



Un progetto promosso dall’Unione Comuni Appennino Bolognese e coordinato dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, che intreccia arte contemporanea, saperi locali e territorio lungo la Via della Lana e della Seta. Fruibili in via permanenti tre nuove opere di arte pubblica: Ciglia di Attila Faravelli ed Enrico Malatesta a Castiglione dei Pepoli, Sorgente Zoe di Mario Airò a Burzanella e Fuochi fatui di Rachele Maistrello a Grizzana Morandi.
Tra sentieri, sorgenti e paesaggi dell’Appennino tosco-emiliano, un progetto triennale promosso dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e coordinato dal MAMbo di Bologna ha dato vita a nuove forme di dialogo tra arte contemporanea, territorio e comunità. Il risultato è un itinerario culturale permanente che invita a leggere il paesaggio come esperienza condivisa e bene comune.
Negli ultimi anni l’arte pubblica ha progressivamente ampliato il proprio campo d’azione. Non più soltanto monumenti, installazioni urbane o interventi destinati a riqualificare spazi marginali, ma processi capaci di coinvolgere comunità, paesaggi e memorie locali. È in questa prospettiva che si colloca Fare comunità: arte pubblica lungo la Via della Lana e della Seta, progetto promosso dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e coordinato dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, che giunge oggi a compimento dopo tre anni di attività con la realizzazione di tre opere permanenti distribuite lungo uno dei più affascinanti cammini dell’Appennino tosco-emiliano.
L’iniziativa nasce nell’ambito del programma CLoSER – Comunità Locale Sostenibile Ecologica e Rurale, sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso i fondi Next Generation EU dedicati alle Green Communities. La curatela è stata affidata a Caterina Molteni, che ha sviluppato un percorso basato sul confronto diretto con associazioni, amministrazioni locali e abitanti dei territori attraversati dalla Via della Lana e della Seta, l’itinerario escursionistico che collega Bologna e Prato ripercorrendo antichi percorsi commerciali tra Emilia e Toscana.
Il progetto si fonda sull’idea che il paesaggio non sia un semplice scenario naturale, ma una costruzione culturale in continua trasformazione. Negli studi contemporanei dedicati all’ecologia culturale e all’arte ambientale, il territorio viene sempre più spesso interpretato come uno spazio di relazioni, attraversato da memorie, pratiche sociali e forme di conoscenza condivisa. Fare comunità traduce concretamente questa visione, mettendo in relazione la ricerca artistica con le specificità storiche e naturali dell’Appennino bolognese.

Foto Ornella De Carlo – Courtesy Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
La prima opera, Ciglia di Attila Faravelli ed Enrico Malatesta, è stata realizzata a Castiglione dei Pepoli e si sviluppa come un percorso di ascolto che collega il Rifugio Abetaia Ranuzzi Segni alla località di Rasora. L’intervento nasce dalla collaborazione con il Club Alpino Italiano locale e invita i camminatori a sperimentare il paesaggio attraverso una pratica sensoriale che supera la semplice osservazione visiva. L’ascolto viene infatti inteso come esperienza corporea estesa, capace di coinvolgere l’intera presenza fisica del visitatore. Quattro stazioni disseminate lungo il percorso propongono esercizi che trasformano il cammino in un’esperienza di attenzione e consapevolezza. L’opera include inoltre una piattaforma digitale che raccoglie materiali e approfondimenti, estendendo il progetto oltre la dimensione fisica del sentiero.
A Burzanella, frazione del comune di Camugnano, Mario Airò ha realizzato Sorgente Zoe, una fontana in arenaria che prende forma da una riflessione sull’origine stessa dell’insediamento umano. L’artista individua nella vicinanza della sorgente del torrente Vezzano un elemento fondativo del luogo e costruisce un’opera che rende visibile ciò che normalmente resta nascosto. L’acqua, attivata dal gesto quotidiano del bere, percorre un piccolo alveo scolpito nella pietra e richiama il rapporto profondo tra geologia, memoria naturale e presenza umana. Al vertice della struttura è collocato un ciottolo fossile scelto dall’artista, elemento che sintetizza il lungo dialogo tra biosfera e materia minerale. L’opera prosegue una linea di ricerca che caratterizza da anni il lavoro di Airò, da sempre interessato alle connessioni invisibili che legano fenomeni naturali, immaginazione e conoscenza.
Il terzo intervento, Fuochi fatui di Rachele Maistrello, trova collocazione nei pressi dei Fienili del Campiaro, nel territorio di Grizzana Morandi. Qui cinque sculture emergono dal prato ai margini del bosco come apparizioni enigmatiche. L’opera prende spunto da un fenomeno che appartiene tanto all’immaginario popolare quanto alla tradizione scientifica: i fuochi fatui, manifestazioni luminose che per secoli sono state associate a presenze misteriose e racconti folklorici. Le forme ideate dall’artista derivano dall’elaborazione di immagini di gocce d’acqua, trasformate digitalmente fino a generare sagome ibride che oscillano tra naturale e artificiale. Le sculture instaurano così un dialogo continuo con il paesaggio circostante e invitano il visitatore a interrogarsi sul modo in cui attribuiamo significato alle forme che incontriamo. Il riferimento alla pareidolia – la tendenza umana a riconoscere figure familiari in elementi casuali – diventa uno strumento per riflettere sul rapporto tra immaginazione e realtà.
Le tre opere condividono una medesima impostazione concettuale. Più che introdurre elementi estranei nel territorio, cercano di far emergere aspetti già presenti ma spesso invisibili: il suono, l’acqua, le narrazioni locali, le percezioni individuali. In questo senso il progetto dialoga con le riflessioni dell’ecocritica contemporanea e con la definizione di paesaggio come “grande racconto materiale”, richiamata nel percorso curatoriale attraverso il pensiero della studiosa Serenella Iovino. Il territorio viene interpretato come una rete complessa di relazioni che coinvolge esseri umani, ambienti naturali, memorie storiche e presenze non umane.
Particolarmente significativa è la dimensione partecipativa che ha accompagnato l’intero programma. Associazioni culturali, pro loco, gruppi escursionistici e cittadini hanno contribuito alla definizione dei progetti, trasformando l’arte pubblica in un processo condiviso piuttosto che in un semplice intervento estetico. La camminata collettiva organizzata il 23 maggio tra Burzanella e Grizzana Morandi, in occasione dell’inaugurazione delle opere di Airò e Maistrello, ha rappresentato simbolicamente questo passaggio di responsabilità e appartenenza verso il paesaggio appenninico.
Con la conclusione del progetto, la Via della Lana e della Seta si arricchisce dunque di un nuovo patrimonio culturale permanente. Non si tratta soltanto di tre opere d’arte disseminate lungo un itinerario escursionistico, ma di tre dispositivi di relazione che invitano abitanti e viaggiatori a osservare il territorio con uno sguardo diverso. In un’epoca in cui il rapporto tra comunità e ambiente è al centro del dibattito culturale e politico, Fare comunità mostra come l’arte contemporanea possa contribuire a costruire nuove forme di appartenenza, trasformando il paesaggio in uno spazio condiviso di esperienza, conoscenza e immaginazione.
| Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> |
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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