L’Aquila celebra l’opera di Paola Agosti con due mostre

La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre e il MAXXI L’Aquila omaggiano Paola Agosti, protagonista della fotografia contemporanea italiana. Due le iniziative in programma a L’Aquila da giovedì 23 ottobre: a Palazzo Ardinghelli, sede del MAXXI L’Aquila, alle ore 17.00 in Project Room l’opening del Focus dedicato all’artista che presenta, per la prima volta, le fotografie acquisite nel 2023 per la Collezione di Fotografia del MAXXI Architettura e Design contemporaneo. 




Lisbona, la notte è finita!
La Rivoluzione dei Garofani nelle fotografie di Paola Agosti

a cura Giorgio de Marchis e Pasquale Ruocco
23 ottobre – 23 novembre 2024

Inaugurazione 23 ottobre 2024 ore 18.00
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

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FOCUS Paola Agosti nelle Collezioni del MAXXI
a cura di Simona Antonacci
23 ottobre 2024 – 2 febbraio 2025

Apertura 23 ottobre 2024 ore 17.00 | MAXXI L’Aquila
Piazza Santa Maria Paganica 15 – L’Aquila

Alle ore 18.00, presso Palazzo Cappa Cappelli, sede della Fondazione, inaugura la mostra Lisbona, la notte è finita! – La Rivoluzione dei Garofani nelle fotografie di Paola Agosti, a cura Giorgio de Marchis e Pasquale Ruocco, che arriva in Abruzzo dopo la prima presentazione a Ravello, a Villa Ruffolo, nello scorso mese di settembre. 

I due appuntamenti sono, dunque, un’occasione preziosa per conoscere e approfondire diversi aspetti dell’opera di Paola Agosti: dalle immagini di piazza che testimoniano e documentano le giornate della fine del regime dittatoriale di António Salazar in Portogallo, a quelle dedicate alla figura femminile negli ambienti di vita e lavoro fra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso.

L’artista sarà presente alle 17.00 al MAXXI L’Aquila e alle 18.00 alla presentazione alla Fondazione Giorgio de Marchis insieme ai curatori, nonché all’Ambasciatore del Portogallo Bernardo Futscher Pereira.

La mostra Lisbona, la notte è finita! testimonia e documenta gli avvenimenti del 25 aprile 1974 e dei giorni seguenti fino alla storica manifestazione del 1° maggio 1974 a Lisbona, così detta Rivoluzione dei Garofani. Infatti il 25 aprile un colpo di stato incruento pose fine, in Portogallo, al più duraturo regime dittatoriale dell’Europa occidentale: un avvenimento straordinario che ben presto assunse caratteri rivoluzionari, entrando nell’immaginario collettivo, non solo portoghese, come uno degli episodi più entusiasmanti e commoventi della lotta per la libertà e la giustizia nel XX secolo. Cineasti, scrittori, giornalisti e artisti da tutto il mondo si recarono immediatamente a Lisbona per “vedere da vicino la rivoluzione” e tra questi vi fu Paola Agosti, che presto si sarebbe affermata come una delle più significative e attente fotografe italiane e che, nel 1974, giovanissima, fu l’unica fotografa straniera a immortalare e catturare in maniera eloquente il clima di festa e di fratellanza che si viveva in Portogallo in quei giorni iniziali. L’esposizione riunisce 28 fotografie realizzate da Paola Agosti in occasione di due soggiorni in Portogallo, nella primavera del 1974 e nell’estate del 1975.

Come scrive lo storico dell’arte Pasquale Ruocco nel testo in catalogo, le fotografie di Paola Agosti sono «un reportage a caldo, senza fronzoli, svolto con profonda partecipazione e con la consapevolezza dell’urgenza di quegli avvenimenti. Incontriamo, come se fosse oggi, ora, una camionetta che trasporta un gruppo di soldati sorridenti, qualcuno ci guarda negli occhi, invitandoci a partecipare a quella gioia collettiva, mentre qualcun altro, in piedi, guarda avanti, con la stessa fierezza di una Libertà che guida i popoli. I bambini, i giovani, gli anziani riconquistano le loro strade mentre lo splendore di una donna in marcia spazza via il terrore, incenerito, di corsa, nel camino della sede della polizia politica. E poi le manifestazioni contro il colonialismo, contro ogni forma di fascismo, desiderose di giustizia, di riscatto, di rinascita. A tutto ciò il bianco e nero della Agosti, bilanciatissimo, senza indugiare in contrasti troppo drammatici e teatrali, conferisce la dimensione della memoria storica, viva e densa, che fa di una fotografia prima di tutto un documento ma, al contempo, un potente mezzo di sollecitazione emotiva, facendoci quasi ascoltare le note di José Afonso o il profumo di un garofano rosso». 

Il progetto, in coincidenza con il Cinquantesimo anniversario della Rivoluzione portoghese, è realizzato, nell’ambito di Culture sonore 2024, con il sostegno del Comune di Ravello, Ambasciata del Portogallo, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere – Università Roma Tre Cátedra Camões, I.P. “José Saramago” – Università Roma Tre, Camões, Instituto da Cooperação e da Língua – Portugal, in collaborazione con la Fondazione Ravello e la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Onlus.

Il 21 novembre, in vista del finissage della mostra alla Fondazione de Marchis (23 novembre), alla presenza dell’Ambasciatore portoghese, della docente di Storia contemporanea del DSU, Simona Troilo, e della stessa Paola Agosti, il MAXXI ospiterà in sala polifunzionale la proiezione del film Outro País, del regista Sérgio Tréfaut che racconta la rivoluzione portoghese attraverso gli occhi di alcuni dei più grandi fotografi e registi internazionali che hanno assistito all’evento.

Continuerà fino al 2 febbraio 2025 il FOCUS Paola Agosti nelle Collezioni del MAXXI che presenta, invece, il nucleo di 20 fotografie vintage acquisite dal museo nel 2023, incentrate principalmente sul racconto trasversale condotto da Paola Agosti attraverso più decenni e in differenti continenti e che ha per soggetto donne ritratte, al di fuori di ogni mistificazione, nel proprio contesto di vita, nella dimensione del lavoro, impegnate nel tentativo di affermare un diverso ruolo sociale o di proporre una nuova visione culturale. 

Le fotografie sono tratte da diverse serie fotografiche che l’artista ha sviluppato nel corso del tempo. Considerata tra le principali fotogiornaliste italiane, Paola Agosti ha seguito a lungo il movimento femminista e più in generale il mondo femminile: dalle rivendicazioni delle donne per i loro diritti – come quello al divorzio e all’aborto – alle lotte contro la violenza di genere, dalla denuncia dell’isolamento domestico all’analisi del lavoro in fabbrica. La passione per il femminile non abbandona mai l’artista: quando la sua attività di fotografa indipendente la porta a compiere diversi viaggi in Europa, in Sud America, negli Stati Uniti, in Africa – in cui il suo interesse rimane costante – , emergono alcuni intensi ritratti scattati in Argentina, immagini di lavoro in un centro di ricerca di Cuba insieme al reportage dedicato al mondo contadino della Marsica. Il focus presenta anche foto poi pubblicate nei suoi libri: Riprendiamoci la vita, racconto per immagini dell’irruzione delle donne come soggetto sociale sulla scena politica italiana del 1976, e La donna e la macchina dedicato alle donne al lavoro nelle fabbriche dell’Italia settentrionale tra i primi anni Settanta e i primi anni Ottanta. 

Come già avvenuto con Mimmo Jodice. Mediterraneo, il Focus dedicato alle acquisizioni della Collezione Permanente della Fondazione MAXXI permette di guardare al Patrimonio come spazio di ricerca e di approfondimento, offrendo al pubblico una narrazione sintetica ma puntuale di alcune delle ricerche più significative di alcune figure chiave della ricerca visiva contemporanea.

Paola Agosti, nata nel 1947 a Torino, si è trasferita a Roma nel 1970 dove ha iniziato la sua attività di fotografa indipendente, ritraendo leader politici, uomini di cultura e artisti di fama internazionale. Si è occupata con particolare attenzione di volti e fatti del mondo femminile. Ha indagato la fine della civiltà contadina del Piemonte più povero, le vicende dell’emigrazione piemontese in Argentina e ha fotografato i grandi protagonisti della cultura europea del ‘900, realizzando su questi temi varie mostre e numerosi libri (Riprendiamoci la vita, Savelli Editore, 1976. Immagine del mondo dei vinti”, Mazzotta, 1978. San Magno fa prest, Priuli e Verlucca, 1981. La donna e la macchina, Edizioni Oberon, 1983. Dal Piemonte al Rio de la Plata, Regione Piemonte, 1988. Caro cane, La Tartaruga, 1997. El paraiso: entrada provisoria, FIAF, 2011. Il destino era già lì, Araba Fenice, 2015. Con Giovanna Borgese: Mi pare un secolo, Einaudi, 1992 e Cera una volta un bambino, Baldini&Castoldi, 1996). Dal 2002 è tornata a vivere a Torino dedicandosi alla cura di vari volumi sulle memorie familiari, storie individuali che s’incrociano con la Storia. (con Camilla Bergamaschi:  Giorgio Agosti nelle lettere ai familiari, Inside-out edizioni, 2004. Ledera e lolmo. Storia di Livio, Pinella, Ada e Alberto Bianco, +eventi edizioni, 2007. Con Marco Revelli: Bobbio e il suo mondo. Storie di impegno e di amicizia nel 900, Nino Aragno Editore, 2009. Con Alessandra Demichelis: Ricordati di non dimenticareNuto Revelli, una vita per immagini, L’Artistica Savigliano, 2020). Nel 2023 Postcart ha pubblicato: Paola Agosti. Itinerari. Il lungo viaggio di una fotografa e Rai 5 le ha dedicato un documentario dal titolo Paola Agosti: il mondo in uno scatto. Le sue immagini fanno parte delle collezioni permanenti di alcuni musei tra cui Accademia Carrara, Bergamo, Museo Alinari, Firenze, Museo della Montagna, Torino, Musée de l’Elysèe, Losanna, Museo de Bellas Artes, Buenos Aires, Istituto Nazionale per la Grafica, Roma, Beinecke Library, Università Yale, New Haven, USA, Montpellier Photo Vision, Montpellier, Mu.Fo.co, Museo di Fotografia contemporanea, Cinisello Balsamo, Ma.co.f, Centro della Fotografia Italiana, Brescia, Laboratorio di Cultura Fotografica, Città della Pieve, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, MAST, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, Bologna, MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. 


La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.

Il MAXXI L’Aquila, crocevia di comunicazione, incontri e collaborazione tra i linguaggi espressivi, si configura come un polo in grado di intrecciare reti a diversi livelli tra i protagonisti del contemporaneo e tra i soggetti operanti nel multiforme sistema artistico e scientifico (gallerie, fondazioni, associazioni, altri musei e istituti di ricerca) dando voce alle eccellenze della creatività nazionale e internazionale. Come accade nella sua sede di Roma, il MAXXI L’Aquila punta a far dialogare arti visive, performance, fotografia e architettura interrogandosi sulla contemporaneità e a realizzare attraverso le produzioni di artisti e creativi la sua missione istituzionale e la sua vocazione culturale e sociale. Accanto a progetti site specific, le sale di Palazzo Ardinghelli ospitano opere della Collezione MAXXI con una programmazione di mostre temporanee d’arte, architettura e fotografia. Il MAXXI L’Aquila è un luogo di confronto e interazione: programmi di approfondimento, talk, workshop, progetti educativi e attività di formazione accompagnano le diverse mostre con uno scambio continuo e vivo con il territorio.


Lisbona, la notte è finita!
La Rivoluzione dei Garofani nelle fotografie di Paola Agosti

A cura di: Giorgio de Marchis e Pasquale Ruocco 
Promotori: Comune di Ravello, Ambasciata del Portogallo, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere – Università Roma Tre Cátedra Camões, I.P. “José Saramago” – Università Roma Tre, Camões, Instituto da Cooperação e da Língua – Portugal
Nell’ambito di: Culture sonore 2024
In collaborazione con: Fondazione Ravello, Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Onlus Coordinamento: Vesuvio Factory APS
Ufficio stampa per il Comune di Ravello
: Luigi D’Alise – Ago Press
Stampa, montaggio fotografie e grafica catalogo: SISHO – Fotografia & Archivi, Silvio Ortolani 

Inaugurazione 23 ottobre 2024 ore 18.00
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila
Fino al 23 novembre 2024
Orari: 
giovedì 11.00-13.00 / 16.00 – 19.00; venerdì e sabato 16.00 – 19.00; domenica 11.00-13.00 / 16.00 – 19.00 –  Ingresso libero

FOCUS Paola Agosti nelle Collezioni del MAXXI
a cura di Simona Antonacci
Apertura 23 ottobre 2024 ore 17.00
MAXXI L’Aquila

Piazza Santa Maria Paganica 15 – L’Aquila
Fino al 2 febbraio 2025
Orari: 
da giovedì a domenica  11.00 – 19.00

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Contatti
Diana Di Berardino – tel. 338458 1985
Barbara Olivieri – tel 3498832591
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Ufficio stampa
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
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MAXXI L’AQUILA
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tel. 0862 414083 
Informazioni generali
maxxilaquila@fondazionemaxxi.it

Ufficio stampa
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elisa.cerasoli@fondazionemaxxi.it – pressaq@fondazionemaxxi.it

Milano, BKV Fine Art: si inaugura la mostra “Perdere la testa”

  • 64 opere, dal Rinascimento ad oggi, ripercorrono uno dei motivi più inquietanti e attraenti della storiografia artistica: la testa mozza.
  • Tra gli artisti esposti Juan Bautista Maino, Bertozzi&Casoni, Giuseppe Vermiglio, Julian Schnabel, Vik Muniz, Arturo Martini, Renato Guttuso e Claude Vignon.
  • Parte dei lavori, ora nella Collezione Koelliker, proveniva originariamente dalla collezione di Giovanni Testori.

Milano
BKV Fine Art

25 ottobre – 20 dicembre 2024
Inaugurazione: giovedì 24 ottobre, ore 18 – 21

Mostra prorogata al 17 gennaio 2025

La Galleria BKV Fine Art di Milano (via Fontana 16) è lieta di presentare la mostra Perdere la testa, in programma dal 25 ottobre al 20 dicembre 2024, un viaggio attraverso uno dei motivi più inquietanti e attraenti della storiografia artistica: la testa mozza. Un’accurata selezione di questa iconografia dall’antichità ai giorni nostri, che mette in luce alcune delle teste più famose della storia, come quelle di San Giovanni Battista, Golia e Oloferne. Accanto ad essi, compaiono anche i rispettivi carnefici: Salomè, Davide e Giuditta.

Il percorso espositivo, che presenta 64 opere – dai pittori lombardi seguaci di Andrea Solario a Bertozzi&Casoni, da Giuseppe Vermiglio a Julian Schnabel, da Vik Muniz a Mario Balassi, da Arturo Martini a Claude Vignon – intende riflettere sul cambiamento del nostro modo di percepire la violenza nel mondo contemporaneo, a partire da uno sguardo sull’antico.

Un’imponente tela barocca di Giovanni Battista Maino raffigurante Salomè con la testa del Battista accoglie lo spettatore all’ingresso della galleria. L’opera, attribuita al grande artista spagnolo dallo studioso Gianni Papi, sintetizza magistralmente l’ideale iconografico barocco in cui sacro e profano si coniugano. Salomè è la malvagia ed erotica artefice della decapitazione dell’eroe-santo. Una testa mozzata che viene distribuita lungo le pareti delle sale della galleria attraverso una ripetizione ossessiva. Il nucleo delle teste del Battista è diviso in due aree cronologiche diverse. Una prima legata al XVI secolo e all’area lombarda, debitrice della fortuna d’oltralpe del dipinto di Solario come immagine devozionale per Luigi XII, e allo stesso tempo alla diffusione della natura morta come genere pittorico. Frutti, fiori o teste di animali sono posti sullo stesso piatto su cui poggiava la testa del Santo, vanitas che parlano della fugacità dell’esistenza. Tra questi esemplari una testa, di provenienza Borromeo, attribuita a Giovan Battista Figino, che deriva dalla grande tavola di Cesare da Sesto conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, o la testa del Battista di un seguace del milanese Andrea Solario, il cui originale è oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi.

La seconda parete è dedicata alla pittura barocca, in cui il tema della decapitazione trova fortuna a partire dalle invenzioni caravaggesche per essere enfatizzata successivamente in declinazioni che arrivano al tenebroso e al macabro, come nelle tele che derivano dall’Erodiade di Francesco Cairo. In mostra tre esemplari derivanti dall’originale del pittore lombardo conservato ai Musei Civici di Vicenza. Sempre legate al tema dell’ossessione e della ripetizione, nelle prime due sale troviamo alcune sculture in legno e marmo del cinque e seicento raffiguranti teste mozzate, come la testa di giovane martire attribuita a Domenico Poggini, o la reinterpretazione in chiave moderna di Bertozzi&Casoni, dove la figura del Battista è sostituita da quella di un gorilla.

La ripetizione ossessiva è riprodotta sulle pareti, in una sorta di horror-vacui, e mostra la modernità dell’arte antica attraverso il dialogo con l’arte contemporanea con opere di Giovanni Testori, in prestito dall’Associazione Giovanni Testori, Renato Guttuso Andrea Salvatori, o i corpi decapitati stampati su lastre di acciaio specchiante dell’artista iraniano Arash Nazari. Parte della selezione di opere in mostra, ora nella Collezione Koelliker, proveniva originariamente dalla collezione di Giovanni Testori, scrittore, giornalista e artista, anche egli ossessionato da questa tipologia di opere. Nella mostra vengono esposti due suoi acquerelli del 1968, proprio mentre scriveva il monologo teatrale “Erodiade“. Testori, influenzato dai suoi studi su Francesco Cairo, riproduce insistentemente il motivo della testa mozzata del Battista con leggere variazioni. Il continuo riferimento alla viscosità, alla saliva e agli umori fisiologici trasforma queste rappresentazioni in semplice materia pittorica.

Il percorso della mostra indirizza il visitatore verso il primo piano della galleria, dove i brani biblici di Davide e Golia e Giuditta e Oloferne diventano protagonisti. Giuditta emerge per la sua sensualità, con cui salva il suo popolo seducendo il generale Oloferne, e lo stesso avviene per l’eroe Davide, che affronta il gigante filisteo Golia con una semplice fionda, per poi tagliarli la testa liberando così il popolo di Israele.

Accostate ad una terracotta di Arturo Martini dei primi anni ’30, sono esposte una serie di Giuditte di pittori seicenteschi tra cui una tela di Giuseppe Vermiglio, esponente di spicco del caravaggismo lombardo. Una versione simile all’opera esposta è conservata presso le collezioni della Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.

I carnefici sono inizialmente visti come eroi ma questa virtù perde gradualmente forza a partire dal modello proposto da Caravaggio, che arrivò a identificarsi con il cattivo sconfitto, raffigurandosi nella testa mozzata di Golia in un autoritratto. Questo motivo lo ricorda Julian Schnabel nel suo Number 3 (Self-Portrait of Caravaggio as Goliath, Michelangelo Merisi) del 2020, dimostrando la fortuna che questa innovazione ebbe nei secoli successivi e fino ai giorni nostri. Umano è anche il volto pensieroso e inquieto del Davide con la testa di Golia attribuito a Domenico Cerrini, variante di un dipinto di medesimo soggetto conservato presso la Galleria Spada di Roma, così come il Davide di Giacomo Farelli, allievo di Andrea Vaccaro, le cui opere decorano le più importanti chiese di Napoli tra cui il Duomo, per citarne solo alcuni esempi.

Se le teste e le vanitas antiche e barocche rimandano a un mondo unito dalla fede e dalla religione, in cui l’iconografia del dolore e della salvezza aveva il compito di istruire ed educare, nel corso dei secoli questo senso ha perso la sua ragion d’essere. Quando dopo l’Illuminismo scomparve anche il discorso filosofico così come era stato concepito, la contemplazione di scene violente e l’atto di infliggere danno divennero, in molti casi, puro spettacolo. Materia e frammento sono alcune delle caratteristiche di questa società postmoderna così discontinua in cui Medusa, senza dubbio una delle teste mozzate più famose della storia, può essere reinterpretata circondandola di lattine, metalli arrugginiti, vecchi pneumatici e altri materiali di scarto, come fa l’artista brasiliano Vik Muniz nella sua Medusa, after Caravaggio (Picture of Junk) del 2009. Quest’opera fa parte di una serie realizzata in una discarica, dove alcuni capolavori della storia dell’arte vengono ricreati con l’utilizzo di vari materiali di scarto.

La mostra è accompagnata da un catalogo che riproduce le opere esposte e il loro allestimento negli spazi della galleria, con un testo di Leyre Bozal, storica dell’arte e curatrice spagnola, e un racconto di Gianni Biondillo.


Perdere la testa
Milano, BKV Fine Art
25 ottobre – 20 dicembre 2024
Inaugurazione: giovedì 24 ottobre, ore 18 – 21
 
BKV Fine Art
Via Fontana 16 – 20122 Milano
T +39 02 89691288
info@bkvfineart.com
www.bkvfineart.com
 
Orari
Dal lunedì al venerdì, ore 10 – 18
Sabato su appuntamento
 
Ufficio stampa
Anna Defrancesco comunicazione
Via Madre Cabrini 10 – 20122 Milano
M +39 349 6107625
press@annadefrancesco.com
www.annadefrancesco.com

Roma: Tavola rotonda all’Instituto Guimarães Rosa – Ambasciata del Brasile

Nell’ambito della IX edizione di Rome Art Week, avrà luogo giovedì 24 ottobre 2024 alle ore 18.00, presso l’Instituto Guimarães Rosa dell’Ambasciata del Brasile, la Tavola Rotonda Sguardi sull’Arte Italobrasiliana. 

Dopo il saluto introduttivo del Coordinatore Generale dell’Istituto, João Paulo Miranda, il programma prevede nella prima parte un intervento della storica dell’arte Chiara Ayres Triggiani sul talento degli immigrati italiani e dei loro discendenti alla Biennale d’Arte di Venezia 2024, anno in cui si celebrano i 150 anni di immigrazione italiana in Brasile. 

La seconda parte vedrà protagoniste le artiste italobrasiliane Flaminia Mantegazza e Ana Paula Torres, insieme alle storiche dell’arte Giovanna dalla Chiesa e Valeria Rufini Ferranti in un dialogo sul loro percorso di ricerca e lavoro artistico all’interno del panorama internazionale dell’arte visiva contemporanea. Modera la tavola rotonda Roberta Melasecca, curatrice e scrittrice. 

TAVOLA ROTONDA
Sguardi sull’Arte Italobrasiliana

Con: João Paulo Miranda, Chiara Ayres Triggiani, Flaminia Mantegazza, Ana Paula Torres, Giovanna dalla Chiesa, Valeria Rufini Ferranti
Modera: Roberta Melasecca

Flaminia Mantegazza, carioca di nascita, laureata in Economia e Storia, inizia la sua attività di artista a Rio de Janeiro, frequentando la Scuola di Arti Visive Parque Lage, e successivamente, alla fine degli anni ’90, si trasferisce a Roma, dove segue la Scuola di Arte Ornamentale e la Scuola Porta Blu. Vive e lavora a Roma. La tecnica utilizzata dall’Artista è il collage, realizzato principalmente con carta di recupero di riviste e giornali, a cui viene data nuova vita, sotto forma di tasselli abilmente modellati dalle sue mani. Le sue opere sono realizzate in un gioco di materializzazione/smaterializzazione all’interno di processi che possono essere definiti plasticopittorici. Flaminia, infatti, si muove con disinvoltura sul terreno di una tradizione visiva di natura informale, creando tele di derivazione materica in cui la carta delle riviste è utilizzata come le tessere di un mosaico. Stesi e modulati come materia, i piccoli tasselli emergono dalla superficie allentando il confine tra immagine bidimensionale e immagine plastica, sospesi tra pittura e pratica scultorea. Quello che si manifesta all’interno delle sue opere è quindi un gioco di contrasti: tra colore e colore, colore e materia, tra la tela liscia monocroma ed il volume, la fisicità, la presenza della carta che si fa forma, massa, ma che rimane pur sempre astratta, nella sua essenzialità. Negli ultimi dieci anni ha esposto in diverse città, in Italia e all’estero, come Roma, Milano, Capri, Lucca, Faenza, Londra e Istanbul, Mosca, Dakar, Addis Abeba e Nairobi.

Ana Paula Torres nasce in Brasile. Frequenta la scuola d’arte Calligaris nella città di São Carlos dove realizza i primi studi di disegno e pittura. L’approfondimento delle tecniche artistiche continua a Roma con Alberto Parres, presso La Porta Blu Art School; con Franco Crocco, alla Scuola d’Arti Ornamentali e all’Accademia di Belle Arti di Roma, con Moreno Bondi, Eclario Barone e Oriana Impei. Cittadina di due mondi, svolge la sua ricerca e lavoro artistico tra il Brasile e l’Italia. Inoltre, è laureata in Lettere presso l’Università di San Paolo del Brasile. Traduttrice dal portoghese all’italiano del saggio di Davidson Kaseker, direttore del “Sistema Estadual de Museus de São Paulo – SISEMSP (Brasile), pubblicato nel libro “La Nuova Museologia: le opportunità nell’incertezza – verso uno sviluppo sostenibile”, organizzato da Maurizio Vanni, direttore generale del L.u.C.C.A – Lucca Center of Contemporary Art, e da Domenico Piraina, direttore dei musei scientifici di Milano e di Palazzo Reale, ottobre 2020. Tra le ultime principali esposizioni: 2024 – Collettiva “Sermoneta Contemporary Art Festival”, mostra diffusa presso il borgo di Sermoneta (LT); 2024 – Collettiva “Connessioni Multiple”, CityLab 971, Roma; 2023 – Collettiva “Frascati in Arte”, Frascati (Roma); 2023 – Collettiva “Medina Art Time”, Medina Art Gallery Roma e Castelli Romani, Roma e Monte Porzio Catone (Roma); 2023 – Collettiva “Kasthalia, AcquaVita”, Palazzo Rospigliosi, Zagarolo (Roma); 2023 – Personale “Materia”, Medina Art Gallery Castelli Romani, Monte Porzio Catone (Roma); 2023 – Personale «Cores da Minha Terra, Museu do Café, Santos – Brasile; 2023 – Collettiva «Ambiente in Comune», mostra artistica sulla sostenibilità, Scuderie Aldobrandini, Frascati (Roma); 2022 – Collettiva “Frascati in Arte”, Frascati, a cura di Agarte – Fucina delle Arti; 2022 – Personale “Cores da minha Terra”, Spazio Vederas, Istituto Guimarães Rosa – Centro Culturale Brasile-Italia dell’Ambasciata del Brasile a Roma; 2022 – Collettiva “Acqua e Vita”, Ufficio Culturale Egiziano, Roma; 2022 – Collettiva “Coesione: Acqua & Vita”, Acquario Romano – Casa dell’Architettura, Roma. 


TAVOLA ROTONDA
Sguardi sull’Arte Italobrasiliana
Con: João Paulo Miranda, Chiara Ayres Triggiani, Flaminia Mantegazza, Ana Paula Torres, Giovanna dalla Chiesa, Valeria Rufini Ferranti
Modera: Roberta Melasecca
24 ottobre 2024 ore 18.00 – 19.30
Ingresso libero fino esaurimento posti
 
Instituto Guimarães Rosa – Ambasciata del Brasile
Piazza Navona 18 – Roma
igr.roma@itamaraty.gov.br
www.gov.br/mre/pt-br/embaixada-roma/instituto-guimaraes-rosa
 
Comunicazione
Roberta Melasecca – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com

Gorizia, Kulturni dom: Inaugurazione della mostra DIVERSO DA CHI

La mostra fotografica dal titolo “Diverso da chi” s’inaugura a Gorizia, giovedì 24 ottobre, alle ore 11.00, al Kulturni dom in via Italico Brass 20, terza tappa della rassegna espositiva “Questa volta metti in scena… Le Metamorfosi”, organizzata dall’Associazione culturale Opera Viva.

La mostra – visitabile fino al giorno 8 novembre, dal lunedì al venerdì 9.00-13.00, 15.00-18.00 e durante le manifestazioni del Teatro Kulturni dom – valorizza il materiale storico nel dialogo con gli autori contemporanei per rileggere la società e le diverse inquadrature della socializzazione, grazie alle immagini degli Archivi del CRAF Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo, dell’Unione Ginnastica Goriziana e dell’Unione Sportiva DOM di Gorizia e attraverso la fotografia contemporanea di due autori Mario Pierro, nominato dalla F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) “Artista della fotografia italiana” e Maurizio Melozzi, free lance che proviene dal mondo della moda.

DIVERSO DA CHI
Inaugurazione della mostra a Gorizia
giovedì 24 ottobre, alle ore 11.00, al Kulturni dom
nell’ambito della rassegna espositiva “Questa volta metti in scena… Le Metamorfosi”

Giunta alla 20a edizione, la rassegna è dedicata ai cambiamenti comportamentali e relazionali, a partire dal boom economico degli anni ’60/70, evento epocale che mutò radicalmente il modus vivendi della società. Un’epoca colta dalle immagini dal Fondo Italo Michieli (1907-1976), autore che fa parte della storia della fotografia (nato a Padova, visse per alcuni anni a Trieste e Capodistria per poi stabilirsi definitivamente a San Vito al Tagliamento). Le altre immagini storiche riguardano l’attività sportiva di un tempo trascorso, un altro momento di condivisione che si riscontra nei diversi sport, osservandone le trasformazioni rispetto a oggi, con le immagini dell’Unione Ginnastica Goriziana e dell’Unione Sportiva DOM. Le fotografie dei due autori contemporanei osservano una socialità attuale, quella che appartiene alla gente comune, messa in dialogo con il sofisticato mondo della moda e del jet set.

All’inaugurazione saranno presenti il direttore del Kulturni dom Igor Komel, i fotografi Mario Pierro e Maurizio Melozzi, l’ideatrice e direttrice artistica del progetto di Opera Viva Lorena Matic.

Il progetto “Questa Volta metti in scena…” è ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione Culturale Opera Viva, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo e la collaborazione del Comune di Monfalcone, della SISSA, delle Fondazioni Casali ETS, dell’Unione Italiana, della CAN di Pirano, della ZKB e la collaborazione del Comune di Trieste, del CRAF e del Kulturni dom Gorica.

Per ulteriori informazioni: www.assocoperaviva.it


ps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
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Viaggi senza barriere per scoprire la cultura, la cucina e la natura della Sicilia

Da Catania a Palermo, Tourability continua a creare opportunità e consapevolezza sull’importanza dell’accessibilità in Sicilia: iscrizioni aperte per partecipare a tre laboratori, che saranno avviati il 24 ottobre nel capoluogo grazie al progetto finanziato dalla Regione Siciliana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Palermo più accessibile con Tourability, anche nel capoluogo via ai tirocini per persone con disabilità

Favorire il turismo accessibile nell’Isola è stato uno degli principali obiettivi centrati da Tourability durante l’estate 2024, a partire dalle prossime settimane il progetto svilupperà nella Sicilia Occidentale nuovi percorsi esperienziali, inclusivi e completamente gratuiti. Per partecipare è possibile fare richiesta inviando una mail all’indirizzo laboratori@tourability.it. Le attività a Palermo sono svolte dal Distretto di Azione Solidale (DAS) in sinergia con Mezzogiorno Foundation, sponsor del progetto, sono orientate a giovani persone con disabilità dai 7 ai 25 anni e sono anche aperte a coloro che desiderano vivere un percorso di cittadinanza attiva al fianco dei soggetti fragili.

Con “Palermo per tutti” si andrà alla scoperta del patrimonio storico, artistico e monumentale della Città di Palermo con sei appuntamenti: dopo l’esplorazione introduttiva nella Cooperativa Sociale Autismi di Palermo, sarà organizzato un tour lungo il percorso Arabo Normanno per apprezzare il pregio e l’accessibilità di ogni sito.

Con “Sapori differenti gusto unico” si farà un viaggio culinario per conoscere la cucina dell’Isola grazie al percorso di apprendimento sulle più famose ricette della tradizione siciliana. Le attività ai fornelli saranno eccezionalmente curate dallo chef Salvo Terruso, il cuciniere palermitano più noto sui social come “Pastaio Matto” e si svolgeranno nella Cooperativa Sociale Autismi di Palermo (ndr, date e orari saranno comunicati successivamente, a chiusura iscrizioni). Tra pietanze dolci e salati, con la riscoperta della manualità e l’attivazione di quattro sensi, si svilupperà la creatività degli aspiranti chef che in sei incontri cucineranno e pianificheranno uno speciale menù per una cena che sarà realmente servita a fine laboratorio. Con “Avventura senza barriera” si potranno vivere sei giornate di divertimento in un ambiente sicuro e accessibile, l’Eco Campus Casaboli di Monreale (PA). Tra passeggiate ed esperienze emozionati, sportive e sensoriali si potranno scoprire le meravigliose sorprese che riserva il turismo naturalistico.

«Tourability non è solo un progetto di inclusione – afferma il presidente di Mezzogiorno Foundation Tommaso Di Matteo – ma una visione replicabile che promuove il turismo etico e responsabile. Guardando al futuro, il nostro impegno dev’essere rivolto a un meridione più accogliente, dove ogni persona indipendentemente dalle proprie capacità, possa apprezzare le bellezze del nostro patrimonio culturale e naturale».

«Anche Palermo diventa più accessibile con Tourability e l’avvio delle attività laboratoriali diversificate – spiega Francesco Cauchi, advisor di Tourability – che garantiscono nuove opportunità di viaggi culturali, culinari e naturalistici aperte a tutti. Abbiamo anche attivato dei tirocini formativi coordinati dal Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti CPIA Catania 2 per il coinvolgimento lavorativo di persone con disabilità in aziende della Sicilia Occidentale».

Sono 15 i tirocinanti con disabilità già selezionati a Palermo per svolgere attività nel settore turistico e ricreativo, le aziende possono candidarsi per accoglierli inviando una richiesta via mail all’indirizzo tirocinio@tourability.it . 


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Conversano: “Chagall. Sogno d’amore” oltre 35mila i visitatori

Sono oltre 35mila i visitatori che in questi mesi hanno potuto conoscere lo straordinario e onirico mondo di Marc Chagall al Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano e, viste le lunghissime file e la grande richiesta, la mostra “Chagall. Sogno d’amore” proroga eccezionalmente fino al 12 gennaio 2025.

PROROGATA LA MOSTRA FINO AL 12 GENNAIO 2025!
“CHAGALL. SOGNO D’AMORE”

A GRANDISSIMA RICHIESTA, LA MOSTRA PIÙ VISITATA IN PUGLIA RIMARRÀ APERTA FINO A DOPO L’EPIFANIA, PER CONSENTIRE AI TANTISSIMI VISITATORI DI OGNI PARTE D’ITALIA DI VISITARLA.
AD OGGI SONO OLTRE 35MILA I VISITATORI DELLA MOSTRA CHE HANNO DIMOSTRATO UN GRANDE ENTUSIASMO.

Una mostra che sta riscuotendo notevole successo non solo tra il pubblico più adulto ma anche tra le tantissime scolaresche provenienti da tutta Italia; un esito senza precedenti per la mostra di Conversano in cui, attraverso oltre 100 opere – tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni – vengono raccontati la vita e i temi più cari a uno dei principali interpreti della pittura del Novecento.

Un racconto in cui l’Amore è il fil rouge che unisce tutta la produzione dell’artista bielorusso: amore per la religione, per la patria, per la moglie, per il mondo delle favole, per l’arte.
Dal forte impatto emotivo, Chagall. Sogno d’amore racconta un mondo intriso di stupore e meraviglia. Nelle opere coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista: un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno.

Siamo molto orgogliosi di aver raggiunto un così rilevante risultato nel giro di pochissimi mesi – dichiara il Sindaco di Conversano Giuseppe Lovascio – e, vista la grande richiesta soprattutto da parte delle tante scuole del territorio e la presenza sempre più numerosa di turisti che vengono a visitare la nostra città, siamo contenti di poter prorogare la mostra fino ai primi giorni del nuovo anno così da poter dare a un pubblico sempre più ampio la possibilità di conoscere l’arte di questo grande artista.”

Promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte e Museco – Musei in Conversano e Regione Puglia, con il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e di Puglia Promozione, la mostra Chagall. Sogno d’amore è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è a cura di Dolores Durán Úcar, una delle più importanti studiose dell’artista, con la divulgazione scientifica di Francesca Villanti.

La mostra vede come sponsor SIECO Sistemi integrati per l’ecologia e come mobility partner Ferrotramviaria spa, partner plus Magic Shop srl e Casavola Cataldo & C. snc e partner Vetrerie meridionali spaTel.net srl e Master Italy srl.
Il catalogo è edito da Skira.


Date
20 aprile – 27 ottobre 2024
Prorogata fino al 12 gennaio 2025
Sede
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona
Piazza Conciliazione (Arco monumentale)
Conversano – Bari

Orario apertura
Dal martedì al venerdì 10.00 – 13.30 | 15.30 – 19.00
Sabato e domenica 10.00 – 13.30 | 15.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Lunedì chiuso

Biglietti
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00

Informazioni e prenotazioni
T. +39 080 99 52 31

Sito
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ChagallConversano

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Museo del Design e collaborazioni con l’Italia

Un Museo del Design per valorizzare il patrimonio culturale croato, la cui realizzazione potrebbe essere spinta da collaborazioni istituzionali favorite anche dalla Comunità Croata di Trieste – Hrvatska zajednica u Trstu e da partner italiani, quali la Fondazione Symbola.

Con questo auspicio del giornalista e produttore croato Dubravko Merlić si è chiuso a Trieste l’evento “La forma e il segno. Focus sul design croato“, incentrato sulla storia e l’evoluzione del design croato dal secondo dopoguerra fino ad oggi, organizzato dalla Comunità Croata di Trieste, in collaborazione con la casa di produzione cinematografica Castor Multimedia di Zagabria, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e la partecipazione del Comune di Trieste.

Museo del Design e collaborazioni con l’Italia
I risultati dell’evento “LA FORMA E IL SEGNO – Focus sul design croato”

Il settore del design e delle industrie creative rappresenta una parte crescente del PIL croato, anche se il suo contributo economico non è ancora al livello di altri paesi europei. Secondo il report 2023 dell’Unione Europea, il settore creativo (che include arte, design, media, e cultura) in Croazia contribuisce intorno al 3-4% del PIL, e gioca un ruolo importante nei tentativi di diversificazione economica del paese, con un forte sviluppo nei settori del design di prodotto, design industriale e graphic design.

“La sfida imposta dal mercato attuale è quella di dare vita in Croazia a una produzione su larga scala in grado di competere sui mercati internazionali. Per migliorare la situazione è necessario un cambiamento di mentalità tra i produttori, che dovrebbero riconoscere il valore del design e sostenere i giovani creativi. Un tale riconoscimento” – ha commentato Merlic – è cruciale per il futuro”.

Venendo al sistema in Italia – illustrato dal Direttore della Fondazione Symbola Domenico Sturabotti, presentando i dati del recente rapporto dedicato al design – abbiamo oltre 40 mila operatori, tra liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese. Nello specifico, con il 19,7% degli addetti e il 22,3% del fatturato complessivi, il nostro Paese si conferma primo tra i 27 stati aderenti all’Unione, con una crescita del fatturato tra il 2021 e il 2022 quasi doppia rispetto la media comunitaria. Relativamente alle specializzazioni, rilevante è la componente communication and multimedia design, indicata come principale ambito di attività dal 35,1% delle organizzazioni, a cui seguono lo space design (17,1%), il project services (15,7%), il product design (12,6%) e il brand design (11,7%); a maggiore distanza, invece, il digital and interaction design (5,7%) e il service design (2,0%).

‘La forma e il segno – Focus sul design croato’ aveva l’obiettivo di raccontare al pubblico l’evoluzione del design croato nel contesto artistico e storico internazionale a partire dagli anni ’50.”Lo ha fatto attraverso la proiezione di due documentari della serie Tempi moderni / Moderna vremena, ” – conclude il Presidente della Comunità Croata di Trieste Damir Murkovic -“realizzata da Dubravko Merlić e prodotta da Castor Multimedia, trasmessa sulla rete televisiva pubblica croata. Dopo la visione dei filmati, i temi trattati sono stati oggetto di approfondimento in tavole rotonde che hanno coinvolto italiani e croati, gettando le basi per future collaborazioni e nuovi progetti, sfruttando le relazioni virtuose così attivate, anche attraverso i numerosi programmi e i fondi, sia a livello locale che europeo, previsti per incentivare la crescita del settore creativo”.


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di Aldo Poduie e Federica Zar
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A Bolzano “ETRUSCHI. Artisti e artigiani”

Il 24 ottobre si inaugura al Centro Trevi-TreviLab una mostra dedicata all’affascinante civiltà etrusca, famosa per la sua arte e la sua cultura. La mostra è promossa dalla Provincia autonoma di Bolzano, Cultura italiana, grazie alla collaborazione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo, museo che conserva la più importante raccolta di opere etrusche al mondo, ed è curata da Valentina Belfiore e Maria Paola Guidobaldi del team curatoriale del museo. Saranno presenti all’inaugurazione il Vicepresidente della Provincia e Assessore alla cultura italiana Marco Galateo insieme con Antonio Lampis, direttore del dipartimento, Marisa Giurdanella, dirigente dell’Ufficio Cultura e Stefania Lorandi funzionario responsabile del progetto. Ospiti dal Museo Nazionale Etrusco la direttrice e le curatrici della mostra.

ETRUSCHI. Artisti e artigiani
Bolzano, Centro Trevi-Trevilab
24 ottobre 2024 – 2 febbraio 2025

Mostra organizzata dall’Ufficio Cultura italiana della Provincia autonoma di Bolzano in collaborazione e a cura del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia in Roma.

Non è una mostra generica sugli Etruschi ad essere proposta a Bolzano bensì un viaggio nel cuore di una civiltà antica incentrato su un aspetto specificoquello della produzione artistica e artigianale.

Le manifestazioni dell’artigianato artistico – spiegano le curatrici – rappresentano il miglior approccio per accostarsi alla conoscenza e allo studio degli Etruschi, che furono interlocutori privilegiati per i Fenici, i Greci e i Romani, fra le popolazioni del Mediterraneo antico. Attraverso le produzioni etrusche si può infatti provare a comprenderne i modelli, le fonti di ispirazione, l’immaginario, il modo di rapportarsi con la natura e il sacro, o gli influssi esercitati sulle altre culture“.

Nella necessaria selezione di oggetti significativi per l’argomento trattato – aggiunge la direttrice del Museo, Luana Toniolo – la mostra intende offrire un excursus sintetico ma evocativo dei capolavori e delle più caratteristiche produzioni dell’artigianato, del pantheon etrusco e delle forme di devozione diffuse a vari livelli della società. Al tempo stesso, l’occasione si configura come una straordinaria possibilità di conoscere alcune opere conservate nei depositi, che non sono da meno rispetto a quelle abitualmente esposte“.  

Otto le sezioni della mostra. Il percorso inizia dalle opere più strettamente collegate al rito funerario, per il quale l’artigianato etrusco, fin dalle sue origini, si distinse per originalità ed elevata qualità. I vasi biconici, caratteristici contenitori in impasto utilizzati per conservare le ceneri dei defunti, ne sono un esempio. Questi vasi, diffusi in gran parte dell’Italia centrale e settentrionale, pur nella loro semplicità, presentavano decorazioni spesso articolate e simboliche. Le sepolture, inizialmente semplici e uniformi, si arricchirono gradualmente di oggetti preziosi e di elementi distintivi, riflesso di una crescente differenziazione sociale.

Il percorso di mostra prosegue con le produzioni artigianali tipicamente etrusche, fra cui i buccheri, una particolare ceramica di colore nero e con la superficie lucida, prodotta attraverso un sistema di cottura che prevedeva l’assenza di ossigeno. La maestria degli artigiani etruschi rese gli oggetti in bucchero, nati come imitazione del più pregiato bronzo e spesso arricchiti da iscrizioni che celebrano l’istituto sociale del dono, particolarmente ricercati.

Una particolare attenzione viene riservata a un tipo di ceramica decorata con figure nere: si tratta di anfore di una forma speciale appositamente prodotte dalla bottega del noto ceramista greco Nikosthenes per la migliore clientela etrusca. Queste ceramiche, infatti, recavano spesso la firma del loro artefice.

La successiva sezione è rivolta ai nomi di artisti e artigiani etruschi che, come i loro “colleghi” greci, firmano le proprie creazioni. In una società in cui il nome è tutto, ceramisti, architetti, bronzisti, coroplasti (artigiani della terracotta) non solo creano e personalizzano opere per una clientela d’élite, ma intendono anche sottolineare il nome del titolare della produzione.  È il caso di Velthur Ancinies, noto da una firma graffita su un frammento che ha permesso di attribuire alla sua bottega l’intera produzione del gruppo etrusco-corinzio dei Rosoni.

Accanto alle opere firmate in mostra sono anche esempi della caratteristica produzione di vasellame da mensa in bronzo e di ulteriori suppellettili funzionali al simposio e alla cura del corpo.  Il simposio, ovvero la pratica aristocratica del bere vino in comune, prevedeva una precisa serie di gesti e rituali e comprendeva l’uso di un vero e proprio “servizio” per il consumo dell’inebriante bevanda. Gli Etruschi utilizzavano una vasta gamma di oggetti in bronzo, tra cui il thymiaterion, ossia un bruciaprofumi, un manufatto che, oltre a essere utilizzato negli ambienti in cui si svolgeva il simposio, aveva un ruolo importante anche nei rituali religiosi. Un altro oggetto di grande rilevanza era lo specchio, un accessorio femminile con una precisa funziona pratica, attestato anche in sepolture maschili. Caratteristica degli specchi etruschi è il retro ornato con scene mitologiche di carattere simbolico legate alla bellezza e alla toeletta.

La lavorazione del bronzo, in cui gli Etruschi seppero primeggiare, era applicata anche alla forgiatura e cesellatura delle armi, come si comprende da un raffinato esemplare di elmo etrusco-italico, che poteva essere anche esibito come bottino di guerra.

Se la grande varietà e la raffinatezza dell’artigianato etrusco sono testimoniate per lo più dal rito funerario, non bisogna dimenticare l’eccellenza raggiunta dagli Etruschi nella sfera del sacro. A questo tema è dedicata l’ultima sezione della mostra ove si possono ammirare testimonianze di dediche, alcune delle quali di straordinario valore, come le lamine di Pyrgi. Non mancano bronzetti votivi, offerte, strumenti per il culto e per l’esercizio di pratiche divinatorie.  Gli Etruschi, noti per la loro dedizione al culto, crearono una specifica architettura templare, descritta da Vitruvio. A documentarla in mostra è un’antefissa (elemento posto a chiusura dei filari di coppi) del tempio del Portonaccio a Veio dove, in un rutilare di colori, è raffigurata una caratteristica testa di satiro.

I reperti selezionati per questa originale esposizione sono accompagnati da apparati illustrativi che consentono di contestualizzare le singole opere e di seguire l’evoluzione di una civiltà che ha segnato la storia della penisola e dell’Europa e che come poche, duemila anni dopo, è ancora in grado di affascinare il pubblico.

Etruschi. Artisti e artigiani è la seconda tappa del percorso pluriennale Storie dell’arte con i grandi musei, un progetto avviato dalla Ripartizione Cultura italiana nel 2023 con la mostra Antichi Egizi: maestri dell’arte, realizzata a cura del Museo Egizio di Torino. Il progetto ha l’ambizione di accompagnare il pubblico in un viaggio alla scoperta delle civiltà antiche e moderne e di raccontare, anno dopo anno, come si è sviluppata nel corso dei secoli la relazione con la figura sociale dell’artista. Un’occasione per “mantenere sempre vivo l’interesse verso la cultura e il ricco patrimonio artistico conservato nei grandi musei italiani”, come sottolineato dall’assessore Marco Galateo.

Studio-Esseci-2025


Ufficio Stampa
 
Per MondoMostre
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Per Provincia Autonoma di Bolzano
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FORO G gallery, Ganzirri (Messina): un Talk con l’artista fotografa umbra Valeria Pierini 

È in arrivo un’altra nuova attività, questo mese, alla FORO G gallery. Questa volta un talk con Valeria Pierini, artista fotografa umbra, che parlerà (da remoto) al pubblico del suo nuovo progetto sul mare (nello specifico sullo Stretto di Messina) e delle sue attività/corsi.

Saranno presenti i suoi libri d’artista :
– Limbo Land,
– Erbario del mare,
– Abisso
– Le balene ubbidiscono a Dio.

Sabato 26 Ottobre alle 17 vi aspetta il WETALK “Luogi (e) immaginari in collaborazione con Incontri di Fotografia, in Via Lago Grande 43 B Ganzirri Messina FORO G gallery.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery

Alessandria Città del Gusto e del Cinema

L’autunno alessandrino è all’insegna del gusto e delle prelibatezze. Nota come città del “mangiare e bere bene”, il Comune di Alessandria invita all’evento Ale Chocolate, la fiera del cioccolato artigianale che dal 22 al 24 novembre accoglie i più “golosi” per le vie del centro ad Alessandria. 

Così da rendere un po’ più dolce l’ultimo weekend di Ottobre portando una ventata al profumo di cioccolato in mezzo al grigiore dei giorni autunnali. Organizzata da Procom e ACAI (Associazione Cioccolatieri Artigianali Italiani) che porta in città diversi maestri cioccolatieri intenti a proporre le loro sfiziosità.

Alessandria Città del Gusto e del Cinema
“Ale Chocolate”, la fiera del cioccolato artigianale 
dal 22 al 24 novembre
Attesi nelle stesse giornate per il Festival del Cinema: Pilar Fogliati, Pif, Neri Marcorè

Gli espositori saranno dislocati nel centro della città, produttori provenienti da tutto il Nord Italia e con squisite sorprese anche del territorio. Tre giorni di evento tra dolci profumi, degustazioni e intrattenimento (anche per i più piccoli) con il coinvolgimento dei negozi e le pasticcerie del centro. Veri e propri show-room del cioccolato e del dolce dove farsi coccolare immersi in un’atmosfera magica e delicata. La passione per il cioccolato e la continua ricerca di sapori diversi, nel corso degli anni hanno dato vita ad un ricco assortimento di oltre 60 tipi di praline e cioccolatini accompagnati da eleganti scatole per ogni occasione.

Persino la persona meno golosa di fronte alle tante proposte sarebbe curioso di provare almeno un pezzetto di salame di cioccolato, di baci assortiti, di barretta al cioccolato bianco e mirtilli. E poi il “pezzo forte”: il cremino, o meglio il “cremone”, classico ed intramontabile cioccolato piemontese prodotto con pregiati cacao e nocciole Piemonte IGP.

“Una manifestazione molto attesa ad Alessandria, afferma il vice sindaco e assessore al marketing territoriale Giovanni Barosini, che si inserisce nella grande tradizione pasticcera delle Città, arricchendola con una specifica e approfondita esplorazione del cioccolato, nelle sue varie forme, sapori, sfumature e aromi, sempre all’insegna della massima qualità degli ingredienti e accuratezza del processo di lavorazione. Un nuovo spunto di attrattività per una Città di straordinaria importanza dal punto di vista gastronomico”.

E poi il Cinema: nei giorni di Ale Chocolate si svolge anche l’epilogo di “Ottobre Alessandrino-Mese del Cinema” alla prima edizione, evento diretto dal regista Luca Ribuoli  (28 settembre – 31 ottobre), la rassegna cinematografica più lunga d’Italia. Libri, incontri, mostre, attività di formazione rivolte alle scuole superiori, laboratori per bambini, un contest di scrittura aperto a tutti e proiezioni di lungometraggi e cortometraggi internazionali introdotti da personalità di spicco del mondo della cultura e dell’audiovisivo. Per la Serata di Apertura dell’Alessandria Film Festival il 25 ottobre la proiezione del film “PAZ!” con il regista Luca Ribuoli, Renato De Maria (regista), Riccardo Sinigallia (cantautore), Stefano Senardi (produttore discografico) e la presentazione del libro di Pif con la sua ” Disperata ricerca di amore di un povero idiota “con la partecipazione di Pilar Fogliati e Neri Marcorè con la proiezione del suo primo film in veste di regista.


Melina Cavallaro 
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