Mostra collettiva SHOW UP – Part 2/2 | GArt Gallery – Pescara

Sabato 22 febbraio dalle ore 17.30, la GArt Gallery presenta la seconda parte di SHOW UP, la mostra collettiva degli artisti attualmente in forza alla galleria pescarese in vetrina presso la sede espositiva di via Gobetti a Pescara, ora per un altro mese.

SHOW UP – Part 2/2
Avvassena, Claudio Caporaso, Ipman, Luca Dall
Olio, Ludwika Pilat,
Luigi D
Alimonte, Marco Sciame, Mauro Di Berardino
Vernissage 22 febbraio 2025 ore 17:30 – 20:00
GArt Gallery
Via Piero Gobetti 114 – Pescara
Fino al 22 marzo 2025

Dopo il successo della prima edizione Part 1/2 che si è conclusa lo scorso 8 febbraio con una larga partecipazione di pubblico e di collezionisti e che ha visto protagonisti Andrea Starinieri, Anja Kunze, Claudio Di Carlo, Emeid, Ersilia Leonini, Fabrizio Molinario, Pasquale Ricci, Verino Iacovitti, in questa seconda puntata sarà il turno di Avvassena, Claudio Caporaso, Ipman, Luca Dall’Olio, Ludwika Pilat, Luigi D’Alimonte, Marco Sciame e Mauro Di Berardino, quest’ultimo alle prese con un intervento suggestivo su due opere fotografiche di NECATI (Nello Catinello); artisti provenienti da svariate regioni d’Italia e d’Europa, molti dei quali reduci da importanti esperienze nelle fiere più prestigiose del Paese e all’estero, a conferma delle ambizioni di respiro nazionale e internazionale della giovane galleria pescarese al suo quinto anno di attività.

«In questi 5 anni», commenta il gallerista Francesco Di Matteo, «siamo riusciti ad intercettare giovani talenti di cui la galleria cura appassionatamente il lavoro e sul cui potenziale puntiamo per costruire il nostro futuro; ma siamo stati altresì spinti ad instaurare proficue collaborazioni con artisti affermati che da anni calcano la scena dell’arte contemporanea in Italia e che hanno trovato, tra le mura di casa della GArt, piena visibilità in una città come Pescara dove l’arte è tornata finalmente al centro dell’attenzione della comunità, grazie a un florido fermento di spazi espositivi, musei e fondazioni.»

Nuove luci e nuovi colori illumineranno pertanto le pareti della galleria di via Gobetti che di luce e di colore ha fatto il proprio segno identitario e la propria forza sul mercato. Da non perdere.


INFO

SHOW UP – Part 2/2
Avvassena, Claudio Caporaso, Ipman, Luca Dall
Olio, Ludwika Pilat, Luigi DAlimonte, Marco Sciame, Mauro Di Berardino

Vernissage 22 febbraio 2025 ore 17:30 – 20:00
Fino al 22 marzo 2025
Orari
: dal lunedì al sabato ore 17:30-20:00

GArt Gallery
Via Piero Gobetti 114 – Pescara
Tel. +39 349 7913885 – info@gartgallery.itwww.gartgallery.it 

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – Interno 14 next – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Inaugura “Interwoven” alla Von Buren Contemporary di Roma

Von Buren Contemporary presenta
 
INTERWOVEN
 
Con le opere di
Kristina Milakovic
Marco Stefanucci
 
Vernissage
sabato 22 febbraio 2025
dalle 18:00 alle 21:30

Testo critico: Anna Gasperini
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

la mostra resterà aperta fino al 20 marzo 2025
orari: lunedì-sabato 11:00-13:30 e 16:00-19:30
 
Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Come suggerisce il titolo, la mostra ruota attorno ai concetti di fusione e interazione che si celano dietro i soggetti rappresentati dai due artisti che, con i loro linguaggi inconfondibili, propongono paesaggi immaginari e storie dal sapore antico. È dunque l’intreccio tra passato e presente ad essere protagonista, mediato dall’immaginazione unica di Milakovic e Stefanucci.

Al centro della pratica artistica di Kristina Milakovic vi è un’interpretazione personale di paesaggi campestri fortemente emozionali ed evocativi, in cui ruderi e rovine sono avvolti dalla natura in modo dirompente. Attraverso l’uso bilanciato di colori brillanti e di tonalità marroni scure proprie del bitume, Milakovic rappresenta scenari rarefatti ricchi di colature e sfumature per suggerire atmosfere oniriche con un’estetica che vira all’astrazione.

Marco Stefanucci predilige l’uso di colori neutri con accenni di macchie e segni di usura, per evocare un’estetica vissuta e suggerire come l’opera, pur toccata dai segni del tempo, sia sopravvissuta attraverso i secoli. Le opere presenti in mostra, di gusto Settecentesco, illustrano scene con un chiaro richiamo alla mitologia classica con corpi rappresentati in una varietà di pose ed immersi tra edifici antichi e atmosfere ultraterrene. Si narrano storie in cui il destino degli uomini era sottoposto al volere divino.

I paesaggi con accenni di rovine avvolte dalla vegetazione di Milakovic e le opere a sfondo mitologico di Stefanucci, creano dunque un dialogo significativo tra la memoria storica e letteraria e la contemporaneità in cui viviamo, intrecciando poeticamente simboli passati e presenti in una narrazione visiva unica.

Kristina Milakovic nasce a Belgrado nel 1976 da una famiglia di artisti. Dal 1996 vive in Italia, completando la sua laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma. Espone in numerose mostre e fiere, sia all’estero che in Italia.

Marco Stefanucci è nato nel 1970 a Roma, dove si è diplomato in Grafica e Laureato in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza. Ha esposto in Italia, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra e Lussemburgo.


Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Tel: (+39) 320 5621416

Opere su carta, uno degli aspetti meno indagati della produzione artistica di Schifano

73 opere inedite, appartenenti alla collezione della famiglia di Gianni Malabarba, raccontano del rapporto di amicizia e collaborazione intercorso tra il collezionista–mecenate e poeta e Mario Schifano.

Cuore della mostra 64 opere su carta che ripercorrono l’intera carriera dell’artista, dal Futurismo rivisitato ai Paesaggi, dalle Buste ai Progetti.

Tre tele emulsionate realizzate nella prima metà degli anni ‘70, direttamente ispirate alle poesie di Malabarba, evidenziano come la contaminazione tra arti può divenire parte di un unico processo intellettuale.

Milano – BKV Fine Art
 
MARIO SCHIFANO – GIANNI MALABARBA
Pittura e Poesia
28 febbraio – 17 aprile 2025
Inaugurazione: giovedì 27 febbraio 2025 ore 18.30

La galleria BKV Fine Art di Milano presenta la mostra Mario Schifano – Gianni Malabarba. Pittura e Poesia, curata da Marco Meneguzzo e realizzata in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano, con un progetto di allestimento di Andrea Isola, che attraverso 73 opere completamente inedite racconta l’amicizia, la collaborazione e il profondo rapporto che unì Mario Schifano al collezionista e poeta Gianni Malabarba, alla cui famiglia da sempre appartengono i lavori esposti.

Il rapporto tra i due, persone caratterialmente diversissime, ma per questo curiose l’una dell’altra, fu particolarmente intenso a cavallo del 1970, quando Malabarba acquistò alcune delle opere più significative dell’artista, tutte registrate nel fondamentale catalogo della mostra personale di Schifano alla Pilotta di Parma, nel 1974. Insieme a quelle opere che comprendevano alcuni “monocromi” importanti, un gruppo numericamente e qualitativamente notevole di disegni completava il nucleo dell’artista nella collezione Malabarba. Ma il legame non era semplicemente tra artista e collezionista, perché Malabarba era anche poeta, e nel rapporto con le arti visive cercava anche di mettere in atto quella “sintesi delle arti”, in questo caso estesa alla parola e alla poesia. Dai suoi componimenti, inviati a Schifano e di cui alcune espressamente dedicate, l’artista estrapolava composizioni sulla falsariga dei suoi “Paesaggi TV”, in un rapporto col poeta-mecenate molto personale, quasi intimo, e per questo poco conosciuto e raramente indagato.

“Questa mostra – afferma Marco Meneguzzo – e il saggio in catalogo cercano di ovviare a questa piccola dimenticanza nella storia del collezionismo italiano e della biografia di Schifano, portando alla luce l’importanza di Malabarba e la sua unicità nel “modo” – oltre che nell’importanza – di collezionare arte contemporanea”.

Le opere su carta sono uno degli aspetti meno indagati della produzione artistica di Schifano e gli oltre sessanta lavori dell’artista qui presentati per la prima volta costituiscono un’occasione unica per approfondire questo suo aspetto ancora poco conosciuto. Le carte, divise per nuclei tematici, come il Futurismo rivisitato e i Paesaggi, ripercorrono tutta la produzione artistica che Schifano sviluppava contemporaneamente con altri mezzi e supporti, costituendo un motivo che lo accompagnò per tutta la vita.

Sono presenti anche sei stampe fotografiche “autoritratti” del pittore che richiamano i grandi lavori rivolti alla figura umana e costituiscono una profonda riflessione di Schifano sull’immagine dell’artista e sulla sua condizione e ruolo, un binario parallelo al lavoro di Alighiero Boetti in quegli stessi anni.

Oltre al nucleo delle opere su carta, le tre tele emulsionate degli anni settanta ispirate alle poesie di Gianni Malabarba, anche queste inedite, sono particolarmente significative per evidenziare lo stretto rapporto intercorso tra questi due personaggi dell’ambiente colto della Milano del secondo dopoguerra in cui scultori, pittori, scrittori e poeti si confrontavano gli uni con gli altri in una contaminazione che vedeva tutte le “Arti” come parte di un unico processo intellettuale. Faranno parte dell’esposizione anche numerosi componimenti poetici, dattiloscritti originali, di Gianni Malabarba.

Gianni Malabarba (1921 – 1990), intellettuale e scrittore originario della Valsesia trasferito a Milano, iniziò fin da giovanissimo ad interessarsi molto di arte contemporanea vivendo l’esperienza di collezionista e di “compagno di viaggio” di diversi artisti che animavano l’ambiente culturale milanese degli anni ’50 e ’60 tra cui Piero Manzoni, Emilio Scanavino, Paolo Scheggi, Vincenzo Agnetti, Getulio Alviani, Mario Ceroli e Mario Schifano stesso.

Negli anni ’70 insieme a Graziella Lonardi fondò a Roma l’associazione culturale “Incontri Internazionali d’Arte”, con lo scopo di promuovere ed incrementare la cultura contemporanea in tutte le sue forme, organizzando mostre e divenendo punto di incontro fondamentale per la comunità artistica dell’epoca.

I rapporti di amicizia intrattenuti con le grandi personalità artistiche che incontrava lo portarono spesso a delle collaborazioni che prevedevano uno stretto dialogo tra Pittura e Poesia e che diedero vita alla pubblicazione di sue raccolte poetiche corredate da litografie di artisti come Emilio Scanavino e Mario Schifano stesso, di cui alcune pubblicate dalla casa editrice del famoso editore milanese Vanni Scheiwiller.

Mario Schifano (1934 – 1998), maestro italiano del Novecento, artista eclettico ed “irregolare” fu uno dei massimi rappresentanti della nuova pittura italiana del secondo dopoguerra e uno dei capostipiti della Pop Art in Italia.


La mostra è accompagnata da un catalogo in edizione limitata e numerata, a cura di Marco Meneguzzo, critico d’arte, specialista di arte italiana dal dopoguerra ad oggi, curatore di cataloghi ragionati e di mostre internazionali di grandi artisti italiani come Marino Marini, Giò Pomodoro, Agostino Bonalumi, Gianni Colombo, Bruno Munari, Vincenzo Agnetti, nonché membro del comitato scientifico dell’Archivio Mario Schifano.

Nel 2025 è prevista la pubblicazione del Catalogo Ragionato dell’Opera Pittorica 1960 – 1969 dell’artista, monografia con testi critici di Marco Meneguzzo e Monica Schifano.


Nata alla fine del 2023 dall’incontro di Paolo Bonacina, Edoardo Koelliker e Massimo Vecchia e specializzata in dipinti di antichi maestri e artisti italiani ed internazionali del XX secolo, la galleria si trova a Milano nel cuore della città, a due passi dalla Rotonda della Besana. Situata in uno storico palazzo cittadino d’inizio Novecento, in Via Fontana 16, è uno degli spazi espositivi più raffinati e scenografici della città. Tre piani signorili avvolti da boiserie e velluti alle pareti, dove dialogano capolavori dell’arte antica con gemme del contemporaneo. Il focus è sempre dedicato ai cultori e agli amanti dell’antico e moderno, con un programma ad hoc volto a raccontare le molteplici declinazioni del contemporaneo.


Mario Schifano – Gianni Malabarba
Pittura e Poesia
BKV Fine Art, Milano
28 febbraio – 17 aprile 2025
Inaugurazione 27 febbraio 2025, ore 18.30
 
BKV Fine Art
Via Fontana 16 20122 Milano
T +39 02 89691288
info@bkvfineart.comwww.bkvfineart.com
 
Orari:
Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 – 18.00
Sabato su appuntamento
 
Ufficio Stampa
Anna Defrancesco comunicazione
press@annadefrancesco.com
www.annadefrancesco.com

BABA SISSOKO: è uscito “EBI”, il nuovo video dall’artista Maliano girato a Napoli

Baba Sissoko è molto attivo in questi mesi, con il nuovo video ‘Ebi’, visibile su tutte le principali piattaforme digitali, la preparazione di un lungo tour di concerti e il nuovo sito internet con tutte le informazioni.

BABA SISSOKO:
È USCITO  ‘EBI’, IL NUOVO VIDEO DALL’ARTISTA MALIANO GIRATO A NAPOLI

Uscito il 14 Febbraio, è su tutte le principali piattaforme digitali il nuovo video di Baba Sissoko, dal titolo EBI, nella tradizione di quella musica che lo stesso Baba chiama Amadram ma che tutti noi conosciamo come Blues.  

Dalla stessa giornata è stato messo online anche il nuovo sito internet di Baba Sissoko dove sarà possibile trovare tutte le notizie riguardanti la sua lunga e brillante carriera artistica, le date dei suoi concerti e i principali contatti. 

Una musica che nasce dall’anima di ognuno di noi e ci prende per mano per accompagnarci in un viaggio attraverso i sentimenti ed i pensieri più profondi.

EBI‘ – come il precedente Bibisa“, che con le oltre le 20.000 visualizzazioni ci conferma la grande attenzione verso l’artista Baba Sissoko – sono presenti nell’album “Live In Basel” registrato tutto in presa diretta al Floss Festival e sul mercato da Novembre 2024,e sono stati interamente girati lungo le belle e caratteristiche strade del centro storico di Napoli e all’Auditorium Novecento, sempre della città partenopea, grazie al supporto di Fabrizio Piccolo e Paolo De Rosa, nello scorso mese di Novembre. 

Nel video, prodotto da Gianni Di Carlo della South Side Music, possiamo vedere all’opera Baba Sissoko che oltre ad essere la voce principale suona alcuni degli strumenti tipici della tradizione del Mali, come Ngoni e Tama, magistralmente supportato dalla sezione ritmica composta da Philippe “Deguess” Lago (batteria e cori), Ady Thioune (Djembe, Percussioni e cori), Tobia Ciaglia (basso e cori), a cui si aggiungono la chitarra di Angelo Napoli, il clarinetto e le tastiere di Alessandro De Marino e Domenico Canale con violino, armonica e cori.

Questo è il nome della band di Baba Sissoko ed anche il progetto musicale che evoca il nostro mare meraviglioso, dove la natura regna sovrana e che rappresenta per Baba e i suoi musicisti soprattutto un messaggio di pace e solidarietà.

È una chiara indicazione della voce potente e aspra di Baba Sissoko, del ritmo in levare come pure nelle note afroamericane (ri)partite dalla Giamaica, che si mescolano in un micidiale assist di armoniche a bocca che versa generose spezie blues su tutto l’incantevole flusso musicale, perché nulla come la musica può aiutarci a portare nel mondo messaggi di armonia. 

Il 2024 si è caratterizzato per una programmazione live particolarmente intensa, con concerti all’Im Floss a Basilea Svizzera, all’Herzberg World Festival di Fulda Germania, al WinterFuse di Anversa Belgio, e al Villa Session Blues Festival in Portogallo, passando per il Lugano Blues to Bop in Svizzera, il Jerry Ricks Festival in Croazia, e ancora il Kaunas Blues in Lithuania, il Santa Maria delle Isole Azzorre ed i Festival Italiani Quarrata World Festival in Toscana, Eco Jazz Fest in Calabria e Dromos in Sardegna – per citarne alcuni – Baba Sissoko & Mediterranean Blues hanno attratto e conquistato il pubblico in un’atmosfera di grande entusiasmo e coinvolgimento, e come confermano loro stessi, sono solo all’inizio di un lungo viaggio che continuerà con grande intensità per tutto il 2025!

Baba Sissoko proviene da un’illustre dinastia di musicisti griot del Mali. È un virtuoso del Tama (tamburi parlanti), del Ngoni (liuto a 4 corde), del Balafon (una specie di marimba) e del Kalebas (percussioni).

Mantiene viva la tradizione musicale maliana, ma ama anche suonare con musicisti di generi diversi come Habib Koité, Sting, Santana, Youssou N’Dour, Jovanotti, Salif Keita e Aka Moon.

Con gli uomini di Mediterranean Blues si tuffa nell’emozionante mondo dell’afrobeat, del funk e della psichedelia.


Web: https://www.babasissokomedblues.com
Email: info@southside.it
Facebook: https://www.facebook.com/
Instagram: https://www.instagram.com/baba_sissoko/?hl=it
YouTube: https://www.youtube.com/
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Ufficio stampa
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Trieste: il nuovo mazzo di carte Modiano dedicato a 14 personalità

Dal progetto “Mani d’Oro”, sviluppato per questa terza edizione con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il tessuto culturale regionale, nasce un nuovo mazzo di carte Modiano dedicato a 14 personalità– poeti, pittori, artisti come Ugo Carà, Biagio Marin, Vittorio Podrecca – a cui sono intitolati teatri, musei, gallerie museali in regione. L’iniziativa sarà presentata, giovedì 20 febbraio alle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste, in occasione dell’annuncio dei vincitori del doppio Concorso di Idee, organizzato nell’ambito del progetto ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia e della preziosa collaborazione della Modiano Industrie ed Affini Spa e della partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia.

3^edizione
LE MANI D’ORO Sguardi culturali, ludici ed ecosostenibili

I VINCITORI DEL CONCORSO SARANNO SVELATI GIOVEDì 20 FEBBRAIO
AL MUSEO SARTORIO DI TRIESTE PRESENTAZIONE DEL NUOVO MAZZO DI CARTE MODIANO DEDICATO A 14 PERSONALITA’ DELLA REGIONE

La Giuria – composta dalla Dirigente Scolastica Marzia Battistutti, il Presidente della Modiano Stefano Crechici con Giovanni Crechici, l’artista Gaetano Bodanza, i graphic designer Roberto Duse e Jasna Merkù e Lorena Matic – ha selezionato le illustrazioni con i ritratti evocati delle 14 personalità della cultura che vanno a formare i 4 semi (quadri, cuori, fiori, picche) e il progetto più innovativo da realizzare a dimensioni reali con il riciclo dello scarto.

Oltre alla presentazione del nuovo mazzo di carte, sarà inaugurata la mostra con tutti i lavori prodotti, arricchita da fotografie provenienti dall’Archivio Modiano, dedicate ai personaggi che hanno fatto la storia dell’azienda leader del settore a livello mondiale. In programma anche un dialogo con i soci dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, per nuove forme di inclusione e condivisione attraverso il gioco.

“Le potenzialità artistiche e creative degli studenti” – sottolinea Lorena Matic, ricordando la consolidata partecipazione dell’ISIS D’Annunzio – Fabiani di Gorizia con il Liceo Artistico Max Fabiani, della sezione di Grafica per la realizzazione delle illustrazioni e la sezione Architettura, che nel riciclo dello scarto di produzione propone innovativi oggetti di design – “vengono valorizzate attraverso le illustrazioni realizzate per il nuovo mazzo di carte. Inoltre, lo scarto prende vita in innovativi oggetti di design e quindi il progetto promuove concetti come l’eco-sostenibilità dell’ambiente e il riciclo degli scarti di produzione, che diventano strumenti di apprendimento educativo per l’infanzia con le proposte ludiche della Scuola Pietro Coppo (sezione Educatori prescolari di Isola)”. 


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

PROGETTO CAVE – 2a edizione LA VITA SOCIALE DELLE PIETRE

“CAVE 2 – La vita sociale delle pietre” è il titolo della seconda edizione del progetto promosso dal Comune di Duino Aurisina – Devin Nabrežina, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Servizio geologico per la promozione del patrimonio geologico e della geodiversità (L.R. 15/2016) e la collaborazione dell’Associazione CASA C.A.V.E.


PROGETTO CAVE – 2a edizione
LA VITA SOCIALE DELLE PIETRE

CONFERENZA

Sabato 22 febbraio

Primo appuntamento, sabato 22 febbraio, alle ore 17.00, presso il Circolo Culturale Sloveno Igo Gruden, Aurisina 89 (TS), con la conferenza “La vita sociale delle pietre”.
 L’antropologa culturale Jasna Simoneta del comitato scientifico di Kamen introdurrà e condurrà il dialogo fra Emanuela Borgnino, professoressa di Antropologia della Natura presso l’Università degli Studi di Torino, Visiting Scientist presso l’Okinawa Institute of Science and Technology e Visiting Scholar alla University of Hawaii di Mānoa, esperta di antropologia dell’Oceania, e Katja Hrobat Virloget, vicepreside alla ricerca e direttrice del Dipartimento di antropologia e studi culturali, nonché professoressa associata presso la Facoltà di studi umanistici dell’Università del Litorale di Capodistria, specializzata in etnologia del patrimonio immateriale e delle migrazioni.


Attraverso le loro esperienze di ricerca, il pubblico scoprirà come in diverse parti del mondo le pietre siano molto più che elementi inanimati: nelle ecologie native del Pacifico, esse possiedono una vera e propria vita sociale, mentre nel territorio del Carso e dell’alta valle dell’Isonzo (Posočje) il loro uso conserva tracce di tradizioni precristiane, basate su una precedente visione animistica della natura, che ha convissuto con la tradizione cristiana.



Proprio il sottotitolo del progetto, “La vita sociale delle pietre”, nasce da una conferenza dell’antropologa Emanuela Borgnino, che descrive come nelle culture del Pacifico le pietre siano in grado di interagire e influenzare la società stessa.
L’incontro offrirà un’occasione unica per confrontare questi approcci e riscoprire il legame profondo tra l’uomo e il paesaggio e per scoprire che le pietre non sono solo “natura morta”, ma testimoni viventi di storia e relazioni sociali.
A chiusura dell’evento, il pubblico potrà partecipare a una degustazione di vini del Carso, illustrata da Liliana Savioli (sommelier e giornalista), per immergersi nei sapori e nei profumi della tradizione locale.

L’incontro (a ingresso libero fino a esaurimento posti) sarà in lingua italiana e slovena e avrà la traduzione consecutiva.
Il programma completo sarà disponibile sul sito www.museokamen.eu.




Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
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Casa degli Artisti: AnthroDay 2025 Futuri, emergenti negati alternativi 

A lungo l’antropologia è stata impegnata in operazioni di “salvataggio” allo scopo di raccogliere e preservare le testimonianze di culture che sembravano condannate alla sparizione, prestando poca attenzione al futuro. Da tempo però lo sguardo si è spostato sulla contemporaneità, compresa non solo a partire dalle diverse eredità culturali che perdurano nel presente, ma anche dal profilarsi di un futuro fatto di speranze, progetti, tendenze, cambiamenti improvvisi, mondi immaginati e catastrofi annunciate. Di più: non si tratta solo di spiegarsi il presente guardando avanti, ma di costruire insieme un futuro desiderabile, un futuro possibile perché socialmente ed ecologicamente sostenibile.

AnthroDay 2025
Futuri, emergenti negati alternativi
 
venerdì 21 e sabato 22 febbraio 2025
 
Casa degli Artisti partecipa a Anthroday 2025
con quattro appuntamenti che coinvolgono studiosi e gli artisti della residenza AAA Atelier Aperti per Artista

Le iniziative di Anthroday 2025, il cui focus è incentrato sul tema “Futuri, emergenti negati alternativi”, porteranno l’antropologia nei quartieri della città, nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero. Anche Casa degli Artisti ha aderito organizzando incontri con studiosi e gli artisti della residenza AAA Atelier Aperti per Artista che dialogheranno, in quattro appuntamenti, di circuiti che hackerano gli stilemi bio-capitalistici riabilitando la creazione di utopie e immaginari di singolarità collettiva.

La dimensione laboratoriale – afferma Ivan Bargna, docente dell’Università di Milano-Bicocca e direttore e coordinatore di Anthroday, – è quella che ci è più congeniale, quindi, da un certo punto di vista, è quella che tiene insieme antropologi e artisti che hanno da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni, tanti motivi per incontrarsi e collaborare insieme. Per tanti motivi, perché molto spesso dove gli uni e gli altri lavorano sulla marginalità, lo fanno in una maniera molto concreta e, direi, sensoriale e riflessiva nel contempo, e quindi non è solo uno scambio di esperienze ma uno scambio di pratiche, di modi di fare. Spesso quando si parla di futuro ci si rivolge agli artisti, come se fossero in qualche modo degli indovini o dei profeti e potessero anticipare quello che accadrà. Forse invece quando si tratta degli antropologi, li si cerca quando si tratta di ricostruire un passato che non c’è più a partire dalle sue sopravvivenze.

Gli appuntamenti:
 
venerdì 21 febbraio ore 15.00
#M27 TUTTA MIA LA CITTÀ
Milano tra rigenerazione e speculazione 2023-2024
Con Margherita del Piano, fotografa, e Giacomo Pozzi, antropologo Università IULM di Milano
 
Un lavoro fotografico ancora in corso sulle varie aree di trasformazione di Milano, i nuovi distretti per il business, i nuovi quartieri e le torri residenziali, il centro direzionale, le case costruite nei cortili e tutti quegli episodi edilizi che, negli ultimi anni, hanno cambiato e spesso anche ferito il volto della città.
 
Ingresso libero

 
venerdì 21 febbraio ore 17.00 – 18.00
#M32 Utopie bandite!
“Calcestruzzo. Presente e futuro”

Con Nicola Di Giorgio, artista, Giacomo Pozzi, antropologo Università IULM di Milano, e Riccardo Montanari, antropologo Università Milano Bicocca
 
Calcestruzzo sarà al centro di un laboratorio, guidato da Nicola Di Giorgio, Riccardo Montanari, Giacomo Pozzi e Susanna Ravelli, che si svilupperà come una conversazione aperta, in cui fotografia e parola diventeranno il punto di partenza per un dialogo multidisciplinare.
 
 
sabato 22 febbraio ore 11.30 – 12.30
#M50 Utopie bandite!
Esercizio di creazione e archiviazione di una nuova memoria storica
 
Con Mariangela Bombardieri, artista, e Ivan Bargna, antropologo Università degli Studi di Milano-Bicocca
 
Ivan Bargna e Mariangela Bombardieri dialogano sulle prospettive dell’AI in relazione alla memoria collettiva in una prospettiva di narrazioni future di più realtà possibile e forse non così facilmente riconducibili a dati verificabili. Il laboratorio prende spunto dal lavoro della Bombardieri.
 
 
sabato 22 febbraio ore 18.00 – 19.00
#M32 Utopie bandite!
La Furia del Ermitaño, un teatro sonoro della follia
 
Con Manuel Contreras Vázquez, compositore e musicista cileno, Nicola Scaldaferri, etnomusicologo Università degli Studi di Milano, e Matteo Bianchi, Casa degli Artisti
 
Nicola Scaldaferri dialoga in un laboratorio tra arte e musica con Manuel Contrera Vázquez e Matteo Bianchi. Partendo dal lavoro dell’artista legato al rapporto tra musica, sonorità e linguaggi in contesti culturali plurali, il laboratorio esplora le influenze, le esperienze e le modalità di percezione e di creazione culturale in proiezione di futuri possibili.
 
Laboratori su prenotazione, per partecipare scrivere una mail a susanna.ravelli@itard.eu

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
Emanuela.filippi@casadegliartisti.org

Brescia, Palazzo Martinengo: LA BELLE ÉPOQUE Arte nella Parigi di Boldini e De Nittis

La mostra presenta oltre 80 capolavori di Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos e Mancini, pittori che vissero nella Parigi dell’ultimo quarto del XIX secolo,

quando la capitale francese era il centro propulsore dell’arte a livello mondiale.

Il percorso espositivo si completa con una selezione di elegantissimi abiti femminili prodotti nelle Maison di Haute Couture più raffinate, di affiche disegnate da illustratori quali Cappiello, Dudovich e Metlicovitz e di vetri artistici realizzati da Emile Gallé e dai fratelli Daum.



LA BELLE ÉPOQUE. L’ARTE NELLA PARIGI DI BOLDINI E DE NITTIS

A cura di Francesca Dini e Davide Dotti

25 gennaio 2025 – 15 giugno 2025

Dal 25 gennaio al 15 giugno 2025, Palazzo Martinengo a Brescia ospita una imperdibile mostra, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e della Fondazione Provincia di Brescia Eventi, dedicata agli Italiens de Paris, ovvero artisti quali Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Antonio Mancini e Vittorio Corcos, che vissero e lavorarono a Parigi nell’ultimo quarto del XIX secolo, durante la cosiddetta Belle Époque, quando la capitale francese era il centro propulsore dell’arte a livello mondiale.

Con questo appuntamento, l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo festeggia il suo decimo anniversario di attività; una Belle Époque bresciana che, in un solo decennio, ha portato oltre 520.000 persone a visitare le sue proposte, allestite nelle sale dello storico palazzo cinquecentesco nel cuore della città.

L’esposizione, curata da Francesca Dini e Davide Dotti, presenta una selezione di 80 capolavori, per lo più provenienti da raccolte private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, le Raccolte Frugone di Genova e il Museo Civico di Palazzo Te di Mantova, che Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos e Mancini eseguirono durante il periodo trascorso a Parigi. Nella capitale francese questi pittori italiani si affermarono, conquistando i più raffinati collezionisti dell’epoca, immortalando le brulicanti piazze parigine, gli amplissimi boulevard, gli eleganti interni borghesi, gli affollati caffè e i teatri, cogliendo la figura femminile nella quotidianità e nei momenti privati, divenendo così i cantori della vita moderna.

Il periodo che va sotto la definizione di Belle Époqueè durato poco meno di quarant’anni, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, caratterizzato da un tumultuoso sviluppo e da una incrollabile fede nel progresso, da prodigiose scoperte scientifiche, dalla nascita del turismo di massa e dal grande fulgore dei teatri e dei giornali a stampa.

Parigi divenne il fulcro di questo particolare momento storico, vero laboratorio letterario e artistico, centro propulsore dell’arte contemporanea, vista da molti pittori italiani della seconda metà del secolo XIX come tappa obbligata per arricchire la propria formazione e imprescindibile occasione di aggiornamento culturale e come obiettivo da raggiungere, trampolino di lancio per ottenere guadagni e successo.

I nostri “Italiani di Parigi”, così etichettati dal critico d’arte Diego Martelli, si muovono sulla scena parigina a partire dal 1870 con grande agilità, imponendosi all’attenzione internazionale, inventando il genere pittorico della tranche de vie, come nel caso di De Nittis e di Boldini che dipingono momenti della vita parigina colti sul vero, lungo i boulevard, o nell’intimità di giardini privati e di salotti esclusivi, oppure lasciandosi sedurre dal linguaggio impressionista, come Federico Zandomeneghi che contribuisce a fare della donna parigina una icona di moderna femminilità.

Il percorso espositivo, organizzato per sezioni monografiche dedicate a ciascun autore, si apre con le esperienze di Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini.

Giuseppe De Nittis, il cui soggiorno nella capitale francese s’interruppe tragicamente nel 1884 con la sua morte a soli 38 anni, ha celebrato i riti della vita moderna, esaltando il vivere borghese dei salotti parigini, ma anche ritraendo en plein air, con un vedutismo nuovo e personale, gli angoli più pittoreschi ed eleganti di Parigi, come quelli dei suoi parchi e giardini (Al laghetto del giardino del Lussemburgo, 1877) dove s’incontrano amazzoni e cavalieri, dame eleganti a passeggio o in conversazione sulle panchine (Sulla panchina agli Champs-Élysées, 1875). La rassegna non manca di dare conto delle opere dedicate all’amata moglie Leontine (Léontine che pattina, 1875) e quelle che evidenziano la sua fugace adesione all’impressionismo, con Boulevard Haussmann a Parigi (1877) e Campo di neve (1880). A questi lavori, De Nittis alterna un nuovo slancio creativo, che lo porta a sperimentare tecniche pittoriche come l’acquerello e il pastello (Ritratto di signora in giardino, 1882), e a indagare con inediti tagli visivi angoli diversi di Parigi.

Giovanni Boldini giunge a Parigi nel 1871 con un bagaglio di esperienza decennale trascorsa tra le fila dei macchiaioli. Nella capitale francese si uniformò allo stile alla moda in quegli anni, quello che aveva nel pittore francese Ernest Meissonier e soprattutto nello spagnolo Marià Fortuny dei modelli cui guardare e ispirarsi. Nel giro di pochi mesi, tuttavia, Boldini intraprese una propria strada autonoma che lo portò a creare, insieme a Giuseppe De Nittis, il nuovo genere pittorico della tranche de vie che, pur mantenendo una certa riconoscenza alle lezioni degli artisti precedenti, risultò fortemente influenzata dal fascino della metropoli che Boldini ritrasse con il suo stile nervoso e sensuale. Di questa fase, a Brescia vengono esposte alcune opere di grande importanza, come L’ultimo sguardo nello specchio (1873), Berthe esce per la passeggiata (1874), o l’acquerello Al parco (1872).

Sul finire degli anni Settanta dell’Ottocento il linguaggio di Boldini si evolve per appropriarsi di una spazialità più ampia, di una più disinvolta mobilità del segno nel tentativo di cogliere una modernità più attuale, ma per sua stessa natura più sfuggente e instabile, dipingendo pagine di giornalismo pittorico in cui esprime lo spirito del tempo e il suo amore per la città. Nelle immagini di quella realtà urbana, il senso dell’evoluzione stilistica del ferrarese in direzione di una libertà prorompente del segno è chiaramente percettibile, come dimostrano le tele Carro con cavalli alla Porte d’Asnières (1887) e Alle Folies Bergère (1885).

La mostra a Palazzo Martinengo si sofferma anche ad analizzare la carriera ritrattistica, suo genere pittorico prediletto, attraverso il quale lascerà un segno indelebile nel suo tempo, divenendo il più raffinato interprete della “femminilità suprema” e della “pariginità” della donna moderna. Sul finire del secolo Boldini perfeziona il ritratto mondano nel segno di una eleganza estrema che tende ad astrarre il personaggio raffigurato in una dimensione a parte, ma che risulta così inserito nello spirito del tempo da divenirne emblema e icona. Ne sono un esempio, tra gli altri, gli splendidi ritratti di Miss Bell (1903), La passeggiata al Bois de Boulogne (1909) e Ritratto della principessa Radziwill, 1910.

Ad arricchire la schiera degli Italiens de Paris, giunge nel 1874, il veneziano Federico Zandomeneghi, con alle spalle l’avanguardia macchiaiola grazie alla quale si è consolidato come pittore di figura e si è cimentato anche nella pittura di paesaggio en plein air. Già nel 1876, le sue prove pittoriche rivelano un’apertura verso l’impressionismo che si traduce nei primi anni ottanta in straordinari capolavori come Al caffè Nouvelle Athènes (1885), Visita in camerino (1886), Place du Tertre (1880), Il tè (1892); in queste opere, Zandomeneghi predilige i temi tratti dalla realtà urbana e domestica contemporanea e dà vita ad una sorta di “moderno umanesimo”, equidistante dall’arte di puri valori degli impressionisti maggiori e dalla vena narrativa dei naturalisti.

La mostra si completa, ripercorrendo le vicende artistiche di due autori quali Antonio Mancini che, con i suoi scugnizzi napoletani, commuove e incanta per il suo eccezionale virtuosismo pittorico (Scugnizzo con chitarra, 1877; Il piccolo Savoiardo, 1877), e Vittorio Corcos, qui presente con alcuni dei suoi capolavori più famosi (Le istitutrici ai Campi Elisi, 1892; Messaggio d’amore, 1889; Neron Blessé, 1899) capaci di trasmettere la felicità di un’epoca, segnata dal trionfo dell’eleganza e del lusso, in una Parigi, città mitizzata, sognata e agognata in ogni luogo del pianeta. A questo elenco, non potevano mancare alcune prove della sua perizia nel genere del ritratto.

Oltre ai dipinti, a Palazzo Martinengo sarà possibile immergersi nel clima artistico e culturale della Belle Époque grazie alla selezione di elegantissimi abiti femminili, prodotti nelle Maison di Haute Couture più raffinate, che divennero luoghi di ritrovo esclusivi dell’alta società, di affiche che pubblicizzavano i locali alla moda, cabaret, le prime automobili, i quotidiani, spettacoli teatrali e grandi magazzini, disegnati da illustratori quali Cappiello, Dudovich e Metlicovitz e di vetri artistici dai decori ispirati alla natura, impreziositi da smalti, dorature e incisioni, realizzati da Emile Gallé e dai fratelli Daum per arredare le case della ricca borghesia.

L’Associazione Amici di Palazzo Martinengo devolverà l’1% del ricavato della biglietteria a Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro con l’obiettivo di sostenere la migliore ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori femminili.

Catalogo Silvana Editoriale.


LA BELLE ÉPOQUE.
L’arte nella Parigi di Boldini e De Nittis
Brescia, Palazzo Martinengo (via dei Musei 30)
25 gennaio – 15 giugno 2025
 
A cura di Francesca Dini e Davide Dotti
 
Orari di apertura
mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 9.00 alle 17.00;
sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 20.00
lunedì e martedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra
 
Aperture straordinarie:
domenica 20 aprile (Pasqua); lunedì 21 aprile (Pasquetta); 25 aprile; 1° maggio; 2 giugno.
 
Biglietti (audioguida inclusa):
Intero €15,00;
Ridotto €13,00 (gruppi superiori alle 15 unità, minori di 25 e maggiori di 70 anni, studenti universitari, soci Touring Club con tessera, soci FAI con tessera, insegnanti, persone con disabilità);
Ridotto scuole €6,00;
Ridotto speciale famiglia €38,00 (valido per l’ingresso di 2 adulti e fino a 2 bambini, fino ai 14 anni oppure per 1 adulto e fino a 3 bambini, fino ai 14 anni)
Gratuito minori di 6 anni, un accompagnatore per disabile, giornalisti con tesserino, guide turistiche, due insegnanti per scolaresca, un accompagnatore per gruppo di adulti.
 
Visite guidate gruppi (min 15 – max 25 persone)
€85,00 per gruppi di adulti;
€45,00 per le scuole
La prenotazione è obbligatoria per tutte le tipologie di visita guidata; T. 392.7697003 – gruppi@amicimartinengo.it
 
Informazioni: mostre@amicimartinengo.it | www.mostrabelleepoque.it | T. 392.7697003
 
Prenotazioni scuole e gruppi: mostre@amicimartinengo.it | T. 392.7697003
 
Facebook – Amici Palazzo Martinengo
Instagram@amicimartinengo
 
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Per Martina Galletta “Di questi tempi, l’ignoranza è un reato”

Lo scorso gennaio, in concomitanza della Giornata della Memoria, è uscito il nuovo romanzo di Martina Galletta, “Giuditta – il ghetto di Roma, la dittatura fascista, la Resistenza“, pubblicato con Infinito Edizioni. Una storia forte, ambientata nella Roma degli anni della Seconda guerra mondiale, che vede protagonisti Giuditta, una ragazzina ebrea, e Libero, un operaio comunista, legati da una forte amicizia.

Tramite loro, nel romanzo, vengono affrontate tante tematiche diverse: la questione ebraica, le differenze sociali, politiche ed etiche tra le varie classi operaie e borghesi, la povertà, il ventennio fascista, l’occupazione nazista, le operazioni nascoste della Resistenza, la tanto temuta e occultata omosessualità femminile” spiega l’autrice.

Il romanzo, il secondo per Martina Galletta, è uscito nell’anno dell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, che per l’Italia, che per molti altri paesi, ha significato un vero e proprio spartiacque, diventando una Repubblica Democratica che ha inserito nella sua stessa Costituzione la tutela delle libertà, il diritto all’uguaglianza ed il ripudio per la guerra. “Giuditta – il ghetto di Roma, la dittatura fascista, la Resistenza” è una storia che oggi appare decisamente attuale, nella quale l’autrice inserisce un messaggio importante: la cultura è uno strumento fondamentale per evitare di ricommettere gli stessi errori del passato.

di Alessia Piccioni

CHI È MARTINA GALLETTA
Attrice, musicista e scrittrice milanese. Dopo l’Accademia di recitazione Paolo Grassi lavora al cinema, in televisione e nei più prestigiosi teatri italiani. Da sempre interessata alla storia, alla politica e alla complessità dei rapporti umani, nel febbraio del 2022 pubblica con Infinito Edizioni la sua prima opera, La Dimora degli Dèi, ambientata nel 1938. Questo è il suo secondo romanzo.

Di cosa parla il tuo ultimo romanzo “Giuditta – il ghetto di Roma, la dittatura fascista, la Resistenza”?

È una storia nella Storia. Il legame tra Giuditta, una ragazzina ebrea e Libero, un giovane operaio comunista, sopravvive a due conflitti mondiali. I due protagonisti affronteranno prove durissime, esperienze al limite della sopportazione, ma con uno sguardo coraggioso e aperto al futuro.

Un universo di personaggi li accompagnerà in questo viaggio.
Tramite loro, nel romanzo, vengono affrontate tante tematiche diverse: la questione ebraica, le differenze sociali, politiche ed etiche tra le varie classi operaie e borghesi, la povertà, il ventennio fascista, l’occupazione nazista, le operazioni nascoste della Resistenza, la tanto temuta e occultata omosessualità femminile.
Roma, protagonista indiscussa, accoglie tutte queste storie con il suo abbraccio schietto, affettuoso e feroce.

Come per il precedente, de “La Dimora degli Dèi”, hai ambientato la storia negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Perché hai fatto questa scelta?

È un periodo storico che mi ha sempre affascinata, una concatenazione di avvenimenti che ha stravolto l’Italia e il mondo come un ciclone incontrollabile.
Sono sempre stata interessata alla politica e non ho potuto fare a meno di notare, purtroppo, un’inquietante similitudine coi tempi che stiamo vivendo.

Qual è la forza dei due protagonisti, Giuditta e Libero? Qual è il messaggio che vorresti arrivasse a chi legge?

La loro forza è la cultura, il costante e strenuo interesse per l’attualità e le vicende del Paese. In un periodo storico in cui la peggiore e più efficace arma politica era mantenere il popolo in uno stato di ignoranza e passività, il tentativo dei due giovani di dipanare le complesse menzogne dello Stato si erge come ultima, vera risorsa.
Come dice Reuben, il padre di Giuditta: “Di questi tempi, l’ignoranza è un reato”.

Un’altra loro prerogativa imprescindibile è l’empatia, unico scudo contro la violenza cieca e brutale del regime fascista.
Il messaggio che vorrei arrivasse ai lettori è quasi un monito: le guerre del passato devono essere ricordate, perché la ciclicità di questi eventi si ripercuote inesorabilmente sul nostro presente. Un appello allo studio, alla coscienza civile, alla partecipazione sociale.

Il 2 settembre 2025 saranno 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Molti dei sopravvissuti sono oggi molto anziani o non ci sono più. In base alla tua esperienza e a ciò che vedi, come vengono ricordati oggi quegli anni? Cosa possiamo fare per mantenere viva la memoria storica?

Lavorando al romanzo ho dovuto studiare per mesi sia in biblioteca sui libri di storia, sia intervistando persone che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, il periodo allucinato di quegli anni. La memoria implica curiosità. E la curiosità è qualcosa di attivo, di vibrante, di necessario. Possiamo studiare la Storia con qualsiasi mezzo, liberandoci delle nostre sovrastrutture ideologiche e analizzando la realtà dei fatti. I fatti parlano da soli, da qualsiasi prospettiva li si analizzi. Bisogna cercare, cercare sempre.

In molti oggi sembrano conoscere gli eventi del passato solo attraverso libri, film o serie tv, e non dai libri di storia. Cosa pensi di questa cosa?

Penso che qualsiasi forma artistica culturalmente valida sia da apprezzare e promuovere. Penso anche che la reale forma di “non passività” sia legata alla rielaborazione legata alla cultura e alla creazione di un pensiero critico. E questo si può sviluppare solo grazie alla lettura e alla conoscenza dei testi e delle testimonianze dell’epoca.
Credo molto anche alla creazione di una coscienza critica legata all’attualità. E questo richiede studio, scetticismo, indagine. Siamo perennemente distratti dai social media, che suggeriscono ad ognuno il pensiero che dovrebbe avere. Ribelliamoci.

Nata a Milano, oggi sei attrice, musicista e scrittrice. Quanto e cosa ritroviamo di te e del tuo vissuto nei tuoi lavori? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio lavoro di attrice, professione da ormai svolgo da vent’anni, prosegue sia in teatro che al cinema. Sono in tournée con uno spettacolo scritto e diretto dal regista Luciano Melchionna, Fisica/Mente, un monologo intenso e commovente che esplora il mondo della disabilità. Essere sola in scena è una responsabilità enorme, sia dal punto di vista artistico sia per la delicatezza dei temi trattati.

Di recente è uscito il mio nuovo film, Sinapsi, diretto da Mario Parruccini, in cui il mood recitativo cambia completamente: interpreto Gemini, una hacker punk senza scrupoli, al fianco di Beatrice Arnera e Nino Frassica. È stata una lavorazione particolarmente complessa per via delle tante scene di combattimento: infatti, due mesi prima del ciak iniziale, sono stata affiancata ad uno stuntman professionista. Una bella sfida.
La mia collaborazione con Infinito Edizioni, che tengo sempre a ringraziare, continua. Stiamo girando l’Italia con la presentazione di Giuditta, ma ho già in cantiere varie idee per il mio terzo romanzo.

Scrivere è diventa una parte fondamentale della vita.
Non riesco più a immaginarmi senza un testo su cui lavorare, un’idea da sviluppare, personaggi che si palesano e diventano vivi davanti i miei occhi.
Ho già scritto anche svariati copioni teatrali e sceneggiature e, chissà, un giorno Giuditta potrebbe anche diventare un film!
Essere un’attrice ha condizionato molto il mio modo di scrivere. “Vedere” i personaggi nascere, immaginare in modo registico le loro azioni ma anche i profumi, l’immensità del cielo di Roma, il calore di un neonato tra le braccia.
Muovere l’azione drammaturgica come una macchina da presa, prima un campo lungo, improvvisamente un primo piano, una concretezza che deriva direttamente dal mio lavoro.
Alcuni capitoli, l’epilogo sicuramente, sono arrivati in sogno. Ringrazio con tutto il cuore chiunque me li abbia “mandati”.


Informazioni di contatto
Alessia Piccioni
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Critica a una società che perde la speranza della benevolenza

L’artista reinterpreta il sacrificio di Cristo alla luce di eventi recenti come guerre e pandemie. L’opera ricorda in alcuni tratti l’iconografia della sacra sindone, ma se ne discosta profondamente per il significato

“Dio è Morto”, la scultura monumentale di Matteo Mauro critica di una società che perde la speranza della benevolenza

A fine anni ’60 Guccini cantava la provocatoria “Dio è morto”, canzone di denuncia che raccontava il senso di sfiducia in una società che stava cambiando e si stava mettendo in discussione. Un sentimento che in molti sentono ancora molto attuale, e che Matteo Mauro, artista contemporaneo, tra i massimi esponenti italiani di arte generativa a livello mondiale, ha reso tangibile nell’opera “God is Dead”, Dio è Morto, una scultura realizzata in marmo di Carrara, iniziata nel 2021 e terminata nel 2025, e fotografato da Nicola Majocchi, che lavorò come assistente del leggendario fotografo Irving Penn a New York.

Una vera opera monumentale, con misure imponenti: 185 x 68 x 40 cm. Scolpita a mano, utilizzando le macchine solo per la sgrossatura, la rappresentazione allude ad un Cristo non più vitale ma in uno stato di decadimento ed erosione. Non più ricoperto da una pelle ancor fresca sotto la sindone, ma un uomo che, morto, rivela la sua eredità ossea. Crolla l’immagine del Dio.

L’opera potrebbe essere accostata al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, di cui ricorda non solo il soggetto, ma anche i panneggi, le trasparenze del velo sul volto e la posizione. Se, però, Sanmartino con questa scultura guardava alla salvezza e al riscatto dell’umanità attraverso la sofferenza di Cristo, nel lavoro di Matteo Mauro troviamo disillusione per il futuro della società, che si allontana sempre più dalla fede per scivolare verso la brutalità, l’odio e l’indifferenza.

Negli anni della sua creazione, anni di pandemie, guerre ed una continua perpetrazione del concetto dell’odio sociale, l’artista vive un continuo processo di perdita della speranza di benevolenza e di una umanità che si muove verso la sua redenzione. Il sacrificio di Cristo quindi è vano, insieme al suo messaggio, il suo sogno di rinascita. Un’attesa risurrezione, che qui non avviene, ma che è sostituita da una decomposizione.

La scultura si posiziona, secondo l’artista, in una società che sempre più si distacca, non dal Dio, ma dalla sua parola, ed anche dove questa persiste, in modo formale, al contrario si nega nella realtà delle azioni pratiche. Un mondo quindi non positivamente secolare, ma negativamente perso nella sua brutalità. Un mondo lontano dall’ambita provvidenza.

Questa scultura evidenzia il problema e le implicazioni di una società in cui la frase “Dio è morto” risuona con inquietante rilevanza. Affrontando la profonda solitudine e l’isolamento in assenza di intimità divina, offre una potente critica della visione moderna della vita, dei comportamenti sociali e della falsa spiritualità dell’uomo e del potere contemporaneo.


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