A Roma la prima personale di Manuela Scannavini – QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO

La prima personale dell’artista Manuela SCANNAVINI, intitolata “Quando il suono si fa segno”, è il prossimo evento di SPAZIO SFEROCROMIA, studio di Umberto lppoliti che ospita l’artista: un’esperienza che coniuga diverse espressioni artistiche, tutte necessarie ad illustrare la complessa poetica che sta dietro al suo lavoro. L’inaugurazione sabato 18 aprile dalle 18.30 in Via Ippolito Pindemonte 30b, in un luogo che nella sua stratificata complessità è capace di offrire un viaggio immersivo nell’immaginario artistico e nella pratica d’arte. Nel catalogo un contributo critico della curatrice Eugenia Querci.

QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO
 
A Roma la prima personale di Manuela Scannavini:
un percorso tra arte, musica, parole e video
 
Inaugurazione sabato 18 aprile 2026 ore 18.30

Una mostra e un viaggio condiviso

Cinque grandi opere pittoriche, litografie, un’installazione e due video, a cui si uniscono i taccuini, prove d’autore e le fotografie di llaria Turini eseguite durante il backstage del video, “quando il suono si fa segno”Sono questi i contenuti che Manuela Scannavini ha immaginato per poter finalmente inquadrare gli esiti di una pratica artistica lunga venti anni. in mostra fino al 16 maggio. Tutte le opere esposte sono state ideate dalla Scannavini su ispirazione delle musiche del Maestro Carmelo Travia. Due i video: uno, con la regia di Jacopo Brucculeri, Lorenzo Lattanzidirettore della fotografia con la coreografia di Giulia Rosolin e interpretata dalla giovane ginnasta Sofia Biancari, il secondo, un video-racconto che indica il processo creativo dell’artista, con la voce narrante di Francesca Ritrovato, fonico e montatore Alessandro Chiappini.

Il mondo di Manuela: introspezione nella relazione

“L’arte come immersione profonda in sé stessi, come necessità indifferibile di ascolto, strumento per espandere l’io oltre i confini della vita organizzata per moltiplicarsi in una rigogliosa fermentazione”: sintetizza così Eugenia Querci nel suo testo critico, il percorso di Manuela Scannavini. E queste tele – continua – sono un ritratto fedele del suo percorso, del suo posizionarsi nel mondo con un’attitudine di profonda curiosità, costantemente in cerca di corrispondenze con l’altro e di connessioni, di una socialità espansiva, che produce idee e orizzonti nuovi da inseguire. Gli incontri aprono talvolta strade inesplorate, in modo repentino e inaspettato guidano verso evoluzioni possibili”. E uno di questi incontri è proprio con la musica del Maestro Carmelo Travia, grazie al cui risuonare l’artista “seguendo un’onda immateriale, ha riversato il proprio stato interiore, sottile o tumultuoso, in una serie di tele, legate tra loro da un ritmo, anche visivo, e pensate come un’installazione, Il suono che si fa segno, diventato il titolo della mostra.

Astratto e materico

La tecnica pittorica di Manuela Scannavini è ricca di sfumature: da opere-di medio e grande formato-in tecnica mista su carta a quella materica, oppure in olio o acrilico e pigmenti. Tra gesso, carta, fibra naturale, linoleum gomma arabica, colla d’osso, biochar, pigmenti, polvere di marmo, foglie di loto, fibra di vetro, cera persa, oro zecchino, tessuti, solo per citare alcuni degli elementi che il suo immaginario traduce in esiti artistici di grande impatto. Le opere in mostra, in particolare, sono tele astratte – scrive ancora Eugenia Querci -, “prive di appigli reali, puro colore e gesto, studiate a partire da una serie di disegni in bianco e nero sviluppati, come un flusso continuo, su un formato leporello. Da questo studio sono scaturite anche tre tele di grande formato, ognuna legata a un momento specifico del viaggio intimo che Manuela Scannavini ha attraversato. Tele che sono paesaggi interiori, che hanno una dimensione narrativa e che fanno parte di un racconto di sé, che non rifiuta la quota di turbamento che il lasciarsi percorrere dalle emozioni può provocare”. 

Un Catalogo che è una Storia

Al Catalogo edito da Al3viE di Raffaella Polverini, è affidato il racconto storicizzato del lavoro di Manuela Scannavini, raccogliendo testimonianze importanti, in particolare con la Galleria Pavart di Velia Littera. Manuela ha stretto nel tempo rapporti artistici con designer e stilisti. Con la mostra personale che inaugura il 18 aprile, l’artista “esce allo scoperto” verso un pubblico più ampio, cui va incontro con la timidezza delle prime volte e la sicurezza di chi ha molto da dire e sa perfettamente come dirlo.

Manuela SCANNAVINI (@manuela_scannavini) | Vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1970. Sociologa, nella sua vita l’arte è sempre presente in tutte le sue forme. Nel 2007 comincia il suo percorso artistico frequentando studi di artisti che la stimolano a continuare la ricerca: dalla decorazione dei finti marmi a varie tecniche di disegno, pittura e alla stampa con tecniche manuali su carta con Eleonora Cumer; poi la litografia su supporto sintetico presso l’Atelier InSigna con Maria Pia Bentivenga, lo studio della tecnica per la creazione di pattern presso Portuense201 a cura di Daniela Pinotti, più avanti la tecnica della cera persa presso la scuola/laboratorio Lumina. Approfondisce presso l’Accademia di Belle Arti – Rufa i fondamenti d’incisione, in particolare il monotipo a ricalco e con il torchio calcografico, collografia, xilografia su linoleum, puntasecca, con Davide Miceli. La sua arte spazia tra l’astratto e il concettuale, utilizzando le tecniche miste di assemblaggio e installazioni apprezzate già da collezionisti tra Roma e Torino. Ha collaborato con la poetessa Laura Anfuso trovando ispirazione dalla forza dei suoi haiku. Con l’attrice e performer Alice Valente Visco si avvicina all’arte performativa. Con la fotografa Ilaria Turini ha firmato numerosi e stimolanti progetti fotografici e pittorici. La sua personalità eclettica la porta a collaborare anche con la stilista e modellista Elena Binni e con il designer e creativo digitale Carmine Fuorvia de I Magazzini Mediterranei. Dal 2024 è ospite presso lo studio di Umberto Ippoliti presso lo Spazio Sferocromia, nel quartiere Monteverde Vecchio a Roma.


SCHEDA INFO MOSTRA
Titolo: QUANDO IL SUONO SI FA SEGNO
Artista: Manuela Scannavini
Sede: Spazio Sferocromia, Via Ippolito Pindemonte 30/b, Roma
Inaugurazione: sabato 18 aprile dalle 18.3
Allestimento e aperitivo d’arte a cura di @mariagabriellamauro
Apertura al pubblico: dal 18 aprile al 16 maggio 2026: tutti i sabati dalle 16,30 alle 18.30
Sede: www.sferocromia.info |e-mail:sferocromia.0@gmail.com 
Ufficio stampa: Diana Daneluz | e-mail: dianadaneluz410@gmail.com 
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

PROSA_contemporanea, Roma: UEMON IKEDA – Metamorfosi intangibile

Il giorno 10 aprile 2026 alle ore 18.30, PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Metamorfosi intangibile di Uemon Ikeda a cura di Alberto Dambruoso, con il patrocinio dell’Istituto di cultura giapponese (The Japan Foundation 国際交流基金) e della Fondazione Italia Giappone.

UEMON IKEDA
Metamorfosi intangibile
A cura di Alberto Dambruoso
Opening 10 aprile 2026 ore 18.30
Performance danza Butoh di Flavio Arcangeli ore 19.30

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
Fino al 30 aprile 2026

Uemon Ikeda continua il suo percorso artistico negli spazi di PROSA dopo la recente partecipazione al progetto Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica presso il Museo Venanzo Crocetti, nell’ambito delle attività celebrative del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone dedicato agli artisti giapponesi contemporanei che hanno scelto l’Italia come luogo privilegiato di formazione, ricerca e sintesi creativa.

Da PROSA_contemporanea Ikeda presenta un’installazione ambientale, in collaborazione con l’artista Ximena Robles, costituita da un filo di lana e seta rosso che percorrerà lo spazio e con la quale il pubblico potrà interagire. Durante il vernissage, a partire dalle ore 19.30, l’attenzione si sposterà su una spettacolare danza Butoh, eseguita da Flavio Arcangeli, che dialogherà con il lavoro dell’artista. All’installazione si affiancano alcune opere realizzate in acquerello su carta. 

Come scrive Alberto Dambruoso nel testo critico: «Ikeda ha sviluppato nel corso della sua carriera un tipo di pittura che si è mossa liberamente tra figurazione e astrazione con rimandi all’arte concettuale soprattutto laddove la scrittura diventa un tutt’uno con l’opera. Lo stesso senso di libertà lo si può ritrovare anche nei mezzi espressivi adottati dall’artista che, oltre alla pittura, comprendono anche l’installazione, il disegno e la scrittura. L’installazione è, tra tutti i medium adottati, quello più utilizzato negli ultimi anni dall’artista. Essa si è resa protagonista di numerosi interventi in luoghi fortemente connotati storicamente, come la Piramide Cestia a Roma o il Palazzo Reale di Napoli. Si tratta di installazioni aeree che Ikeda realizza in luoghi all’aperto o al chiuso, servendosi di un filo rosso composto da lana e seta con il quale crea ambienti, circoscrive spazi, modificando così la percezione di luoghi noti o, al contrario, facendo insorgere dal nulla spazi prima inesistenti. L’artista mette anche in comunicazione l’interno con l’esterno, il dentro e il fuori generando in questo modo anche una poetica degli opposti in cui si incontrano il visibile e l’invisibile, il pieno e il vuoto. 

Per la mostra concepita per PROSA_contemporanea, Ikeda ha pensato ad un progetto espositivo che mette sullo stesso piano la pittura, rappresentata da una serie di acquerelli dipinti su carta, e l’installazione con il filo rosso che ridisegna lo spazio della galleria. In occasione della serata inaugurale Ikeda ha pensato di rendere “viva” l’installazione realizzata in collaborazione con l’artista Ximena Robles, attraverso una performance di danza Butoh interpretata dal performer Flavio Arcangeli. Questo tipo di danza nasce in Giappone negli anni ’50 e si inserisce nel clima di apertura ad altre forme d’arte: il gruppo Gutai ne costituiva in questa direzione un esempio. La danza Butoh è un tipo di danza volta a liberare gli impulsi fisici e mentali ed è definita come una danza metamorfica. Da qui “Metamorfosi intangibile”, il titolo che Ikeda ha voluto dare alla sua mostra. Una trasformazione immateriale dello spazio che non si può toccare ma che ogni spettatore può ricostruire idealmente.»

Uemon Ikeda. Nasce a Kobe, Giappone, il 5 aprile 1952. Il suo percorso artistico ha inizio negli anni Settanta a Tokyo, sotto la guida del professor Takeshi Yoshino, assistente di un celebre scultore. Su consiglio del maestro – scegliere tra New York e Roma – Ikeda opta per l’Italia. A ventun anni si trasferisce a Roma, dove si diploma all’Accademia delle Belle Arti nel 1977. La sua città di adozione diventa il laboratorio di una ricerca che fonde radici orientali e cultura occidentale. Le sue scelte espressive – decisamente concettuali – si declinano dalla pittura all’architettura, dalla fotografia all’installazione, fino al “teatro impossibile” e alla scrittura. Il suo sguardo isola segmenti di realtà urbana smaterializzandone la spazialità occidentale attraverso il concetto orientale di “vuoto”, inteso come spazio scenico e teatro. Tra le principali esposizioni: Sinagoga – Tempio Maggiore di Roma (Giornata Europea della Cultura Ebraica, 2012); Piazza Farnese · Piazza Trilussa (Festa de Noantri, 2012); Giardino di Villa Borghese · Piazza del Campidoglio (Giornata della Terra, 2013); MAXXI, Roma – Architetture aeree: linee, fili, web net (Giornata del Contemporaneo, 2013); NIKA Exhibition, Centro Nazionale delle Arti, Tokyo – 102ª edizione (2017); Palazzo Reale, Napoli – installazione site-specific “Il Giardino ‘incantato’ di Palazzo Reale. A Levante del sole” a cura di Anna Imponente (2018); Japan Week in Venice – installazione FRAGILITY, il filo rosso (2019); Piramide Contemporanea – dialogo con la Piramide Cestia, curato da Sala 1, Roma (2024); Border Crossing Hypothesis – Rome Art Week 2024, organizzata da Artoday; Gran Galà per l’Ambiente, Fondation Prince Albert II di Monaco, Galleria Colonna, (2024); Museo Venanzo Crocetti, Mostra collettiva Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica in occasione del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone (2026). 

Flavio Arcangeli. Performer, pittore e insegnante yoga. Laureato in Architettura presso La Sapienza Università di Roma (2002). Da sempre interessato alla relazione tra le arti visuali e l’atto performativo. Nel 1997 incontra la danza grazie al maestro giapponese Masaki Iwana. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti esponenti della danza butoh. Dal 2001 al 2011 ha co-diretto e danzato in Trasform’azioni, rassegna internazionale di danza butoh. Tra i progetti recenti: 2025 Body Farm, Parco Molentargius, Cagliari, Compagnia Habille’ d’eau/Silvia Rampelli; 2024  Performance, Cantiere Gioia, Santa Marinella, Progetto Italia-Giappone con la Compagnia Kentaro Company a cura di Maria Pia d’Orazi; 2023 Body Farm, Festival le alleanze dei corpi, Parco Lambro Milano, Compagnia Habille’ d’eau; 2023 Inposture, Centro culturale Elsa Morante, Roma, Rassegna a cura di Marcello Sambati; 2022. Across, MAXXI Roma, evento Il corpo Eretico a cura di Maria Pia D’Orazi (con Melissa Lohman).


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


INFO
Uemon Ikeda – Metamorfosi intangibile
A cura di Alberto Dambruoso

Performance artist danza Butoh: Flavio Arcangeli
Con il Patrocinio dell’Istituto di cultura giapponese (The Japan Foundation 国際交流基金) e della Fondazione Italia Giappone.
In collaborazione con: Studio Marta Bianchi InEvoluzionet
Sponsor tecnici: Beelegal Società Benefit di Servizi a r.l.
Fino al 30 aprile 2026
Orari: dal lunedì al venerdì 16.00 – 18.30; sabato su appuntamento tel. 3384858398 – ingresso libero

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.com
instagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Bassano del Grappa Candidata a Capitale della Cultura 2029

Le ragioni di una candidatura

Bassano del Grappa, forte del titolo di Città Veneta della Cultura 2025 conferito dalla Regione del Veneto e sostenuta da un anno di successi nella valorizzazione culturale, ha rilanciato con convinzione la propria candidatura a Capitale italiana della Cultura.

Bassano del Grappa Candidata a
Capitale della Cultura 2029

“La Regione condivide questa sfida e sostiene con determinazione la candidatura di Bassano del Grappa a Capitale Italiana della Cultura 2029” sottolinea il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani. “La città è un vero scrigno di storia, arte e architettura che da solo merita il titolo, ma ha anche tutte le carte in regola per primeggiare grazie al ruolo che ha sempre mantenuto nella sua storia come crocevia di scambi culturali tra l’area alpina, la pianura e Venezia. Non a caso nel bagaglio della tradizione italiana c’è una vecchia canzone dei nostri Alpini a ricordare che sul Ponte di Bassano, ‘noi ci darem la mano’. L’incontro è alla base di ogni forma di arricchimento culturale, e questa storiche strofe ci dicono che la città del Ponte Palladiano sul Brenta lo vive come sua peculiarità da sempre”.

La candidatura di Bassano del Grappa ha una sua profonda ragione.

La città custodisce – assieme al noto ponte palladiano – il più ampio patrimonio di opere di Antonio Canova al mondo insieme a Possagno, oltre alla più importante collezione pubblica di opere di Jacopo Bassano e della sua bottega. I Musei Civici, tra i più antichi del Veneto e fondati nel 1828, conservano inoltre un patrimonio che attraversa i secoli e testimonia la ricchezza della tradizione artistica locale e nazionale: da Guariento Lorenzo Lotto, da Artemisia Gentileschi Giambattista Tiepolo Francesco Hayez, accanto alle celebri collezioni grafiche Remondini e della ceramica bassanese.

A questa eredità storica si affianca una capacità concreta e attuale di produrre cultura e di progettare iniziative di alto profilo. Ne è una chiara dimostrazione la mostra recentemente conclusa dedicata a Giovanni Segantini, tra i maggiori interpreti del Divisionismo e straordinario cantore della montagna intesa come luogo fisico e insieme simbolico, che ha registrato 108.211 visitatori.

“Nel Settecento, i celebri stampatori Remondini firmavano le loro opere con un orgoglioso “In Bassano”, esportando nel mondo un modello unico di cultura e impresa” afferma Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa. “Oggi, quel medesimo orgoglio ispira il nostro piano di “Risorgimento Urbano”: una visione politica chiara che trasforma la nostra città in un laboratorio di futuro che proprio nella candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 vuole trovare il suo percorso. Non vogliamo una Bassano “sotto vetro”, ma una città dove la bellezza e il patrimonio storico siano motori vivi di attrazione e sviluppo, sociale ed economico. Il cuore di questa rigenerazione sono i giovani: riqualificheremo gli edifici storici dismessi, hub di co-working e residenze, portando l’innovazione dentro le mura. Questo sviluppo poggia su due pilastri fondamentali: la sostenibilità, attraverso una mobilità dolce e infrastrutture moderne, e la centralità strategica. Bassano deve rivendicare il  suo ruolo di baricentro nel triangolo tra Padova, Vicenza e Trento, diventando il punto d’incontro naturale tra la ricerca universitaria e l’eccellenza dei nostri poli industriali. Il Risorgimento Urbano è il nostro impegno per restituire ai cittadini una città dinamica, connessa, sostenibile e a misura di persona”.

Nel 2025, Bassano del Grappa ha inoltre saputo valorizzare in modo esemplare il patrimonio custodito nei propri Musei Civici, restituendo alla città il “Cavallo colossale” di Antonio Canova. Si è trattato di un intervento di grande rilievo culturale e identitario, reso possibile dalla collaborazione tra enti pubblici, istituzioni e soggetti privati.

Accanto ai Musei, Operaestate Festival Veneto – giunto alla sua 46ma edizione – è un festival multidisciplinare di danza, teatro, musica e circo contemporaneo che da quasi mezzo secolo anima Bassano e l’intera Pedemontana, e si è affermato nel tempo come un progetto culturale di respiro nazionale e internazionale. Il suo CSC – Centro per la Scena Contemporanea ha vinto 26 progetti sui bandi Cultura dell’Unione Europea ed è un riferimento per le arti performative in tutta Europa. Da qui è nata anche Dance Well, pratica di danza rivolta a persone con Parkinson e oggi aperta a tutti, attiva ormai in 15 città italiane e diffusa in Europa e in Asia.

Bassano del Grappa si conferma inoltre una città vivace e dinamica anche sul piano letterario e della promozione della lettura. Dal 2017 detiene il titolo di “Città che legge” conferito dal Centro per il Libro e la Lettura e dal Ministero della Cultura. La sua Biblioteca Civica, luogo di incontro intergenerazionale e motore di coesione della comunità, conta oltre 100.000 presenze annue.

Bassano del Grappa e il suo territorio

Bassano del Grappa, con i suoi oltre 42.000 abitanti, si colloca nel cuore della fascia pedemontana veneta, la zona di raccordo tra l’alta pianura e le prime pendici delle Prealpi. Questa posizione ne ha fatto storicamente un naturale punto di passaggio tra pianura e montagna.

Proprio a partire da questa vocazione storica, Bassano del Grappa si candida oggi a essere non solo un passaggio, ma un luogo in cui fermarsi, vivere e tornare. Il valore di questa sfida risiede innanzitutto nel percorso che apre: nell’occasione di ripensarsi come comunità, di mettere a sistema energie e risorse e di rafforzare il ruolo della città come riferimento per un ambito più ampio, quello della Pedemontana veneta.

In questo senso, Bassano del Grappa si propone anche come voce di un’Italia spesso rimasta ai margini del racconto nazionale attraverso la cultura, quindi, anche attraverso iniziative come le capitali italiane.

In oltre dieci anni di Capitali Italiane della Cultura, nessuna città dell’arco alpino e prealpino ha ottenuto questo riconoscimento. Eppure la geografia del Paese racconta una realtà diversa: l’Italia è in larga misura un Paese di montagna e di collina, con oltre un terzo del territorio nazionale classificato come montano e più di tre quarti della sua superficie complessiva costituiti da aree montane e collinari.

A sostenere questa visione vi è già una rete territoriale concreta. L’Intesa Programmatica d’Area riunisce 14 Comuni del comprensorio bassanese attorno a un disegno condiviso, mentre è già stato avviato il percorso di costruzione di un Marchio d’Area capace di integrare cultura, arte, trekking, cicloturismo ed enogastronomia.

La Superstrada Pedemontana Veneta ha inoltre ridisegnato in modo significativo le connessioni infrastrutturali dell’area, rafforzandone accessibilità e relazioni territoriali. Allo stesso tempo, i sistemi dell’istruzione, della sanità e dell’impresa operano già su una scala che supera ampiamente i confini amministrativi del Comune, confermando Bassano del Grappa come centro oltre che polo di riferimento per un territorio vasto e articolato.

Le tappe della candidatura

Il Comitato Promotore che sostiene la candidatura vuole riunire le principali istituzioni e realtà del territorio: Regione, Provincia, Camera di Commercio, Confindustria, Diocesi, università, sistema sanitario, fondazioni bancarie, reti culturali e associazioni. Una piattaforma ampia e autorevole, perché un progetto di questa portata non può che configurarsi come un esercizio di responsabilità collettiva, fondato sulla condivisione degli obiettivi e sulla capacità di costruire alleanze durature.

Nelle prossime settimane prenderanno avvio i tavoli tematici, le consultazioni con il territorio e il lavoro di ascolto e progettazione partecipata che porterà alla redazione del dossier di candidatura.

In questa prospettiva, la Cultura diventa la lente attraverso cui ripensare tutta una cittàil suo ambiente e la sua comunità: non un settore separato, ma il principio generativo attraverso cui rileggere lo sviluppo del territorio, rafforzare la coesione sociale, valorizzare il patrimonio.

In primo luogo, proporsi a Capitale italiana della Cultura significa investire sulle nuove generazioni, mettendo i giovani al centro della candidatura.

In questa direzione si colloca Cantiere 35, spazio che nascerà nel cuore della città e che sarà dedicato agli under 35, con funzioni di co-working, incubazione d’impresa, laboratori e percorsi di formazione personale e professionale.

Significa inoltre rigenerare il patrimonio costruitoPalazzo Pretorio, complesso monumentale nel cuore del centro storico, sede degli antichi Podestà e luogo che racchiude oltre otto secoli di storia, è interessato da un intervento di restauro da 2,2 milioni di euro, finanziato con fondi PNRR, che lo restituirà alla città entro la fine del 2026.

Palazzo Bonaguro, edificio quattrocentesco nel quartiere di Angarano, affacciato sul Brenta e a pochi passi dal Ponte Vecchio, con i suoi saloni affrescati, il giardino scenografico e le decorazioni che attraversano i secoli, sarà invece al centro di un progetto di rifunzionalizzazione come hub culturale e spazio di produzione da dedicare alle nuove generazioni.

Significa anche portare cultura e servizi oltre il centro storico. Bassano del Grappa conta 22 quartieri, e la candidatura intende lavorare anche sulle periferie, sugli spazi verdi e sulla qualità della vita urbana. In questa direzione si collocano: la trasformazione di aree urbane verdi in “palestre a cielo aperto”, la creazione del bosco urbano realizzato a sud dell’ospedale, gli interventi di riforestazione e di contrasto alle isole di calore e la valorizzazione delle serre storiche del Giardino Parolini, orto botanico ottocentesco unico nel suo genere.

Infine, candidarsi significa costruire reti come dimostra, ad esempio, il Patto cittadino per la lettura che coinvolge già oltre 30 soggetti tra scuole, associazioni, librerie ed enti del Terzo settore. È un segnale chiaro di come, a Bassano del Grappa, la cultura sia già oggi un fatto collettivo.

“Presentiamo la nostra candidatura per raccontare Bassano e il suo patrimonio artistico, storico, culturale, ambientale, le nostre tradizioni, ma soprattutto per mettere in campo nuovi progetti ispirati da una visione di città sempre più moderna, all’avanguardia, interconnessa e in grado di dare risposte alle richieste, o meglio alle esigenze, dei giovani di oggi” afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del Grappa. “La vocazione culturale è stata una costante della nostra storia, oggi la sfida sta nella capacità di utilizzare i linguaggi e i mezzi della nostra epoca, di ripensare gli spazi, di utilizzare le tecnologie a supporto dell’arte e della cultura. Siamo pronti, lo siamo sempre stati, a sognare e a pensare in grande”.

La stagione 2026

Bassano del Grappa guarda al 2029, ma si prepara fin d’ora a vivere un 2026 di grande rilievo culturale, in continuità con il percorso avviato negli ultimi anni e con una programmazione capace di coniugare visione, qualità scientifica e capacità di attrazione.

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026, nelle sale affrescate di Palazzo Sturm, sarà aperta al pubblico la mostra “Olivetti. L’arte di comunicare”, a cura di Fiorella Bulegato Giorgio Cedolin. L’esposizione si inserisce in modo coerente nella storia e nelle collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, ospitato nello stesso palazzo e dedicato alla tipografia e alla calcografia della celebre famiglia di imprenditori grafici bassanesi.

In questo affascinante contesto, la mostra racconterà la straordinaria eredità olivettiana, capace di unire innovazione tecnologica, visione sociale e avanguardia nelle strategie della comunicazione. La mostra è promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa con Ronzani Editore, con il patrocinio della Regione del Veneto e dell’Archivio Storico Olivetti di Ivrea.

A seguire, dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange Brassaï, la grande fotografia tornerà protagonista a Bassano del Grappa con un nuovo progetto di respiro internazionale. Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, il Museo Civico ospiterà infatti la grande mostra “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi”.

Curata da Pascal Hoël, responsabile delle collezioni della MEP, l’esposizione è promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa con Silvana Editoriale, in collaborazione con MEP  Maison Européenne de la Photographie di Parigi.

La mostra dedicata a Sebastião Salgado sarà la prima in Italia a ripercorrere, attraverso una selezione di oltre 160 fotografiel’intera opera di uno dei più grandi protagonisti della fotografia contemporanea, capace di raccontare per decenni il caos del mondo e, al tempo stesso, la sua bellezza più profonda e originaria. Un omaggio di particolare intensità, che assume un valore ancora più significativo a un anno dalla scomparsa del grande maestro e che è reso possibile anche dalla donazione che Sebastião e Lélia Wanick Salgado hanno destinato alla MEP di Parigi, istituzione che custodisce l’intero corpus della sua opera. La mostra sarà accompagnata da un catalogo in lingua italiana e inglese.

Il 2026 sarà infine l’anno che vedrà, dopo cinquantasei anni di oblioil ritorno del “Cavallo colossale” di Antonio Canova nel Museo Civico. Opera unica al mondo per storia, dimensioni e finitura, la monumentale scultura in gesso dipinta a finto bronzo, alta oltre quattro metri e mezzo e lunga cinque, oggetto di uno spettacolare restauro che lo ha letteralmente “riportato in vita” grazie alla sinergia tra il Comune di Bassano del Grappa, Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni”Venice in Peril Fund e l’Alta Sorveglianza ai lavori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, il Cavallo colossale tornerà, dal prossimo dicembre, ad abitare da protagonista gli spazi monumentali del Museo civico per essere ammirato da tutti.

“Con questi appuntamenti, Bassano del Grappa conferma la solidità del proprio progetto culturale e la capacità di costruire una programmazione ampia, coerente e riconoscibile, capace di valorizzare il patrimonio cittadino e, al contempo, di aprirsi ai grandi temi e ai protagonisti della cultura visiva internazionale, grazie a partnership autorevoli e di ampio respiro. Un anno che, sono certa, contribuirà in modo significativo alla piena maturazione del progetto per Capitale Italiana della Cultura 2029, grazie anche a PTS, società di consulenza specializzata nel supporto strategico ai percorsi di candidatura” conclude Barbara Guidi, Dirigente Cultura e Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.

La conferenza stampa è promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa. Si ringrazia Gallerie d’Italia  Milano Intesa Sanpaolo.



Ufficio stampa
 
Studio ESSECI COMUNICAZIONE
Simone Raddi
+39 049 663499
simone@studioesseci.net
 
Ufficio Stampa Comune di Bassano del Grappa
Chiara Padovan
+39 0424 519373
ufficiostampa@comune.bassano.vi.it
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

FORO G gallery: “..DI UN RICORDO RIMANE IL COLORE” prima personale di Angelo Carmisciano

La FORO G gallery presenta Di un ricordo rimane il colore, mostra personale di Angelo Carmisciano, che inaugura sabato 18 aprile alle 18.

Angelo Carmisciano
Di un ricordo rimane il colore


18/04 – 03/05

Il progetto nasce da fotografie appartenenti alla sfera privata dell’artista – immagini domestiche, spesso in bianco e nero – che vengono attraversate da un processo di lenta rielaborazione. Lontano da ogni intento documentario, Carmisciano trasforma queste immagini in spazi emotivi, interrogando la memoria come esperienza sensibile più che come archivio del passato.

Il disegno a grafite ricostruisce con precisione la struttura luminosa delle fotografie, ma al tempo stesso ne incrina la stabilità, aprendo a una dimensione più incerta e frammentaria. È in questa soglia che interviene il colore: discreto, intermittente, mai descrittivo, si manifesta come traccia di una persistenza emotiva. Ciò che rimane del ricordo non è l’immagine nella sua interezza, ma una tonalità, una vibrazione che continua a risuonare nel tempo.

Il titolo della mostra allude a questa condizione profonda della memoria, che conserva non tanto le forme quanto le atmosfere. Le opere si configurano così come luoghi di meditazione sull’impermanenza, in cui il tempo emerge nella sua dimensione più fragile e affettiva.

Un episodio all’origine del progetto – le fotografie trasportate dalla casa familiare in Sicilia a Mantova e inizialmente scambiate per conserve – suggerisce una relazione simbolica tra nutrimento e memoria, tra ciò che si preserva e ciò che permette al passato
di restare vivo.

Pur radicato in una dimensione intima, il lavoro di Carmisciano si apre a una risonanza collettiva: le scene rappresentate evocano un immaginario familiare condiviso, mentre le immagini si articolano in una struttura frammentaria, sospesa tra definizione e dissolvenza.

La mostra è accompagnata da un testo critico di Mariateresa Zagone.
A cura di Roberta Guarnera


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

CRONORAMA MILANO: la Madonnina in 120 ore, il nuovo progetto fotografico di Max Farina

San Polo Art Gallery e Max Farina hanno il piacere di presentare CRONORAMA MILANO – la Madonnina in 120 ore, il nuovo progetto espositivo di Max Farina, ideato in occasione del Salone del Mobile di Milano 2026.

L’esposizione prende forma negli spazi dell’Ordine degli Architetti di Milano, in Via Solferino 17 e si concentra su un nuovo progetto fotografico dedicato alla città di Milano.

CRONORAMA MILANO – la Madonnina in 120 ore
UN PROGETTO FOTOGRAFICO DI MAX FARINA
 
A cura di San Polo Art Gallery
 
21 – 26 Aprile 2026
dalle 10.00 alle 19.00
 
Inaugurazione 20 Aprile, ore 12:00
 
Ordine degli Architetti di Milano
Via Solferino 17, Milano

Il Cronorama di Milano nasce nel 2018 da un punto di vista inedito: la Madonnina del Duomo. Con la collaborazione della Veneranda Fabbrica del Duomo, Max Farina si è appostato per 120 ore nell’arco di un anno in cima alla guglia più alta, a 108 metri di altezza, fotografando lo skyline di Milano giorno e notte, d’estate e d’inverno, realizzando oltre 10.000 scatti.

Nell’opera finale, il panorama completo restituisce una visione ampia e stratificata della città: si riconoscono chiaramente Palazzo Reale, l’Arengario, Piazza del Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II, lo skyline di CityLife, lo stadio San Siro, e molti altri luoghi iconici della città.

I Cronorami di Max Farina sono progetti fotografici di “esaurimento visivo”, basati su una visione frammentata di luoghi iconici. Per oltre dieci anni, attraverso questa pratica unica e incessanti appostamenti, l’artista ha osservato le città rimanendo fermo nello stesso punto di vista.

I Cronorami catturano dettagli che svelano la poesia nascosta nel caos urbano in trasformazione. Queste capsule del tempo offrono una prospettiva nuova, in cui il trascorrere del tempo trasforma il lavoro in un’opera organica in continuo divenire.

Ispirandosi a Tentative d’épuisement d’un lieu parisien di Georges Perec (Parigi, 1975), Farina osserva e restituisce l’essenza di ogni città, registrando ciò che accade, anche quando non accade nulla.

Farina “frantuma lo stereotipo di Milano” per proporre una sorta di “machine à voir”, che invita a osservare la città come attraverso una lente di ingrandimento, protesa a scrutarne i minimi dettagli: luce e oscurità, strade e cieli, folle e silenzi…

THE WALL

L’installazione fotografica si configura come una vera e propria performance partecipativa, in cui il gesto del pubblico diventa parte integrante dell’opera.

Realizzata con 105 blocchi di carta, ciascuno composto da circa 80 pagine, l’installazione traduce il Cronorama in una forma fisica e dinamica: ogni blocco rappresenta un frammento del grande panorama di Milano e, allo stesso tempo, ne contiene le molteplici variazioni temporali, luminose e atmosferiche.

Il pubblico è invitato a intervenire direttamente: sfogliando e staccando le immagini può scegliere quali momenti cambiare, componendo una propria versione del panorama. In questo modo l’osservatore diventa co-autore e artefice di una trasformazione continua che restituisce una visione in costante mutamento della città di Milano.

Il progetto dei Cronorami è stato sviluppato anche a Venezia con Rivus Altus, a New York con i lavori di Times Square e Brooklyn, a Parigi con i lavori di Trocadéro e Notre-Dame, a Los Angeles e in molte altre città, sempre alla ricerca di nuovi e iconici punti di vista.

Massimiliano Farina (Milano, 1974) è laureato in Architettura al Politecnico di Milano. Dal 1991 si dedica alla fotografia, operando nei campi del reportage, dell’architettura e della documentazione del territorio, realizzando sia ricerche fotografiche su commissione sia progetti artistici personali.

Nel 2014 il progetto fotografico Nella città gli vale il 1° premio del Contest Periferie Possibili, organizzato dal gruppo Renzo Piano G124. Da sempre, Max Farina esplora l’impatto visivo del tempo su punti di vista iconici, architettonici e paesaggistici, adottando una visione frammentata che dà vita ai suoi progetti fotografici denominati con il neologismo “Cronorami”. Nel 2016 organizza la singolare mostra Rivus Altus a Venezia durante la XV Biennale di Architettura, ottenendo importanti riconoscimenti. Nel corso degli anni successivi, i suoi lavori sono stati presentati in importanti fiere e manifestazioni fotografiche a livello nazionale e internazionale. Nel 2024 torna a Venezia per esporre i dieci anni del progetto Rivus Altus con un’installazione al Fondaco dei Tedeschi, realizzata con 78 monitor e oltre 10.000 scatti, che racconta una decade di osservazioni del panorama dal Ponte di Rialto. I suoi progetti fotografici fanno parte della collezione permanente della San Polo Art Gallery di Venezia.


SAN POLO ART GALLERY di Venezia

Fondata nel 2021, la San Polo Art Gallery si trova in una delle zone più iconiche e vivaci di Venezia, nel sestiere di San Polo, e riunisce arte contemporanea e design.
La galleria presenta opere di scultura, fotografia e pittura, ponendo l’accento sulla materialità e sulla maestria tecnica degli artisti. Gli artisti selezionati offrono visioni che mettono in discussione la società contemporanea, incoraggiando la riflessione e il dialogo culturale. Attraverso mostre ed eventi, la San Polo Art Gallery crea uno spazio in cui arte, architettura e design convergono per ispirare un’esperienza ricca e sfaccettata.


Per ulteriori informazioni:
Beatrice Mantovano
+39.342.80.28.753 / +39 041 93 47 222
beatrice@sanpoloartgallery.it
www.sanpoloartgallery.it
 
LINK EVENTO
https://ordinearchitetti.mi.it/it/eventi/ordine-aperto-fuorisalone-2026
Da Beatrice – SanPolo ArtGallery <beatrice@sanpoloartgallery.it>

Pisa, Museo della grafica: “Fratello Sole, Sorella Luna. Costumi per un capolavoro”

Il Museo della Grafica (Università di Pisa, Comune di Pisa) organizza due visite guidate speciali a cura di Diego Fiorini, direttore della Fondazione Cerratelli e curatore della mostra insieme a Alessandro Tosi.

Visite guidate gratuite alla mostra “Fratello Sole, Sorella Luna. Costumi per un capolavoro”

A cura di Diego Fiorini 

  • Venerdì 10 aprile 2026, ore 17:00
  • Venerdì 24 aprile 2026, ore 17:00

Museo della Grafica
Palazzo Lanfranchi (Lungarno G. Galilei, 9 – Pisa)

Prenotazione necessaria a: educazione.museodellagrafica@sma.unipi.it entro le ore 13:00 del giorno precedente la visita.

Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti.
Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

Un abbecedario per esplorare il sentimento più universale

Piccolo vocabolario d’Amore di Claudia Monteiro de Castro, con le illustrazioni di Mariuccia Roccotelli, per Alpes Italia Editore, è un’opera che sfugge a ogni definizione: non è un romanzo, non è un saggio, non è una raccolta di poesie. Eppure è tutto questo insieme. 

Piccolo vocabolario d’Amore
di Claudia Monteiro de Castro
con le illustrazioni di
Mariuccia Roccotelli
Un abbecedario ironico e poetico
per esplorare il sentimento più universale

In libreria e negli store da febbraio 2026

Dalla A alla Z, Claudia Monteiro de Castro prende le parole dell’amore, le osserva da vicino, le racconta con ironia e tenerezza, ogni tanto con una risata improvvisa, dà vita ad un dizionario sentimentale con l’intimo desiderio di “filosofeggiare scherzosamente sull’amore”. 

Piccolo vocabolario d’Amore è un inedito abbecedario dei sentimenti: inizia con la lettera A di Abbandono, attraversa le voci classiche di Anima gemellaBacioCuore spezzatoGelosia e Ti amo e termina con la Z di Zelante. Ogni parola (in tutto 96 voci) si trasforma in un vademecum per viaggiare amorosamente tra citazioni colte -da Shakespeare a Neruda, da Buzzati a Cortázar-, aneddoti su coppie celebri come Dalí e Gala, Sartre e Simone de Beauvoir, canzoni, film cult e curiosità linguistiche, ma anche tra piccoli gesti di ogni giorno, la cioccolata mangiata da soli sul divano, i nomignoli ridicoli che ci inventiamo per chi amiamo, le telefonate lunghissime che non si vorrebbe mai concludere. L’amore in tutte le sue forme: quello platonico e quello adultero, quello virtuale e quello che invecchia.

I testi, brevi, oscillano tra poesia, riflessione e narrazione: in essi l’ironia, spesso sottile e malinconica, convive con una sensibilità attenta alle fragilità e alle contraddizioni, mentre il quotidiano diventa uno spazio di rivelazione di dettagli, incontri, ricordi. Le voci di Claudia Monteiro de Castro si fondono alle illustrazioni di Mariuccia Roccotelli: cuori spezzati, fiori, paesaggi e immagini metaforiche non si limitano ad accompagnare il testo ma lo interpretano e lo amplificano mentre le stesse parole si tramutano in figure e personificazioni immaginifiche. 

Romantico senza essere sdolcinato, ironico senza essere cinico, Piccolo vocabolario d’Amore vuole restituire la complessità e la delicatezza dell’esperienza amorosa, invitando il lettore a riconoscere nei frammenti narrati qualcosa della propria storia.

L’amore, la memoria, il tempo, le relazioni sono il cuore della scrittura di Claudia che si muove con naturalezza tra generi differenti: infatti l’autrice coltiva anche la poesia che le permette di esplorare con maggiore libertà la dimensione emotiva, mantenendo sempre vivo uno sguardo curioso, ironico e auto-ironico. 

Negli ultimi testi pubblicati, come Poesie per il ragazzo dai capelli lunghi (Palombi Editore, 2023) e Cosa ricorderete (Alpes Italia, 2019), la parola si fa leggera e precisa per catturare l’attimo, l’emozione, la “saggia pazzia” dell’amore.

Piccolo vocabolario d’Amore è in libreria e negli store da febbraio 2026.

Claudia Monteiro de Castro, nata a Rio de Janeiro nel 1970, vive a Roma da 23 anni. Ha pubblicato quattro libri nel suo paese natale e dieci libri in Italia, spaziando tra racconti, guide di viaggio, poesie e libri per l’infanzia. Da vent’anni cura una rubrica per la rivista brasiliana Comunità Italiana, parlando degli usi e costumi in Italia. Si autodefinisce una “romantica scettica”. Ama guardare i tramonti, la luna e le stelle, cantare, suonare la chitarra, camminare senza sosta e contemplare la vita.

Mariuccia Roccotelli, nata in Puglia nel 1974, si è diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha esposto in mostre personali in diverse città italiane e anche all’estero. I suoi quadri sono caratterizzati da texture di svariati materiali dal legno alla carta, dai tessuti ai riciclati, accostati, sovrapposti ed incastonati tra le linee morbide e sinuose della sua pittura. Da nove anni insegna arte all’Istituto Penitenziario Minorile Beccaria di Milano.


INFO
Titolo: Piccolo vocabolario d’Amore
Autore:  Claudia Monteiro De Castro
Illustrazioni: Mariuccia Roccotelli
Editore: Alpes Italia
Data di Pubblicazione:23 gennaio 2026
ISBN: 1256650684
Pagine: 58
Formato: brossura
www.alpesitalia.it/autori-660-monteiro_de_castro_claudia
 
Claudia Monteiro de Castro
www.instagram.com/claudiainitaly/

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
www.melaseccapressoffice.it
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

ARMAGEDDON: Visioni dell’invisibile tra memoria e rinascita

ARMAGEDDON di Augusto De Luca

La fotografia, quando si spinge oltre il visibile, diventa uno strumento per indagare l’invisibile e dare forma al trauma collettivo della storia. “Armageddon” di Augusto De Luca esplora le cicatrici lasciate dalle guerre mondiali attraverso un linguaggio simbolico e surreale, trasformando l’immagine in esperienza emotiva e riflessione. Non si tratta di documentare, ma di evocare: ogni scatto diventa un ponte tra memoria e immaginazione, tra dolore e possibilità di rinascita, invitando lo spettatore a confrontarsi con ciò che resta oltre gli eventi, nell’anima umana.

E7E7E7

ARMAGEDDON
di Augusto De Luca

La fotografia ha sempre avuto il potere di catturare l’essenza della realtà, ma quando si avventura nel regno del metafisico e del surreale, diventa uno strumento per esplorare dimensioni invisibili e simbolismi profondi. In un mondo segnato dalle catastrofi delle guerre mondiali, la ricerca fotografica che intreccia queste tematiche offre uno sguardo unico sulla storia umana, una narrazione visiva capace di provocare emozioni e riflessioni. Le mie ultime fotografie trascendono il semplice atto di scattare immagini; si tratta di un viaggio nell’anima delle persone, un tentativo di catturare l’invisibile che si cela dietro gli eventi storici. Le cicatrici lasciate dai conflitti globali sono evidenti, ma ci sono anche le ombre e i silenzi, le storie non raccontate di chi ha subito e di chi ha combattuto. Attraverso i filtri dell’arte, si esplorano l’essenza delle emozioni umane, utilizzando elementi surreali per evidenziare il dolore e la speranza. Ogni immagine scattata in questo contesto è carica di simboli. Questi simboli non solo evocano la memoria collettiva delle guerre, ma invitano anche lo spettatore a confrontarsi con la propria interpretazione della sofferenza e della rinascita. La scelta delle forme, la composizione e l’illuminazione diventano strumenti per raccontare storie che vanno oltre il visibile. La componente surreale nella mia ricerca fotografica entra in gioco quando la realtà viene “distorta”, creando immagini che sembrano uscire da un sogno. In questo contesto, il surreale non vuole negare il dolore, ma amplificarlo, portando lo spettatore a una dimensione di comprensione più profonda, scenari onirici, ricchi di significati nascosti. Questo approccio sfida l’osservatore a riflettere su quale sia il confine tra la realtà e l’immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Questo lavoro fotografico surreale e simbolico sulle catastrofi delle guerre mondiali non è solo un documento, ma un invito a vedere oltre le immagini superficiali. È un richiamo a esplorare le emozioni e le esperienze umane, a confrontarsi con il passato e a trovare un significato profondo nella bellezza e nel dolore. Attraverso l’arte, le storie di milioni di vite perdute e trasformate continuano a vivere, incoraggiandoci a mantenere viva la memoria e a guardare al futuro con occhi nuovi.

Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer. Ha ritratto molti personaggi celebri. Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici . Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. E’ conosciuto a livello internazionale, ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).

https://fr.wikipedia.org/wiki/Augusto_De_Luca
https://grokipedia.com/page/augusto_de_luca
http://www.edueda.net/index.php?title=Augusto_De_Luca


Da Augusto De Luca <delucaaugusto885@gmail.com>

Art Week Milano 2026: Ugo La Pietra – ERBARIO e GLI INVASATI 

Ugo La Pietra, Erbario, 2026
Studi e Libri aperti in ceramica ingobbiata e incisa dall’autore nel laboratorio Ceramiche Puzzo, Milano
cm 24x32x3 (ognuno)
foto courtesy Archivio Ugo La Pietra, Milano

In occasione dell’Art Week 2026 (13 al 19 aprile), Casa degli Artisti presenta un duplice progetto – di e con Ugo La Pietra – che articola una riflessione sul valore del fare come spazio di relazione tra arte e artigianato, individuo e collettività, natura e progetto. Il percorso si sviluppa in due installazioni: ERBARIO, opera inedita di Ugo La Pietra, e GLI INVASATI, progetto coordinato dal “maestro” in dialogo con i residenti e le residenti di Casa degli Artisti.

Art Week 2026 – Milano
13 – 19 aprile 2026

ERBARIO E GLI INVASATI
Un doppio progetto di Ugo La Pietra e delle artiste e artisti in residenza

opening 17 aprile, h.1 8.00
in mostra sino al 31 maggio 2026

I progetti, allestiti negli spazi esterni della Casa, nascono dalla collaborazione tra Casa degli Artisti (Mariavera Chiari, Susanna Ravelli, Giulia Restifo) e Ugo La Pietra con il sostegno della Fondazione Michelangelo, organizzazione internazionale impegnata nella valorizzazione dei mestieri d’arte e nella trasmissione intergenerazionale delle competenze che animerà l’intera Casa di  progetti in dialogo tra arte e design per tutta la settimana successiva, durante la Design Week (21-26 aprile), all’interno di “Arts & Crafts & Design”, una nuova vetrina collaborativa che riunisce quattro attori chiave della scena artigianale e del design milanese: Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Fondazione Michelangelo per la Creatività e l’Artigianato, Creative Academy e Serapian. Non una partnership formale quindi, ma una convergenza strutturale nel superare la distinzione gerarchica tra arti maggiori e applicate, nel riconoscere nel gesto manuale un atto culturale e politico, nel sostenere l’intergenerazionalità e riaffermare la relazione tra uomo e ambiente come matrice del progetto. La ricerca di La Pietra incarna questa visione, traducendola in un lavoro in cui la terra diventa origine comune e il progetto uno spazio di trasformazione condivisa.

Le installazioni ERBARIO e GLI INVASATI, visitabili fino alla fine di maggio 2026, si integrano pienamente nella vita artistica della Casa che, una volta conclusa la Design Week, tornerà a essere centro di residenza.

ERBARIO

Ugo La Pietra torna a Casa degli Artisti con un’installazione che condensa la sua storica riflessione sulla “diversità” attraverso il segno inciso, cifra distintiva della sua pratica.  Dalla piccola enciclopedia che ha descritto nel libro Erbario (Marinonibooks, 2021), sono nate una serie di erbe spontanee e piante minori riprodotte per questa mostra nelle pagine di libri in ceramica. Un erbario che ricorda la raccolta di essenze all’interno delle pagine di un diario estivo. Illustrazioni di erbe incise sulle pagine di libri in ceramica ingobbiata dove La Pietra, alla sua instancabile creatività, unisce la sua storica ricerca sulle diversità attraverso il suo “gesto segnico”. L’installazione consiste in dodici libri aperti collocati su tre strutture/leggii. L’opera nasce dalle passeggiate dell’artista in luoghi familiari, dall’osservazione di ciò che cresce ai margini. Le erbe spontanee diventano soggetti di un archivio personale, fissato nella terra attraverso un processo lento che recupera la dimensione sapienziale del fare manuale. Il risultato è una narrazione che dissolve i confini tra arte e scienza e suggerisce uno sguardo non gerarchico sul paesaggio, vicino per sensibilità alle riflessioni di Gilles Clément e Leo Lionni.

GLI INVASATI

In parallelo, negli spazi esterni della Casa, prende forma GLI INVASATI, progetto a cura di Casa degli Artisti coordinato da Ugo La Pietra che propone un’opera collettiva – e allo stesso tempo individuale – che promuove il concetto, su cui La Pietra ha spesso lavorato, della “diversità nella relazione collettiva”. Gli artisti in residenza – Matteo Bicego, Marco El Gato Chimney, Francesco Ciavaglioli, Sofia Guzzo, Claudia Mendini, Sara Passerini, Roxana Vergani  – sono invitati a confrontarsi con un archetipo condiviso: il vaso in terracotta, un modello standard a partire dal quale ciascun artista interviene con scelte formali e poetiche autonome, trasformandolo in un’opera riconoscibile. Ne emerge un insieme eterogeneo ma coerente, in cui la materia diventa elemento unificante e il gesto individuale si misura con una tradizione millenaria. Il titolo gioca su una doppia valenza semantica, tra il riferimento al contenitore e l’essere “pervasi” dalla terra.

A definire il cuore concettuale della collaborazione tra Ugo La Pietra e le artiste e gli artisti in residenza alla Casa è una citazione del settembre 2000 di Ugo Marano – artista e ceramista visionario, fondatore dei “Vasai di Cetara” – che La Pietra assume come dichiarazione programmatica:

«Ceramica è arte regina.
Oggi che i vasi non servono più sono diventati più importanti, liberatesi dall’uso per liberarsi alla funzione si sono trasformati in oggetti della lussuria, dell’amicizia, della gioia. Le mani dei vasai sono la materia intelligente e armoniosa esistente. C’è ancora bisogno di vasi per l’evoluzione felice della persona e la crescita delicata dell’umanità

In queste parole il vaso smette di essere oggetto funzionale per diventare archetipo culturale: forma primaria dell’abitare e del contenere, dispositivo simbolico capace di attivare memoria, identità e relazione.

Con ERBARIO e GLI INVASATI, Casa degli Artisti si conferma piattaforma di ricerca capace di intercettare il dibattito contemporaneo su arte, design e artigianato. Il progetto offre a professionisti e pubblico uno sguardo concreto su un fare che unisce pensiero e manualità, visione e materia, riportando la ceramica al centro di una riflessione attuale sul senso e sul valore delle arti.


MICHELANGELO FOUNDATION

La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship è un’istituzione no-profit con sede a Ginevra che sostiene gli artigiani di tutto il mondo al fine di promuovere un futuro più umano, inclusivo e sostenibile.  La Fondazione mira a sottolineare l’importanza del rapporto fra l’artigianato, il design e l’arte in senso lato e si pone l’obiettivo di celebrare e preservare l’artigianato e la diversità dei suoi creatori, materiali e tecniche, aumentando la consapevolezza quotidiana sul mestiere e la possibilità di intraprenderlo come percorso professionale per le nuove generazioni. La Fondazione presenta Homo Faber, un movimento culturale incentrato sulla figura dei maestri artigiani di tutto il mondo. I suoi progetti più importanti includono: Homo Faber NextGen, una serie di programmi educativi per le generazioni future di artigiani; la Homo Faber Guide, piattaforma online che elenca artigiani in tutto il mondo; Homo Faber Finds, che identifica l’eccellenza artigianale e propone idee creative per ispirare collaborazioni, commissioni private e acquisizioni; e una programmazione annuale di eventi che include la celebrazione di punta della Homo Faber Biennial e la serie di mostre Homo Faber Capsule. michelangelofoundation.org/

Arts & Crafts & Design è una nuova vetrina collaborativa che unisce quattro protagonisti di spicco della scena artigianale e del design milanese: La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, la Michelangelo Foundation for Creativity & Craftsmanship, Serapian e Creative Academy. Organizzata presso la Casa degli Artisti, uno spazio che rispecchia i valori di creatività, sperimentazione e dialogo condivisi dal quartetto, questa iniziativa collettiva rappresenta un contributo significativo alla riflessione condivisa della Milan Design Week, incentrata sui temi di design, sostenibilità, artigianato e innovazione.


Casa degli Artisti
Corso Garibaldi 89/A (entrata da via Tommaso da Cazzaniga), Milano
www.casadegliartisti.com     info@casadegliartisti.org

Orari di apertura
dal martedì alla domenica, dalle 12.30 alle 19.00, con chiusura il lunedì
Ingresso libero

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Magazzino del Sale, Torre di Cervia: Artevento presenta la mostra inedita dedicata all’Olanda

Inaugura il 4 aprile al Magazzino del Sale Torre la mostra intitolata “The Hague Air Gallery – Vento dipinto” dedicata all’Olanda, scelta da ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone per dare il via alla sua 46° edizione. La mostra, che si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata e del Consolato Generale dei Paesi Bassi, anticiperà, già nel weekend di Pasqua, lo storico festival in scena dal 23 aprile al 3 maggio sulla spiaggia di Pinarella.   La mostra esibisce, per la prima volta in Italia, una straordinaria collezione composta da 17 aquiloni di modello giapponese edo dipinti da pittori olandesi.Presentata per la prima volta in volo sulla spiaggia di Scheveningen (The Hague, L’Aja) nel 1987, ricostruisce la genesi di un progetto destinato ad esercitare un impatto decisivo nel panorama artistico internazionale, promuovendolo sviluppo di quella corrente dell’environmental art che individua nel vento il proprio interlocutore, creando una nuova relazione dinamica tra opera, natura e spettatore.

ARTEVENTO 2026 
46° edizione
 
 “The Hague Air Gallery – Vento dipinto
la mostra che il Festival Internazionale dell’Aquilone dedica all’Olanda celebrando l’arte del vento
 
Preview di Pasqua – dal 4 Aprile al 3 Maggio – Mostra“The Hague Air Gallery – Vento dipinto”
Magazzino del Sale Torre, Cervia
Dal 23 Aprile al 3 Maggio – 46° ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone
Cervia – Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location

ORIGINI E STORIA

La scelta dei Paesi Bassi come protagonista di questa anteprima artistica non è casuale. Se l’aquilone nasce in Oriente oltre 2.500 anni fa, è anche attraverso le rotte commerciali olandesi, che esso giunge stabilmente in Europa. Il contributo dell’Olanda nel fungere da ponte tra Asia e Occidente e trasportare fisicamente l’oggetto dal Giappone e dalla Malesia, fra il XVI e il XVII secolo, è tanto importante quanto l’aver successivamente contribuito alla trasformazione dell’aquilone in un medium artistico contemporaneo, capace di dialogare con le avanguardie occidentali. È proprio nei Paesi Bassi che si concepì per la prima volta in Europa un progetto capace di coniugare la forma tradizionale giapponese dell’edo con il linguaggio pittorico occidentale e con la dimensione ambientale del vento, dando vita a un’esperienza pionieristica che pochi anni dopo ispirò la European Air Gallery in Inghilterra, sviluppata con l’intento di coinvolgere artisti provenienti da diversi Paesi europei e trasformare l’aquilone dipinto in simbolo di cooperazione culturale e unità nella diversità.

La straordinaria collezione di aquiloni olandesi che verrà esposta al Magazzino del Sale Torre fu sviluppata all’inizio degli anni ‘80, ed è il risultato tangibile del progetto nato dall’idea originale di Gerard Van der Loo, fondatore dello storico negozioVlieger Op,e di Els Lubbers. Il loro intento era di rendere tangibile il nesso tra oggetto aquilone ed espressione pittorica, già implicito nelle pratiche artigianali tradizionali di Cina e Giappone, in una visione concettualmente nuova. Grazie alla partecipazione di un gruppo di pittori olandesi nell’esperimento, la vela dell’aquilone si trasformò in una vera e propria tela e il cielo divenne uno spazio pubblico e dinamico, capace di accogliere l’opera d’arte in dialogo diretto con la natura e con lo spettatore.

Per la realizzazione delle vele, Van der Loo si avvalse dell’esperienza tecnica dei membri dell’Holland Kite Team, coinvolgendoli nella messa a punto di una interpretazione del tradizionale aquilone giapponese adatto al progetto. Guidò personalmente la squadra di costruttori nella definizione delle “tele volanti”, coordinando ricerca tecnica e sperimentazione sui materiali. Van der Loo prestò particolare attenzione ai materiali pittorici, poiché il colore scelto avrebbe dovuto affrontare la sfida di un supporto complesso come il tessuto sintetico, adottato al posto della tradizionale carta washi giapponese. Insieme a Els Lubbers mise, inoltre, a punto un sofisticato sistema di pilotaggio composto da 17 cavi di trattenuta lunghi 30 metri per ciascuna opera, permettendo il controllo stabile delle vele dipinte durante l’esposizione aerea.

Chiamati a misurarsi con una sfida inedita, gli artisti olandesi coinvolti si confrontarono non solo con un supporto completamente nuovo, ma soprattutto con un diverso contesto espositivo: il cielo. Ciò li spinse a ripensare profondamente la propria pratica, interrogandosi sulla percezione dell’opera a distanza, sulla sua leggibilità nello spazio aperto e sul dialogo imprescindibile con il vento, divenuto parte integrante del processo creativo. Gerard Van der Loo e Els Lubbers anticiparono di due anni il celebre progetto “Immagini per il Cielo” promosso dal Goethe-Institut di Osaka, al quale parteciparono artisti di fama internazionale come Robert Rauschenberg e Mimmo Paladino.

DALL’IDEA AL VOLO: IL PRIMO VERNISSAGE NEL CIELO DELLA STORIA

Dopo anni di meticolosa sperimentazione, nel 1987, The Hague Air Gallery vede per la prima volta la luce e prende letteralmente il volo sulla spiaggia di Scheveningen all’Aia. Si tratta del PRIMO VERNISSAGE NEL CIELO DELLA STORIA, attraverso il quale Gerard Van del Loo inaugura un nuovo concetto di esposizione dinamica e collettiva di aquiloni d’arte, con l’obiettivo di trasformare il cielo in una galleria pubblica, spazio democratico di fruizione accessibile. L’esposizione delle opere si configura in una performance che fa dell’accettazione dell’imprevedibilità delle forze della natura da parte dell’artista un elemento imprescindibile e determinante nel coinvolgimento immersivo dello spettatore.

La scelta di aprire il 46° anno di iniziative legate al più longevo Festival Internazionale dell’Aquilone del mondo proprio con il recupero di questa collezione olandese e con il suo debutto in una sede museale in collaborazione con Holland Kite Team esprime la visione della curatrice Caterina Capelli, Art Director di ARTEVENTO, e anticipa gli appuntamenti che renderanno il 2026 un anno decisivo nel suo percorso, che culminerà con l’inaugurazione del centro di formazione permanente Museo dell’Aquilone il prossimo autunno.   Nominata interlocutrice dell’ICPI del Ministero della Cultura per il progetto sull’aquilone come patrimonio immateriale dell’umanità in qualità di “testimone vivente” –per il merito di tramandare il festival come un dispositivo di salvaguardia e scambio di pratiche e saperi oltre che come principale presidio internazionale per la promozione dell’arte eolica – Capelli intende restituire visibilità ad una straordinaria collezione d’aquiloni dipinti rimasta a lungo nell’oblio,  omaggiare Gerard Van der Loo e Els Lubbers come precursori dell’environmental art e attribuire a The Hague Air Gallery il giusto valore, riconoscendone il merito di rappresentare una pietra miliare nella storia del Movimento dell’Arte Eolica.

L’omaggio a Gerard van der Loo assume un significato particolarmente prezioso, rafforzando il legame con l’Olanda anche in merito al progetto di salvaguardia del patrimonio promosso da ARTEVENTO. Il 2026, infatti, segna anche l’acquisizione, da parte del Museo dell’Aquilone, della collezione di opere etniche appartenute a Van der Loo, scomparso nel 2002. Quello stesso anno, sono state esposte al Tropenmuseum di Amsterdam e oggi donate a Caterina Capelli, a supporto del suo progetto di testimone vivente dal designer e aquilonista Stephen Versteegh, che continua nei Paesi Bassi l’avventura dell’Holland Kite Team.

ARTEVENTO 2026 invita, così, il pubblico internazionale a vivere un’esperienza unica, dove la storia dell’arte eolica incontra il presente e dove il cielo, da sempre simbolo di libertà, diventa ancora una volta spazio condiviso di creatività, dialogo e unità tra culture diverse.

Il programma completo di ARTEVENTO CERVIA sarà consultabile sul sito della manifestazione: https://artevento.com/

INFORMAZIONI UTILI
 
DOVE: Cervia – Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location
QUANDO: Dal 4 Aprile al 3 Maggio
Mostra “The Hague Air Gallery – Vento Dipinto” Magazzino del Sale Torre
Dal 4 al 19 Aprile aperto nei Festivi e prefestivi
Dal 23 Aprile al 3 Maggio aperto tutti i giorni
 
Dal 23 Aprile al 3 Maggio
46° ARTEVENTO Festival Internazionale dell’Aquilone
Spiaggia di Pinarella, Magazzino del Sale e altre location
 
25 Aprile
1° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
Volo Notturno
 
26 Aprile
2° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
Cerimonia delle Bandiere – Spiaggia di Pinarella
 
Dal 27 al 29 Aprile
Workshop aquiloni per adulti
 
30 Aprile
ARTEVENTO KITE PARADE Cervia – Magazzino del Sale
 
1° Maggio
2° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
 
Dall’1 al 3 Maggio
STACK Cervia’s Cup Campionato Italiano di volo acrobatico sportivo
 
2 Maggio
4° annullo celebrativo Filatelia Poste Italiane
La Notte dei Miracoli – Spettacolo multidisciplinare  – Spiaggia di Pinarella
 
Per prenotazione laboratori: info@artevento.com

CONTATTI
SITO: https://artevento.com/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/festivalaquilonecervia/
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/artevento_cervia_kite_festival/
YOUTUBE: https://www.youtube.com/channel/UCCQv-5MAJEy-2DTIF57-6Fw/featured

CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
Agenzia di comunicazione e ufficio stampa
tel : +39-051-6569105 mob: +39-392-2527126
email: info@culturaliart.com 
web: www.culturaliart.com
Facebook: Culturalia 
Instagram: Culturalia_comunicare_arte
Linkedin: Culturalia di Norma Waltmann  
Youtube: Culturalia
TikTok: Culturaliart
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>