Finalmente a Ferrara il nuovo Spazio Antonioni

Dal primo giugno apre a Ferrara lo Spazio Antonioni: il nuovissimo museo propone al grande pubblico e agli appassionati un viaggio nell’universo intellettuale e creativo di uno dei padri della cinematografia moderna.

«Poeta del nostro mondo che cambia» (Martin Scorsese), «pittore dello schermo» (Wim Wenders), Michelangelo Antonioni è uno dei maestri del cinema che è «sceso più in profondità nell’indagine dei sentimenti» (Akira Kurosawa). Il suo sguardo raffinato e innovatore, capace di creare atmosfere e trasfigurare le inquietudini della realtà contemporanea, ha affascinato generazioni di cineasti e ha anche stabilito un fitto dialogo con le arti figurative di ieri e di oggi. 

SPAZIO ANTONIONI
Ferrara
Dal 1 giugno 2024

Spazio Antonioni invita a riscoprire l’originalità e l’attualità dell’opera del grande regista ferrarese. Il progetto, a cura di Dominique Païni già direttore della Cinémathèque Française, è stato sviluppato, su input di Vittorio Sgarbi e in sinergia con la moglie Enrica Fico Antonioni, dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Ferrara Arte. L’idea portante è quella di creare un museo vivo, un luogo di formazione e di scoperta, dove esplorare le preziose testimonianze del lavoro di Antonioni e approfondire i molteplici nessi con artisti, registi, intellettuali che l’hanno ispirato o che continuano a trarre nutrimento dal maestro.

I due piani completamente ridisegnati dell’ex Padiglione d’Arte Contemporanea di Palazzo Massari ospitano una selezione dello straordinario fondo di oggetti e documenti che il regista stesso e sua moglie hanno affidato al Comune di Ferrara. Costituito da oltre 47.000 pezzi, l’Archivio Antonioni è stato oggetto di un ambizioso progetto di valorizzazione realizzato grazie alla Regione Emilia-Romagna ed è una testimonianza unica dell’orizzonte estetico ed intellettuale del regista, che permette di addentrarsi nel suo cinema e, più in generale, in tutta la sua attività, anche quella critica, letteraria e artistica: film, manifesti, sceneggiature, fotografie, disegni e dipinti di Antonioni, i suoi libri e i suoi dischi, i premi e l’epistolario intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso (da Roland Barthes a Umberto Eco, da Federico Fellini ad Andrej Tarkovskij). Questo prezioso patrimonio è arricchito dalla visione delle sequenze dei film di Antonioni e dal confronto con opere visive che le hanno ispirate, a partire dal lavoro di maestri italiani come Giorgio Morandi, Filippo de Pisis o Alberto Burri.

Il percorso museale si sviluppa cronologicamente ripercorrendo le stagioni del cinema di Antonioni lungo tutto il secondo Novecento: dagli esordi nell’ambito del neorealismo al superamento di questa stagione con i film di cui è protagonista Lucia Bosè, fino alla “trilogia della modernità” legata a Monica Vitti (L’avventura, L’eclisse, La notte), quindi l’avvento del colore ne Il deserto rosso, e poi “la conquista del West” con le pellicole angloamericane testimoni dell’esplosione della cultura pop e hippy – Blow Up e Zabriskie Point , e l’evasione africana in Professione: reporter, per concludere con “il ritorno in Italia” e le opere che recuperano il legame con le radici. Un capitolo a parte è riservato alla produzione pittorica del regista e agli spettacolari paesaggi onirici delle Montagne incantate. Infine, un ampio spazio polivalente è dedicato a rassegne, incontri, esposizioni dossier nello spirito del dialogo tra le arti.

Il progetto architettonico, firmato dal prestigioso studio internazionale Alvisi Kirimoto (www.alvisikirimoto.it), in coordinamento con la progettazione esecutiva e direzione dei lavori del Servizio Beni Monumentali del Comune di Ferrara, prevede un percorso espositivo chiaro, fluido e dinamico che ricorda uno dei piani sequenza di Antonioni. Al piano terra cinque setti monolitici scandiscono i capitoli del racconto per culminare nelle sale immersive dedicate ai film di Antonioni. Al progredire dell’esperienza corrisponde il climax cromatico in scala di grigio delle pareti che plasmano uno spazio astratto, richiamando le atmosfere ricercate dal regista nei suoi film. I setti espositivi sono progettati per assolvere a funzioni diversificate, mettendo in dialogo medium differenti: pareti piene per l’appendimento di dipinti e manifesti si alternano a monitor integrati e ad ampie vetrine per l’esposizione di oggetti, documenti e foto. Al primo piano, un’“esplosione spaziale” innescata da pannelli che traslano e ruotano consente di modulare la grande sala, aperta e versatile, in base alle diverse necessità funzionali della programmazione museale.

Il progetto ha l’autorevole sostegno di comitato d’onore a cui hanno aderito Gian Luca Farinelli, Thierry Frémaux, Wim Wenders, Alfonso Cuarón, Jonas Carpignano, Walter Salles, Irène Jacob, Sophie Marceau, Giorgio Tinazzi, oltre a Enrica Fico, Dominique Païni e Vittorio Sgarbi. Ferrara si arricchisce così di uno spazio museale con una spiccata vocazione internazionale, capace di rinnovarsi continuamente, per condividere l’eredità culturale del maestro Antonioni.


Spazio Antonioni
Corso Porta Mare 5
44121 Ferrara

Aperto dal martedì alla domenica 10.00-13.00 / 15.00-18.30 
Intero: 6 €
Ridotto: 4 €
Gruppi: 4 €

Prenotazioni
https://prenotazionemusei.comune.fe.it

Ufficio Informazioni e Prenotazioni
artemoderna.comune.fe.it
diamanti@comune.fe.it  
Tel. 0532 244949 

Ufficio stampa
Studio Esseci  
Simone Raddi | simone@studioesseci.net
Tel. 049 663499

Ganzirri (Me) “OIKOS – la dimora delle memorie” a cura di Mariateresa Zagone e Roberta Guarnera

Il 31 Maggio presso la galleria d’arte FORO G gallery in Via Lago Grande di Ganzirri (Me) si è inaugurata la mostra “Oikos – la dimora delle memoria” di Graziella Romeo e Giulia Bartoccelli a cura di Roberta Guarnera e Mariateresa Zagone e con il testo critico di Mariateresa Zagone.
OIKOS è una mostra bipersonale che affronta i temi della memoria e della casa, di quegli oggetti domestici che ne sono i custodi, della fotografia che ci ricorda di un noi quando il nostro noi è ormai lontano da quello che l’immagine cristallizzata nel tempo ci mostra, della reminiscenza e dell’oblio.
La mostra intende sottolineare come il labor memoriæ sia uno dei lavori più faticosi per gli esseri umani e come l’arte, ancora una volta, possa divenire azione catartica individuale a ritroso.

Visitabile fino al 14 Giugno


MOSTRA: OIKOS. La dimora delle Memorie
ARTISTE: Giulia Bartoccelli, Graziella Romeo
CURATELA: Mariateresa Zagone, Roberta Guarnera
TESTO CRITICO: Mariateresa Zagone
GRAFICA: Roberta Guarnera
LUOGO: FORO G Gallery

FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery

Stefano Sanchirico e Andrea Gagliarducci “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontificio”

La sede della Casa dei Cavalieri di Rodi, sede dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Ordine Militare Ordine di Malta, in piazza del Grillo a Roma, ha ospitato ieri la presentazione del libro “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontifico”, pubblicato da Editoriale Romani e scritto a quattro mani dal Mons. Stefano Sanchirico, sacerdote dal 1992, Ufficiale dell’Archivio Apostolico Vaticano, già Cerimoniere Pontificio e Prelato Chierico della Camera Apostolica e da Andrea Gagliarducci, vaticanista, giornalista di EWTN e ACI Stampa. Il dialogo tra i due Autori, dinanzi ad una platea selezionata e visibilmente coinvolta, veniva moderato dal giornalista Fabio Bolzetta. Una scelta significativa, quella di questo luogo, per presentare un libro che parla di “carità”, dal momento che l’Ordine di Malta è un’istituzione che ha come missione tradizionale da nove secoli proprio l’assistenza, medica, sociale e umanitaria, nel mondo.

Una grammatica di senso inscritta nelle cerimonie della carità papale: nelle librerie l’ultimo libro di Stefano Sanchirico e Andrea Gagliarducci “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontificio”.

Il volumetto è stato immaginato in continuità con un precedente saggio dei due autori, “Linguaggi pontifici. Storia e protocollo della più antica istituzione del mondo”, che spiegava lo scopo dei cerimoniali e protocolli del Vaticano come una forma di comunicazione sostanziale, il cui obiettivo è quello di dare sostanza ad un incontro. Non “meri orpelli” o “somma di gesti vuoti”, ma espressione di una lingua complessa fatta di gesti, movimenti e ambienti, capaci di rivelare la ragione stessa dell’esistere e dell’operare della Santa Sede e di facilitare le relazioni della diplomazia.

Il nuovo libro, che con il primo condivide il metodo di scrittura agile e privo di note, supportato piuttosto da un’efficace appendice fotografica, di sole 92 pagine, sceglie ad oggetto un particolare linguaggio pontificio, quello della carità papale: un complesso meccanismo di messaggi che da sempre accompagna l’agire caritatevole della Chiesa di Roma e del Romano Pontefice. La carità, virtù cattolica essenziale, rappresenta per gli Autori un importante linguaggio pontificio a sé, che riveste un interesse religioso, culturale e storico.

Il saggio tuttavia non intende restituire la storia della carità a Roma, che pure ha radici antichissime, ma dimostrare come l’esercizio della carità papale nei secoli abbia prodotto un esito di riti, cerimonie e linguaggi che acquistano senso oggi in una direzione precisa: il reiterato e mai superfluo dispiegamento della Verità cristiana e cattolica. Servono tuttavia, all’obiettivo, alcuni passaggi di storia sull’evoluzione dell’esercizio della assistenza del Papa, volta non solo alla soddisfazione di bisogni primari, ma anche alla difesa della dignità e della moralità delle persone. Viene descritta quindi nelle prime pagine del volumetto la sua struttura fin dagli inizi capillare, articolata in diversi organismi preposti, riti e celebrazioni: diaconi regionali, collette, matricole dei poveri, distribuzioni mensili e quotidiane, gratifiche a membri del clero e officiali del palazzo lateranense, anche se non necessarie ma nello spirito di un afflato fraterno, diaconie del VII secolo fino ad arrivare alle attuali diaconie cardinalizie. Fino al surplus di burocratizzazione, forse, nel passaggio dall’Elemosineria apostolica all’odierno Dicastero della Carità per quanto riguarda la carità diretta del Papa.

Quello che al giornalista Andrea Gagliarducci preme soprattutto evidenziare è come il meraviglioso simbolismo sotteso ad  ogni rito – paramenti tipici come il succintorio, cerimonie della Settimana Santa soprattutto e del Giovedì Santo, mense, tavole e ‘doti, fino alla “carezza del Papa” con il Circolo di San Pietro –, in questo caso legato alle elargizioni papali, ma più in generale per quanto riguarda tutti i linguaggi pontifici, sia essenziale per un racconto obiettivo e corretto, quale deve essere quello giornalistico, dell’operato della Chiesa. Una lingua nella lingua da cui non si può prescindere, che consente di accede alla dimensione storica profonda e radicata di una Istituzione millenaria come la Santa Sede e in ultima analisi ne disvela le ragioni più profonde del suo agire.

Mentre a voler rendere semplicemente, che non significa semplificare, il senso del suo libro, Mons. Sanchirico, lo individua nel suo contributo a rendere intellegibile una grammatica, fatta di regole come ogni grammatica, che serve a leggere correttamente una realtà. Una grammatica che permetta di comprendere le dinamiche più profonde dell’agire della Santa Sede. In altre parole, i Papi, tutti i Papi, nei secoli, coadiuvati dai loro maestri di cerimonia, hanno trasmesso e tuttora trasmettono un’idealità, un modello ai cristiani anche per il loro agire nel mondo. Un liturgia-grammatica che infatti rivela due pilastri fondamentali sottesi all’agire caritatevole: la caducità dell’essere umano e la necessità del dono all’altro da parte di chi ha. Così, l’atteggiamento compassionevole si mostra al mondo come liturgia e in questo senso è l’importanza ancora attuale, non superata, del cerimoniale papale, anche nelle sue forme più sfarzose: la centralità di Dio e la caducità dell’Uomo, del Papa stesso anch’egli mortale. E quindi, essere invitati a sedersi a quelle tavole dei pellegrini, a quelle mense per i poveri, beneficiare del servizio d’onore del Papa e della sua accoglienza, significa, in definitiva, essere invitati a condividere non solo il pane materiale, ma il pane di vita eterna.

Stefano Sanchirico, sacerdote dal 1992, è officiale dell’Archivio Apostolico Vaticano e docente di Storia della Curia Romana presso la Scuola di Archivistica, diplomatica e paleografia vaticana. In precedenza, ha servito presso la Congregazione per l’Educazione Cattolica, presso la Prefettura della Casa Pontificia come prelato d’anticamera e presso il Pontificio Consiglio della Cultura. È stato Cerimoniere Pontificio e Prelato Chierico della Camera Apostolica. Sul protocollo e sulle cerimonie papali ha scritto diversi articoli e saggi.

Andrea Gagliarducci, è giornalista. Lavora per il gruppo EWNT, come Vatican Analyst per Catholic News Agency e come vaticanista per ACI Stampa. Collaboratore di diversi quotidiani, è stato tra gli autori del portale online di informazione religiosa korazym.org e gestisce il blog in lingua inglese Monday Vatican e quello in lingua italiana Vatican Reporting.


Diana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com
Professionista Relazioni Pubbliche di cui alla Legge 4/2013  n. 2760

Manca solamente un mese alla chiusura delle due grandi mostre al Museo Revoltella di Trieste

Manca solamente un mese alla chiusura della grande mostra al Museo Revoltella di Trieste dedicata al genio di VAN GOGH.
Destinata a essere una delle mostre più visitate nel 2024, dalla sua apertura lo scorso 22 febbraio, la grande retrospettiva è già stata visitata da oltre 110mila visitatori e ancora tantissime sono le prenotazioni fino al 30 giugno, con giorni totalmente sold out.

ULTIMO MESE DI APERTURA PER LE GRANDI MOSTRE
“VAN GOGH”

 e 
“ANTONIO LIGABUE”
A TRIESTE

Superati i 110mila visitatori per Van Gogh e manca ancora un mese!

Le lunghe file all’ingresso del Museo triestino hanno confermato quanto Van Gogh sia l’artista più amato di sempre.
Grande anche l’apprezzamento da parte dei visitatori e della stampa per il progetto espositivo, per il racconto così intimo ed emozionante di tantissimi aspetti della vita di un artista così unico e del suo lavoro senza tempo.

Un viaggio nell’opera di Van Gogh definito dagli oltre 50 capolavori prestati eccezionalmente dal Museo Kröller-Müller di Otterlo e dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Ultimi giorni anche per la mostra “ANTONIO LIGABUE”, dedicata ad un artista sempre più conosciuto e stimato dal grande pubblico per il suo vissuto tanto difficile, intenso e commovente da poter essere considerato il “Van Gogh italiano”.
La mostra, già prorogata anch’essa fino al 30 giugno viste le tantissime richieste, presenta oltre 60 opere tra oli, disegni e sculture ed è la prima esposizione in Friuli Venezia Giulia dedicata all’artista.

Inoltre, è ancora attiva la proposta promozionale a favore dei turisti denominata “Trieste ti regala le Grandi Mostre” che mira a incentivare il turismo culturale in città grazie agli introiti dell’imposta di soggiorno: coloro che pernotteranno almeno due notti nelle strutture alberghiere convenzionate, riceveranno in omaggio la FVG Card – uno speciale pass che consente di scoprire il Friuli Venezia Giulia usufruendo di particolari vantaggi – che in questa particolare occasione consentirà l’ingresso gratuito ad entrambe le mostre in corso al Museo Revoltella “Van Gogh” e “Antonio Ligabue” (info su https://www.discover-trieste.it/Esperienze-e-pacchetti-turistici).
L’iniziativa è sostenuta da PromoTurismo FVG e dal Trieste Convention and Visitors Bureau.


Informazioni e prenotazioni
T. +39 040 982781
didattica@arthemisia.it

Sito
www.arthemisia.it
www.discover-trieste.it
www.museorevoltella.it

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332