinvolgendo un grandissimo numero di operatori (artisti, architetti, designer). Riconosciuto tra i protagonisti dell’architettura radicale, attraversa la controscuola della Global Tools che riuniva gruppi di artisti e architetti della cosiddetta “Architettura radicale”. Ha realizzato più di 900 mostre personali e collettive partecipando alla Biennale di Venezia nel 1970, 1978, 1980, alla Triennale di Milano nel 1968, 1972, 1979-80-81, 1993, 1996, 2007; ha esposto inoltre al Museum of Modern Art di New York, al Centro Pompidou di Parigi, al Museum of Contemporary Craft di New York, alla Galleria di Palazzo Galvani di Bologna, alla Neue Galerie di Graz, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, alla Fortezza da Basso a Firenze, alla Fondazione Ragghianti di Lucca, al Museé Departemental di Gap, al Museum Für Angewandre Kunst Colonia, al Museo Nordio Linz, al Museo della Permanente di Milano, al Royal College of Art di Londra, alla Biennale di Chateauroux, alla Biennale di Albisola, alla mostra “Masterpieces” – Palazzo Bricherasio, Torino, alla Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino (FR), allo Spazio Oberdan (Cineteca Italiana), al Museo di Villa Croce a Genova, alla Fondazione Orestiadi di Gibellina, alla Fondazione Mudima di Milano, al FRAC Centre di Orléans, al MIC di Faenza, Musée D’Art Modern di Saint-Etienne, al MIC di Faenza, al Museo MA*GA di Gallarate, al CCA Canadian Centre for Architecture di Montreal. Ha vinto il Compasso d’Oro nel 1979 e nel 2016 quello alla carriera. Ironica, beffarda, anarchica, politicamente scorretta, la ricerca di Ugo La Pietra è presente in musei e in collezioni internazionali.

Sara Ciuffetta è nata nel 1985 a Sora, in provincia di Frosinone, vive tra Campoli Appennino e Roma. Si è diplomata all’Accademia di belle arti di Frosinone. Lavora con la pittura, la scultura, la grafica, la fotografia e la performance. Tra le mostre personali ricordiamo “Der Kunstmarkt” (“Il mercato dell’arte”), a cura di Ilaria Monti, allestita a Spazio pane – Forno e arte di Campoli Appennino, in occasione dell’apertura dello spazio per la promozione della tradizione, della cultura e dell’arte contemporanea, creato insieme con il fratello Marco e Viviana Ciammetti (2022); “… Mi sono passati circa dieci mesi…” (“… mir sind circa zehn Monate vergangen…” , mostra dei disegni originali e presentazione del libro, pubblicazione Artist+production di Postmediabooks 2017, testi a cura di Ilaria Mariotti e Manuela de Leonardis, teatro dell’Accademia di belle arti, Frosinone (2017); “12,5 kg of Belgrade”, a cura di Marija Rados, Remont Galerija, Belgrado, Serbia (2016); “Fruelingsputz” (“Pulizie di primavera”), a cura di Ilaria Mariotti, Studiodieci Gallery, Vercelli (2016). Tra le mostre collettive: “Moto a luogo”, a cura di Giusi di Grandi e Iginio De Luca, Settecamini, Roma (2023); “Accade! 8 Artisti + 2”, a cura di Gianni Dessì e Donatella Spaziani, Galleria La Nuova Pesa, Roma (2022); “Lo sguardo oltre”, a cura di Sonia Andresano, progetto promosso dalla Fondazione Smart, Forte Antenne, Roma (2022); “Bid21Art”, III Biennale internazionale donna, a cura di Gabriela Von Habsburg, Porto Vecchio, Magazzino 26, Trieste (2021); “Time/process”, con Claudia Farina, Franko B, Marco Ciuffetta, 139 Artspace, Londra (2018); “Furla Series #01 – Time after Time”, Space after Space, Fondazione Furla, workshop con Marcello Maloberti (“È il corpo che decide”), Museo del Novecento, Milano (2018); “Santa Croce Grafica”, premio a cura di Ilaria Mariotti, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno, Pisa (2018); “Il sangue delle donne …”, progetto itinerante a cura di Manuela De Leonardis (2016); “Premio Combat 2016”, mostra dei finalisti residenza a Belgrado, Museo Giovanni Fattori, Livorno (2016); “Il senso del corpo”, Pinacoteca Albertina, Torino (2015).


Festival del Tempo 2024 – V edizione
Genova Design Week 2024 – V edizione
Con il patrocinio di Cittadellarte Fondazione Pistoletto
 
Ugo La Pietra: “Case Aperte”
A cura di Roberta Melasecca
Testi critici di Roberta Melasecca e Manuel Canelles
Sara Ciuffetta: “Costellazioni”
A cura e con un testo di Roberta Melasecca
Orari laboratori aperti al pubblico: giovedì dalle 11 alle 13; venerdì, sabato dalle 11 alle 13 – dalle 16 alle 19
Video Vincitori Call Festival del Tempo 2024: I video al LINK
A cura di Roberta Melasecca

22-26 maggio 2024
Distretto del Design
Santa Maria di Castello – Genova


Genova Design Week
Associazione Distretto del Design APS
Via Chiabrera, 33 R – Genova
segreteria@didegenova.ithttps://www.didegenova.it
 
Festival Tempo
Associazione culturale blowart
Direttrice artistica Roberta Melasecca
info@festivaldeltempo.itwww.festivaldeltempo.it
 
Ufficio stampa DiDe Distretto del Design
mail: tomaso.torre@libero.itpress.didegenova@libero.it
 
Ufficio Stampa Festival del Tempo
mail: press@festivaldeltempo.it

Vicenza: Cinque concerti con i giovani talenti delle Settimane Musicali

L’edizione numero trentatrédelle Settimane Musicali di Vicenza comincia dai giovani. Dopo la tredicesima edizione del Concorso Pianistico Nazionale “Premio Lamberto Brunelli” che si è concluso il 14 aprile con la vittoria della pianista giapponese Rikako Tsujimoto, il primo concerto in cartellone del festival sarà sabato 25 maggio alle ore 18.00 in Odeo del Teatro Olimpico con il primo dei cinque appuntamenti di “Progetto Giovani”; un festival nel festival dedicato ai talenti della tastiera e formazioni cameristiche già affermate in concorsi nazionali e internazionali.

Si confermano le collaborazioni prestigiose con lo stesso Premio Brunelli, il Bando Guglielmo destinato a giovani Duo violino e pianoforte in memoria del grande concertista e didatta e con prestigiose istituzioni come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Fondazione Accademia di Pinerolo e Torino. Ma è anche l’occasione di ascoltare autori che non sono frequenti nei programmi concertistici come il catalano Federico Mompou (1893-1987), oppure Ottorino Respighi in versione cameristica (Cinque Pezzi per violino e pianoforte) accanto, naturalmente, a caposaldi del repertorio: da Liszt a Brahms, da Schumann a Debussy.

XXXIII Settimane Musicali al Teatro Olimpico 2024
Prima il silenzio, poi il suono, o la parola.


Cinque concerti con i giovani talenti delle Settimane Musicali
Sabato 25 maggio il talentuoso pianista Francesco Maria Navelli inaugura la rassegna“Progetto Giovani” delle Settimane Musicali:un festival nel festival dedicato ai talenti più promettenti nel panorama musicale contemporaneo

Ad inaugurare la rassegna sabato 25 maggio, alle ore 18.00 in Odeo del Teatro Olimpico sarà Francesco Maria Navelli, brillante pianista proveniente dall’Alta Formazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il programma scelto tesse un intreccio eclettico e contrapposto che spazia dalla sensualità mediterranea delle opere di Mompou e Debussy, alla vivace tarantella napoletana di Liszt, per finire con i maestosi preludi op.23 di Rachmaninov che evocano le fredde sfumature della Russia.

Sabato 1° giugno alle ore 18.00 l’Odeo del Teatro Olimpicosarà illuminato da Jakob Aumillervincitore del XII Premio Lamberto Brunelli 2023. In programma una tra le pagine più importanti della letteratura pianistica: il Carnaval op. 9 di Robert Schumann, una galleria di ritratti fantastici costruito sul principio della variazione basato sulle quattro note (La, Mi bemolle, Do, Si). La seconda parte del recital è dedicata a Sergej Rachmaninoff: dopo una raccolta di tre composizioni brevi, Aumiller eseguirà la Sonata no. 2 in si bemolle maggiore op. 36 opera di grande complessità armonica e musicale.

A seguire domenica 2 giugno alle ore 18.00 l’Odeo del Teatro Olimpico ospita il Duo AlphaOmega, composto da Pasquale Allegretti Gravina al violino e Livia Zambrini al pianoforte, vincitori del Bando Guglielmo 2023. Il duo alterna pagine di compositori italiani, i 5 Pezzi di Ottorino Respighi e Improvviso di Nino Rota, in contrasto alle suggestioni del suono di Claude Debussy e la grandiosa Sonata in La maggiore n.1 di Gabriel Fauré, capolavoro del repertorio per violino e pianoforte.

“Progetto Giovani” prosegue sabato 8 giugno ore 18.00 all’Odeo del Teatro Olimpico con Giacomo Menegardivincitore del prestigioso XXXIX Premio Venezia 2023. In programma musiche di Brahms, Debussy e Liszt: bellissime pagine di musica che spaziano dal pieno romanticismo all’impressionismo musicale legate da un argomento comune, ovvero l’ispirazione ai paesaggi, sia concreti e reali che immaginari e fantastici.

Chiude la rassegna il concerto di domenica 9 giugno alle ore 18.00 a Palazzo Chiericati con il duo Aka, vincitori dell’International Chamber Music Competition 2023, il prestigioso concorso di musica da camera organizzato dalla Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino. Seina Matsuoka al violino e Yuto Kiguchi al pianoforte presentano un programma molto articolato tra stili ed epoche: dal salottiero Syncopation del grande violinista Fritz Kreisler, alla Sonata n.3 di Ludwig van Beethoven, dall’interessante scrittura dell’Andante del polacco Milosz Magin, ai Two Songs without words del russo Mieczyslaw Weinberg.

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico si avvalgono della collaborazione di enti istituzionali quali, il MIC-Ministero della Cultura, il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza. Sono inoltre sostenute da Banca Mediolanum, Fineco, Digitec, Fondazione Roi, Banca delle Terre Venete, Veronica e Dominique Marzotto, Famiglia Brunelli, Sanmaro Informatica, BDF Digital, Massignani & C., Tomasi, Fondazione Musicale Omizzolo – Peruzzi, Casa del Blues, Iiriti, Yamaha, Forma, Aries, The Glam Boutique Hotel, Musei Civici Vicenza, Teatro Comunale Città di Vicenza, Conservatorio Arrigo Pedrollo.

Media Partner: Il Giornale di Vicenza e VCR | Venice Classic Radio.

Anche quest’anno le Settimane Musicali al Teatro Olimpico confermano la plurale vocazione del Festival e le molteplici collaborazioni con realtà istituzionali e associative. Proficue collaborazioni a livello artistico sono in atto con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza, in particolare per la coproduzione  del concorso pianistico nazionale intitolato alla figura di Lamberto Brunelli; con gli Amici della Musica di Firenze, gli Amici della Musica di Padova, la  Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino e con Asolo Musica per l’inserimento del vincitore del Premio Brunelli nella loro programmazione artistica; con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per un concerto   dedicato a turno al miglior allievo dei corsi di violino, violoncello, pianoforte e canto; con la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e Torino per i vincitori dell’ICM e con diverse realtà territoriali tra cui il Liceo Don Giuseppe Fogazzaro, Musei Civici e Gallerie d’Italia – Vicenza


Contatti Organizzazione:
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Ufficio Stampa:
Studio Pierrepi  
Alessandra Canella
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Sassetta a Massa Marittima. Un grande catalogo oltre alla grande mostra

Sassetta, Angelo annunciante (60 x 49,5 cm). Massa Marittima, Museo di San Pietro

Una mostra di grande livello e, adesso, anche un catalogo di altrettanto elevato livello. Il riferimento è a “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo sull’arte senese del primo Quattrocento”, mostra a cura di Alessandro Bagnoli, che si può ammirare sino al 14 luglio a Massa Marittima, nel Museo di San Pietro all’Orto. L’esposizione è promossa dal Comune di Massa Marittima, con il patrocinio della Regione Toscana, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Siena, la Diocesi di Massa Marittima – Piombino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo.

Massa Marittima, Musei di San Pietro all’Orto

14 marzo – 14 luglio 2024

Mostra a cura di Alessandro Bagnoli

L’apprezzatissima mostra sul Sassetta ha oggi anche il suo catalogo scientifico.
Studi e ricerche approfonditi sino all’ultimo.

Sassetta è autore raffinato e raro ed era quindi prevedibile che una monografica a lui riservata riscuotesse l’attenzione di chi studia e ama la pittura senese d’inizio Quattrocento.  Previsione che ha puntualmente trovato conferma negli arrivi a Massa Marittima di studiosi, antiquari, collezionisti, direttori di grandi musei da mezzo mondo. Un attento pubblico di “addetti ai lavori” che ha dimostrato di apprezzare l’esposizione e la magnifica città d’arte e di antichissima storia che la propone ed accoglie.

A completare l’emozione di contemplare opere di quel livello sino ad oggi mancava uno strumento scientifico che desse conto degli studi compiuti in questi anni intorno al Sassetta. Studi che hanno condotto anche alla scoperta di una tavola inedita raffigurante una “Madonna con Bambino”, che per la prima volta questa mostra svela.

Il catalogo, frutto di ricerche prolungate sino all’ultimo, adesso è disponibile. Si intitola, come la mostra, “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo sull’arte senese del primo Quattrocento”, ed è a cura   di Alessandro Bagnoli, edito dal Centro Di di Firenze.

“Questa mostra è nata – afferma la Direttrice del Museo Roberta Pieraccioli – come un’iniziativa indispensabile per approfondire la conoscenza del patrimonio storico-artistico del Museo di San Pietro all’Orto a Massa Marittima, dove si conserva un Angelo annunciante dipinto dal maestro senese per un polittico oggi disperso. Attorno a questa preziosa ‘reliquia’ si è accostato un gruppo di dipinti sulla base di criteri di sostenibilità e di un principio di etica professionale, che ha tenuto conto della concreta possibilità di trasferire le opere dalle loro sedi italiane, del loro stato di conservazione e dei costi per sostenere i prestiti”.

“Era impensabile poter avere le grandi pale d’altare come la Madonna della Neve (oggi nelle Gallerie degli Uffizi) o le varie parti del monumentale polittico a doppia faccia un tempo nella chiesa di San Francesco a Borgo San Sepolcro, che sono due dei più importanti complessi figurativi prodotti dal Sassetta. È stato invece possibile riunire ben 26 opere di dimensioni piccole e medie, che hanno permesso di formare la prima mostra monografica sul maestro senese e di rileggere il suo percorso artistico alla luce delle recenti acquisizioni critiche prodotte dalla storiografia, ma anche generate dai restauri. Il primo è stato riservato alla Madonna in umiltà, proveniente ab antiquo dalla pieve di San Giovanni Battista a Basciano, che si è confermata come uno splendido ‘manifesto dell’attività iniziale del Sassetta; il secondo è stato un intervento di ‘rivelazione’, che ha permesso di recuperare sotto una completa e deturpante ridipintura di età tardo barocca un’altra affascinante Madonna col Bambino dell’attività matura del pittore”.

“Il catalogo – afferma il curatore, Alessandro Bagnoli – offre l’occasione per tracciare un profilo di questo straordinario pittore, che seppe recuperare la lezione tecnica e stilistica dei grandi maestri del primo Trecento, come Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti, ma tenendosi aggiornato su quanto stavano facendo i protagonisti del momento della pittura in Toscana, come Gentile da Fabriano, Masolino da Panicale e Masaccio.

Leggendo il profilo e le schede delle opere del Sassetta si potrà tracciare in filigrana anche la sua fortuna dal Novecento fino ai nostri giorni, partendo dalla lettura decadentistica e orientaleggiante di Bernard Berenson, che Roberto Longhi (1940) definì sprezzantemente “pseudo buddistica”, per passare alle prime ricostruzioni filologiche del catalogo (Robert Langton Douglas, Frederick Mason Perkins, Giacomo De Nicola), raggiungere la fulminante definizione storica nell’ambito della pittura toscana del primo Quattrocento e la pulizia filologica del suo catalogo suggerita dal Longhi (1940), approfondire gli studi con le monografie di stampo formalistico di John Pope-Hennessy (1939) e di Enzo Carli (1957), per approdare di fronte al vasto pubblico con tre importanti mostre, dove il maestro senese ha avuto un ruolo significativo (Il gotico a Siena, Siena 1982, con la versione avignonese del 1983; Painting in Renaissance Siena, New York 1988; Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento, Siena 2010) e giungere infine agli interventi specialistici dei tempi recenti, che hanno indirizzato le ricerche tanto sulla documentazione e sulle funzioni delle opere quanto indagato sulle complesse tecniche pittoriche dei dipinti.

Per presentare un profilo sensato del Sassetta occorreva anche dare uno sguardo al contesto in cui si trovò ad operare. Nel catalogo si rimanda ai modelli fiorentini con alcune immagini essenziali, mentre per l’ambiente senese si è avuta la possibilità di rappresentare la produzione di artisti che mantennero alto il livello della scuola locale,

percorrendo le stesse linee di interesse seguite dal Sassetta e confrontandosi necessariamente con il suo ammirevole e condizionante esempio. Con altri 23 numeri di catalogo la mostra presenta opere di Sano di Pietro, del ‘Maestro dell’Osservanza’, di Pietro di Giovanni Ambrosi, del ‘Maestro di Sant’Ansano’, ora identificato col pittore

Nastagio di Guasparre, di Nicola d’Ulisse, di Giovanni di Paolo e di Domenico di Niccolò dei cori. Nel catalogo si trovano profili illustrati di tutti gli artisti, che fanno il punto sulla situazione degli studi e introducono le schede delle opere esposte, provviste di immagini a confronto e della bibliografia completa.

Il volume di 256 pagine si chiude con un regesto documentario relativo al protagonista della mostra.


Sassetta, Madonna col Bambino (96,4 x 70,5 cm).
Grosseto, Museo archeologico e d’arte sacra

La mostra “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento” (Massa Marittima, Museo di San Pietro all’Orto, 14 marzo – 14 luglio 2024) a cura di Alessandro Bagnoli, propone un Sassetta inedito. Si tratta della “Madonna col Bambino”, tempera su tavola, 67,5 x 45,3. Di proprietà dell’Arcidiocesi di Siena, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille).

La tavola raffigurante la Madonna col Bambino è stata ritagliata su tutti e quattro i lati in epoca imprecisata e completamente ridipinta nel Seicento.
Come altri dipinti del Sassetta raffigurava un modello molto diffuso al tempo: La Madonna dell’umiltà, ovvero una Madonna seduta, come nel nostro caso, a terra sopra un cuscino, che si intravede sotto il manto della Vergine nella parte destra.
La Madonna ha in mano una melagrana, mentre invece il Bambino con la mano sinistra tiene un uccellino.

La Madonna presenta una bellissima aureola raggiata contenente la seguente iscrizione: “SI CONFIDIS IN ME SENA ERIS GRATIA PLENA”, il motto di sapore sapienziale ci assicura la provenienza della tavola da una chiesa cittadina. Bagnoli suppone che l’opera provenga dalla chiesa di San Francesco e tende a identificarla con quella firmata dal Sassetta ricordata nella cappella Petroni da Fabio Chigi nel 1620.

Il restauro diretto da Alessandro Bagnoli è stato condotto da Barbara Schleicher. L’opera è inedita.


Info e prenotazioni:
Museo di San Pietro all’Orto, Corso Diaz 36 – Massa Marittima 0566/906525; accoglienzamuseimassa@gmail.com   www.museidimaremma.it
 
Ufficio Stampa:
Ufficio Stampa del Comune di Massa Marittima,
Monica Moretti mmoretti95@gmail.com
 
Ufficio stampa del Sistema dei Musei di Maremma e del Parco delle Colline Metallifere,
Fabrizio Lucarini fabrizio@illogo.it 
 
In collaborazione con
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. +39 049.663499
ref. Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net

Inaugura a Roma FaustoFestival. Una mostra da incorniciare

FaustoFestival, perché il vernissage di mercoledì 29 maggio alle 18.00, alla galleria Pian de’ giullari di Via dei Cappellari 49 a Romavuole essere anche e soprattutto una festaoltre che l’inaugurazione di una personale. Il festeggiato è naturalmente Fausto Delle Chiaie, inarrestabile artista – diverse sue nuove opere in mostra –, e il suo recente ingresso nella prestigiosa Collezione Farnesina, il complesso di opere più rappresentativo del panorama artistico italiano del ‘900 e contemporaneo.

Inaugura a Roma FaustoFestival. 
Una mostra da incorniciare

Segni, concetti e marchingegni del  
Maestro Fausto Delle Chiaie 

Il Vernissage il 29 maggio a Roma | Galleria Pian de’ giullari

Proprio a questo importante step nella sua lunga carriera sarà tra l’altro dedicato un video, realizzato nell’occasione e mostrato durante il vernissage, dove le motivazioni dell’inserimento dell’opera “Distanziamento Sociale” nella Collezione – un’idropittura e pennarello su tela di lino delle dimensioni di cm. 187 x 213, con cui Delle Chiaie ha voluto fotografare una situazione esistenziale di fatto imposta dal lockdown in periodo di pandemia per consegnarla ad una memoria futura – sono ben spiegate dalla rappresentante della Farnesina, e dove si condividerà quello che è stato certamente un pomeriggio memorabile per l’artista e gli amici collezionisti presenti. Ma ad essere festeggiata è anche la lunga carriera di Fausto Delle Chiaie, oggi ottantenne, e la sua arte originale di cui è stato scritto che “ha onorato con ironica genialità il Paese e la città di Roma in particolare“. Tra i suoi estimatori il critico d’arte Achille Bonito Oliva che coniava per lui la definizione di “artista en plein air” e anche quella di “artista situazionista”, per il suo utilizzo di oggetti comuni o di scarto che il luogo dove opera di volta in volta offre e a cui dà nuovo significato. 

Circa 35 tele, 5 dipinti su legno e 7 sculture in legno: la personale proverà così a svelare i marchingegni concettuali utilizzati da Fausto Delle Chaie per diffondere un’arte democratica. Il benessere trasmesso dalle opere esposte nasce dallo stile primordiale e minimale: segni, parole e contrasti che catalizzano attenzione verso la comune visione del circostante. La semplicità dei concetti e dei segni utilizzati è l’essenza della sua arte, amplificata però dall’autoironia e dal senso del ridicolo che aiutano a ricondurre tutto al buon senso. Con leggerezza, infatti, passa in rassegna i temi predominanti nella nostra contemporaneità: la violenza e la guerra, le pandemie e l’inquinamento, il denaro e la moda, la natura e l’artifizio, per offrire una sua artistica interpretazione da condividere e diffondere. Nella sua arte convivono influenze di arte povera, arte informale, pop art e tanta umanità. Lui stesso dice “l’arte è un gesto umano” e ne ha fatto spesso lo strumento per denunciare situazioni gravi o dolorose, come quella dei migranti in mare. E l’Artista non si vergogna di appropriarsi del patrimonio artistico universale, dalle caverne fino a oggi, perché lo sfrutta per una nobile causa: rappresentare e proporre un sentire francescano impegnato a trasformare sempre in bene ogni male. E così, graffiti preistorici, tuffatori romani, suggestioni da Canova, Morandi, Giacometti, Picasso e Modigliani… di nuovo in azione nella scena rinnovata dalla fantasia dell’autore.

Nel corso del vernissage sono due i documenti suggestivi dedicati all’Artista che saranno proiettati. Oltre al film della visita del 30 Gennaio 2024 alla Collezione Farnesina, il film “Open Air Museum”, girato presso l’Ara Pacis nel 1994 da Nicolò Ungaro.

Attivo a Roma dagli anni’70, artista molto amato dal pubblico, conosciuto anche per il progetto del “suo” museo in Piazza Augusto Imperatore, dove a lungo sono state esposte al libero sguardo dei passanti alcune opere, anche in sua assenza: esito questo del suo “Manifesto Infrazionista” del 1986, dove si legge che infra-azione “è un’azione-collocazione-donazione di una o più opere, mostrate a terra da parte dell’artista nei luoghi dell’arte…è il grido d’allarme artistico del malessere storico; dell’accecamento del semplice e dell’umile, L’infrazione nasce dalla privazione della realtà visiva d’agire-pensare-fare… È la goccia che trabocca e vuole vivere con l’acqua“. Un attivismo che ha fatto dire a Bonito Oliva che Delle Chiaie “crea una democrazia dello sguardo“.


Pian dé Giullari di Andrea Bottai 
Via dei Cappellari 49, Roma
Comunicazione Pian dé giullari

Da Diana Daneluz dianadaneluz410@gmail.com