Tag: Ottobre-25

  • Corpus Imaginum: Simone Mannino incarna l’oscurità di Goya in un ex oratorio del ‘700

    Corpus Imaginum: Simone Mannino incarna l’oscurità di Goya in un ex oratorio del ‘700

    Ex Oratorio, Veduta della Mostra Corpus Imaginum di Simone Mannino – Palermo 2025 – Photo R. Puccio
    CORPUS IMAGINUM – LE PITTURE NERE ALLA QUINTA DELL’OMBRA
    Mostra personale di Simone Mannino

    13 settembre – 20 novembre 2025
    Atelier Nostra Signora – Ex Oratorio, Vicolo Sant’Orsola 13, Palermo

    Palermo inaugura un nuovo centro di produzione e ricerca artistica internazionale con la mostra personale di Simone Mannino, “CORPUS IMAGINUM – Le Pitture Nere alla Quinta dell’Ombra”, pitture e disegni inediti di grande formato che danno vita a un viaggio potente e denso nella pittura come atto spirituale e mitologico.  L’antico ex oratorio della chiesa sconsacrata in Vicolo Sant’Orsola 13, dopo anni di abbandono e importanti interventi di recupero, viene restituita alla città come fucina di arte contemporanea. Dopo una prima apertura parziale a cantiere aperto nel 2019, lo spazio ritorna oggi definitivamente a vivere come luogo di produzione, incontro e trasformazione.

    CORPUS IMAGINUM presenta un insieme di grandi tele e disegni inediti, creati in dialogo diretto con l’architettura dello spazio, dove sono state create. Le opere oscillano tra figurazione e astrazione, tra il buio teatrale e una luce sospesa, come presenze che abitano l’oratorio stesso. Ispirate alle Pitture nere di Goya, simbolo di introspezione, oscurità e metamorfosi interiore, le tele di Mannino esplorano temi universali: corpo, martirio, grembo, nascita e trasformazione. «Ogni quadro è una soglia: un grido, un rito, un eco che prende forma. Sono presenze che trattengono il respiro del tempo e chiedono di essere percorse come un paesaggio interiore: lentamente, con ascolto. Questa mostra è un viaggio nel corpo, nelle visioni che si dissolvono e ritornano, nel dialogo tra pittura, spazio e luce.» – racconta l’artista.

    Il titolo “corpo di immagini” indica un insieme organico di opere concepite come presenze vive, capaci di dialogare tra loro e con lo spazio. Ogni tela non è solo rappresentazione, ma soglia: un punto di passaggio tra memoria, mito e esperienza sensibile, dove pittura e architettura si fondono in un unico organismo. Installate in grandi light-box retroilluminati, che evocano le vetrate di una cattedrale gotica, le immagini trasformano lo spazio in un ambiente immersivo. Il percorso del visitatore diventa un rito laico, che attraversa memoria e mito, pittura e architettura, luce e ombra. Ogni opera è una soglia, ogni installazione un respiro che unisce corpo, mito e spazio.

    Dietro la mostra c’è l’esperienza e la visione di Simone Mannino (Palermo, 1981), artista visivo, pittore, scultore, scenografo e regista teatrale, attivo tra Italia, Francia e Tunisia. La sua ricerca nasce nel teatro, dove estetica, emozione e concetto si fondono in un linguaggio visionario e radicale, e trova oggi nuova forma nella pittura site-specific di “Corpus Imaginum”. Dal 2011 dirige Atelier Nostra Signora, ensemble multidisciplinare con sedi a Palermo e Istanbul, noto per produzioni che intrecciano arti visive, cinema e teatro. Mannino ha lavorato a progetti internazionali che uniscono mito e contemporaneità, e le sue opere e scenografie sono state esposte e rappresentate in istituzioni e festival in Europa e Nord Africa, ottenendo premi e nomination prestigiose.


    L’OMBRA FATTA CARNE: SIMONE MANNINO E L’EREDITÀ DELLE PITTURE NERE DI GOYA

    Un viaggio potente e denso nella pittura come atto spirituale e mitologico: la personale ‘Corpus Imaginum – Le pitture nere alla Quinta dell’Ombra’ di Simone Mannino la sede di Atelier Nostra Signora, un nuovo centro di produzione e ricerca artistica fondato dall’artista stesso. L’ex oratorio settecentesco di Sant’Orsola, nel cuore pulsante di Palermo, rinasce attraverso la visione di Mannino, trasformandosi in presidio della cultura contemporanea e in luogo di incontro e trasmutazione. Simone Mannino, artista visivo, scenografo e regista, presenta un corpus di pitture e disegni inediti di grande formato, frutto di un intenso lavoro site-specific e di una profonda immersione nello spazio. Le opere oscillano tra figurazione e astrazione, nutrite da un contrasto viscerale tra il buio del teatro e una luce sospesa, riecheggiando la potenza drammatica di Francisco Goya e delle sue “Pitture Nere”, ma anche de ‘I Capricci’ e de ‘I Disastri della Guerra’.

    Le tele non sono semplici rappresentazioni, ma presenze che abitano lo spazio, quasi spiriti imprigionati nel colore. Il segno nervoso e la materia spessa diventano strumenti per affrontare temi universali: corpo e martirio, grembo, nascita e morte. Il corpo umano, nella sua nudità paradigmatica, non è anatomia realistica ma corpo creaturale, soggetto irradiante, spazio in cui mito, memoria e sacro si intrecciano. Un episodio cardine di questo lignaggio visivo è la fuga di Enea da Troia, raffigurata in tre grandi quadri nella sacrestia: un atto di pietas visiva in cui Enea che porta in salvo Anchise diventa un archetipo universale di amore, responsabilità e sopravvivenza, unendo mito classico ed esperienza contemporanea.

    Le opere, nate sul posto e legate allo spazio da velate tracce di rosso ancora visibili sul pavimento grezzo di cemento, agiscono come azioni catartiche che fanno risorgere l’ambiente in una dimensione patica, evocando memorie e metamorfosi.

    LO SPAZIO E LA LITURGIA: LA TRASMUTAZIONE DELL’ORATORIO

    La mostra è inscindibile dal luogo che la ospita. L’ex oratorio, a lungo silente e violato — usato negli ultimi decenni come spazio di abbandono, spaccio e combattimenti clandestini — non è un semplice contenitore, ma il catalizzatore primario del progetto. La sua rinascita, iniziata con fragili respiri nel 2019, si compie con ‘Corpus Imaginum’ in un autentico atto di trasmutazione: Mannino lo ha immaginato come un impianto artistico-architettonico totale dove architettura e pittura coincidono. Le opere sono installate in grandi light-box retroilluminati che evocano le vetrate di una cattedrale gotica: veri e propri dispositivi di luce che trasfigurano lo spazio, trasformandolo in un organismo vivente. La progressione cromatica accompagna il visitatore in un percorso ascensionale: dai lavori iniziali basati sui colori primari, archetipici e originari, fino al verde, colore di rinascita e rigenerazione. Il percorso si configura come una salita interiore: dall’atrio-prologo, si passa alla sacrestia con l’archetipo di Enea, fino al cuore della cappella centrale, dove cinque grandi pale d’altare dipinte dialogano con le pareti nude e i segni del tempo. Qui il nero, cifra dominante, scolpisce la tela e diventa sostanza plastica che plasma lo spazio, mentre la luce dei light-box restituisce un ritmo gotico e ascensionale. Ogni opera è una soglia verso paesaggi metamorfici in cui corpo, animale e ombra coesistono.

    In termini alchemici, Mannino compie una Nigredo – il contatto con l’ombra e la ferita dello spazio – per giungere all’Albedo, la luce sospesa che risana e rigenera. L’artista non dipinge sulla storia, ma ne estrae l’essenza più oscura, elevandola. Così l’ex oratorio, da luogo degradato e violato, si trasforma in generatore di senso: un eco che prende forma e restituisce alla comunità un atto di guarigione. Come afferma: «Sono presenze che trattengono il respiro del tempo e chiedono di essere percorse come si attraversa un paesaggio interiore: lentamente, con ascolto».

    DIRITTO ALL’IMMAGINE AFFETTIVA: OMAGGIO ALL’AMICO PHILIPPE BERSON, ARTISTA FRANCESCE RECENTEMENTE SCOMPARSO

    Il titolo ‘Corpus Imaginum’ (corpo di immagini) è dichiarazione e programma: un corpo di opere che ridà corpo a uno spazio dimenticato e riafferma la centralità del corpo come tema. Mannino costruisce così una sua stirpe visiva, un’eredità di immagini che custodiscono memoria e sopravvivenza, un’indagine sul mito che caratterizza anche le sue opere teatrali (‘Prometheus. Il Canguro Azzurro’; ‘El’). 

    In questo contesto, due tele sono dedicate a Philippe Berson, amico fraterno, artista e cofondatore di Atelier Nostra Signora. Non antenato di sangue, ma di spirito e creazione, Berson diventa parte del “corpo” dell’atelier. Nonostante Mannino non abbia esplicitamente richiamato lo ‘Ius Imaginum’ del Diritto Romano — il privilegio patrizio di esporre le imagines (maschere in cera) degli antenati illustri — queste due tele ne richiamano involontariamente la funzione. L’energia del “fratello d’arte” trasforma il dolore della perdita in una presenza tangibile, legittimando l’identità dello spazio e assicurando che la sua energia e il suo genio rimangano parte integrante e fondativa del “corpo” vivo dell’Atelier. È, in quest’ottica, un’interpretazione critica che riconosce nell’opera di Mannino un atto di diritto all’immagine affettiva, non più legato allo status sociale, ma al lignaggio spirituale e artistico.

    Con ‘Corpus Imaginum’, Mannino si rivela non solo pittore ma costruttore di luoghi e visioni. L’ex oratorio diventa una cattedrale contemporanea in cui il visitatore non guarda soltanto, ma attraversa e respira l’opera. Qui l’arte non decora, ma guarisce: canalizza e rigenera un’energia torbida, trasfigurandola in nuova forma. Non solo una mostra, ma un atto di resurrezione, una liturgia laica che intreccia arte e architettura, mito, memoria.


    CORPUS IMAGINUM – Le pitture nere alla Quinta dell’ombra
    Mostra personale di Simone Mannino

    13 settembre – 20 novembre 2025
    Atelier Nostra Signora – Ex Oratorio, Vicolo Sant’Orsola 13, Palermo

    Orari: venerdì–domenica 17:00–20:00; visite guidate su appuntamento (martedì–sabato) 
    exoratorio.ns@gmail.com
     
    COMUNICAZIONE E UFFICIO STAMPA
    Rossella Puccio
    rossellapuccio@gmail.com | +39 3755048584
    Da Rossella Puccio <rossellapuccio@gmail.com>
  • Milano: “Franco Duranti. Prima ero schizofrenico ora siamo guariti”

    Milano: “Franco Duranti. Prima ero schizofrenico ora siamo guariti”

    Franco Duranti
    Prima ero schizofrenico ora siamo guariti!
    4 – 18 ottobre 2025

    Inaugurazione: sabato 4 ottobre, ore 18.00

    In occasione della Settimana della Salute Mentale,
    mercoledì 9 ottobre alle h. 18.00 si terrà una tavola rotonda sul tema Arte e Psichiatria

    Con la mostra Prima ero schizofrenico ora siamo guariti, Casa degli Artisti dedica per la prima volta un progetto monografico a Franco Duranti, incisore e disegnatore che ha saputo intrecciare il proprio percorso artistico con oltre trent’anni di esperienza all’interno di strutture psichiatriche. Il titolo, volutamente provocatorio, rivela l’intento di rovesciare lo stigma che accompagna il disagio mentale, restituendo centralità all’arte come strumento di comprensione, di libertà e di cura.

    Duranti ha iniziato negli anni Novanta a condurre laboratori artistici in comunità protette, centri diurni e reparti ospedalieri, convinto che il gesto creativo fosse in grado di oltrepassare la barriera del linguaggio verbale e di aprire un dialogo autentico con chi vive situazioni di sofferenza psichica. Nel corso del tempo ha sviluppato un linguaggio personale e condiviso, in cui le tecniche incisorie si uniscono a collage, stratificazioni e sperimentazioni materiche.

    In mostra è presentato il Glossario visionario della follia, un corpus di 240 tavole calcografiche monotipo corredate da testi clinici. Si tratta di un lavoro monumentale che raccoglie patologie psichiatriche e comportamenti disfunzionali, interpretati non come etichette ma come immagini, emozioni e narrazioni. “L’arte ti fa percepire il disagio anche senza descriverlo”, afferma Duranti, che nelle sue opere non intende documentare la malattia, bensì darle forma, corpo e dignità visiva.

    “Per Duranti l’arte è lo strumento per indagare e osservare sé stessi e il proprio mondo. È un’esperienza onirica fatta di regole incerte, un linguaggio non verbale che passa dai sensi, con una grammatica fatta prevalentemente di immagini. L’atto creativo spalanca una finestra sul mondo interno del paziente, configurando allo stesso tempo una ricerca trasversale sulla condizione umana” (Cecilia Spallarossa).

    La produzione di Duranti supera le 2.800 opere, tra incisioni e disegni, ed è caratterizzata da un continuo movimento tra analisi clinica e riflessione artistica. Ogni segno diventa parte di un alfabeto emotivo, in grado di accogliere tanto la fragilità quanto la vitalità, il dolore come la possibilità di rinascita. La sua pratica si colloca a metà tra arte e psichiatria, aprendo uno spazio di mediazione dove il paziente, l’artista e lo spettatore possono incontrarsi.

    Il progetto a Casa degli Artisti vuole sottolineare proprio questo aspetto: l’arte come luogo di resistenza e di riconoscimento, ma anche come campo di ricerca per la psichiatria e le scienze sociali. La mostra intende generare una riflessione più ampia sul ruolo delle arti nei percorsi terapeutici, diagnostici e riabilitativi, mostrando come l’immaginazione possa trasformarsi in strumento conoscitivo e liberatorio.

    Non si tratta quindi solo di osservare un insieme di opere, ma di entrare in un dispositivo che sollecita domande e mette in discussione categorie consolidate: che cos’è la follia, e come possiamo raccontarla? Qual è lo spazio che le società contemporanee concedono al disagio, alla fragilità, alla differenza? E ancora: fino a che punto l’arte può diventare un ponte, un linguaggio comune, una cura?

    Attraverso il segno incisorio e l’elaborazione visiva, Duranti ci invita a considerare l’arte come un luogo condiviso, in cui la malattia non è solo sofferenza ma anche possibilità di immaginazione, di racconto e di resistenza.

    In occasione della Settimana della Salute Mentale, mercoledì 9 ottobre alle 18.00 si terrà una tavola rotonda sul tema Arte e Psichiatria alla quale interverranno, insieme a Franco Duranti: Carlo Battistella (Ospedale San Carlo San Paolo), LYCEUM Academy Scuola Arteterapia Milano, Fraternità Amicizia Cooperativa Marco Mancini e, per Casa degli Artisti, l’artista e stilista Selene Giorgi e Progetto 40Hz con Francesco Piccolomini e Thiago Leiros Costa, artista e neuroscienziato del team scientifico del progetto.

    Franco Duranti è pittore, incisore, videoartista. Vive e lavora a Milano. Diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera (1990). Ha lavorato per un ventennio in ambito psichiatrico conducendo laboratori di arteterapia presso l’Ospedale di Pavia, l’Ospedale San Carlo di Milano e l’Ospedale di Legnano. 

    Ha collaborato  con diverse Istituzioni in Italia e all’estero partecipando a numerose esposizioni in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero: Galleria Bianca Maria Ritter – Milano, Gallera FibertArt – Milano, Galleria Erasmus – Milano, Galleria Sorrenti – Novara, Galleria Mosaico – Chiasso, Art Gallery – Osaka, Galleria Brighi – Parigi, Palazzo Reale – Milano, Openspace Arengario – Milano, Museo Zucchi – Milano, Pac – Milano, Hangar Bicocca – Milano, Museo di Arte contemporanea – Roma, Museo d’Arte Moderna – Cagliari, Lingotto – Torino, Castello di Rivara – Torino, Banca BNP Paribas – Nizza, Centro Cultural Sao Paulo – Brasile, Biennale Dakar – Senegal, Teatro dell’ Opera Cairo – Egitto.

    Ha collaborato e condotto laboratori per Zucchi Collection creando opere originali attraverso l’utilizzo dei blocchi da stampa per tessuto integrato alla tecnica calcografica.

    Per l’Hub di Barbara Zucchi – Milano ha condotto laboratori di pittura su tessuto a tecnica mista e ha realizzato stampe per tessuti per le collezioni di moda presentate a Parigi e New York, 

    Con Munlab di Bruno Munari ha collaborato per la realizzazione di laboratori di stampa per bambini.

    Per Otolab ha collaborato come video artista allo sviluppo di seminari, installazioni e live media (vincitori nel 2003 dell’Italian Live Media Contest e di Netmage). 


    Partecipano:
    ASST Santi Paolo e Carlo
    Arte, fotografia e comunità

    Intervengono Carlo Battistella, educatore dell’ASST Santi Paolo e Carlo ed esperto in riabilitazione psichiatrica e Franco Duranti, artista e arteterapeuta.

    Per oltre un decennio Franco Duranti ha collaborato con Carlo Battistella. Insieme hanno sviluppato numerosi progetti all’interno della comunità psichiatrica CRA di Buccinasco, intrecciando le rispettive competenze: Duranti nella gestione dei laboratori di arte e ceramica, Battistella nella fotografia e nei linguaggi audiovisivi. Dal 2007 al 2008 hanno dato vita a esperienze collettive che hanno unito creatività e riabilitazione, tra cui Omino G, una scultura in terracotta gialla portata in giro per Milano dal gruppo dei pazienti, creando un dialogo spontaneo con i passanti. Altri progetti, come Ceramiche Flesh, hanno documentato la dimensione quotidiana e partecipativa delle attività artistiche svolte all’interno della comunità protetta, mettendo in luce la forza del gesto creativo come strumento di relazione, cura e inclusione sociale. Il loro lavoro congiunto testimonia come l’arte, attraverso la collaborazione tra figure artistiche e professionali, possa aprire spazi inediti di espressione e di libertà, restituendo visibilità e dignità a chi vive situazioni di fragilità psichica.

    LYCEUM Academy Scuola Arteterapia Milano
    OLTRE LE PAROLE. Benefici dell’arteterapia nel trattamento del disagio psichico 
    Interviene Elena Giulia Monti

    Focus dell’intervento sarà testimoniare come i percorsi di Arteterapia Clinica, condotti secondo la metodologia di Lyceum Academy, possano contribuire al benessere della persona con disagio psichico. Toccheremo temi cruciali, fra cui lo sviluppo delle parti resilienti della persona attraverso la creatività, la potenza del linguaggio non verbale nell’espressione e condivisione di vissuti emotivi, e la forza del gruppo di arteterapia nella promozione di dinamiche positive a contrasto dello stigma e dell’isolamento sociale.

    Elena Giulia Monti, laureata in Storia e Critica dell’Arte con specializzazione al Sotheby’s Institute of Art di Londra, si è diplomata alla Formazione Triennale in Arteterapia Clinica di Lyceum. Ha condotto percorsi con bambini, adulti, disabili e anziani con demenza. Conduce workshop e percorsi propedeutici, è relatrice in convegni e docente supervisore nella Formazione in Arteterapia Clinica di Lyceum Academy.

    Fraternità Amicizia Cooperativa Sociale Onlus
    Morale della Favola: Lasciar andare per rinascere nell’incontro artistico
    Interviene: Marco Mancini, autore, giornalista, educatore e counselor

    La collaborazione tra Franco Duranti e Marco Mancini della Cooperativa Fraternità e Amicizia ha dato vita a un progetto in cui arte e relazione si intrecciano in modo profondo. Partendo dall’ispirazione di una fiaba, i partecipanti al laboratorio espressivo del Centro Riflessi di Vita hanno lavorato fianco a fianco con l’artista e arteterapeuta Franco Duranti, sperimentando disegno e incisione come strumenti di espressione e dialogo.

    Il risultato è una serie di otto plaquette d’artista, ciascuna realizzata dai partecipanti in copia limitata (tre esemplari numerati e firmati), che unisce illustrazioni e incisioni originali con le “reinterpretazioni” ed “espansioni” di Duranti. Ogni libretto è il frutto di un percorso condiviso, dove i gesti creativi dei partecipanti trovano risonanza e nuova vita nell’elaborazione dell’artista, generando un’integrazione totale e sorprendente. Questo lavoro corale mostra come l’incontro tra professionalità artistiche e realtà sociali possa produrre non solo opere uniche, ma anche esperienze di inclusione, crescita e bellezza condivisa.

    Casa degli Artisti
    Progetto 40 Hz
    Intervengono Francesco Piccolomini Naldi Bandini, ideatore e coordinatore del progetto 40Hz, e Thiago Leiros Costa, artista e neuroscienziato del team scientifico del progetto.

    Francesco Piccolomini presenterà la genesi del progetto 40Hz, nato dall’ispirazione degli studi condotti dal MIT sulla stimolazione cerebrale a 40 Hertz. Partendo dalla constatazione che non esistevano ricerche dedicate a un approccio “one to many” – ovvero rivolto a gruppi di persone, a differenza dell’impostazione “one to one” tipica della musicoterapia – racconterà come sia maturata l’idea di trasformare questa frequenza in un linguaggio musicale condiviso. Illustrerà inoltre lo sviluppo di un protocollo compositivo replicabile, pensato per essere adottato da qualsiasi musicista interessato a integrare frequenze benefiche all’interno delle proprie produzioni, con la convinzione che non solo la singola frequenza, ma anche la sua combinazione con altre frequenze armoniche, possa avere un impatto significativo sulla salute mentale.

    Thiago Leiros Costa approfondirà gli aspetti scientifici del progetto, illustrando come il cervello risponda alla stimolazione tramite frequenze sonore e offrendo una fotografia dello stato dell’arte della ricerca neuroscientifica su questo tema. Si concentrerà inoltre sulle differenze tra la ricerca nelle Arti e nelle Scienze, evidenziando i potenziali benefici di interventi e modalità espressive che possono beneficiare dall’integrazione di questi due ambiti approfondendo le evidenze già disponibili, le metodologie sperimentali in corso e possibili scenari futuri che vedono musica e neuroscienze collaborare nello sviluppo di nuove prospettive per la salute mentale.

    Casa degli Artisti
    L’arte come via di salvezza
    Interviene Selene Giorgi, Artista e stilista,

    Selene Giorgi porta alla Casa degli Artisti un percorso che intreccia creatività e vita vissuta, affrontando il tema della malattia mentale con uno sguardo intimo e coraggioso. La sua esperienza non nasce da un distacco teorico, ma da una vicinanza quotidiana e dolorosa: la fragilità psichica l’ha accompagnata fin dall’infanzia, non vissuta in prima persona ma attraverso le persone amate. «Il malato mentale vive una vita dolorosa – racconta – ma per chi gli sta accanto può esserlo ancora di più. È necessario trovare una via di fuga, altrimenti non ci si salva». Una testimonianza che si arricchisce di ricordi preziosi, come la conversazione telefonica con Alda Merini che, colpita dal racconto di Selene, le disse: “non avevo mai pensato al dolore che davo, ma solo al mio”. Questa consapevolezza, maturata nel tempo e attraverso esperienze spesso traumatiche, ha spinto Giorgi a cercare una strada personale di resistenza e rinascita. L’ha trovata nell’arte e nella creatività, che definisce la sua vera salvezza: strumenti capaci di trasformare la sofferenza in forza, di forgiare il carattere e di restituire libertà. Oggi, per la prima volta, Selene sceglie di condividere pubblicamente questo percorso: la sua voce si unisce al dibattito su arte e psichiatria, con la consapevolezza che solo raccontando anche il dolore di chi resta accanto sia possibile comprendere davvero la complessità della malattia mentale.


    Ufficio Stampa Casa degli Artisti:
    Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
    emanuela.filippi@casadegliartisti.org
    Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>
  • “Manuale di story editing. Scrivere e riscrivere film e serie tv” di Cristina Borsatti

    “Manuale di story editing. Scrivere e riscrivere film e serie tv” di Cristina Borsatti

    Manuale di story editing
    Scrivere e riscrivere film e serie tv

    In libreria e nei negozi online dal 3 ottobre

    Anche in formato e-book

    Debutta il primo manuale italiano interamente dedicato alla professione dello story editor. Un testo che pone al centro l'(auto)analisi, la revisione e la correzione degli errori più comuni nella scrittura di film e serie tv.


    L’autrice, Cristina Borsatti – giornalista, story editor e sceneggiatrice – è già nota per i suoi saggi su Roberto Benigni (Il Castoro) e Monica Vitti (Giunti). Dopo Scrivere per il cinema e la televisione (2018) e Scrivere sceneggiature. Dal grande al piccolo schermo (2020) pubblicati nella collana “Scrivere” di Editrice Bibliografica, arriva ora Manuale di story editing. Scrivere e riscrivere film e serie tv, con una veste grafica completamente rinnovata.

    Con questo volume si completa una trilogia dal respiro internazionale, pensata per appassionati, studenti, professionisti e chiunque sia interessato alla scrittura per il cinema e la televisione. In passato importanti story editor americani si sono dedicati al tema della riscrittura. Questa volta la prospettiva è quella di una professionista italiana, che da anni insegna sceneggiatura presso rinomate Accademie.

    Un punto di vista originale sulla professione dello sceneggiatore, ricco di consigli pratici per affrontare – e soprattutto riscrivere – storie per cinema e TV.

    Il libro ha un taglio pratico e si propone di accompagnare lo sceneggiatore durante le fasi di analisi, critica e revisione del proprio lavoro e di quello altrui. Offre inoltre strumenti utili anche agli spettatori per affinare il proprio sguardo critico.

    Cristina Borsatti guida il lettore oltre le tecniche di base, esplorando le difficoltà che si possono incontrare nello sviluppo della trama, nella definizione dei personaggi, nella costruzione della struttura narrativa e nell’individuazione del tema centrale. Il volume si completa con una raccolta degli errori più frequenti che si possono commettere nella stesura di pitch, moodboard, soggetto, concept, bibbia e sceneggiatura.


    Da cristina borsatti <borsatti.ufficiostampa@gmail.com>
  • Catanzaro PERFORMING 2025: il progetto continua anche oltre il festival

    Catanzaro PERFORMING 2025: il progetto continua anche oltre il festival

    PERFORMING 2025
    Nella città di Catanzaro Performing continua oltre il festival, tra laboratori, residenze e nuove opere in divenire: tra i protagonisti Luana Perilli, Fabio Sandri, Elena Bellantoni e Matilde De Feo.

    Dopo il fitto calendario di eventi che ha animato Catanzaro sino all’estate 2025, Performing prosegue il suo cammino spostando il baricentro dalla scena espositiva alla ricerca. La prima edizione del festival itinerante delle arti performative contemporanee – promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro con il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca e il coinvolgimento di altre undici istituzioni tra AFAM e Università italiane – si conferma così un progetto che non si esaurisce nell’evento, ma si struttura come una piattaforma di ricerca e produzione artistica diffusa, in costante evoluzione. In questi mesi, Catanzaro torna a essere centro attivo di produzione culturale, ospitando artistə, curatori, ricercatori italiani e internazionali all’interno di laboratori, residenze e co-progettazioni che attraversano i linguaggi del performativo. I progetti in corso segnano la continuità viva del festival e anticipano una fase di restituzione pubblica prevista tra febbraio e marzo 2026, tra mostre, installazioni, opere video e nuove azioni collettive.

    È in questo orizzonte che Luana Perilli lavora alla finalizzazione di “Cantalamissa”, esito di un laboratorio già svolto nei mesi scorsi. Il progetto prende forma attraverso pratiche di cammino e ascolto, coinvolgendo comunità locali dell’Appennino centrale in una riflessione partecipativa sul paesaggio e sul rapporto interspecie. Un’installazione restituirà pubblicamente l’intreccio tra ecologia, mito e memoria collettiva. Sul versante fotografico e performativo si muove invece “Spazio Tempo Corpo”, progetto di Fabio Sandri a cura di Luca Panaro, che mette in discussione i dispositivi canonici della fotografia off-camera. Il laboratorio ha attivato un dialogo internazionale tra studenti italiani e svedesi – in collaborazione con l’Università di Göteborg – e ha dato vita a otto opere fotografiche di grande formato, che sono state esposte durante la Biennale di Göteborg 2025. Con una riflessione sospesa tra paesaggi liminali e alter ego spettrali, Simone Bergantini ha concluso la fase produttiva di “Landscapes for Ghosts”, un progetto che indaga i legami tra immagine, identità e solitudine nell’epoca digitale. L’esito è un corpus di 24 fotografie, realizzate nel deserto spagnolo di Tabernas, e una video-installazione a due canali, attualmente in fase di elaborazione curatoriale, le cui riprese sono state realizzate con la collaborazione di docenti e studenti di EASDA – Scuola superiore di Disegno di Alicante.

    Un lavoro corale e stratificato è quello condotto da Elena Bellantoni, il cui progetto “Ruinate: Donne Ribelli” affonda le sue radici nelle tradizioni magiche e popolari calabresi, si interroga su chi siano oggi le “streghe contemporanee” e sul loro ruolo nella resistenza contro i poteri patriarcali e mafiosi. Frutto di una ricerca che intreccia cinema, tradizione popolare e critica sociale, il progetto coinvolge la designer Karisia Paponi (professoressa di Fashion design dell’ABA di Catanzaro) ed Emilio Leo, amministratore e direttore creativo dello storico Lanificio Leo. Il progetto darà vita a una serie di abiti-scultura e a un’opera video ambientata nei calanchi di Crotone, luogo simbolico di resistenza e ferita. “Ho deciso di partire dal linguaggio per ridefinire delle storie che diventano uno spazio fisico e psichico. Le Ruinate sono donne di questi territori, così aspri e difficili anche da raggiungere, che si sono ribellate. “Ruinate” è un sostantivo femminile o participio passato, che unisce due parole: la rovina/ruina e la rinascita. La negazione dei diritti delle donne lega molti paesi che visivamente e simbolicamente sono attraversati da zone desertiche, come i calanchi in Calabria, che diventeranno la location per girare un video collettivo e lavorare sulla “tessitura” di storie”. Una parte della produzione si svolgerà anche all’estero, con l’obiettivo di raccogliere testimonianze e materiali visivi legati a esperienze di resistenza femminile in contesti di conflitto armato o culturale.

    Attualmente in fase di lavorazione anche “Lucky Girl”, la nuova opera di Matilde De Feo, realizzata tra Napoli e il paesaggio dell’Aspromonte. Ispirato all’Alfabeto Officinale di Tomaso Binga, il progetto si configura come un video-abbecedario performativo, in cui parola e gesto si sovrappongono alla pelle e al corpo, trasformando la scrittura in presenza politica e poetica. A partire dalla parola “Fortunata”, lo stereotipo del femminile viene riscritto da un alfabeto generativo, nel quale a ogni lettera è associata una forma-posizione del corpo, che diviene paesaggio. Ad amplificare la visione naturale è l’accostamento di fiori autoctoni alle lettere di Fortunata, usata come estensione massima – e dunque limite visivo – delle possibilità di combinazione delle parole che casualmente si paleseranno al fruitore dell’opera video finale.

    Con queste traiettorie in corso, Performing prosegue nel suo impegno a costruire un laboratorio artistico permanente che parte da Catanzaro ma si apre a dimensioni transnazionali. La fase di restituzione rappresenterà non un punto di arrivo, ma una nuova soglia: l’occasione per condividere pubblicamente, attraverso mostre e attivazioni nello spazio urbano, i frutti di un processo artistico collettivo e in continua trasformazione.


    CONTATTI
    www.prmgfestival.com
    www.instagram.com/prmg_festival
    linktr.ee/prmg
     
    UFFICIO STAMPA
    Daccapo Comunicazione
    info@daccapocomunicazione.it
    Tel: +39 3397050840 (Marcello Farno) / +39 3408288293 (Ester Apa)

    Daccapo Comunicazione
    PR & Communication in Arts and Culture
    www.daccapocomunicazione.it
    Ester Apa / Marcello Farno
    Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it>
  • Roma, Galleria Biblioteca Angelica: Maria Pacheco Cibils – Fractura

    Roma, Galleria Biblioteca Angelica: Maria Pacheco Cibils – Fractura

    L’Arte è contro ogni guerra. L’Arte è atto di resistenza, di narrazione, di trasformazione, di verità. L’Arte è atto di difesa della vita, è lotta, è accoglienza, è ascolto. Noi ci opponiamo con l’Arte. #fregaza #freepalestine

    MARIA PACHECO CIBILS

    Fractura

    A cura di Francesca Barbi Marinetti
    Testi di Barbara Volpi e Maria Pacheco Cibils

    Inaugurazione 13 ottobre 2025 ore 18.00
    Evento RAW 20 ottobre ore 18.00
    Galleria Biblioteca Angelica
    Via di Sant’Agostino 11 – Roma 

    Il giorno 13 ottobre 2025 alle ore 18.00 inaugura la mostra Fractura di Maria Pacheco Cibils, a cura di Francesca Barbi Marinetti, accompagnata dai testi di Barbara Volpi e Maria Pacheco Cibils, presso le sale della Galleria della Biblioteca Angelica (MiBACT), prestigioso spazio espositivo adibito alle mostre di arte contemporanea. 

    In esposizione una serie di dipinti ed una installazione multisensoriale che vogliono riflettere sull’accettazione delle nostre ferite e sulla capacità di trasformarle in punti di forza, proprio come nella tecnica del Kintsugi. 

    Come scrive l’artista nel testo di presentazione del progetto, «In questa mostra voglio rappresentare, attraverso una serie di opere, l’interruzione inaspettata delle esperienze quotidiane e della memoria; questa ferita è un stordimento, un’amputazione delle emozioni, una rottura dolorosa ed imprevedibile dello scorrere regolare degli eventi. Prendendo a riferimento la filosofia giapponese del Kintsugi, con enfasi ho operato la ricomposizione e la ricostruzione di queste lesioni. La pratica del Kintsugi è profondamente legata al Wabi Sabi che insegna a trovare la bellezza nell’imperfezione e nella transitorietà delle cose, e ricorda che ciò che è stato spezzato può diventare ancora più prezioso, trasformando ogni imperfezione in un tratto unico e irripetibile. La mia ricerca pittorica esplora la relazione tra materia e forma, ponendo l’accento su tensioni e fragilità che emergono attraverso processi di stratificazione della materia colore. In queste ultime opere ho voluto approfondire ancora di più la forza espressiva e il dinamismo visivo. Ho utilizzato colori che possiedono un’alta simbologia, come il viola (trasmutazione), rosso (amore,passione), oro e colori della terra in pigmenti per arrivare a una forte tridimensionalità tattile.»

    E nel testo di Barbara Volpi: «Cicatrici e fratture dell’anima che, nella mostra di Maria Pacheco Cibilis, nella poliedricità espressiva dei colori, tutto riconosciamo e tutti vogliamo abbracciare come mente collettiva che si unisce nella testimonianza della forza vitale di una linea dorata che, dalla visibilità dei tratti pittorici incisi con forza vitale sulla tela, arriva alle leve mentali profonde delle memorie, della resilienza e della rinascita. Come nel Kintsugi, ciò che si è spezzato può diventare parte della propria preziosità: le cicatrici parlano, illuminano e raccontano la nostra capacità di resistere, fronteggiare e vivere una vita degna di essere vissuta che trae luce anche dal dolore. La sofferenza collettiva diviene allora forza mentale di tutti e per tutti testimoniata nell’oro della trasformazione universale di menti che non si arrendono ma evolvono all’unisono e che guardano le fratture dell’anima con rispetto e gratitudine.»

    Durante l’evento RAW del 20 ottobre, la serata sarà animata dalla performance musicale dei violinisti Alessia Granieri e Daniele Viri. 

    Maria Pacheco Cibils è designer e artista visiva argentino-portoghese. Le sue opere spaziano tra architettura d’interni, scenografie, ambientazioni, design di oggetti d’arte, pittura ed installazione. Ha collaborato con prestigiose riviste, giornali e canali televisivi. Ha organizzato mostre di artisti e fotografi, spettacoli di teatro e danza contemporanea. Curatrice di diversi brand, ha sviluppato prototipi e grafica degli stessi in Argentina, Paraguay e Italia. Attualmente vive e lavora tra l’Italia e l’Argentina.Le sue ricerche in pittura sono centrate su temi primordiali e archetipici. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Spagna, Germania, Austria, USA, Croazia, Regno Unito e Italia. Vincitrice del Primo Premio di Pittura “Lorenzo Il Magnifico” (Florence Biennale 2023). Menzione al merito artistico Luxemburg Art Price 2021, 2022, 2024. Le sue opere sono presenti in luoghi istituzionali e collezioni private. Attualmente vive tra l’Argentina e l’Italia. 

    Alessia Granieri. Nata a Roma nel 1993, Alessia Granieri è una violinista attiva dal 2009 in ambito orchestrale, cameristico e multidisciplinare. Apprezzata per eleganza interpretativa, versatilità e forte dote comunicativa, ha partecipato a numerosi progetti artistici in Italia e all’estero. 

    Daniele Viri, nato a Roma, diplomato al conservatorio di musica Santa Cecilia di Roma in Violino e Musica da Camera. Svolge una intensa attività concertistica con importanti e prestigiose orchestra nazionali ed internazionali, abbracciando un repertorio lirico-sinfonico, solistico e cameristico fino anche ad avere esecuzioni ed incisioni nel repertorio jazz. 


    Maria Pacheco Cibils
    Fractura

    A cura di Francesca Barbi Marinetti
    Testi di Barbara Volpi e Maria Pacheco Cibils

    Inaugurazione 13 ottobre 2025 ore 18.00
    Fino al 31 ottobre 2025
    Orari
    : dal lunedì al sabato 10.00 – 19.00
    Evento RAW 20 ottobre ore 18.00

    Galleria Biblioteca Angelica
    Via di Sant’Agostino 11 – Roma
    Galleria Biblioteca Angelica
    Via di Sant’Agostino 11 – Roma
    + 39 066840801 – b-ange@beniculturali.it
    www.bibliotecaangelica.beniculturali.it

    Maria Pacheco Cibils
    mpachecocibils@gmail.com – romastudio2@gmail.com
    www.mpachecocibils.com

    Ufficio stampa
    Roberta Melasecca
    Melasecca PressOffice – blowart

    roberta.melasecca@gmail.com  
    www.melaseccapressoffice.it
    Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 
  • “Architettura e Musica nelle Proporzioni Divine per la Messa in si minore di J.S. Bach”

    “Architettura e Musica nelle Proporzioni Divine per la Messa in si minore di J.S. Bach”

    Associazione Mousikè – Il Teatro Armonico APS
     
    Bach e il Suono dell’Infinito:
    Ascoltare e comprendere la Messa in si minore di Bach
     
    Con l’architetto Elisabetta Fabbri e il compositore Paolo Furlani all’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza 

    Lunedì 6 ottobre, ore 18.00

    Ottobre ricco di incontri per preparare l’ascolto e comprensione della Messa in si minore BWV 232 di Bach – che verrà eseguita nei giorni sabato 25 e domenica 26 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza – ideati dall’Associazione Mousikè, alla sua XXV^ edizione del Progetto Bach di Vicenza, per offrire a Vicenza e provincia un percorso trasversale di approfondimento e guida all’ascolto, sempre con esperti di diverse discipline di alto profilo.

    Dopo il primo incontro avvenuto sabato 27 settembre, all’Auditorium “Ugo Zanuso” di Valdagno tenuto dalla relatrice Margherita Dalla Vecchia, direttrice artistica del Progetto Bach di Vicenza, un’atteso appuntamento per  Lunedì 6 ottobre, alle ore 18.00 nell’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza per un’interessante approfondimento su “Architettura e Musica nelle Proporzioni Divine per la Messa in si minore di J.S. Bach”, in collaborazione con l’Accademia Olimpica di Vicenza e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza. Protagonisti l’architetto Elisabetta Fabbri, in rappresentanza del Progetto Unesco del Distretto Rotary 2060, libero professionista con particolare esperienza di luoghi deputati allo spettacolo e agli spazi dedicati all’arte e il maestro Paolo Furlani, docente di Composizione al Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza. In particolare la lettura del compositore permetterà la comprensione della complessa struttura di questa grande Messa…, supportata da audio-visivi assai efficaci creati da Furlani per l’occasione.

    Gli appuntamenti che continueranno fino al 26 ottobre -ad ingresso libero – offriranno al pubblico l’occasione di avvicinarsi a quest’opera monumentale con uno sguardo ampio, che intreccia musica, storia, teologia e arte.

    Dichiarazione

    La Messa in si minore BWV 232 di J.S. Bach è accompagnata dal sottotitolo Ordine cosmico e Passione umana, che ne riassume l’artificio compositivo e la profonda spiritualità di quest’opera bachiana.Due elementi apparentemente molto lontani, sicuramente suggestivi, che il direttore artistico Margherita Dalla Vecchia motiva così “ritorno sulla grande Messa dopo vent’anni dalla prima esecuzione, nel 2005; allora fu una produzione molto lunga e faticosa con ben 5 esecuzioni nel nord Italia. Dal 2016 sono stata come travolta dalle 12 esecuzioni della Passione secondo Matteo, una composizione drammatica per la quale ho trovato un’interpretazione in “stile rappresentativo”, un’esperienza molto forte, sia per noi musicisti ma anche per il pubblico presente ai concerti, straordinariamente numeroso. Ebbene, come non unire oggi la complessità di questa grande architettura in musica con gli elementi emotivi, la profondità spirituale con cui Bach scava nei testi dell’Ordinario della Messa, testi millenari comuni a tutte le confessioni cristiane? Un’impresa ardua per un artificio veramente impressionante di questa pagina, altissimo magistero, universale, pagina che non a caso dal 2015 è inclusa nel registrodel Memoriale del Mondo UNESCO, scritta con una devozione speciale, come altre che Bach aveva scritto e riscritto, sapendo di lasciare all’umanità un lavoro eccezionale.”

    Paolo Furlani si è diplomato in Composizione, Clarinetto e Musica corale nel Conservatorio di Venezia, ed in Strumentazione per Banda nel Conservatorio di Parma. Ha studiato musica elettronica con Alvise Vidolin.

    Si è anche diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, città in cui vive.

    Insegna Composizione al Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza.

    È autore di 12 opere liriche, di cui 9 rappresentate: El roverso mondo, da Ruzante (Udine 1995), Il teatrino delle maraviglie, da Cervantes (Lugo 1995), Le parole al buio, da P. Puppa (Spoleto 1998), Incanto di Natale, libretto di R. Diana, da Dickens(Rovigo e Mestre 2000 e 2004), Singin’ in the Brain, libretto di E. Barbalich, da O. Sachs (Ferentino 2000), La casa dei mostri, libretto di M. Vago (Venezia 2003 e 2006, Genova 2005, Firenze 2007 e 2014), Il principe granchio, libretto di M. Chiarenza (Modena 2006), Il vestito nuovo dell’imperatore, libretto di G. Rodari (Savona 2009, Genova 2010, Incheon, Corea del Sud, 2010, Venezia e Pordenone 2012-3), The Water Babies – Bambini acquatici,libretto di P. Lynch, da Kingsley (Rovigo 2014). Tali opere sono state prodotte da teatri quali la Fenice di Venezia, il Carlo Felice di Genova, il Maggio Musicale Fiorentino, il Comunale “L. Pavarotti” di Modena e il Teatro Sociale di Rovigo.

    Ha vinto con le sue opere importanti premi nazionali ed internazionali di composizione: “Wien Modern 2000”; “Orpheus 1998” del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto; Anima Mundi di Pisa (2022).

    Suoi brani sinfonici sono stati eseguiti a la Biennale di Venezia (2004), dall’Orchestra Sinfonica di Milano (2019) e dall’Orchestra di Padova e del Veneto (2023).

    Ha collaborato col Teatro Stabile Veneto, realizzando alcune musiche di scena ed un melologo, con l’Orchestra del Teatro la Fenice di Venezia.

    Margherita Dalla Vecchia, organista, clavicembalista e maestro di cappella, insegna organo  e canto gregoriano al Conservatorio “E.F. Dall’Abaco di Verona. Ha iniziato giovanissima l’attività solistica acquisendo quindi un vastissimo repertorio, antico, romantico e contemporaneo per prime esecuzioni e inaugurazioni rispondendo alla più alta cultura musicale, con programmi a tema e composizioni complessissime del 900′, eseguito su strumenti di valore organario, ospite di festival e rassegne in tutta Europa e oltremare. 

    Collabora a fianco di autorità della cultura quali M. Radulescu, M. Cacciari, S. Cappelletto di Radio Tre, della stampa e televisione locale per raccontare e far comprendere le grandi composizioni sacre. Assai significativa l’attività svolta a fianco del card. Gianfranco Ravasi, mons. B. Forte, mons. G. Bregantini e molti altri, sia con il Festival Biblico di Vicenza che come docente ospite in diverse diocesi italiane; è inoltre  regolarmente ospite di Conservatori e Università di diversi paesi europei per affrontare le prassi esecutive su arte organistica, il dramma Oratorio e Opera italiano del XVII e XVIII sec. 

    Promotrice del Progetto Bach e direttore artistico per l’Associazione Mousikè, a fianco di M. Radulescu e dal 2013 autonomamente, con l’ensemble Il Teatro Armonico ha portato in esecuzione un corpus di opere bachiane senza eguali in Italia, capolavori in prima assoluta per il Teatro Olimpico di Vicenza e in altre città italiane, produzioni inserite nel ciclo di Spettacoli Classici. Il Combattimento di Tancredi e Clorinda e l’opera  Il ritorno di Ulisse in patria di C. Monteverdi, la Matthäus Passion BWV 244 e l’Oratorio di Natale BWV 248 di J.S. Bach sono solo i maggiori titoli eseguiti, sempre a fianco dei maggiori solisti della scena mondiale, oltre a musicologi quali Ellen Rosand, dalla Yale University, Raffaele Mellace dell’Università di Genova e registi.

    Calendario incontri
    Ascoltare e comprendere la Messa in si minore di Bach
    Una lettura trasversale e guida all’ascolto con esperti di diverse discipline, preparando le esecuzioni dal vivo che si terranno al Teatro Olimpico sabato 25 e domenica 26 ottobre.
     
    Venerdì 10 ottobre, ore 20.30
    Sala Calendoli del Teatro Civico di Schio
    La Messa in si minore di J.S. Bach: capolavoro nel Memoriale del Mondo UNESCO
    Relatrice la prof.ssa Maria Borghesi, docente di Storia della Musica al Conservatorio
    “A. Pedrollo” di Vicenza. In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Schio
     
    Martedì 14 ottobre, ore 20.30
    Villa Loschi Gazzetta di Sossano
    La Messa in si minore di J.S. Bach: capolavoro nel Memoriale del Mondo UNESCO.
    Relatrice la prof.ssa Maria Borghesi, docente di Storia della Musica al Conservatorio
    “A. Pedrollo” di Vicenza. In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Sossano
     
    Venerdì 17 ottobre, ore 9.15
    Villa Morosini Cappello, Cartigliano
    “La Messa in si minore di Bach: capolavoro senza tempo”.
    Relatrice m° Margherita Dalla Vecchia, direttrice artistica del Progetto Bach di Vicenza. In collaborazione con il Centro Cultura Villa Morosini Cappello, Comune e Biblioteca di Cartigliano
     
    Sabato 18 ottobre, ore 16.30
    Gallerie D’Italia – Vicenza
    La Messa in si minore di J.S. Bach: capolavoro nel Memoriale del Mondo UNESCO.
    Relatrice la prof.ssa Maria Borghesi, docente di Storia della Musica del Conservatorio
    “A. Pedrollo” di Vicenza. Con l’ospitalità delle Gallerie D’Italia – Vicenza e Intesa Sanpaolo
     
    Domenica 19 ottobre, ore 17.30
    Salone di Casa Boggian del Conservatorio “E.F. Dall’Abaco” di Verona

    “Il respiro con l’Arco: l’arte delle arcate in Bach” seminario con il m° Anton Steck, docente alla Musikhochschule di Trossingen (Germania). In collaborazione con il Conservatorio “E.F. Dall’Abaco” di Verona.
     
    Mercoledì 22 ottobre, ore 18.30
    Oratorio di San Filippo Neri, Vicenza
    “Un Credo in comune: la Messa in si minore di Bach”
    In dialogo mons. Giuliano Brugnotto, vescovo di Vicenza,  con il m° Isolde KittelZerer, già kantor del distretto di Rantzau-Münsterdorf (Germania del Nord). In collaborazione con la Diocesi di Vicenza
     
    Domenica 26 ottobre, ore 16.30 – Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza
    La Messa in si minore, straordinaria sintesi d’una vita e d’una Storia
    Relatore il prof. Raffaele Mellace, consulente scientifico del Teatro alla Scala di Milano. In collaborazione con la Società Bachiana Italiana
     
    La XXV^ edizione del Progetto Bach di Vicenza è realizzata con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Veneto, Comune di Vicenza, AGSM-AIM, Fondazione Roi, Fondazione Volksbank, sostenitori e mecenati quali PoloMarconi, MitoPolimeri, De Facci, Safas Group, Von Poll…, in collaborazione e ospitalità delle maggiori istituzioni per la cultura e FAI Veneto.
     
    Info al 3201424747, associazione.mousike@alice.it, biglietteria online su VivaTicket “messa in si minore BWV 232” per i concerti del 26 e 26 ottobre.
    https://www.vivaticket.com/it/ticket/messa-in-si-minore-bwv-232/274688

    Ufficio Stampa
    Studio Pierrepi – Padova
    Alessandra Canella canella@studiopierrepi.it
    Federica Bressan ufficiostampa@studiopierrepi.it
    www.studiopierrepi.it
    Da Studio Pierrepi <canella@studiopierrepi.it>
  • VENEZIA-BERLINO: PROFILI URBANI Francesco e Giovanni Bertin

    VENEZIA-BERLINO: PROFILI URBANI Francesco e Giovanni Bertin

    Francesco BERTIN – Giovanni BERTIN

    VENEZIA-BERLINO: PROFILI URBANI
    a cura di Enrico Gusella 

    17 ottobre – 14 novembre 2025
    Inaugurazione 17 ottobre ore 17.00
    Spazio Thetis
    Tesa 106
    Arsenale Nuovissimo – Bacini, Venezia

    Dal 17 ottobre al 14 novembre 2025, Spazio Thetis ospita Venezia/Berlino. Profili urbani, una mostra fotografica di Giovanni e Francesco Bertin, padre e figlio (1953 e 1988), a cura di Enrico Gusella.

    Il progetto nasce come un viaggio visivo tra due città simbolo – Venezia e Berlino – raccontate attraverso immagini che trasformano il paesaggio urbano in forme nuove, inattese, a metà strada tra realtà e astrazione. Automobili, superfici specchianti, facciate, canali e onde diventano materia visiva che, infrangendosi, si ricompone in geometrie sorprendenti e iconografie urbane inedite.

    Come scrive Gusella, «Sulle onde, lungo una strada, al di là di uno specchio, dentro a un movimento. Come un’identità mutante, o di una forma che si trasforma nel tempo e nello spazio, nel paesaggio urbano, nella dimensione quotidiana e in quella di un’immagine. È così raccolta l’indagine da cui muovono Giovanni e Francesco Bertin.» Le loro fotografie esplorano forme, configurazioni e astrazioni che assumono identità concrete nell’alterità, dentro le trasformazioni degli oggetti e negli spazi scenici che acquisiscono proprie figuratività, svelando architetture e vere e proprie fisionomie urbane.

    Per Giovanni e Francesco Bertin, la fotografia è molto più che registrazione del reale: è una lente critica, capace di esplorare l’identità mutevole delle città e di coglierne contrasti e tensioni. Equilibrio e squilibrio, stabilità e instabilità, ordine e disordine: le immagini si muovono su questi poli, aprendo una riflessione sulla fragilità e la vitalità dei contesti urbani contemporanei.

    La ricerca dei due autori individua i profili delle città attraverso i riflessi che si formano negli ambienti che le caratterizzano. Questi diventano veri e propri filtri cognitivi: a Venezia, l’onda o la marea che avanza è metafora della fragilità della città capace di stravolgere i riflessi dei palazzi sull’acqua; a Berlino, il fattore di distorsione è il traffico, con l’automobile che diventa centro vitale e specchio della città, luogo in cui l’immagine urbana si rielabora e si moltiplica.

    La mostra è anche un dialogo generazionale: lo sguardo esperto di Giovanni si intreccia con quello più giovane di Francesco, dando vita a una narrazione comune che attraversa Venezia e Berlino, ma che si apre a interrogare più in generale il nostro modo di percepire e abitare lo spazio urbano.

    Come sottolinea Gusella, «Da Venezia a Berlino, l’occhio dei due fotografi ci invita a leggere le città come territori mutevoli, specchi della nostra identità e delle sue trasformazioni.»

    Gli scatti si muovono tra concretezza e astrazione, tra la materia dei palazzi e dei canali e la loro dissolvenza in riflessi e luci. Ne emergono forme perturbanti e identità mutanti, in cui i dettagli si trasformano in visioni e l’ordinario si apre a possibilità inattese. Non si tratta solo di documentare la città, ma di ricostruirla attraverso l’immaginazione fotografica, restituendo paesaggi che vivono nello spazio del riflesso e dell’ambiguità.

    In questo senso, Venezia/Berlino. Profili urbani è anche una riflessione sul rapporto tra soggetto e città, tra memoria e percezione. Le fotografie dei Bertin creano un terreno comune in cui residenti, viaggiatori e osservatori possono riconoscersi, misurandosi con spazi e forme che sembrano familiari ma che, al contempo, si rivelano altri.

    Bertin Francesco, laureato in psicologia sociale ed ha conseguito un diploma di due anni in Filmmaking presso la Prague Film School nel 2017 con specializzazione in direzione della fotografia. Ha poi conseguito la laurea magistrale presso la MET film School di Londra con base a Berlino, con il titolo di Master in Fine Arts e specializzazione in direzione alla fotografia. Lavora fra Berlino e Venezia dove attualmente collabora con ImmersiVenice. Precedentemente ha esposto: Padova, 2023 La trasformazione dei luoghi di viaggio; 2024, Venezia, Afferrare-Dissimulare: segnali, riflessi, concetti

    Website: https://www.bertdp.com/

    Instagram: @francesco.bertin

    Già professore ordinario di sociologia all’Università Ca’ Foscari. Negli ultimi anni si è occupato di cultura visuale. Ha lavorato ad alcuni progetti fotografici: 2022 Scomporre la complessità. Con L. Benvenuti, presentato a Venezia e a Siena); 2023, La trasformazione dei luoghi di viaggio. presentato a Padova; 2024, Venezia, Afferrare-Dissimulare: segnali, riflessi, concetti

    Enrico Gusella (Padova, 1962), laureato in D.A.M.S. – indirizzo Arti Visive – all’Università degli Studi di Bologna. Master interuniversitario in CUDIRIM – Cultura e Diritto delle Immagini – all’Università degli Studi di Firenze. Critico e storico delle arti ha curato oltre 200 mostre fotografiche tra cui Mimmo Jodice, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Vittorio Storaro, Joseph Beuys, Giovanni Chiaramonte, Douglas Kirkland, Passaggi a Nord Est. Già professore a contratto per “Storia della fotografia delle arti visive”all’Università Ca’ Foscari  di Venezia, si è perfezionato in “La circolazione dell’opera d’arte: tra cultura, tutela e investimento” all’Università degli Studi di Brescia (Dipartimento di Giurisprudenza). Si è perfezionato in Sociologia Visuale, Filosofia Estetica, Psicologia Analitica e Critica d’Arte all’Università degli Studi di Milano. Specializzato in “Raccontare la verità” Come informare promuovendo una società inclusiva”, istituito da Università degli Studi di Padova e Federazione nazionale Stampa italiana.  Si occupa di Storia e critica delle arti, Poetiche del paesaggio, Diritti Umani, Organizzazioni e culture della Pubblica Amministrazione. Autore di numerose pubblicazioni tra cui il libro “Sulla fotografia e oltre” (Allemandi & C.. 2014; Silvana Editoriale, 2020).  E’ giornalista/pubblicista, già collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, “La Repubblica/Napoli”, “Il mattino di Padova”, “L’Adige”, “Il Giornale di Vicenza” e “L’Arena”.


    SPAZIO THETIS 

    Spazio Thetis rappresenta la parte culturale e artistica di Thetis spa una società di ingegneria che ha sviluppato negli anni specifiche esperienze nel campo dello sviluppo sostenibile e della ingegneria ambientale. www.thetis.it

    L’evento è in collaborazione con l’Associazione culturale Paolo Rizzi ETS di Venezia


    INFO MOSTRA

    17.10> 14.11.2025 
    dal lunedi al venerdi ore 10-17  e su prenotazione chiamando 347 720 7675
    Inaugurazione  17 ottobre ore 17.00
    DOVE
    Spazio Thetis,Tesa 106 Arsenale Novissimo – Venezia 
    Vaporetto linea 4.1- 4.2 – 5.1- 5.2 Fermata: Bacini

    WEB e SOCIAL
    Website    https://www.thetis.it/spazio-thetis/
    Instagram:  www.instagram.com/spaziothetis

    CONTATTI STAMPA 
    CRISTINA GATTI Press & P.R.| press@cristinagatti.it
    Da Cristina Gatti | PRESS & P.R. <press@cristinagatti.it> 
  • IL 18 ottobre a Tivoli la Quarta Edizione premio Mameli

    IL 18 ottobre a Tivoli la Quarta Edizione premio Mameli

    Il 18 ottobre a Tivoli la Quarta Edizione premio Mameli

    «Il Premio Mameli è un inno alla libertà di espressione e un omaggio a chi ha il coraggio di difenderla»

    L’ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali annuncia con entusiasmo la quarta edizione del Premio Mameli, il 18 Ottobre 2025, nella cornice del “Convitto Nazionale Amedeo di Savoia Duca d’Aosta”, a Tivoli. Un riconoscimento nato per celebrare e promuovere le eccellenze della cultura italiana in tutte le sue forme.
    Un appuntamento che, anno dopo anno, ha conquistato un ruolo di primo piano nel panorama culturale nazionale, distinguendosi per la capacità di dare voce a chi difende e rinnova i valori della nostra identità.

    Un premio per le eccellenze italiane

    Il Premio prende il nome da Goffredo Mameli (Genova, 1827 – Roma, 1849), poeta e patriota del Risorgimento, autore del testo de “Il Canto degli Italiani”, oggi Inno nazionale. Figura simbolo dell’amore per la patria e della lotta per l’unità d’Italia, Mameli morì giovanissimo, a soli ventuno anni, durante la difesa della Repubblica Romana del 1849. La sua breve ma intensa vita rappresenta l’unione tra arte, impegno civile e sacrificio per la libertà, valori che il Premio intende riconoscere e celebrare anche oggi.

    Il premio si rivolge a chi, attraverso opere e iniziative, ha saputo valorizzare la tradizione italiana e diffondere nel mondo il patrimonio di storia, arte e creatività che ci contraddistingue.
    Le categorie in concorso abbracciano un ampio spettro di espressioni:

    Arte: quadri, fotografie o sculture che raccontano la cultura e la tradizione italiana;
    Biofilia: lavori, articoli o progetti dedicati alla tutela dell’ambiente e a soluzioni innovative contro l’inquinamento;
    Giornalismo: articoli o inchieste di rilevanza culturale e sociale;
    Italia nel Mondo: opere o iniziative che promuovono l’immagine del nostro Paese all’estero;
    Narrativa e Saggistica: opere letterarie o scientifiche che arricchiscono il dibattito culturale;
    Teatro: rappresentazioni o progetti che mantengono viva la grande tradizione teatrale italiana;
    Tradizione: iniziative che custodiscono e diffondono le radici e i costumi del nostro Paese.
    La Direzione Nazionale ENAC potrà inoltre conferire un Premio Speciale a iniziative che, per originalità e impatto sociale, rappresentino un contributo straordinario al pluralismo dell’informazione, alla libertà di pensiero e alla crescita della comunità nazionale.

    Le parole di Maurizio Abbate

    «Il Premio Mameli – dichiara Maurizio Abbate, Direttore Nazionale ENAC – è un riconoscimento che non si limita a celebrare i talenti, ma premia chi ha saputo valorizzare davvero l’Italia e la sua cultura.
    La nostra scelta, fin dalla prima edizione, è stata quella di dare spazio a voci libere e autentiche, senza piegarci alle mode del politicamente corretto che troppo spesso soffocano creatività e spirito critico.
    Ricalcando le orme del patriota da cui prende il nome, questo premio è anche un inno alla libertà di espressione, che ancora oggi uomini e donne hanno il coraggio di difendere, spesso controcorrente. È proprio a loro che vogliamo rendere omaggio».

    Un’occasione per il Paese

    L’istituzione di questo premio risponde alla necessità di premiare le eccellenze della cultura italiana che non sempre trovano spazio nei circuiti più noti, offrendo una vetrina indipendente a chi mantiene viva la capacità critica e creativa. Il Premio Mameli non è solo un concorso, ma un invito a riflettere sul ruolo dell’arte, della parola e dell’informazione come strumenti di libertà e coesione nazionale.

    Informazioni e contatti

    Tutte le informazioni sul regolamento, le modalità di partecipazione e le fasi di assegnazione sono disponibili sul sito ufficiale www.premiomameli.it.
    Per ulteriori dettagli è possibile contattare la Segreteria ENAC al numero 051 0067752 (attiva dal lunedì al giovedì, ore 9.00-12.00).


    Informazioni di contatto
    Alessandro Maola
    info@alessandromaola.it
    Da Alessandro Maola <alessandromaola@onclusivenews.com>
  • Roma: Mostra personale di Fausta D’Ubaldo a Spazio Arti Floreali

    Roma: Mostra personale di Fausta D’Ubaldo a Spazio Arti Floreali

    Fausta D’Ubaldo 
    Mal di Fiori

    Inaugurazione 7 ottobre 2025 ore 18.00

    Spazio Arti Floreali
    Vicolo della Campanella 42 – Roma

    Fino al 26 ottobre 2025

    Martedì 7 ottobre 2025 alle ore 18.00, lo Studio Arti Floreali presenta, nel suo Spazio Arti Floreali, la mostra Mal di Fiori di Fausta D’Ubaldo. 

    L’esposizione propone un viaggio intimo e poetico: i fiori accompagnano da sempre i nostri riti e i nostri gesti quotidiani. Ci accolgono alla nascita, celebrano l’amore, omaggiano il divino, diventano tramite di memoria e di lutto. Sono una presenza silenziosa eppure eloquente, capace di trasmettere con un linguaggio che precede e supera le parole. La loro bellezza fragile è capace di commuovere e di evocare il mistero e si rivela nella sua duplicità: promessa di eternità e allo stesso tempo emblema della caducità. I fiori diventano così mediatori fra vita e morte, tra sacro e profano, tra memoria e desiderio. 

    L’artista coglie questa ambivalenza, restituendo nei suoi lavori la tensione che abita la forma floreale. La bellezza dei fiori è assoluta e totalizzante, ma allo stesso tempo vulnerabile, destinata a consumarsi rapidamente. È proprio in questa contraddizione che si annida il senso del “mal di fiori”: una nostalgia senza oggetto, un desiderio di bellezza che non trova compimento. “Il mal di fiori – scriveva Carmelo Bene – è nostalgia delle cose che non ebbero mai inizio”: un sentimento di struggimento, un desiderio senza rimedio che diventa materia visiva e poetica. 

    Mal di Fiori è dunque un percorso che non si limita alla contemplazione estetica, ma sollecita un movimento interiore. L’osservatore viene invitato a interrogarsi sul rapporto tra presenza e assenza, sul valore del dono e sulla fragilità del vivere. Come accade nei momenti rituali in cui i fiori assumono un significato collettivo – dal matrimonio al funerale, dalla festa alla commemorazione – anche qui la loro immagine agisce come medium: una chiamata all’emozione, un contatto con il mistero, un varco che unisce la vita alla sua ombra. Con Mal di Fiori, Fausta D’Ubaldo costruisce un discorso visivo che è al tempo stesso intimo e universale, unendo sensibilità contemporanea e stratificazione simbolica. 

    Durante il periodo della mostra l’artista propone il workshop di acquarello “È in arrivo l’autunno” che si svolgerà nei giorni 8-10-16-17 ottobre 2025 dalle 12.00 alle 15.00. Il laboratorio è aperto ad un massimo di 8 partecipanti con prenotazione obbligatoria. Per informazioni, costi e prenotazioni contattare Studio Arti floreali studioartifloreali@gmail.com oppure Fausta D’Ubaldo dubaldofausta@gmail.com.

    Fausta D’Ubaldo. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Lovanio (Belgio) nel 1978 e all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1992, dal 1996 si è dedicata principalmente alla tecnica dell’acquarello, formandosi con il maestro Pedro Cano. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, e ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Dal 1999 insegna pittura a Roma. Tra le principali mostre personali: 2024 – Mal di Fiori 2024, Piccola Galleria, Bolzano; 2023 – Il Giardino, Libreria Eli, Roma; 2022 – Di Rose e di Respiri, Galleria Elle Arte, Palermo; 2022 – Floralia, Spazio Arti Floreali, Roma; 2021 – Mal Di Fiori, Spazio Nardi, Roma; 2014 – S.P.Q.R., Galleria La Tartaruga, Roma. Tra le principali collettive: 2024 Alla Prima. Maestri dell’acquarello italiani e australiani, IstitutoItaliano di cultura, Sydney; 2024 – Segni e Dialoghi, Accademia Albertina di Belle Arti Torino; 2024 – Festival Internacional de Acuarela, Cordoba; 2018 – Mostra Internazionale Fabriano in Acquarello, sezione Maestri, Fabriano; 2016 – Biennale di Viterbo, Palazzo dei Papi, Viterbo. 


    Studio Arti Floreali è una Associazione Culturale senza fini di lucro che si propone di diffondere la conoscenza e la cultura del fiore e della natura verde in genere, sollecitando una maggior sensibilità all’ambiente e alla difesa del patrimonio vegetale e artistico che ci circonda. Per raggiungere i propri obiettivi promuove ricerche e studi, ospita mostre e manifestazioni sull’argomento, organizza corsi, seminari, conferenze e visite guidate.


    Fausta D’Ubaldo
    Mal di Fiori

    Inaugurazione 7 ottobre 2025 ore 18.00
    Fino al 26 ottobre 2025

    Orari: martedì/venerdì dalle 16.00 alle 19.30; sabato dalle 11.00 alle 13.00

    Spazio Arti Floreali
    Vicolo della Campanella 42 – Roma
    studioartifloreali@gmail.com
    https://artifloreali.it/

    Ufficio stampa 
    Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
    roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it
    Da Melasecca <info@melaseccapressoffice.it> 
  • A Rimini si proroga “Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70”

    A Rimini si proroga “Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70”

    A seguito del successo riscosso da pubblico e critica, il Fellini Museum, sotto la direzione di Marco Leonetti, annuncia la proroga della mostra Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70 fino al 14 ottobre 2025. Ospitata dal Palazzo del Fulgor di Rimini l’esposizione rappresenta un omaggio all’artista sperimentale Antonio D’Agostino (1938–2025), che ha documentato con il suo obiettivo fotografico l’energia rivoluzionaria del movimento Fluxus. Questo movimento è stato fondato da George Maciunas negli anni ’50 in America e poi si è diffuso capillarmente in Europa e Giappone grazie ad una rete di grandi artisti, che durante gli happening e le performance si sono lasciati fotografare dall’italiano Antonio D’Agostino ad Art Basel nel 1974.

    Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70

    Palazzo del Fulgor – Rimini

    PROROGATA FINO AL 14 OTTOBRE  
    Geoffrey Hendricks, Antonio D’Agostino, Saitō Takako, 1973

    Il Palazzo del Fulgor di Rimini presenta, la mostra “Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70“, un omaggio all’artista sperimentale Antonio D’Agostino (1938–2025), che ha documentato con il suo obiettivo fotografico l’energia rivoluzionaria del movimento Fluxus. Questo movimento è stato fondato da George Maciunas negli anni ’50 in America e poi si è diffuso capillarmente in Europa e Giappone grazie ad una rete di grandi artisti, che durante gli happening e le performance si sono lasciati fotografare dall’italiano Antonio D’Agostino ad Art Basel nel 1974.

    L’esposizione in Italia nella città di Rimini presenta: video importanti degli anni ’60 e alcuni più attuali, circa 40 fotografie in bianco e nero, di varie dimensioni, che catturano momenti iconici con protagonisti come Nam June Paik, Charlotte Moorman, Giuseppe Chiari, Takako Saito, Joe Jones, Geoffrey Hendricks e altri esponenti di spicco dell’arte d’avanguardia. Le immagini, cariche di forza visiva e tensione performativa, restituiscono l’atmosfera dirompente e partecipativa che ha caratterizzato il movimento Fluxus.

    La mostra è curata da Carmelita Brunetti, con la collaborazione di Marco Leonetti, impreziosita da un testo critico di Enrico Gusella, pubblicato nel catalogo della mostra. L’evento si inserisce nel programma di rilancio culturale del Palazzo del Fulgor, luogo simbolico legato alla memoria di Federico Fellini e parte integrante del Fellini Museum.

    Ad arricchire l’evento, la pubblicazione del catalogo “Antonio D’Agostino”. Immagini Fluxus”, edito da ArtonWorld.com nella prestigiosa collana Green Luxury Edition.

    Il volume, così come la mostra, sono uno splendido omaggio all’artista scomparso a gennaio 2025 dopo una lunga malattia. Il catalogo include anche un testo dell’amico e artista Emiliano Zucchini, che racconta con affetto e profondità l’uomo e il fotografo.

    L’allestimento, curato dal Responsabile del Museo ed esperto di cinema Marco Leonetti, è pensato per valorizzare l’intimità e la forza espressiva delle opere, oltre a creare un ambiente accogliente e immersivo in sintonia con lo spirito sperimentale di D’Agostino. La mostra segna l’apertura verso la programmazione di mostre di alto livello a Palazzo del Fulgor, che si apre già da qualche anno a progetti dedicati all’arte contemporanea e al cinema.


    ABSTRACT MOSTRA

    La mostra “Antonio D’Agostino. Immagini Fluxus – Fotografie degli anni ’70”, allestita dal 30 agosto al 30 settembre 2025 presso il Palazzo del Fulgor di Rimini, rappresenta un omaggio sentito a uno dei più raffinati testimoni visivi della scena Fluxus europea: Antonio D’Agostino (1938–2025). Attraverso una selezione di circa 40 fotografie in bianco e nero, l’esposizione documenta momenti unici e irripetibili degli happening e delle performance realizzate da alcuni dei principali protagonisti dell’avanguardia internazionale.

    Scorrono davanti allo spettatore volti e azioni di artisti come Nam June Paik, Charlotte Moorman, Giuseppe Chiari, Takako Saito, Joe Jones, Geoffrey Hendricks, Mormon e molti altri, in una narrazione visiva capace di restituire l’atmosfera dirompente, partecipativa e profondamente sperimentale che ha definito il movimento Fluxus. Le immagini di D’Agostino non sono semplici documentazioni, ma vere e proprie “poetiche fotografiche dell’istante”, cariche di forza visiva e tensione performativa.

    L’iniziativa è rivolta in particolare ai giovani studenti e studiosi, affinché possano scoprire un periodo storico-artistico ancora poco indagato nei tradizionali percorsi formativi, eppure essenziale per comprendere le trasformazioni del linguaggio artistico contemporaneo. L’esposizione e il catalogo – curati da Carmelita Brunetti con il supporto di un testo critico di Enrico Gusella – mirano ad attivare lo sguardo sulle radici di un’arte che ha saputo coniugare ironia, politica e libertà espressiva.


    INFORMAZIONI UTILI
    Sede: Palazzo del Fulgor – Piazzetta San Martino, Rimini
    Date: 30 agosto – 30 settembre 2025
    Orari: da martedì a domenica, 11:00 – 17:00; chiuso il lunedì non festivo
    Ingresso: incluso nel biglietto del Fellini Museum
    Contatti: museofellini@comune.rimini.it | Tel. +39 0541 793781
    Sito web: fellinimuseum.it
     
    INFO PRESS (materiali stampa, foto, interviste):
    Tel: 346.7620201
    Email: info@artonworld.com
     
    L’inaugurazione si terrà sabato 30 agosto 2025 alle ore 18:00, con la partecipazione dei curatori, degli autori dei testi critici e di ospiti del mondo dell’arte e della cultura.
     
    Hashtag ufficiali
    #AntonioDAgostino #ImmaginiFluxus #PalazzoDelFulgor #FelliniMuseum #MostraFotografica #ArteContemporanea #Rimini202

    CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
    Agenzia di comunicazione e ufficio stampa
    tel : +39-051-6569105
    email: info@culturaliart.com 
    web: www.culturaliart.com
    Facebook: Culturalia 
    Instagram: Culturalia_comunicare_arte
    Linkedin: Culturalia di Norma Waltmann  
    Youtube: Culturalia
    TikTok: Culturaliart
    Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>
Translate »