Insieme all’imponente iniziativa di tutela che restituirà il Cavallo colossale di Canova alla città di Bassano del Grappa, operazione promossa e organizzata dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Veneto e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni“, e il Main sponsor Venice in Peril Fund, il 2025 dei Musei Civici sarà inoltre scandito da due imperdibili appuntamenti espositivi dedicati all’arte italiana ed europea.
IL 2025 AI MUSEI CIVICI DI BASSANO DEL GRAPPA
In primavera, dal 31 maggio al 7 settembre 2025, le sale espositive del Museo Civico avranno il piacere di ospitare la retrospettiva antologica che, in occasione del centenario della nascita, celebra l’opera di uno dei più importanti artisti veneti del secondo Novecento: Pompeo Pianezzola (1925 – 2012). La mostra Pompeo Pianezzola. 1925-2012 , a cura di Nico Stringa, intende infatti ricostruire l’intera parabola creativa di questo protagonista indiscusso dell’arte ceramica che fu anche artista a tutto tondo: grafico, designer e straordinario esponente dei contesti delle neoavanguardie.
“La cultura è uno strumento straordinario. È sapere, è condivisione ed è il miglior biglietto da visita per un territorio che vuole continuare ad aprirsi e farsi conoscere al mondo” afferma il Sindaco di Bassano del Grappa Nicola Ignazio Finco. “Il restauro del Cavallo Colossale di Antonio Canova, la retrospettiva dedicata a Pompeo Pianezzola e la grande mostra dedicata a Giovanni Segantini, idealmente collocata nell’ambito dell’appuntamento internazionale che attende l’Italia, e in particolare il Veneto e la Lombardia: Milano Cortina 2026, sono significativi esempi del nostro impegno nello sviluppo di progetti e di relazioni con realtà, sia pubbliche che private, pronte a sostenere la cultura.”
Segantini, Ave Maria a trasbordo
A partire dall’autunno di quest’anno, dal 25 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026, la grande pittura europea tornerà infatti protagonista al Museo Civico di Bassano con una mostra di alto profilo scientifico dedicata ad uno dei massimi esponenti del Divisionismo italiano: Giovanni Segantini (1858-1899). Curata da Niccolò D’Agati e realizzata grazie al sostegno del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco, l’esposizione Giovanni Segantini ricostruirà la parabola del maestro attraverso un’eccezionale e inedita rilettura della sua pittura in confronto all’arte coeva, avvalendosi di importantissimi prestiti nazionali ed internazionali e di un percorso suggestivo che ci condurrà sulle orme del grande artista da Milano alla Brianza alla Svizzera, lungo le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera.
“Gli appuntamenti di grande rilievo della nuova stagione dei Musei Civici di Bassano confermano il ruolo che la nostra città riveste in ambito culturale nel panorama nazionale e internazionale” dichiara Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del Grappa. “La mostra attualmente in corso dedicata a Brassai, la retrospettiva estiva dedicata a Pompeo Pianezzola e, da ottobre, la grande esposizione dedicata a Giovanni Segantini, sono la testimonianza di quello che sarà il nostro impegno per i prossimi anni nella creazione di sinergie e nella valorizzazione del nostro patrimonio.”
Pianezzola, Paesaggio
“La programmazione 2025 procede secondo linee di ricerca che alternano affondi sulla grande arte internazionale ad un attento lavoro di recupero e valorizzazione del ricco patrimonio artistico bassanese: dai due appuntamenti espositivi dedicati ad uno dei massimi esponenti della grande pittura dell’Ottocento e ad uno dei protagonisti dell’arte ceramica del secondo Novecento – Giovanni Segantini e Pompeo Pianezzola –, fino al restauro di uno dei capolavori perduti di Antonio Canova, che dopo oltre cinquant’anni di oblio potrà finalmente tornare ad essere ammirato da tutti.” conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
“Oculus-Spei,” l’installazione multimediale interattiva di Annalaura di Luggo (presentata in anteprima al Pantheon di Roma nell’ambito della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità nei Musei) è promossa da Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Romacon il patrocinio morale del Giubileo, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Giustizia.
L’intervento installativo a cura di Ivan D’Alberto, con il coordinamento scientifico di Gabriella Musto prende spunto dall’affermazione «Spes non confundit» ovvero «La speranza non delude» che apre la bolla papale del Giubileo del 2025.
Annalaura di Luggo Oculus-Spei Installazione multimediale interattiva Pantheon-Roma: Presentazione del catalogo Mercoledì 19 febbraio ore 18.30
Con “Oculus-Spei” Annalaura di Luggo offre un’esperienza immersiva fondata sulla simbologia della luce che idealmente è associata a quella proveniente dall’oculus del Pantheon. È una luce che apre il cuore, trasforma e trasfigura chi la accoglie e svela una nuova condizione interiore. Questo elemento simbolico è il filo conduttore dell’intero percorso espositivo e guida il visitatore in un viaggio che culmina nella scoperta di sé.
Queste tematiche sono centrali nella ricerca artistica di Annalaura di Luggo, che da sempre rappresenta gli occhi come porte dell’anima.
Il percorso si sviluppa attraverso cinque Porte Sante ideali su cui bussare concretamente.
L’interazione segna le tappe che il fruitore è invitato a compiere attraverso l’incontro con persone con disabilità provenienti dai 4 angoli del mondo. Sono figure che non comunicano attraverso le parole, ma sono il viatico di un’energia luminosa che diventa voce e linguaggio.
In “Oculus-Spei,” la luce non è solo un elemento estetico, ma un ponte tra le diversità, un mezzo per rendere ciascuno protagonista di un viaggio interiore in cui il confine tra chi osserva e chi è osservato si dissolve, rendendo tutti parte di un’unica esperienza umana che celebra il valore dell’inclusione.
Il viaggio culmina nella quinta porta, quella del Carcere di Rebibbia, scelta da Papa Francesco come Porta Santa aggiuntiva del Giubileo. Qui il visitatore non è più solo spettatore, ma viene coinvolto in un’esperienza interattiva. Un sistema tecnologico di telecamere in real time proietta l’osservatore nella scena ponendolo di fronte a sé stesso e dietro delle sbarre. Quelle sbarre non rappresentano solo una reclusione fisica, ma sono anche gabbie interiori che limitano la nostra esistenza: paure, pregiudizi, ostacoli invisibili che ci rendono prigionieri.
Anche in questo caso ad essere protagonista un raggio di luce che colpisce l’osservatore “liberandolo”. Lentamente la luce entra nello spazio, dissolve le sbarre e scioglie quel senso di prigionia.
In questo spazio trasformativo, il fruitore diventa parte attiva di un percorso di riscatto che lo conduce a una nuova consapevolezza. La luce, che accompagna l’intera esperienza di Oculus-Spei, qui si manifesta nella sua funzione più profonda: non solo illumina, ma trasfigura e libera, rendendo visibile la possibilità di una speranza concreta.
Ivan d’Alberto (curatore di Oculus Spei) ha detto: «“La speranza non delude” così apre la bolla papale per il Giubileo, ed è da qui che riparte il progetto di Annalaura di Luggo. L’artista concepisce cinque porte interattive che offrono un viaggio di speranza. Pur avendo una matrice cristiana l’intervento va riletto anche in chiave laica, perché la speranza appartiene all’Arte. Oculus-Spei è, infatti, una lente d’ingrandimento sul valore dell’Arte intesa sia come “sguardo” critico dissolvente, che con lucidità disvela le molteplici contraddizioni del reale, sia come “sguardo” rinnovato che può aprirci la vista interiore a possibili orizzonti».
Il volume “Oculus-Spei” è pubblicato da Sala Editori ed è a cura del teorico e storico dell’arte contemporanea Ivan D’Alberto. Contiene immagini e informazioni riguardanti gli studi, la realizzazione e l’installazione dell’opera presso il Pantheon.
Oltre al testo del curatore sono presenti i contributi di Luca Mercuri, Dirigente delegato dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, di Mons. Daniele Micheletti Arciprete Rettore della Basilica di Santa Maria ad Martyres, di Mons. Lucio Adrian Ruiz Segretario del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, di Stefano Lanna, Dirigente di Gabinetto Ministero della Cultura, di Davide Vincent Mambriani, Incaricato per gli Affari Culturali del Giubileo 2025, di Vincenzo Falabella, Presidente FISH Ets e di Gabriella Musto, Coordinamento scientifico della mostra.
La presentazione del catalogo sarà accompagnata da una meditazione musicale con improvvisazioni organistiche su temi di canto gregoriano a cura di Davide Vincent Mambriani.
L’evento è stato realizzato anche con il contributo di Pictet Asset Management una società digestione patrimoniale indipendente che lavora sinergicamente con il gruppo Intesa Sanpaolo.
Annalaura di Luggo – Biografia dell’artista
Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Il suo percorso si muove prevalentemente tra ricerca multimediale, fotografia, video e regia. Le sue opere e le sue installazioni sono realizzate attraverso la fusione di tecnologia e manualità e dialogano con il fruitore che è spesso protagonista dell’azione. Questo è portato a riflettere su questioni sociali e ambientali. Annalaura di Luggo ha affrontato temi come i diritti umani (“Never Give Up”, Carcere Minorile di Nisida; “Human Rights Vision” per la Fondazione Kennedy di New York), la cecità (“Blind Vision” presentato alle Nazioni Unite ed al Consolato Italiano di New York), il mondo animale (“Sea Visions / 7 punti di vista”), la natura e la biodiversità (“Genesis” per la 58ma. Biennale di Venezia). Il progetto, denominato Napoli Eden, con l’utilizzo di alluminio riciclato per la costruzione di quattro grandi installazioni pubbliche site-specific ha incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità nel capoluogo campano, ispirando la realizzazione del docu-film “Napoli Eden”, diretto da Bruno Colella, che ne racconta il processo creativo. “Napoli Eden” si è qualificato in consideration agli Oscar 2021 per la categoria Best Documentary Feature. L’alluminio riciclato e la monumentalità sono presenti anche nell’intervento installativo in “Collòculi > We Are Art”, una grande iride scultorea capace di trasmettere contenuti multimediali ed immersivi. Il lavoro è stato presentato in anteprima presso la Fondazione Banco Napoli del capoluogo campano e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli | MANN. Le fasi di realizzazione di Collòculi sono il focus del documentario “We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Il documentario si è qualificato per la “Consideration” agli Oscar 2023, nella categoria Best Documentary Feature e Best Song. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paul Laster, Stephen Knudsen, Rajsa Clavijo, Timothy Hardfield, Paco Barragán, Stefano Biolchini, Hap Erstein, Francesco Gallo, Irene Galuppo, Aldo Gerbino, Giulia Gueci, Marcello Palminteri, Demetrio Paparoni, Gabriele Perretta, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più recenti si ricordano: “Multum animo vidit” presso il PAN-Palazzo delle Arti, Napoli; “Oscurità e sommersione”, presso il Complesso Monumentale dello Steri a Palermo; “Collòculi / Intro-Spectio”, Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano; Collòculi @Pompeii, Parco Archeologico di Pompei. Il suo lavoro è trattato da numerose gallerie in Italia e all’estero, ed in particolare da JUS Museum / Arti Contemporanee (Napoli) che promuove le sue opere attraverso mostre pubbliche e private e nelle principali fiere d’arte. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo di Napoli, Museo del Carcere di Nisida), temporanee ed interattive (Nazioni Unite, New York; MANN Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Fondazione Banco Napoli, Napoli e Chieti; Salone Nautico Internazionale, Genova; Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano, Roma: Parco Archeologico di Pompei, etc.) volte a modificare la percezione dello spazio e le coordinate visive del reale.
Annalaura di Luggo / Oculus-Spei Installazione multimediale interattiva 3 Dicembre 2024 – 3 Marzo 2025 a cura di Ivan D’Alberto – coordinamento scientifico: Gabriella Musto mostra promossa da: Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma; Jus Museum Galleria d’Arte con il patrocinio morale del Giubileo e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Giustizia Info progetto:www.oculus-spei.it Pantheon | Piazza della Rotonda – Roma
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Da un’idea di Giorgia Rissone, in collaborazione con Jenny Hannuna, rinasce in una nuova sede Piano Terra, che inaugura, martedì 18 febbraio 2025 alle ore 18.00, con un intervento di Elisa Montessori. Un progetto-studio pensato per essere uno spazio dinamico di dialogo e di crescita, in cui l’arte diventa elemento di connessione.
Il progetto, nato nel 2023 come iniziativa temporanea, trova ora una sua collocazione stabile in Piazza Grecia a Roma, nel cuore del Villaggio Olimpico, in una posizione strategica, all’interno di un’area nota come Distretto del Contemporaneo, dove hanno sede importanti istituzioni dell’arte e della musica.
Piano Terra
Piano Terra: si consolida a Roma uno spazio per l’arte e la formazione.
A inaugurare la sua vetrina espositiva un intervento di Elisa Montessori.
Non si tratta solo di una nuova sede fisica, ma dell’apertura di un centro polifunzionale dove arte, creatività e comunità si incontrano. Piano Terra vuole essere un luogo aperto a tutti, non solo per chi vive e crea arte, ma anche per chi desidera avvicinarsi a un linguaggio universale capace di trasformare e arricchire la vita. È un invito a esplorare questo medium come strumento di conoscenza e di crescita personale e collettiva, dove la creatività diventa motore di ispirazione e sperimentazione.
Piano Terra si distingue per la varietà delle sue iniziative, che spaziano dalla formazione artistica agli interventi espositivi, con una particolare attenzione alla valorizzazione del territorio e alla promozione del dialogo culturale. Tra le attività principali:
Formazione: offre corsi e workshop, per tutti i livelli e le età, che abbracciano tecniche artistiche tradizionali e contemporanee.
Mostre ed eventi, progetti espositivi in collaborazione con artisti e curatori, pensati per stimolare nuove visioni e riflessioni.
Connessione: intrecciando relazioni con realtà locali e nazionali, al fine di valorizzare il patrimonio artistico e culturale attraverso iniziative condivise.
L’obiettivo è creare una proposta culturale che possa essere fruita in modi diversi: come esperienza creativa, come momento di approfondimento od occasione di scambio e confronto.
Lo spazio si configura come una sala ampia e luminosa, caratterizzata da grandi vetrate e un layout flessibile che lo rendono un luogo ideale per attività artistiche, educative e culturali.
All’esterno, una vetrina funge da elemento distintivo, caratterizzandosi come un’iniziativa autonoma: Project Window. Il nome richiama l’idea di uno spazio che coniuga la dimensione intima della creazione con un’apertura verso l’esterno, favorendo un dialogo costante tra dentro e fuori, tra artista e pubblico.
La programmazione della vetrina è concepita per ospitare interventi di artisti contemporanei, offrendo loro uno spazio di espressione e di dialogo con il territorio. Gli interventi si susseguono con cadenza bimestrale dando vita a una proposta dinamica e in continua evoluzione. Il progetto include anche momenti di incontro e workshop, creando occasioni di confronto e apprendimento con la comunità.
A inaugurare la vetrina di Piano Terra martedì 18 febbraio, sarà Ramo d’oro un lavoro inedito di Elisa Montessori, pensato appositamente per lo spazio. L’opera sarà accompagnata da un testo critico di Cecilia Canziani e sarà visibile al pubblico fino al 29 marzo 2025.
Opening: martedì 18 febbraio 2025, ore 18.00 – 21.00
Esposizione Project Window: Elisa Montessori, 19 febbraio – 29 marzo 2025
Orari di apertura: Lunedì, mercoledì e venerdì: 10.00-13.00 / 16.00-18.00 Sabato: 10.00-13.00 | Altri giorni su appuntamento
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
L’Artista che non c’era 2025: confermato anche quest’anno per l’artista/gruppo vincitore un tour di 10 date in 10 diverse città, mentre al vincitore della sez. Strumentale saranno garantite 3 partecipazioni a Festival o Rassegne nazionali.
L’ARTISTA CHE NON C’ERA 2025: PARTE LA NUOVA EDIZIONE DEL CONCORSO MUSICALE DEDICATO ALLA NUOVA CANZONE D’AUTORE
L’Artista che non c’era, l’ormai celebre concorso dedicato ai musicisti italiani ideato ed organizzato da L’Isola che non c’era giunge alla sua 22ª edizione.
Lo scopo preciso di questo evento a carattere nazionale è quello di valorizzare la musica italiana, i suoi compositori ed interpreti indipendentemente dalla lingua e dal genere proposto, dando la possibilità agli artisti di far conoscere il proprio progetto tenendo in forte considerazione – nella valutazione di ognuno – oltre al valore intrinseco dei brani proposti anche l’originalità, la capacità di scrittura, l’interpretazione e il potenziale impatto nelle performance live.
Il Premio è aperto a tutti gli artisti/gruppi senza nessun limite di età e il termine “canzone d’autore” deve essere inteso nella sua accezione più ampia, comprensivo delle molte sfaccettature e contaminazioni di cui si è arricchita questa forma d’arte e che negli ultimi anni ha avuto un’ulteriore accelerazione e completezza.
Il premio L’Artista che non c’era 2025 è suddiviso in due differenti categorie:
GENERALE, riservata a chi canta in italiano, dialetto o lingua internazionale
STRUMENTALE, riservato ai compositori che non utilizzano un testo per esprimere la propria creatività.
Leggi attentamente il regolamento e scarica il modulo di iscrizione per avere tutte le informazioni dettagliate sul concorso.
Le iscrizioni per la 22ª edizione scadranno il giorno 23 aprile 2025.
L’ARTISTA CHE NON C’ERA 2025:LA GIURIA
Quello che arriva a determinare i vincitori del premio L’Artista che non c’era 2025 è un percorso di ascolti e selezioni ormai consolidato da anni. Dopo un’iniziale selezione di tutti gli iscritti da parte della redazione de L’Isola, vengono individuati i progetti più interessanti (40 per la sez. Generale + 10 per la Strumentale) che passeranno al vaglio di tutti i redattori, corrispondenti e collaboratori della rivista che individueranno i 20 artisti/gruppi per la sez. Generale e 5 per quella Strumentale.
Da quel momento il percorso si fa ancora più interessante e certamente unico in Italia. Infatti, il materiale sarà inviato ad un Giuria di Qualità esterna e a tutti gli ex-vincitori del Premio, che avranno due settimane di tempo per indicare i 10 nomi che riterranno più validi per la Generale + 2 nomi per la Strumentale.
Si verrà così a formare un corposo gruppo di ascolto formato da circa 200 tra artisti e addetti ai lavori che per professione, collaborazioni, esperienza, rappresentano al meglio la filiera del settore musicale, da cui verranno scelti i 10 finalisti che suoneranno live alla finalissima che si terrà come sempre nella prestigiosa sede del CPM – Music Institute di Milano (la scuola di musica creata e gestita fa Franco Mussida) + il vincitore della sez. Strumentale.
I PREMI DEL CONCORSO:TOUR DELL’ISOLA
Oltre alla consueta visibilità che verrà garantita ai vincitori ed ai partecipanti alla finalissima, anche per questa 22ª edizione, all’artista/gruppo vincitore della sez. “Generale” verrà garantita la partecipazione al TOUR DE L’ISOLA, un’iniziativa che prevede 10 date in 10 diverse città garantendo un contributo (omnicomprensivo) di euro 500 per ogni singola data.
Un’iniziativa nata da L’ISOLA e da una serie di locali sparsi in giro per l’Italia, uniti per dare voce e spazio al vincitore del Premio. Una cifra totale di 5.000 euro che ha come obiettivo quello di far circuitare l’artista/gruppo portandolo fuori dai propri contesti territoriali e farlo così conoscere meglio in altre zone d’Italia.
L’Artista che non c’era partecipa anche al Bando Nuovo Imaie (finanziato con i fondi ex art.7 Legge 93/92 e la cui graduatoria 2025 verrà comunicata solo ad inizio aprile) che prevede un contributo di 10.000 euro per la realizzazione di almeno 6 date, gestite da un’agenzia di booking professionale e scelto direttamente dall’artista/gruppo a cui verrà assegnato.
Venendo invece alla sezione “Strumentale“, anche per quest’anno all’artista/gruppo vincitore saranno garantite n. 3 partecipazioni a Festival o Rassegne di importanza nazionale, dove potrà esprimere al meglio il proprio percorso artistico.
Le location saranno scelte dopo aver individuato il vincitore e di conseguenza le situazioni più indicate per presentare ed esibirsi con le proprie caratteristiche. Una sezione, questa Strumentale, nata nove anni fa e in continua crescita.
L’ISOLA CHE NON C’ERA: LA STORIA
L’idea di far nascere un Premio all’interno delle attività de L’Isola che non c’era è figlia di una sincera voglia di condividere il talento che si muove nel bosco e sottobosco della musica italiana e che ha bisogno di spazi nuovi per respirare.
Accompagnato dall’intensa attività editoriale che L’ISOLA ha portato avanti fin dal 1996 – prima con una rivista cartacea (qui sopra alcune copertine) e poi con un sito rinnovato ed aggiornato quotidianamente (www.lisolachenoncera.it e vari social collegati) – il Premio L’Artista che non c’era è una manifestazione in cui è difficile inquadrare la tipologia di artisti/gruppi che si iscrivono.
Il motivo è da ricercare nella forte simbiosi che si rispecchia nei contenuti creati nell’attività quotidiana da un gruppo di collaboratori coeso e ramificato in tutta Italia.
I VINCITORI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI
Dalla prima edizione del 2004 fino alla scorsa edizione che ha visto premiata la cantautrice Ellen River, sono tanti i vincitori del Premio nelle varie sezioni, artisti e gruppi che spaziano per generi ed età diverse, provenienza geografica e formazioni live diverse, ed è particolarmente bello evidenziare come in alcune edizioni la vittoria sia andata ad artisti/e giovanissime, come Veronica Marchi (nel 2006), Erica Mou (nel 2009), The Crowsroads (nel 2016), Anna Castiglia (nel 2021) o, di contro, ad emergere siano stati artisti più navigati come Pino Marino (2004), Pilar (2005), Zibba (2011), Gabriella Martinelli (2018), giusto per dirne alcuni.
E anche per il 2025 si riparte. Per la ventiduesima volta.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Dopo più di cinquant’anni il capolavoro “perduto” dei Musei Civici di Bassano del Grappa tornerà a risplendere. Il modello in gesso del Cavallo colossale di Antonio Canova, una delle ultime imprese del genio di Possagno e certamente tra le più grandiose, oltre che unica al mondo per imponenza ed eccezionalità, riprenderà posto tra le sale del Museo Civico grazie ad un importante progetto di restauro. L’operazione è promossa e organizzata dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con il Segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Veneto e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”, e il Main sponsor Venice in Peril Fund.
ANTONIO CANOVA
CAVALLO COLOSSALE
IL RESTAURO
Salone Canova, Museo Civico di Bassano del Grappa, 1967-1969
“Siamo felici di dare ufficialmente avvio alla fase di realizzazione di questo importante progetto di recupero di uno dei tesori artistici più rilevanti della nostra città, una città la cui storia è profondamente legata al genio di Canova in quanto custode, assieme a Possagno, del più importante patrimonio canoviano al mondo” afferma il Sindaco di Bassano del Grappa Nicola Ignazio Finco. “Un progetto ambizioso reso possibile grazie all’attenzione del Ministero della Cultura, che ringrazio, e alla stretta collaborazione tra pubblico e privato, sempre più strategica per poter sostenere e valorizzare il mondo della cultura. Grazie dunque a Intesa Sanpaolo e a Venice in Peril Fund, che hanno creduto in questa operazione contribuendo alla ricomposizione di un’opera di indubbio valore, da troppo tempo trascurata, che potrà tornare ad essere ammirata ed apprezzata dai visitatori del nostro museo e dai tanti appassionati del genio di Antonio Canova nel mondo”.
Il Cavallo colossale fu realizzato da Canova tra il 1819 e il 1821 come modello per una scultura equestre in bronzo commissionata dal re di Napoli Ferdinando I (IV) di Borbone, e venne completato per la sola parte dell’animale alla sopraggiunta morte dello scultore, nell’ottobre del 1822.
Salone Canova, Museo Civico di Bassano del Grappa, fine ‘800
L’imponente opera si caratterizza per la dimensione colossale e la coloritura superficiale a finto bronzo, stesa per volere dello stesso Canova. Dopo la morte dello scultore, il Cavallo colossale in gesso, rimasto nello studio romano di via delle Colonnette assieme al modello per il monumento equestre a Carlo III di Borbone, fu donato da Giambattista Sartori Canova al museo di Bassano del Grappa, insieme a molte altre opere del fratello.
Il Cavallo prese presto posto nel salone canoviano, in dialogo con il Cavallo con il condottiero, modello per il monumento a Carlo III, collocato nel salone nord (l’attuale salone dedicato a Jacopo Bassano). Quest’ultimo andò quasi completamente perduto in seguito al bombardamento che colpì il museo il 24 aprile 1945.
Il Cavallo colossale , invece, rimase illeso e restò nel salone sud fino alla fine degli anni Sessanta quando, in vista di alcuni lavori strutturali alla sala, l’allora direttore Bruno Passamani decise di trasferire l’opera nei depositi, facendola sezionare in varie parti, con l’idea di ricollocarla in seguito in una posizione più adeguata. Questo proposito è rimasto disatteso e i numerosi frammenti vennero spostati più volte nel corso degli anni in diversi depositi, danneggiandosi ulteriormente. Solo la testa è stata preservata e mantenuta nel percorso espositivo del museo, a memoria dell’eccezionale valore storico-artistico dell’opera.
Il progetto di restauro del Cavallo colossale di Antonio Canova vuole finalmente restituire alla pubblica fruizione quello che a lungo è stato un simbolo delle collezioni bassanesi e del loro ricco patrimonio canoviano, un’opera straordinaria che presto potrà tornare a risplendere nella sua grandiosa interezza.
“Con questo intervento Bassano del Grappa conferma l’impegno e la determinazione dell’Amministrazione comunale a preservare e valorizzare l’inestimabile patrimonio artistico che, quasi due secoli fa, Giovan Battista Sartori Canova ha deciso di consegnare alla nostra città”, afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura. “Un patrimonio che, assieme a quello Dalpontiano, fa di Bassano del Grappa un centro culturale di rilevanza nazionale e internazionale”.
Il Progetto di fattibilità tecnica ed economica, redatto dallo Studio PRO. REST e approvato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, ha delineato un intervento del valore complessivo di € 340.500,00, di cui € 197.444,52 per progettazione esecutiva e lavori ed € 143.055,48 per somme a disposizione dell’Amministrazione Comunale.
“La Soprintendenza di Verona è stata coinvolta in questo importante progetto fin dall’inizio, per studiarne le criticità e opportunità di intervento, in un dialogo sempre costante con l’istituzione museale bassanese”, afferma il Soprintendente arch. Andrea Rosignoli. “Per questo meritevole intervento di recupero di un’opera canoviana unica al mondo, saremo impegnati non solo nell’esercizio dell’alta sorveglianza ai lavori ma, grazie alla collaborazione del Segretariato regionale per il Veneto, il Ministero della Cultura garantirà il proprio sostegno all’impresa con un contributo in conto capitale”.
Salone Canova, Museo Civico di Bassano del Grappa, 1926
Il progetto di restauro del colosso di gesso è supportato dal Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”, un programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio artistico del Paese, curato e promosso dal 1989 da Intesa Sanpaolo in collaborazione con gli enti ministeriali competenti in materia di tutela di beni culturali. Giunto alla ventesima edizione, il programma si avvale della curatela scientifica di Carlo Bertelli (dal 2000 e oggi curatore emerito), Giorgio Bonsanti (dal 2013) e Carla Di Francesco (dal 2019). In 36 anni di attività, sono oltre 2200 le opere riportate in pristinam dignitatem: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche più antiche fino alle soglie dell’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche.
“Proteggere il patrimonio artistico italiano è per Intesa Sanpaolo un impegno irrinunciabile che ha portato alla nascita, trentasei anni fa, del più importante programma di restauri a livello mondiale, realizzato in stretto dialogo con il Ministero della Cultura”, dichiara Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. “Restituzioni non poteva mancare oggi all’appuntamento con lo spettacolare Cavallo colossale di Antonio Canova, per dare nuova vita, grazie al lavoro dei restauratori, all’imponente scultura del grande artista, che sarà accolta anche nelle nostre Gallerie d’Italia di Milano per la prossima mostra autunnale. Crediamo doveroso contribuire, al fianco della Soprintendenza competente e dei Musei Civici di Bassano, insieme a Venice in Peril Fund, alla restituzione di un prezioso capolavoro d’arte del patrimonio veneto e dell’identità del Paese.”
Tramite una gara a procedura aperta, la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono stati ora affidati alla ditta Passarella Restauri Srl di Padova, in associazione temporanea d’impresa con lo studio R.S. Ingegneria di Padova.
Fondata a Padova nel 1978 da Giordano Passarella, la ditta Passarella Restauri Srl opera da circa cinquant’anni nel settore della conservazione e restauro d’opere d’arte e vanta una particolare esperienza sul patrimonio canoviano. Tra le campagne di recupero più significative si ricordano quella sul George Washington del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno in occasione della mostra Canova’s George Wasghington alla Frick Collection di New York; il restauro dei gessi canoviani conservati nel salone di Palazzo Papafava a Padova; i bozzetti canoviani in terracotta esposti alla mostra Sketching in Clay alla National Gallerie of Art di Washington e all’Art Institute di Chicago, e infine, nel 2021, la ricomposizione del gesso di Ebe di Antonio Canova conservato proprio al Museo Civico di Bassano del Grappa. Oltre agli inestimabili manufatti del patrimonio canoviano, l’azienda si è occupata del recupero di altre qualità di materiali come il restauro degli arazzi dai cartoni di Raffaello conservati al Museo di Palazzo Ducale di Mantova.
Lo studio R.S. Ingegneria di Padova, condotto da Stefano Secchi, Anita Roman e Alberto Fregonese, ha firmato importanti interventi di restauro strutturale conservativo nel campo dei beni architettonici e artistici di rilevante interesse artistico quali il Ponte di Rialto, la Scuola Grande della Misericordia e l’Ex Cinema Italia di Venezia, per citarne alcuni.
L’operazione ha preso avvio con la fase di studio preliminare dello stato conservativo dell’opera e dei suoi frammenti, suddivisa in una accurata ricognizione degli elementi storici e in un’analisi della struttura di sostegno originaria. Lo studio permetterà di approfondire la vicenda storica del manufatto e, soprattutto, di formulare la migliore metodologia di ricomposizione e di restauro dell’opera.
Inizialmente saranno realizzati tutti gli interventi necessari ai fini del consolidamento dei frammenti in gesso. I vari elementi, divisi in macrogruppi, verranno poi scansionati in 3D e riassemblati virtualmente: sulla base dei dati rilevati dalle scansioni, si potrà progettare, in collaborazione con lo studio R.S. Ingegneria, una nuova struttura di sostegno necessaria a sorreggere l’opera, a sostituzione di quella compromessa radicalmente dallo smontaggio degli anni Sessanta. La nuova struttura di sostegno si avvarrà di tecniche e tecnologie all’avanguardia, nel pieno rispetto dei materiali originali e, insieme a quattro aste metalliche di supporto, posizionate analogamente a quelle originarie, collaborerà alla statica del grande gesso. La progettazione delle strutture è stata pensata in previsione di future manutenzioni, e soprattutto ad eventuali prestiti e movimentazioni dell’opera.
A complemento del restauro si eseguiràla pulitura delle superfici dipinte e in gesso, il consolidamento delle stesse, il risarcimento delle lacune e il ritocco pittorico, sempre nel rispetto dei materiali costitutivi, utilizzando prodotti compatibili con il manufatto originale. Infine, il progetto include la costruzione di un basamento tecnologicamente avanzato che permetterà non solo di sostenere il grande gesso ma anche di isolarlo e proteggerlo dalle sollecitazioni dell’ambiente circostante, anche in caso di elevate sollecitazioni sismiche.
“La complessità progettuale ed esecutiva dell’intervento è ricca di stimoli e per noi di particolare interesse” afferma il restauratore Giordano Passarella di Passarella Restauri Srl. “La fragilità dell’opera, unitamente al suo valore artistico, storico e documentale, è per noi motivo di impegno e una sfida professionale unica nel suo genere”.
Il Main sponsor del progetto, Venice in Peril Fund è un ente benefico britannico che dal 1966 raccoglie fondi per la valorizzazione e il restauro di antichità, monumenti, edifici, archivi e opere d’arte nella città di Venezia e nei suoi dintorni. Fondata da Sir Ashley Clarke, allora Ambasciatore britannico in Italia, l’organizzazione ha unito storici dell’arte, curatori museali e restauratori di Gran Bretagna e Italia, con l’obiettivo di rispondere alle gravi difficoltà causate dalle inondazioni di quell’anno. Da allora, Venice in Peril Fund ha finanziato numerosi progetti di restauro, messa in sicurezza e manutenzione, promuovendo anche iniziative di ricerca e formazione, per proteggere il patrimonio culturale di Venezia e della regione, garantendo il suo futuro per le generazioni a venire. L’organizzazione continua ad affrontare le sfide contemporanee, lavorando in modo collaborativo con enti locali e internazionali per la salvaguardia del patrimonio culturale Veneziano.
“Questo progetto rappresenta un passo importante per Venice in Peril Fund, che si appresta a realizzare il suo primo intervento nella terraferma” dichiara Anthony Roberts, Vice Presidente Venice in Peril Fund. “Canova ha un significato particolare per il nostro ente, che ha avuto l’onore di restaurare il monumento a lui dedicato nella Basilica dei Frari a Venezia. Questa iniziativa offre anche l’opportunità di attrarre fondi internazionali, contribuendo alla tutela di un patrimonio che è parte della nostra storia condivisa”.
Venice in Peril Fund contribuisce inoltre alla documentazione dei lavori, supportando il Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa nella realizzazione di un video reportage che raccoglierà le testimonianze dei soggetti coinvolti nell’intervento e che seguirà le diverse fasi del restauro. I contenuti prodotti saranno veicolati nei canali di comunicazione digitale del Comune e dei Musei Civici di Bassano del Grappa, oltre che dei partner del progetto, per raccontare e aggiornare il pubblico sul ripristino di questo unico e impareggiabile capolavoro “perduto”.
Inoltre sarà possibile partecipare a delle dirette streaming su www.museibassano.it, dove tutti gli interessati potranno assistere a due fasi salienti e particolarmente significative dei lavori.
“Il progetto di restauro e ricomposizione del cavallo colossale di Canova non solo permetterà di recuperare alla fruizione una delle opere d’arte più preziose delle collezioni bassanesi ma, per complessità delle operazioni e il carattere innovativo delle metodologie applicate ad una struttura in gesso di queste dimensioni, rappresenta uno degli interventi di recupero del patrimonio artistico italiano più spettacolari e rilevanti degli ultimi anni” conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.
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Venerdì 14 febbraio 2025 è stata inaugurata al Museo civico del Risorgimentodel Settore Musei Civici Bologna la mostra Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale, a cura di Otello Sangiorgi,visibile fino al 23 marzo 2025.
L’esposizione del dipinto realizzato da Alfonso Savini (Bologna, 1838 – ivi, 1908) è l’occasione per approfondire la figura del soggetto ritratto – Emilio Putti (Bologna, 1840 – Massaua, 1885) -, valoroso combattente nelle guerre del Risorgimento, ufficiale dell’esercito, infine inviato in Africa come comandante del primo battaglione coloniale italiano.
L’opera è presentata per la prima volta al pubblico dopo un intervento di restauro conservativo che ha previsto come prima operazione una generale spolveratura sul recto e verso del dipinto, per proseguire con la revisione della vecchia vernice utilizzata sui vecchi ritocchi pittorici alterati e concludersi con la verniciatura finale nebulizzata sulla pellicola pittorica.
Alfonso Savini (Bologna, 1836 – ivi, 1908) – Ritratto di Emilio Putti, 1883-1885 Olio su tela, cm 55 x 72 (con cornice intagliata in foglia d’oro a guazzo cm 84 x 91 x 10) Bologna, Museo civico del Risorgimento, inv. 2004 Dopo il restauro
Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale A cura di Otello Sangiorgi
15 febbraio – 23 marzo 2025
Museo civico del Risorgimento Piazza Giosue Carducci 5, Bologna
Inaugurazione venerdì 14 febbraio 2025 ore 18.00
Mostra promossa nell’ambito della rassegna Il secolo dei Savini
Emilio Putti, tenente colonnello dei Bersaglieri, è qui ritratto con l’alta uniforme ornata delle onorificenze ricevute: la medaglia al valore, la medaglia commemorativa delle campagne risorgimentali, due cavalierati e quella dell’Unità d’Italia che, conferita nel 1883, consente di fissare questa data come post quem del dipinto (il Putti morì di tifo a Massaua nel 1885).
Alfonso Savini eseguì il dipinto in anni in cui aveva ormai abbandonato la pittura di storia per indirizzarsi verso temi di genere. In questo ritratto ufficiale, realizzato con la raffinata sensibilità artistica, non troppo dissimile da quella di Luigi Busi, che già gli veniva riconosciuta dai contemporanei, il Savini punta sull’impressione naturalistica del volto e sulla dettagliata descrizione dell’uniforme, in cui si riconosce l’artista come “minuzioso riproduttore di particolari finemente osservati” (A. Gatti, 1896), tanto da realizzare un dettaglio iconografico assolutamente inconsueto: la sigaretta tra le dita del soggetto. La luce laterale, ma radente, illumina il viso e l’uniforme, resa con brillanti sfumature di colore, ed accentua la volumetria del corpo espressa dalla leggera torsione del busto del soggetto, con le mani mollemente appoggiate ad un bastone, durante la lunga posa del ritratto (C. Collina, 1993).
Il dipinto appartiene ad un nucleo donato al Museo civico del Risorgimento nel 1941 dagli eredi, che comprende anche documentazione di varia natura relativa al patriota e medico Marcello Putti (Bologna, 1837 – ivi, 1910), fratello di Emilio e padre dell’ortopedico Vittorio Putti (Bologna, 1880 – ivi, 1940). Emilio Putti fu anche pittore, ma è nota una sola opera documentata da una immagine, conservata in uno dei tre album fotografici che illustrano la produzione artistica e architettonica a Bologna nella seconda metà del XIX secolo, raccolti da Raffaele Belluzzi (Bologna, 1839 – ivi, 1903) e da lui donati al Museo civico del Risorgimento di Bologna, di cui fu primo direttore. Da questa preziosa raccolta è tratta la selezione di fotografie esposte in mostra che documentano opere dei tre pittori della famiglia Savini: oltre ad Alfonso Savini, Alfredo Savini (Bologna, 1868 – Verona, 1924) e Giacomo Savini (Bologna, 1768 – ivi, 1842).
L’iniziativa espositiva si colloca nel solco della riscoperta e valorizzazione della pittura bolognese dell’Ottocento, a cui nel corso del 2024 il Settore Musei Civici Bologna, con il coordinamento e del Museo civico del Risorgimento, ha dedicato la più ampia ricognizione monografica mai organizzata per presentare le origini e le evoluzioni della modernità artistica in ambito bolognese.
Alfonso Savini (Bologna, 1836 – ivi, 1908) – Tentazioni Fotografia all’albumina donata dall’Autore, 1880-1890 Bologna, Museo civico del Risorgimento (Fondo Belluzzi)
Per consentire al pubblico una fruizione sinergica, durante i rispettivi periodi di apertura delle tre mostre è previsto il riconoscimento reciproco di agevolazioni. Presentando il biglietto di ingresso per una delle quattro sedi interessate – Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo Ottocento Bologna, Collezioni Comunali d’Arte (dove si trova esposto il celebre dipinto di Alfredo Savini Auxilium ex alto, vincitore nel 1896 del Premio Baruzzi, grazie al quale l’artista si affermò sulla scena artistica) e Museo civico del Risorgimento, si ha diritto all’accesso con tariffa ridotta nelle altre tre coinvolte. Il titolo che dà diritto alla riduzione dovrà essere esibito al momento dell’acquisto e verrà ritirato dalla biglietteria della sede interessata che consegnerà al visitatore un biglietto ridotto per la mostra visitabile presso tale sede. Si ricorda che l’ingresso al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini è sempre gratuito.
L’evento espositivo è accompagnato da tre iniziative di approfondimento che si svolgono tra il Museo civico del Risorgimento e il Cimitero Monumentale della Certosa.
Mercoledì 19 febbraio 2025 ore 17.30 Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5, Bologna Savini perduti e ritrovati Conferenza con Ilaria Chia e Francesca Sinigaglia. Incontro dedicato a tre pittori della dinastia Savini, che attraversano tutto l’Ottocento e la prima parte del Novecento. Partendo dall’album di disegni di Giacomo Savini si scopriranno i quadri di soggetto storico e neopompeiano di Alfonso), per terminare con i soggetti Liberty e Simbolisti di Alfredo. Ingresso: libero, non è richiesta prenotazione. Info: www.museibologna.it/risorgimento
Sabato 22 febbraio 2025 ore 14.00 Cimitero Monumentale della Certosa | Via della Certosa 18, Bologna Universo Savini. Pittura e pittori a Bologna Passeggiata con Roberto Martorelli e Ilaria Chia dedicata alla pittura bolognese tra Otto e Novecento, partendo dai pittori Giacomo, Alfonso e Alfredo Savini. A cura di Associazione Amici della Certosa in collaborazione con Museo civico del Risorgimento. Intorno ai tre pittori della famiglia Savini, si va alla scoperta dei monumenti dipinti dell’età napoleonica, le memorie dei colleghi di lavoro, delle famiglie che hanno commissionato quadri da salotto e le decorazioni delle proprie residenze. Costo di partecipazione: intero € 10 | ridotto possessori Card Cultura € 8 (pagamento preferibile con soldi contati) Prenotazione obbligatoria: prenotazionicertosa@gmail.com È necessario ricevere mail di avvenuta prenotazione.
Domenica 23 marzo 2025 dalle ore 11.00 Museo civico del Risorgimento | Piazza Giosue Carducci 5, Bologna
Emilio Putti, patriota bolognese, e le guerre coloniali italiane in Africa Nell’ambito della Giornata del Made in Italy, grazie a Slow Food Bologna. Ore 11.00 visita guidata alla mostra Alfonso Savini ed Emilio Putti Ore 11.30 incontro con la scrittrice Raffaella Tamba Di Guerre, Popoli e Luoghi. Memorie di un soldato italiano, attraverso la grande storia dei conflitti coloniali nel Corno d’Africa Ore 11.45 incontro con Antonella Bonora, Nicolò de Trizio, Piergiacomo Petrioli Tradizioni e contaminazioni alimentari durante il periodo coloniale italiano h.12.15 piccolo aperitivo a cura di Slow Food Bologna. Costo di partecipazione: biglietto museo (intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale € 2 giovani 19-25 anni), non è richiesta prenotazione.
Mostra Alfonso Savini ed Emilio Putti. Un pittore professionista ritrae un pittore amatoriale
A cura di Otello Sangiorgi Promossa da Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento
Periodo di apertura 15 febbraio – 23 marzo 2025
Orari di apertura Martedì e giovedì 9.00 – 13.00 Venerdì 15.00 – 19.00 Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.00 Chiuso lunedì e mercoledì
Ingresso Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale visitatori tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
Informazioni Museo civico del Risorgimento Piazza Giosue Carducci 5 | 40125 Bologna Tel. + 39 051 2196520 www.museibologna.it/risorgimento museorisorgimento@comune.bologna.it Facebook: Museo civico del Risorgimento – Certosa di Bologna YouTube: Storia e Memoria di Bologna
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Con una grande partecipazione da parte della comunità locale, delle Istituzioni cittadine e dell’Università è stata inaugurata la “Casa delle Farfalle” al Museo Regionale di Messina “Maria Accascina” .
Museo Regionale “Maria Accascina” di Messina (Messina, Viale della Libertà, 465)
La “Casa delle Farfalle”, un progetto itinerante che dal 14 febbraio al 14 giugno trasformerà un giardino d’inverno dove centinaia di farfalle vivranno libere in volo.
L’evento che trasforma un giardino d’inverno in un paradiso tropicale offrirà a grandi e piccoli un’opportunità unica per entrare in contatto con la natura in un contesto culturale di eccezione come il Museo di Messina.
L’iniziativa patrocinata dal Comune di Messina ha visto la partecipazione di esponenti dell’Arma dei Carabinieri, della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco, della comunità accademica con la presenza del Prorettore vicario Prof. Giuseppe Giordano, oltre ad una festante quantità di adulti e bambini dimostratisi da subito entusiasti di vedere farfalle fino ad oggi sconosciute o viste solo virtualmente.
Taglio del Nastro
Prima del rituale taglio del nastro, il Direttore del Museo Orazio Micali aprendo la conferenza di benvenuto, si è dimostrato felice di poter finalmente ospitare un progetto che lo aveva convinto fin da quando gli era stato proposto, ma che non si era potuto concretizzare prima a causa del periodo pandemico e successivamente per i cantieri aperti all’interno del Museo. Un progetto – continua il Direttore Micali – che propone un connubio tra natura ed arte che non può che essere vincente.
Il Responsabile del progetto Enzo Scarso ha sottolineato inoltre le difficoltà di realizzazione di un progetto che richiede una particolare accuratezza tecnica e che rende oltremodo orgogliosi i suoi organizzatori della sua riuscita.
“La casa delle Farfalle” che ha già fatto tappa in città come Modica, Siracusa, Ragusa, Palermo e Marsala, quest’anno si arricchisce di una straordinaria novità: la collezione “Insecta” del giudice Vittorio Aliquò. Questa esposizione promette di essere uno dei punti di maggiore interesse, offrendo ai visitatori un viaggio affascinante nel mondo degli insetti.
Conferenza di presentazione
Gli organizzatori sottolineano come questa edizione messinese della “Casa delle Farfalle” assuma un valore speciale grazie alla location d’eccezione: il Museo Regionale Accascina, custode di capolavori di inestimabile valore, tra cui due opere del Caravaggio e un’opera di Antonello da Messina. “Questo connubio tra arte e natura rappresenta un’occasione imperdibile per un’esperienza culturale a 360 gradi, che coniuga il fascino dell’arte con la meraviglia della biodiversità. È un progetto pensato per tutti, dalle famiglie ai gruppi scolastici, con l’obiettivo di sensibilizzare i visitatori sull’importanza della biodiversità e del rispetto per l’ambiente”.
Un team di esperti naturalisti guiderà i visitatori in un viaggio alla scoperta del mondo delle farfalle, rispondendo a domande, svelando curiosità e approfondendo temi legati alla biodiversità. Sarà inoltre possibile partecipare a laboratori didattici e ad altre iniziative organizzate dagli entomologi della “Casa delle Farfalle”. Nata con una finalità educativa, oltre che naturalistica e ludica, questa mostra faunistica unica nel suo genere è realizzata con grande attenzione al benessere dei preziosi e variopinti esemplari in tutte le fasi del progetto.
Farfalla
Informazioni utili e prenotazioni
Le prenotazioni per scolaresche e gruppi turistici sono già attive ai numeri 327 1369233 e +39 3927691183. Per tutte le altre visite non è necessaria la prenotazione. È inoltre possibile contattare gli organizzatori all’indirizzo email casafarfallesicilia@gmail.com oppure visitare il sito web ufficiale lacasadellefarfalle.com e i canali social su Facebook e Instagram per ulteriori aggiornamenti.
DOVE Museo Regionale Maria Accascina Viale della Libertà, 465
QUANDO Dal 14/02/2025 al 14/06/2025 Orario non disponibile
PREZZO Biglietto intero 7 euro; ridotto (ragazzi fino a 14 anni) 5 euro
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Impresa d’eccellenza, creatività di giovani autori e riciclo: questi gli ingredienti vincenti del progetto “Le Mani d’Oro“, giunto alla sua terza edizione, ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia e della preziosa collaborazione della Modiano Industrie ed Affini Spa e della partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia.
3^edizione LE MANI D’ORO Sguardi culturali, ludici ed ecosostenibili I VINCITORI DEL CONCORSO SARANNO SVELATI GIOVEDì 20 FEBBRAIO AL MUSEO SARTORIO DI TRIESTE PRESENTAZIONE DEL NUOVO MAZZO DI CARTE MODIANO DEDICATO A 14 PERSONALITA’ DELLA REGIONE
“Si tratta di un Concorso di idee per la creazione di un nuovo prodotto, un mazzo di carte da gioco dedicato al Patrimonio culturale della regione” – spiega Lorena Matic, ricordando il partenariato con la Modiano Industrie ed Affini Spa, impresa leader del settore a livello mondiale, che ha riconfermato la collaborazione.
Allievi del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia – Foto Opera Viva
“Consolidata anche la partecipazione dell’ISIS D’Annunzio – Fabiani di Gorizia con il Liceo Artistico Max Fabiani, della sezione di Grafica” - aggiunge il Direttore artistico – “per la realizzazione delle illustrazioni che confluiranno nel mazzo di carte e la sezione Architettura, che nel riciclo dello scarto di produzione propone innovativi oggetti di design”.
Giovedì 20 febbraio alle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste, saranno annunciati i nomi dei vincitori del doppio Concorso di Idee, presentato il nuovo mazzo di carte, e inaugurata la mostra con tutti i lavori prodotti, arricchita da fotografie provenienti dall’Archivio Modiano, dedicate ai personaggi che hanno fatto la storia dell’azienda. All’evento è previsto anche un dialogo con i soci dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, per nuove forme di inclusione e condivisione attraverso il gioco.
Allievi del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia – Foto Opera Viva
Le “Mani d’Oro” è un progetto che promuove e valorizza il tessuto culturale regionale su due fronti: le illustrazioni ideate per le carte sono dedicate a 14 personalità della Cultura – poeti, pittori, artisti come Ugo Carà, Biagio Marin, Vittorio Podrecca – a cui sono intitolati teatri, musei, gallerie museali in regione; le potenzialità artistiche e creative all’interno della scuola, vengono valorizzate attraverso le illustrazioni realizzate dagli studenti. Inoltre, lo scarto prende vita in innovativi oggetti di design e quindi il progetto promuove concetti come l’eco-sostenibilità dell’ambiente e il riciclo degli scarti di produzione, che diventano strumenti di apprendimento educativo per l’infanzia con le proposte ludiche della Scuola Pietro Coppo (sezione Educatori prescolari di Isola).
La Giuria – composta dalla Dirigente Scolastica Marzia Battistutti, il Presidente della Modiano Stefano Crechici con Giovanni Crechici, l’artista Gaetano Bodanza, i graphic designer Roberto Duse e Jasna Merkù e Lorena Matic – ha selezionato le illustrazioni con i ritratti evocati delle 14 personalità della cultura che andranno a formare i 4 semi (quadri, cuori, fiori, picche) e il progetto più innovativo da realizzare a dimensioni reali con il riciclo dello scarto.
Aps comunicazione Snc di Aldo Poduie e Federica Zar viale Miramare, 17 • 34135 Trieste Tel. e Fax +39 040 410.910 zar@apscom.it
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Ci sono produzioni d’eccellenza che dalla Sicilia, fucina di qualità, raggiungono tutto il mondo e hanno lo stesso epicentro: Pachino. Tra queste, il vino, il pomodoro, il pesce azzurro e il tonno rosso. Mercoledì 12 febbraio al Circolo Soci BCC Pachino, in Via Libertà 14, Pachino (SR) – si è tenuto l’evento “La filiera del vino e del cibo” per esplorare i punti di forza dell’aggregazione e le potenziali leve di sviluppo che favoriscono l’ingresso delle cooperative nei mercati esteri.
Foto vino connect Sicilia
LA FILERA DEL CIBO E DEL VINO
I lavori saranno introdotti da Walter Guarrasi, presidente di Vivi Vinum Pachino che opera per favorire la cooperazione e lo sviluppo del territorio mettendo in rete cantine, istituzioni, imprese, scuole, associazioni e professionisti del settore. Seguirà l’intervento di Maurizio Campo, presidente della Cooperativa di Comunità “Le Terre di Ebe”: realtà che, grazie a strategie di economia solidale incentrate sul capitale umano, rafforza la coesione sociale e favorisce la partecipazione attiva per rispondere alle esigenze economiche, sociali, culturali e ambientali del territorio.
Il focus, moderato dalla giornalista Assia La Rosa, vedrà le filiere protagoniste di un confronto sul ruolo della cooperazione e sull’interesse comune di valorizzare sapori locali unici. In primo piano, eccellenze come il Nero d’Avola, le pregiate varietà di pomodoro dal gusto distintivo e riconoscibile, le specialità pescate e trattate dalla filiera ittica come il pesce azzurro e il tonno rosso. Oggetto d’analisi sarà il potenziale commerciale delle piccole e medie imprese che con strategie collettive da Pachino potrebbero raggiungere nuove destinazioni: dagli USA alla Cina, fino ai mercati dell’Est. Per aprire nuovi scenari internazionali e attivare lo sviluppo economico delle comunità locali saranno condivise le concrete opportunità offerte dall’aggregazione cooperativa.
Per affrontare questa sfida hanno partecipato al confronto il sindaco del Comune di Pachino Giuseppe Gambuzza, il presidente Federcasse Sicilia e presidente di BCC Pachino Concetto Costa, il presidente di Confcooperative Sicilia (sede di Siracusa) Alessandro Schembari, il segretario generale Confcooperative Sicilia Luciano Ventura, il dirigente dell’Ispettorato provinciale Agricoltura di Siracusa Francesco Azzaro e l’assessore all’Agricoltura del Comune di Pachino Salvatore Lentinello.
Strategie e risorse comuni potrebbero essere cruciali per attivare nuovi percorsi di business e di marketing, determinanti per le realtà locali che producono piccoli volumi di alta qualità e ambiscono all’esportazione in Paesi molto interessati al made in Italy. Attesi in particolare gli interventi di Antonello Ciambriello, responsabile dell’Ufficio delle Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative e responsabile del Settore Vitivinicolo di Confcooperative-Fedagripesca, e di Fabrizio Velocci, responsabile dell’Ufficio finanza agevolata agroalimentare e pesca di Agri Rete Service. Sono stati, quindi, chiariti gli strumenti e i percorsi di cooperazione volti ad accelerare la crescita commerciale in ambito nazionale e internazionale.
Così Vivi Vinum Pachino e la Cooperativa di Comunità “Le Terre di Ebe” – che già contano 15 aziende vitivinicole, 12 aziende dell’agroalimentare, 7 realtà attive nella ristorazione, soci specializzati in incoming – auspicano l’ingresso di nuove piccole e medie imprese del territorio, puntano alla partecipazione collettiva agli eventi fieristici enogastronomici in Italia e all’estero, mirano alla penetrazione di nuove nicchie di mercato oltre i confini d’Europa.
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Sabato 15 febbraio 2025, alle ore 16.30, presso il Salone Eventi della Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo”, si terrà il vernissage dell’Esposizione “Essente. Fotografie artistiche di Giovanni Broccio”, una mostra di 75 scatti dell’Artista messinese.
Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina
ESSENTE FOTO ARTISTICHE DI GIOVANNI BROCCIO
Vernissage Sabato 15 febbraio 2025, ore 16.30 Salone Eventi (Via Primo Settembre 117-Palazzo Arcivescovile) Fruibilità Mostra dal 17 al 28 febbraio 2025
Le Fotografie sono una trasposizione in dimensione onirica di oggetti quotidiani umili, elementi naturalistico-paesaggistici e architettonici, senza trascurare l’attenzione all’elemento umano con trasfigurazioni. L’inaugurazione si aprirà con i Saluti Istituzionali e l’Introduzione della Direttrice della Biblioteca Regionale, Avv. Tommasa Siragusa, alla quale seguirà il Contributo di valore del noto Artista messinese, il Fotografo e Scrittore Mimmo Irrera. Sarà presente l’Artista.
Giovanni Broccio, messinese, è Fotografo Professionista con una lunga carriera iniziata nei primi anni ’70 e sempre condotta con profondo amore in tutti i campi della fotografia, mezzo secolo di costante dedizione all’arte dell’immagine. La Sua vena artistica, già in nuce dalla primissima infanzia negli scatti rudimentali, si è arricchita di esperienza nella continua ricerca di una sempre più elevata e al contempo raffinata qualità tecnica. In ogni suo scatto, l’elaborazione dell’immagine diventa strumento per svelare dimensioni nascoste della realtà. Il suo sguardo unico ha dato vita ad immagini che invitano lo spettatore a guardare oltre l’apparenza, riscoprendo la poesia nell’ordinario e la straordinarietà nel quotidiano. Nelle Sue opere prevale l’animo sensibile della Persona e l’attento occhio trasfigurante dell’Artista. Attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, ha saputo catturare la realtà da prospettive inedite e ha abbracciato e padroneggiato diverse tecniche fotografiche, dalla stampa in camera oscura alle più recenti innovazioni digitali, mantenendosi sempre in equilibrio tra tradizione e modernità. La sua capacità di reinventarsi e di esplorare nuovi linguaggi visivi lo ha reso punto di riferimento nel panorama fotografico del Messinese.
Dopo l’intenso momento inaugurale, la pregevole Esposizione resterà fruibile al pubblico dal 17 al 28 febbraio, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, e mercoledì anche dalle 15 alle 17.30.
Nel periodo di fruibilità della mostra sono state programmate visite guidate di Istituti Scolastici messinesi.
(a cura di Maria Rita Morgana)
Post dell’evento saranno presenti sulle pagine social della Biblioteca:
Chi non potrà prendere parte all’iniziativa in presenza, potrà scrivere sui social commenti e domande da rivolgere durante la manifestazione.
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