Editoria: “Noi, il segreto”, Annella Prisco in libreria con il nuovo romanzo

Il nuovo libro dell’acclamata scrittrice partenopea, che esplora l’incontro casuale in treno di Graziella e Francesco a prima vista appartenenti a mondi totalmente estranei, esce il 29 ottobre e sarà presentato con eventi a Napoli, Pesaro, Milano, Roma, Cassino

Annella Prisco torna in libreria
con il romanzo “Noi, il segreto”

Annella Prisco torna in libreria con la storia di un incontro ad alta velocità dall’intreccio inaspettato e avvincente. Si intitola Noi, il segreto” ed è in libreria a partire dal29 ottobre 2024, a quattro anni esatti dall’uscita del suo ultimo fortunatissimo romanzo, “Specchio a tre ante”, che è stato anche oggetto di traduzione.

È la storia intensa ed emozionante di Graziella, insegnante originaria di Atrani, il più piccolo dei borghi della Costiera amalfitana, raccontata con il solito stile scorrevole e delicato di Annella Prisco, che rivela man mano uno scenario stupefacente e ricco di colpi di scena, di introspezione e di profonde riflessioni. Sposata con Gerardo, Graziella è una donna passionale e dinamica che decide di accettare l’incarico di docente in un Istituto scolastico lombardo, nonostante sia costretta a lasciare il paese natìo, in provincia di Salerno, per trasferirsi a Milano. Spesso nasconde un velo di solitudine e inquietudine, causato dai dubbi e dalle incertezze in cui è immersa da quando ha iniziato un nuovo lavoro e una nuova vita in un’altra regione.

«Il contesto – spiega l’Autrice – è quello della problematicità dell’esistenza, che attraversa una serie di eventi: dall’uomo misterioso che incontra sul treno all’amore per il marito, dalla tensione per la malattia del padre all’amicizia profonda con la collega Marta, dal legame con l’ucraina Tanya al racconto dell’orrore della guerra. Con lo sfondo di un’Italia che da Nord a Sud manifesta tutte le sue bellezze, tradizioni e tipicità».

Lo spessore dei personaggi, ben delineati nei loro tratti distintivi, si staglia persino sullo sfondo del monastero più famoso d’Italia, ricostruito dopo la distruzione a seguito dei bombardamenti alleati, l’Abbazia di Montecassino, preso in considerazione dall’Autrice come cornice della narrazione.

La conclusione della vicenda, che ha il ritmo incalzante delle tensioni emotive, sarà sorprendente.

Tanti gli eventi e le iniziative in programma per l’uscita del libro: il primo appuntamento è a Napoli, città natale dell’autrice, sabato 16 novembre alle ore 11 nel foyer del Teatro Diana. Gli altri incontri sono previsti a Torre Annunziata (Libreria Libertà, 29 novembre), Napoli (O’Book, 11 dicembre), Pesaro (Alexander Museum Palace Hotel, 13 dicembre), Milano (20 febbraio 2025), Roma (Libreria Minerva, 14 marzo 2025), CassinoSalernoAtrani e poi numerose altre tappe in calendario.

Pubblicato da Guida Editori, con acquerello in copertina di Vincenzo Stinga, il libro è distribuito da Messaggerie Italiane ed è acquistabile in tutte le librerie anche online e dal sito www.guidaeditori.it

Annella Prisco è scrittrice, critico letterario, manager culturale ed esperta in comunicazione e relazioni pubbliche. È componente di varie giurie di Premi letterari e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 2022 le è stato conferito il Premio Donne che ce l’hanno fatta, e nel 2024 il Premio alla carriera L’Iguana – Anna Maria Ortese. All’esordio come autrice nel 1998 con il romanzo Ricordi senza memoria, a quattro mani con Monica Avanzini, hanno fatto seguito Chiaroscuri d’inverno (2005), Trenincorsa (2008), Appuntamento in rosso (2012) e Girasoli al vento (2018), che hanno ricevuto riconoscimenti anche a livello internazionale. Nel 2020 è uscito il romanzo Specchio a tre ante, che pure ha ricevuto svariate onorificenze. Nel 2023 il romanzo è stato tradotto da Elisabetta Bagli in spagnolo e pubblicato da Papel Y Lapiz con il titolo El espejo de Ada, ricevendo il premio Il Canto di Dafne – Libro internazionale dell’anno, il premio della Giuria Città di Cattolica e il primo premio Libro in lingua straniera “La Via dei Libri” in seno al Bancarella a Pontremoli.


INFO 
resp. Comunicazione  e coordinamento attività editoriali e culturali
dott.ssa MARY ATTENTO
giornalista professionista ed editor
Email mary.attento@gmail.com

Editoria – Neeman SOBHAN attraversa tre lingue e tanti diversi Paesi prima di arrivare a noi

Con “Cuore a metà. Vite tra due mondi”, Neeman Sobhan ci invita ad entrare nella casa che sente davvero propria ovunque si trovi: quella della scrittura e del mondo delle storie.

A Roma, il libro sarà presentato venerdì 22 novembre alle 18.00 al Ristrò LUNA E L’ALTRA, all’interno della Casa Internazionale delle Donnein via San Francesco di Sales 1/A, presenti l’Autrice e la Traduttrice Silvia De Matteis.

#libri #nuoveuscite #narrativa

Con la traduzione dall’inglese all’italiano di Silvia De Matteis, insieme a Sara Zingarini, ma probabilmente pensato nella sua lingua madre, il bengali – Bangla বাংলা –, il libro “Cuore a metà. Vite tra due mondi” di Neeman SOBHAN attraversa tre lingue e tanti diversi Paesi prima di arrivare a noi.

Pubblicato a febbraio 2024 da Armando Curcio Editore, nel libro l’Autrice bengalese, cittadina italiana, si premura di facilitare il lettore italiano nella comprensione di un mondo, il suo e quello di donne come lei, non migranti, ma nomadi per scelta, con inserti di perifrasi e aggiunte, note di linguaggio e una necessaria contestualizzazione che rimandasse agli eventi storici principali dell’India, e poi del Bangladesh.

Protagoniste dei 14 racconti – l’undicesimo dà il titolo al volume, “Cuore a metà” – che compongono il libro, donne bengalesi che vivono altrove, in bilico tra il desiderio di rimanere all’estero dove la loro vita si sta compiendo e l’aspirazione ad un ritorno a casa. Ma questi personaggi femminili inventati – Naureen, Farida, Putul, Rina, Shayla, Shireen, Tamara, Rupa, Cini, Mina, Sabera, Rumana, Sadia, Shopna, Husna e le altre – vibrano di realtà e autenticità perché alimentati dalla biografia della stessa Autrice, in un arco temporale che va dagli anni’50, attraversa la guerra di indipendenza che nel 1971 ha portato alla creazione del Bangladesh e prosegue negli anni a venire. Frammenti della sua vita personale di professionista, insegnante, scrittrice, poetessa, donna, madre entrano, trasfigurati, nella trama narrativa.

Un filo lega poi quei personaggi femminili tra loro, in qualche modo li tiene insieme con un gioco di rimandi e allusioni che funziona, ritrovando citate le une nel racconto delle altre, l’una parte per un tratto della vita dell’altra. Ma sottesa alle gioie e alle soddisfazioni, alle paure e alle frustrazioni, alle incomprensioni e ai rimpianti, pure bagaglio di ogni vita trapiantata altrove, in una “cornucopia” di diverse culture e identità, lo sguardo che va oltre, “oltre i confini materiali e culturali, alla nostra comune, vulnerabile umanità”. E non impedisce di sognare, “in qualsiasi lingua”.

Neeman Sobhan | Scrittrice, poetessa, editorialista italo-bengalese. Un M.A. in Letteratura inglese e un B.A. in Letteratura comparata conseguiti all’Università del Maryland (Usa). Dal 1978 vive a Roma con il marito economista in pensione dalla FAO, la sua città natale è Dhaka dove torna ogni volta che può. Fino a poco tempo fa insegnante di Inglese e Bengali all’Istituto di Studi Orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma. La sua narrativa, scritta in inglese, è apparsa in molte antologie e riviste letterarie. Tra le sue pubblicazioni: una raccolta dei suoi articoli in An Abiding City. Ruminations from Rome (2002); Piazza Bangladesh (2014); le poesie del volume Calligraphy of Wet Leaves (2015).

Silvia De Matteis | La traduzione del libro dall’inglese in italiano insieme a Sara Zingarini la sua prima esperienza editoriale. Studente per un tratto proprio di Neeman Sobhan mentre frequentava un dottorato, è Junior Architect. Nella sua formazione: PHD in History of Architecture Università “La Sapienza” di Roma; Arts and Heritage Management, Treccani Academy; One-cicle Master’s Degree in Architecture, Università “La Sapienza. In curriculum: Freelence 3D Architecutural Visualizer per la realizzazione di modelli per il restauro della stazione del XIX secolo di Bucarest; Assistant to the Project Manager, Fondazione Pistoletto; Design Intern, Orproject, Londra. Pubblicazioni: con il Prof. Augusto Roca de Amicis, Luigi Vanvitelli’s project for the Loggia di Brescia (2024); I progetti juvarriani del 1714-1717 per il San Filippo Neri: ipotesi di ricostruzione spaziale conference Guarini e Juvarra a Torino (2024); La Piazzetta del Nuovo e il Monastero dei Santi Maria e Andrea di Chieri in Palladio (2023).


L’Autrice dell’articolo | Diana Daneluz – Giornalista pubblicista Ordine Nazionale dei Giornalisti di Roma N. 182410 – Comunicazione e Relazioni Pubbliche socia professionista FERPI N. 2760.

Da Diana Daneluz dianadaneluz410@gmail.com

Rovigo sempre più protagonista nel panorama culturale nazionale

Mostre, ma non solo, nel futuro di Palazzo Roncale. Ad annunciare, nel corso di una conferenza stampa, la nuova linea culturale decisa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per la sua sede espositiva polesana, è il suo Presidente Gilberto Muraro.

Palazzo Roncale proporrà una mostra l’anno, confermando la scelta di Fondazione di riservare questa sede a progetti che approfondiscano la storia, le personalità e le vicende del territorio polesano. Ma la tematica di volta in volta scelta per la mostra diverrà progetto culturale esteso nell’intero anno, coinvolgendo in questa attività di approfondimento le istituzioni, insieme ai soggetti culturali e sociali del territorio.

Questo nuovo modello comincerà a prendere forma già con il prossimo appuntamento in programma al Roncale, la mostra dedicata alla figura di “Cristina Roccati. La donna che osò studiare fisica“. Cristina, rodigina nata nel 1732, giovanissima si distinse come poetessa. Appena quindicenne scelse gli studi scientifici all’Alma Mater di Bologna (all’epoca parte dello Stato Pontifcio), qui nel 1751 ottenne la laurea in fisica, terza donna a conquistare la laurea al mondo. E prima “fuori sede” della storia.

Rientrata a Rovigo si dedicò all’insegnamento della materia all’interno dell’Accademia dei Concordi, della quale divenne, non senza opposizioni, Principessa (oggi diremmo Presidentessa).

La vicenda Roccati assume un valore particolare perché questa ragazza andò controcorrente rispetto al pensiero all’epoca dominante, che voleva che le materie scientifiche non fossero cosa per donne.

La mostra, ideata da Sergio Campagnolo e diretta da Alessia Vedova, è curata da Elena Canadelli, Professore associato in Storia della Scienza all’Università di Padova – Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità (DiSSGeA).

Il nuovo progetto culturale scelto dalla Fondazione per Palazzo Roncale entrerà nel suo pieno sviluppo con l’appuntamento successivo, dedicato ad Antonio Cibotto, intellettuale, giornalista, scrittore, uomo di cinema e di teatro che, con sapidità e profondità, ha raccontato Il Polesine, dalla Grande Alluvione al formarsi del cosiddetto “Modello Nord-Est”. A precedere, accompagnare e seguire la mostra, curata dal giornalista Francesco Jori, sono già previsti diversi momenti di approfondimento della poliedrica personalità culturale di Cibotto.

Il Presidente di Fondazione Cariparo Muraro, annunciati i due prossimi eventi del Roncale, ha ribadito il ruolo nazionale ed internazionale dell’altra sede espositiva gestita dalla Fondazione (e di proprietà del Comune di Rovigo): Palazzo Roverella. La prossima mostra di primavera del Roverella sarà una monografica dedicata a Vilhelm Hammershøi, il grandissimo artista danese che fu definito il “poeta del silenzio” e che anticipò Edward Munch.

“Rovigo”, anticipa il Presidente Muraro, “continua ad indagare al Roverella i più grandi maestri europei dell’arte tra Ottocento e Novecento. Negli scorsi anni abbiamo proposto fondamentali monografiche su Kandinskji, Renoir ed Henri de Toulouse-Lautrec, tra le altre. Grandissimi artisti molto conosciuti al grande pubblico. Protagonista della prossima stagione sarà un artista altrettanto grande, anche se meno noto: Hammershøi. Questa mostra sarà un’esclusiva per l’Europa, puntiamo quindi ad attrarre a Rovigo un pubblico che travalica i confini nazionali. Dopo anni di lavoro, crediamo che il Roverella sia maturo per una mostra di profilo e di qualità altissimi come questa. Il nostro è un atto di coraggio ma è anche una scelta ragionata, fatta conoscendo la qualità e l’interesse di andare oltre i terreni più battuti che contraddistingue il nostro pubblico”.

Studio-Esseci-2025



Info: Palazzo Roncale www.palazzoroncale.com
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto
Responsabile Ufficio Comunicazione
+39 049 8234834 – roberto.fioretto@fondazionecariparo.it
 
Ufficio Stampa: Studio ESSECI
Sergio Campagnolo +39 049 663499
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

MASSIMO SIRELLI – Mostra antologica che festeggia i primi 30 anni di carriera dell’artista

L’artista italiano di fama internazionale Massimo Sirelli celebra i suoi “primi” 30 anni di carriera al Museo di Arte Contemporanea di Acri (MACA) con un’importante antologica dal titolo “La variabile del tempo“, in programma dal 9 novembre 2024 al 7 marzo 2025. La mostra ripercorre le tematiche nevralgiche nella produzione dell’artista calabrese che a mezzo di nuove iconografie elabora nuovi modi di definire il valore dell’opera d’arte e di restituirla come linguaggio.

Massimo Sirelli pres.
“La variabile del tempo”

Dal 09.11.2024 al 07.03.2025 al Museo d’Arte Contemporanea di Acri (MACA):
la mostra antologica che festeggia i primi 30 anni di carriera dell’artista.

L’approccio di Massimo Sirelli alle arti visive avviene in adolescenza tramite i graffiti, la street art ed il writing, che lo aiutano a filtrare la realtà. Primo artista calabrese, nella Calabria degli anni ’90 lontana dalle atmosfere delle grandi metropoli italiane e europee, ad usare il linguaggio metropolitano come ambiente di ricerca e sperimentazione: “Era l’estate del 1995, avevo 13 anni e da pochi giorni erano terminati gli esami di terza media. Un giorno presi delle bombolette dal magazzino degli attrezzi e realizzai il primo murales in strada. Non ho mai più smesso di cercare nuovi stimoli creativi”.

Il percorso espositivo, curato da Antonella Bongarzone, ripercorre i principali assi tematici della sua produzione artistica. Massimo Sirelli appropriandosi di elementi prelevati dalla cultura di massa in modo dissacratorio e ironico, nonché di critica verso la nuova società dei consumi, riesce nelle sue opere, che esasperano volutamente i toni, a stravolgere le icone popolari. Scopo della sua arte è cercare un canale comunicativo diretto con un pubblico il più possibile allargato ed eterogeneo, instillando dubbi, stimolando riflessioni e suggerendo un diverso modo di osservare il reale.

L’antologica presenta una panoramica completa dei concetti e delle sperimentazioni che, nel corso degli anni, Sirelli ha sviluppato tra la pop e l’urban art: un percorso artistico che prende avvio negli anni Novanta del Novecento, ma che continua tutt’oggi. L’atmosfera di Palazzo Sanseverino-Falcone è la perfetta scenografia per l’allestimento spettacolare del progetto, che presenta al pubblico 30 opere per i 30 anni di carriera.

La mostra è stata possibile grazie al finanziamento che l’Associazione Oesum Led Icima ha ottenuto a mezzo dell’Avviso Pubblico TOCC (azione B2 transizione ecologica organismi culturali e creativi del Ministero della Cultura) della Direzione Generale Creatività Contemporanea.

Massimo Sirelli è un’artista italiano, art e creative director: curioso, eclettico e poliedrico. Il suo approccio alle arti visive avviene in adolescenza tramite la graffiti art. Attraverso la prospettiva della strada impara a filtrare i linguaggi metropolitani: le scritte, la pubblicità, gli arredi urbani, i mezzi pubblici e i rifiuti, tutto diviene per lui ambiente di ricerca ed sperimentazione. Diplomatosi nel 2003 allo IED di Torino nel dipartimento di Digital e Virtual Design, per alcuni anni collabora come freelance con diverse agenzie di comunicazione, lavorando su noti marchi nazionali ed internazionali (Alpitour, Rai, Coca Cola, Ferrero, Seven, Fiat, Iveco, etc.). Nel 2006 apre lo studio creativo Dimomedia e i suoi lavori iniziano ad essere pubblicati su alcuni dei più importanti libri di grafica e web design al mondo (Taschen, Gestalten, PepinPress). È docente di Tecniche di presentazione e Portfolio presso lo IED di Torino e di Como. Nel 2013 Sirelli lancia il progetto AdottaunRobot.com, la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo. Robottini Orfani del progresso industriale e del consumismo sfrenato, trovano il loro cuore e la loro anima attraverso l’opera e la ricerca dell’artista, che li assembla e cerca di dar loro una nuova “Famiglia”. Le sue opere hanno ispirato noti marchi della moda e del prodotto: Cirio, Amarelli, Jadise, con cui ha realizzato capsule in limited edition. Ha lavorato per American Express, Amarelli, Banca Ifis, Bordoni, Bosh, Brand Dubai, Callipo, Cirio, Dolly Noire, Dremel, Fondazione Prada, Giro d’Italia, Idra Water, Independent Republic, Insuperabili, Lavazza, Montblanc, Pastiglie Leone, SuperaBike Racing SBK, Tissot, Wired, Zero Assoluto. Le creazioni di Massimo Sirelli sono state in mostra presso Museo L. Castel di Pont St.Martin, Temporary Museum di Torino, Triennale di Milano, Villa Reale di Monza e in moltissime esposizioni e mostre in Italia e all’estero. È ambassador di Airc e collabora con la Onlus Insuperabili, ed è founder del progetto “La mia Calabria è bellissima”.


CONTATTI:
www.massimosirelli.it
www.instagram.com/massimosirelli
www.facebook.com/massimosirelli     
 
UFFICIO STAMPA
Daccapo Comunicazione
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Ester Apa / Marcello Farno

La mostra curata da Jelmoni Studio Gallery presenta opere di ADRIANA PUPPI

La mostra, curata da Jelmoni Studio Gallery presenta insiemi di opere.

La sequenza degli spazi e la scelta dei lavori, installati, di Adriana Puppi, in relazione a colori e materiali , suggeriscono una crescita di interessi e di impegno. Si inizia con una riflessione sul sé che si sviluppa in una scelta di territorio visuale, legato alle vicende artistiche attuali.
L’indagine sul racconto artistico contemporaneo si muove verso una totalità temporale – con i suoi oggetti – ambienti. Nozioni e passioni si traducono in collezione, qui documentata. Il risultato è un insieme di opere che forniscono informazioni sul passato, sul presente e sul futuro di un’avventura esistenziale. Introducono un’immagine di Adriana Puppi impegnata, che ha compiuto un percorso di conoscenza attivo e irraggiante: la reazione alla forza vitale delle idee diventa uno scopo di vita.


JELMONI STUDIO GALLERY
MILANO BERLINO LONDRA

Assistente alla Galleria
Anna Atenasio

Personale tecnico
Rodolfo Santini
Mirella Pende
Katia Dossena

Jelmoni Studio Gallery
Milano, Berlino, Londra
via Molineria S. Nicolò,8 (Piacenza) – Ita 0039 0523 490827 349 7198665

Arrivano i tour nella Trieste del Governo Militare Alleato

In concomitanza con le iniziative Vola Colomba e la mostra Lunario triestino 1953 – 1954 organizzate dal Comune di Trieste per i 70 anni del ritorno di Trieste all’Italia, arrivano i nuovi tour alla scoperta di alcuni luoghi e vicende degli anni del Governo Militare Alleato, 1945-1954, promossi da Cizerouno in collaborazione con l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia nell’ambito delle iniziative di Varcare la frontiera: la Trieste dello Scorpione e realizzato grazie al finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

70 ANNI DEL RITORNO DI TRIESTE ALL’ITALIA

Arrivano i tour nella Trieste del Governo Militare Alleato
Sabato 9 novembre primo appuntamento

Si inizia sabato 9 novembre 2024 con un doppio appuntamento: alle ore 10.30 Claudia Colecchia condurrà una visita guidata gratuita alla mostra da lei curata Lunario triestino 1953 – 1954 a Palazzo Gopcevich (via G. Rossini 4) e a seguire alle 11.30 Francesca Pitacco guiderà i partecipanti al tour nella Trieste del GMA (durata di circa un’ora, costa 10€ a persona ed è richiesta la prenotazione inviando una mail a info@cizerouno.it).

Il tour nella Trieste del Governo Militare Alleato parte da piazza Ponterosso e prosegue all’Hotel de la Ville, da piazza Unità alla Stazione Marittima, fino alla Questura difronte alla quale spesso si radunavano i triestini in manifestazioni di protesta. Francesca Pitacco farà conoscere i luoghi istituzionali del Governo Militare Alleato, ma anche molti dettagli e curiosità della vita quotidiana di quei nove anni in cui Trieste fu al centro della diplomazia e della politica internazionale.

Un racconto fatto di caffè e negozi per le truppe del GMA, di lezioni radiofoniche di inglese di Stanislaus Joyce, fratello di James, di palazzi requisiti dove sventolavano le bandiere degli Alleati, di quando in città una piccola galleria d’arte – la Galleria dello Scorpione in Ponterosso – ospitava artisti nazionali e internazionali, di parate militari sulle Rive,  fino a riscoprire la topografia di quella che era una delle zone più “calde” e proibite per i soldati del GMA di stanza a Trieste: la Cavana “Out of Bounds” delle case chiuse.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Milano, Museo Diocesano: GIOVANNI CHIARAMONTE. Realismo infinito

  • 40 fotografie ripercorrono due decenni fondamentali (1980-2000) del percorso artistico di Giovanni Chiaramonte, scomparso nel 2023, figura centrale della fotografia italiana degli ultimi decenni, che come pochi altri ha contribuito alla ridefinizione poetico-concettuale dell’immagine del paesaggio contemporaneo.
  • Tre sezioni – Italia, Europe, Americas – compongono un viaggio lungo le origini della civiltà occidentale e lo sviluppo che ha intrapreso nel corso dei secoli.
  • Il titolo, Realismo infinito, fa riferimento tanto alla linea dell’orizzonte, elemento centrale della fotografia paesaggistica, quanto alle molteplici possibilità rappresentative che ogni scenario reca in sé.
MILANO
MUSEO DIOCESANO CARLO MARIA MARTINI
 
GIOVANNI CHIARAMONTE
Realismo infinito

 
A cura di Corrado Benigni
 
Dal 16 novembre 2024 al 9 febbraio 2025

Dal 16 novembre 2024 al 9 febbraio 2025, il Museo Diocesano di Milano dedica una mostra a Giovanni Chiaramonte (Varese 1948 – Milano 2023), autore considerato tra i più grandi maestri della fotografia italiana, che con la sua opera ha contribuito come pochi altri alla ridefinizione poetico-concettuale dell’immagine del paesaggio contemporaneo. La rassegna, curata da Corrado Benigni con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano e Fondazione Fiera Milano, celebra l’artista a un anno dalla sua scomparsa, avvenuta il 18 ottobre 2023.

Il percorso espositivo si compone di 40 immagini, suddivise in tre sezioni-capitoli (Italia, Europe, Americas) che ripercorrono oltre due decenni, dal 1980 ai primi anni del 2000, di ricerca intorno ai diversi modi di percepire il paesaggio e la veduta urbana, da sempre al centro della fotografia e della riflessione teorica di Chiaramonte.

Un’esplorazione che si sviluppa lungo i punti chiave della storia e dell’identità occidentale, a partire dall’Italia, il cui paesaggio, che porta i segni di una lunga stratificazione di culture e costumi, diviene la matrice per leggere e comprendere l’intero Occidente, il suo carattere e il suo destino. In un pellegrinaggio che tocca Atene e Roma, passa da Berlino e arriva fino al Bosforo e Gerusalemme, il fotografo ha ritratto le vestigia del Vecchio Continente alla ricerca delle origini della nostra civiltà.

Il viaggio, che si spinge fino agli Stati Uniti e l’America Centrale per rintracciare lo sviluppo del cammino dell’Occidente, legato alla tradizione ma inevitabilmente proiettato verso un futuro differente, diviene al contempo una riflessione teorica sull’atto del fotografare e sulla natura dell’oggetto rappresentato, evocando anche una riflessione sull’atto stesso del vedere.

Per Chiaramonte non esiste un punto di vista preordinato per osservare il paesaggio, pensa  invece che sia un luogo suscettibile di differenti interpretazioni, le quali seguono le dinamiche dell’esperienza individuale. Il titolo, Realismo infinito, fa riferimento tanto alla linea dell’orizzonte, elemento centrale della fotografia paesaggistica, quanto alle molteplici possibilità rappresentative che ogni scenario reca in sé.

“La sua arte, da sempre legata a un’esplorazione esistenziale e spirituale, è un ‘testo’ stratificato che narra il lungo e difficile cammino dentro le immagini per costruire un discorso che va oltre la dimensione del racconto del mondo, rivelando piuttosto i fondamenti del vedere umano…”, scrive Corrado Benigni nel testo del libro che accompagna la mostra. “Chiaramonte sa bene che non c’è nessuna armonia nel mondo, nessuna totalità̀, nessuna compiutezza. La sua non è una fotografia consolatoria. L’ultima resistenza – sembra suggerirci – è solo quella dell’immagine che mostrando le cose le fa esistere in una luce nuova, come fa la parola nominandole”.

L’esposizione sarà completata da un omaggio al contributo di Giovanni Chiaramonte alla realizzazione dell’Evangeliario Ambrosiano del 2011, per il quale la Diocesi di Milano ha commissionato al maestro alcuni scatti che vengono presentati in un’apposita sezione.

In programma una serie di iniziative collaterali, quali incontri di approfondimento sui temi della mostra e sulla fotografia, visite guidate e laboratori didattici per scuole, famiglie con bambini e visitatori adulti.

Giovanni Chiaramonte (Varese 1948 – Milano 2023) comincia a fotografare alla fine degli anni Sessanta, operando per la ripresa della forma figurativa, seguita alla grande stagione astratta e informale di certe tendenze della Pop Art e dell’Arte Concettuale.

L’immagine di Chiaramonte si genera sin dall’inizio nella tradizione teologica ed estetica di H. U. von Balthasar e della Chiesa d’Oriente, incontrata in P. Evdokimov, O. Clément, A. Tarkovskij, e ha come tema principale il rapporto tra luogo e destino nella civiltà occidentale.

Ha fondato e diretto collane di fotografia per Jaca Book 1980-89, Federico Motta Editore 1990-93, S.E.I. 1994-97, Edizioni della Meridiana 1998-2005, Ultreya 2005-2017.

Per la ventennale collaborazione con riviste e istituzioni nazionali e internazionali, l’Università di Palermo gli conferisce la Laurea honoris causa in Architettura nel 2005. Nel 2006 il prof. Italo Zannier gli assegna il Premio Friuli-Venezia Giulia per la Fotografia. Nel 2010 è presente all’Expo di Shangai con l’opera Nascosto in prospettiva.

Ha insegnato Storia e Teoria della Fotografia allo IULM di Milano, alla Facoltà di Architettura di Palermo e al Master di “Forma” a Milano.


GIOVANNI CHIARAMONTE. Realismo infinito
a  cura di Corrado Benigni Milano, Museo Diocesano Carlo Maria MartiniDal 16 novembre 2024 al 9 febbraio 2025

ORARI
martedì – domenica, ore 10.00-18.00
Ultimo ingresso ore 17.30
lunedì chiuso
BIGLIETTI: Intero €9, ridotto €7
CONTATTI: T +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it
CATALOGO: Electa Photo

SOCIAL
FACEBOOK @MuseoDiocesanoMilano
INSTAGRAM @museodiocesanomilano

Ufficio stampa
Anna Defrancesco comunicazione
M +39 349 6107625
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Rimini: Comunicatori, giornalisti e imprese riflettono sulla comunicazione responsabile

La comunicazione ambientale alla prova della complessità. È il tema quest’anno del Forum della Buona Comunicazione, organizzato annualmente a Ecomondo e promosso da FERPI in collaborazione con la manifestazione di Rimini, Assoambiente e per questa edizione anche con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

L’evento si terrà venerdì 8 novembre alle ore 10 con il suo articolato programma.

La comunicazione ambientale alla prova della complessità. Responsabilità e innovazione possono accorciare le distanze tra imprese, istituzioni e comunità?

Una comunicazione autentica, trasparente e responsabile rappresenta il motore che può spingere verso la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, contrastando negazionismi e favorendo un dialogo aperto e inclusivo. 

L’Intelligenza Artificiale (AI) sta rivoluzionando il nostro modo di lavorare e vivere, migliorando l’efficienza in modi impensabili solo pochi anni fa. Tuttavia, mentre offre enormi vantaggi, l’AI accentua anche una situazione già critica nelle relazioni umane: viviamo in una società in cui il contatto diretto è sempre più raro e meno intenso, creando isolamento e riducendo empatia e vicinanza. Questa mancanza di interazioni autentiche rende difficile la creazione di comunità solide e il ruolo dei comunicatori intesi come “tessitori sociali” e facilitatori.

In questo contesto, la transizione ecologica diventa ancora più complessa. Gli obiettivi dell’Agenda 2030, che mirano a un futuro più sostenibile, richiedono solide relazioni tra istituzioni, imprese e comunità. Tra gli esempi di scottante attualità, l’accettazione degli impianti a fonti rinnovabili e la necessità di coinvolgere stakeholder e comunità nei percorsi di sostenibilità delle imprese diventano essenziali, così come il pregiudizio verso imprese che operano in settori controversi rischia di allontanare le soluzioni in chiave sostenibile. In questi e in molti altri casi la comunicazione è spesso distorta, alimentando negazionismi, greenwashing e dialoghi tra sordi.

Per supportare la transizione ecologica, la comunicazione ambientale deve essere autentica e responsabile per creare reali opportunità di relazione tra imprese e società: la tecnologia e la digitalizzazione, così come i nuovi linguaggi possono offrire soluzioni originali, ma è soprattutto il contatto diretto con le comunità che permette di affrontare la complessità della transizione ecologica. Può riuscire l’intelligenza relazionale a far convivere dimensione ambientale e sociale, creando nuove opportunità di sviluppo sostenibile? Manager, comunicatori e operatori dell’informazione proveranno ad offrire una risposta.

In programma
 
Saluti istituzionali dei partner
– Filippo Nani, Presidente FERPI
– Rappresentante di Italian Exhibition Group
Giornalisti/e influencer specializzati in ambiente, innovazione e sostenibilità:
– Arianna VotoRai per la Sostenibilità ESG, Project Manager
– Salvatore Borghese, analista senior YouTrend
– Laura Bettini, Radio24“, conduttrice di “Si può fare, Voci da un mondo sostenibile”
– Roberto Giovannini“Huffington Post”, “Prima Comunicazione”, editorialista esperto di comunicazione ambientale
Andrea Grieco, green influencer
Testimonianze:
– Letizia Nepi, Direttore Generale ErionCare
– Elena Tondini, Head of Brand Strategy, Communication e Media Planning A2A
– Monica Malavasi, Responsabile comunicazione e sostenibilità di ASSICA per la campagna “Trust Your Taste, Choose European Quality”
Interventi conclusivi
Sergio Vazzoler (FERPI) e Fiorella Corrado (Capo Ufficio stampa Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) mettono in fila le keywords e i concetti-chiave emersi nel corso dell’evento stilando una bozza di manifesto della buona comunicazione che verrà poi rilanciata nel corso dei mesi successivi per arrivare all’edizione 2025 con un vero e proprio Manifesto ECOMONDO-FERPI-MASE
* Struttura del panel: due tavole rotonde moderate da Sergio Vazzoler e Fiorella Corrado.

FERPI | Dal 1970 è l’associazione che rappresenta in Italia i professionisti delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione. I soci FERPI operano come liberi professionisti, dirigenti, funzionari, dipendenti e collaboratori di aziende, enti pubblici, Enti del Terzo Settore, docenti universitari. Partecipano alla vita di FERPI anche studenti e neolaureati.


Media Relations FERPI
Diana Daneluz
Mail: mediarelationferpi@gmail.com

Annunciati i libri finalisti della 46° edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento

Sono state finalmente rese note le terzine finaliste della 46° edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento. Dopo 3 mesi di lettura, si è riunita nei giorni scorsi la Giuria Tecnica presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento. Giuria che ha avuto il compito di valutare ben 239 libri di 88 case editrici e, dopo un lungo confronto, ha selezionato le due terne finaliste: una destinata agli alunni delle classi III, IV e V della scuola primaria e l’altra agli studenti delle scuole secondarie di I grado, oltre al Premio PoesiaGianni Cerioli”, un Premio Speciale Divulgazione e sette opere segnalate.

Annunciati i libri finalisti della 46° edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento e le date del prossimo Festival

Dal 6 al 10 maggio 2025
Cento (FE)

I numeri della 46° edizione confermano la tendenza degli ultimi anni: sempre più case editrici partecipano al Bando con più titoli, presentando le loro migliori produzioni e una partecipazione in costante crescita rispetto delle scuole che si iscrivono alla Giuria Popolare. Tutto ciò non fa che confermare la stima e la fiducia delle case editrici e degli insegnanti nei confronti dell’impegno e del lavoro svolto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento – Ente promotore della manifestazione –la quale dal 1978 si avvale di una Giuria Tecnica d’eccellenza che ha il compito di valutare con grande professionalità tutti i libri, senza filtri o esclusioni, garantendo così una selezione autentica e di grande qualità.



Maggiori informazioni su www.premioletteraturaragazzi.it.
 
INFORMAZIONI UTILI
TITOLO: Annunciati i libri finalisti della 46° edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento e le date del prossimo Festival
QUANDO: Dal 6 al 10 maggio 2025
DOVE: Cento (FE)
 
CONTATTI
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MAMbo: una sessantina di opere tra quelle proposte o approvate da Francesco Arcangeli

Nel cinquantenario della morte di Francesco Arcangeli (Bologna, 1915 – ivi, 1974), il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna presenta la mostra Tramando. Le acquisizioni di Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, ultima iniziativa di un vasto progetto con cui la Pinacoteca nazionale di Bologna, il MAMbo e il Museo Morandi hanno omaggiato lo studioso a partire dallo scorso maggio.

L’esposizione, a cura di Uliana Zanetti con la collaborazione di Lorenza Selleri, è visitabile nella Project Room del museo dall’1 novembre 2024 al 6 gennaio 2025. 

Settore Musei Civici Bologna | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 


Tramando. Le acquisizioni di Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna
A cura di Uliana Zanetti con la collaborazione di Lorenza Selleri

1 novembre 2024 – 6 gennaio 2025
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Project Room
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
www.museibologna.it/mambo

Ad essere presentate sono una sessantina di opere selezionate tra quelle proposte o approvate da Francesco Arcangeli per l’acquisto da parte del Comune di Bologna, dal quale ricevette incarichi di consulenza dal 1949 al 1958 e quello di direttore della Galleria Comunale d’Arte Moderna dall’agosto 1958 al gennaio 1968.

La rassegna si propone di offrire una restituzione sufficientemente rappresentativa sia del disegno museologico di Arcangeli, basato principalmente su un cospicuo e significativo incremento della collezione, sia del suo particolare orientamento storico-critico. Nei suoi acquisti – pur sorretti dall’intenzione di consegnare una panoramica esaustiva e imparziale dell’arte contemporanea a livello locale, nazionale e, per quanto possibile, internazionale – è infatti possibile rintracciare le più autentiche inclinazioni personali, coltivate nei rapporti di stima e amicizia con alcuni pittori e critici.

Nell’importante mostra Dal Romanticismo all’Informale, curata da Claudio Spadoni per il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna nel 2006, sono stati ben rappresentati gli artisti che Arcangeli considerava cruciali per il corso dell’arte nell’età contemporanea, da William Turner a John Constable, da Gustave Courbet a Claude Monet, da Wols a Jackson Pollock.

Se quel tracciato può essere considerato come una sorta di “museo ideale” di Arcangeli, la presente rassegna, basata su una ricerca documentaria mai tentata in precedenza e ancora in corso, è ora testimonianza tangibile del “museo reale” che lo studioso riuscì, tra mille difficoltà, a dare alla luce.

Nonostante le scarse risorse disponibili non gli consentissero di acquistare lavori dei grandissimi artisti dell’Ottocento e del primo Novecento che più ammirava, lo studioso riuscì a delineare, attraverso le opere instancabilmente ricercate alle grandi mostre nazionali, come l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e la Quadriennale di Roma, o presso artisti e gallerie, un tracciato coerente con la sua visione storico-artistica. Una visione ad ampio spettro e priva di rigide preclusioni che, tuttavia, l’aveva portato a studiare, riconoscere e prediligere un particolare corso della storia dell’arte contemporanea, sintetizzato nella formula “dal Romanticismo all’Informale” che dà il titolo alle sue lezioni universitarie del 1970-1971 – pubblicate postume nel 1976 dalle Edizioni Alfa, poi ristampate in nuove edizioni da Minerva nel 2005 e dalla Società editrice il Mulino nel 2020 – ripresa anche nel titolo della prima raccolta dei suoi saggi, pubblicata da Einaudi nel 1977.

Allestita come una quadreria, l’esposizione consente di apprezzare in un colpo d’occhio la consistenza, gli orientamenti e la qualità delle acquisizioni di Arcangeli attraverso una campionatura ragionata, che – pur nei limiti che hanno imposto l’esclusione di molti artisti e opere significativi – cerca di dare conto dell’ampiezza e della complessità del suo peculiare approccio all’arte.
La mostra inizia quindi con un paesaggio romantico, che lo storico dell’arte aveva sperato di poter attribuire a Théodore Géricault, e prosegue con Giovanni Dupré e Luigi Bertelli, per poi passare al post-impressionismo intimista di Carlo Corsi, al calligrafismo Jugendstil di Gustav Klimt e alla veduta urbana di stampo futurista di Athos Casarini.
Al dipinto di Fritz Winter, memore dell’opera di Paul Klee, seguono in mostra le atmosfere rarefatte e luminose dei quadri di Virgilio Guidi, Vasco Bendini e Sergio Romiti.
Il nucleo più consistente è naturalmente dedicato all’Informale e all'”ultimo naturalismo”, espressione con cui Arcangeli indica il clima artistico che lo coinvolge più intimamente e che delinea in due tra i suoi scritti più noti: Gli ultimi naturalisti del 1954 e Una situazione non improbabile del 1956, entrambi pubblicati su “Paragone”. Se Alberto Burri, Antoni Tàpies, Rafael Canogar ed Emilio Scanavino rappresentano l’Informale nelle sue accezioni più ampie, Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Ilario Rossi e Sergio Vacchi ne esemplificano una declinazione prettamente “padana”, nel solco dei “tramandi” di un'”arte di settentrione” che per Arcangeli rimane radicata in un intenso e caratterizzante rapporto tra l’uomo e la natura.

Il piccolo paesaggio di Graham Sutherland del 1952, come i monumentali Comizio di Renato Guttuso e L’Être ouvert ou l’Être est vert di Roberto Sebastian Matta, entrambi del 1962, documentano l’opera di tre maestri ai quali, negli anni Sessanta, è ancora possibile, dopo la fine dell’Informale, fare riferimento per mantenere vivo e attuale l’approccio alla pittura. Delle ricerche in questo campo sono testimoni le opere di Pier Achille Cuniberti, Franco Francese, Piero Giunni, Titina Maselli (esposta in collezione), Mario Nanni, Concetto Pozzati e Maurizio Bottarelli, mentre per documentare i nuovi corsi artistici che si aprono negli anni Sessanta sono presenti lavori di Getulio Alviani, Enrico Castellani, Gianni Colombo e Lucio Saffaro.

Una sezione a parte è dedicata a un rilevante gruppo di opere su carta di Giorgio Morandi, amico di Arcangeli fin dagli anni Trenta, al quale il critico dedicò una fondamentale monografia, riconoscendo sempre in lui uno dei maggiori artisti del Novecento.Al 1961 risale l’acquisto, presso la Libreria Prandi di Reggio Emilia, di cinque acqueforti, mentre nel 1965 entrano a far parte del patrimonio comunale (congiuntamente ad una sanguigna di René Magritte, qui esposta) due disegni del 1960 e un’acquaforte del 1931 provenienti dalla Galleria La Medusa di Roma. Questo corpus di opere, insieme alla donazione di due acqueforti da parte delle sorelle di Morandi del gennaio 1965 (esposte per l’occasione in una sala del Museo Morandi), costituisce di fatto il primissimo nucleo della ricca collezione ora appartenente al Museo Morandi, la più vasta raccolta pubblica al mondo di opere dell’artista.

Le grandissime dimensioni di opere particolarmente rilevanti, come Pasifae e il toro (1964) di Giannetto Fieschi o Il vento nel campo come sempre (1964) di Mattia Moreni, acquistate nel 1965 in occasione delle personali dei due artisti curate da Arcangeli rispettivamente per l’Ente Bolognese Manifestazioni Artistiche e per la Galleria d’Arte Moderna, non ne hanno consentito l’esposizione in mostra, si è però ovviato alla loro assenza attraverso l’esposizione dei cataloghi in cui sono riprodotte.

Per supplire alla mancanza di alcune opere purtroppo trafugate nel 1987, si è fatto invece ricorso alle fotografie in bianco e nero utilizzate per la catalogazione: si tratta di lavori di Osvaldo Licini, Jean-François Millet, Jackson Pollock e Wols, che, seppur da ritenersi opere “minori”, risultano essere di cruciale importanza per comprendere l’impostazione museologica di Francesco Arcangeli.

Quasi tutte le opere incluse nel progetto espositivo sono state raramente esposte negli ultimi decenni. Per l’occasione è stato quindi effettuato un consistente recupero conservativo, che ha consentito di valorizzare un nucleo collezionistico di importanza determinante per la storia e l’identità del museo.

Nell’ambito della mostra vi è inoltre un Public Program che prevede due iniziative: FRANCESCO ARCANGELI racconta GIORGIO MORANDI. L’uomo e l’artista, un reading multimediale dell’attore Saverio Mazzoni (accesso libero fino a esaurimento posti con biglietto d’ingresso al museo) che avrà luogo giovedì 12 dicembre alle h 17.30 presso il Museo Morandi,eLa curatrice è presente, quattro appuntamenti, in programma ogni giovedìdal 28 novembre al 19 dicembre 2024 (h 14.00 – 16.00), che vedranno Uliana Zanetti instaurare un dialogo diretto con le visitatrici e i visitatori interessati ad approfondire i contenuti dell’esposizione.


SCHEDA TECNICA

Mostra
Tramando. Le acquisizioni di Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna

A cura di Uliana Zanetti con la collaborazione di Lorenza Selleri
Promossa da Settore Musei Civici Bologna | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Sede MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Giovanni Don Minzoni 14 | Bologna
Periodo di apertura
1 novembre 2024 – 6 gennaio 2025
Orari di apertura

Martedì e mercoledì h 14.00 -19.00
Giovedì h 14.00 – 20.00
Venerdì, sabato, domenica e festivi h 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi

Ingresso
Intero € 6 | ridotto € 4 | 
possessori Card Cultura € 4

Informazioni
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Don Giovanni Minzoni 14 | 40121 Bologna
Tel. +39 051 6496611
www.museibologna.it/mambo
info@mambo-bologna.org
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna
Instagram: @mambobologna
YouTube: MAMbo channel

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei

Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496658
e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel +39 051 2193469
e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it