
Alla Galleria Civica Cavour oltre cinquanta opere di diciassette artisti internazionali esplorano il corpo come luogo di identità, memoria e trasformazione. Tra i prestatori anche la Fondazione Alberto Peruzzo con due importanti dipinti di Julio Larraz esposti per la prima volta dopo la recente acquisizione.
In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce continuamente il rapporto tra individuo e realtà, la nuova figurazione torna a interrogare il corpo come archivio della memoria e spazio politico. La mostra “Sul futuro del corpo” propone un percorso che riflette sulle tensioni del presente attraverso pittura e scultura contemporanee.
Il corpo è tornato al centro dell’arte contemporanea, non come semplice soggetto da rappresentare ma come luogo in cui si concentrano le domande più urgenti del nostro tempo. Identità, controllo, memoria, desiderio, appartenenza e tecnologia attraversano la nuova figurazione internazionale con un’intensità che supera la dimensione estetica per diventare riflessione culturale. È da questa consapevolezza che nasce “Sul futuro del corpo”, la mostra curata da Barbara Codogno, ospitata alla Galleria Civica Cavour di Padova dal 5 settembre al 4 ottobre 2026, con inaugurazione il 4 settembre alle ore 18.00.
L’esposizione riunisce oltre cinquanta dipinti e sculture, molte delle quali di grande formato, realizzate da diciassette protagonisti della nuova figurazione internazionale. Il percorso non propone una semplice rassegna di linguaggi contemporanei, ma costruisce un’indagine sul destino dell’essere umano in un’epoca segnata dalla progressiva smaterializzazione dell’esperienza. Il corpo diventa così il punto di incontro tra dimensione biologica, memoria individuale e trasformazioni sociali, assumendo un ruolo critico nella lettura del presente.
Negli ultimi decenni la figurazione ha conosciuto una significativa rinascita sulla scena internazionale. Dopo una lunga stagione dominata dall’arte concettuale, dalle pratiche installative e dalla ricerca digitale, numerosi artisti sono tornati a confrontarsi con la rappresentazione della figura umana. Non si tratta però di un ritorno nostalgico alla tradizione: il corpo viene interpretato come un territorio attraversato da questioni etiche, politiche e filosofiche, in dialogo con temi quali la biotecnologia, le migrazioni, la sorveglianza, la costruzione dell’identità e il rapporto fra individuo e società.


Tra i sostenitori dell’iniziativa figura la Fondazione Alberto Peruzzo, realtà culturale padovana che partecipa con il prestito di due opere dell’artista cubano Julio Larraz, A Video Show in the War Room e The Exiled, entrambe presentate al pubblico per la prima volta dopo la loro recente acquisizione. La presenza di Larraz rappresenta uno dei punti di maggiore interesse della mostra. Pittore nato all’Avana nel 1944 e trasferitosi negli Stati Uniti dopo la rivoluzione cubana, Larraz ha sviluppato una ricerca caratterizzata da un raffinato realismo simbolico nel quale la dimensione privata dei personaggi si intreccia costantemente con la storia, la geopolitica e le dinamiche economiche internazionali.
Come osserva la curatrice Barbara Codogno, nelle opere di Larraz gli ambienti silenziosi, gli arredi, le mappe e gli oggetti assumono un valore narrativo pari a quello delle figure umane, suggerendo come ogni identità individuale resti inevitabilmente legata ai sistemi economici e geopolitici che regolano appartenenza, mobilità e accesso alle risorse. È una riflessione che amplia il significato stesso del corpo, trasformandolo in un luogo attraversato dalle grandi questioni della contemporaneità.
Accanto a Larraz espongono Radu Belcin, Enrica Berselli, Luca Bidoli, Greta Bisandola, Angelo Brugnera, Chiara Calore, Fabbio Copercini, Chandra Fanti, Angelo Giordano, Alfio Giurato, Maurizio L’Altrella, Nunzio Paci, Flavia Pitiș, Stefano Reolon, Nicola Samorì e Markus Schinwald, artisti che, pur attraverso linguaggi differenti, condividono una comune attenzione verso la vulnerabilità della figura umana e la sua capacità di trasformarsi. Le loro opere mostrano come la pittura e la scultura possano ancora offrire uno spazio di riflessione critica, opponendo la concretezza della materia alla crescente virtualizzazione dell’esperienza quotidiana.
Barbara Codogno sottolinea come pittura e scultura diventino strumenti di resistenza: il gesto, la materia, il tempo dell’esecuzione e perfino l’errore restituiscono al corpo una presenza irriducibile, condividendone fragilità, impermanenza e continua trasformazione. In questa prospettiva il percorso espositivo evita tanto le retoriche dell’innovazione tecnologica quanto le semplificazioni del pensiero post-umano, assumendo il corpo come archivio vivente nel quale continuano a iscriversi memoria, desiderio, rapporti di potere e tensioni culturali.

La mostra nasce dalla collaborazione con il Comune di Padova – Assessorato alla Cultura, con la partecipazione della Fondazione Alberto Peruzzo e della Fondazione Coppola, confermando il ruolo della città veneta come luogo di confronto tra ricerca artistica contemporanea e riflessione culturale. L’organizzazione è affidata a Barbara Codogno, Monica Andreosi e Bruna Laura Filippini, mentre il catalogo è pubblicato da CLEUP – Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova. L’ingresso alla mostra è gratuito, scelta che favorisce un’ampia partecipazione del pubblico a un progetto espositivo dedicato a uno dei temi più centrali dell’arte contemporanea.
In un momento storico nel quale il concetto stesso di presenza fisica viene continuamente ridefinito dalle tecnologie digitali, “Sul futuro del corpo” propone un itinerario che restituisce centralità alla figura umana come spazio di esperienza, memoria e relazione. Attraverso il dialogo fra opere, artisti e sensibilità differenti, la mostra invita a interrogarsi sul futuro dell’umano senza offrire risposte precostituite, ma riaffermando il valore dell’arte come luogo privilegiato di pensiero critico.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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