Turismo: Etna custode dei Miti, oltre i crateri un nuovo percorso di land art

Sull’Etna, nel suo versante Est, a pochi minuti da Zafferana Etnea, prende vita un nuovo ed emozionante itinerario culturale: “I Miti dell’Etna”, un percorso tematico di Land Art che intreccia arte, natura e mitologia, all’interno del già noto Parco dei Miti.

Turismo: Etna custode dei Miti, oltre i crateri un nuovo percorso di land art

Immerso in un paesaggio lavico modellato dalla colata del 1992, il percorso si sviluppa tra rocce vulcaniche, scorci suggestivi e ambientazioni naturali che diventano palcoscenico per circa 20 installazioni artistiche ispirate alle leggende e ai personaggi mitologici legati all’Etna. Le opere, firmate dai maestri catanesi Aldo Correnti e Marcello Sciuto, raccontano visivamente episodi epici: dalla Grotta di Polifemo alla Fucina di Efesto, dal mito di Aci e Galatea alla figura del filosofo Empedocle, fino alla mano di Tifeo che emerge simbolicamente dalla lava.

Ogni tappa è accompagnata da una mappa interattiva, arricchita da contenuti audio, video e testi curati da Ettore Barbagallo, ideatore del progetto e direttore del Parco, per un’esperienza immersiva che rende viva e attuale la mitologia classica. L’Etna, che da sempre affascina per la sua potenza naturale, trova così una nuova chiave di lettura culturale e simbolica, capace di parlare a bambini, adulti, turisti, scuole e studiosi. Un tempo terra sacra abitata da dei e creature leggendarie, oggi diventa teatro di un’iniziativa artistica unica in Sicilia, che celebra il dialogo tra storia e contemporaneità, tra territorio e immaginazione.

Il Parco dei Miti si conferma così un centro culturale d’avanguardia: oltre al nuovo percorso di Land Art, ospita anche un teatro coperto con tecnologia “Live-motion”, grazie alla quale personaggi come Polifemo prendono vita e interagiscono con il pubblico, rendendo gli spettacoli coinvolgenti e indimenticabili. Il parco propone inoltre attrazioni ludiche e didattiche come il Labirinto del Minotauro, il Cavallo di Troia, la nave di Ulisse e il Monte Olimpo, offrendo un’esperienza completa che unisce gioco, sapere e natura, tra le querce di un bosco fresco e accogliente. La visita guidata, proposta nei fine settimana, è condotta da una guida esperta che racconta le storie mitologiche lungo le varie tappe del percorso.

“I Miti dell’Etna” rappresenta una nuova frontiera del turismo esperienziale e culturale sull’Etna, «un’occasione unica – sottolinea Barbagallo, che è anche presidente dell’Associazione Amici della Terra Sicilia – per scoprire cosa si nasconde oltre i crateri: un patrimonio immateriale fatto di storie, simboli e leggende che raccontano le radici della Sicilia. La mitologia classica – da Omero ai miti locali – non è solo un retaggio scolastico, ma un linguaggio universale che continua a parlare ai cuori e alle menti. L’Etna, con la sua forza primordiale e il suo paesaggio unico al mondo, ne è il custode ideale. Qui, i miti non si studiano: si attraversano, si vivono, si toccano con mano».


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Firenze: una Conferenza su tecnologie e innovazione nel settore del patrimonio culturale



Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di segnalarvi la conferenza “Photography and Archives: Discovery, Technology and Innovation“, organizzata da Photoconsortium, Associazione Internazionale per la valorizzazione del patrimonio fotografico storico, in collaborazione con gli Archivi Storici dell’Unione Europea e il progetto EUreka3D-XR, co-finanziato dall’Unione Europea.

L’appuntamento è per: 
Giovedì 29 Maggio 2025, ore 10:00 – Villa Salviati, Firenze 

Attraverso gli interventi di importanti istituzioni culturali, archivi, università e imprese, impegnati nella ricerca su nuove tecnologie, infrastrutture digitali e digitalizzazione, la conferenza intende esplorare il panorama delle tecnologie e dell’innovazione nel settore del patrimonio culturale e promuovere le relazioni tra istituzioni, ricerca e settore privato. Relatori e partecipanti avranno l’opportunità di riflettere sulle sfide e le opportunità che la transizione digitale pone alle istituzioni del patrimonio, particolarmente gli archivi fotografici e culturali. L’evento, in lingua inglese, si svolgerà in modalità ibrida: in presenza nella storica Villa Salviati a Firenze e online. L’appuntamento è rivolto in particolare a professionisti, ricercatori e studenti del settore culturale, archivistico e fotografico.La conferenza verrà aperta da Dieter Schlenker, Direttore degli Archivi Storici dell’Unione Europea, e da Antonella Fresa, Vice-Presidente di Photoconsortium e coordinatrice del progetto europeo EUreka3D-XR.Il programma si articola su tre sessioni, dedicate ai temi del Patrimonio Culturale Digitale, le Tecnologie e l’Innovazione. Le presentazioni nelle diverse aree tematiche stimoleranno una discussione che mira a promuovere il dialogo tra gli attori pubblici e privati coinvolti nella conservazione, gestione e valorizzazione delle collezioni culturali e fotografiche. 

Per partecipare alla conferenza è necessaria la registrazione tramite link:https://www.eui.eu/events?id=577412

Per il programma completo e per maggiori informazioni https://www.photoconsortium.net/photography-and-archives-event2025/


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Il silenzio di Hammershøi in scena nei teatri veneti

Fino al 29 giugno 2025 a Rovigo a Palazzo Roverella si terrà – promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, e curata da Paolo Bolpagni – la prima mostra italiana dedicata a Vilhelm Hammershøi (Copenaghen, 1864-1916), che fu il più grande pittore danese della propria epoca, uno dei geni dell’arte europea tra fine Ottocento e inizio Novecento. 

HAMMERSHØI
e i pittori del silenzio tra il nord Europa e l’Italia
Rovigo, Palazzo Roverella
21 febbraio – 29 giugno 2025

Si può dipingere il silenzio? Entriamo in una stanza vuota. La luce del Nord filtra silenziosa dalle finestre, disegna ombre morbide sulle pareti, granelli di polvere danzano sospesi. È accaduto qualcosa in questa stanza? O sta per accadere? Negli interni Hammershøi si respira un senso di sospensione.

Nato a Copenaghen e vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, Vilhelm Hammershøi è stato il più importante pittore danese della propria epoca. Spesso ricordato come il “pittore del silenzio”, le sue opere – un viaggio intimo tra interni disadorni, ritratti enigmatici e atmosfere sospese – sono oggi esposte per la prima volta in Italia a Palazzo Roverella a Rovigo. Dipinti simili a poesie, dove la luce e l’attesa sono le protagoniste assolute.

Ora, quell’emozione prende vita sul palcoscenico.

A maggio arriva nei tre palchi del Teatro Stabile Veneto – a VeneziaTreviso e Padova – Hammershøi. Il rumore del silenzio, uno spettacolo fatto di immagini, parole e suoni, che evoca le atmosfere dei dipinti del pittore danese. La magia della scena si fonde con quella della pittura creando un’immersione suggestiva nel particolarissimo universo poetico di un artista unico, che, dal chiuso dei suoi dimessi appartamenti, ha saputo creare un’arte universale, che tuttora ci parla e ci interroga.

Le parole del curatore, Paolo Bolpagni, le poesie di Jens Peter Jacobsen, le musiche di Carl Nielsen e Marc Delmas vi accompagneranno in questo affascinante viaggio tra pittura e teatro.

Le date e gli orari: il 27 maggio, ore 20 presso il Teatro Goldoni di Venezia; il 30 maggio alle ore 20.45 Presso il Teatro del Monaco a Treviso; il 31 maggio ore 20.45 presso Teatro Verdi a Padova.

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, ed ogni spettatore riceverà in omaggio un coupon per visitare la mostra a Palazzo Roverella a un prezzo speciale.

Info e prenotazioni: https://www.teatrostabileveneto.it/


Info:
Palazzo Roverella www.palazzoroverella.com
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto – Responsabile Ufficio Comunicazione
roberto.fioretto@fondazionecariparo.it
 
Ufficio Stampa: Studio ESSECI
Sergio Campagnolo +39 049 663499
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

Milano: Paintings and Drawings 3

Venerdì 30 Maggio si inaugura a Milano la terza edizione di Paintings and Drawings. Mostra personale di Lucio Forte con in esposizione le opere recenti dell’artista.

Sono visibili circa cinquanta opere, tra oli, acquerelli, disegni a china e tecniche miste. A seguire una breve descrizione di alcuni di questi lavori.

L’opera ‘Seascape in the morning’ è un’interpretazione dell’omonimo dipinto ad olio di Simon de Vlieger del 1640, dove l’artista olandese riprese una scena con attività commerciali marittime all’alba. Questa interpretazione odierna è realizzata a tecnica mista su cartone, con acrilico, acquerello e china a pennino.

Altri due recenti lavori hanno sempre come soggetto il mare: ‘Mare Mari’ olio su cartoncino, scena in controluce al tramonto e ‘Untitled 71’ acquerello su carta 50% cotone.

Altri due disegni a china a pennino su carta Fabriano sono ‘Dog anatomy’ disegno dettagliato di un levriero e ‘Untitled 69’ lavoro in stile comic fantascientifico.

Infine ‘Saturn’ raffigurante il corpo celeste con il suo anello planetario. Realizzato ad olio su cartone, si presenta non solo come dipinto accurato ma anche come una sorta di icona spaziale.

In esposizione anche opere ad olio su tela di grande formato, con paesaggi urbani: Modica, Manhattan aerial 3 e 4.

Opening Venerdì 30 Maggio ore 19:00 – 22:00, Via Corelli 34, Milano.
La mostra è visitabile fino al 12 Giugno su appuntamento.

info@lucioforte.com


Da Arch.LucioLarsForte <jhonnylars@yahoo.it> 

Piacenza: opere site-specific esposte negli spazi della Galleria Jelmoni

Jelmoni Studio Gallery presenta una mostra personale dell’artista Michieletto da Lanuvio che comprende opere site-specific esposte negli spazi della Galleria Jelmoni.

Michieletto da Lanuvio introduce queste opere in una dimensione alternativa, esplorando temi come la fascinazione per il viso femminile e le sue possibili mutazioni. Le opere rivelano una dimensione vitale e sorprendente con l’obiettivo di generare una pluralità di nuove risposte emotive, suggestioni intellettuali e intense reazioni.

Il progetto si configura come un duplice intervento: la narrazione artistica prende forma nell’allestimento. Le opere accedono all’immaginario diventando le protagoniste di un enigmatico processo di metamorfosi.


Jelmoni Studio Gallery
Milan, Berlin, London
via Molineria S. Nicolò, 8 Piacenza – Italy
0039 0523 490827  349 7198665
www.jelmonigallery.com
https://www.facebook.com/pages/Jelmoni-studio-gallery/242951759109959 
https://www.instagram.com/jelmonistudiogallery/
Da Elena Jelmoni <jelmonistudio@gmail.com> 

Linee accennate, contorni rarefatti, dettano una conoscenza e un desiderio di appartenenza

I colori pastello e le forme rarefatte di Profili inquieti di un mare mai stanco – la nuova mostra di Vincenzo Ruocco – colorano le pareti bianche di un inedito Cavò. Lo spazio espositivo di via San Rocco 1 in Cavana si prepara per l’inaugurazione dell’esposizione dell’artista salernitano, il 29 maggio 2025 alle 18.30. La mostra rientra nel palinsesto della settima edizione di Cavana Stories e simbolicamente fa tornare il mare con le sue infinite storie in Cavana.

“Spesso trovo qualche pezzo di legno o tavola. Hanno il colore dei cieli che vorrei”
Vincenzo Ruocco

PROFILI INQUIETI DI UN MARE MAI STANCO
di Vincenzo Ruocco  
a cura di Giada Caliendo

Inaugurazione della mostra

giovedì 29 maggio 2025, ore 18.30
Cavò, via San Rocco 1, Cavana Trieste
 
30 maggio – 28 giugno
dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 19.30
 
promosso da Cizerouno nell’ambito di Cavana Stories
realizzato grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato Attività Produttive e Turismo.
 
Info
cizerouno.it
info@cizerouno.it

“Orizzonti lontani e nello stesso tempo vicinissimi, mete da toccare, conquistare o forse lasciar andare. Le opere di Ruocco sono dolcemente evocative, racchiudono in sé la tristezza del non più e la grazia del possibile. Paesaggi raccontati come ninnananne mai dimenticate, il suo mare è il mare della costiera Amalfitana ma anche quello della costa Adriatica, del mar Mediterraneo, della Sicilia e dell’Africa. È un mare struggente che vive in ogni onda, come un respiro, come un sospiro”.

La curatrice Giada Caliendo attraverso queste parole ci parla dei “luoghi dell’altrove” di Ruocco, in un ensamble di pittura e acquarelli, su tela, legno e carta.

Attorno a questa mostra al Cavò, Cavana Stories continua a creare una rete di collaborazioni con altre realtà presenti nel quartiere di Cittavecchia e dà vita alla mini rassegna Il mare torna in Cavana che partendo il 29 maggio dai mari di Vincenzo Ruocco proporrà per tutto il mese di giugno esposizioni pop-up, proiezioni di film, sonorizzazioni, proiezioni all’aperto in notturna e una edizione speciale del tour di Cavana Stories.

Scrive Caliendo come quelli di Ruocco sono “paesaggi quali passaggi, che siano acquerelli o dipinti su tela o legno non cambiano di intensità. Linee accennate contorni rarefatti dettano una conoscenza e un desiderio di appartenenza. La geografia dei luoghi è intimamente legata alla percezione dell’anima, il paesaggio non è in realtà la descrizione delle figure della natura ma piuttosto il luogo del desiderio, della genesi quale rifugio interno ed immaginario delineato con i toni della realtà. I luoghi dell’altrove dove sentirsi liberi”.

La mostra sarà visitabile fino al 28 giugno 2025, dal giovedì al sabato dalle 17.30 alle 19.30, ma l’allestimento esce dal Cavò con una proiezione in via San Rocco e ogni notte si potranno ammirare i “profili inquieti del mare mai stanco di Ruocco” nei quali “non ci sono addii ma attese languide e strazianti, dolci e dolorose che giungono fin dove si perde lo sguardo” (Caliendo).

Vincenzo Ruocco trae ispirazione dai paesaggi siciliani e della Costiera Amalfitana. Ha esposto in Italia e all’estero, toccando città come Napoli, Milano, Trapani, Salerno, Ravello e Roma. Tra le mostre recenti si annoverano personali a Trieste, come “LIMEN” (EContemporary, 2020) e “SALERNO-TRIESTE, Orizzonti Diversi” (Hangar Teatri, Sala di Pietra, 2023), oltre a partecipazioni al TACT di Trieste (2019, 2020, 2021). Si distingue anche nell’arte pubblica, realizzando nel 2007 “La fontana dei Serra” per il Museo d’Arte Ambientale di Giffoni Sei Casali (Sa).

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Trieste Estate è un ecosistema artistico

La città che suona, racconta e incanta grazie a quasi 300 eventi tra musica, teatro, danza, cinema, cultura e tanto altro.

Trieste Estate ­– la rassegna ricca e trasversale organizzata e promossa dal Comune di Trieste -Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia e dell’Assessorato alle Politiche del Territorio – si propone ancora una volta con la voce polifonica delle sue eccellenze artistiche e culturali, tra teatri storici, orchestre, accademie musicali e compagnie indipendenti, enti e associazioni: un mosaico che restituisce il volto più autentico di una città aperta, creativa e profondamente viva.

Il programma è stato presentato dall’Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo Giorgio Rossi, insieme alla Dirigente del Servizio Promozione Turistica, Musei, Eventi culturali e sportivi Francesca Locci e ai Direttori artistici Gabriele Centis per la parte musicale e Lino Marrazzo per la parte teatrale.
Sono intervenuti anche alcuni fra i protagonisti delle diverse realtà coinvolte, come il neo eletto Presidente di Federalberghi Trieste Maurizio Giudici, il Sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico Giuselle Verdi Giuliano Polo, il Presidente della Società dei Concerti Piero Lugnani, il Direttore Orchestra ESYO Igor Coretti  e Marco Palazzoni per Hangar Teatri, Rossana Poletti per il Festival dell’0peretta, Luigi Vignando per Vigna PR, Daniele Terzoli per Cinema Nordest ed Elisabetta Sulli per Triskell-Festival di musica celtica.

“Dalle sedi istituzionali come il Museo Sartorio, il Museo d’Antichità JJ Winckelman e la Sala del Consiglio Comunale” – ha sottolineato l’Assessore Giorgio Rossi – “ai teatri Verdi e Rossetti, nonché alle suggestive location all’aperto (Castello di San Giusto, piazza Giuseppe Verdi, Giardino Pubblico, Molo Audace), Trieste Estate 2025 accende le scene triestine di parole, suoni e immagini, con quasi 300 spettacoli tra musica, teatro, danza, cultura, eventi per bambini e ragazzi”.

Protagonisti i teatri cittadini, i circoli artistici, le istituzioni culturali, le 60 e più realtà associative e accademiche, le formazioni da camera, le orchestre, le scuole di musica, le compagnie teatrali che animano il territorio tutto l’anno con passione e competenza. Confermata anche la collaborazione di Vigna PR e Good Vibrations per l’organizzazione degli eventi al Castello di San Giusto e di Hangar Teatri e Teatro degli Sterpi per gli eventi di Trieste Estate “Fuoricentro”.
“Un impegno molto significativo” – ha sottolineato Francesca Locci, ringraziando tutte le persone dei sei uffici comunali coinvolti e i tanti collaboratori  – “non solo dal punto di vista organizzativo, bensì anche finanziario, con un impegno complessivo pari a 1milione e 440mila euro, di cui 1 milione messi a disposizione dal Comune di Trieste e i restanti 440mila derivati dall’imposta di soggiorno”.

 “Trieste Estate non è solo un cartellone di eventi: è un ecosistema artistico” – ha affermato Gabriele Centis – “che racconta la forza della collaborazione in campo artistico e progettuale, il valore della varietà dei diversi contenuti culturali, la centralità della musica, del teatro e in generale della dimensione artistica nella vita quotidiana della comunità. Una rete che unisce grandi produzioni, intrattenimento e appuntamenti di qualità, artisti affermati e giovani promesse, istituzioni storiche e nuove sperimentazioni. Trieste si conferma così non solo una città di cultura, ma una città che fa cultura. Punto di riferimento delle sempre più numerose proposte artistiche provenienti dal resto d’Italia e dall’estero”.

“Anche il calendario teatrale” – ha sottolineato Lino Marrazzo – “si è ulteriormente arricchito per questa edizione di Trieste Estate, con ben 46 spettacoli di prosa (quasi tutti ospitati al Museo Sartorio) inseriti in diverse, prestigiose rassegne. Importante e cresciuto anche il Festival Ragazzi, giunto alla sua terza edizione e diventato un appuntamento atteso dai più giovani, con la partecipazione di compagnie italiane e internazionali che, per dieci giorni, si alternano sul palcoscenico del Sartorio”.

La rassegna Trieste Estate è realizzata grazie anche al finanziamento derivante dal gettito dell’imposta di soggiorno ed è promossa con il supporto di PromoTurismoFVG e la collaborazione del Trieste Convention & Visitors Bureau.

ALCUNE ANTICIPAZIONI DEL PROGRAMMA

Dal 5 giugno al 14 settembre, tra una decina di rassegne e altrettanti festival, si ricordano quelli che tradizionalmente animano la città d’estate, come le produzioni del Teatro Verdi, del Politeama Rossetti, Let’s Play dei Teatri Contrada, Sloveno e Miela, il Festival dell’Operetta e “Il Faro” – Festival della Società dei Concerti, TriesteLovesJazz, Approdi, Musica Libera, Festival Ragazzi, Berimbau Brasil Fest, Shorts International Film Festival, Cinema Nord Est, Triskell, Piano Day.

Fra le novità di quest’anno, l’ampliamento dell’offerta culturale al rinnovato Museo d’Antichità JJ Winckelman, che ospiterà oltre alla rassegna “Archeologia di sera” anche vari eventi teatrali e musicali.

Confermata anche la programmazione “Fuoricentro” che ha ulteriormente esteso l’intrattenimento di qualità con spettacoli gratuiti nei rioni periferici, fino al Carso, per consentire a tutta la cittadinanza di poter assistere agli oltre 90 eventi allestiti a San Giacomo, Barriera Vecchia, San Giovanni, Servola, Borgo San Sergio, Valmaura, Melara, Altura, Roiano, Gretta, Barcola, Opicina, Prosecco, Santa Croce, Trebiciano, Basovizza.

Grande attenzione infine ai giovani: oltre al Festival Ragazzi, numerosi gli appuntamenti in calendario, come la rassegna “Suonare Cantare” proposta dall’Ass. Illirya-PAG Gruppi musicali insieme all’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia; “Oltre i confini” con l’Orchestra CEMAN (Central European Music Academies), il concerto della SYO European Spirit of Youth Orchestra, Rock X Contest e tanti altri.

IL CONCEPT GRAFICO E IL COORDINAMENTO IMMAGINE

Si ispira al canto delle sirene il concept grafico, ideato da Laura Gorlato – La Furia Studio, che identifica Trieste Estate 2025, partendo dall’assioma che Trieste è mare: la sua essenza e particolarità viene riflessa da questo elemento naturale che si affaccia sulla città, anche nel centro urbano. Esiste una figura mitologica, la sirena, che vive proprio in questo ambiente resa famosa per il suo canto ammaliante e ipnotizzatore. Ed è proprio lei a rendersi protagonista dell’immagine realizzata per Trieste Estate, la rassegna che trascina e incanta con tutti i suoi eventi musicali, teatrali, visivi e culturali.

Il coordinamento immagine della rassegna è curato da Studio Iknoki, studio di grafica e type design fondato da Christian Jugovac e Francesco Greguol.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it

Museo Fortuny: Alberto Rodríguez Serrano. Ars Gratia Artis Venezia 

Quella di Alberto Rodríguez Serrano al Museo Fortuny è la prima esperienza espositiva in Italia, il destino ha voluto in un luogo con profondi legami al suo paese d’origine, la Spagna.
Nato a Madrid nel 1988, Serrano è un artista dallo spiccato talento e virtuosismo pittorico che vanta già una significativa presenza sulla scena contemporanea.
Alberto Rodríguez Serrano esplora nuovi linguaggi visivi attraverso un approccio sperimentale e innovativo. Le sue opere superano i confini della pittura classica, fondendo materia, luce e suono in una dimensione artistica immersiva ed emozionale.

Alberto Rodríguez Serrano
Ars Gratia Artis Venezia
Venezia, Museo Fortuny
14 maggio – 5 ottobre 2025

a cura di
Chiara Squarcina

La mostra al Museo Fortuny presenta una selezione delle creazioni più significative degli ultimi anni: accanto a opere realizzate con tecniche classiche ed esposte in modo tradizionale, trova spazio una tecnica innovativa basata sull’uso di pigmenti luminescenti, sia fosforescenti che fluorescenti, con cui l’artista conferisce al proprio lavoro una profondità emotiva e una complessità materica che supera di gran lunga qualsiasi altra opera di caratteristiche simili vista fino a oggi, che trovano un pieno compimento durante speciali performance dell’artista, momenti in cui un raffinato gioco di luci e ombre anima le tele, offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale intensa e coinvolgente.

I soggetti in mostra spaziano dal mondo animale – come il toro, simbolo di forza e metafora della natura primitiva – a paesaggi popolati da alberi dalle foglie rosse, segni di resilienza e speranza. Le architetture della serie Aurum, avvolte da un velo dorato, riflettono la vita urbana trasformando la quotidianità in visioni di splendore. In questa esposizione, in particolare, l’artista rende omaggio a Venezia, celebrandone l’unicità, la storia e la bellezza senza tempo.

Attraverso uno studio attento dei materiali e della luce, Serrano crea un dialogo inedito con l’estetica di Mariano Fortuny. Un incontro affascinante tra la visione di un artista contemporaneo e l’eredità di uno dei grandi maestri del Novecento.

La mostra è articolata in tre sezioni, a loro volta legate a tre ai tre temi principali attorno a cui si articola il suo lavoro.

La prima riguarda i tori in quanto simbolo di forza. “I tori – afferma l’artista –  sono animali che hanno origine nella storia più profonda della terra spagnola, della mia terra.”

Creature potenti e nobili, piene di carattere, incarnano le stesse qualità che l’artista cerca di esprimere nei suoi dipinti. Il suo obiettivo è catturare l’animale in movimento, nel suo stato più puro di vitalità e naturalezza, conferendo alla tela il coraggio e l’essenza primordiale del toro stesso. Con il suo sguardo penetrante e la sua forma imponente, il toro diventa una metafora della natura selvaggia, di quella forza primordiale e indomita che ci ricorda che la vita non è solo un viaggio verso la calma, ma una sfida continua.

La seconda si concentra invece attorno ai paesaggi, sia naturali (in cui la natura rappresentata riporta alla forza resiliente della natura, alla sua capacità di esprimere speranza, bellezza inaspettata ed equilibrio tra sentimenti opposti) che legati direttamente a Venezia, città con cui Serrano ha un profondo rapporto e di cui immortala non solo la visibile magnificenza, ma anche la sua anima: la danza tra luce e ombra, la serenità delle sue acque in contrasto con il trambusto delle sue strade, l’immobilità della sua storia giustapposta alla vivacità della vita contemporanea. Queste opere incarnano l’essenza di Venezia, fondendo la sua iconica architettura con la bellezza dei suoi paesaggi urbani.

Create in omaggio alla Biennale di Architettura, queste tele celebrano la città come spazio di creatività, innovazione e tradizione, riflettendo il suo inconfondibile fascino e il dinamico rapporto tra antico e moderno. Venezia, nel suo mistero e nella sua fragilità, è sempre stata una fonte inesauribile di ispirazione per coloro che cercano la bellezza sia nell’effimero che nell’eterno.

Infine la terza sezione, Aurum, presenta paesaggi realizzati con foglia d’oro a 22 carati.

Fondendo l’immobilità degli elementi con il bagliore celestiale dell’oro, l’opera diventa una danza tra modernità e luce eterna. Ogni edificio e ogni strada sono avvolti da uno strato d’oro, riflettendo l’essenza della vita urbana e trasformando il quotidiano in una scena di grandezza. Con l’uso della foglia d’oro, Serrano eleva la struttura e le ombre dell’architettura italiana al regno del sublime, mentre la città, vibrante e dinamica, si fonde con una luminosità che trascende il passare del tempo.


Museo Fortuny
San Marco, 3958
30124 Venezia
Tel. +39 041 5200995
fortuny.visitmuve.it
 
Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
tel. +39 041 2405225
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net

Alla diciassettesima edizione il programma culturale della Certosa di Bologna

Si svolge dal 23 maggio al 2 novembre 2025 Certosa di Bologna. Calendario estivo, la rassegna di eventi culturali curata dal Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici Bologna, con il contributo di Bologna Servizi Cimiteriali, per valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico, artistico e architettonico racchiuso nel Cimitero Monumentale.

Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento

Certosa di Bologna. Calendario estivo


23 maggio – 2 novembre 2025

Cimitero Monumentale della Certosa, Bologna

Giunto alla diciassettesima edizione, il programma culturale estivo si è affermato come una delle più importanti iniziative intraprese nel quadro di un’articolata progettualità per il recupero e la valorizzazione del sito monumentale, sostenuta dal Comune di Bologna a partire dal 1999, che ha raccolto un interesse e un apprezzamento crescenti da parte del pubblico.

Un esempio, quello di Bologna, che si distingue tra i più precoci, a livello nazionale e internazionale, nella complessa sfida di trasformare la percezione dei cimiteri da luoghi deputati alla sepoltura dei defunti a siti di rilevante interesse culturale, dove è conservato un patrimonio in cui si riflette la storia delle città. Grazie ad una sensibilità sempre più diffusa, prendersi cura dei cimiteri oggi significa anche riappropriarsi della dimensione culturale che questi luoghi, veri e propri musei-giardino a cielo aperto, possono offrire come ambienti educativi permanenti per pubblici differenti, dai cittadini ai turisti, dagli adulti ai più giovani. 

Come di consueto, la manifestazione bolognese prende avvio in occasione dell’annuale Settimana alla Scoperta dei Cimiteri Europei (Week of Discovering European Cemeteries) organizzata da ASCE – Association of Significant Cemeteries in Europe per sensibilizzare i cittadini europei sull’importanza dei cimiteri e presentarli in una prospettiva diversa a tutti i loro visitatori.

L’iniziativa di quest’anno si svolge dal 23 maggio al 1 giugno ed è dedicata al tema “Gardens of 80”, per raccontare i cimiteri europei come spazi commemorativi che celebrano la pace, l’inclusione e la giustizia a distanza di 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. 
Per secoli, i cimiteri sono stati le oasi verdi delle città. Durante tutta la rivoluzione industriale, mentre le città si espandevano con edifici di cemento e vetro, i cimiteri hanno preservato la natura, la pace e la tranquillità dell’anima umana.
Nel 2025 i membri di ASCE si uniscono per utilizzare questo elemento per promuovere la pace e mettere in evidenza 80 storie, momenti, persone, monumenti o spazi eccezionali, in allineamento con l’obiettivo 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: promuovere società giuste, pacifiche e inclusive, ai fini dello sviluppo sostenibile, fornendo accesso alla giustizia per tutti e costruendo istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
Il progetto fa parte dell’iniziativa Cimiteri per l’Europa sostenibile, nata nel 2024 per promuovere l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Le attività in programma dal 23 maggio al 1 giugno – Ad alta voce in Certosa (23 maggio), Davvero?! Cronache dalla Certosa di Bologna (24 maggio), Certosa Dipinta. Alla scoperta di pittori e musei tra ‘800 e ‘900 (25 maggio), Tutta Bologna (28 maggio), Dove finisce l’odio – Una riflessione contemporanea sulla guerra (29 maggio), Certosa segreta (29 e 31 maggio), Eleganti per sempre nei giardini della Certosa (1 giugno) – si inquadrano inoltre nella serie di iniziative culturali con cui ogni anno il Gruppo di Lavoro di Valorizzazione storico-artistico e turistica dei cimiteri pubblici italiani di Utilitalia SEFIT, istituito nel 2015 da Utilitalia – SEFIT (Servizi Funerari Italiani), aderisce alla Settimana alla Scoperta dei Cimiteri Europei. Tra i cimiteri storici e significativi italiani membri del Gruppo di Lavoro si annoverano il Verano di Roma, il Monumentale di Torino, la Certosa di Bologna, lo Staglieno di Genova, il Monumentale di Milano, la Certosa di Ferrara, il Monumentale di Mantova, il Monumentale di Trento, il Cimitero della Villetta di Parma, il Monumentale di Verona, il Cimitero di Bolzano, il Monumentale di Treviso, il San Cataldo di Modena, il San Michele di Venezia, il Cimitero di Aosta e il Cimitero di Andria. 

In Emilia-Romagna l’attenzione al valore di questi luoghi della memoria collettiva, caratterizzati dalla presenza di edifici e monumenti di rilevanza storico-artistica e valenza storico-culturale, è stata recepita sul piano normativo con la Legge Regionale 15 dicembre 2022 n. 21 per il riconoscimento e la valorizzazione dei cimiteri monumentali e storici come cultural landscapes, la prima in Italia nel suo genere. 
Nell’area metropolitana di Bologna sono 5 i cimiteri riconosciuti come “cimiteri monumentali e storici dell’Emilia-Romagna” in base alla Legge Regionale 21/2022Cimitero della Certosa di BolognaCimitero del Piratello di ImolaCimitero di Casaglia di MarzabottoCimitero di Medicina e Cimitero di San Giovanni in Persiceto.

In coerenza con l’obiettivo legislativo di garantire la valorizzazione, conservazione e promozione di questi beni, favorendone la fruizione da parte dei cittadini, durante la Settimana alla Scoperta dei Cimiteri Europei la Città metropolitana di Bologna e il Settore Musei Civici Bologna per il secondo anno consecutivo promuovono un calendario coordinato di visite guidate e iniziative dedicate ai percorsi storico artistici e naturalistici con quattro di queste realtà (Bologna, Imola, Medicina, San Giovanni in Persiceto).

Sono 90 gli appuntamenti proposti per il cartellone 2025 che intrecciano arte, storia, teatro e musica per immergersi nella città della memoria e scoprirne le bellezze e i segreti, tra visite guidate, visite animate, camminate interattive e reading teatrali, suddivisi in tre fasce orarie – di giorno, al tramonto, di notte – ognuna delle quali in grado di offrire atmosfere di stupore, incanto e raccoglimento sempre diverse, grazie alla spettacolarità della preziosa cornice monumentale e l’unicità delle scenografiche partiture architettoniche che si susseguono tra le sale, i portici, i chiostri e le logge racchiuse al suo interno. 

Accanto al filone tematico principale connesso alla storia di Bologna nel “Lungo Ottocento” (1796-1915), due sono gli argomenti più ricorrenti in questa edizione: la riflessione sulla eterna tragicità della guerra e le donne.

Nella ricorrenza dell’80° anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, la prima visita guidata in programma è Liberi nel cielo della Gloria (23 maggio), un omaggio agli uomini e alle donne che hanno lottato per i valori di libertà e democrazia e contribuito alla nascita della Repubblica, dalle lotte sociali di fine ‘800 al 1946. 

Le storie di chi ha lottato per la libertà saranno rivissute nella camminata interattiva Tracce di libertà. Percorso interattivo della Memoria per l’80°Anniversario della Liberazione. Percorrendo le vie silenziose della Certosa con lo smartphone alla mano, attraverso quiz interattivi, aneddoti e retroscena, si ricordano le donne e gli uomini che, con le loro gesta eroiche, hanno cambiato per sempre il volto della città. 

Se i morti potessero parlare avrebbero ancora molte cose da dirci. La Certosa accoglie tutti, chi ha vissuto in pace e chi è stato travolto da eventi tragici. Ma le voci di chi ha sofferto una guerra basterebbero a metterci in guardia? Un coro dolente di sepolti cerca di portare il suo messaggio di pace a quanti ancora, sulla terra, sono in grado di evitare il conflitto armato nella già menzionata proiezione Dove finisce l’odio – Una riflessione contemporanea sulla guerra (29 maggio, 26 ottobre).

Con parole e canti di pace per allontanare i venti di guerra, la visita animata E la madre disse no (17 giugno, 8 luglio) ricorda chi l’ha già vissuta e ha tentato di metterci in guardia sulle conseguenze. La visita è preceduta dall’esposizione nel cortile della chiesa di San Girolamo dei materiali RiArt/ artiste ed artisti contro la guerra. 

La Certosa è un luogo dove vengono preservate le memorie di donne, che hanno contribuito alla storia e all’identità di Bologna, come evidenziato dai numerosi appuntamenti dedicati a figure femminili, ciascuna con una storia unica, a volte curiosa e a volte tragica. 

La passeggiata Storie di Uomini e Donne dell’Ottocento (3 giugno) porta a conoscere alcuni dei protagonisti, noti e meno noti, uomini e donne che hanno contribuito al cambiamento sociale e politico ed aperto la strada al riscatto sociale.

La visita guidata Buongiorno Signora Maestra! (21 giugno, 4 settembre) racconta come con l’Unità d’Italia il sistema dell’istruzione cambi radicalmente e si affermi nella realtà quotidiana la figura della Maestra. L’arte funeraria permette di approfondire questo fenomeno attraverso personaggi, storie, aneddoti e curiosità. Le epigrafi della città silente ricordano spesso la donna come moglie, consorte, sposa, sorella. 

Nella visita guidata Tutte le donne (28 giugno, 2 novembre) si ricorda anche il loro contributo nello sviluppo della società, come nel caso della marchesa Brigida Fava Ghisilieri Tanari (Bologna, 1802 – Firenze, 1877), animatrice di uno  dei centri politici della Bologna liberale e uno dei salotti più rinomati, definita da Giuseppe Mazzini “la donna più benemerita della patria nello Stato pontificio”; Gualberta Alaide Beccari (Padova, 1842 – Bologna, 1906), una mente brillante al servizio di ideali moderni, ardente mazziniana, promotrice del movimento emancipazionista femminile, scrittrice e fondatrice del periodico “La Donna”; la contessa Lina Bianconcini Cavazza (Bologna, 1861 – ivi, 1942), filantropa fondatrice dell’Aemilia Ars, la “società protettrice di arti ed industrie decorative nella regione emiliana” o Tommasina Guidi, pseudonimo di Cristina Tommasa Maria Guidicini (Bologna, 1835 – ivi, 1903), scrittrice ormai dimenticata ma che in vita fu tra le autrici più lette in Italia con titoli come Memorie di una zia o Ho una casa mia! Ricordi di una giovane sposa. 

Nella visita animata Le disobbedienti (27 e 28 settembre, 12 ottobre) prendono vita le signore dell’arte, donne dai talenti miracolosi che, nel periodo del Lungo Ottocento, sono state relegate a una realtà di secondo piano, che sono riuscite a sfuggire tra le dite serrate del pugno del patriarcato e che hanno delineato una storia della pittura e dell’arte che non può e non deve essere messa in ombra.

Dalle idealizzate figure femminili del Neoclassicismo di inizio Ottocento al realismo sovente spietato, di qualche decennio avanti il passo è breve. Possenti matrone e sdilinquite signore e fanciulle vengono immortalate fedelmente dai migliori scultori sulla piazza. Quello che conta per le donne, e che viene sempre evidenziato nelle epigrafi, sono le soavi virtù domestiche e poco altro. È così nella maggior parte dei monumenti. Se fai la brava la poca avvenenza non è un peccato. Ribellarsi, uscire dagli schemi, comporta invece dei rischi. E vedere riconosciuto il proprio valore può comportare anche passare per quello che oggi chiamiamo body shaming. Almeno in un caso uscendone vincitrice alla grande, come racconta la visita guidata Taci tu che sei brutta! (19 ottobre).

Nella passeggiata tra chiostri e celle Per la famiglia e per la patria (18 giugno) parole e immagini svelano i sacrifici fatti per la famiglia e per la patria. I simboli e, soprattutto, le sculture di figure femminili sempre esprimono l’amore e il dolore, ma soprattutto la dedizione dei giovani e delle donne, come un destino ineluttabile. Un tema, quello del riconoscimento dei sacrifici compiuti nella vita, in particolare nel caso delle donne, che ritorna anche nella visita guidata Virtù e sacrificio tra le scritte e i simboli sulle tombe e sui monumenti che costellano i portici e i recinti della Certosa sottolineando le virtù, il carattere e la vita del defunto.

Al centro del reading teatrale in due atti Le Imperdonabili – Atto I – Cristina e le altre (17 luglio) e Atto II – Non si poteva non fare niente (16 settembre) – sono l’opera di Cristina Campo (Bologna, 1923 – Roma, 1977) e le sue “Imperdonabili”, donne sconvenienti per il loro tempo, irregolari del pensiero e della scrittura.  

Per le nuove iniziative si segnalano inoltre: Bologna popolare (21 giugno, 4 ottobre), una passeggiata tra chiostri sale e gallerie per scoprire vite straordinarie di fabbri, commercianti, maestre, barbieri e operaie, che non si trovano in nessun libro di storia; Cieli dorati e fanciulle in fiore (4 luglio, 4 ottobre), una passeggiata nella Galleria del Chiostro IX dove si apre un bellissimo catalogo di mosaici e cieli dorati, angeli e giovinette in stile tardo Liberty, nel quale si esibiscono i maggiori scultori bolognesi dell’epoca; Quattro passi in Certosa con i protagonisti del bel canto della Bologna dell’800 (21 settembre, 5, 12 e 18 ottobre), un viaggio in quattro tappe alla scoperta di opere realizzate dagli scultori dell’Accademia di Belle Arti, dedicate a cantanti lirici che qui riposano dopo carriere internazionali; Certosa Bianca e Verde (25 ottobre), una visita guidata alla scoperta di eventi curiosi, opere d’arte celebri e personalità del passato, seguendo le orme dell’omonimo libro scritto da Alessandro Cervellati nel 1967; Sul filo di Arianna (9 e 23 settembre), una passeggiata animata itinerante che conduce piccoli gruppi lungo un misterioso percorso tra parole e suoni, tracciato da un filo rosso di lana. Giardini, popoli in movimento, semi da proteggere, forni del pane: diversi racconti che legano la storia degli umani a quella delle piante; Come erbe nei campi (10 giugno e 16 settembre) visita animata per esplorare esplorare il mondo vegetale della Certosa, a partire dalla storia di Clementina Marcovigi, giovane talentuosa pittrice della Bologna di fine Ottocento con la passione per il mondo floreale che ha come ultima dimora il cimitero; Uomini e donne tra cielo e terra: in-canto (18 giugno), visita guidata per scoprire storie inedite, ricche di aneddoti e curiosità, accompagnate dal canto del Coro Cat Gardeccia, a partire dalle epigrafi di uomini e donne dalle doti ineccepibili, madri e padri amorevoli, moglie e mariti inconsolabili, giovani caduti nel fiore dell’età per i loro ideali e per la patria; Fra le caligini dell’Erebo (26 giugno e 11 settembre), una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice in un viaggio emozionante nel cuore della vicenda più struggente di tutti i tempi: amore e morte, speranza e disperazione, illusione e perdita si alternano lungo il doloroso percorso che Orfeo, poeta e musicista, compie per strappare alle tenebre dell’oltretomba l’amata Euridice; Voci bolognesi: fantasmi, magie e parole perdute (15 e 24 luglio), serata all’insegna della tradizione e delle curiosità bolognesi; Penna pane e giustizia (26 luglio, 29 agosto), visita animata che rievoca le storie di Gualberta Alaide Beccari (Padova, 1842 – Bologna, 1906), Francesco Zanardi (Poggio Rusco,1873 – Bologna, 1954) e Mario Finzi (Bologna, 1913 – Auschwitz, 1945), un viaggio, attraverso tre epoche diverse, per una società basata su giustizia, pace e convivenza; Morti illustri e vivi curiosi: storie della Certosa (5 e 19 agosto, 2 settembre) visita animata quando la storia incontra l’ironia e alcuni personaggi illustri tornano a raccontarsi… a modo loro e Favola dark (25 settembre), una favola tragicomica in una notte di mistero e incanto per un’esperienza indimenticabile.

Anche in questa edizione il Calendario estivo interseca inoltre Bologna Portici Festival, la grande festa urbana promossa dal Comune di Bologna per celebrare attraverso la creatività i Portici di Bologna Patrimonio UNESCO dell’Umanità con interventi artistici site specific, valorizzazione di saperi antichi e progetti speciali. Nell’ambito della terza edizione del festival (4 – 8 giugno 2025), sabato 7 e domenica 8 giugno si svolge Verdi passeggiate. Piccole esplorazioni in Certosa, un percorso esplorativo rivolto a bambini/e e ragazzi/e dai 5 agli 11 anni per scoprire insieme la Certosa attraverso piccoli esercizi di osservazione rivolti alla natura, all’arte e alla poesia.

Ampio il programma alle visite guidate diventate appuntamenti fissi attesi dal pubblico: Davvero?! Cronache dalla Certosa di Bologna (13 settembre), 101 cose da sapere sulla Certosa di Bologna (29 maggio, 1 luglio, 6 settembre), Certosa segreta (29 e 31 maggio, 14 giugno, 20 settembre), Certosa sotterranea: percorso insolito tra gallerie misteriose e chiostri nascosti (1 e 22 giugno, 7 settembre), Angeli e demoni. Simboli ed enigmi in Certosa (15 giugno), Arte e simboli : i capolavori della Certosa ci parlano (25 giugno, 31 luglio), Bologna profondo rosso: delitti e passioni in Certosa (25 giugno, 10 luglio, 28 agosto), Parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli… alla Certosa (3 luglio, 7 agosto, 4 settembre), Certosa criminale: i tre volti della morte (3 luglio, 7 agosto, 4 settembre), Così fan tutti…. segreti bolognesi alla Certosa (10 luglio, 28 agosto, 18 settembre), …e tutto il buio che c’è intorno: la Certosa di notte (17 luglio, 21 agosto, 9 ottobre), Verità o menzogne? (30 agosto), La Certosa un libro aperto sulla storia (7 settembre), Non te l’ho detto? Te lo scrivo! (11 settembre), Uomini e donne perduti per amore (23 settembre), L’enigma della Sfinge. Simboli arcani in Certosa (27 settembre), Nell’ora più buia della notte (30 settembre – 2 ottobre), Così è scritto! (14 ottobre) e Ritroveremo cari amici perduti (29 ottobre).

Infine, l’iniziativa espositiva del 2025 è la mostra fotografica e di disegno Eleganti per sempre nei giardini della Certosa, liberamente visitabile dal 1 al 20 giugno nel Chiostro delle Madonne, in orario di apertura del cimitero, tutti i giorni dalle ore 8.00 alle 18.00. Al visitatore del Cimitero si offre allo sguardo l’eleganza dei dettagli scolpiti dai più abili artisti, e la bellezza struggente di tombe immerse nei chiostri e nelle gallerie. Orecchini, trine, pettinature, scarpe, bottoni, baffi, dettagli di mode passate scolpiti nel marmo, colti dall’obiettivo fotografico, sono esposti accanto a monumenti, portici, piante, scorci della Certosa, restituiti su carta.

Con il Calendario estivo il Museo civico del Risorgimento rinnova ogni anno un patto di collaborazione con il mondo dell’associazionismo culturale, del terzo settore e delle guide turistiche professionali della città, per una divulgazione più sfaccettata e interdisciplinare negli approcci alla conoscenza del grandioso complesso monumentale e un sostegno concreto alla sua conservazione. Per ogni ingresso pagante, infatti, due euro saranno devoluti per la Certosa. 

Il Calendario estivo 2025 della Certosa di Bologna è realizzato da Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento con: Associazione Amici della Certosa di BolognaAssociazione Co.Me.Te. APSAssociazione culturale RimachèrideAssociazione Culturale Youkali APSAssociazione La Meta Teatro,Associazione Medardo Mascagni APS,Gruppo teatrale Più o Meno APSMIRARTE Società cooperativa socialeSentieri Sterrati APSTeatro circolare APS e Teatro dei Mignoli.
Con il contributo di Bologna Servizi Cimiteriali.

La rassegna fa parte di Bologna Estate 2025, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Il programma completo degli appuntamenti è disponibile sul sito web www.museibologna.it/risorgimento.



Informazioni
Museo civico del Risorgimento
Piazza Giosue Carducci 5 | 40125 Bologna
Tel. + 39 051 2196520 
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museorisorgimento@comune.bologna.it 
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Settore Musei Civici Bologna
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Massa: ricerche a confronto nel secolo della scultura che ripensò sé stessa

Il dialogo tra Gigi Guadagnucci e Gio’ Pomodoro è un’azione che, prima o poi, storicamente e formalmente doveva essere affrontata. L’urgenza di porre in relazione due colleghi – i virtuosi del marmo – di due generazioni diverse, ma che, per territorialità e, appunto, similitudini nell’approccio poetico, analitico e di relazione con lo spazio nei confronti della scultura, era tangibile. L’Archivio Pomodoro è lieto di questa collaborazione: il confronto tra Guadagnucci e Pomodoro risulta delicato e poderoso allo stesso tempo; equilibrato per quelle direzioni orizzontali e rigorose di Gio’ in contrappunto con le linee verticali e più romantiche di Guadagnucci. I vuoti e i pieni si rincorrono creando ombre che suggeriscono narrazioni galoppanti in questo spazio che mette mostra un pezzo di storia dell’arte.

di Bruto Pomodoro, figlio di Gio’ Pomodoro e vicepresidente dell’Archivio Gio’ Pomodoro

Il confronto con due scultori di fama internazionale che, dalle avanguardie fino alle più innovative correnti del dopoguerra, hanno operato sul territorio apuano utilizzando marmo e bronzo come media della propria poetica, offrono un importante spunto culturale per dimostrare alle generazioni future quanto fecondo fu quel periodo storico per l’arte contemporanea italiana, all’insegna della tradizione del nuovo.
Sia pur con due approcci e prospettive di ricerca differenti le tematiche legate al mondo della fenomenologia naturale convergono tanto per Gio’ Pomodoro quanto per Gigi Guadagnucci, in un percorso espositivo di largo respiro nei bellissimi spazi della Villa Comunale La Rinchiostra.

“GIGI GUADAGNUCCI GIO’ POMODORO
CONVERSAZIONE SULLA NATURA”
 
21 giugno – 21 agosto 2025
Museo Gigi Guadagnucci, Villa Rinchiostra
Via dell’Acqua, 175 – Massa

La vitalità della scultura italiana della seconda metà del XX secolo è testimoniata in maniera straordinaria dalla produzione di due artisti diversi ma paragonabili per l’originalità degli esiti, per la profonda conoscenza dei materiali e per la densità di contenuti delle loro opere: il massese Gigi Guadagnucci (1915-2013) e il pesarese – poi milanese d’adozione e a lungo attivo in area apuana – Gio’ Pomodoro (1930-2002). La natura, la luce, il cosmo sono elementi cruciali nella riflessione e nella pratica di entrambi; ovviamente con declinazioni differenti, ma con un comune slancio vitalistico. Il primo, inesausto sperimentatore, è noto per le sue sculture in bilico tra figuratività, stilizzazione e aniconismo, spesso caratterizzate da una forte espressività, da una vera e propria carica emotiva, oltre che da una ricerca costante sulla forma e sulla materia. Per Gio’ Pomodoro, invece, quella dell’astrattismo, pur con eccezioni significative (penso agli essenziali e “architettonici” Alberi eseguiti a partire dalla metà degli anni Settanta), fu un’esplicita scelta di campo: usando il bronzo, il ferro, il marmo e la pietra, diede vita a lavori tridimensionali (cui si affiancano i dipinti e i disegni, senza dimenticare il contributo non irrilevante nell’àmbito della scenografia) segnati da un’indagine per così dire filosofico-speculativa sullo spazio, in cui la geometria riveste un ruolo importante. Tra le sue serie più rappresentative spicca il ciclo dedicato al Sole: caduto, deposto, produttore… Come lui stesso scrisse nel 1985 nel Prontuarietto per la scultura, si tratta di «figure araldiche e simboliche», fondate talvolta sulla numerologia e impostate secondo canoni di simmetria e di opposizione dei contrari, con una costruzione a spirale. Tecnicamente, gli elementi sono ricavati da tamburi cilindrici, a spessore variabile ma sempre proporzionale al raggio; da essi scaturiscono andamenti rotatori delle parti periferiche rispetto al centro. Emerge così la nozione di “torsione”, che è centrale per Gio’ Pomodoro, tanto da essere il principio-cardine di non poche opere, in quanto emblema di una tensione che sprigiona forza e movimento. Il Sole, poi, nel suo lavoro è considerato attraverso la lente interpretativa di una trasfigurazione astratto-simbolica, cosicché i fattori-base dei volumi e delle linee vanno a incastrarsi e compenetrarsi tra di loro per suggerire l’idea dell’armonia del cosmo, all’interno del quale il nostro astro ha una funzione essenziale, come perno del sistema di pianeti ove si trova la Terra. Implicitamente è anche, forse, un invito a perseguire un modello di equilibrata consonanza con la realtà fenomenica in cui siamo calati, a livello sia micro- sia macroscopico.

Non bisogna ignorare, peraltro, l’intero arco del percorso di ricerca compiuto da Gio’ Pomodoro, dalle prime esperienze segnico-materiche nel campo dell’oreficeria alla sperimentazione delle superfici in tensione (si pensi, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, alle serie delle Tracce, dei Contatti e delle Matrici); esplorando le potenzialità della forma e della materia, egli arrivò in seguito a trasporre nel bronzo – e poi nella pietra – le proprie intuizioni, orientandosi sempre di più in direzione di uno spazio costruito e misurabile, spesso dinamico e in espansione: la straordinaria Folla, del 1962, è un’opera già matura e originale, in grado di concretare in un flusso corrugato, che è la conciliazione di un’antitesi fisica e concettuale, il continuum tra “pieno” e “vuoto”.

L’itinerario artistico di Gigi Guadagnucci prende le mosse sulle orme della tradizione familiare: se i fratelli Pomodoro partirono come orafi, lui invece cominciò, quand’era ancora poco più di un bambino, lavorando il marmo e, passando di laboratorio in laboratorio (da Ciberti a Soldani), apprendendo i canoni della scultura funeraria all’epoca in voga. Più vecchio di quindici anni rispetto a Gio’, che ai tempi della Liberazione sarà soltanto un adolescente, dovette presto fare i conti con la cappa opprimente della dittatura fascista, e nel 1936 decise di lasciare l’Italia e di raggiungere in Francia i fratelli, che gestivano una marbrerie nella cittadina savoiarda di Annemasse, da dove poi si spostò rapidamente a Grenoble, trovandovi nell’artista Émile Gilioli un punto di riferimento. Dopo l’attiva partecipazione alla Resistenza transalpina, rientrò in Italia, ma infine scelse Parigi come propria dimora, e vi rimase, in maniera pressoché stabile, per circa un ventennio. Considerare tali aspetti biografici è essenziale per comprendere in quale humus sia germogliato il linguaggio plastico di Guadagnucci, che, a contatto con il geniale Beniamino Joppolo, con Zoran Mušič, Nardo Dunchi, Remo Bianco, Jean Tinguely, e osservando da vicino le opere di Alberto Giacometti e Ossip Zadkine e dei più giovani César e François Stahly, passò da una scultura sostanzialmente informale, dal ritmo per così dire geologico, a un tipo di lavorazione del marmo quasi paradossale nella sua ricerca di leggerezza e trasparenza, con il virtuosistico effetto di un “levare” che sa ottenere il risultato vertiginoso di lamine sottili che sembrano fasci di luce, stratificazioni lamellari di stupefacente levità, ottenute grazie a una tecnica trascendentale e a una conoscenza profondissima del medium. Come scrisse Pier Carlo Santini – autore nel 1990 dell’importante monografia Guadagnucci per le edizioni Grafis di Bologna – a proposito di un’opera del ciclo delle Meteore, «le sue sculture sono […] inscindibili dalla materia in cui si incarnano, il marmo bianco; né sono immaginabili altrimenti realizzate. Non solo, ma sistematicamente del marmo sfruttano alcune delle più intrinseche proprietà, contraddicendo la comune credenza che marmo voglia dire massa, volume, pesantezza, solidità, durezza. Le lamelle, che costituiscono il Leitmotiv della sua scultura, possono talora anche aprirsi nello spazio, ma finiscono sempre per convergere a un punto, o per ruotare intorno a un asse ideale, o per raccogliersi in sequenze stringenti e serrate».

Guadagnucci, aggiungo, riesce a unire il penetrante ragionamento formale e la padronanza del materiale con un’esuberanza legata al mondo naturale, sia animale sia vegetale (alludo alle serie delle Libellule, delle Foglie, dei Fiori), e talvolta addirittura con la carnalità dell’evocazione delle voluttuose curve del corpo femminile. A ben discernere, tanto lui quanto Gio’ Pomodoro, pur nella diversità delle scelte, vogliono restar legati alla natura. E torna alla mente il Manifesto del Realismo pubblicato nell’agosto del 1920 dai fratelli Naum Gabo e Anton Pevsner, là dove si affermava che «nessun nuovo sistema artistico potrà affermar<si> […] finché le fondamenta stesse dell’arte non saranno costruite sulle vere leggi della vita», argomentando che «spazio e tempo sono le uniche forme su cui la vita è costruita», e che «su ciò deve quindi essere edificata l’arte»; per concludere proclamando la rinuncia «alla scultura in quanto massa» in favore della trasparenza, del movimento, del superamento della tradizionale staticità e volumetria. Fu una vera e propria rivoluzione copernicana, uno scardinamento di statuti secolari e inveterati, con il quale, da lì in poi, è stato necessario fare i conti nel corso del secolo intero, con l’apertura a molteplici possibilità non solamente aniconiche, ma atte a suggerire all’occhio del percipiente un’impressione di moto, di cinetismo: modulazioni di superfici concavo-convesse, intersezioni e torsioni di piani, articolazioni spaziali imperniate sulla dinamica del vuoto, ritmi di linee sinuose e ondulate, di vettori direzionali etc.

In effetti tutte le arti, durante il Novecento, hanno conosciuto una crisi della loro specificità linguistica e disciplinare, ma è la scultura, credo, ad aver attraversato le maggiori criticità e i più radicali rivolgimenti, tanto che essa, rimarcò Rosalind Krauss nel celebre libro del 1977 Passages (ma ormai, sul tema, consiglio la lettura del più recente Contemporary Sculpture, curato da Jon Wood e Julia Kelly per l’editore Hatje Cantz nel 2020), è andata sviluppando, in prevalenza a partire dagli anni Sessanta, configurazioni malagevolmente assimilabili alle «idee precostituite delle operazioni proprie delle arti plastiche», sicché è diventato sempre più problematico stabilire, al di là di un’ovvia e scontata distinzione tra lavori bi- e tridimensionali, che cosa possa con legittimità esserle ascritto (a meno che non si voglia ricorrere alla famosa spiritosaggine – tipicamente yankee nella sua esibita superficialità – di Arthur Bloch, l’autore della Legge di Murphy, secondo cui «la scultura è ciò contro cui si va a sbattere in un museo quando si indietreggia per guardare un quadro da più distante»).

Gio’ Pomodoro, quindi, con i Soli, esempio perfetto di una peculiare modalità di ripensamento del medium, aspirava a denotare in forme simboliche e geometriche la nostra fonte di energia e vita, evocando nel marmo e nel bronzo, materiali purtuttavia “classici”, scelti perché durevoli, un senso di dinamicità e di vigore vitalistico, con l’obiettivo non di “rappresentare”, ma di costruire, per usare le sue stesse parole, sistemi concentrati e coesi «atti a misurare il valore temporale» del «moto apparente» del Sole nella volta celeste. Oppure, nelle Torsioni, esprimeva un’idea di opera scultorea come compresenza di tensioni, individuando la superficie quale oggetto d’intervento, intervenendo su di essa per trarne uno sviluppo plastico mediante rientranze, sporgenze e flessioni della materia, che conferiscono al piano uno spessore consistente, arrivando quasi a renderlo un corpo elastico. Ciò senza mai “imitare” la natura, ma cercando di carpirne le intime leggi che la regolano, provando a riprodurne non le apparenze, bensì i meccanismi di “crescita” o, meglio, di periodiche espansione e contrazione.

Guadagnucci, dal canto suo, rispose alla domanda sul significato e le prospettive della scultura nell’epoca contemporanea rivendicando l’importanza del mestiere (l’aveva chiaramente notato Mario De Micheli) e del contatto con il mondo organico, in un delicato equilibrio tra astrazione e figurazione, con la stilizzazione delle Libellule e delle Rondini e le forme floride e sensuali dei soggetti vegetali, paradigma della libertà e della grazia della natura. Eleggendo il marmo – materiale che Arturo Martini aveva definito «aulico e sacerdotale» per eccellenza – a medium privilegiato, benché non esclusivo, egli seppe comunque rifuggire dalla tentazione dell’«eterna ripetizione della statua», infondendo nelle proprie opere plastiche il trasalimento emotivo e l’intima vibrazione. Per nulla irrigiditi dal ricorso al solenne bianco di Carrara, i suoi sono lavori animati da un’autentica presenza vitale, da un alito pulsante. I rapporti proporzionali e gli esiti ritmici e talora persino contrappuntistici che Guadagnucci ottiene costituiscono un’ulteriore estrinsecazione della fede nella razionalità, oltre che nella poesia, del reale. Alla base stava la volontà, anche per lui, d’impadronirsi dell’idioma stesso della Creazione, di acquisirne gli arcani processi: non si trattava di mimesi di un êidos già dato (nella natura o nell’arte), quanto, invece, dell’espressione sensibile del percorso evolutivo della sua formazione, còlta nell’istante infinitamente dilatato di un divenire che diventa essere: si ponga attenzione, da una simile angolazione della nostra visuale, a sculture come Germination. Quello di Guadagnucci è insomma un marmo leggero, che comunica l’effetto oscillante di un rapidissimo battito d’ali, dello schiudersi di un seme, di un fiore e di una foglia che fuoriescono da un bocciolo, da una gemma: il materiale pesante per antonomasia che riesce a manifestare con elegante sprezzatura la fragilità, il palpito vitale, il mistero del nascere e dell’esistere.

Una “conversazione”, dunque, non estrinseca, giacché il riflettere sulla natura, a ben considerare, è il cuore dell’arte di Gio’ Pomodoro e di Gigi Guadagnucci, che, nel secolo della scultura che ha dovuto (e voluto) ripensare sé stessa, offrirono soluzioni differenti ma paragonabili, e accomunate da alcuni fattori fondamentali. Ed è bello concludere, per una mostra che s’inaugura nel giorno del solstizio d’estate, osservando che entrambi meditarono sul Sole, l’uno ravvisandovi il fulcro simbolico dell’armonia del cosmo, del movimento della volta celeste e della compenetrazione degli elementi, il secondo omaggiando l’eretico e sfortunato faraone egizio della XVIII dinastia Akhenaton, che tentò invano di portare il proprio popolo all’abbandono dei culti politeistici e oltretombali e all’adorazione di un dio unico, identificato con il disco solare, forza creatrice dell’universo e animatore di tutti gli esseri.


In occasione dei 110 anni dalla nascita di Gigi Guadagnucci (Massa, 1915 – 2013) e dei 10 anni dall’apertura del Museo a lui dedicato, la mostra propone un dialogo inedito tra l’artista ed uno fra i più emblematici scultori del Novecento, Gio’ Pomodoro (Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002). Durante il lungo percorso dei due artisti, entrambi contemporaneamente ai piedi delle Apuane per un periodo rilevante della loro carriera, ricorre, pur con esiti diversi, un profondo rapporto con la natura che la mostra si propone di indagare. Le forme sensuali e floride dei soggetti vegetali di Guadagnucci restituiscono, oltre la rappresentazione, la volontà di indagare l’articolazione ed i rapporti delle forme naturali nello spazio con esiti ritmici che lo spingono all’astrazione. La luce e gli equilibri sottili e lamellari dei marmi testimoniano l’aspirazione a sfuggire alla gravità, che raggiunge risultati di assoluta leggerezza nei “passaggi di meteora”. Le anticipazioni di Pomodoro, con il passaggio dall’iniziale organizzazione dei segni organico-vegetale alle “superfici in tensione”, individueranno il fenomeno fisico della natura nel suo continuo fluire. Nella lunga evoluzione della sua produzione, il periodo versiliese, attraverso la pietra, vedrà “il valore della tensione trasformarsi in torsione”. Qui la figura espressione di un sistema regolatore sarà il Sole.


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