Al Castello Sforzesco di Milano, il design italiano secondo lo Studio Ballo 

Dal 14 giugno al 3 novembre 2024 il Castello Sforzesco presenta la mostra “Ballo&Ballo. Fotografia e design a Milano, 1956-2005“, prodotta da Comune di Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Silvana Editoriale; l’esposizione è sostenuta da Strategia Fotografia 2023, avviso pubblico promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’idea di una mostra nasce nel 2022, quando Marirosa Toscani Ballo dona al Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano l’archivio dello Studio Ballo+Ballo, esito del lavoro di tutta una vita con il marito Aldo Ballo.

Nel 2023 il Civico Archivio Fotografico partecipa al Bando Strategia Fotografia promosso dal MIC con un progetto di valorizzazione dell’Archivio, che risulta vincitore, e dà così il via allo studio del progetto di mostra e del catalogo.

BALLO&BALLO
Fotografia e design a Milano, 1956-2005
Milano, Castello Sforzesco
14 giugno – 3 novembre 2024

Il percorso accoglie oltre un centinaio di fotografie dello studio Ballo+Ballo, alcuni oggetti di design, in prestito dall’ADI Design Museum e dalle Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, e alcuni oggetti originali appartenuti ai due fotografi, oltre a riviste d’epoca con cui i Ballo hanno collaborato e volumi contenenti loro fotografie. Grazie alle videoinstallazioni di Studio Azzurro, che dialogano con le foto e gli oggetti in mostra nella Sala Viscontea, tutto ciò che è memoria e non poteva essere archiviato – i processi fotografici, il rapporto con gli oggetti di design esposti in mostra, la costruzione degli allestimenti in studio – diventa presente e tangibile, rendendo accessibili anche momenti, processi, esperienze di un “laboratorio” unico, lo Studio Ballo, ma anche di un’era conclusa, quella della fotografia analogica.

Aldo Ballo (Sciacca, 1928 – Milano, 1994) e Marirosa Toscani (Milano, 1931-2023) hanno iniziato la loro attività di fotografi sin dai primi anni Cinquanta. Marirosa frequenta il Liceo Artistico di Brera ma sin dal 1949 è una fotoreporter e lavora per il padre, Fedele Toscani (1909-1983), collaboratore di Vincenzo Carrese e della Publifoto, poi titolare dell’agenzia Rotofoto. Aldo frequenta lo stesso liceo, poi il Politecnico di Milano e lo Studio di Monte Olimpino, a Como, fondato da Marcello Piccardo e Bruno Munari e dedicato alla sperimentazione cinematografica. Lavora anche per la Rotofoto, ma nel 1956, con Marirosa, abbandona il reportage e aprono quello che diventerà il più importante studio fotografico per la fotografia di design, dove organizzazione, professionalità e competenza porteranno i Ballo a raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Lo studio sarà anche luogo di formazione e crescita culturale per molti, “bottega” e “scuola” dove imparare un mestiere ma anche una modalità e uno stile di vita e di pensiero.

Lo Studio Ballo diviene quindi luogo di confronto tra artisti, architetti, designer come, tra i molti, Bruno Munari, Gae AulentiCini BoeriEttore SottsassPier Giacomo e Achille Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini e molti altri ancora. I Ballo collaboreranno con loro e con le più importanti ditte di design come Olivetti, Cassina, Danese, Zanotta, Brionvega, Alessi, Arflex, Bassetti, Barilla, Kartell, Artemide, Tecno, Driade, Borsalino, B&B Italia, Venini, e con La Rinascente. Le immagini di Aldo e Marirosa sono inoltre sulle principali riviste di design e arredamento, come “Domus”, “Ottagono”, “Abitare”, e in particolare “Casa Vogue”, diretta da Isa Tutino Vercelloni, che si avvale della collaborazione dei Ballo dal 1968 al 1992.

Lo Studio Ballo si pone così al centro dei fermenti e delle dinamiche culturali che caratterizzano l’evoluzione del design italiano, contribuendo in maniera determinante, con le loro immagini, alla sua affermazione a livello internazionale, consacrata dalla grande mostra tenutasi al MoMA di New York nel 1972, Italy: The New Domestic Landscape (a cura di Emilio Ambasz), le cui immagini in catalogo vengono affidate ad Aldo Ballo.

Studio professionale, scuola e bottega per molti giovani assistenti, poi divenuti a loro volta fotografi. Un clima, un ambiente, una modalità di intendere rapporti, collaborazioni, scambi culturali.

Ma come era possibile restituirne il clima, ciò che non è materiale e quindi resta solo nella memoria? L’intervento di Studio Azzurro – le cui origini sono strettamente legate allo Studio Ballo – si pone su questo piano, nel tentativo di restituire un vissuto condiviso di ciò che è destinato a non restare se non appunto nella memoria.

Le installazioni di Studio Azzurro dialogano in mostra, nella Sala Viscontea, con materiali originali esposti in bacheca (fotografie, riviste, libri) per meglio comprendere il rapporto dei Ballo con l’editoria nel campo dell’architettura e del design e per comprendere le varie articolazioni del “processo” fotografico: dal provino alla stampa positiva, alla pagina di rivista. Dialogano inoltre, a parete, con le fotografie che mettono in luce l’evoluzione dello stile della fotografia dei Ballo, dedicato al design italiano dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta.

Nella Sala dei Pilastri sono invece esposti grandi ritratti di importanti designer, in dialogo con le fotografie degli oggetti da loro progettati, e inoltre un significativo omaggio ad alcuni ritratti realizzati da Marirosa.

Il grande “racconto” sullo Studio Ballo è quindi completato dai ritratti video realizzati negli anni da Studio Azzurro, dove molti dei protagonisti del design e dell’arte italiana si passano il testimone in un montaggio a sei schermi sincronizzati, dando vita a un racconto corale che restituisce appieno ciò che i Ballo hanno rappresentato, e lasciato, al mondo non solo del design, ma della cultura tutta.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, italiano-inglese, con apparati scientifici, saggi e immagini, edito da Silvana Editoriale.


Ufficio stampa Mostra
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049.66.34.99 – ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net
 
Ufficio stampa Silvana Editoriale
Alessandra Olivari – press@silvanaeditoriale.it
 
Ufficio Stampa Comune di Milano
Elena Conenna – elenamaria.conenna@comune.milano.it

Bologna: TRAMANDO. Tre itinerari fra Pinacoteca nazionale, Museo Morandi e MAMbo nel segno di Francesco Arcangeli

Nell’ambito del progetto Tramando, con il quale la Pinacoteca nazionale di Bologna, il Museo Morandi e il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna rendono omaggio a Francesco Arcangeli (Bologna, 1915 – 1974) nel cinquantesimo anniversario della morte, le tre sedi museali presentano un progetto espositivo condiviso che, declinato in tre itinerari, propone una lettura di parte del loro patrimonio attraverso le parole del grande storico e critico d’arte.

Si tratta di un viaggio nelle tre collezioni che interessa opere e artisti amati e studiati dal critico e che riflette la sua idea di continuità tra l’arte del passato e quella del presente. Ad accompagnare i visitatori saranno speciali didascalie con brani tratti da suoi testi accostati alle opere selezionate.

TRAMANDO

Tre itinerari fra Pinacoteca nazionale di Bologna, Museo Morandi e MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nel segno di Francesco Arcangeli


24 maggio 2024 – 6 gennaio 2025
Pinacoteca nazionale di Bologna
Museo Morandi 
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 
pinacotecabologna.beniculturali.it mambo-bologna.org 

Il termine Tramando,che dà il nome all’intero progetto e alla mostra diffusa fra i tre musei, è una parola chiave della visione critica di Arcangeli. Tramando è per lui un filo nascosto di pensiero, di una inconscia affinità di visione del mondo, che lega artisti diversi nel tempo e nello spazio e permette di ritrovare denominatori comuni. È la tradizione nella quale si è nati e si cammina e che lasceremo alle generazioni che seguiranno.

Questo è ilfilo conduttore dei tre itinerari nelle sedi museali bolognesi con le quali Arcangeli ebbe modo di lavorare. Egli fu infatti al fianco di Cesare Gnudi e Andrea Emiliani negli anni della loro direzione della Pinacoteca e fu direttore della Galleria Comunale d’Arte Moderna – oggi MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – dal 1958 al 1968.

Tutti i percorsi saranno visitabili dal 24 maggio 2024 fino al 6 gennaio 2025.

In Pinacoteca:
TRAMANDO
Natura ed espressione
 nelle opere della Pinacoteca nazionale di Bologna
a cura di Maria Luisa Pacelli con la collaborazione di Grazia Agostini
Le parole di Francesco Arcangeli che i visitatori troveranno lungo il percorso sono tratte dal catalogo della mostra Natura ed espressione nell’arte bolognese-emiliana che ebbe luogo presso l’Archiginnasio nell’autunno del 1970.
In questa mostra, che riassumeva gli studi e le ricerche di una vita, Arcangeli delinea un’interpretazione dell’arte emiliana e bolognese, divenuta da allora in poi imprescindibile, che ne privilegia la componente più espressiva e popolare, fondata su una remota radice contadina in un totale “rapporto, altrettanto remoto e irriflesso, col mondo della natura“.
Ampliando l’interpretazione di Roberto Longhi, Arcangeli fa emergere prepotentemente questo aspetto in contrasto con quello colto e legato alla tradizione classica, già ampiamente studiato, e rende protagonista l’arte di un territorio, di una “provincia” come la chiama, fino ad allora trascurato dalla critica.
La connessione fondamentale tra arte e natura segna, per Arcangeli, il percorso di artisti, da Wiligelmo a Giorgio Morandi, passando per Vitale da Bologna, Amico Aspertini, Ludovico Carracci e Giuseppe Maria Crespi, nati negli stessi luoghi ma in tempi diversi, che manifestano “constanti” stilistiche e incarnano il carattere essenziale di una terra in cui Arcangeli si riconosce e che rappresenta la sua stessa comunità. Il percorso attraverso le diciassette opere selezionate fluisce come una linea ininterrotta, che attraversa il tempo e congiunge passato e presente, senza distinzioni di periodi artistici o di epoche, ma i cui passaggi sono scanditi da quel riemergere di un filo nascosto di pensiero, di una inconscia affinità di visione del mondo, quella “tradizione inconsapevole di costume e di vita“, che Arcangeli chiama ‘tramando’.
Il lungo racconto si dipana per otto secoli, attraverso artisti che, sempre in “rivolta” contro le sovrastrutture intellettuali o accademiche del loro tempo, “attingono la loro forza da una radice più largamente umana, rispetto alla cultura che li circonda… rifiutando spontaneamente le certezze di qualsiasi tipo, per aderire alla passione dell’uomo e delle cose, al mutare del tempo e delle stagioni, al nostro vivere ‘qui ed ora’”.

Al MAMbo e al Museo Morandi:
TRAMANDO
Francesco Arcangeli tra la Pinacoteca nazionale e la Galleria d’Arte Moderna di Bologna
a cura di Lorenza Selleri e Uliana Zanetti
Al Museo Morandi sei dipinti e quattordici acqueforti della collezione sono accompagnati da commenti e interpretazioni tratti dalla monografia dedicata all’artista bolognese, Giorgio Morandi (1964), e dal testo Natura ed espressione nell’arte bolognese-emiliana (1970). La selezione dei testi intende avvicinare il pubblico all’altissima qualità letteraria della prosa di Francesco Arcangeli, magistrale interprete dell’opera morandiana.
All’interno delle collezioni del MAMbo, invece, i visitatori potranno leggere, accanto a tre opere, scelte tra le tante acquisite da Francesco Arcangeli per la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna negli anni della sua direzione, alcuni suoi brani tratti da presentazioni e saggi.
L’attività d’acquisto e d’accrescimento del patrimonio artistico, e la conseguente possibilità del pubblico di fruire di documenti diretti (i più numerosi e ad un tempo selezionati che sia possibile) dell’arte moderna e contemporanea, resta, secondo me, lo scopo precipuo del mio lavoro di storico e critico dell’arte chiamato a dirigere la Galleria d’Arte Moderna della mia città. – scrive Francesco Arcangeli nella presentazione del catalogo sulla mostra Nuove acquisizioni alla Galleria d’Arte Moderna, allestita presso il Museo Civico di Bologna dal 2 al 15 marzo 1963. – […]È possibile, insomma, ridare equilibrata consistenza a una tradizione complessa, a un raggio di vita artistica già più che secolare? […]. Inoltre, la meta non è univoca. Ne esiste una locale; una di significato nazionale; una, se possibile, di allargamento al campo internazionale. Ove si tenga presente che la Galleria del Comune è l’unica in Bologna addetta all’arte moderna e contemporanea, penso che nessuna di queste mete sia da trascurare. […] Bologna deve anche affacciarsi ad una cognizione diretta dei valori internazionali. Anche opere straniere, dunque, anzitutto a disposizione di tutti coloro pei quali – studenti, impiegati, professionisti e lavoratori d’ogni specie e condizione – non sia, tuttora, facile il viaggio”.

Il progetto Tramando prosegue in Pinacoteca con le due conferenzeArcangeli e la Pinacoteca nazionale di Bologna – un racconto attraverso i documenti presenti nell’archivio del museo, che terrà Mirella Cavalli il 29 maggio, e Sul Tramando, in programma il 18 settembre, che vedrà come relatrice Elena Volpato.

Nella seconda parte dell’anno il MAMbo e il Museo Morandi inaugureranno una mostra in Project Room dedicata alle acquisizioni di Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna. Il MAMbo proporrà una selezione di opere non esposte da tempo, che afferiscono in particolare all’arte informale, mentre il Museo Morandi presenterà otto opere donate da Morandi nel 1961 alla Galleria d’Arte Moderna.

Il progetto Tramando fa parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.



Chiara Pilati
Ufficio Stampa / Press Office Pinacoteca nazionale di Bologna
Tel. +39 335 8048155
pin-bo.stampa@cultura.gov.it
www.pinacotecabologna.beniculturali.it

Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel. +39 051 2193469 e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496653 e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it

Roma, Palazzo Bonaparte: in arrivo la mostra “MARIO TESTINO – A BEAUTIFUL WORLD”

Mario Testino
Ethiopia
2019
Fotografia, 180×120 cm
© Mario Testino

Negli ultimi sette anni Mario Testino ha visitato circa trenta paesi e realizzato oltre settanta fotografie di grande formato qui presentate insieme per la prima volta.
In A BEAUTIFUL WORLD Testino si allontana dalla fotografia di moda, genere in cui si è affermato come uno tra i più grandi della sua generazione, per focalizzarsi su immagini di una straordinaria varietà di abiti e costumi tradizionali ma allo stesso tempo innovativi, indossati con orgoglio dalle genti che continuano a preservarne e tramandarne le origini.

“Fin dall’inizio di questo progetto ho sentito di doverlo chiamare A Beautiful World perché stavo scoprendo nuovi tipi di bellezza in luoghi che non avevo mai guardato prima…”
Mario Testino

“Nei miei viaggi mi sono reso conto che quando un paese perde il legame tra la sua storia e il suo abito tradizionale, qualcosa di veramente prezioso è andato perduto”
Mario Testino

Con la grande mostra
“MARIO TESTINO – A BEAUTIFUL WORLD”
Arthemisia presenta nelle sale di Palazzo Bonaparte a Roma un progetto completamente nuovo di
uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea.

Dal prossimo 25 maggio a Palazzo Bonaparte di RomaArthemisia presenta in anteprima assoluta “A Beautiful World”, il nuovo progetto ideato da Mario Testino, uno dei più celebri fotografi contemporanei a livello internazionale.

Nato in Perù nel 1954 da origini irlandesi e italiane, Mario Testino si trasferisce a Londra nel 1976 dove inizia a farsi un nome e a diventare uno dei fotografi di moda e ritrattisti più innovativi della sua generazione e le sue fotografie appaiono sulle principali riviste di moda del mondo. Punto di riferimento di altissimo rilievo nell’arte della moda, le sue immagini sono spesso diventate leggendarie come le persone che ha fotografato, da Kate Moss a Madonna, da Naomi Campbell a Lady D e molte altre ancora.

Terence Pepper, curatore della fotografia alla National Portrait Gallery di Londra, lo ha definito il “John Singer Sargent dei nostri tempi”, mentre il direttore della galleria, Charles Saumarez Smith, parlando della retrospettiva da record “Mario Testino PORTRAITS” del 2002, ha sottolineato il rapporto forte tra l’opera di Testino e la tradizione dei ritrattisti di corte, da Holbein a Reynolds, da Goya a Rubens.

Negli ultimi sette anni, la sua ricerca di nuovi soggetti oltre i confini del mondo della moda ha portato la sua attenzione su un nuovo percorso creativo, in cui ha trovato ispirazione nelle identità culturali dei paesi in cui aveva cominciato ad ambientare i suoi servizi di moda già dal 2007.

Dal 2017 ha attraversato più di 30 paesi, concentrando la sua arte sull’esplorazione dell’unicità culturale e tradizionale che ancora si trova in un mondo rapidamente globalizzato.
“A Beautiful World” è la navigazione straordinariamente magica e sfumata di Testino tra le complessità e i contrasti dei nostri molteplici modi di appartenere: individualità e conformismo, comunità, rituali, idee del sé, simboli e sistemi di credenze.

Mario Testino
Photograph by
Philippe Kliot
© Mario Testino

La mostra “Mario Testino.A Beautiful World”, col patrocinio del Comune di Roma, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Domus Artium Reserve, con il supporto dell’Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, e vede come sponsorArt Partner e Generali Valore Culturamedia partnerUrban Vision e la Repubblica e mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale e Atac.
La mostra è curata dall’illustre artista, scrittore e designer multidisciplinare Patrick Kinmonth.
Il progetto A Beautiful World supporta la missione di “The Great Balance” nella promozione del patrimonio culturale (www.thegreatbalance.org).


LA MOSTRA
Come ha spesso detto, Mario Testino è sempre stato mosso dall’istinto di far apparire le sue immagini spontanee, intime e immediate. “Gli occhi del mondo moderno, che sono diventati ossessionati dall’avvicinarsi il più possibile ai loro eroi, volevano sentire di essere letteralmente in grado di raggiungere e toccare l’attimo nelle immagini, quindi ho voluto trasferire l’emozione di un incontro ravvicinato e intimo con il soggetto nella fotografia che stavo scattando”.
Meticolosamente pianificate ed eseguite, le sue fotografie hanno un’ingannevole nonchalance ed eleganza che ha ridefinito l’informalità nelle immagini di moda. Fresco e attuale, il suo lavoro ha provocato e soddisfatto i suoi seguaci e lo ha reso per decenni il creatore di campagne di moda ed editoriali che hanno sfidato le norme accettate con la loro creatività e il loro fascino.
Ma, ispirato dal fotografo peruviano Martin Chambi Jimenez e dai suoi ritratti dei primi anni del XX secolo di donne peruviane a Cusco che indossano abiti tradizionali, Testino ha rivisitato in un modo tutto suo il soggetto a colori per documentare la continua ricchezza e l’evoluzione delle tradizioni del costume in Perù.
Inizia così il nuovo progetto di Testino che ha cercato di registrare la straordinaria ricchezza della cultura del vestire in continua evoluzione accanto a una incombente tendenza all’omologazione, che cancella identità e comunità in ogni angolo del globo.
Testino reagisce a questo conformismo cercando, ovunque vada, abiti e costumi originali e immutabili che descrivano approcci artistici unici legati al ruolo, all’identità e al potere di appartenenza, evidenziati da indizi visivi. Può trattarsi di una forma straordinaria di un cappello, o di un taglio specifico di un costume o di un abito modellato, creato e associato a un rituale, una festa, un luogo o un’usanza.
Rivelando questa bellezza in luoghi insoliti, definendo efficacemente il modo in cui apparteniamo al nostro luogo di nascita e di vita, e includendo l’ornamento del corpo stesso, fino alla pelle e ai capelli, Testino ha catturato come rare farfalle immagini che definiscono chi siamo, a cosa apparteniamo e cosa rischiamo di perdere nel nostro bel mondo.

La mostra “Mario Testino. A Beautiful World”, attraverso un percorso tematico, è quindi un viaggio che parte dal Perù per snodarsi attraverso Colombia, Messico, Giappone, Myanmar, Mongolia, Kenia e molti altri Paesi per svelare, attraverso la lettura e l’analisi dei costumi tradizionali, gli atteggiamenti dei vari popoli, rivelando a volte i loro tratti comuni ed altre i loro contrasti.
L’abito tradizionale come un codice a barre da leggere per “identificare” un popolo e portarne alla luce le caratteristiche più intime.
È nel vestito il punto focale: il vestito decontestualizzato perché la concentrazione sia ancora di più su quella sorta di seconda pelle.

L’utilizzo del colore nelle sue fotografie è straordinario ed esalta ancor più l’aspetto esteriore e creativo di tradizioni assai diverse, che però in comune hanno qualcosa che non muta nel tempo: i costumi della tradizione.

“Nei miei viaggi mi sono reso conto che quando un Paese perde il legame tra la sua storia e il suo abito tradizionale – racconta Testino – si perde qualcosa di veramente prezioso.”
Con appresso il suo studio portatile è riuscito infatti a far emergere nelle pose dei suoi personaggi, siano essi lottatori dell’Uzbekistan o donne Turkane dell’Africa, quanto l’abbigliamento tradizionale sia capace di rivelare l’attaccamento intimo o nascosto, quasi inconsapevole, ai segni caratteristici delle origini.
In questo suo viaggio/analisi Testino scorpora e isola l’identità dei suoi soggetti facendoli uscire dal loro ambiente, collocandoli nel suo studio portatile da cui prorompe comunque la loro appartenenza comunitaria attraverso gli abiti che indossano, quelli della loro storia.
Sul palcoscenico del mondo di Testino non sfila il nuovo ma quello che abbiamo dimenticato: cosa eravamo.
“A beautiful world” più che un progetto lo si potrebbe definire una sfida.
Un fotografo famoso che utilizza la sua arte e la sua sensibilità per scoprire attraverso viaggi ed introspezioni la natura intima di popoli diversi. Scoprirne le tradizioni nascoste, le attitudini riservate, attraverso la fotografia che nel suo caso diventa un vero e proprio strumento di comprensione. Insomma, Testino scavalca il confine del suo mestiere ed utilizza elementi etnografici, per farci comprendere attraverso la lettura dei costumi tradizionali ciò che accomuna e differenzia i diversi popoli. Testino quasi un antropologo dell’estetica.


Sede
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5 – Roma

Date al pubblico
25 maggio – 25 agosto 2024

Orario apertura
Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00
(la biglietteria chiude alle ore 19.00)

Biglietti
Intero € 15 (audioguida inclusa)
Ridotto € 13 (audioguida inclusa)

Informazioni e prenotazioni
Tel. + 39 06 87 15 111

Sito web
www.mostrepalazzobonaparte.it
www.arthemisia.It

Social media e Hashtag Ufficiale
#TestinoBonaparte
#ABeautifulWorld
@arthemisiaarte
@mostrepalazzobonaparte
@mariotestino

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Pescara, Aeroporto Internazionale d’Abruzzo: Artbox Project. Naturale Artificiale

Il giorno 24 maggio 2024 alle ore 11.00 Artbox Project, Abruzzo Airport e Pescara Contemporanea presentano, negli spazi dell’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, NATURALE ARTIFICIALE a cura di Adriana Martino.

Il progetto si articola in tre sincronici momenti. Skateboarding is not a crime, un disegno site specific di grandi dimensioni di Alessandro Gabini, sarà installato a parete sulla superficie in vetro del box Trabooking, tra l’ingresso dell’aeroporto e frontalmente all’area degli imbarchi. Lo stesso box ospiterà una rete rovesciata realizzata con stampante 3D, emblema del Parco Archeologico dei Trabocchi e dell’Attività della Pesca, nata da un’idea dello Studio Summit Lab di Sabina De Deo con la direzione tecnica di Mirko Battistella, architetto e designer, in collaborazione con la società pescarese Treddy. Infine, UNICA6, il nuovo modello di bicicletta pensata per uno sport più sostenibile nata dall’idea e dalla progettazione di Danilo Di Luca, campione di ciclismo italiano ed europeo.

Artbox Project
Pescara Contemporanea 
Abruzzo Airport


NATURALE ARTIFICIALE
a cura di Adriana Martino
Alessandro Gabini
Skateboarding is not a crime

Inaugurazione 24 maggio 2024 ore 11.00

Aeroporto Internazionale d’Abruzzo
Strada Statale 5, KM 229/100, Via Tiburtina Valeria, km 229/100 – Pescara (PE)

Naturale Artificiale, che avrà durata annuale, è un chiaro ed evidente appello in difesa della natura – per citare il lavoro di Joseph Beuys – e parte o meglio continua proprio in Abruzzo, dal luogo più strategico del territorio: l’arte appare, così, nell’avventura del viaggio, nell’attraversamento degli spazi e si identifica con l’artificio della natura stessa, tra linee e confini nuovi, attraverso sequenze e confronti dei linguaggi contemporanei.

Il progetto è promosso da Trabocchi Lodging, il gruppo dell’incoming che propone con DPA Travel il turismo finalizzato alla conoscenza dei territori, Abruzzo Airport, la linea aerea lussemburghese LUXAIR, l’azienda Treddy specializzata nei processi di stampa in 3D, UNICA6, l’ultima creazione e-bike da crossover e trekking, con il coordinamento organizzativo del brand Trabooking, che alimenta il progetto di mete esperenziali in Italia e in Europa spingendo l’aeroporto a diventare piattaforma iniziatica performante delle culture emergenti. Grazie al lavoro e all’apporto delle diverse realtà, l’Aeroporto propone con Artbox Project proposte sostenibili destinate a svilupparsi nel tempo, attraverso eventi, la cui identità è basata sulle nuove culture contemporanee.

Alessandro Gabini. Nato a Pescara (1976), vive e lavora a Milano. Esploratore di linguaggi visivi e musicali, spazia dall’arte alla musica ed è compositore, musicista e artista multimediale. Attento osservatore delle emozioni, utilizza disegno, pittura, video, animazione, installazione e graphic design. Disegni al tratto, chiaroscuri, animazioni, sculture di cartone e ceramica si snodano in un percorso di sperimentazione dal carattere ironico e leggero con uno sguardo sugli scenari involuti, grotteschi e patetici che la società dell’uomo produce. Tra visioni oniriche e mondi surreali tanto assurdi quanto possibili, Gabini alterna matita a basso elettrico, segni grafici a suoni ruvidi in una ricerca contaminata da heavy metal e graphic design, punk e cartoni animati, hip-hop e fumetti. Registra e pubblica, con lo pseudonimo Gaben, due album: Cane (Benka Records, 2010) e Vado (Vina Records, 2016) di cui cura testi e videoclip.


NATURALE ARTIFICIALE
a cura di Adriana Martino
Alessandro Gabini
Skateboarding is not a crime

Promosso
: Trabocchi Lodgingcon DPA Travel, Abruzzo Airport, Artbox Project, con Luxair, Treddy, Studio Summit Lab, UNICA6, Trabooking, Pescara Contemporanea
Direzione artistica: Adriana Martino
Inaugurazione 24 maggio 2024 ore 11.00
Aeroporto Internazionale d’Abruzzo
Strada Statale 5, KM 229/100, Via Tiburtina Valeria, km 229/100 – Pescara (PE)

Contatti
TRABOOKING – by Trabocchi Lodging srl
Box AirPort – Pescara (PE) Via Tiburtina Valeria, km 229/100
M. contact@trabooking.com
W. https://www.trabooking.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
tel. 3494945612
cartella stampa su www.melaseccapressoffice.it

Pubblicato il 20 Maggio 13:03