Catania, i giovani siciliani rivendicano il “diritto di restare”… a casa

Al Next Generation Business Meeting de Le Ciminiere confronto tra studenti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni sul futuro della Sicilia. Al centro del dibattito lavoro, formazione e opportunità per le nuove generazioni.

L’iniziativa, promossa dai ventenni Francesco Pezzillo e Lorenzo Gennaro, ha riunito a Catania esponenti del mondo politico, universitario e industriale per discutere del rapporto tra giovani, impresa e territorio.


Il futuro della Sicilia passa dalla possibilità per i giovani di costruire il proprio percorso professionale senza essere costretti a lasciare l’Isola. È il tema emerso nel corso del “Next Generation Business Meeting”, ospitato il 7 maggio negli spazi de Le Ciminiere di Catania, dove studenti, giovani imprenditori, manager e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sui temi della formazione, del lavoro e della competitività del territorio.
L’iniziativa è stata organizzata dai ventenni Francesco Pezzillo, co-founder di Catania Futura e consigliere d’amministrazione Unict, e Lorenzo Gennaro, co-founder di Catania Futura e rappresentante della Consulta del Comune di Catania. Il format dell’incontro ha privilegiato il dialogo diretto tra la platea giovanile e i protagonisti del mondo imprenditoriale, universitario e istituzionale, mettendo al centro le urgenze delle nuove generazioni siciliane.

Tra i temi più discussi, il cosiddetto “diritto di restare”, espressione richiamata dal presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, che ha sottolineato la necessità di politiche capaci di incentivare i giovani a restare in Sicilia attraverso misure dedicate al lavoro e alle imprese. Galvagno ha inoltre annunciato un disegno di legge pensato per sostenere i professionisti durante il primo anno di tirocinio, spesso non retribuito, favorendo il passaggio dai piccoli centri alle grandi città.

Sul rapporto tra istituzioni e nuove generazioni è intervenuto anche il sindaco del Comune e della Città Metropolitana di Catania, Enrico Trantino, che ha evidenziato la necessità di coinvolgere concretamente i giovani nei processi decisionali. Trantino ha ricordato il ruolo delle nuove tecnologie e delle competenze oggi a disposizione delle nuove generazioni, sottolineando il lavoro avviato con la comunità studentesca attraverso tavoli istituzionali e iniziative nelle scuole per incentivare la partecipazione attiva.

Il confronto si è poi spostato sulle competenze richieste dal mercato del lavoro. Josef Nierling, CEO di Porsche Consulting, ha spiegato come le sole competenze tecniche non siano più sufficienti in un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui. Secondo Nierling, le aziende cercano figure capaci di individuare il potenziale economico delle innovazioni e di trasformare le idee in valore industriale, integrando visione strategica, capacità esecutiva e impatto economico.

Sandro Pappalardo, presidente di ITA Airways, ha ribadito l’importanza di accompagnare i giovani nella costruzione del futuro, indicando innovazione, competenze e connessione internazionale come strumenti fondamentali per la crescita del Paese. Ranieri Niccoli, Chief Manufacturing Officer e member of the board di Lamborghini, ha invece posto l’accento sulla necessità che le grandi imprese rappresentino un modello capace di ispirare i giovani imprenditori, con attenzione alle persone, all’ambiente e al territorio.

Nel corso dell’incontro Francesco Pezzillo ha parlato di un “mismatch” tra le opportunità offerte dal territorio e la percezione che ne hanno i giovani, sottolineando la necessità di creare maggiore ascolto e coinvolgimento. Lorenzo Gennaro ha invece evidenziato l’importanza di costruire un equilibrio tra domanda e offerta di competenze per favorire la crescita professionale dei neolaureati siciliani e sostenere nuove opportunità imprenditoriali nell’Isola.

L’evento, patrocinato dal Senato della Repubblica, dall’Assemblea Regionale Siciliana, dal Comune e dall’Università di Catania, ha visto la partecipazione di esponenti del Parlamento europeo, del mondo accademico e delle associazioni imprenditoriali, oltre a rappresentanti di aziende e realtà economiche del territorio.


Da I PRESS <ipress@onclusivenews.com>
Articolo redazionale

Messina, BRUM: mostra sulle “Cronache di Norimberga” e l’immaginario fantasy

Dal 14 maggio al 12 giugno 2026 la Biblioteca Regionale “Giacomo Longo” ospita l’esposizione bibliografica e iconografica “Dal torchio alla terra di mezzo: l’eredità delle Cronache di Norimberga”, dedicata all’influenza dell’opera di Hartmann Schedel sulla letteratura fantastica.

L’iniziativa rientra nel programma de “Il Maggio dei Libri a Messina 2026” e propone un percorso tra testi antichi e moderni, alla scoperta delle connessioni tra tradizione culturale, immaginario e narrazione fantasy.


Giovedì 14 maggio 2026, alle ore 17, il Salone Eventi della Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina inaugurerà l’esposizione bibliografica e iconografica “Dal torchio alla terra di mezzo: l’eredità delle Cronache di Norimberga”, proposta nell’ambito dell’edizione 2026 de “Il Maggio dei Libri”, all’interno del filone tematico “Creature in cammino”.
La mostra prende avvio dall’Incunabolo “Liber Chronicarum”, noto in italiano come “Cronache di Norimberga”, opera quattrocentesca del medico e umanista tedesco Hartmann Schedel, per sviluppare un percorso dedicato alle successive produzioni letterarie che ne hanno raccolto suggestioni, immagini e modelli narrativi, fino agli sviluppi della tradizione fantasy. L’esposizione intende evidenziare il legame tra patrimonio librario antico e immaginario contemporaneo, attraverso materiali bibliografici e iconografici capaci di raccontare l’evoluzione di temi e figure entrati stabilmente nella cultura fantastica.

L’iniziativa è inserita nel cartellone “Il Maggio dei Libri a Messina 2026”, promosso dalla Città Metropolitana di Messina, costruito a partire dal tema scelto per l’ultima edizione di “Libriamoci”, “Ogni libro è una creatura viva”, dedicato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Il progetto valorizza la lettura come strumento di relazione, conoscenza e armonia.

La Biblioteca “Giacomo Longo”, aderente al “Patto per la Lettura” della Città di Messina, proporrà così un itinerario tra testi antichi e opere moderne legate tanto al mondo reale quanto a quello fantastico. Il percorso espositivo, accompagnato da apparati didascalici, è stato concepito per evocare l’universo immaginario custodito nei libri e nella memoria culturale collettiva.

La mostra resterà aperta fino a venerdì 12 giugno 2026 e sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13; il mercoledì anche dalle 15 alle 17.30. Per gruppi organizzati e scuole è consigliata la prenotazione.


Da urpbibliome@regione.sicilia.it
Articolo redazionale

Premio Letteratura Ragazzi di Cento, annunciati i vincitori della 47ª edizione

Oltre 11 mila studenti coinvolti nella giuria popolare del concorso dedicato alla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Premiati autori, illustratori e opere selezionate nell’ambito del festival promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento.

Si è conclusa a Cento la 47ª edizione del Premio Letteratura Ragazzi, tra i più longevi riconoscimenti italiani dedicati ai libri per giovani lettori. La manifestazione ha coinvolto migliaia di studenti provenienti da tutta Italia e dall’estero, chiamati a decretare i vincitori attraverso il voto in classe.


Nel seicentesco Salone di Rappresentanza CREDEM di Cento si è svolta la cerimonia di premiazione della 47ª edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento, storico concorso dedicato alla narrativa per ragazzi promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento. A decretare i vincitori sono stati gli studenti della Giuria Popolare, composta da 11.758 ragazzi appartenenti a oltre 610 classi provenienti da tutte le regioni italiane e da scuole di Francia e Croazia. I sei libri finalisti, selezionati dalla Giuria Tecnica nel novembre scorso – tre per la scuola primaria e tre per la scuola secondaria di primo grado – sono stati letti in classe a partire da gennaio con il supporto degli insegnanti, protagonisti del percorso di lettura e valutazione.

L’edizione 2025 del premio ha registrato 198 libri in concorso e 9.847 votanti, di cui 4.146 appartenenti alla scuola primaria e 5.701 alla scuola secondaria di primo grado. Complessivamente sono stati acquistati e donati 1.905 libri.

Per la sezione scuola primaria il primo posto è andato a Io, me e le mie avventure. Diario di una fuga di Charly Delwart, tradotto da Francesca Novajra con illustrazioni di Ronan Badel, pubblicato da La Nuova Frontiera Junior, che ha ottenuto 2.179 voti. Secondo classificato Lo spacciatore di noci di Valentina Misgur per Bompiani, mentre al terzo posto si è classificato Lo scheletro nell’armadio di Lilija Berzinska, tradotto da Rita Tura e Margherita Carbonaro con illustrazioni di Anna Vaivare, edito da Iperborea.

Nella sezione dedicata alla scuola secondaria di primo grado ha prevalso Il leggendario tesoro di Hell Gate di Davide Morosinotto, pubblicato da Mondadori, con 2.127 voti. A seguire Felice abbastanza di Kari Stai, tradotto da Maria Valeria D’Avino per Camelozampa, e Brock. La paura del tasso di Anthony McGowan, tradotto da Mara Pace per BUR Rizzoli.

Assegnati anche i riconoscimenti del XXII Concorso per Illustratori. Il primo premio è stato attribuito ad Alida Pintus per le illustrazioni del volume La Borda di Alessia Rossi, pubblicato da Piuma Edizioni. Seconda classificata Francesca Ballarini con Bambini e giardini di Beatrice Masini per Timpetill Edizioni, mentre il terzo posto è andato a NINA SIX per le illustrazioni del libro Le Primule, tradotto da Chiara Borrelli e pubblicato da Gallucci Editore.

Il Premio Poesia “Gianni Cerioli” è stato assegnato a Come d’estate il temporale di Carlo Marconi, illustrato da Serena Viola e pubblicato da Lapis Edizioni. Il premio per la miglior narrativa illustrata è andato invece a Punto e a capo di Oliver Jeffers per Zoolibri.

Tra i libri segnalati figurano Colla e io di Mathis, Stella di Gerda Dendooven, Tessa presidente di Susanna Mattiangeli, Gesso di Anna Woltz, Oceano di Gionata Bernasconi e La prima volta di ogni cosa di Dan Santat. Le menzioni speciali sono state attribuite a Cromosomi di Fabian Negrin e ancora a Punto e a capo di Oliver Jeffers.

La Giuria Tecnica era composta da studiosi, autori e professionisti del settore, tra cui Severino Colombo, Nicoletta Gramantieri, Sabrina Maria Fava, Luigi Dal Cin, Silvana Sola, Cosimo di Bari e Anita Gramigna.

La manifestazione si è conclusa dopo cinque giornate di incontri ed eventi che hanno coinvolto oltre 3.000 ragazzi. Nell’ambito del festival è stato inoltre conferito un riconoscimento speciale ad Antonio Faeti durante l’incontro “Nel Mondo di Antonio Faeti: opere, visioni e nuove pagine”, con Sabrina Fava e Tiziana Roversi.

Il Premio Letteratura Ragazzi di Cento è ideato, organizzato e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, del Comune di Cento, di IBBY e CEPEL.


Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>
Articolo redazionale

Festival dei Matti 2026, a Venezia la sedicesima edizione dedicata all’“Eccetera”

Dal 15 al 17 maggio incontri, performance, installazioni e dibattiti tra il Teatrino Groggia e il Teatrino di Palazzo Grassi. Tra gli ospiti Yasmina Reza, Miguel Benasayag, Giovanna Del Giudice e Luca Casarini.

Tre giorni di appuntamenti a Venezia per la XVI edizione del Festival dei Matti, ideato e curato da Anna Poma. Al centro dell’edizione 2026 il tema dell’“Eccetera”, inteso come possibilità di resistenza alla rassegnazione, alla chiusura e all’idea di una conclusione definitiva.


Dal 15 al 17 maggio 2026 Venezia ospita la sedicesima edizione del Festival dei Matti, manifestazione dedicata ai temi della salute mentale, delle pratiche sociali, della cultura critica e delle trasformazioni contemporanee. Il titolo scelto per questa edizione è “ECCETERA…”, filo conduttore di incontri, installazioni, dibattiti e performance che si svilupperanno tra il Teatrino Groggia, nel Sestiere di Cannaregio, e il Teatrino di Palazzo Grassi.
Tra gli ospiti annunciati figurano Yasmina Reza, Giovanna Del Giudice, Miguel Benasayag e Luca Casarini, insieme a momenti dedicati alla poeta Anna Toscano e a Gianfranco Rizzetto, figura storica del Festival.

La curatrice Anna Poma descrive il tema dell’“eccetera” come una tensione aperta verso ciò che ancora può accadere, una possibilità che continua oltre il tempo presente e oltre le conclusioni definitive. L’edizione 2026 proseguirà così il percorso di riflessione avviato negli anni dal Festival sui temi dell’assoggettamento, della violenza di genere, degli ostracismi sociali, della colonialità e della perdita di linguaggi capaci di restituire senso, cura e legami.

Gli organizzatori sottolineano come questa edizione nasca anche dalla volontà di reagire a un momento di dolore vissuto dalla comunità del Festival, opponendosi alla rassegnazione e ricostruendo collettivamente memoria, esperienze e relazioni attraverso un archivio “in carne e ossa” capace di raccontare la storia della manifestazione e di proiettarla nel futuro.

L’apertura è prevista venerdì 15 maggio al Teatrino Groggia con l’installazione “L’eccetera che siamo noi”, dedicata ai quindici anni di storia del Festival e pensata come primo nucleo di un archivio permanente della manifestazione. Nel corso del pomeriggio sarà realizzata anche una Visual Assembly, dialogo partecipato e creativo sul confine tra normalità e follia, tema centrale del Festival fin dalla sua nascita nel 2009.

Sabato 16 maggio il Festival si sposterà al Teatrino di Palazzo Grassi con una giornata interamente dedicata ad Anna Toscano. In programma la proiezione della performance “Baby”, realizzata dalla poeta nel 2019 insieme al regista Mattia Berto a partire dal racconto di Susan Sontag incluso nella raccolta Io, eccetera. Seguirà un incontro corale con Gianni Montieri, Claudia Antonangeli, Marina Cielo e Anna Poma dedicato ai temi della poesia, della letteratura e del mondo femminile attraversati dall’opera di Toscano.

La giornata proseguirà con il reading di Gianni Montieri da Tre, raccolta poetica di Roberto Bolaño, e si concluderà con l’incontro “La vita normale, senza eccetera” con Yasmina Reza. Partendo dal libro Una vita normale, pubblicato da Adelphi, il confronto rifletterà sulla normalizzazione della violenza e sulle forme di assuefazione culturale e sociale presenti nella contemporaneità.

Domenica 17 maggio il programma si aprirà con “I matti, i dazi e le rose”, incontro dedicato a Franco Rotelli, storico collaboratore di Franco Basaglia e già direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste. Psichiatri di diverse generazioni discuteranno l’eredità del suo pensiero e le sfide che oggi attraversano le pratiche della salute mentale.

Nel pomeriggio Miguel Benasayag e Luca Casarini saranno protagonisti del confronto “Malgrado il mondo: le lotte, le resistenze, le utopie possibili”, dedicato alle forme contemporanee di resistenza politica e sociale e alla possibilità di sottrarsi ai meccanismi di impotenza e rassegnazione diffusi nel presente.

A chiudere il Festival sarà l’omaggio a Gianfranco Rizzetto, figura fondamentale per la nascita e la crescita della manifestazione, con una serata di racconti, riflessioni e musica alla presenza di Massimo Cirri, Stefano Cecconi, Francesco Vacchiano e Daniele Giordano.

Il Festival dei Matti è ideato e curato da Anna Poma ed è prodotto dall’Associazione Festival dei Matti. Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. La manifestazione è realizzata in collaborazione con numerose istituzioni culturali e associative veneziane e nazionali, tra cui Palazzo Grassi-Punta della Dogana, Accademia di Belle Arti di Venezia, Università Ca’ Foscari, M9-Museo del ’900 e Mediterranea Saving Humans.


Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it>
Articolo redazionale

Maggio Museale 2026, la Sapienza apre i suoi musei per la Notte Europea dei Musei

Il Polo Museale – Sapienza Cultura presenta una nuova edizione dell’iniziativa dedicata ad arte, scienza e divulgazione con aperture straordinarie, visite guidate, concerti, laboratori e attività gratuite nella città universitaria di Roma.

Sabato 23 maggio 2026 torna Maggio Museale, appuntamento promosso dal Polo Museale – Sapienza Cultura nell’ambito della Notte Europea dei Musei. Dalle 15.00 fino a mezzanotte il campus della Sapienza ospiterà eventi, mostre e attività aperte gratuitamente al pubblico, coinvolgendo 17 musei dell’Ateneo.


Il Polo Museale – Sapienza Cultura annuncia il ritorno di “Maggio Museale”, l’appuntamento organizzato nell’ambito della Notte Europea dei Musei 2026, in programma sabato 23 maggio nella città universitaria della Sapienza di Roma. L’iniziativa, a ingresso gratuito, si svolgerà dalle ore 15.00 alle 24.00 e proporrà un ampio programma di eventi, visite guidate, mostre, laboratori ludico-didattici e appuntamenti musicali distribuiti negli spazi museali dell’Ateneo.
L’edizione 2026 segna anche un passaggio significativo per la struttura organizzativa dell’Ateneo. Il precedente Polo Museale Sapienza assume infatti la nuova denominazione di Polo Museale – Sapienza Cultura, risultato di un processo di integrazione avviato oltre due anni fa e completato nel 2025, che ha portato alla creazione di un nuovo centro dedicato alla valorizzazione coordinata dei musei universitari, del Nuovo Teatro Ateneo e dell’Orto Botanico. La nuova struttura, operativa dal 1° gennaio 2026, si occupa della promozione e diffusione della cultura museale, artistica, scientifica, naturalistica e dello spettacolo dal vivo.

Il pubblico potrà conoscere questo nuovo assetto proprio durante Maggio Museale, evento inserito nel programma internazionale della Notte Europea dei Musei 2026. A partire dal pomeriggio, famiglie, bambini e studenti saranno accolti negli spazi della città universitaria con attività gratuite dedicate all’arte, alla scienza e alla divulgazione culturale. Il programma prevede mostre, seminari, eventi tematici, visite guidate e laboratori pensati per coinvolgere pubblici di tutte le età.

Le attività proseguiranno fino a mezzanotte e confluiranno nel calendario della Notte dei Musei, che prenderà ufficialmente avvio alle ore 20.00 con il concerto dell’Ensamble MuSa Blues diretto dal maestro Stefano Ciuffi nell’Aula Odeion del Museo dell’Arte Classica.

L’edizione 2026 coinvolgerà 17 dei 18 musei appartenenti alla Sezione Musei del Polo Museale – Sapienza Cultura. Tra le istituzioni partecipanti figurano il Museo di Anatomia Comparata “Battista Grassi”, il Museo di Anatomia Patologica, il Museo di Antropologia “Giuseppe Sergi”, il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, il Museo dell’Arte Classica, il Museo di Storia della Medicina, il Museo della Geografia, il Museo Universitario di Scienze della Terra, il Museo Erbario, il Museo di Zoologia, il Museo di Chimica “Primo Levi”, il Museo di Fisica, il Museo di Idraulica, il Museo di Merceologia, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, il Museo del Vicino Oriente e il Museo delle Origini. A questi si aggiunge anche il Laboratorio Eurotales – Museo delle Lingue d’Europa, ospitato nel Museo dell’Arte Classica.

Le collezioni del Polo Museale – Sapienza Cultura costituiscono una raccolta unica a Roma per archeologia, arte, scienze naturali, scienza e tecnica. I musei dell’Ateneo custodiscono oltre quattro milioni di beni tra opere d’arte, reperti archeologici, esemplari biologici e naturalistici, strumenti medici, apparecchiature scientifiche e fondi fotografici storici. Si tratta di patrimoni legati alla storia delle grandi scuole della Sapienza e oggi valorizzati anche attraverso attività di ricerca, didattica e divulgazione.

Giunto alla nona edizione, Maggio Museale rappresenta uno degli appuntamenti centrali nella programmazione culturale del Polo Museale – Sapienza Cultura. Per l’occasione la città universitaria si trasforma in uno spazio aperto dedicato alla scoperta, consentendo ai visitatori di attraversare facilmente le diverse sedi museali grazie alla vicinanza degli edifici e all’accessibilità del campus.

L’Ateneo conferma inoltre l’attenzione alla fruibilità dell’evento attraverso parcheggio gratuito interno e due accessi principali aperti al pubblico, in Piazzale Aldo Moro 5 e in Viale dell’Università 38.

La Notte Europea dei Musei è promossa dal Ministero della Cultura, dal Consiglio d’Europa, dalla Commissione Europea e dall’ICOM con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale europeo e diffonderne la conoscenza presso un pubblico sempre più ampio.


Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>
Articolo redazionale

“Fragile. Il Tempo dell’Obsolescenza” destino delle città contemporanee

Installazioni, performance e interventi site specific tra Studio Campo Boario e Padiglione Nervi per il progetto del collettivo Città Accogliente nell’ambito di Open House Roma_City in Flux.

Dal 16 al 24 maggio 2026 Roma ospita “Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza”, progetto multidisciplinare promosso dal collettivo Città Accogliente per Open House Roma. Artisti, performer e ricercatori riflettono sul rapporto tra memoria, trasformazione urbana e fragilità del moderno attraverso opere e azioni diffuse in due luoghi simbolici della città.


In occasione di Open House Roma 2026 – City in Flux, il collettivo variabile Città Accogliente presenta “Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza”, progetto espositivo e performativo ospitato allo Studio Campo Boario e al Padiglione Nervi di Roma. L’iniziativa nasce come riflessione sul concetto di obsolescenza applicato all’architettura e agli spazi urbani contemporanei, interrogando il rapporto tra trasformazione, memoria e rigenerazione delle città.
Il progetto prende avvio dall’idea che il moderno possa invecchiare più rapidamente dell’antico. Le trasformazioni economiche, sociali e normative accelerano infatti il processo di consumo simbolico e materiale dell’architettura: ciò che era innovazione diventa fragile, ciò che era funzionale si trasforma in memoria. In questo scenario il paesaggio urbano appare come un sistema in continua mutazione, attraversato da stratificazioni artificiali e naturali in cui ogni elemento rischia di diventare rapidamente obsoleto.

Attraverso opere, installazioni e performance, il collettivo Città Accogliente sperimenta forme di resistenza all’obsolescenza, individuando nella trasformazione e nella riattivazione del già esistente una possibile strategia di rigenerazione urbana e comunitaria. Il progetto si sviluppa tra lo Studio Campo Boario – complesso progettato da Quadrio Pirani tra il 1909 e il 1950 – e il Padiglione Sperimentale alla Magliana di Pier Luigi Nervi, realizzato nel 1945.

Partecipano Flavio Arcangeli, Carmelo Baglivo, Daniela Beltrani, Jacopo Benci, Caùl, Franco Cenci, Alberto D’Amico, Ysabel Dehais, Francesca di Ciaula, Cristiana Fasano, Paola Fatelli, Melissa Lohman, Michele Marinaccio, Roberta Melasecca, Donatella Pinocci, Azadeh Shirmast, Marina Scognamiglio, Silvia Stucky e Anna Valeriani. Gli artisti propongono interventi che affrontano il tema dell’obsolescenza da prospettive differenti, tra architettura, corpo, paesaggio, memoria e percezione.

Flavio Arcangeli presenta l’opera Per tutti gli Dei, dedicata alla resistenza degli edifici nel tempo e ispirata al Pantheon, mentre Carmelo Baglivo espone La forma della memoria, serie di disegni che riflettono sul rapporto tra rovina, memoria collettiva e trasformazione urbana.

Al Padiglione Nervi, Daniela Beltrani propone la performance Corpo in disuso, indagine sul rapporto tra corpo vivo e corpo malato che estende il concetto di obsolescenza alla dimensione umana, affrontando anche il tema dell’amianto e dei danni invisibili prodotti dalla modernità.

Jacopo Benci presenta la serie fotografica Les recoins délaissés de ce qui fut moderne, dedicata agli interstizi dimenticati della modernità, mentre Caùl sviluppa con Ritardo una performance sonora incentrata sulla perdita di efficacia dei sistemi tecnologici attraverso alterazioni percettive e acustiche.

Con Il tempo dell’obsolescenza, Alberto D’Amico costruisce una passeggiata narrativa dedicata agli edifici di Quadrio Pirani e alla loro stratificazione storica e familiare, culminante nella mostra La stanza di Pirani. 1909-1950. Ysabel Dehais realizza invece Obsoleta infiorescenza, installazione che rievoca il giardino scomparso dello Studio Campo Boario attraverso oggetti decaduti e forme organiche ibride.

Il progetto Occupato di Franco Cenci trasforma gli spazi delle cantine in un ambiente popolato da creature animali reali e fantastiche, riflettendo sul bagno come spazio di confine tra interno ed esterno urbano. Francesca di Ciaula, con la performance In transito, lavora invece sugli oggetti abbandonati e sulla trasformazione continua delle cose e degli spazi.

Cristiana Fasano presenta Per Fare Un Albero Ci Vuole U M A N I T À, riflessione poetica sul rapporto tra natura, architettura e responsabilità collettiva, mentre Paola Fatelli realizza Abbine cura, performance musicale costruita attorno all’impermanenza del gesto e della materia.

Melissa Lohman e Flavio Arcangeli propongono Pendere, azione performativa basata sull’equilibrio reciproco dei corpi, mentre Michele Marinaccio presenta La Diagonale di Pirani, installazione site specific nata da materiali rinvenuti durante il restauro dello Studio Campo Boario e dedicata alla fragilità degli edifici contemporanei.

Roberta Melasecca sviluppa la durational performance partecipativa Perseveranza. Piccolo laboratorio resistente e perseverante, centrata sul concetto di speranza e sull’impegno necessario per immaginare una città accogliente. Donatella Pinocci presenta invece Finito/Infinito, video-installazione che mette in relazione architettura, spazio cosmico e percezione del tempo.

Tra gli altri interventi figurano Evocazione della disapparenza. Immagine senza ricordo di Marina Scognamiglio, l’installazione Scala 1:1 di Azadeh Shirmast, il progetto Divenire / perdurare di Silvia Stucky e le installazioni Il colore del Profondo e Leggerezza evanescente di Anna Valeriani.

“Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza” sarà visitabile allo Studio Campo Boario, in Viale del Campo Boario 4A, dal 16 al 24 maggio 2026 dalle 17.30 alle 20.00, con visite guidate curate da Alberto D’Amico alle 17.30 e alle 19.00. Al Padiglione Nervi, in Via della Magliana 238, gli appuntamenti sono previsti domenica 17 e domenica 24 maggio dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00.


Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it
Articolo redazionale

Palazzo Venezia mostra al pubblico il restauro delle sue Sale monumentali

Da maggio a giugno 2026 visite guidate e accesso ai ponteggi del cantiere nell’ambito dei lavori per la stazione Venezia della Linea C

Le Sale monumentali di Palazzo Venezia aprono eccezionalmente al pubblico durante il restauro legato alla realizzazione della stazione Venezia della Linea C. Il progetto “Cantiere aperto” permetterà ai visitatori di seguire da vicino le operazioni di recupero attraverso visite guidate, contenuti online e incontri con i restauratori.


Roma apre le porte di uno dei cantieri di restauro più significativi attualmente in corso nel centro storico della città. Con il progetto “Cantiere aperto. Le Sale monumentali di Palazzo Venezia”, il pubblico potrà visitare gli ambienti storici del palazzo mentre sono ancora interessati dagli interventi conservativi collegati alla realizzazione della stazione Venezia della Linea C della metropolitana.
L’iniziativa è stata presentata dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, dall’Assessore alla mobilità Eugenio Patanè, dalla Commissaria straordinaria del governo per la Linea C Maria Lucia Conti e dalla Direttrice Generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia Edith Gabrielli. Presenti anche i rappresentanti di Roma Metropolitane e del Contraente Generale Metro C S.C.p.A., guidato da Webuild e Vianini Lavori.

Il progetto coinvolge tre ambienti storici del piano nobile di Palazzo Venezia: la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia. I visitatori potranno seguire l’avanzamento del restauro attraverso un diario online pubblicato sul sito del VIVE, con aggiornamenti periodici e video-interviste dedicate alle diverse fasi dell’intervento, dal consolidamento alla pulitura fino alla reintegrazione delle superfici pittoriche.

A questo si aggiunge un calendario di visite guidate che, due volte al mese tra maggio e giugno 2026, consentirà al pubblico di salire direttamente sui ponteggi del cantiere accompagnato dai restauratori impegnati nei lavori. L’obiettivo è trasformare il restauro in un’esperienza condivisa, offrendo ai cittadini e ai turisti la possibilità di osservare da vicino decorazioni, soffitti e apparati pittorici normalmente non accessibili.

L’iniziativa rientra nel più ampio progetto “VIVE Cantiere aperto”, già sperimentato con il restauro dell’Altare della Patria, delle sculture del Vittoriano e dell’Appartamento Barbo. L’intento è mantenere vivo il rapporto tra il pubblico e i luoghi della cultura anche durante le fasi di cantiere, coinvolgendo i visitatori nei processi di tutela e conservazione.

Per Palazzo Venezia l’apertura del cantiere assume anche un valore simbolico. L’edificio, per lungo tempo percepito come distante e poco accessibile, è oggi al centro di un più ampio percorso di valorizzazione che ha interessato gli spazi del complesso monumentale, a partire dal recupero del Giardino Grande e dalla progressiva riapertura degli ambienti storici al pubblico internazionale e al turismo cittadino.

Le Sale monumentali occupano un ruolo centrale nella storia del palazzo. Realizzate dopo il 1464 per volontà del cardinale Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, nei secoli hanno ospitato ambasciatori della Repubblica di Venezia, rappresentanti dell’Impero austro-ungarico e, nel Novecento, le istituzioni del governo fascista. Successivamente gli ambienti sono stati destinati a museo e a sede di esposizioni temporanee.

Nel corso del tempo questi spazi hanno accolto figure e avvenimenti di rilievo storico e culturale: dalla visita di Erasmo da Rotterdam agli incontri tra papa Paolo III Farnese, Carlo V e Michelangelo, fino ai concerti di Wolfgang Amadeus Mozart e alle esecuzioni dirette da Gioachino Rossini. Le sale furono inoltre scenario di alcuni momenti cruciali del Novecento, tra cui l’annuncio dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

Al termine del restauro gli ambienti ospiteranno il nuovo percorso permanente dedicato al “Fatto in Italia”, progetto museografico firmato da Michele De Lucchi e dedicato alla tradizione artistica e artigiana italiana dal Medioevo alle origini del Made in Italy.

L’intervento conservativo in corso viene definito particolarmente complesso per via delle numerose stratificazioni accumulate nei secoli. I soffitti lignei, segnati dal tempo e dalle infiltrazioni d’acqua, sono stati sottoposti a un delicato lavoro di pulitura che ha riportato alla luce le dorature originarie, restituendo luminosità e profondità alle decorazioni. Parallelamente, sulle pareti si procede con operazioni di consolidamento, analisi delle diverse stratificazioni pittoriche e reintegrazione della pellicola murale nel rispetto dei principi metodologici del restauro italiano.

Le visite guidate gratuite si svolgeranno il 2 e 23 maggio e il 6 e 20 giugno 2026, con turni alle ore 10.00 e alle 11.30. La partecipazione è consentita fino a esaurimento posti previa prenotazione online. Per accedere al cantiere sarà necessario indossare i dispositivi di protezione individuale forniti dall’organizzazione e firmare una dichiarazione di manleva.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo redazionale

“Succede in una Notte” approda all’Italia Green Film Festival 2026

Il lungometraggio di Emiliano Canova continua il suo percorso internazionale tra premi, festival e prossima distribuzione sulle piattaforme mainstream

Il film indipendente diretto da Emiliano Canova è stato selezionato all’Italia Green Film Festival 2026. Dopo i riconoscimenti ottenuti in diversi festival italiani e internazionali, l’opera prosegue la sua diffusione affrontando temi legati alla crisi climatica, alla pressione mediatica e alla vulnerabilità contemporanea.


Il percorso festivaliero di Succede in una Notte si arricchisce di una nuova selezione internazionale. Il lungometraggio diretto da Emiliano Canova e prodotto da Canova Production in collaborazione con Prism Studio Produzioni è stato infatti inserito nel programma dell’Italia Green Film Festival 2026, rassegna dedicata alle opere che affrontano temi ambientali e sociali attraverso il linguaggio cinematografico.
Ambientato in un contesto segnato dalle tensioni tra esposizione pubblica, attivismo e comunicazione digitale, il film porta al centro della narrazione la figura di Cornelia, influencer ambientalista interpretata da Rita Rusciano. Il personaggio vive il conflitto tra impegno civile e sovraesposizione mediatica, in una dimensione in cui il dibattito ecologista si intreccia con la violenza verbale dei social network e con la pressione costante dell’opinione pubblica.

La vicenda prende forma nel corso di una notte segnata da minacce, rivelazioni e confronti interiori. Tutto inizia quando Cornelia, durante una diretta televisiva, rende pubblico il proprio numero di telefono con un gesto impulsivo che innesca una spirale di eventi destinati a mettere in discussione la sua immagine pubblica e il rapporto con il proprio passato familiare.

La selezione all’Italia Green Film Festival conferma l’attenzione ricevuta dal film per la capacità di unire riflessione ambientale, tensione psicologica e analisi delle dinamiche contemporanee legate alla responsabilità pubblica e alla costruzione dell’identità online.

Accanto a Rita Rusciano, il cast comprende Alessandra Persi, Cristina Bevilacqua, Riccardo Leonetti, Irene Cannello, Alice Morelli, Yassmin Pucci e Jeremy Besozzi. La sceneggiatura è firmata da Emiliano Canova e Jessica Beltramello, mentre il montaggio, già premiato in ambito internazionale, è stato curato da Prism Studio Produzioni. La colonna sonora originale porta la firma di Fabio Liberatori con musiche di Francesco Montanile.

Classe 1993, Emiliano Canova debutta nel lungometraggio con un’opera che intreccia realismo e tensione narrativa, concentrandosi sulle fragilità dell’individuo contemporaneo e sul rapporto tra autenticità personale e necessità di visibilità. Succede in una Notte è stato concepito come un viaggio notturno dentro le contraddizioni del presente, tra disorientamento urbano, solitudine e ricerca di equilibrio.

Nel corso della stagione 2025-2026 il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio come Miglior Film al Vesuvius Film Festival, il premio come Miglior Attrice a Rita Rusciano nella stessa manifestazione, lo Special Award al Paladino d’Oro, cinque riconoscimenti ai Rome International Movie Awards e il titolo di Opera Cinematografica del Mese all’Imago International Film Festival. A questi si aggiungono diverse selezioni in festival nazionali e internazionali.

Dopo il circuito festivaliero e il percorso nelle sale, il film si prepara ora a una distribuzione più ampia. Succede in una Notte sarà infatti disponibile prossimamente sulle principali piattaforme mainstream, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la diffusione dell’opera in Italia e all’estero.


Da I Canova <jessica.beltramello@gmail.com>
Articolo redazionale

La presentazione del noir di Fabia Trotta approda alla Ubik di Monfalcone

Venerdì 8 maggio 2026 la presentazione del romanzo “Il pozzo di Santa Croce”, tra misteri, manoscritti e segreti sul Carso triestino

Alla libreria Ubik di Monfalcone un incontro dedicato al romanzo noir di Fabia Trotta. A dialogare con l’autrice sarà Maria Irene Cimmino, mentre alcuni brani del libro saranno letti da Flavia Mangiaracina.


Venerdì 8 maggio 2026, alle ore 18, la libreria Ubik di Monfalcone ospiterà la presentazione del romanzo noir di Fabia Trotta, Il pozzo di Santa Croce, pubblicato da Tresogni di Ferrara nel 2024. A conversare con l’autrice sarà Maria Irene Cimmino, mentre la lettura di alcuni passi del volume sarà affidata a Flavia Mangiaracina.

Ambientato nello scenario carsico alle spalle di Trieste, il romanzo segue le indagini dell’ispettore di polizia italo-iraniano Amir Francesco Colautti, chiamato a fare luce sul ritrovamento di resti umani e di un enigmatico manoscritto scoperti all’interno di un pozzo nel borgo di Santa Croce, sull’altopiano triestino, a pochi chilometri dal confine sloveno.

Convinto che il manoscritto sia collegato alla morte della sua autrice, Amir avvia un’indagine che lo porterà a confrontarsi con una rete di misteri e verità nascoste. Ad aiutarlo saranno il dotto Manlio Maineri, Padre Josip – parroco sloveno di Santa Croce – e l’agente Elsa. Nel corso dell’inchiesta, tra storia e finzione, emergeranno vicende che coinvolgono esponenti del clero e ruotano attorno all’esistenza di un presunto tesoro.


Da Federica Zar <zar@apscom.it>
Articolo redazionale

Erwin Wurm al Museo Fortuny: a Venezia la mostra “Dreamers”

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 il museo veneziano dedica una grande retrospettiva all’artista austriaco, tra scultura effimera, corpo, ironia e oggetti quotidiani

Il Museo Fortuny ospita una vasta esposizione monografica dedicata a Erwin Wurm, figura centrale dell’arte contemporanea internazionale. La mostra mette in dialogo le opere dell’artista con gli ambienti storici del palazzo veneziano, intrecciando riflessioni su identità, memoria, presenza e trasformazione del corpo.


Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 il Museo Fortuny di Venezia presenta “Dreamers”, ampia mostra monografica dedicata a Erwin Wurm, artista nato a Bruck an der Mur nel 1954 e considerato una delle figure più influenti della scena contemporanea internazionale. Curata da Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit, l’esposizione attraversa alcuni dei nuclei fondamentali della ricerca dell’artista austriaco, da anni impegnato a ridefinire il concetto stesso di scultura.
Nel corso della sua carriera Wurm ha ampliato i confini tradizionali del linguaggio scultoreo, introducendo una riflessione che coinvolge tempo, superficie, corpo e oggetti quotidiani. La sua pratica si muove costantemente tra astrazione e rappresentazione, utilizzando spesso l’umorismo come strumento per affrontare questioni filosofiche, sociali e identitarie. Attraverso immagini paradossali e situazioni stranianti, l’artista mette in discussione i modelli imposti dalla società contemporanea e le tensioni generate dai meccanismi del capitalismo.

L’incontro con gli spazi del Museo Fortuny assume un ruolo centrale nel progetto espositivo. Le opere dialogano con uno dei luoghi più stratificati e simbolici della città, trasformando il palazzo in uno spazio di confronto tra memoria storica e instabilità contemporanea. La mostra si sviluppa come un percorso immersivo in cui oggetti, architetture e corpi sembrano perdere equilibrio, piegarsi o deformarsi sotto il peso dell’ironia e della riflessione critica.

Una sezione importante dell’esposizione è dedicata alle celebri “One Minute Sculptures”, realizzate tra il 1996 e il 1997. In queste opere il pubblico è invitato a partecipare direttamente all’azione scultorea seguendo semplici istruzioni ideate dall’artista. Sedie, bottiglie, libri, indumenti e oggetti comuni diventano strumenti per trasformare il corpo umano in una scultura temporanea, destinata a esistere soltanto per la durata del gesto. La documentazione fotografica, spesso affidata alla Polaroid, conserva la traccia di queste azioni effimere.

Accanto a queste opere trovano spazio i “Dreamers”, lavori in cui grandi cuscini antropomorfi sostenuti da gambe, braccia o piedi assumono forme precarie e surreali. Attraverso queste figure sospese tra ironia e vulnerabilità, Wurm esplora il rapporto tra dimensione fisica e inconscio, costruendo immagini che evocano il mondo del sogno e della fragilità contemporanea.

Il percorso espositivo approfondisce inoltre il tema dell’abito come prolungamento del corpo. Nella serie “Substitutes” gli indumenti vengono presentati senza presenza umana, come involucri vuoti che conservano la memoria di chi li ha abitati. Questo nucleo di opere entra in relazione con la storia e l’identità del Museo Fortuny, in particolare con il celebre Delphos e con i tessuti creati da Mariano Fortuny. Il confronto tra le opere di Wurm e gli elementi della tradizione fortunyana costruisce un dialogo tra presenza e assenza, gesto e memoria, materia e corpo.

La figura di Mariano Fortuny emerge così come interlocutore ideale della mostra. Artista, scenografo, inventore e designer, Fortuny trasformò Palazzo Pesaro degli Orfei in uno spazio sperimentale in cui arti decorative, architettura e luce convivevano in un’unica visione creativa. In questo contesto le opere di Wurm intervengono come elementi di destabilizzazione, inserendosi negli ambienti del museo con forme che si espandono, collassano o si deformano.

La mostra propone infine una riflessione più ampia sull’identità contemporanea e sul rapporto tra individuo e rappresentazione. In un contesto sociale che richiede continuamente di assumere forme, ruoli e immagini riconoscibili, Wurm interroga ciò che resta quando la costruzione esterna si dissolve. Il corpo umano diventa così il materiale plastico per eccellenza, fragile, instabile e continuamente esposto al cambiamento.

La mostra “ERWIN WURM. Dreamers” sarà visitabile al Museo Fortuny di Venezia fino al 22 novembre 2026. L’esposizione è inclusa nel biglietto di ingresso del museo.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo redazionale