Il Premio per il Restauro assegnato all’Opificio delle Pietre Dure

In Palazzo Corsini, nell’ambito della cerimonia inaugurale del trentennale di “Artigianato e Palazzo“, la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha deciso di assegnare il “Premio per il restauro” all’Opificio delle Pietre Dure.

Il Premio per il Restauro assegnato all’Opificio delle Pietre Dure

In Palazzo Corsini, nell’ambito di “Artigianato e Palazzo”
la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
assegna il “PREMIO PER IL RESTAURO” all’Opificio delle Pietre Dure.
Lo consegna la vice presidente Maria Oliva Scaramuzzi
alla Soprintendente Emanuela Daffra

“Premiando l’Opificio delle Pietre Dure – dichiara Maria Oliva Scaramuzza, Vice Presidente della Fondazione CR Firenze – rafforziamo il legame con questa prestigiosa Istituzione per la quale, nel 2017, abbiamo istituito una specifica Fondazione strumentale, contribuendo concretamente alla valorizzazione e allo sviluppo di Heritage. Grazie al prestigio dell’Opificio è stato possibile portare nel 2022 a Firenze, alla Manifattura Tabacchi, la sede dell’Agenzia europea del restauro (E-Rihs). Vorremmo fortemente che questa fosse anche l’occasione per invitare i giovani a formarsi in questo ambito sempre più richiesto a livello internazionale”.

Ricevendo il riconoscimento, Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Istituto fiorentino, si è detta onorata per un premio fondato su motivazioni che colgono alcune caratteristiche storiche dell’istituzione ma guardano soprattutto al futuro. Nel raccogliere il testimone da predecessori ai quali – insieme a tutto il personale in servizio- va il merito dei successi di OPD ha detto” Leggo in questo premio, che nella sua materialità si ricollega a una delle tradizionali manifatture fiorentine, in primo luogo uno stimolo a proseguire sui temi della ricerca e dell’innovazione su di un orizzonte internazionale, coniugandoli sempre alla intelligente sapienza operativa, alla conoscenza delle tecniche antiche. In questo percorso la certezza di un sostegno quale quello di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze è essenziale “.

Il premio è una scultura realizzata in scagliola dal giovane Leonardo della bottega Bianco Bianchi, un luogo magico che celebra i 70 anni di attività, e vuole essere un tributo ad una tecnica esclusiva che ancora si lavora a Firenze, con nuove e stupefacenti applicazioni dove il passato si sa esprimere attraverso materiali e linguaggi contemporanei.


Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s. – Ufficio Stampa e P.R.
Via San Mattia, 16 – 35121 Padova –  +39 049.66.34.99 

* Bologna, MAMbo Museo d’Arte Moderna: Paolo Ventura. Bologna 10 + 1

Il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna presenta la mostra Paolo Ventura. Bologna 10 + 1, visitabile nel Foyer del museo dal 17 settembre al 3 novembre 2024

Settore Musei Civici Bologna | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

Paolo Ventura.

Bologna 10 + 1
A cura di Danilo Montanari

17 settembre – 3 novembre 2024

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Foyer
Via Giovanni Don Minzoni 14, Bologna

Bologna 10 + 1 è il nuovo lavoro di Paolo Ventura dedicato alla città emiliana che affonda le sue origini nel precedente progetto Milano per filo e per segno, mostra tenutasi presso la Weinstein Hammons Gallery di Minneapolis nel 2023 in occasione della quale è stato pubblicato un omonimo volume (Danilo Montanari Editore, 2023). 

Il contesto familiare di Paolo Ventura, nato nel 1968 a Milano, è stato caratterizzato dall’arte della narrazione: suo padre, Piero Ventura, fu un autore e illustratore di libri per bambini di fama internazionale e sua nonna condivise le proprie esperienze di vita nella campagna italiana durante la prima e la seconda guerra mondiale. Questo background ha ispirato Ventura nello sviluppo del suo approccio distintivo alla narrazione visiva che combina eventi storici e pura immaginazione e che invita lo spettatore a entrare in un regno onirico che è allo stesso tempo familiare e ultraterreno.

In Bologna 10 + 1, Paolo Ventura rende omaggio alla città di Bologna. Il suo processo artistico inizia con una fotografia stampata su più pannelli cuciti insieme sui quali Ventura usa la pittura per omettere ed evidenziare le immagini, creando paesaggi urbani spogli che evocano sorpresa e nostalgia. 

La fascinazione dell’artista per le forme architettoniche spogliate dal loro vissuto, presenti negli sfondi delle sue Storie brevi (2016), in questo caso, come già in Milano per filo e per segno e ancor prima in La città infinita (2012), con la cancellazione delle superfetazioni travalica l’onirico per soffermarsi sulla dimensione del solido inteso come figura geometrica. I paesaggi urbani rappresentati, ridotti ai minimi termini e privi di pubblico partecipante, perdono sia l’opulenza che la drammaticità, non lanciano segnali o messaggi di alcun genere, ma recuperano semplicemente l’idea del gioco, delle scatole di montaggio, di un luogo dove lo spettatore, a posteriori, può immaginare e figurarsi le sceneggiature che predilige.

La Bologna di Paolo Ventura poco o nulla concede agli stereotipi sulla città, non si manifesta attraverso i suoi luoghi simbolici e quando questo raramente accade i contesti architettonici si trasfigurano perdendo la loro immediata riconoscibilità.

La mostra, composta da 11 lavori, è accompagnata dall’omonima pubblicazione (Danilo Montanari Editore, 2024) con una nota di Giovanna Pesci, a tiratura limitata di 300 copie. Il volume sarà acquistabile presso il Bookshop del MAMbo. 

Paolo Ventura (Milano, 1968) è uno dei fotografi italiani contemporanei più originali che da qualche anno predilige la pittura.  Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nei primi anni Novanta. 

Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in diverse gallerie e realtà museali, quali  Forma – Centro Internazionale di Fotografia di Milano, Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO), Fotomuseum Den Haag dell’Aia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e durante i Rencontres de la Photographie ad Arles. È inoltre presente nelle collezioni di Boston Museum of Fine Arts, Phillips Collection di Washington, Maison Européenne de la Photographie di Parigi e MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. 

Nel 2012 è stato selezionato per realizzare una serie di opere per il Padiglione Italia alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

Tra i suoi libri: War Souvenir (Contrasto, 2006), Winter Stories (Aperture, 2009), L’Automa (Peliti Associati, 2011), Short Stories (Aperture, 2016), Quarantine Diary (Danilo Montanari Editore, 2020) e la monografia Paolo Ventura. Photographs and Drawings (Silvana Editoriale, 2020). 


Mostra
Paolo Ventura. Bologna 10 + 1

A cura di

Danilo Montanari

Promossa da
Settore Musei Civici Bologna | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

Sede
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Giovanni Don Minzoni 14, Bologna

Periodo di apertura
17 settembre – 3 novembre 2024

Orari di apertura
Martedì e mercoledì h 14.00 – 19.00
Giovedì h 14.00 – 20.00
Venerdì, sabato, domenica e festivi h 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi

Ingresso
Gratuito

Informazioni 
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Don Giovanni Minzoni 14 | 40121 Bologna 
Tel. +39 051 6496611
www.museibologna.it/mambo
info@mambo-bologna.org
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna
Instagram: @mambobologna
X: @MAMboBologna
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Settore Musei Civici Bologna

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Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna

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Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496658 e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel +39 051 2193469 e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it

Roma, Palazzo Bonaparte: Arthemisia presenta “FERNANDO BOTERO. La grande mostra”

Dal 17 settembre Arthemisia e Palazzo Bonaparte a Roma dedicano la più grande mostra mai realizzata in Italia a Fernando Botero, uno degli artisti più importanti del XX Secolo, artista amatissimo dal grande pubblico e autore di opere iconiche.

Attraverso l’esposizione di oltre 120 capolavori, la mostra racconta in modo eccezionale la grande maestria di Botero nelle varie tecniche artistiche, dalla pittura alla scultura, ripercorrendo allo stesso tempo il suo intero percorso artistico, un universo esuberante e magico.

Tra le opere esposte ci saranno anche inediti eccezionali, esposti per la prima volta al mondo, come la Menina (After Velazquez) e Omaggio a Mantegna, che si riteneva perduto.

FERNANDO BOTERO.
La grande mostra

17 settembre 2024 – 19 gennaio 2025
Palazzo Bonaparte, Roma

Con la prima e più completa mostra di pittura mai realizzata in Italia a un anno dalla sua scomparsa, Palazzo Bonaparte a Roma vuole rendere omaggio a uno degli artisti più amati dal grande pubblico internazionale, Fernando Botero.
Autore di opere iconiche e nell’immaginario di tutti, Botero, nato in Colombia nel 1932, inizia a dipingere da giovanissimo, quando lascia la scuola per matador per diventare un artista, ma si impone sulla scena artistica internazionale a partire dal 1961, quando il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni (1959), momento in cui comincia un tour di successo in giro per il mondo e la sua fama cresce in modo esponenziale.

Le forme monumentali dei suoi soggetti e le fisicità corpulente sono da sempre il suo marchio iconico, ciò che ha reso il suo stile unico e immediatamente risconoscibile: Botero rappresenta sulle sue tele l’opulenza delle forme, il volume insieme all’uso iperespressivo del colore, quell’abbondanza che è anche positività, ricchezza e vita.

La mostra, che racconta oltre 60 anni di carriera artistica, è curata da Lina Botero, figlia dell’artista, e Cristina Carrillo de Albornoz, grande esperta della sua opera.

Oltre 120 opere tra dipinti, acquerelli, sanguigne, carboncini, sculture e alcuni straordinari inediti, prestati eccezionalmente solo per questa mostra, saranno esposte nelle prestigiose sale di Palazzo Bonaparte.
Opere di grandi dimensioni che rappresentano la sontuosa rotondità dello stile di Botero, restituito con effetti tridimensionali e colori accesi e vibranti. Un universo inventato e poetico completamente nuovo, che affonda le radici nella sua Colombia.

La mostra, che esplora anche la straordinaria relazione tra Botero e l’Italia, si apre con un’opera importantissima emai esposta primaOmaggio a Mantegna (1958), prestito straordinario proveniente da una collezione privata degli Stati Uniti e che, dopo decenni, è stato recentemente scoperto da Lina Botero tramite Christie’s.

Affascinato da uno dei capolavori del Rinascimento, la “Camera degli sposi” di Mantegna nel Palazzo di Mantova, Botero decise di rendere omaggio al maestro italiano dopo il suo viaggio in Italia e scelse l’affresco della parete nord, la scena della corte dei Gonzaga in cui Ludovico è raffigurato seduto mentre riceve una lettera dal suo segretario, Marsilio Andreasi. Intorno a lui ci sono i suoi parenti: una scena che Botero trasformò in un’opera tutta sua, in cui esaltò la monumentalità e il colore eccezionale, vincendo con questo quadro il primo premio al Salone Nazionale di Pittura della Colombia nel 1958.

Non mancheranno le versioni di capolavori della storia dell’arte, come la “Fornarina” di Raffaello, il celebre dittico dei Montefeltro di Piero della Francesca, i ritratti borghesi di Rubens e “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Van Eyck fino ad arrivare alle ultime opere che Botero realizzò nel 2023 come il grande acquerello dell’Odalisca.

Altra opera fondamentale ed inedita e mai esposta al pubblico – perchè da sempre appesa nello studio parigino di Botero – è una versione dell’infanta da “Las Meninas” di Velázquez, pittore che Botero copiò durante il suo apprendistato al Prado da giovane studente. Nel corso della sua vita Botero realizzerà numerose versioni dell’opera, in particolare quella dell’Infanta Margarita d’Austria. Mantenendo la stessa aura di grandezza e maestosità, la Menina di Botero è più di una semplice versione, è un’opera nuova, un Botero autentico.

Immancabili le sue iconiche serie coi temi classici e a lui più cari come l’amata America Latina, il circo, la religione, la mitologia, la natura morta e la corrida, quest’ultima forse il tema più interessante perché interpretato attraverso il filtro della tradizione ispanica molto sentita nell’arte, da Goya a Picasso.

Una sala è dedicata, infine, alla più recente sperimentazione del maestro che, dal 2019, dipinse con una nuova tecnica degli acquerelli su tela e in grandi formati: opere quasi diafane, sintesi dell’opera di una vita, frutto di un approccio delicato ai temi familiari di sempre.

“Questa è una mostra eccezionale perchè è la prima grande esposizione di pitture dedicata a Fernando Botero dopo la sua morte. È anche una visione diversa del suo lavoro, che mette in evidenza la maestria con cui Botero ha lavorato con tecniche diverse nel corso della sua carriera artistica”, afferma Lina Botero, che conclude: “È un’occasione straordinaria per celebrare il primo anniversario della morte di mio padre in Italia, un Paese che ha significato molto per lui e per il suo lavoro”.

Cristina Carrillo de Albornoz aggiunge: “In Italia, a 20 anni, quando si confrontò con i capolavori del Rinascimento italiano, in particolare Piero della Francesca, Paolo Uccello e Masaccio, con forme massicce e colori straordinari, avvenne la sua “metamorfosi”. Botero si è sempre interessato al volume, fin dai suoi inizi, in modo inconsapevole, ma ha capito la sua trascendenza nell’arte studiando i maestri del Quattrocento italiano”.

Col patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Fernando Botero Foundation e in partnership con la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e Poema.
La mostra vede come sponsorGenerali Valore Culturaspecial partnerRicolapartnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partnerUrban Vision e la Repubblicahospitality partnerHotel de Russie e Hotel de la Ville e sponsor tecnicoCantine Ferrari Trento.
Catalogo edito da Moebius.



Informazioni e prenotazioni
T. + 39 06 87 15 111
www.mostrepalazzobonaparte.it
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#BoteroBonaparte
@arthemisiaarte
@mostrepalazzobonaparte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso
sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T +39 06 69380306

Relazioni esterne Arthemisia
Camilla Talfani | ct@arthemisia.it
+39 345 7503572

Sicilia e food: così la Mustata di Pachino diventerà PAT

Oltre 500 anni e non sentirli. La Mustata, antico dolce siciliano, a Pachino continua ad essere tramandata fino al giorno d’oggi, con un sogno nel cassetto: diventare ufficialmente Prodotto Agroalimentare Tradizionale, riconosciuto dal Mipaf (ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali) e istituito ai sensi dell’ art. 8, comma 1 del D.lgs n.173 del 1998. Venerdì 22 settembre alle 18,00 – durante la terza edizione della Festa della Vendemmia – il presidente dell’associazione Vivi Vinum Pachino Walter Guarrasi e il sindaco del Comune di Pachino Giuseppe Gambuzza firmeranno il protocollo d’impegno per avviarne il riconoscimento, affinché venga introdotta nel registro dei PAT.

«Stiamo codificando la ricetta storica della Mustata – spiega lo storico Luigi Lombardo – è un prodotto agroalimentare e culturale ottenuto dalla lavorazione del mosto: un derivato del vino la cui origine è antica, risale al ‘400. Si prepara solo ed esclusivamente nella stagione della vendemmia in un contesto geografico specifico, coinvolge la comunità e le famiglie del territorio di Pachino in un rituale che si ripete e viene trasmesso da secoli di generazione in generazione». «Valorizzando questo dolce – spiega Walter Guarrasi – riconosciamo e manteniamo integri la nostra identità, il rituale di preparazione e l’antica ricetta, consegnandoli fedelmente alle generazioni del futuro. Per prepararla usiamo il “mosto primofiore”, ovvero il succo d’uva appena spremuto: i metodi di lavorazione e gli ingredienti sono stati tramandati nel tempo, occorre una paziente cottura fino a quando – dopo accurati test e assaggi in famiglia – il cucchiaio di Mustata, versato sulla formella rigorosamente di ceramica, con un soffio si stacca da quest’ultima. Quando è pronta per tradizione la mangiamo subito, calda, circondando il pentolone. In alternativa si può anche degustare fredda, la lasciamo riposare nelle storiche formelle, poi la serviamo a tavola e la conserviamo per il Natale, quando con un nuovo rituale diventerà un ingrediente della tradizionale preparazione dei Cuddureddi Cini».

La terza edizione della Festa della Vendemmia a Pachino si svolgerà dal 20 al 22 settembre nella Piazza Pietro Nenni a ridosso della storica Stazione del Vino di Pachino. Venerdì 22 settembre, durante la giornata della firma del protocollo sarà coinvolto anche il maestro ceramista Enzo Forgia, che realizzerà live una formella di ceramica di Caltagirone.

Un evento atteso – che svelerà le curiosità della filiera vitivinicola tra i sapori in degustazione e gli attrezzi in esposizione – organizzato da Vivi Vinum Pachino in collaborazione con la nuova Cooperativa di Comunità Le Terre di Ebe, con il patrocinio del Comune di Pachino, ed anche grazie al progetto Vino Connect Sicilia, l’acceleratore della filiera vitivinicola siciliana, in sinergia con la Bcc Pachino e la Bcc di San CataldoFedercasseConfocooperative Sicilia, supportato da Azure Consulting e finanziato da Fondo Sviluppo Spa. Tra i momenti più attesi del programma c’è il concorso “La vendemmia nel Piatto”, che per questa terza edizione sarà volutamente dedicato al dolce: in gara ci saranno solo ricette che hanno tra i più importanti ingredienti non solo il vino, ma anche l’uva passa, il mosto e ogni derivato. C’è fermento anche per il Palio delle Botti e per la consegna del Premio “I vini dello Scagno” che coinvolgeranno nelle competizioni le etichette più stimate del territorio. Si potrà assistere alla pigiatura con danze tradizionali di donne e giovani studenti sui grappoli raccolti nelle contrade pachinesi. Sarà assegnato il Premio “La Pampina d’Oro” ad una personalità che per il suo valoroso impegno si è distinta nella comunità vitivinicola. 


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Castello di Rivoli: Living Museum

Il Castello di Rivoli presenta i due nuovi appuntamenti autunnali di Museo dal Vivo. Il programma promuove forme di sperimentazione a cavallo tra discipline diverse attraverso giornate in cui arte visiva e i vari linguaggi della contemporaneità, come il cinema, la danza e la musica, si mescolano. Il progetto esplora la duplice natura della parola ‘live’ (in italiano ‘dal vivo’ e ‘vivere’), evidenziando il legame indissolubile tra arte e partecipazione del pubblico all’interno degli spazi del Museo.


Castello di Rivoli
Museo d’Arte Contemporanea
Presenta i nuovi appuntamenti autunnali del programma 

Due giornate di attività per il pubblico con la presenza degli artisti Mohammad Al Faraj, Moza Almatrooshi, Matilde Cerruti Quara, Ufuoma Essi, Lamin Fofana, Invernomuto, Lea Porsager

Gli appuntamenti di Museo dal Vivo si terranno nelle giornate di sabato 28 settembre e sabato 12 ottobre 2024 – Giornata del Contemporaneo AMACI – mettendo a disposizione del pubblico una serie di attività realizzate in collaborazione con artisti internazionali, presentati per la prima volta al Castello. I due incontri sono dedicati al tema dei Corpi Erratici – titolo mutuato dai massi erratici presenti nel paesaggio morenico della Val di Susa – e sono a cura di Giulia Colletti.
Trasportati dai ghiacciai alpini a fondovalle in era glaciale, questi imponenti blocchi di roccia depositati in luoghi inaspettati del territorio piemontese divenivano spesso oggetto di culto e di rituali sacri, di cui restano ancora tracce nel folclore popolare. Questo perché erano composti da sedimenti difformi dall’ambiente circostante e pertanto erano testimoni di un insolito vagare. I massi erratici materializzano pertanto una disposizione a situarsi ‘fuori posto’ rispetto al contesto che si trovano ad abitare, invitando a una riflessione sulle contemporanee dinamiche di migrazione e transizione di corpi umani e non umani nonché sulle sfide dei cambiamenti climatici passati ed attuali.

Gli artisti coinvolti nelle due giornate sono Mohammad Al Faraj, Moza Almatrooshi, Matilde Cerruti Quara, Ufuoma Essi, Lamin Fofana, Invernomuto, Lea Porsager.

Il programma mescola riti sociali, archivi immateriali e diversi linguaggi e approcci culturali che indagano, in due giornate, l’importanza della memoria collettiva, non come mera somma di esperienze individuali, ma come processo di narrazione condivisa che cementa un’identità comune. Promuovendo l’incontro di ricerche transdisciplinari, gli appuntamenti mettono in luce come le arti performative, così come i corpi viventi, non esistono in uno spazio circoscritto, ma prendono forma e senso nella loro esistenza erratica che muta di continuo direzione e che si nutre del superamento di confini geografici, disciplinari e di classificazioni imposte.

Il palinsesto comprende vari interventi artistici che affrontano le sfide individuali e corali legate alla cancellazione e alla riabilitazione della narrazione storica. L’accento è posto sul movimento, sia fisico sia immaginifico, con ricerche che indagano transiti, attraversamenti di confini e la costruzione di altri mondi, abbracciando uno stato di metamorfosi personale e collettiva.

Nella mattina e nel primo pomeriggio, il pubblico è invitato a partecipare attivamente a Palinsesto, il primo capitolo dell’intervento di Matilde Cerruti Quara al Castello di Rivoli. L’artista invita i visitatori a interagire sul suo corpo, scrivendovi liberamente sopra in risposta alla domanda “CHI SEI TU?”. Annullando la propria identità artistica e guardando al ruolo del performer come a un canale di ricezione e trasmissione di un messaggio universale, Matilde si offre come pagina bianca e specchio del pensiero collettivo, invitando a una riflessione sui molteplici strati che compongono le narrazioni che ci raccontiamo. La performance trae spunto dalla storia del Castello, a suo modo un vero e proprio palinsesto, ed in particolare dalle incisioni rintracciate sulle pareti delle sue sale, lasciate dai soldati durante le occupazioni della Seconda Guerra Mondiale.

Il pomeriggio prosegue con l’anteprima del nuovo film di Lea Porsager incentrato sul muone, una particella subatomica instabile in grado di penetrare attraverso la materia rivelandone potenzialmente regioni nascoste. Alterandone la pronuncia ed evocando poeticamente il muggito di un bovino, il ‘muu-one’ è assimilato dall’artista a un suono mantrico che emerge dall’interno, una forza capace di penetrare l’impenetrabile.

Al tramonto, il pubblico è invitato a partecipare a Realismo Magico, performance immersiva di poesia che conclude l’intervento di Matilde Cerruti Quara, incentrata sulla memoria, sul trauma intergenerazionale e sul potere catartico del rituale collettivo. Esplorando il paradosso umano con la sua danza di luci e di ombre—in particolare modo in tempi di guerra— la performance si propone di offrire al pubblico un rituale poetico tra realtà e finzione, uno spunto di riconnessione con il proprio mondo interiore e con la propria comunità. Gli interventi di Cerruti Quara sono realizzati grazie al supporto del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli.

Infine, Lamin Fofana presenta una nuova performance tesa a esplorare, attraverso la ritualità del suono, la nozione di estensione e fluttuazione del tempo.

Il 12 ottobre, il Castello di Rivoli presenta la programmazione di Museo dal vivo nel contesto della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI.

Ispirato al testo di Toni Morrison, The Site of Memory, il film Half Memory di Ufuoma Essi è presentato e sonorizzato in anteprima al Castello di Rivoli. Si tratta di una meditazione profonda sulla memoria, l’isolamento e le storie contemporanee. Oscillando tra anni, città e immagini in evoluzione, il film esplora il presente come un artefatto del passato.

Mohammad Al Faraj presenta un’azione partecipativa basata sulla sua attuale ricerca in merito agli aspetti performativi della vita quotidiana nella regione del Golfo. Riferendosi a danze come l’Al Daha – una danza di guerra del nord dell’Arabia Saudita – l’Al Mizmar – una danza dell’Hijaz – e l’Al Aza – una forma di lutto poetico dei musulmani sciiti dell’est – l’azione esplora come queste espressioni artistiche fungano da modalità collettive per vivere, esprimere e comunicare esperienze comunitarie.

La Caffetteria del museo propone aperitivi speciali, occasione per gustare un drink e ascoltare un intervento sonoro dedicato. Gli aperitivi speciali sono ideati dall’artista Moza Almatrooshi e realizzati dalla caffetteria del Museo. La pratica artistica e culinaria dell’artista e chef Almatrooshi guarda alle mitologie antiche e moderne della Penisola Arabica, che influenzano sia la creazione delle sue ricette sia la sua ricerca politica sul cibo nella regione.

A seguire, Invernomuto presenta per la prima volta al Castello di Rivoli BlackMed, progetto che nasce come archivio digitale di suoni raccolti da diversi autori, ispirato dalle suggestioni formulate dalla studiosa Alessandra Di Maio sul Mar Mediterraneo. A partire dall’identificazione di questo luogo fluido e segnato dalle crisi migratorie che lo connotano indelebilmente, Invernomuto fa leva sui caratteri di mobilità, intersezione e scambio che sono costanti nella sua storia come nel suo presente.

In occasione della presentazione di BlackMed al Castello di Invernomuto, sarà possibile partecipare a una visita speciale alla Collezione Cerruti nel pomeriggio, ospitata presso la Villa Cerruti e guidata dallo storico dell’arte Fabio Cafagna. La visita si concentrerà sulle molteplici rappresentazioni del Mediterraneo nei secoli, partendo dalla collezione di atlanti seicenteschi e settecenteschi di Francesco Federico Cerruti. La visita sarà anche un’opportunità per reinterpretare alcune opere della Collezione da una prospettiva alternativa, mettendo in luce i legami tra le regioni che si affacciano sul Mediterraneo.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO
 
Living Museum
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
 
Orari degli interventi artistici
(il programma è soggetto a possibili lievi variazioni)
 
28 settembre 2024
Performance partecipativa Capitolo I di Matilde Cerruti Quara, Sala dei Continenti, ore 12 – 16
Proiezione film di Lea Porsager, Teatro Castello, ore 18 – 20 (in loop)
Performance Capitolo II di Matilde Cerruti Quara, Atrio Castello, ore 19 – 20
Aperitivo in Caffetteria con menu ideato da Moza Almatrooshi, ore 18 – 22
Performance sonora dal vivo di Lamin Fofana, Atrio Castello, ore 21 – 22
 
12 ottobre 2024
Visita speciale alla Villa Cerruti a cura di Fabio Cafagna, ore 16.15
Proiezione e sonorizzazione dal vivo del film di Ufuoma Essi, Teatro Castello, ore 18 – 19
Performance partecipativa di Mohammad Al Faraj, Atrio Castello, ore 19 – 20
Aperitivo in Caffetteria con menu ideato da Moza Almatrooshi, ore 18 – 22
Sessione d’ascolto BlackMed di Invernomuto, Atrio Castello, ore 20 – 21
 
Acquista QUI il tuo biglietto

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli (Torino)
www.castellodirivoli.org | +39 0119565222 | info@castellodirivoli.org

Mohammad Al Faraj è un artista, regista e scrittore che esplora le complesse relazioni tra esseri umani, animali e creature mitologiche. È profondamente influenzato dalle tradizioni orali e dalle leggende dell’immaginario collettivo saudita, e trae ispirazione dalle pratiche sociali e dalle architetture, sia urbane che rurali, della vita quotidiana.
 
Moza Almatrooshi sperimenta con ricette culinarie e forme di narrazione collettiva. Si serve della fantasia letteraria per analizzare le dinamiche di genere e geopolitica. La sua pratica si distingue per l’uso simbolico del cibo nel narrare storie alternative, scaturite dalla cancellazione delle pratiche politeistiche arabe.
 
Matilde Cerruti Quara è poetessa, performer, attrice e scrittrice. La sua pratica artistica fluisce tra teatro sperimentale, opere basate sul testo e installazioni immersive. Radicandosi nel realismo magico di linguaggio e narrativa, il suo lavoro interroga tematiche di identità singolare e collettiva, esplorando archetipi, sistemi di credo, forze naturali, spiritualità e rituali, nonché sessualità e dinamiche di potere.
 
Ufuoma Essi lavora principalmente con il film e l’immagine in movimento, oltre che con l’installazione e il suono. La sua ricerca si incentra sull’epistemologia femminista e sulla ricostruzione delle storie perdute. L’archivio è un mezzo fondamentale attraverso il quale Essi cerca di esaminare e riempire silenzi e lacune prodotti da narrazioni politiche e storiche.
 
Lamin Fofana è un produttore di musica elettronica, DJ e artista il cui repertorio spazia dall’elettronica strumentale alla musica sperimentale, ambient e techno. Nella sua pratica, Fofana esplora identità, diaspora ed emigrazione, riflettendo la sua esperienza translocale dalla Sierra Leone e Guinea agli Stati Uniti. La sua visione artistica è profondamente influenzata dalle varie sonorità e culture che ha incontrato lungo il suo percorso.
 
Invernomuto è il nome sotto cui operano, dal 2003, Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi. Invernomuto tende a ragionare in modo aperto, sviluppando differenti progetti che assumono la forma di immagini in movimento, suoni, azioni performative e editoriali, nel contesto di una pratica definita dall’utilizzo tanto disperso quanto puntuale di media differenti.
 
Lea Porsager intreccia fabulazione e speculazione con una varietà di mezzi espressivi, tra cui il cinema, la scultura, la fotografia e il testo. Le sue opere abbracciano temi come la scienza, la politica, il femminismo e l’esoterismo.


Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli – Torino
Info: +39 0119565222
come arrivare

Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
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Ufficio Stampa Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Manuela Vasco | press@castellodirivoli.org | tel. 011.9565209
 
Consulenza Stampa
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I ritratti di Carlo Mattioli alla Reggia di Colorno

La Reggia di Colorno nel trentesimo anniversario della scomparsa propone, dal 5 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025, una mostra monografica dedicata ai ritratti di Carlo Mattioli (Modena 1911 – Parma, 1994).

Cesare Garboli aveva acutamente colto l’essenza di questi dipinti: “i ritratti di Mattioli sono […] introspezioni fulminee, ‘saggi critici’ che investono la psicologia (nella sua totalità) e il segreto di una persona, la contraddizione che la fa esistere”.

Carlo Mattioli, [contro] ritratti
Reggia di Colorno (Pr)
5 ottobre 2024 – 12 gennaio 2024

Mostra a cura di Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli.

La mostra coordinata da Antonella Balestrazzi, curata da Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, nipote dell’artista e curatrice dell’Archivio e della Fondazione Carlo Mattioli, riunisce una sessantina di opere del Maestro. Il percorso espositivo si apre con i sedici ritratti di storici personaggi colornesi conservati nella Sala del Consiglio Comunale e commissionati all’artista nel 1963 da Augusta Ghidiglia Quintavalle, storica dell’arte e Sovrintendente alle Gallerie di Parma. Un corpus, questo, che si muove scopertamente sulla corda dell’ironia. Alcuni di essi giocano su una trasposizione divertita dei volti: Ottobono Terzi diventa il poeta Attilio Bertolucci, il filosofo Zaccaria Olivieri, il pittore Carlo Carrà e il vescovo Martino da Colorno, il papa regnante Giovanni XXIII.

L’esposizione prosegue con una lunga sequenza di ritratti che si avvicinano progressivamente all’intimità dell’artista: intellettuali, poeti, artisti da lui frequentati e stimati al tempo dell'”Officina Parmigiana” fino ai più celebri colleghi (Renato Guttuso, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico, Ottone Rosai, Giacomo Manzù). Il nucleo più sentito e privato chiude la sequenza con i ritratti di famiglia (la moglie Lina, la figlia Marcella, l’amatissima nipote Anna, raffigurata nelle varie età della vita, dall’infanzia all’adolescenza) e gli autoritratti. Le opere provengono da Musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private.

“I ritratti realizzati da Carlo Mattioli testimoniamo il valore e il fascino della pittura dell’artista: opere nelle quali il disegno germoglia, con soluzioni memorabili, sempre tese a catturare la verità di un volto e di un corpo, con uno sguardo d’ironia affettuosa che non esita a spingersi nei territori della rivelazione dell’intima verità della persona. Pensiamo al disagio, alla disperazione esistenziale di Rosai, con quelle sue mani come artigli, come protesi tese a cogliere qualcosa che sempre sfugge, alla solitudine di Morandi, raffigurato come una sorta di sfinge inaccessibile, all’ambiguità di Guttuso, cui alludono le volute di fumo della sua sigaretta”, evidenzia Sandro Parmiggiani.

Carlo Mattioli, pittore e disegnatore tra i più importanti del secolo scorso, ha affrontato molti temi: Parma, la sua città, la natura morta, il paesaggio, tormento e riflessione come nelle Aigues mortes, i cieli, l’illustrazione di testi capolavori della letteratura mondiale. I ritratti di Mattioli sono apprezzati dagli appassionati della sua pittura e dagli studiosi dell’arte del Novecento tra gli esiti più alti della sua attività, nei tratti esasperati dei volti e della postura dei corpi, in una latente, talvolta dissacrante, ironia”.

Sede della mostra lo splendore della Reggia di Colorno. Nel cuore della storia emiliana, la Reggia è un’affascinante sintesi di storie e di stili: ciò che oggi si presenta agli occhi del visitatore porta i segni di progetti, opere, dinastie che si sono susseguite nel corso dei secoli e con alterne fortune. Tra le mura della nobile residenza che fu dimora dei Farnese, dei Borbone e di Maria Luisa D’Austria, seconda moglie di Napoleone, si cela l’essenza dell’opulenza e del raffinato gusto francese. Le grandi sale da parata del piano nobile, arredate da preziosi mobili settecenteschi e ornate da pavimenti in marmo policromo, stucchi e affreschi di varie epoche, offrono più di un motivo per apprezzare il lusso della corte colornese. A corredo del complesso monumentale vi è la grande cappella ducale di San Liborio che rappresenta un raro esempio di perfetta integrazione tra struttura architettonica, ornamento e arredo (grazie a una realizzazione nel corso di poche anni e all’assenza di trasformazioni di rilievo) e il Giardino storico (realizzato agli inizi del XVIII secolo come un interessante connubio tra le caratteristiche più peculiari del giardino all’italiana e quello alla francese) e recentemente restaurato, descritto dai viaggiatori del tempo come “luogo di delizia e meraviglia”.

La mostra è organizzata da Antea Progetti e servizi per la cultura e il turismo con la collaborazione di Provincia di Parma e Comune di Colorno.

Studio-Esseci-2025


Per maggiori informazioni: www.reggiadicolorno.it
Reggia di Colorno Piazza Garibaldi, 26 – 43052 Colorno Parma
Tel. +39. 0521.312545
 
Orari
Martedì – domenica
10/13 – 15/18

Ingresso
Intero €. 10
Ridotto €. 9
 
Ufficio Stampa
Studio Esseci di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

* BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze

La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è uno dei più importanti eventi dedicati all’arte italiana del panorama internazionale, con oltre 25.000 visitatori per l’edizione del 2022 e un ricco programma culturale e di premi coinvolge l’intera città, alimenta un ingente indotto di cui beneficiano numerose realtà del territorio.

“Questa edizione si preannuncia come una delle più belle sotto la mia gestione. – dichiara Fabrizio Moretti Segretario generale BIAF -. Abbiamo i migliori mercanti del mondo che verranno ad esporre i loro capolavori a Palazzo Corsini. Come sempre, la Biennale diventerà un museo in vendita.”

BIAF 
Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze
XXXIII Edizione
Firenze, Palazzo Corsini 
28 settembre – 6 ottobre 2024

La 33ma edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze si prepara ad accogliere a Palazzo Corsini 80 gallerie con 14 nuove prestigiose partecipazioni internazionali
780 saranno gli ospiti che giungeranno da tutto il mondo per l’esclusiva cena di Gala – già sold-out – del 26 settembre a Palazzo Corsini la cui “regia” è affidata a Gucci Osteria da Massimo Bottura, altrettanto esclusiva sarà la cena in programma il 27 settembre che si terrà nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per l’evento charity a favore della Fondazione Andrea Bocelli. Una serata unica per quanti vorranno assistere alla performance canora del maestro Bocelli e partecipare all’asta di beneficenza a sostegno dei progetti nazionali e internazionali della Fondazione stessa. Accanto a BIAF per l’edizione 2024, come main sponsor, c’è GUCCI.

Gallerie di antica tradizione come Colnaghi, fondata addirittura nel Settecento, Agnews, londinese è del 1817, la galleria Enrico Frascione – la cui famiglia si occupa di dipinti antichi dalla fine dell’800 e vanta la partecipazione alla Biennale di Firenze dalla prima edizione nel 1959 – e ancora Botticelli Antichità, inaugurata proprio nel 1959, Bacarelli e Longari. 

La maggior parte delle gallerie che esporranno alla BIAF, ha all’attivo in media dai 30 ai 50 anni di esperienza come Sarti, Tornabuoni, Lampronti, Piva, Sperone & Westwater, Dickinson il cui fondatore Simon Dickinson in passato ha scoperto opere di Botticelli, Tiziano e Rubens, tra i molti. 

Tutte queste gallerie, piccole o grandi che siano, hanno contribuito a formare il gusto dei collezionisti internazionali e hanno venduto – e tuttora vendono – capolavori ai musei più importanti al mondo. 

Dietro a ogni pezzo esposto vi sono, quasi sempre, anni di nuovi studi e ricerche, restauri ed expertise per offrire al mercato opere inedite, rare e nelle condizioni ottimali di conservazione, criterio fondamentale soprattutto nel settore dell’antico, naturalmente.

Non fanno eccezione a questi elevati standard le Gallerie di recente fondazione o dirette da giovani galleristi, che porteranno a palazzo Corsini nuove scoperte e rarità. Tornano a Firenze Caretto & Occhinegro e Romano Fine Arts ed entra per la prima volta Flavio Gianassi con sede a Londra, che esporrà un’accurata selezione di dipinti e sculture italiane dal XIV al XVII secolo tra i quali una grande croce dipinta di Giovanni da Rimini e tre piccoli tondi di Bicci di Lorenzo. Prima partecipazione anche per altre due gallerie estere molto prestigiose: Lullo Pampoulides (Londra) e Rob Smeets (Ginevra).

Su tutte, sia che trattino l’antico che il contemporaneo, vigilerà il Comitato di Vetting composto da 55 esperti dei vari settori (dipinti, sculture, ceramiche, arredi, disegni, argenti). Un pool di studiosi chiamato a verificare ogni singolo oggetto prima che le porte di Palazzo Corsini aprano ufficialmente. 

Un primo sguardo alle opere che saranno proposte nella prossima edizione ci conferma che, ancora una volta, la BIAF sarà la “più importante mostra dell’arte Italiana al mondo”, come afferma Fabrizio Moretti, Segretario Generale della manifestazione.

Botticelli Antichità proporrà una testa del vescovo Andrea de’ Mozzi (1296-1300 ca.), attribuita a un collaboratore di Arnolfo di Cambio, frammento del monumento funebre conservato nella chiesa ormai distrutta di San Gregorio della Pace, oggi inglobata nel Museo Bardini. Ques’ opera, oltre ad aver fatto parte della collezione Bardini per decenni, raffigura un personaggio importante per lo sviluppo artistico della Firenze del Duecento. Il vescovo Andrea de’ Mozzi ha firmato il contratto con Arnolfo di Cambio per la facciata del Duomo e ha promosso la realizzazione di Santa Croce e dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.

Maurizio Canesso, che festeggia i 30 anni di attività, propone al mercato italiano una Madonna col Bambino di Bronzino (1525-1526), una tavola di uno dei maggiori protagonisti della pittura fiorentina, autore rarissimo e sempre amato dal grande collezionismo. La tavola è una straordinaria testimonianza di un cruciale momento della carriera del Bronzino: la lezione del Pontormo è ancora vivida ma già si intravedono i caratteri della pittura cristallina e pura così tipica della maturità del pittore.

Tra i protagonisti dello stand di Carlo Orsi vi sarà una Madonna con il Bambino e Santa Maria Maddalena di Tiziano Vecellio. Questo olio su tela, databile tra il 1555 e il 1560, è stato riconosciuto come un autentico capolavoro del maestro veneziano da illustri esperti d’arte, tra cui Federico Zeri. La maestria dell’esecuzione e l’ottimo stato di conservazione la rendono qualitativamente superiore persino alle versioni con medesimo soggetto conservate in alcuni dei musei più prestigiosi al mondo (Museo di Capodimonte, Galleria degli Uffizi, Hermitage di San Pietroburgo).

Altomani & Sons segnala una recente scoperta: un Ritratto della granduchessa Vittoria Della Rovere, dipinto dall’artista marchigiana Camilla Guerrieri (Fossombrone, 1628 – Pesaro, 1690). Questo capolavoro, all’interno della sua cornice originale, celebra la prima emancipazione femminile, unendo un ritratto femminile, un’artista donna e una mecenate di spicco.

La Galleria Caretto & Occhinegro presenterà un raro “Paesaggio Notturno con Storie di Cerere” di Jan Brueghel I, detto dei Velluti. L’artista trascorse un fondamentale periodo di viaggio e studio nella Penisola, da Milano fino a Roma, dove la sua fama lo rese uno dei più celebrati pittori fiamminghi. Nell’opera le figure sono le protagoniste di un mito classico incentrato su Cerere e sono realizzate dall’importante pittore Frans Francken II, mentre il paesaggio è di mano del Brueghel. 

Colnaghi ha scelto un’opera dell’artista Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno, 1600 – Roma, 1670) Natura morta con fiori in un vaso di vetro, 1640-1650 circa (tempera su pergamena con tracce di matita nera). La bella miniatura, originariamente montata su una lastra di rame, recentemente restaurata è in ottime condizioni. Giovanna Garzoni può probabilmente essere considerata la più grande miniaturista del XVII secolo in Italia. Nata nelle Marche da una famiglia di artisti e artigiani veneziani, si formò a Venezia presso Palma Il Giovane e Tiberio Tinelli, che divenne suo marito.

Da Orsini Arte e Libri, un’opera unica nel suo genere, su pergamena, considerata la nobile antenata della carta, legata strettamente alla storia della famiglia proprietaria della splendida residenza che ospita la Biennale dal 1997, rappresenta l’elemento più curioso e insolito dello stand. Si tratta di una coppia di miniature dell’artista veneziano Antonio David raffiguranti i ritratti di papa Clemente XII (Lorenzo Corsini, 1652-1740) e del nipote cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770), entrambe ricavate su un grande foglio di pergamena finemente e fittamente intagliato.

Alla Firenze di Cosimo III de’ Medici e di Giovanni Battista Foggini, ci introducono le proposte della Galleria di Alessandra di Castro: un rarissimo set di otto candelieri di bronzo dorato – lucido e opaco – dal disegno e dalle forme geniali, realizzato nei primi anni del Settecento, e una tela di Volterrano che, dipinta magistralmente con una tecnica compendiaria, sfrutta tutte le potenzialità espressive del non-finito per evocare la figura di Onfale, eroina del mito che riuscì a sottomettere Ercole rendendolo schiavo.

Da Robilant+Voena, un’opera eccezionale: un maestoso dipinto di Andrea Appiani, il Ritratto di Achille Fontanelli (1813). Questo quadro è probabilmente l’ultimo capolavoro ritrattistico dell’artista, poiché nell’aprile dello stesso anno Appiani fu colpito da un ictus che lo rese incapace di dipingere per gli ultimi anni della sua vita. Il protagonista, Achille Fontanelli (1775-1838), fu un comandante militare delle forze napoleoniche in Italia e nel 1802 fu aiutante di campo di Napoleone.

La Galleria Tettamanti porterà, di Eliseo Sala un Ritratto del Rustem Bey, Giovanni Timoteo Calosso, olio su tela, del 1854. Noto come Rustem Bey, titolo ricevuto durante il suo servizio alla Sublime Porta presso il Sultano dell’Impero ottomano Mahmud II (1785- 1839), Calosso è celebrato per essere l’autore delle “Mémoires d’un vieux soldat”, considerate fra le più attendibili e autorevoli testimonianze sulle Campagne napoleoniche in Europa.

Da Società di Belle Arti sarà in evidenza un’opera di Vittorio Corcos del 1900, è un ritratto ricco di fascino di Anna Belimbau, moglie dell’amico Adolfo Belimbau. Al centro di un interno estremamente scenografico, identificabile in uno degli ambienti della loro abitazione fiorentina, possiamo vedere la sua figura slanciata, avvolta in una elegante redingote. È datato 1900 anche il busto in cera e gesso Antioco di Medardo Rosso, che sarà possibile ammirare alla Galleria Gomiero. 

Antonacci Lapiccirella punta su un pastello divisionista di Umberto Boccioni (Ritratto di giovane, 1905 circa). Questo raro pastello divisionista è una finestra sul periodo pre-futurista dell’artista, un tuffo nella mente creativa di Boccioni, giovane genio in fermento che stava per rivoluzionare il mondo dell’arte con il suo spirito innovatore. 

La Richard Saltoun Gallery si presenta per la prima volta a BIAF e lo farà con uno stand dedicato a tre artiste italiane: l’innovativa minimalista Bice Lazzari (1900-1981), la pionieristica ceramista Franca Maranò (1920-2015) e la rinomata scultrice e pittrice Antonietta Raphaël (1895-1975). Tutte e tre le artiste hanno avuto un ruolo determinante nella formazione dell’arte italiana del dopoguerra e, in anni recenti, sono state protagoniste di importanti mostre personali istituzionali.

Per il Novecento sono annunciate anche opere di Le Corbusier da Tornabuoni Arte, Alberto Savinio da Sperone Westwater con un “Notturno” del 1950, un De Chirico del 1933 da Farsetti intitolato Le figlie di Minosse (Scena antica in rosa e azzurro II).


Ufficio stampa nazionale
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Ref. Roberta Barbaro; roberta@studioesseci.net
049663499

In mostra oltre 100 reperti dal Museo Egizio di Firenze, secondo in Italia dopo Torino

La vita oltre la morte è l’affascinante tema della mostra “Egitto. Viaggio verso l’immortalità” che Palazzo Sarcinelli propone dal 23 ottobre al 6 aprile del prossimo anno. A poco meno di due mesi all’apertura e solo dal 2 settembre al 1° ottobre 2024, sarà possibile acquistare i biglietti di ingresso al prezzo agevolato di 10 euro anziché 17 euro, direttamente dal sito degli organizzatori (www.artika.it).  Un’iniziativa che intende favorire una più ampia partecipazione del pubblico, offrendo l’opportunità di approfondire la conoscenza della civiltà egizia e delle sue straordinarie testimonianze storiche e culturali.

EGITTO. Viaggio verso l’immortalità
Conegliano (Tv), Palazzo Sarcinelli
23 ottobre 2024 – 06 aprile 2025

Mostra a cura di Maria Cristina Guidotti. Ideata da Contemporanea Progetti. Organizzata da ARTIKA e CP, in collaborazione con la Città di Conegliano. Museo Prestatore: Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Come anticipa il titolo, il percorso espositivo conduce il visitatore a capire più correttamente il concetto religioso della continuazione della vita dopo la morte. “Tutte le usanze funerarie pratiche nell’antico Egitto miravano non alla conservazione nella morte, come molti erroneamente pensano, ma alla conservazione per la vita eterna” – spiega la curatrice Maria Cristina Guidotti – “e la morte non determinava la fine della vita: era solo un momento di passaggio ad un’altra forma di vita, che continuava nell’aldilà in eterno. Con la morte l’anima si staccava dal corpo e ‘calava’ a occidente come il sole, immergendosi nel mondo dei defunti: l’aldilà era immaginato come una serie di campi fertili percorsi da fiumi e canali, i cosiddetti Campi di Iaru, dove risiedeva il dio Osiride, re dei morti”.

La mostra, con oltre 100 reperti provenienti dal Museo Egizio di Firenze, secondo in Italia solo a quello di Torino, rappresenta un’occasione unica per esplorare la millenaria civiltà egizia attraverso una selezione straordinaria oggetti: mummie, sarcofagi, e corredi funerari di inestimabile valore, che offrono una visione affascinante del complesso rapporto tra gli antichi egizi e l’aldilà. Da scoprire: l‘occhio di Horus: un amuleto potente simbolo di salute e rinascita. Presente in numerose forme, esso era utilizzato per proteggere i defunti nel loro viaggio nell’aldilà.

Lo scarabeo: simbolo di rinascita, legato al dio del sole Khepri, era considerato il simbolo della rinascita e della creazione. Tra i vasi canopi e i sarcofagi esposti per scoprire l’importanza nella preparazione del defunto per l’aldilà, in mostra si potrà ammirare il vaso canopo della defunta Takharet e il sarcofago di Padimut, un sacerdote di Osiride. Le maschere funerarie e gli amuleti erano elementi essenziali per accompagnare il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. In mostra sarà possibile ammirare la maschera di mummia in cartonnage (l’antenato della carta pesta) che venne posta direttamente sopra il volto di un defunto e gli occhi per maschera in bronzo e pietra bianca e nera. Ogni pezzo esposto racconta una storia di vita, di fede e di arte, permettendo al pubblico di immergersi nell’universo spirituale e culturale di una delle civiltà più affascinanti della storia.

La mostra sarà visitabile fino al 6 aprile 2025 presso Palazzo Sarcinelli, uno spazio espositivo di grande prestigio che ospiterà questi tesori in un contesto che esalta la bellezza e la profondità storica dei reperti.

La mostra, a cura di Maria Cristina Guidotti e ideata da Contemporanea Progetti, è organizzata da ARTIKA e CP, in collaborazione con la Città di Conegliano.

Per ulteriori informazioni sulla mostra, gli orari di apertura e le modalità di visita, si invita a consultare il sito ufficiale [www.artika.it] o a contattare tramite e-mail artika@mostre.it.


Per informazioni
+39 351 809 9706
email: mostre@artika.it
website: www.artika.it
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499 roberta@studioesseci.net

Venezia, Blue Gallery: FUZZY BLUE FENICE personale di Fabio Mariani

La Blue Gallery di Venezia è lieta di presentare “Fuzzy Blue Fenice”, una mostra personale di Fabio Mariani che esplora le complessità e le contraddizioni del nostro tempo attraverso una serie di dipinti inediti, esposti dal 14 settembre al 13 ottobre 2024.

In un’epoca caratterizzata da cambiamenti repentini e continui, Fabio Mariani ci invita a riflettere su una realtà sempre più sfumata e indistinta. La mostra prende il titolo dalla “fuzzy logic“, un concetto scientifico che si discosta dalla logica tradizionale per affrontare contesti ambigui e non precisamente definiti. che  oggi si può dire eserciti una grande influenza nel campo delle tecnologie applicate, le cui linee di sviluppo, hanno portato all’elaborazione dell’Intelligenza artificiale.

Questo concetto è il fulcro della nuova produzione artistica di Mariani, che traduce visivamente le sue riflessioni sulla condizione umana contemporanea.

FUZZY BLUE FENICE 
Personale dell’Artista FABIO MARIANI 

a cura di Silvio Pasqualini
con testo critico di Ruggero Barberi 

21 settembre – 20 ottobre  2024
Blue Gallery 
Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia
Direttore Silvio Pasqualini 

“Stiamo vivendo un momento storico estremamente complesso,” afferma Mariani, “in cui i cambiamenti irrompono nelle nostre vite, modificando rapidamente la società, le tradizioni, i sistemi relazionali, e persino il linguaggio. Questa trasformazione repentina spinge la realtà verso l’indistinto, mentre ci troviamo all’alba di una crisi antropologica permeata da un relativismo nichilista e digitale.”

Partendo dal 2016, l’artista ha concentrato la sua ricerca sul rapporto tra Uomo e Natura, una relazione complessa e simbiotica che, in un mondo umanistico, trova le radici dell’Uomo nella Natura stessa. Tuttavia, questa connessione è oggi minacciata dall’avanzata di un transumanesimo tecnologico che rischia di ridurre l’essere umano a una componente di un nuovo feudalesimo tecnocratico.

Nei suoi dipinti, Mariani ibrida pensieri, discipline, immagini, e tecniche sperimentali per catturare la complessità di una realtà in continua mutazione. L’indistinto pittorico che emerge dalle sue opere fonde elementi biologici e spirituali, micro e macro, vegetali e animali, in una ricerca di un “altrove” o un “fuori”.

Il discorso pittorico che Fabio Mariani ha sviluppato con crescente forza dal 2019, secondo il critico Ruggero Barberi, si caratterizza per le formazioni filamentose che, da soggetti distinti, si integrano sempre più nelle esplosive campiture delle sue tele, diventando codici cellulari vivi. A un primo sguardo, il soggetto sembra essere il rizoma, innestato nel piano d’intensità delle isole blu dalle molte anime (concetti ispirati al pensiero di Deleuze-Guattari) Tuttavia, a un livello più profondo, il vero soggetto è questo unico piano d’intensità, un rizoma vitale che si fonde armoniosamente con il suo bioma, presentandosi allo sguardo non-analitico come un’entità molteplice e pulsante di vita.

Silvio Pasqualini, pittore e direttore artistico di Blue Gallery dice dell’Artista: “ Il percorso esplorativo di Fabio Mariani si sviluppa attorno e all’interno dei concetti di “spazio e colore”. Il suo approccio è alchemico, basato su una sperimentazione pura che attraversa il tempo e lo spazio. Questo processo è evidente nelle ultime produzioni, dove il colore diventa una sorta di ritratto, una trasfigurazione umanista, dove il colore stesso è percepito come un essere vivente. In sintesi, i materiali che Mariani utilizza, antichi e infinitamente mutevoli, conferiscono alla sua pittura una forza e un’imprevedibilità uniche.

La mostra “Fuzzy Blue Fenice” non è solo una riflessione artistica, ma anche un monito sul nostro futuro. Attraverso il suo linguaggio pittorico, Fabio Mariani ci invita a considerare la nostra posizione in un mondo che cambia troppo velocemente, spingendoci a interrogare il confine sempre più labile tra realtà e finzione, informazione e propaganda.

FABIO MARIANI nasce a Roma nel 1980. Frequenta l ‘Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea in Scenografia  nel 2006. Frequenta corsi di restauro e incisione. La sua ricerca pittorica si orienta a indagare le potenzialità e i limiti della materia e traduce, attraverso stratificazioni di colori ad olio,inerti e materiali sintetici, inchiostri naturali, la realtà percepita in un “Universo interiore” ricco di paesaggi e racconti.  Realizza scenografie per spettacoli teatrali,  lavora anche come incisore e negli ultimi anni ha iniziato ad interessarsi  anche a nuovi medium espressivi, quali, fotografia, video e  scultura.

Vincitore di numerosi premi. Ha esposto in musei e gallerie in Italia e all’estero.Sue opere sono in collezioni pubbliche e private. Vive e lavora tra Roma e l’Abruzzo



Blue Gallery, situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, con la nuova direzione si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare.


Fabio MARIANI
FUZZY BLUE FENICE                                                               
21.09 > 20.10. 2024          

ORARI DI VISITA
Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19
Per appuntamento: 347 70 30 568
Blue Gallery, Rio terà Canal –  S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia

OPENING 21 settembre h.18.30

INSTAGRAM @bluegallery @fabiomarianipittura
                    
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CRISTINA GATTI 
PRESS & PR
press@cristinagatti.it 

Pisa, Museo della Grafica: A ruota libera

In occasione della Settimana Europea della Mobilità e in collaborazione con FIAB_Pisa, il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi (Comune di Pisa, Università di Pisa) organizza:

Attività per famiglie

Età consigliata: 6-11 anni

Trascorreremo un pomeriggio insieme osservando le opere di alcuni artisti che si sono lasciati ispirare dal tema della bicicletta e poi ci divertiremo a realizzare una simpatica opera d’arte a due ruote!

Evento gratuito su prenotazione.
Prenotazionieducazione.museodellagrafica@sma.unipi.it .
Termine prenotazioni: venerdì 20 settembre 2024, ore 13:00.

È richiesta la presenza di un adulto accompagnatore per tutta la durata dell’attività.

Per maggiori informazioni: cliccare il logo

E-mail: educazione.museodellagrafica@sma.unipi.it – Telefono: 050 2216059/070.

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
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www.instagram.com/museodellagrafica


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