Mese: Giugno 2026

  • Beats of Pompeii 2026, l’Anfiteatro antico fa omaggio a Ennio Morricone

    Beats of Pompeii 2026, l’Anfiteatro antico fa omaggio a Ennio Morricone

    La terza edizione del festival campano prende il via con gli islandesi Of Monsters and Men e con il concerto-evento “È Mio Padre – Morricone Dirige Morricone”, intrecciando spettacolo, patrimonio archeologico e impegno sociale.

    Tra le pietre dell’antica Pompei torna uno degli appuntamenti culturali più originali del panorama italiano. B.O.P. – Beats of Pompeii conferma la vocazione internazionale del sito archeologico, trasformando l’Anfiteatro romano in un luogo d’incontro tra linguaggi musicali, memoria storica e nuove forme di turismo culturale.


    Il 24 giugno prende il via la terza edizione di B.O.P. – Beats of Pompeii 2026, il festival che da tre anni porta grandi protagonisti della scena musicale nazionale e internazionale nell’Anfiteatro del Parco Archeologico di Pompei. La rassegna, promossa dal Ministero della Cultura, dal Parco Archeologico di Pompei, dal Comune di Pompei e dalla Regione Campania, si è progressivamente affermata come uno degli esperimenti più significativi di valorizzazione integrata del patrimonio storico italiano, capace di coniugare spettacolo, archeologia e promozione del territorio.
    La direzione artistica è affidata a Giuseppe Gomez, mentre l’organizzazione è curata da Blackstar Entertainment e Fast Forward, con Radio2 nel ruolo di media partner. L’obiettivo dichiarato è fare del sito archeologico non una semplice cornice scenografica, ma una componente viva dell’esperienza culturale, in grado di attrarre un pubblico eterogeneo e internazionale.

    Ad aprire il programma sarà il concerto degli Of Monsters and Men. La formazione islandese, tra i nomi più amati della scena indie-folk mondiale, arriva per la prima volta nel Sud Italia nell’ambito del suo tour internazionale, portando a Pompei il nuovo album All Is Love and Pain in the Mouse Parade. Il gruppo rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della musica islandese contemporanea. Dall’esordio di My Head Is an Animal del 2011, trainato dalla diffusissima Little Talks, la band ha costruito una cifra stilistica fondata sull’intreccio di voci maschili e femminili, sui cori stratificati e su arrangiamenti che mescolano folk, rock e suggestioni orchestrali. La loro traiettoria artistica si colloca idealmente nel solco aperto da figure come Björk e Sigur Rós, contribuendo a consolidare l’immagine dell’Islanda come uno dei laboratori musicali più fertili del panorama contemporaneo.

    Il giorno successivo, il 25 giugno, il festival ospiterà uno degli appuntamenti più significativi dell’intera rassegna: il concerto-evento È Mio Padre – Morricone Dirige Morricone. Sul podio salirà Andrea Morricone, figlio del grande compositore romano, alla guida dell’Orchestra Filarmonica del Teatro Comunale di Modena, mentre la voce narrante di Marco Morricone accompagnerà il pubblico in un percorso fatto di musica, ricordi e testimonianze familiari. Lo spettacolo vedrà impegnati oltre cento artisti tra orchestra e coro, con la partecipazione del Coro da Camera Ricercare Ensemble, della soprano Vittoriana De Amicis, del baritono Alessio Quaresima Escobar e della pianista Cecilia Grillo.

    L’iniziativa assume anche un forte valore sociale. L’intero ricavato della serata sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza Ente Filantropico, impegnata nel sostegno alla ricerca sulle malattie oncoematologiche e sulle patologie rare pediatriche. L’evento, come evidenziato dal direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, rappresenta un esempio concreto di dialogo tra cultura, ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico.

    A sei anni dalla scomparsa, avvenuta il 6 luglio 2020, Ennio Morricone continua a occupare un posto centrale nella storia della musica del Novecento. Autore di oltre 470 colonne sonore per cinema e televisione, insignito di due Premi Oscar e di tre Grammy Awards, il compositore romano ha ridefinito il rapporto tra immagine e suono, creando un lessico musicale riconoscibile e profondamente innovativo. Le sue collaborazioni con registi come Sergio Leone, Brian De Palma, Oliver Stone e Roman Polanski hanno prodotto alcune delle pagine più memorabili della storia del cinema, dimostrando come la musica per film possa raggiungere una dimensione autonoma e universale.

    La terza edizione di B.O.P. proseguirà fino al 27 luglio con un cartellone che attraversa generi e sensibilità differenti, dal rock al pop d’autore, dal jazz alla musica classica, con artisti come Beat, Riccardo Cocciante, Pat Metheny, Opeth, Coez, Vinicio Capossela, Tropico, Riccardo Muti, Marcus Miller, Charlie Puth, Marillion e Savatage. Il programma si estende inoltre oltre i concerti, comprendendo percorsi archeologici, degustazioni e visite alle antiche vigne del territorio pompeiano. Ogni sera rimarrà aperta anche l’esposizione permanente dedicata all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ai calchi delle vittime, recentemente allestita nella Palestra Grande degli Scavi.

    Con questa formula, B.O.P. – Beats of Pompeii conferma una delle tendenze più interessanti del turismo culturale contemporaneo: l’idea che i grandi siti storici possano diventare luoghi di produzione culturale attiva e non soltanto spazi di conservazione. Nell’Anfiteatro di Pompei, costruito nel I secolo a.C. e tra i più antichi anfiteatri romani conservati, la musica contemporanea entra così in dialogo con oltre duemila anni di storia, offrendo al pubblico un’esperienza che unisce emozione estetica, memoria e scoperta del patrimonio.


    Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it> 
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • L’Africa immaginata nel giardino in Versilia: Cegobi in residenza alla Belli Art House

    L’Africa immaginata nel giardino in Versilia: Cegobi in residenza alla Belli Art House

    A Querceta, la casa-museo BAH accoglie l’artista per un progetto site-specific che intreccia memoria, desiderio di altrove e dialogo con l’opera di Wifredo Lam.

    Dal 27 giugno al 27 settembre 2026, la Belli Art House presenta “Cerco un po’ d’Africa in giardino”, mostra personale di Cegobi nata durante una residenza artistica che trasforma il giardino della villa in un paesaggio mentale abitato da simboli, animali e visioni.


    L’idea di un’Africa evocata e sognata, più che rappresentata, attraversa la nuova mostra di Cegobi alla BAH – Belli Art House di Querceta, in Versilia. Il progetto, intitolato Cerco un po’ d’Africa in giardino, conclude la residenza artistica che l’autore ha svolto dal 1 al 26 giugno 2026 nell’ambito di Habitat, il programma di residenze promosso dal centro indipendente toscano. La mostra apre il 27 giugno alle 18.30 e rimarrà visitabile fino al 27 settembre su appuntamento.
    Il titolo riprende un verso di Azzurro, la celebre canzone interpretata da Adriano Celentano nel 1968 e scritta da Paolo Conte e Michele Virano. Il brano, divenuto una delle colonne sonore del boom economico italiano, racconta il desiderio di evasione e la fascinazione per luoghi lontani. È proprio questo immaginario, sospeso tra nostalgia e proiezione fantastica, a costituire il punto di partenza del lavoro di Cegobi.

    Il progetto nasce dall’incontro tra la ricerca dell’artista e l’identità stessa della Belli Art House, una dimora costruita negli anni Sessanta e oggi trasformata in casa-museo, sede di una collezione d’arte e di un centro dedicato alla ricerca contemporanea. In questo contesto il giardino storico della villa, la Collezione Belli e il paesaggio della Versilia diventano materia di esplorazione e di invenzione.

    Nelle opere realizzate durante la residenza compaiono tartarughe, oleandri, baobab e creature ibride. Animali, piante e figure simboliche costruiscono una geografia poetica nella quale la natura si trasforma in linguaggio e il giardino smette di essere soltanto uno spazio fisico per diventare un territorio mentale. Il desiderio dell’altrove si manifesta attraverso immagini che sembrano emergere da ricordi personali e suggestioni collettive, secondo una modalità narrativa che caratterizza da tempo la ricerca dell’artista.

    Al centro della mostra si colloca inoltre il confronto con Wifredo Lam, uno degli artisti più originali del Novecento, nato a Cuba nel 1902 e noto per aver sviluppato un linguaggio nel quale convergono avanguardie europee, simboli afro-cubani e riferimenti al Surrealismo. Alcune opere di Lam, appartenenti alla Collezione Belli, saranno esposte accanto ai lavori di Cegobi. Maschere, figure ibride e presenze zoomorfe creano un dialogo che mette in evidenza una comune attenzione verso il mito, il rituale e il rapporto profondo tra l’essere umano e il mondo naturale.

    Più che raccontare un’Africa reale, la mostra riflette sull’esotico come costruzione culturale. Nel corso del Novecento, l’idea di luoghi lontani e incontaminati ha alimentato letteratura, cinema e arti visive, diventando spesso uno spazio di proiezione del desiderio e dell’immaginazione. In Cerco un po’ d’Africa in giardino questo meccanismo viene riletto in chiave contemporanea e trasformato in un percorso che intreccia memoria, collezione e creazione artistica.

    La presenza di Cegobi alla Belli Art House nasce anche da una recente esperienza dell’artista presso Casa degli Artisti di Milano. La collaborazione tra le due realtà rappresenta un primo momento di dialogo tra centri indipendenti impegnati nel sostegno alla ricerca contemporanea, mettendo in relazione la dimensione internazionale di Milano con il tessuto culturale e produttivo della Versilia.

    Gestita dall’associazione Alkedo APS, la BAH – Belli Art House si definisce come uno spazio ibrido in cui la dimensione domestica, l’archivio della Collezione Belli e la sperimentazione convivono e si alimentano reciprocamente. Attraverso il programma Habitat, il centro promuove residenze e progetti site-specific che mettono in relazione artisti, territorio e comunità, costruendo reti di collaborazione con istituzioni e realtà culturali nazionali e internazionali.

    Pittore, scrittore e ricercatore, Cegobi sviluppa da anni una pratica che intreccia arte, antropologia, viaggio e culture popolari. Attraverso pittura, disegno e scrittura costruisce universi narrativi nei quali figure archetipiche, animali ed elementi simbolici convivono in equilibrio tra osservazione del reale e dimensione visionaria. La mostra di Querceta offre così l’occasione per entrare in un immaginario che non cerca una geografia precisa, ma il luogo sempre mutevole in cui memoria e desiderio si incontrano.


    Da info@openartproject.it 
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • A Firenze la musica diventa esperienza immersiva per 25 giovani artisti

    A Firenze la musica diventa esperienza immersiva per 25 giovani artisti

    Dal Conservatorio “Luigi Cherubini” un progetto che unisce formazione, tecnologie immersive e pratiche performative. Fino al febbraio 2027, quindici residenze artistiche per costruire nuove professionalità tra arte, scienza e innovazione.

    Venticinque giovani musicisti provenienti da tutta la Toscana sono stati selezionati per partecipare a SonicForge – Laboratorio di Musica e Arti Immersive, un percorso di alta formazione che propone un modello interdisciplinare in cui musica, ricerca artistica e tecnologie contemporanee convergono in una nuova idea di esperienza creativa.


    La formazione musicale contemporanea guarda sempre più oltre i confini della didattica tradizionale. È in questo scenario che prende forma SonicForge, il progetto promosso dal Conservatorio Statale di Musica “Luigi Cherubini” di Firenze in collaborazione con ISIA Firenze e l’Associazione Culturale IUBAL Arezzo, sostenuto dal Programma Regionale Fondo Sociale Europeo Plus Toscana 2021-2027 e inserito nell’ambito di Giovanisì, il programma della Regione Toscana dedicato all’autonomia delle nuove generazioni.
    I partecipanti sono stati selezionati tra cinquantatré candidature arrivate da tutta la regione. Hanno tra i diciotto e i trentacinque anni e prendono parte a un programma intensivo e residenziale che mette in relazione musica, arti immersive, progettazione culturale e linguaggi performativi contemporanei. L’obiettivo è costruire competenze che rispondano alle profonde trasformazioni del settore creativo, sempre più attraversato da strumenti digitali, ambienti immersivi e pratiche collaborative.

    L’iniziativa nasce anche dalla volontà di rafforzare il ruolo del Conservatorio fiorentino come centro di ricerca e innovazione. Il progetto si inserisce infatti nei percorsi di internazionalizzazione e sperimentazione sviluppati dall’istituto e propone un modello di residenza artistica capace di mettere in dialogo musica, scienza, tecnologia e impresa culturale. La formula stessa del laboratorio è il risultato di un lavoro condiviso tra docenti e personale amministrativo del Conservatorio insieme ai partner coinvolti, secondo una logica di collaborazione interdisciplinare che negli ultimi anni è diventata uno degli assi portanti delle istituzioni culturali europee.

    Il primo modulo, dedicato al tema “Musica & Impresa Creativa”, si svolge presso il Centro Interculturale “Don G. Torelli” di San Pancrazio, nel comune aretino di Bucine. Le attività affrontano temi centrali per la professione musicale contemporanea: sostenibilità del lavoro artistico, progettazione culturale, comunicazione, posizionamento professionale e costruzione di un’identità creativa.

    Complessivamente il percorso prevede quindici residenze artistiche intensive, in programma fino al febbraio 2027. La partecipazione è gratuita, comprende l’ospitalità durante le attività e prevede l’assegnazione di una borsa di studio. Docenti e professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari accompagneranno i partecipanti in un itinerario formativo che intende aprire nuove prospettive occupazionali nel dialogo tra arte, tecnologia, musica e scienza.

    La scelta di San Pancrazio aggiunge al progetto una dimensione simbolica significativa. Il luogo, segnato dalla strage nazifascista del 1944, è divenuto nel tempo uno spazio di memoria, incontro e formazione internazionale. In questo contesto, SonicForge attribuisce all’esperienza artistica anche una funzione civile: trasformare la memoria del conflitto in occasione di conoscenza, ascolto ed empatia, riconoscendo alla cultura la capacità di creare relazioni tra persone, generazioni e comunità differenti.

    L’esperienza culminerà nella realizzazione di tre performance-concerto interdisciplinari, nelle quali musica, teatro, grafica immersiva e tecnologie multimediali confluiranno in un’unica esperienza scenica. La restituzione finale al pubblico è prevista nella Sala del Buonumore del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, a conclusione di un progetto che interpreta la formazione artistica come spazio di sperimentazione, contaminazione e costruzione di nuovi linguaggi creativi.


    Da Ufficio Stampa SonicForge <press@academcommunication.it>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • Cinema d’iDEA, l’Iran di Marjane Satrapi e le donne che sfidano il silenzio

    Cinema d’iDEA, l’Iran di Marjane Satrapi e le donne che sfidano il silenzio

    La decima edizione del festival romano dedicato al cinema delle donne prosegue con un omaggio alla regista di “Persepolis” e con tre documentari che affrontano persecuzione religiosa, innovazione scientifica e diritti negati.

    Dal fumetto autobiografico di Marjane Satrapi alle testimonianze delle donne bahai perseguitate in Iran, fino alle scienziate islandesi e alla comunità queer tunisina: Cinema d’iDEA conferma la propria vocazione a raccontare il mondo attraverso il cinema e lo sguardo delle donne.


    La X edizione di Cinema d’iDEA – Women’s International Film Festival dedica la serata del 23 giugno a uno dei nomi più significativi della cultura contemporanea iraniana: Marjane Satrapi. Il festival romano, primo appuntamento della Capitale interamente consacrato alla regia femminile e diretto da Patrizia Fregonese de Filippo, rende omaggio alla fumettista, illustratrice, sceneggiatrice e regista iraniana attraverso un incontro che intreccia memoria, letteratura e attualità.
    A ricordare Satrapi saranno la giornalista Rai Antonella Alba e Parisa Nazari, attivista e traduttrice dei film del regista iraniano Jafar Panahi, che leggerà alcuni brani di Persepolis. Il celebre romanzo grafico autobiografico, pubblicato all’inizio degli anni Duemila, racconta l’infanzia dell’autrice durante la Rivoluzione iraniana del 1979 e la sua adolescenza in Europa, offrendo uno sguardo insieme intimo e politico sulle trasformazioni dell’Iran contemporaneo. Dal libro nacque l’omonimo film d’animazione diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud, premiato al Festival di Cannes nel 2007 e candidato agli Oscar, divenuto negli anni un’opera di riferimento per il cinema d’autore internazionale.

    L’omaggio a Satrapi si inserisce nel percorso di un festival che quest’anno pone al centro il coraggio delle donne e dedica particolare attenzione al cinema iraniano e palestinese. La penultima serata di proiezioni proseguirà con l’anteprima fuori concorso di Women Who Said No, documentario del regista iraniano Sepher Atefi, presente in sala per incontrare il pubblico. Il film è dedicato alle donne appartenenti alla comunità bahai, la più numerosa minoranza religiosa non musulmana dell’Iran, da decenni sottoposta a discriminazioni e persecuzioni. Alla proiezione prenderà parte anche Yaganeh Agahi, giovane testimone che ha vissuto direttamente esperienze di carcere e torture.

    Il programma guarda poi all’Islanda con Full Steam Ahead, documentario firmato dalle registe Susan Muska e Greta Olafsdottir. Il film racconta il percorso di un gruppo di scienziate che è riuscito a modificare gli equilibri di potere all’interno di un’importante azienda energetica del Paese. L’Islanda rappresenta un caso emblematico nel panorama internazionale: la geotermia copre gran parte del fabbisogno energetico nazionale e ha trasformato il territorio in un laboratorio avanzato di sperimentazione sulle energie rinnovabili. Le due autrici dialogheranno con la geologa Sveva Corrado, docente ordinaria dell’Università Roma Tre, per riflettere sulle prospettive di sviluppo di queste tecnologie anche in Italia.

    La serata si concluderà con l’anteprima di Exile, documentario tunisino diretto da Yesmine Fersi, Lina Hamouda e Minyar Mrabti. Il film affronta una questione ancora largamente invisibile: la diffusione dell’HIV all’interno della comunità queer tunisina e le conseguenze prodotte da stigma sociale, discriminazione e difficoltà di accesso alle cure. Attraverso le vicende di due protagonisti, il documentario mette in luce la condizione di chi vive in un contesto in cui l’identità personale può diventare motivo di esclusione e marginalità, evidenziando il legame tra diritti civili, salute e riconoscimento sociale.

    Nata come spazio di incontro tra cinema e impegno civile, Cinema d’iDEA conferma anche in questa decima edizione la propria identità di festival capace di utilizzare il linguaggio cinematografico come strumento di riflessione sulle questioni più urgenti del presente. Dalle vicende raccontate da Marjane Satrapi alle testimonianze delle donne iraniane, fino alle storie di emancipazione scientifica e di resistenza alle discriminazioni, il programma del 23 giugno compone un mosaico di esperienze diverse ma accomunate da una stessa esigenza: dare voce a chi troppo spesso resta ai margini del racconto pubblico.


    Da Cristina Borsatti <crisborsatti@gmail.com> 
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • Milano, nella vecchia città tessile nasce DFB Studio, una casa per la fotografia d’arte

    Milano, nella vecchia città tessile nasce DFB Studio, una casa per la fotografia d’arte

    In via Ruggero Boscovich apre uno spazio ideato dalla fotografa Daniela Ferrante Bernasconi: studio, galleria e luogo d’incontro dove la fotografia dialoga con moda, installazione e nuovi linguaggi visivi.

    Una mostra inaugurale con tredici artisti e un programma permanente di attività culturali segnano l’avvio di un progetto che restituisce centralità alla fotografia come esperienza creativa, artigianale e collettiva.


    Milano aggiunge un nuovo indirizzo alla propria geografia culturale. Il 23 giugno 2026, alle 19.30, apre ufficialmente DFB Studio, lo spazio fondato dalla fotografa Daniela Ferrante Bernasconi in via Ruggero Boscovich 14, a pochi passi dalla Stazione Centrale e nel cuore di un’area che per decenni ha rappresentato uno dei poli storici del commercio tessile cittadino. L’inaugurazione è accompagnata da una mostra collettiva che riunisce tredici autori appartenenti a generazioni e percorsi differenti: Alice Re, Daniela Ferrante Bernasconi, Elia Festa, Emanuele Scilleri, Federica Balliano, Federica Palmarin, Lucrezia Roda, Giuliano Grittini, Margareta Moen, Martina Pavloska, Pierluigi Bernasconi, Pino Pipoli e Sante D’Orazio. L’esposizione, visitabile fino al 12 luglio, è curata da Francesco “DEMO” De Molfetta, artista e curatore da tempo impegnato nella riflessione sui linguaggi visivi contemporanei.

    L’idea che guida il progetto espositivo è quella di raccontare la fotografia come un territorio in continua trasformazione. Accanto alla tradizione del ritratto e della fotografia costruita convivono pratiche che contaminano il medium con la moda, il video, l’installazione e le nuove forme di narrazione visiva. La ritrattistica di autori come Giuliano Grittini dialoga così con ricerche che attingono all’immaginario della moda, come quelle di Federica Palmarin, o con i lavori di Emanuele Scilleri, incentrati sulla sovrapposizione e sulla stratificazione delle immagini per generare nuove figure e nuovi scenari percettivi.

    Il percorso espositivo evidenzia una delle caratteristiche più interessanti della fotografia contemporanea: la sua capacità di travalicare i confini disciplinari. Se nel Novecento la fotografia si è progressivamente emancipata dal ruolo di semplice strumento documentario per essere riconosciuta come linguaggio artistico autonomo, oggi appare sempre più come un dispositivo aperto, capace di produrre installazioni, ambienti e forme di esperienza che coinvolgono il pubblico in maniera diretta. In questo senso, la mostra inaugurale di DFB Studio si propone come una ricognizione sulle molte identità della fotografia contemporanea.

    La stessa natura dello spazio riflette questa idea di apertura. DFB Studio è stato concepito come una realtà ibrida, a metà tra atelier fotografico, galleria d’arte e luogo di incontro per creativi, professionisti e appassionati. I suoi 170 metri quadrati sono caratterizzati da travi bianche, pavimenti in marmo satinato color champagne e un sistema di illuminazione di tipo museale, elementi progettati per accogliere produzioni fotografiche d’autore, esposizioni temporanee e una programmazione culturale continuativa.

    L’intervento assume anche un valore simbolico per il quartiere. Il recupero di uno spazio collocato in un’area storicamente legata all’artigianato e al commercio tessile restituisce nuova vita a una porzione della città che ha contribuito alla costruzione dell’identità produttiva milanese. Non si tratta soltanto di una riqualificazione architettonica, ma di un’operazione che mette in relazione memoria dei luoghi e nuove pratiche culturali.

    La filosofia del progetto è racchiusa nel suo stesso nome. DFB è l’acronimo di Dream, Focus, Believe: sognare, mettere a fuoco, credere. Daniela Ferrante Bernasconi immagina infatti il nuovo spazio come un luogo nel quale la fotografia recupera una dimensione insieme artigianale e umana, un ambiente in cui le immagini non vengono soltanto prodotte ma condivise, raccontate e vissute come occasioni di incontro e di crescita creativa.

    Lo studio è già operativo per progetti artistici e commerciali e si prepara ad ampliare la propria attività con l’avvio dell’«Opificio delle Meraviglie», percorso esperienziale dedicato alla fotografia al quale seguirà una programmazione permanente rivolta ad artisti, professionisti e pubblico. In una città che ha costruito gran parte della propria reputazione internazionale sulla capacità di intrecciare creatività, impresa e innovazione, DFB Studio si presenta come un nuovo luogo di produzione culturale, dove la fotografia torna a essere uno spazio di ricerca, dialogo e immaginazione condivisa.


    Da Paola Martino Press <ufficiostampa@paolamartinopress.it>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • François Morellet, a Lucca si riaccende la luce del pioniere dell’arte geometrica

    François Morellet, a Lucca si riaccende la luce del pioniere dell’arte geometrica

    Nel centenario della nascita, la Fondazione Ragghianti rende omaggio al maestro francese con l’installazione luminosa «π piquant neonly – 1=6°», protagonista di un più ampio progetto celebrativo diffuso in tutta Italia

    Dal 25 giugno al 19 luglio 2026 il primo chiostro del Complesso monumentale di San Micheletto ospita una delle celebri opere al neon di François Morellet. L’iniziativa si inserisce nel programma «∞François Morellet∞ Centenario in Italia 1926-2026», promosso da istituzioni culturali italiane in collaborazione con l’archivio dell’artista.


    A cento anni dalla nascita e a dieci dalla scomparsa di François Morellet, la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca dedica un omaggio a uno dei protagonisti più influenti dell’arte europea del secondo Novecento. Dal 25 giugno al 19 luglio 2026 il primo chiostro del Complesso monumentale di San Micheletto accoglie l’installazione luminosa π piquant neonly – 1=6°, realizzata dall’artista francese nel 2005.

    L’inaugurazione è prevista mercoledì 24 giugno alle 18.30 alla presenza di Rachel Morellet, nipote dell’artista e rappresentante della famiglia e dell’archivio, insieme al presidente della Fondazione Ragghianti, Raffaele Domenici, e al direttore Paolo Bolpagni. L’ingresso sarà libero per tutta la durata dell’esposizione.

    L’iniziativa lucchese si inserisce nel più ampio progetto ∞François Morellet∞ Centenario in Italia 1926-2026, nato in parallelo alla rassegna promossa dal Centre Pompidou e realizzato in stretta collaborazione con lo studio-archivio di Cholet. A cura di Paolo Bolpagni e Alessandro Gallicchio, con il coordinamento organizzativo di A arte Invernizzi, il programma coinvolge numerose istituzioni italiane, dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici all’Università Bocconi e ad A arte Invernizzi a Milano, passando per Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, il Museo MACAMorterone e la Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce.

    Il legame tra Morellet e la Fondazione Ragghianti è particolarmente significativo. Proprio a Lucca, nel 2016, l’artista inaugurò quella che sarebbe stata la sua ultima mostra aperta in vita, la doppia personale Sguardi paralleli, che metteva in dialogo le sue opere con quelle del pittore milanese Mario Ballocco. Curata anch’essa da Paolo Bolpagni, l’esposizione è rimasta nella memoria del pubblico per il suo forte impatto visivo e per aver presentato, per la prima volta in traduzione italiana, il testo di poetica Dallo spettatore allo spettatore, scritto da Morellet nel 1971.

    Con le sue composizioni geometriche essenziali e le celebri installazioni luminose, François Morellet è stato tra gli artisti che hanno profondamente trasformato il linguaggio visivo internazionale nella seconda metà del Novecento. Fin dagli anni Cinquanta si impose come una figura anticipatrice, contribuendo alla nascita di ricerche che avrebbero trovato espressione nelle esperienze cinetico-programmate, nell’Optical Art e nel Minimalismo. Tra il 1961 e il 1968 fu inoltre tra i protagonisti del G.R.A.V., il Group de Recherche d’Art Visuel, collettivo che mise al centro dell’indagine artistica la percezione e il coinvolgimento attivo dello spettatore. Non a caso uno dei motti dell’artista era «restare il più strettamente possibile in contatto con il pubblico».

    L’opera presentata a Lucca, π piquant neonly – 1=6°, è costituita da quattordici elementi al neon. Il movimento suggerito dalle geometrie luminose si traduce in un ritmo visivo che nasce da una rigorosa combinazione di razionalità e caso. Le aperture di ciascun segmento sono infatti scandite secondo modalità determinate dal numero pi greco, uno dei riferimenti matematici che hanno accompagnato molte delle ricerche di Morellet.

    La mostra rappresenta anche un’occasione per riaffermare la vocazione della Fondazione Ragghianti, istituita nel 1981 da Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi come laboratorio permanente di ricerca sull’arte. Ospitata fin dalla sua nascita nel Complesso monumentale di San Micheletto, la Fondazione riunisce spazi espositivi, biblioteca, archivi, attività editoriali e programmi di ricerca e didattica, con l’obiettivo di avvicinare all’arte sia gli studiosi sia il grande pubblico.

    A conclusione dei sei mesi di iniziative dedicate al centenario sarà pubblicato dalla casa editrice Metilene di Pistoia un catalogo che documenterà gli allestimenti e le mostre realizzate nelle diverse sedi italiane. Il volume sarà presentato alla fine di novembre all’Università Vita-Salute San Raffaele nell’ambito di una giornata di studi dedicata a François Morellet e curata da Francesca Pola.

    L’omaggio lucchese restituisce così l’attualità di un artista che ha saputo fare della luce, della geometria e della partecipazione dello spettatore gli strumenti di una ricerca capace di coniugare rigore concettuale e meraviglia percettiva.


    Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • BIAF 2026: l’antiquariato come laboratorio culturale del presente

    BIAF 2026: l’antiquariato come laboratorio culturale del presente

    BIAF. Passate edizioni

    La Biennale Internazionale dell’Antiquariato torna a Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre con una nuova direzione, una rete di collaborazioni cittadine e un programma che mette al centro autenticità, restauro e dialogo tra antico e contemporaneo.

    La 34ª edizione della BIAF inaugura il mandato del nuovo Segretario Generale Bruno Botticelli e rafforza il rapporto con il territorio fiorentino. La storica mostra-mercato si presenta come un ecosistema culturale aperto al design, all’artigianato e alle nuove generazioni, riaffermando il valore della materia e dell’opera d’arte nell’epoca digitale.


    Dal 26 settembre al 4 ottobre 2026 Firenze tornerà a essere uno dei principali punti di riferimento internazionali per il mercato dell’arte antica. La 34ª edizione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze occuperà ancora una volta gli spazi seicenteschi di Palazzo Corsini, confermandosi la più antica e prestigiosa mostra-mercato al mondo dedicata all’arte italiana. L’edizione 2026 coincide con l’inizio di una nuova fase della manifestazione. Per la prima volta la Biennale sarà guidata dal nuovo Segretario Generale Bruno Botticelli, nominato nell’aprile dello scorso anno. Pur muovendosi nel solco della tradizione costruita dai predecessori Fabrizio Moretti e Giovanni Pratesi, la nuova direzione propone un ampliamento dell’orizzonte culturale della manifestazione e un più intenso rapporto con il territorio.

    La principale novità è infatti la creazione di una rete di collaborazioni con alcune delle più importanti istituzioni fiorentine, tra cui Fondazione CR Firenze, Casa Buonarroti, Opificio delle Pietre Dure e Fondazione Palazzo Strozzi. L’obiettivo è costruire un programma culturale diffuso che colleghi idealmente la Biennale ai luoghi della conservazione, della ricerca e della produzione culturale cittadina.

    In un’epoca segnata dall’accelerazione digitale, dalla serializzazione e dall’intelligenza artificiale, la BIAF intende riportare al centro i valori dell’opera antica: unicità, autenticità, durata e consistenza materiale. La manifestazione si propone così non soltanto come mercato d’eccellenza, ma come uno spazio di formazione e costruzione culturale capace di dialogare anche con il design, la moda e l’alto artigianato, nell’ottica di una più ampia valorizzazione del Made in Italy.

    Particolare attenzione sarà riservata alle attività didattiche e al coinvolgimento delle giovani generazioni, alle quali la Biennale intende offrire strumenti critici per riscoprire il rapporto diretto con l’opera d’arte e con la sua presenza fisica, al di là dell’esperienza mediata dagli schermi.

    La qualità scientifica della manifestazione sarà garantita anche quest’anno da un articolato sistema di verifica. Nelle due giornate precedenti l’apertura, un comitato di selezione composto da sessantatré esperti, tra restauratori, curatori e direttori di musei, esaminerà tutte le opere proposte dai galleristi, certificandone stato di conservazione e autenticità.

    Palazzo Corsini ospiterà circa ottanta espositori selezionati, rappresentativi delle principali piazze italiane del mercato dell’arte, da Milano a Roma, da Firenze a Napoli e Bologna, accanto a gallerie provenienti da Londra, Parigi, Monaco, Ginevra, Lugano e Palm Beach. La proposta espositiva attraverserà secoli e linguaggi differenti, dai dipinti degli antichi maestri ai fondi oro, dalla scultura ai mobili storici e alle arti decorative, fino ai protagonisti del Novecento e del contemporaneo internazionale.

    Il rapporto tra tutela e divulgazione troverà una delle sue espressioni più significative nella collaborazione con Fondazione CR Firenze. Dal 24 settembre al 4 ottobre la Biennale ospiterà il «Progetto per la facciata di San Lorenzo», il celebre disegno di Michelangelo conservato a Casa Buonarroti. L’opera sarà al centro di un delicato intervento conservativo promosso e sostenuto dalla Fondazione CR Firenze e realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure.

    Sempre nell’ambito di questa collaborazione sono previste due aperture straordinarie del Museo Horne. Il percorso guidato «L’occhio del conoscitore. Herbert Horne un collezionista inglese a Firenze», riservato ai collezionisti partecipanti alla Biennale, offrirà un approfondimento sulla figura dello studioso e collezionista britannico che fece di Firenze il luogo privilegiato della propria ricerca.

    Tra le iniziative più significative figura inoltre il rilancio del Premio Lorenzo d’Oro. Il riconoscimento sarà strettamente legato alla tradizione manifatturiera fiorentina e vedrà il coinvolgimento di maestri argentieri chiamati a realizzare il manufatto che sarà assegnato a una personalità del cinema o della cultura distintasi nella divulgazione dell’arte italiana nel mondo.

    Di particolare rilievo anche la collaborazione con Fondazione Palazzo Strozzi. In occasione dell’apertura della mostra Broken. Il potere del frammento, le due istituzioni daranno vita a uno speciale appuntamento che metterà in relazione la tradizione plastica del passato con opere e suggestioni che attraversano l’archeologia e l’arte contemporanea.

    Tra le novità editoriali, lo storico magazine della manifestazione si trasforma in un vero e proprio catalogo ufficiale bilingue. Curato da Cesare Cunaccia, il volume nasce come strumento di approfondimento scientifico e di valorizzazione identitaria della Biennale, raccogliendo contributi di studiosi, curatori e direttori di musei.

    Anche il progetto espositivo si rinnova. L’allestimento firmato da Matteo Corvino, insieme agli arredi di Minotti, ridisegna gli spazi della fiera con stand aperti e percorsi più ariosi, pensati per rendere l’esperienza di visita più fluida e accogliente.

    La Biennale si aprirà in anteprima il 24 settembre con la conferenza stampa e la preview riservata ai media, seguite in serata dal tradizionale Galà BIAF su invito. Con il sostegno di Gucci in qualità di Main Sponsor, la manifestazione conferma il proprio ruolo di appuntamento internazionale capace di unire mercato, ricerca e valorizzazione del patrimonio, riaffermando la centralità dell’antico come strumento di comprensione del presente.


    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • “Su acque, fiumi e paesaggi” – Venezia, spazio espositivo  MAC LAB 

    “Su acque, fiumi e paesaggi” – Venezia, spazio espositivo  MAC LAB 


    A Venezia una mostra fotografica riflette sulla fragilità dei territori e sul rapporto tra l’uomo, i corsi d’acqua e il paesaggio contemporaneo

    Dal libro di Enrico Gusella nasce un progetto espositivo che riunisce le fotografie di Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Elio Ciol e Cesare Gerolimetto. Al MAC Lab di Venezia, il tema delle acque diventa occasione di riflessione sulle trasformazioni ambientali e sul destino delle città attraversate dai fiumi.


    Dal 4 al 29 luglio 2026 il MAC Lab di Venezia ospita la mostra fotografica Su acque, fiumi e paesaggi o l’avventura possibile, progetto ideato da Enrico Gusella e tratto dall’omonimo libro pubblicato nel 2025 da Art on World. L’inaugurazione è prevista venerdì 3 luglio alle 18.30 negli spazi della galleria veneziana nel sestiere di Cannaregio. La mostra nasce da una riflessione sul rapporto tra l’acqua e i territori abitati, una relazione che negli ultimi decenni ha mostrato tutta la propria fragilità. Da Venezia alla Romagna, dal Polesine a Firenze, fino alla recente alluvione che ha colpito Valencia nell’ottobre 2024, l’acqua si manifesta come elemento vitale e al tempo stesso come forza capace di alterare profondamente città, paesaggi e identità collettive.

    Per Gusella, affrontare i temi dei fiumi, delle alluvioni e dei confini significa assumere anche una responsabilità etica. L’attenzione verso l’ambiente e il paesaggio viene intesa come una forma di cura nei confronti di un patrimonio che appartiene alla comunità e che la stessa Costituzione italiana riconosce tra i valori fondamentali da tutelare.

    I fiumi sono infatti al centro della storia delle civiltà e hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo delle città. Ma rappresentano anche un limite, una soglia, un confine oltre il quale possono prendere forma eventi catastrofici. Le immagini delle recenti alluvioni hanno reso evidente una serie di fragilità morfologiche e ambientali da tempo conosciute e oggi sempre più urgenti da osservare e comprendere.

    Il progetto espositivo sceglie Venezia come luogo di partenza di questa indagine. La città lagunare, immersa nelle acque e da sempre legata a un delicato equilibrio tra ambiente naturale e presenza umana, diventa il contesto ideale per una riflessione che coinvolge l’intero Veneto e, più in generale, il rapporto tra paesaggio e memoria collettiva.

    In mostra sono presentate le fotografie di Raffaello Bassotto, Luca Casonato, Elio Ciol e Cesare Gerolimetto, alle quali si aggiungono le opere di Anna Zemella. Gli artisti affrontano il tema delle acque, dei fiumi, del mare e della laguna veneta attraverso linguaggi fotografici differenti. Immagini in bianco e nero, fotografie all’infrarosso e lavori a colori costruiscono un percorso visivo dedicato alle fragilità di Venezia e dei suoi territori.

    Il MAC Lab si propone così come un epicentro della cultura fotografica veneziana, uno spazio profondamente radicato nel tessuto storico e sociale del sestiere di Cannaregio e attento alle dinamiche della vita quotidiana della città. In questo contesto, Su acque, fiumi e paesaggi o l’avventura possibile invita il pubblico a osservare il paesaggio non soltanto come esperienza estetica, ma come luogo di consapevolezza, memoria e riflessione sul rapporto sempre più delicato tra uomo, natura e ambiente.


    Da Ufficio stampa e comunicazione – Studio associato Davide Federici <info@davidefederici.it>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • VOTIVA, il canto inquieto dell’umano nell’Open Studio di Guido D’Angelo

    VOTIVA, il canto inquieto dell’umano nell’Open Studio di Guido D’Angelo

    A Roma, Piano Terra apre il proprio spazio didattico e artistico a un progetto che intreccia pittura, visione e riflessione sul limite della condizione umana

    Sei dipinti, una scultura e una costellazione di studi preparatori compongono il secondo appuntamento di Open Studio. Il progetto di Guido D’Angelo si presenta come un dispositivo poetico e votivo che indaga le inquietudini del presente attraverso figure sospese tra umano e animale.


    Prosegue a Roma il programma di Open Studio, il format con cui Piano Terra apre periodicamente al pubblico il proprio spazio dedicato alla didattica e alla ricerca artistica. Dopo il primo appuntamento, il secondo incontro è in programma giovedì 25 giugno 2026, dalle 18 alle 21, nella sede di Piazza Grecia 18, e presenta VOTIVA – iroso canto per l’umano, il nuovo progetto di Guido D’Angelo. Più che una mostra nel senso tradizionale del termine, Open Studio si configura come un momento di condivisione e approfondimento sui processi creativi che attraversano il lavoro dei docenti e degli artisti che operano all’interno di Piano Terra. Per un giorno, lo spazio si trasforma in un luogo di passaggio tra pratica, visione e pensiero, rendendo visibili non soltanto le opere compiute ma anche le tensioni, le immagini e le forme ancora in divenire.

    Al centro del progetto di D’Angelo si trova un nucleo di sei dipinti a tecnica mista concepiti come Edicole Votive. L’intero ciclo è dedicato ai Cantori dell’Ira, figure ibride e visionarie che abitano una dimensione liminale, sospesa tra umano e animale. Non assumono il ruolo di santi o martiri, ma si manifestano come presenze in ascolto, che emergono quando le anomalie dell’esperienza umana diventano insostenibili e ciò che appare ordinario non può più essere accettato.

    L’artista li descrive come esseri che hanno appreso il proprio canto lontano dal mondo, dai venti, dalle tempeste e dai tremori della terra profonda. Abitano uno spazio di attesa e di annuncio e il loro compito non consiste nel salvare o nel giudicare, ma nel lasciare segni, tracce che alludono all’avvicinarsi dell’abisso.

    Accanto al nucleo principale, il percorso comprende un tondo dipinto su tavola a tecnica mista, collocato nella vetrina esterna di Piano Terra come elemento di apertura e richiamo visivo, e una piccola scultura polimaterica dipinta, presentata come una presenza autonoma, una sorta di reliquia contemporanea.

    L’esposizione è completata da una selezione di studi e lavori preparatori su carta, eseguiti in monotipia e tecnica mista e disposti in forma aperta sul tavolo di lavoro. Questi materiali restituiscono al visitatore la dimensione di ricerca e di stratificazione che accompagna il processo pittorico, rendendo evidente il rapporto diretto tra immagine, gesto e pensiero.

    Ad accompagnare l’appuntamento sarà un testo di Marta Silvi, pensato per offrire al pubblico strumenti di lettura e ulteriori elementi di approfondimento sulla pratica artistica di Guido D’Angelo.

    Con Open Studio, Piano Terra prosegue così il proprio programma di apertura periodica dello spazio, confermando la volontà di fare dell’ambiente didattico e creativo un luogo di incontro e di confronto. Il prossimo appuntamento vedrà protagonista Davide Miceli, docente e artista attivo all’interno dello stesso spazio romano.


    Da Piano Terra <info@pianoterrastudio.it> 
    Articolo a cura della Redazione Experiences
  • Con “Matter of Time” Alfred Eisenstaedt offre un’esperienza immersiva

    Con “Matter of Time” Alfred Eisenstaedt offre un’esperienza immersiva

    Per Art Night 2026 il Museo Storico Navale di Venezia apre straordinariamente le proprie sale e accoglie un intervento site specific del collettivo Syncretika. Le immagini del grande fotografo del Novecento dialogano con videoproiezioni, luce e paesaggi sonori in un percorso tra memoria e contemporaneità.

    Sabato 20 giugno, dalle 19 alle 23, il Padiglione delle Navi del MUNAV ospita un’esperienza immersiva che mette in relazione il patrimonio fotografico di Alfred Eisenstaedt con i linguaggi della ricerca artistica contemporanea. Un progetto che trasforma il museo in uno spazio di attraversamento tra storia, percezione e immaginario visivo.


    Il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia partecipa ad Art Night 2026, la notte bianca della cultura e dell’arte ideata e coordinata dall’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con il Comune di Venezia, con un’apertura straordinaria gratuita e un intervento multimediale concepito appositamente per gli spazi del Padiglione delle Navi. Sabato 20 giugno, dalle ore 19 alle 23, il museo ospita infatti Matter of Time, progetto immersivo ideato dal collettivo artistico Syncretika.

    L’intervento nasce dall’incontro tra le iconiche fotografie di Alfred Eisenstaedt, attualmente esposte al museo, e una serie di linguaggi espressivi contemporanei che comprendono videoproiezioni, interventi luminosi e ricerca sonora. Per una sera, le immagini del grande maestro della fotografia del Novecento si espandono nello spazio museale e si trasformano in presenze vive, attraversabili, capaci di modificare la percezione del luogo e del tempo.

    Le fotografie di Eisenstaedt vengono presentate come frammenti temporali ancora attivi. Ogni scatto custodisce un istante sospeso, una soglia fragile nella quale la storia sembra poter cambiare direzione. È proprio su questa dimensione che interviene Syncretika, riattivando le tensioni latenti delle immagini e interrogando il rapporto tra passato e presente, tra memoria storica e sensibilità contemporanea.

    Il progetto si sviluppa anche come riflessione sul ruolo della fotografia nella costruzione dell’immaginario collettivo. Se nel Novecento l’immagine fotografica è stata uno dei principali strumenti per fissare la memoria condivisa, oggi il suo statuto si confronta con la proliferazione di dispositivi digitali, flussi visivi e ambienti immersivi. Matter of Time si inserisce in questa trasformazione, costruendo un dialogo tra archivio e nuove forme di esperienza percettiva.

    L’intervento prevede proiezioni in grande formato delle fotografie di Eisenstaedt accompagnate da micro-attivazioni luminose e cromatiche, un sistema di videomapping ambientale e proiezioni dinamiche sul pavimento ispirate al movimento dell’acqua. Il flusso marino diventa metafora di continuità temporale, attraversamento e connessione tra memoria e presente. A completare il percorso interviene una composizione sonora originale costruita attraverso texture elettroniche, frequenze profonde e stratificazioni ambientali, pensate in dialogo con l’architettura del museo e con il ritmo stesso delle immagini.

    L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione che D’Uva sta sviluppando al MUNAV con l’obiettivo di aprire il museo a nuovi pubblici e a nuovi linguaggi, favorendo l’incontro tra patrimonio storico e ricerca artistica contemporanea. In questo contesto, la partecipazione ad Art Night diventa l’occasione per riscoprire uno dei luoghi più affascinanti di Venezia attraverso un’esperienza inedita che mette in relazione fotografia storica, patrimonio marittimo e sperimentazione artistica.

    Istituito nel 1923, di proprietà del Ministero della Difesa e gestito dalla Marina Militare, il MUNAV è il più importante museo storico navale italiano. Ospitato a pochi passi dall’Arsenale di Venezia in un edificio del XV secolo che fu il Granaio della Serenissima, si sviluppa su cinque piani e oltre seimila metri quadrati di percorso espositivo, raccontando la storia della Repubblica di Venezia, della marineria veneziana e della Marina Militare Italiana. Con Matter of Time, il museo conferma la volontà di affiancare alla tutela del patrimonio nuove modalità di racconto e di partecipazione, aprendo il dialogo tra la memoria della città e i linguaggi del presente.


    Da Cristina Gatti – Press & P.R. <press@cristinagatti.it>
    Articolo a cura della Redazione Experiences
Translate »