“Diserzioni”, ad Albinea il nuovo intervento di arte pubblica del collettivo CHEAP

Alcune foto dell’intervento – ph credits: Claudia Gentile

Manifesti urbani, memoria partigiana e pratiche di dissenso contemporaneo nel progetto promosso dal Comune di Albinea e dalla Biblioteca Pablo Neruda

Il collettivo CHEAP presenta ad Albinea “DISERZIONI”, un progetto di arte pubblica che intreccia memoria della Resistenza, antifascismo e riflessione sui linguaggi del dissenso contemporaneo. Attraverso affissioni urbane e immagini inedite, il progetto trasforma lo spazio pubblico in luogo di confronto politico e simbolico.


Il collettivo CHEAP arriva ad Albinea, in provincia di Reggio Emilia, con “DISERZIONI”, progetto di arte pubblica promosso dal Comune di Albinea e dalla Biblioteca Pablo Neruda con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. L’intervento prende forma attraverso manifesti testuali, affissioni urbane e immagini diffuse negli spazi del territorio, costruendo una contaminazione tra arte, memoria collettiva e attivismo contemporaneo.
Nei poster inediti realizzati dal collettivo, la diserzione non viene mai nominata esplicitamente ma evocata come pratica di sottrazione ai linguaggi del potere, alla violenza patriarcale, al nazionalismo e alla retorica bellica. Il progetto assume una posizione apertamente antifascista, collocandosi al confine tra ricerca artistica e azione politica. In questa prospettiva, disertare significa interrompere la collaborazione con ciò che opprime, sabotare i dispositivi culturali della sopraffazione e costruire nuove alleanze contro ogni forma di dominio.

Parte integrante dell’iniziativa è anche una nuova serie di “Achtung Banditen”, progetto sviluppato da CHEAP a partire dalle fotografie di partigiane e partigiani del territorio fornite da ANPI Reggio Emilia. La serie prosegue il percorso avviato dal collettivo in occasione del 25 Aprile 2026, riportando nello spazio pubblico i volti di chi scelse la clandestinità e la lotta contro il nazifascismo.

L’intervento lavora anche sulla rilettura dell’immaginario visivo della Resistenza, prendendo distanza dalla rappresentazione monumentale e militare spesso associata alle figure partigiane. Le immagini selezionate mostrano infatti scene civili, intime e quotidiane, evitando pose eroiche o riferimenti armati. Una scelta che restituisce complessità politica e dimensione umana alle esistenze raccontate, sottraendole tanto alla celebrazione istituzionale quanto alla spettacolarizzazione del conflitto.

Il titolo “Achtung Banditen” riprende l’espressione utilizzata dalle forze naziste per definire i resistenti, riducendo la lotta partigiana a un atto criminale. La riappropriazione contemporanea di quella formula diventa così uno strumento per interrogare i meccanismi attraverso cui il potere continua a produrre linguaggi di criminalizzazione del dissenso, ieri rivolti ai “banditi”, oggi a chi protesta, attraversa i confini, occupa spazi o mette in discussione la normalizzazione della violenza e delle gerarchie sociali.

Ad Albinea il tema della diserzione assume inoltre un significato storico particolare. Durante la guerra, proprio in questo territorio, anche alcuni soldati tedeschi disertarono per unirsi alla Resistenza, scegliendo di sottrarsi all’obbedienza imposta dal nazifascismo e mettendo a rischio la propria vita. In questo contesto la diserzione viene interpretata come interruzione della catena del comando e gesto concreto di solidarietà contro la violenza istituzionalizzata.

Le affissioni sono state realizzate attraverso un’azione collettiva che ha coinvolto un gruppo di donne del territorio, trasformando l’attraversamento dello spazio pubblico in una pratica condivisa di autodeterminazione e riappropriazione urbana.

Con “DISERZIONI”, CHEAP sviluppa una riflessione sul rapporto tra memoria storica e nuove forme di dissenso contemporaneo, riaffermando il ruolo dell’arte pubblica come dispositivo critico e spazio di presa di parola politica.


Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it> 
Articolo redazionale

A Portopiccolo Wilhelm Heiliger: “Transformazioni / Transformacije”

A Sistiana un percorso attraverso oltre cinquant’anni di ricerca tra pittura, fotografia, carta e scultura

Dal 16 maggio al 21 giugno 2026 la Portopiccolo Art Gallery ospita “Transformazioni / Transformacije”, mostra dedicata all’opera di Wilhelm Heiliger e curata da Pavla Jarc. L’esposizione ripercorre i principali sviluppi della ricerca artistica dell’autore attraverso lavori astratti e sperimentazioni visive che intrecciano modernismo, arte concreta e pensiero zen.


La Portopiccolo Art Gallery ospita dal 16 maggio al 21 giugno 2026 “Transformazioni / Transformacije”, mostra personale di Wilhelm Heiliger curata da Pavla Jarc. L’esposizione, organizzata dall’Associazione culturale Casa Cave e promossa dal Comune di Duino Aurisina, inaugura sabato 16 maggio alle ore 18 negli spazi della galleria di Sistiana. La mostra propone una selezione di opere tra pittura, lavori su carta, fotografia e scultura che restituisce una visione ampia del percorso creativo sviluppato da Heiliger in oltre cinquant’anni di ricerca artistica.

Nelle opere dell’artista convivono riferimenti alla tradizione della pittura modernista e una personale elaborazione dei temi visivi, costruita attraverso un linguaggio astratto e una forte dimensione meditativa. Il lavoro di Heiliger intreccia infatti la filosofia del gioco con il pensiero orientale, in particolare con il buddhismo zen, assunto dall’artista come strumento per superare la percezione immediata del visibile e avvicinarsi a una dimensione metafisica della realtà.

Le sue composizioni astratte invitano lo spettatore a coglierne ritmo, vibrazione e tensione interiore, trasformando l’esperienza estetica in una percezione sensibile e spirituale dell’opera.

Nel testo curatoriale, Pavla Jarc sottolinea come la ricerca di Heiliger si concentri sul concetto di “opera pittorica purificata”, riconducibile ai principi dell’arte concreta sviluppatasi nel XX secolo. Una pratica artistica che si fonda esclusivamente sugli elementi autonomi della pittura – colore, luce, linea e forma – svincolandosi dalla rappresentazione mimetica della realtà.

Riprendendo le riflessioni del teorico tedesco Siegfried J. Schmidt, il percorso espositivo evidenzia come l’opera di Heiliger si sviluppi in uno spazio di continua trasformazione percettiva, dove il gioco diventa esperienza interiore e possibilità aperta di interpretazione.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 21 giugno 2026 con apertura il sabato dalle 15 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. È inoltre possibile prenotare visite su appuntamento.


Da Federica Zar <zar@apscom.it>
Articolo redazionale

Prosegue alla Galleria Vik Milano “Design Vik 2026 – The Other Side of Design”

Fino al 24 maggio negli spazi di Vik Pellico Otto una mostra che attraversa il design come linguaggio artistico, tra installazioni, oggetti e visioni contemporanee

Prosegue alla Galleria Vik Milano “Design Vik 2026 – The Other Side of Design”, progetto espositivo nato durante la Design Week milanese e dedicato alle contaminazioni tra arte e design. In mostra artisti italiani e internazionali che reinterpretano oggetti, materiali e forme attraverso pratiche visionarie, percettive e narrative.


Negli spazi di Vik Pellico Otto, affacciati sulla Galleria Vittorio Emanuele II, continua fino al 24 maggio 2026 “Design Vik 2026 – The Other Side of Design”, appuntamento espositivo promosso dalla Galleria Vik Milano in occasione della Design Week milanese. La mostra conferma l’impostazione che negli anni ha caratterizzato il progetto Design Vik: non una rassegna dedicata al design industriale o all’oggetto funzionale, ma una riflessione sul design attraversato dalla pratica artistica e trasformato in linguaggio aperto, narrativo e percettivo.

Il sottotitolo scelto per questa edizione, “The Other Side of Design”, definisce immediatamente il campo d’indagine della mostra: non il design come disciplina autonoma, ma ciò che accade quando viene filtrato dall’immaginazione artistica. Gli oggetti perdono così la loro funzione originaria per diventare visioni, racconti e dispositivi percettivi.

Il percorso riunisce circa quindici artisti italiani e internazionali che affrontano il tema attraverso approcci differenti – ironici, visionari, giocosi o critici – con particolare attenzione alla sostenibilità, al riuso e al rapporto con l’ambiente.

Una prima sezione è dedicata alla relazione tra natura, materia e progetto. Monica Bispo e Vaprio Zanoni utilizzano terra cruda ed elementi naturali per creare opere che riportano l’oggetto di design a una dimensione organica ed ecosistemica. Nello stesso ambito si inserisce l’installazione di Dorota Koziara, che recupera la lavorazione del vimini per costruire un ambiente immersivo sospeso tra artigianato tradizionale e tecnologia contemporanea. Lucia Lo Russo lavora invece su materiali differenti e inserti naturali, introducendo favi d’api attraversati da luce interna che trasformano la materia organica in elemento visivo e architettonico.

Una seconda linea di ricerca approfondisce il rapporto tra tecnologia e linguaggio artistico. I “Quadri Mediali” di Davide Maria Coltro trasformano la pittura in un flusso digitale continuo e mutevole, mentre Andrea Crespi lavora tra arte optical e immaginario pop, mettendo in discussione i meccanismi della percezione. Matteo Mandelli presenta invece tappeti ibridi che intrecciano artigianato e tecnologia, facendo convivere il tempo lento della manifattura con la logica elettronica.

Il tema della trasformazione dell’oggetto attraversa un ulteriore nucleo della mostra. Pao utilizza l’anamorfosi per modificare la percezione dello spazio e degli oggetti quotidiani, mentre Francesco De Molfetta presenta “Electric Chair”, opera che rielabora simboli e iconografie della cultura heavy metal trasformando una seduta in dispositivo concettuale. Massimo Giacon espone alcuni dei lavori che negli anni hanno segnato il suo percorso tra fumetto, arte e design, sviluppato anche attraverso modellazione scultorea e tecnologie 3D. Sandi Renko interviene invece su superfici e oggetti spingendo il design verso dimensioni luminose e percettive.

La rilettura dell’immaginario e della storia del design emerge nelle opere di Tomoko Nagao, che rielabora icone visive della tradizione artistica occidentale attraverso un linguaggio iperpop e contemporaneo, e in quelle di Ieva Petersone, che trasforma sedute e oggetti in paesaggi interiori sospesi tra memoria e astrazione. Carla Mura porta in mostra lavori in cui il filo di cotone invade lo spazio accentuando la dimensione fisica e installativa dell’opera, mentre Luigi Serafini presenta una delle sue celebri sedie insieme a una tavola tratta dal suo universo visionario e surreale.

Completano il percorso gli interventi di Giordano Curreri, autore di “anti-ritratti” di oggetti quotidiani realizzati con la tecnica del disegno alla cieca, e di E.T. De Paris, che presenta una serie di piccoli quadri organizzati come un polittico contemporaneo dedicato alle micro-narrazioni del quotidiano.

Nel complesso, “Design Vik 2026” costruisce una costellazione di opere in cui il design viene spostato, deviato e reinterpretato. Gli oggetti smettono di rispondere soltanto a una funzione pratica e diventano strumenti capaci di produrre immaginazione, scarto e racconto. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 21 fino al 24 maggio 2026.


Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>
Articolo redazionale

“Quasi Figura”, alla Tenuta Rasocolmo la personale di Enrica Passoni

A Piano Torre-Messina la mostra inaugura la sezione dedicata alle arti visive del Summer Fest 2026

Dal 23 maggio al 31 agosto 2026 Tenuta Rasocolmo ospita “Quasi Figura”, mostra personale di Enrica Passoni curata da Mariateresa Zagone. Un percorso di opere fotografiche e interventi materici che indaga il confine tra riconoscibilità e dissoluzione dell’immagine.


La Tenuta Rasocolmo di Piano Torre-Messina inaugura la sezione “Arti visive e linguaggi del contemporaneo” del Summer Fest 2026 con “Quasi Figura”, mostra personale di Enrica Passoni a cura di Mariateresa Zagone. Il vernissage è in programma il 23 maggio 2026 alle ore 19 negli spazi della Tenuta, mentre la mostra resterà visitabile fino al 31 agosto, con apertura dalle 17 alle 22.
La ricerca artistica di Enrica Passoni prende forma a partire da immagini fotografiche riconoscibili, progressivamente modificate attraverso interventi di sottrazione che ne alterano la stabilità visiva. Il volto – elemento centrale nella costruzione dell’identità – viene velato, abraso o cancellato, generando presenze sospese tra apparizione e dissoluzione, quelle “quasi figure” che danno il titolo al progetto espositivo.

Attraverso interventi minimi su supporti fragili, l’artista sposta l’attenzione dalla rappresentazione alla percezione, mettendo in discussione la lettura immediata dell’immagine. Lo sguardo dello spettatore è invitato a soffermarsi sulle opere senza trovare un punto definitivo di approdo, in una condizione di continua sospensione visiva.

Le opere, realizzate in piccolo formato, richiedono una fruizione lenta e ravvicinata. L’allestimento dialoga con gli spazi raccolti della cantina della Tenuta Rasocolmo, accentuando una dimensione intima e percettiva nella quale le immagini sembrano emergere e ritirarsi continuamente, senza stabilizzarsi del tutto.

Dal punto di vista tecnico, i lavori nascono da fotografie digitali stampate su carta velina e applicate su legno, con interventi a pastello, garze e altri materiali. La pratica di Passoni, che vive e lavora a Monza, indaga proprio il limite tra riconoscibilità e dissoluzione dell’immagine attraverso processi di sottrazione che trasformano la fotografia in una superficie fragile e instabile.

Al termine del vernissage sarà inoltre possibile fermarsi in Tenuta per un aperitivo o una degustazione, su prenotazione obbligatoria con pagamento online.


Da Mariateresa Zagone <mtzagone@gmail.com>
Articolo redazionale

“Res Naturae”, una riflessione sul rapporto tra uomo, ambiente e trasformazione

Mostra “RES NATURAE. Diego Asperges, Alice Olimpia Attanasio, Hadel Azeez, Christian Basetti, Noemi Cammareri, Sofia Fresia, Stefano Zaratin”, Robecchetto con Induno (MI), SAC – Spazio Arte Contemporanea, dal 9 maggio al 13 giugno 2026

Dal 9 maggio al 13 giugno 2026 lo Spazio Arte Contemporanea ospita una mostra collettiva curata da Sofia De Pascali e Nicoletta Candiani con opere di sette artisti contemporanei dedicate ai temi dell’ibridazione, della crisi ambientale e della relazione tra organico e artificiale.

Dipinti, sculture, fotografie e opere tessili costruiscono un percorso che indaga il vivente e le sue trasformazioni, partendo dalle riflessioni filosofiche di Rosi Braidotti. La mostra mette in dialogo pratiche artistiche differenti accomunate da una riflessione sulla natura come realtà dinamica e interconnessa.


Dal 9 maggio al 13 giugno 2026 il SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno, in provincia di Milano, presenta “Res Naturae”, mostra collettiva curata da Sofia De Pascali e Nicoletta Candiani che riunisce le opere di Diego Asperges, Alice Olimpia Attanasio, Hadel Azeez, Christian Basetti, Noemi Cammareri, Sofia Fresia e Stefano Zaratin. L’inaugurazione è in programma sabato 9 maggio alle ore 18.
L’esposizione affronta il rapporto tra uomo e ambiente attraverso linguaggi e sensibilità differenti, con opere che riflettono sul dialogo tra natura, tecnologia e trasformazione del vivente. Dipinti, fotografie, sculture e lavori tessili costruiscono un percorso che invita il pubblico a confrontarsi con l’idea di una natura non più considerata come elemento da dominare, ma come realtà viva con cui instaurare una relazione di equilibrio e reciprocità.

Il progetto prende avvio dalle riflessioni della filosofa Rosi Braidotti sul concetto di “zoe”, inteso come forza vitale comune all’umano, all’animale e all’artificiale. A partire da questa prospettiva, la mostra immagina un ecosistema in cui specie differenti si ibridano, si dissolvono o si ricompongono, facendo emergere un progressivo superamento dei confini tra essere umano e ambiente.

Le installazioni scultoree di Stefano Zaratin, realizzate con materiali di recupero come cemento, legno, carta e plastica, evocano scenari distopici nei quali la natura reagisce ai processi di trasformazione creando nuove tassonomie immaginarie. Sul tema dell’ibridazione si concentrano anche i disegni di Hadel Azeez, costruiti attraverso migliaia di micro-segni che richiamano strutture organiche e forme vicine all’ornitologia.

Nelle opere di Alice Olimpia Attanasio il soggetto animale, e in particolare l’uccello, assume un ruolo centrale grazie all’utilizzo del ricamo e di palette cromatiche desaturate, con cui l’artista restituisce una visione fragile e sospesa della natura. Lo sguardo sul paesaggio e sulla perdita emerge invece nella pittura di Noemi Cammareri, che rappresenta gli ambienti lagunari come luoghi in cui memoria e presente convivono, trasformando il paesaggio in una riflessione sulla progressiva rarefazione delle risorse naturali.

Christian Basetti concentra la propria ricerca fotografica sulle architetture risorgimentali abbandonate, osservando il modo in cui la vegetazione riconquista gli spazi del degrado e trasforma le rovine in scenari di rinascita. Diego Asperges sviluppa invece una riflessione sul rapporto tra uomo, territorio e sfruttamento delle risorse naturali attraverso opere che combinano legno e resina, evidenziando il conflitto tra elemento organico e artificiale.

Chiude il percorso la pittura di Sofia Fresia, ispirata a esperienze autobiografiche e al paesaggio montano, con immagini costruite attraverso colori accesi e suggestioni surrealiste che affrontano le contraddizioni del presente e la crisi ambientale contemporanea.

Fondato nel 2019, SAC – Spazio Arte Contemporanea nasce con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea attraverso mostre, laboratori, workshop e iniziative culturali rivolte sia agli artisti sia al pubblico. Lo spazio occupa una struttura industriale storicamente legata alla famiglia Candiani, trasformata da ex realtà tessile e conciaria in centro dedicato alla produzione e alla divulgazione culturale. Con una superficie di 1.400 metri quadrati, SAC ospita ambienti espositivi e laboratori destinati a progetti artistici contemporanei e attività aperte al territorio.

La mostra è visitabile presso SAC – Spazio Arte Contemporanea, in via Umberto I 108 a Robecchetto con Induno, con ingresso da via Carducci 2, dal mercoledì alla domenica dalle 14.30 alle 19.30. L’ingresso è libero.


Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com> 
Articolo redazionale

AMUNINNI: la rivista dedicata alla lingua siciliana guarda al futuro digitale

Il 12 maggio 2026 esce il dodicesimo volume del progetto editoriale curato da Gaetano Mocciaro, tra approfondimenti culturali, contenuti audio, quiz multilingue e riflessioni sull’identità linguistica siciliana.

Tradizione e innovazione si intrecciano nel nuovo numero di AMUNINNI, rivista dedicata alla cultura e alla lingua siciliana che continua a sviluppare strumenti interattivi e contenuti multimediali per un pubblico internazionale. Al centro del volume il rapporto tra memoria, identità e contemporaneità.


Il 12 maggio 2026 arriva il dodicesimo numero di AMUNINNI, rivista periodica dedicata alla cultura e alla lingua siciliana promossa dal gruppo “Parramu Sicilianu”. Il progetto editoriale, curato da Gaetano Mocciaro con la supervisione linguistica di Fonso Genchi, presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, prosegue il proprio percorso di valorizzazione del patrimonio linguistico dell’isola attraverso strumenti digitali e contenuti interattivi.
Il nuovo volume, intitolato “L’Ànima chi si rinnova ntra Tradizioni e Mudernità”, propone un approccio che unisce memoria culturale e linguaggi contemporanei. La pubblicazione si presenta come un’esperienza di lettura dinamica pensata per chi desidera approfondire le radici della cultura siciliana senza rinunciare alle possibilità offerte dalle piattaforme digitali.

Tra i contenuti principali del numero trovano spazio approfondimenti dedicati all’80° anniversario dello Statuto Siciliano, celebrato il 15 maggio, e il racconto “Li Tròcculi” di Maria Cristina Guarino, incentrato sui riti della Settimana Santa. Accanto ai temi culturali e storici, il volume raccoglie anche riflessioni sulla saggezza popolare siciliana attraverso modi di dire e proverbi tradizionali, tra cui “Si’ nuddu mmiscatu cu nenti” e “Cu’ prima nasci, prima pasci”.

Il progetto editoriale continua inoltre a sviluppare la componente multimediale della rivista con contenuti audio interpretati da Franco e Salvatore Bianca, Gaetano Forte, Vincenzo Giannone e Margherita Neri, pensati per restituire la musicalità della lingua siciliana anche attraverso l’ascolto. Sul piano dell’interattività, il nuovo numero propone quiz disponibili in italiano, siciliano, inglese, spagnolo e francese, con l’obiettivo di rendere l’apprendimento accessibile a un pubblico sempre più ampio.

All’interno della pubblicazione trovano spazio anche contenuti dedicati alla tradizione gastronomica dell’isola, con un omaggio alla Pasta alla Norma, e approfondimenti linguistici come lo studio etimologico del termine “Cirusu” in relazione alla lingua spagnola.

AMUNINNI continua a utilizzare la piattaforma digitale Heyzine per offrire traduzioni e glossari rivolti a lettori con differenti livelli di conoscenza della lingua siciliana. Secondo quanto sottolineato dal curatore Gaetano Mocciaro, la rivista intende rappresentare insieme la memoria e il futuro di una lingua che continua a mantenere un ruolo quotidiano nella vita dei siciliani anche fuori dall’isola.


Da Gaetano Mocciaro <mocciarogaetano49@gmail.com> 
Articolo redazionale

Corrado Veneziano, a Bari la grande antologica “Volto, Verso”

Dal 13 maggio al 14 giugno 2026 Palazzo Starita ospita settanta tele dell’artista lucano curate da Francesca Barbi Marinetti, in un percorso che attraversa oltre un decennio di ricerca tra figurazione, concettuale e sperimentazione simbolica.

La mostra raccoglie opere storicizzate e lavori inediti di Corrado Veneziano, dalle serie dedicate ai “Non Luoghi” ai dipinti ispirati a Leonardo, Dante e Puccini, fino al nuovo ciclo su Turandot presentato integralmente per la prima volta al pubblico.


Dal 13 maggio al 14 giugno 2026 Palazzo Starita di Bari ospita “Volto, Verso”, grande mostra antologica dedicata a Corrado Veneziano e curata da Francesca Barbi Marinetti. L’esposizione sarà anticipata da un’anteprima stampa in programma il 12 maggio alle 18.30. La rassegna riunisce opere storicizzate e lavori completamente inediti, proponendo il più ampio percorso espositivo finora dedicato all’artista lucano, nato a Tursi nel 1958 e a lungo legato alla città di Bari. La mostra ripercorre le differenti fasi della sua ricerca, sviluppatasi tra figurazione, astrazione e linguaggio concettuale, mantenendo costante una tensione poetica e spirituale riconoscibile all’interno dell’intera produzione.

Le settanta tele esposte, di medio e grande formato, seguono una scansione cronologica che parte dalle prime mostre realizzate nel 2013 tra Roma e Bruxelles e arriva ai lavori più recenti presentati nei giorni scorsi al Teatro alla Scala di Milano e al Teatro del Giglio di Lucca.

A Palazzo Starita trovano spazio i primi cicli dedicati ai “Non Luoghi”, accompagnati dai contributi critici di Achille Bonito Oliva e Marc Augé, insieme alle opere in cui Veneziano rielabora in chiave ludica loghi e marchi commerciali, già esposte in musei e istituzioni culturali di Parigi, San Pietroburgo e Cina.

L’antologica include anche i quadri della serie ISBN, legati a incipit letterari e filosofici, e le tele dedicate al “Codice Atlantico” di Leonardo, progetto promosso dalla Presidenza della Repubblica francese e presentato inizialmente ad Amboise con il sostegno del Museo del Louvre, per poi approdare a Palazzo Chigi.

Tra le opere esposte figurano inoltre “L’inferno, evocando Buffalmacco”, divenuto il francobollo ufficiale dello Stato italiano dedicato alla prima cantica dantesca, “Erodoto, Storie”, scelto come logo del Prix Italia della Rai, e “Yeshu’a il volto di Cristo”, realizzato attorno ai temi dei conflitti contemporanei con il patrocinio del Comitato Giubilare del Vaticano.

Il percorso comprende anche le tele “rinascimentali”, già esposte al Museo nazionale romano di Palazzo Altemps e alla Biblioteca Marciana di Venezia, e i lavori ispirati all’universo pucciniano presentati nelle giornate FAI 2024 e successivamente portati a Bruxelles, Montecarlo, Rabat, Bogotà e L’Aquila grazie al sostegno della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli Esteri.

Per la prima volta viene inoltre presentato integralmente al pubblico il nuovo ciclo pittorico dedicato a “Turandot”, realizzato nell’anno del centenario dell’opera. In questa serie Veneziano mette in relazione la matrice cinese della protagonista con riferimenti simbolici e culturali provenienti dalle tradizioni persiana, egizia e greca, proseguendo la propria indagine sui livelli simbolici dell’immagine.

Nel presentare la mostra, Veneziano ha ricordato il proprio rapporto con Bari, città nella quale ha vissuto per oltre trent’anni e che considera determinante per la formazione della propria sensibilità cromatica ed estetica. L’artista ha sottolineato in particolare l’influenza dei volti e delle culture mediterranee incontrate nel capoluogo pugliese, così come le tonalità del cielo e del mare, che hanno reso il blu un elemento centrale della sua pittura.

Antonio Castorani, presidente di Fondazione Puglia, ha evidenziato il ruolo della mostra come occasione di crescita culturale e riflessione collettiva, ribadendo l’impegno della Fondazione nel sostegno alle arti e alla valorizzazione del territorio.

L’esposizione è realizzata con la collaborazione di Fondazione Puglia e di Puglia Cultura Territorio, con il patrocinio del Comune di Bari, della Città Metropolitana di Bari, della Presidenza della Commissione Cultura della Camera, del FAI Delegazione di Bari, dell’associazione D.d’Arte e di Iacovelli and Partners. La mostra è visitabile dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 21, escluso il lunedì.

Corrado Veneziano, PhD in Arte e Lettere, ha esposto in Italia e all’estero con progetti sostenuti da istituzioni culturali internazionali. Tra le sue mostre figurano “Segni”, promossa dal governo cinese, “Leonardo Atlantico”, con il patrocinio del Louvre e della Biblioteca Ambrosiana, “Dante e altre visioni”, sostenuta dal Ministero della Cultura, “Dipingendo Cavalcaselle” e “Visse d’arte”. Alcune sue opere fanno parte di collezioni museali internazionali, mentre altre sono diventate simboli istituzionali come il logo del Prix Italia Rai e il francobollo italiano dedicato all’Inferno dantesco.


Da Studio Begnini <info@studiobegnini.it> 
Articolo redazionale

Dove scorre l’acqua, al Museo della Grafica di Pisa i giovani talenti di Brera

Dal 14 maggio al 14 giugno 2026 Palazzo Lanfranchi ospita una mostra collettiva dedicata al tema dell’acqua, con opere di studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera curate da Giacomo Agosti e Paola Salvi.

Un percorso tra video, incisioni e sperimentazioni grafiche che nasce dalle residenze artistiche a Massa Marittima e affronta l’acqua come elemento naturale, risorsa vitale e soglia simbolica. La mostra coinvolge quasi cinquanta giovani artiste e artisti provenienti dall’Accademia di Brera.


Dal 14 maggio al 14 giugno 2026 il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi a Pisa ospita “Dove scorre l’acqua. Giovani talenti dell’Accademia di Brera”, mostra curata da Giacomo Agosti e Paola Salvi dell’Accademia di Belle Arti di Brera, con la collaborazione di Flavio Fergonzi della Scuola Normale Superiore di Pisa.

L’esposizione riunisce i lavori di giovani artiste e artisti prossimi al termine del loro percorso accademico o appena diplomati, chiamati a confrontarsi con il tema dell’acqua attraverso linguaggi e tecniche differenti. Palazzo Lanfranchi, affacciato sui Lungarni pisani, diventa così il luogo di un itinerario che alterna interpretazioni lontane dalla rappresentazione tradizionale dell’acqua ad altre più legate alla resa mimetica della superficie liquida.

Il percorso espositivo comprende video a tre canali, incisioni realizzate secondo la tradizione calcografica e sperimentazioni grafiche contemporanee. Alla base del progetto c’è anche l’esperienza delle residenze artistiche svolte a Massa Marittima, successivamente arricchita da opere prodotte durante l’ultimo anno accademico. In quel contesto gli studenti hanno lavorato a stretto contatto con un territorio caratterizzato dalla presenza dell’acqua, dal lago dell’Accesa al mare, ma anche da testimonianze storiche e artistiche legate al passato medievale e minerario dell’area.

La mostra affronta il tema dell’acqua attraverso due principali direttrici: da una parte l’acqua come origine della natura e della vita, dall’altra come elemento indispensabile per le attività umane e per la costruzione del mondo artificiale. Accanto a queste riflessioni emergono anche gli aspetti più problematici e attuali: la forza distruttiva dell’acqua, il suo ruolo di limite o confine, la crisi idrica contemporanea e i rischi connessi al futuro dell’umanità. Il progetto prende inoltre in esame i valori antropologici legati all’acqua, letti in continuità tra passato e futuro.

Determinante, secondo i curatori, è stato anche il confronto con le dottorande e i dottorandi della classe di Flavio Fergonzi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, che hanno contribuito allo sviluppo teorico e progettuale dell’iniziativa.

Espongono Martino Allegretti, Edoardo Altobelli, Sophie Andreoletti, Edoardo Annoni, Sara Arnaù, Miao Bai, Alice Bertolasi, Sofia Berzoini, Emma Bozzi, Elisa Calevro, Monica Ceccardi, Marika Cicciomessere, Alessandro Cordani, Giovanna Cristiani, Giovanni De Luca, Ludovica Di Giancamillo, Giorgia Dieni, Savina Foresti, Julie Frosi, Lilia Garifullina, Elisa Geroni, Elisabetta Làszlo, Ying Lin, Alessandra Lotteri, Sofia Messina, Marta Mottini, Alessia Mungari, Laura Nardi, Farnaz Nematzadeh, Karen Pagani, Carmen Paladines, Stella Zaltieri Pirola, Aurora Poli, Alice Provini, Monia Quarzago, Lisa Scarella, Laura Serafini, Giorgia Sgrò, Patrizia Elvira Siviero, Elia Strazzacappa, Patrizia Tenisci, Iris Tomassetti, Barbara Trinca, Nicolò Villa, Tommaso Villani, Giorgia Zait e Xinyi Zhang.

L’inaugurazione, a ingresso gratuito, è in programma giovedì 14 maggio 2026 alle ore 17 negli spazi del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi, in Lungarno Galileo Galilei 9 a Pisa.

Nel periodo invernale, dal 1 ottobre al 31 maggio, il museo è aperto il lunedì dalle 9 alle 13, dal martedì al venerdì dalle 9 alle 19 e nei fine settimana e festivi dalle 15 alle 19. Nel periodo estivo, dal 1 giugno al 30 settembre, l’apertura è prevista il lunedì dalle 16 alle 20, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 20 e il sabato, la domenica e nei giorni festivi dalle 17 alle 20. Il museo resta chiuso il 1 gennaio, il 6 gennaio, il 15 agosto e il 25 dicembre.


Da Elena Profeti <elena.profeti@unipi.it> 
Articolo redazionale

A Todi la fotografia di Giulio D’Ercole racconta un’altra Italia

Dal 29 maggio al 14 giugno 2026 ArtEX Workshop Gallery ospita “INTERPRETING LANDSCAPES. Another Italy”, mostra fotografica curata da Diana Daneluz con quaranta immagini dedicate a quattro territori italiani osservati lontano dagli stereotipi visivi.

Il progetto espositivo attraversa Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria e Puglia attraverso uno sguardo che rinuncia alla rappresentazione convenzionale del paesaggio per cercarne invece la dimensione più autentica e profonda.


Venerdì 29 maggio 2026 alle ore 18.30 ArtEX Workshop Gallery, negli spazi del Nido dell’Aquila di Todi, inaugura “INTERPRETING LANDSCAPES. Another Italy”, mostra fotografica di Giulio D’Ercole curata da Diana Daneluz. L’esposizione riunisce quaranta fotografie di grande formato dedicate a quattro regioni italiane – Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria e Puglia – raccontate attraverso una ricerca visiva che si allontana dalla rappresentazione più convenzionale del paesaggio italiano.

Il percorso fotografico sviluppato da D’Ercole evita la retorica della “bellezza” per concentrarsi invece sulla complessità e sulla tensione interna dei luoghi osservati. Il Trentino-Alto Adige viene sottratto all’immaginario turistico delle guide alpine, mentre la Toscana si distanzia dall’iconografia delle colline dorate. L’Umbria emerge attraverso atmosfere nebbiose e nostalgiche, attraversate da una dimensione intimista, mentre la Puglia viene evocata attraverso la qualità della luce e dell’aria, elementi che diventano parte integrante del racconto fotografico ancora prima dello scatto.

L’intero progetto nasce da un unico approccio: attendere il momento in cui il paesaggio smette di rappresentare sé stesso secondo immagini già note e si rivela nella sua autenticità. Una ricerca che, secondo il testo critico di W. Scott Olsen pubblicato su “Digital Frames”, riesce a fondere paesaggio, atmosfera e tensione simbolica in una riflessione sul rapporto tra l’uomo e l’immensità del mondo naturale. La forza dello scatto, osserva Olsen, risiede proprio nell’istante in cui il visibile lascia emergere qualcosa di più profondo.

Giulio D’Ercole, nato a Roma nel 1961, è fotografo e documentarista. Laureato in Lettere e Filosofia, ha completato la propria formazione tra sceneggiatura alla UCLA e broadcasting alla New York University. Dopo l’esperienza come producer per RAI Corporation a New York, ha lavorato in Kenya collaborando con agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni non governative internazionali, fondando in quel periodo Canvas Africa Productions e realizzando documentari e fotoreportage dedicati ai progetti umanitari sul campo.

Rientrato in Italia nel 2014, D’Ercole ha insegnato fotografia presso l’Università Pantheon Technology and Design di Roma e fondato Rome Photo Fun Tours. Dal 2022 vive a Todi, dove continua la propria ricerca artistica e fotografica. La sua esperienza nel documentario sociale e nel ritratto umano si riflette anche nel modo di osservare il paesaggio: uno sguardo che non invade né domina, ma attende che la realtà si manifesti prima di fissarla nell’immagine.

Dopo il vernissage del 29 maggio, la mostra resterà aperta al pubblico fino al 14 giugno 2026 presso ArtEX Workshop Gallery, Nido dell’Aquila di Todi. Sarà visitabile venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19 con ingresso libero.


Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>
Articolo redazionale

Non Homo, Antonio Taschini in mostra a Palazzo Valentini: archetipi e visioni distopiche

Dal 21 maggio all’8 giugno 2026 la Sala della Pace di Palazzo Valentini a Roma ospita la nuova personale dell’artista, a cura di Rosanna Accordino. In esposizione una selezione di opere scultoree che riflettono sul destino dell’essere umano nell’epoca contemporanea.

Promossa dall’Associazione Oltreforma APS e patrocinata da Città metropolitana di Roma Capitale, la mostra mette al centro il rapporto tra identità, riconoscimento e alterità attraverso una ricerca che intreccia memoria arcaica e immaginario futuro.


Dal 21 maggio all’8 giugno 2026 gli spazi istituzionali di Palazzo Valentini a Roma ospitano Non Homo, mostra personale di Antonio Taschini a cura di Rosanna Accordino, promossa e organizzata dall’Associazione Oltreforma APS con il patrocinio di Città metropolitana di Roma Capitale e sotto la direzione artistica della Galleria L2Arte.
La Sala della Pace accoglierà una selezione di opere scultoree che sintetizzano la ricerca poetica dell’artista, orientata verso un equilibrio tra dimensione arcaica e visione futura. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso lavori che spaziano dal documento figurativo arricchito da elementi distopici fino a costruzioni geometriche concepite come vere e proprie architetture mentali. Le forme elaborate da Taschini si configurano come sistemi attivi di segni, dispositivi capaci di evocare interrogativi, memoria e riflessioni sul destino dell’essere umano.

Il titolo della mostra prende avvio da una riflessione sul termine latino homo, parola che può indicare l’uomo come essere umano e mortale, ma anche assumere significati differenti, riferiti all’uomo nobile e coraggioso oppure al servo e allo schiavo. Il progetto richiama inoltre il Leviatano di Thomas Hobbes e il celebre verso di Plauto “Lupus est homo homini, non homo, quom qualis sit non novit”, citato dal filosofo inglese per descrivere la diffidenza verso lo sconosciuto e la trasformazione dell’uomo in predatore quando viene meno la conoscenza reciproca.

All’interno di questa riflessione, il “non” viene interpretato come esclusione da una condizione riconosciuta: il Non Homo diventa così ciò che non è trattato come uomo o non viene riconosciuto come tale, determinando una sospensione concreta dell’umanità più che una sua negazione ontologica.

Il tema viene poi ricondotto al presente, in relazione alla condizione dell’uomo contemporaneo in un’epoca iperconnessa. Secondo il testo curatoriale, la possibilità costante di accesso all’altro non coincide necessariamente con una reale comprensione della sua complessità. Le piattaforme digitali trasformano infatti le relazioni in rappresentazioni, immagini ed etichette, riducendo il dialogo a una reazione immediata. In questo contesto, l’ignoranza evocata da Plauto non riguarda più soltanto la mancanza di informazioni, ma l’incapacità di riconoscere l’altro nella sua complessità.

L’inaugurazione della mostra è prevista per giovedì 21 maggio 2026 alle ore 18. Interverranno l’artista Antonio Taschini insieme ai relatori Nicola D’Angelo e Ciro Palmese, alla presenza di Francesco Nazzaro, Capo di Gabinetto di Città metropolitana di Roma.

Non Homo sarà visitabile presso Palazzo Valentini, Sala della Pace, in via IV Novembre 119/a a Roma. La mostra resterà aperta tutti i giorni, escluso il martedì, dalle ore 10 alle 19. L’ingresso all’inaugurazione sarà su invito.


Da Press Galleria L2ARTE <press@l2arte.it>
Articolo redazionale