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  • A Palazzo Reale di Milano la mostra “MUNCH. Il grido interiore”

    A Palazzo Reale di Milano la mostra “MUNCH. Il grido interiore”

    Palazzo Reale e Arthemisia rendono omaggio a uno dei più grandi artisti del Novecento, con un percorso di 100 opere eccezionalmente prestate dal Munch Museum di Oslo. L’ampia retrospettiva racconterà l’intero percorso umano e artistico di Munch, esponendo opere tra le più note e iconiche della storia dell’arte

    Con la mia arte ho cercato di spiegare a me stesso la vita e il suo significato, ma anche di aiutare gli altri a comprendere la propria vita”
    Edvard Munch

    MUNCH. Il grido interiore

    14 settembre 2024 – 26 gennaio 2025
    Palazzo Reale, Milano

    Dopo 40 anni dall’ultima mostra a Milano, EdvardMunch (Norvegia, 1863 -1944) viene celebrato con una grande retrospettiva promossa da Comune di Milano – Cultura con il patrocinio del Ministero della Cultura e della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma, e prodotta da Palazzo Reale e Arthemisia in collaborazione con il Museo MUNCH di Oslo.

    Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna, Munch è stato uno dei principali artisti simbolisti del XIX secolo ed è considerato un precursore dell’Espressionismo, oltre a essere un maestro nell’interpretare le ansie e le aspirazioni più profonde dell’animo umano.

    La vita di Munch è stata segnata da grandi e precoci dolori. La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre e la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen sono stati il materiale emotivo primigenio sul quale l’artista ha cominciato a tessere la sua poetica, la quale si è poi combinata in maniera originalissima, grazie al suo straordinario talento artistico, con la sua passione per le energie sprigionate dalla natura. I suoi volti senza sguardo, i paesaggi stralunati, l’uso potente del colore, la necessità di comunicare dolori indicibili e umanissime angosce sono riusciti a trasformare le sue opere in messaggi universali e Munch uno degli artisti più iconici del Novecento.

    La mostra – curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo di Munch, in collaborazione con Costantino D’Orazio per il supporto nella redazione dei testi di approfondimento in mostra – racconta tutto l’universo dell’artista, il suo percorso umano e la sua produzione grazie a un percorso di 100 opere, tra cui una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895) custodite a Oslo, La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–1924), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904).

    Ad arricchire la mostra milanese, è previsto un ricco palinsesto di eventi che coinvolgerà diverse realtà culturali della città e che andrà ad approfondire la figura dell’artista e ad espandere i temi delle sue opere.

    La mostra vede come sponsorStatkraft e Generali Valore Cultura, special partnerRicola, media partnerUrban Vision, mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale e radio partnerDimensione Suono Soft.

    Munch è uno degli artisti che ha saputo meglio interpretare sentimenti, passioni e inquietudini della sua anima, comunicandoli in maniera potente e diretta.
    Plasmato inizialmente dal naturalista norvegese Christian Krohg, che ne incoraggiò la carriera pittorica, negli anni Ottanta del Novecento si recò a Parigi dove assorbì le influenze impressioniste e postimpressioniste che gli suggerirono un uso del colore più intimo, drammatico ma soprattutto un approccio psicologico.
    A Berlino contribuì alla formazione della Secessione Berlinese e nel 1892 si tenne la sua prima personale in Germania, che fu reputata scandalosa: da quel momento in poi Munch viene percepito come l’artista eversivo e maledetto, alienato dalla società, un’identità in parte promossa dai suoi amici letterati. A metà degli anni Novanta del XIX secolo si dedicò alla produzione di stampe e, grazie alla sua sperimentazione, divenne uno degli artisti più influenti in questo campo.
    La sua produttività e il ritmo serrato delle esposizioni lo porteranno a ricoverarsi volontariamente nei sanatori a partire dalla fine degli anni Novanta del XIX secolo.
    Relazioni amorose dolorose, un traumatico incidente e l’alcolismo – vivendo la vita “sull’orlo di un precipizio” – lo portarono a un crollo psicologico per il quale cercò di recuperare in una clinica privata tra il 1908 e il 1909.
    Dopo aver vissuto gran parte della sua vita all’estero, l’artista quarantacinquenne tornò in Norvegia, stabilendosi al mare, dipingendo paesaggi e dove iniziò a lavorare ai giganteschi dipinti murali che oggi decorano la Sala dei Festival dell’Università di Oslo. Queste tele, le più grandi dell’Espressionismo in Europa, riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’universo.
    Nel 1914 acquistò una proprietà a Ekely, Oslo, dove, da celebre artista internazionale, continuò il suo lavoro sperimentale fino alla morte, avvenuta nel 1944, appena un mese dopo il suo ottantesimo compleanno.

    Nel corso della sua lunga vita Edvard Munch realizzò migliaia di stampe e dipinti. Essendo tanto un uomo d’immagini quanto di parole, riempì fogli su fogli di annotazioni, aneddoti, lettere e persino una sceneggiatura per il teatro. L’esigenza di comunicare le proprie percezioni, il proprio ‘grido interiore, lo accompagnò per tutta la vita, e proprio questa attitudine è stato il motore della sua pratica come artista, che ha toccato tanto temi universali – come la nascita, la morte, l’amore e il mistero della vita – quanto i disagi psichici necessariamente connessi all’esistenza umana – le instabilità dell’amore erotico, il disagio prodotto dalle malattie fisiche e mentali e il vuoto lasciato dalla morte.

    Questa mostra ruota attorno al ‘grido interiore’ di Munch, al suo saper costruire, attraverso blocchi di colore uniformi e prospettive discordanti, lo scenario per condividere le sue esperienze emotive e sensoriali: un processo creativo che sintetizza ciò che l’artista ha osservato, quello che ricorda e quanto ha caricato di emozioni.

    Altre opere, invece, cercano di immortalare le forze invisibili che animano e tengono insieme l’universo. L’inizio della sua carriera coincide infatti con cambiamenti radicali nello studio della percezione: alla fine dell’Ottocento è in corso un dibattito tra scienziati, psicologi, filosofi e artisti sulla relazione tra quello che l’occhio vede direttamente e come i contenuti della mente influiscono sulla nostra vista. Il suo interesse per le forze invisibili che danno forma all’esperienza, condizionerà le opere che lo rendono uno degli artisti più significativi della sua epoca. Precursore dell’Espressionismo e persino del Futurismo del XX secolo nella sua esplorazione delle forze impercettibili, oggi continua a “parlare” alle visioni interiori e alle preoccupazioni anche di noi, uomini e donne dell’età moderna. Nelle sue creazioni Munch punta a rendere visibile l’invisibile.


    Informazioni e prenotazioni
    T +39 02 892 99 21
    www.palazzorealemilano.it
    www.arthemisia.it

    Hashtag ufficiale
    #MunchMilano

    Biglietti
    Open € 17,00
    Intero € 15,00
    Ridotto € 13,00 – €10,00

    Ufficio Stampa Arthemisia
    Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
    press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
  • Il FAF 2024 saluta Matera con il concerto “Tango Sensation”

    Il FAF 2024 saluta Matera con il concerto “Tango Sensation”

    Terzo e ultimo appuntamento di settembre a Matera della quattordicesima edizione del Fadiesis Accordion Festival.
    Sabato 14 settembre – all’Auditorium Gervasio in piazza San Francesco d’Assisi con inizio alle 20:30 Fabio Furia al bandoneón e Marco Schirru al pianoforte, accompagnati dall’Orchestra Sinfonica di Matera diretta da Giovanni Rinaldi, saranno i protagonisti del concerto “Tango Sensations – Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango”.

    Il Fadiesis Accordion Festival 2024 saluta Matera con il concerto Tango Sensation.

    Il “fratello” sudamericano della fisarmonica, il bandoneón, è protagonista dell’ultimo concerto a settembre a Matera della quattordicesima edizione del Fadiesis Accordion Festival, che proseguirà a Pordenone e nel Friuli Venezia Giulia dal 25 settembre.
    Sabato 14 settembre – alle 20:30 all’Auditorium Raffaele Gervasio – in piazza San Francesco d’Assisi – il Fadiesis Accordion Festival saluta il pubblico materano con il concerto Tango Sensations – Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango.

    Due virtuosi di rango internazionale, come il bandoneonista Fabio Furia e il pianista Marco Schirru, incontrano l’Orchestra Sinfonica di Matera, diretta dal maestro Giovanni Rinaldi, nell’appassionante Tango Sensations che fonde il mondo sonoro del Tango con le vibrazioni del Jazz, facendo fluire le note rinate verso la scena del futuro. In scaletta musiche di Astor Piazzolla, Fabio Furia, Emilio Balcarce per un concerto appassionante e coinvolgente, che rivisita la tradizione in modo innovativo e attuale. In Tango Sensations, infatti, passato, presente e futuro si condensano in un unico e insolito viaggio nella storia del tango. Un percorso che parte dall’espressività e dal virtuosismo dei due grandi protagonisti, Fabio Furia al bandoneón e Marco Schirru al pianoforte, per poi aprirsi a suoni e melodie dell’Orchestra Sinfonica di Matera.

    “In Tango Sensations la forza della musica si fonde al virtuosismo tecnico degli artisti – afferma Gianni Fassetta, direttore artistico del Fadiesis Accordion Festival – una produzione frutto di un vero e proprio percorso di ricerca e sperimentazione, fondato sul confronto e l’interazione tra i generi e gli stili e nel virtuosismo esecutivo di una formazione tutta italiana. Con il Fadiesis sarà protagonista sul palco l’Orchestra Sinfonica di Matera diretta dal Maestro Giovanni Rinaldi. Ma tante sono state le presenze lucane in questa apertura del nostro festival in Basilicata, dall’Associazione Maté Solisti lucani, a MaterElettrica Ensemble, al Conservatorio Duni di Matera. Collaborazioni preziose per Fadiesis Accordion Festival non solo in terra lucana: dal 25 settembre, data d’inizio del nostro Festival a Pordenone e in Friuli Venezia Giulia, interpreti come il duo Marianna Di Ruvo al sassofono e Giacomo Desiante alla fisarmonica, si esibiranno nella trance friulana del FAF 2024”.

    L’ingresso ai concerti del Fadiesis Accordion Festivala Matera prevede due biglietti: intero euro 10 e ridotto di euro 5 per minorenni e studenti del Conservatorio. I titoli d’ingresso si possono acquistare in prevendita presso la Cartoleria Montemurro in via delle Beccherie n.69 a Matera. Per il concerto di sabato 14 settembre Tango Sensation i biglietti sono in prevendita anche al botteghino del Cinema Teatro Guerrieri in piazza Vittorio Veneto.

    Il Fadiesis Accordion Festival 2024è realizzato con il patrocinio e sostegno di: Regione Friuli Venezia Giulia; Fondazione Friuli; Fondazione Matera – Basilicata 2019; Provincia e Comune di Matera; Comune di Pordenone.

    Hanno collaborato all’edizione 2024ivalest del Faf: Conservatorio di Musica “Egidio Romualdo Duni” di Matera; Orchestra Sinfonica di Matera; Materelettrica; Associazione Matè; Onyx Jazz Club; Alma Camere; Raffaele Laterza – Rappresentanze termoidrauliche per Basilicata e Puglia; S.i.t.i. Srl.

    Calendario concerti Fadiesis Accordion Festival 2024
     
    Sabato 14 settembre, ore 20.30 | Auditorium R. Gervasio, Matera
    Tango sensations.
    Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango
    Fabio Furia, bandoneón
    Marco Schirru, pianoforte
    Orchestra Sinfonica di Matera
    Giovanni Rinaldi, direttore
    Musica di Astor Piazzolla, Fabio Furia, Emilio Balcarce

    Ingresso 10€ (5€ minorenni e studenti del Conservatorio)
    Prevendita:
    Cartolibreria Montemurro – Via delle Beccherie, 69 Matera – 0835 333411
    Aperta dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:30

    Info e prenotazioni:
    info@fadiesis.org

    Per ulteriori informazioni sul Festival Internazionale Fisarmonicistico: https://accordionfestival.fadiesis.org/
     
    I protagonisti del Fadiesis Accordion Festival 2024:
    https://www.fassetta.it/
    https://www.fabiofuria.it/
    https://www.movimentoclassical.it/ita/catalogo/artista/id/124
    https://www.materelettrica.it/
    https://www.orchestrasinfonicamatera.it/

    Sissi Ruggi
    Addetto stampa Fadiesis Accordion Festival  
    Per ulteriori informazioni e per contatti:
    ufficiostampa@sissiruggi.com
  • Venezia, The Venice Glass Week 2024: 61.5° N | personale di Dylan KATZ

    Venezia, The Venice Glass Week 2024: 61.5° N | personale di Dylan KATZ

    61.5°N segna la prima mostra personale dell’artista Dylan Katz. L’esposizione presenta due principali serie di opere: Uncanny Ice e Northern Windows.

    Northern Windows, debutta con una collezione inedita, creata appositamente per questa edizione del festival. Le opere rendono omaggio ai colori vividi e alle luci eteree del cielo nordico, riflettendo il profondo legame di Katz con i paesaggi della Finlandia, dove ha sede il suo studio.
    Uncanny Ice, la collezione iconica di sculture di Katz ispirata alle formazioni di ghiaccio della Finlandia, invece ritorna a Venezia per la terza volta  dopo esser stata esposta nel 2022 nell’Hub principale di The Venice Glass Week e a Palazzo Loredan e nel 2023 all’interno della mostra collettiva The Ice Furnace, con la curatela di Costanza Longanesi Cattani.

    61.5°N | DYLAN KATZ
    a cura di Costanza Longanesi Cattani 
     
    14.09>22.09.2024 
     
    Vernissage: 17 settembre 2024 | 18:00 > 22:00
     
    Olivolo
    San Piero di Castello 65/A – 59/C -Venezia

    A completare il progetto espositivo, si affiancano alle sculture in vetro, una serie di fotografie che documentano il lavoro dell’artista con le formazioni naturali di ghiaccio nei laghi finlandesi, insieme a un cortometraggio realizzato da Elias Markkula con audio di Veli-Matti “Vellu” Rintala, che approfondisce ulteriormente l’ispirazione alla base delle opere.
    Dylan Katz descrive il suo percorso artistico come un viaggio nel raccontare storie attraverso il vetro. Negli anni, ha padroneggiato il linguaggio complesso del vetro—dai colori, motivi, forme, e texture alla trasparenza, opacità, luce e ottica —e ora utilizza questi elementi per tessere un messaggio. Da Tampere, in Finlandia, al 61.5°N, Katz reinterpreta il tema del cambiamento climatico non come un conflitto violento tra uomo e natura, ma come una storia d’amore che può essere risolta solo ristabilendo equilibrio e pace, un messaggio che l’artista racconta attraverso il vetro.

    L’artista afferma che questa mostra non è un appello alla lotta contro il cambiamento climatico, ma una “lettera d’amore scritta nel vetro” alla nostra Madre Terra, un promemoria del perché ci teniamo ancora. È un appello al nostro lato più gentile, un invito a onorare e preservare la bellezza del nostro pianeta.

    In occasione dell’inaugurazione in data 17 settembre dalle 18.30, l’Artista e la Curatrice invitano giornalisti e pubblico a un brindisi di benvenuto.



    Info e Ufficio Stampa
    Cristina Gatti Press & P.R.
    press@cristinagatti.it
  • Arte contemporanea alla Cappella Espiatoria di Monza

    Arte contemporanea alla Cappella Espiatoria di Monza

    La Cappella Reale Espiatoria di Monza è tra i protagonisti di M@D – Monza Arte Diffusa, l’iniziativa del Comune di Monza in collaborazione con LeoGalleries. Durante la rassegna – iniziata lo scorso luglio – la città si popola di sculture e installazioni d’arte contemporanea, con collocazioni spesso ardite e sorprendenti. Il giardino della Cappella Espiatoria, sito del Ministero della Cultura gestito dalla Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia, accoglie per l’occasione l’opera site-specific dell’artista monzese Angelo Caprotti (1959) intitolata “La Rotta” (2024).

    Arte contemporanea alla Cappella Espiatoria di Monza
     
    Angelo Caprotti incontra il pubblico per raccontare la sua installazione site-specific “La Rotta”
     
    Cappella Reale Espiatoria di Monza
    sabato 14 settembre, ore 11.30

    Nel giardino della Cappella appare lo scheletro di una imbarcazione, composto da alcuni pezzi di legno provenienti da barche naufragate assemblati con altri recuperati nelle discariche. Rappresenta un grido: ricordare tutti i migranti dimenticati, uomini, donne e bambini, che hanno incontrato la morte al largo delle coste del Mediterraneo. Mettendo a confronto un illustre scomparso, il Re Umberto I per la cui morte è stato costruito l’eloquente monumento della Cappella Espiatoria, e i molti morti ai quali non sappiamo nemmeno dare un nome, l’artista vuole innescare una riflessione sul senso del ricordo e sul diritto alla dignità di tutti gli esseri umani.

    “La Rotta” è collocata di fronte all’ingresso della cripta, nel giardino, con la prua orientata – non casualmente – verso nord.

    Sabato 14 settembre 2024 alle ore 11,30 è in programma presso il monumento un incontro con l’artista, durante il quale interverranno il Direttore della DRMN-LOM Rosario Maria Anzalone, la Direttrice della Cappella Reale Espiatoria Giuseppina Di Gangi, il curatore di M@D Monza Arte Diffusa Matteo Galbiati e Daniela Porta, Direttrice di Leo Galleries (Monza).

    “La Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia – dichiara il direttore Rosario Maria Anzalone – è lieta di collaborare con le istituzioni del territorio e di partecipare a questa importante iniziativa della città di Monza, che giunge alla sua terza edizione. Progetti come questo rappresentano un’occasione per valorizzare il ruolo del patrimonio culturale come categoria incisiva e operante nelle società contemporanee. È così possibile avvicinare nuovi pubblici ai nostri siti, offrendo a chi già li conosce la possibilità di riscoprirli sotto una luce nuova“.

    “L’arte contemporanea – prosegue la direttrice della Cappella Reale Espiatoria Giuseppina Di Gangi – può aiutarci a rileggere i luoghi della cultura, dell’arte e della memoria, arricchendoli di significati sempre nuovi. In questo caso, Caprotti riesce nell’intento di farci riflettere, lavorando per antitesi, accostando la storia del monumento a uno dei grandi temi dell’attualità“.

    “La Cappella Espiatoria di Monza torna, con nostro grande apprezzamento – afferma il curatore Matteo Galbiati – ad accogliere il progetto M@D riconfermando l’apertura verso l’arte contemporanea che qui, in un luogo di memoria e di dolore dalle fortissime suggestioni, può accrescere e amplificare ulteriormente i suoi significati. L’artista Angelo Caprotti con “La rotta” non viene meno all’impegno di far germinare in chi osserva una riflessione profonda non solo sul senso di quel che si vede, ma soprattutto sul monito che l’opera trattiene riguardo i tempi che tutti stiamo vivendo. Tra derive che disperdono gli animi e disorientano gli uomini, una rotta giusta è ancora possibile, così si salveranno non solo le vite degli altri, ma anche la nostra“

    L’opera è visitabile gratuitamente fino al 30 settembre 2024 tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 14, il venerdì e il sabato dalle 9 alle 19. La Cappella Reale Espiatoria è situata a poca distanza dalla Villa Reale al Parco di Monza e si trova in via Matteo da Campione, 7/a. Si può raggiungere in auto, in bicicletta attraverso la pista ciclabile di via Cesare Battisti e in treno, con una passeggiata a piedi dalla Stazione di Monza di circa 30 minuti.

    Mercoledì 25 settembre alle ore 16.30 la Direttrice Giuseppina Di Gangi e lo storico dell’arte Michele Tavola condurranno una visita guidata al sito e all’opera. La partecipazione è libera e gratuita.

    La Cappella Espiatoria fu voluta da Vittorio Emanuele III, figlio e successore del Re d’Italia Umberto I, per commemorare il luogo in cui il padre venne ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Il monumento è costituito da una cripta e da una cappella, sormontata da un’alta stele. L’architetto autore del progetto è Giuseppe Sacconi, autore anche della tomba di Umberto I al Pantheon e dell’Altare della Patria a Roma. Il progettista morì nel 1905 a opera incompiuta e i lavori furono terminati nel luglio del 1910, in occasione del decimo anniversario del regicidio, dall’architetto Guido Cirilli. Il monumento sorge al centro di un parco, delimitato da una cancellata progettata dal celebre mastroferraio e decoratore milanese Alessandro Mazzucotelli, e da un’esedra di imponenti dimensioni rivestita da un mosaico in ciottoli bicromi. Una cripta, ricca di mosaici e di preziosi marmi, e una cappella, anch’essa interamente coperta da decorazioni musive, costituiscono gli spazi interni del monumento dalle atmosfere di alta sacralità. La terza edizione di M@D – Monza Arte Diffusa è interamente dedicata al gruppo Koinè, un collettivo di artisti nato nel 1995 che si muove come un’unica entità pur non avendo vincoli stilistici e tematici comuni. Il loro linguaggio espressivo va dalle installazioni, alle performance, dalla scultura alla fotografia, fino alla musica e alla poesia. Tutti condividono l’intento narrativo, la disponibilità a schierarsi e a lasciarsi contaminare dalla densità complessa dei luoghi, il desiderio di spostare lo sguardo dal particolare all’universale.

    (A cura di Ana Maria Fazzini)
    Angelo Caprotti (Monza, 1959) è un artista autodidatta. Nelle sue opere, Caprotti rivela immediatamente che la materia grezza, dura e primitiva è parte essenziale del suo lavoro. Spesso impiega materiali di recupero, evocando mondi arcaici e remoti, che plasma in opere informali.

    All’interno del percorso progettuale M@D – Monza Arte Diffusa, Caprotti propone un’opera dal titolo significativo: “La Rotta”. Si tratta di una barca frammentata, composta da pezzi di legno recuperati da discariche. Questa barca è volutamente posizionata di fronte all’ingresso della cripta, con la prua orientata verso nord.

    La Cappella Espiatoria e in particolar modo la cripta sono luoghi che evocano la morte del re d’Italia Umberto I.
    “La Rotta” è uno scheletro di legno che rappresenta un grido, una potente dichiarazione: l’artista vuole ricordare tutti quei migranti dimenticati, uomini, donne e bambini, che hanno disgraziatamente incontrato la morte al largo delle nostre coste mentre cercavano di raggiungere un futuro migliore.

    Indipendentemente dalla nostra situazione economica o stato sociale tutti meritano di essere ricordati allo stesso modo.


    Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s. – Ufficio Stampa e P.R.
    Via San Mattia, 16 – 35121 Padova 
  • ODIN S: Il nuovo singolo ‘DIONA’S HELP’ prodotto da Fabrizio Grossi e Matt Pascale

    ODIN S: Il nuovo singolo ‘DIONA’S HELP’ prodotto da Fabrizio Grossi e Matt Pascale

    Anche con questo brano Odin S continua ad affermare il suo amore per il blues, una musica colma di emozioni e sentimenti, che riesce a toccare l’animo di ogni persona a prescindere dall’età, ed è un’ulteriore conferma della vena compositiva prolifica ed originale del giovane artista, che lo ha portato a suonare in Europa e negli USA e che anticipa la realizzazione del suo primo album.

    ODIN S: IL 13 SETTEMBRE ESCE IL NUOVO SINGOLO ‘DIONA’S HELP’ PRODOTTO DA FABRIZIO GROSSI E MATT PASCALE

    Al centro di questo nuovo brano si trova la dea greca della pioggia, Diona, la cui figura ha ispirato ad Odin S un testo rivolto all’ottimismo e alla positività.

    Le piogge possono essere fonte di numerosi problemi ma la vita sul nostro pianeta sarebbe impossibile senza questi elementi, per cui la canzone ci invita a cogliere il potere rigenerante dell’acqua, anche attraverso l’allegoria della pulizia del nostro mondo e di renderci in fondo tutti uguali.

    Ogni aspetto della nostra vita nasconde due risvolti spesso contrapposti, sta a noi, secondo il giovane Odin Sokac, cogliere quello ottimista e rivolto al futuro, ancora meglio se accompagnato dal suo Blues!

    Odin Sokac è nato nel 2008 a Zagabria, in Croazia. Ha iniziato a suonare la chitarra ad 11 anni, e nei successivi 24 mesi aveva già compost ben 26 canzoni.

    Ha viaggiato e suonato in tutta Europa e negli Stati Uniti, e particolarmente significativa sono state le sue partecipazione al Little Steven’s Blues Camp di Notodden, in Norvegia nel 2023, grazie al supporto della European Blues Union, e all’evento a caratura mondiale International Blues Challenge di Memphis nel 2024.

    Nel giugno del 2024, grazie ancora all’EBU, si è unito ad altri giovani musicisti per un’esperienza indimenticabile al Pinetop Perkins Foundation Workshop a Clarksdale, Mississippi, il luogo dove, secondo la leggenda, è nato il Blues, ed ha girato il Sud e tutti gli Stati Uniti.

    Questo nuovo singolo ‘Diona’s Help’ segue di pochi mesi il tanto acclamato ‘Mannerist Blues‘.

    Per l’uscita del suo prossimo nuovo album, in preparazione, “In The Circle”, Odin S ha collaborato con il produttore Fabrizio “Fab” Grossi e il cantante/chitarrista Matt Pascale.


    Website: https://odins.show/ 
    Facebook: https://www.facebook.com/odin.sokac 
    Instagram: https://www.instagram.com/odin.sokac/ 
    Youtube: https://www.youtube.com/@odins.3712 
    Email: info@odins.show


    Ufficio Stampa A-Z Press
    info@a-zpress.com
  • Festival dell’Erranza: il tema è “Il Fallimento e l’Umiltà”

    Festival dell’Erranza: il tema è “Il Fallimento e l’Umiltà”

    Sta per iniziare una nuova ricca edizione, la dodicesima, del Festival dell’Erranza, una rassegna culturale densa di contenuti ed emozioni tali da essere ritenuta una delle manifestazioni più salienti nel panorama nazionale.

    Palcoscenico è il Complesso monumentale di San Tommaso d’Aquino a Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, luogo-simbolo del Festival dove si incontreranno e confronteranno noti scrittori, intellettuali, artisti nei giorni di venerdì 13 e sabato14 settembre 2024. Hanno finora accolto prontamente l’invito l’avv. e autore Domenico Ciruzzi, l’arch. ed editore Giuseppe Coppola, la filosofa Sara De Simone, la scrittrice Laura Forti, la pastora battista Lidia Maggi, lo scultore e disegnatore Battista Marello, lo scrittore Antonio Moresco, la scrittrice Elisa Ruotolo, l’attrice Antonella Stefanucci, il giornalista la Repubblica e scrittore Niccolò Zancan.

    Festival dell’Erranza
    XII edizione
    13 e 14 settembre 2024
    Piedimonte Matese (CE)

    Festival dell’Erranza: 
    “Il Fallimento e l’Umiltà”

    Il tema di quest’anno – “Il Fallimento e l’Umiltà”, ossia “Dalla scoperta della dissonanza esistenziale verso una nuova consapevolezza della condizione umana”) – ribadisce la vocazione del Festival dell’Erranza a farsi fucina di idee, dando voce ad autorevoli scrittori e maître a penser che la rassegna è onorata di ospitare.

    Così l’ideatore e direttore artistico del Festival Roberto Perrotti spiega il tema “Il Fallimento e l’Umiltà”: «Il successo avrebbe poco da dirci, mostrandosi in alcuni casi addirittura accessorio e ingombrante. L’insuccesso, invece, ci indurrebbe a riconoscere le nostre precarietà e dissonanze, offrendoci l’opportunità di accedere a una nuova coscienza esistenziale. Scoprirsi fuori sincrono nei riguardi del mondo, vivere l’inadeguatezza e lo spaesamento risulterebbe utile alla nostra vita a patto di fare buon uso del fallimento, ossia di fallire bene, ‘fallire di nuovo’ e accedere così a una visione più definita della nostra oscura condizione umana. L’insuccesso saprà così trasformarci nel profondo, indicando un nuovo senso della vita, che definiremmo di umiltà, offrendoci una personale collocazione nel mondo e una diversa maniera di sperimentare la nostra esistenza. Una prospettiva umile, in buona sintesi, che consentirebbe di accedere a quel grado di realtà che di solito non vediamo».

    Sabato 14 alle ore 21 esibizione del “Carmen Lubrano 5et“, che intraprende un affascinante viaggio tra gli standard jazz italiani e internazionali, includendo anche la tradizione della musica napoletana. Il quintetto, guidato dalla voce di Carmen Lubrano, arricchisce ogni brano con arrangiamenti originali, che fondono l’eleganza del jazz con suggestive influenze latine, offrendo al pubblico un’esperienza musicale variegata. La formazione è composta da Emilio Silva Bedmar al sassofono, Michele Visconte al basso, Antonio Perna al pianoforte e Giampiero Franco alla batteria, ognuno dei quali contribuisce al progetto con il proprio background artistico.

    Confermate nel Chiostro la presenza della Libreria Feltrinelli di Caserta con il suo Banco Libri e La Guardiense con il suo progetto sulle eccellenze del territorio, diventate ormai punto di riferimento per gli amanti della rassegna.

    Organizzato dall’Associazione Erranza con il patrocinio della Città di Piedimonte Matese, il Festival dell’Erranza si avvale di numerosi sostenitori e, come media partners, di Clarus e di Art A Part Of Cult(ure).

    Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.


    Festival dell’Erranza 
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  • Bologna, Museo Civico Archeologico: Martin Parr. Short & Sweet

    Bologna, Museo Civico Archeologico: Martin Parr. Short & Sweet

    Il suo sguardo è immediatamente riconoscibile, una lente di ingrandimento a colori vivaci che crea storie partendo dalla realtà, che cattura momenti autentici e spesso eccentrici della vita quotidiana cogliendo l’essenza di un luogo o di una situazione attraverso la ricerca del dettaglio perfetto, che offre una prospettiva unica e spesso provocatoria della società contemporanea.

    Martin Parr (classe 1952) – senz’altro uno dei fotografi documentaristi britannici più affermati e riconosciuti del nostro tempo – sceglie il Museo Civico Archeologico di Bologna per presentare il progetto espositivo Short & Sweet, da lui direttamente curato, insieme a Magnum Photos, dopo l’ampio successo di pubblico recentemente ottenuto al Mudec – Museo delle Culture di Milano.

    “Si può imparare di più sul Paese in cui si vive da un comico che dalla conferenza di un sociologo.”
    Martin Parr

    Martin Parr
    Short & Sweet

    Dal 12 settembre 2024 al 6 gennaio 2025
    Museo Civico Archeologico
    Bologna

    Oltre 60 fotografie selezionate dall’autore insieme all’installazione 
    Common Sense composta da 250 scatti e una intervista inedita, per ripercorrere la carriera di uno dei più famosi fotografi documentaristi contemporanei.

    Un progetto di
    24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE

    In collaborazione con
    Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico
    Magnum Photos

    A cura di
    Martin Parr

    Dal 12 settembre 2024 al 6 gennaio 2025 la mostra Martin Parr. Short & Sweet – prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici Bologna e Magnum Photos, e con il patrocinio del Comune di Bologna – presenta oltre 60 fotografie da lui selezionate appositamente per questo progetto e affiancate al corpus di immagini della serie Common Sense, che lo ha reso famoso, per ripercorrere, anche attraverso una intervista inedita a cura della storica e critica della fotografia Roberta Valtorta, la carriera di uno dei più famosi fotografi della nostra epoca.
    Gruppo Hera è sponsor della mostra.

    Attraverso una cronaca fotografica senza filtri e fuori dalla retorica, il percorso espositivo si apre ‘in bianco e nero’, ovvero con la serie The Non-Conformists, immagini scattate dal 1975 al 1980 da un inedito, giovane e ispirato Parr, appena terminata la scuola d’arte. Per questo progetto, l’autore all’età di ventitré anni, insieme alla sua compagna (e futura moglie) Susie Mitchell, si muove della metropoli londinese verso le periferie dello Yorkshire. Per cinque anni la coppia documenta quotidianamente gli eventi a cui assiste, in particolare quelli dei Non Conformisti, dal nome delle cappelle metodiste e battiste che stavano diventando numerose nella zona. Martin fotografa sia l’ambiente circostante che le vite dei colletti blu di operai, minatori, agricoltori, devoti, guardiacaccia, allevatori di piccioni e “mariti presi per il naso”, realizzando un documento storico e toccante che definisce il carattere ferocemente indipendente dell’Inghilterra settentrionale dall’anglicismo di Stato.

    Prima di approdare alle più conosciute serie a colori, la mostra prosegue con l’ultimo progetto in bianco e nero sviluppato da Parr, Bad Weather, realizzato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta e pubblicato nel 1982. L’idea era quella di creare un lavoro incentrato su un’ossessione britannica. Il tempo atmosferico ha fornito un soggetto ideale. Con una fotocamera subacquea, Parr si getta sotto le tipiche condizioni meteorologiche inglesi: acquazzoni, pioggerelline, tempeste di neve documentate rigorosamente tra Inghilterra e Irlanda. “Di solito ti viene detto di fotografare solo quando la luce è buona e c’è il sole – afferma l’autore – e mi piaceva l’idea di scattare fotografie solo in caso di maltempo, come modo per sovvertire le regole tradizionali“. Con scanzonata serietà, la serie unisce espressioni e reazioni delle persone che vivono costantemente sopportando temperature pungenti e clima uggioso. Parr, in questo modo, rivolge lo sguardo all’umanità piuttosto che all’iconico e ben noto paesaggio britannico.

    Il primo progetto a colori è The Last Resort (1982-1985), amaramente ironico reportage condotto dal fotografo sulle spiagge di Brighton, sobborgo balneare di Liverpool, nella metà degli anni Ottanta, ovvero in un periodo di profondo declino economico in cui versava il nord-ovest dell’Inghilterra. Tra satira e crudeltà – non priva di una certa tenerezza per i suoi connazionali inglesi – ritrae famiglie a basso reddito in vacanza a New Brighton, piccola località balneare in declino vicino a Liverpool. Vista attraverso il suo obiettivo, quella che avrebbe dovuto apparire come una località di villeggiatura estiva assume l’aria di una zona industriale. In The Last Resort Martin Parr evoca la sua nostalgia per gli anni Sessanta, creando il primo esempio di reportage spietato e lucido sulla fine di un mondo (quello operaio) e dei suoi valori, nonché l’avvento di una nuova concezione consumistica della vita, la decadenza della società del benessere e del consumo.

    Probabilmente il suo lavoro più famoso, The Last Resort presenta foto scattate con una macchina fotografica di medio formato e un flash a luce naturale, primo esempio del caratteristico e audace colore saturo di Parr, che aggiunge energia e vitalità alle sue immagini, influenzate dalla fotografia a colori americana di William Eggleston (nato nel 1939) e Garry Winogrand (1928-1984).

    Sullo stesso registro si mantiene l’installazione Common Sense: al Museo Civico Archeologico di Bologna saranno visibili 250 fotografie in formato A3, selezionate tra le 350 esposte nella mostra omonima del 1999, che offrono uno studio ravvicinato del consumo di massa e della cultura dello spreco, in particolare occidentale ed europea. Combinando tutti gli elementi che avevano caratterizzato la fotografia di Parr negli anni Settanta e Ottanta, la serie dà seguito all’ossessiva ricerca visiva dell’artista di tutto ciò che è volgare, stonato, assurdo. 

    Quando viene presentato in mostra, Common Sense viene installato come un’ampia e compatta serie di immagini dai colori vivaci tra loro accostate, stampate a buon mercato con l’utilizzo di una macchina Xerox a colori. La mostra fu allestita contemporaneamente in quarantuno sedi in diciassette Paesi, conquistando così il Guinness World Record. Parr eccelle qui nella resa di soggetti legati spesso al cattivo gusto e alla volgarità contemporanea, che coglie con un cinismo di fondo e un sarcasmo senza precedenti.
    Gli scatti e le composizioni dinamiche, fatte di accostamenti audaci, di oggetti pesantemente kitsch, vengono riprese da angoli insoliti, con inquadrature ravvicinate e utilizzando prospettive inedite, creando così scatti che catturano l’attenzione e suscitano interesse. Fondamentale diventa l’attenzione al dettaglio, attraverso il quale Parr riesce a cogliere gli elementi distintivi di un luogo o di una situazione, e quindi in ultima analisi della cultura e della società che egli si trova a descrivere. Per la mostra Short & Sweet, Common Sense si presenta come un accumulo di immagini dai colori vivaci, stampate a basso costo su carta A3 con una macchina Xerox a colori e riadattate nello spazio secondo un ordine originale.

    Negli anni Novanta lo sguardo si rivolge al resto del mondo e allo strano universo del turismo di massa. La serie Small World (1989-2008) riguarda ancora una volta questo tema e la volontà del del fotoreporter di condurci in molti tra i siti più frequentati e famosi, mostrando la differenza tra la mitologia idealizzata del luogo e la realtà depredata dall’”uso” che il turista fa del luogo stesso. In questa serie, l’autore segue le orme del turista medio – come potremmo esserlo tutti noi – e, attraverso le sue fotografie, tenta di rivelare la grande farsa del viaggio, che è, per la maggior parte delle persone, un’attività di svago resa possibile solo di recente, in seguito allo sviluppo degli aerei di grandi dimensioni e delle compagnie aeree a basso costo. Con il turismo Martin Parr ci presenta uno specchio particolarmente crudele, standardizzato fino all’assurdo, il mondo del turismo assomiglia sempre più a un sogno annacquato e omogeneizzato, il cui modello ultimo sarebbe Las Vegas.

    Insieme al turismo c’è poi il tema del ballo con la serie Everybody Dance Now (1986-2018). Secondo Parr, a parte la fotografia, la danza è probabilmente la forma di espressione più democratica. Unisce le due arti in questa ricerca nella quale, da San Paolo in Brasile alle isole scozzesi, ha fotografato per oltre trent’anni, tra il 1986 e il 2018, svariati tipi di ballo, ballerini vivaci, lezioni di aerobica, feste in ogni parte del mondo, danze del tè. Il lavoro è uno studio puntuale sui corpi, sulle loro proporzioni e sulla pelle, sui movimenti, i diversi abiti, le calzature, i make-up, le espressioni dei volti in quella particolare attività del tempo libero, insieme naturale e culturale, che per tutti è il ballo. Emerge dai suoi scatti una folle energia, dove il corpo collettivo si manifesta senza riserve e pudori.

    L’Inghilterra è sempre stata la materia preferita di Martin Parr. Le sue numerose serie fotografiche comiche, dogmatiche, affettuosamente satiriche e colorate documentano cosa significa essere inglese oggi. Con la serie recente Establishment (2010-2016) prosegue dunque il grande progetto di fotografare l’establishment britannico, le élite che governano il Paese e i loro rituali, rendendo sorprendente ciò che è ovvio, reinventando i cliché dell’”inglese”, trasformandoli in rivelazioni provocatorie. Parr continua il suo grande progetto di fotografare le élite che governano il paese e i loro curiosi rituali. Ecco dunque i luoghi e i personaggi della politica, le sedi del potere, le università più famose. La ricerca mette crudamente in luce, come è tipico dell’autore, le convenzioni sociali che si ripetono nel tempo, i comportamenti analizzati fin nei minimi gesti, l’abbigliamento, le espressioni, gli sguardi, le piccole ossessioni, le tradizioni che si esprimono negli arredi e negli oggetti.

    Si prosegue con un soggetto con cui Parr si è sempre confrontato, la spiaggia. La serie Life’s a Beach (2013) mostra scatti provenienti dalle spiagge di tutto il mondo, in un caleidoscopio di immaginari del corpo svestito e del suo mostrarsi in pubblico. Nel Regno Unito, è impossibile trovarsi a più di 75 miglia dalla costa, e con così tanto mare non sorprende che in Gran Bretagna esista una forte tradizione di scattare foto sulla spiaggia. Le persone possono rilassarsi, essere se stesse e sfoggiare tutti i piccoli aspetti di quel comportamento leggermente eccentrico che è tipico dei Britannici. Negli Stati Uniti c’è una forte tradizione della fotografia di strada, nel Regno Unito della ‘fotografia da spiaggia’. Martin Parr fotografa questo soggetto da molti decenni (gli scatti presentati in mostra vanno dal 1986 al 2018), documentando tutti gli aspetti di questa tradizione, compresi primi piani di bagnanti, nuotate e picnic.

    Attento al costume, alle convenzioni sociali e alle regole dell’apparire che influenzano la vita di chi vive nel mondo globalizzato, Martin Parr non poteva non osservare la moda nelle sue varie accezioni, allontanandosi dal glamour convenzionale associato al genere, ma piuttosto insistendo sempre su un approccio spiritoso e satirico. Per molti anni ha fotografato in Europa, negli Stati Uniti, in Africa e in Asia non solo gli abiti e gli accessori a volte esagerati o assurdi, ma, come sempre, anche le posture e le espressioni.
    La serie Fashion raccoglie immagini prodotte tra il 1999 e il 2019 per riviste di moda e in occasione di sfilate, ma del tutto simili alle molte che Parr ha realizzato nei più vari contesti sociali in tanti anni di puntuale e implacabile osservazione delle debolezze dell’umanità massificata.

    Attraverso un percorso dentro i progetti più noti, l’inedito stile documentario che da oltre cinquant’anni caratterizza il linguaggio del fotografo inglese Martin Parr diventa cartina tornasole per osservare la società contemporanea e le sue pieghe più contraddittorie, quelle che appartengono al mondo occidentale, in particolare europeo, restituito da una cronaca fotografica tagliente, a volte raccontata con pungente sarcasmo, più spesso presentata con ironia e umorismo. Le immagini di Parr catturano momenti comici o inaspettati, offrendo uno sguardo critico ma anche divertente sulla vita quotidiana di tutti noi.

    Il catalogo della mostra Martin Parr. Short & Sweet, edito da 24 ORE Cultura, è disponibile presso il bookshop della mostra, nelle librerie e online.


    Titolo
    Martin Parr. Short & Sweet

    A cura di
    Martin Parr

    Mostra prodotta da
    24 ORE Cultura

    In collaborazione con
    Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico
    Magnum Photos

    Con il patrocinio di
    Comune di Bologna

    Progetto di allestimento
    Cesare Mari, PANSTUDIO Architetti Associati con Carlotta Mari
    Sponsor
    Gruppo Hera

    Biglietteria 
    Ticket 24 Ore

    Didattica
    Education 24 ORE Cultura

    Sede
    Museo Civico Archeologico
    Via dell’Archiginnasio 2, Bologna

    Periodo di apertura
    12 settembre 2024 – 6 gennaio 2025

    Orari di apertura
    Lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10.00-18.00
    Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
    Martedì chiuso
    La biglietteria chiude 40 minuti prima (ultimo ingresso ore 18.10)

    Aperture o chiusure straordinarie
    4 ottobre 2024 (Festa Patrono di Bologna) 10.00-19.00
    1 novembre 2024 (Ognissanti) 10.00-19.00
    25 dicembre 2024 (Natale) chiuso
    26 dicembre 2024 (santo Stefano) 10.00-19.00
    1 gennaio 2025 (Capodanno) 11.00-19.00
    6 gennaio 2025 (Epifania) 9.00-19.00

    Biglietti
    • Ingresso singolo intero 
    € 14,00
    • Ingresso singolo ridotto € 12,00
    Visitatori dai 13 ai 25 anni, persone con disabilità (Legge 104), insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio, possessori biglietto museo
    • Ingresso singolo ridotto speciale 
    € 10,00
    Giornalisti muniti di tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati (non si accredita sabato, domenica e festivi)
    • Ingresso mercoledì universitari € 5,00
    Tutti i mercoledì gli studenti universitari muniti di tesserino senza limiti di età dalle ore 14.30 alle 18.30 (esclusi giorni festivi)
    • Bambini 6-13 anni 
    € 6,00
    • Omaggio
    Minori di 6 anni, guide turistiche italiane munite di tesserino di abilitazione (no salta coda), giornalisti con tesserino ODG previo accredito presso l’Ufficio Stampa (scrivere con almeno 24 ore di anticipo a elettra.occhini@ilsole24ore.com specificando la testata e il giorno della visita. Non si accredita sabato, domenica e festivi), 1 accompagnatore per persone con disabilità che presentino necessità e regolare documentazione.
    • Speciale famiglia (da 2 a 5 persone)
    Adulto (1 o 2 adulti) € 12,00
    Primo e secondo figlio (da 6 a 13 anni) € 6,00
    Omaggio terzo figlio (da 6 a 13 anni)
    • Biglietto open (valido fino al 31/12/2024)
    € 16,00 Intero (prevendita obbligatoria esclusa)
    € 14,00 Ridotto (prevendita obbligatoria esclusa)
    Biglietto a data aperta, valido dal giorno successivo a quello di acquisto, consente l’accesso diretto alla cassa prenotati.
    • Gruppi adulti (min 15 – max 25 persone) 
    € 12,00
    Gratuità 1 accompagnatore per ogni gruppo
    • Scuole
    € 5,00 gruppi scuole di ogni ordine e grado, dal lunedì al venerdì (esclusi martedì, sabato e domenica), min 15 max 25 persone (tolleranza fino a 29)
    Gratuità 2 accompagnatori per ogni gruppo scolastico

    Prevendita
    € 2,00 visitatori individuali e gruppi
    € 1,00 scuole
    Per garantire una regolare programmazione delle visite, la prenotazione con prepagamento è obbligatoria nel caso di scolaresche e gruppi, sia quando è richiesto l’ausilio di una guida sia nei casi in cui tale servizio non sia richiesto.
    È inoltre obbligatoria per gruppi da 7 persone con guida.

    Visite guidate gruppi adulti *
    Costo visita guidata adulti € 110 – € 120 in lingua
    Costo visita guidata scuole € 70 – € 80 in lingua

    Visite guidate singoli adulti*
    € 22 (costo comprensivo di ingresso alla mostra ridotto + visita guidata)
    *Non comprensivi di prevendita
    Sabato ore 15.30

    Informazioni e prenotazioni
    Tel. +39 051 0828398
    www.ticket24ore.it
    www.museibologna.it/archeologico

    Catalogo 
    24 ORE CULTURA
    UFFICI STAMPA
    24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE      
         
    Elettra Occhini                                                       
    Tel. +39 02 30223917                               
    elettra.occhini@ilsole24ore.com

    Settore Musei Civici Bologna     
    ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it  
    Silvia Tonelli | silvia.tonelli@comune.bologna.it | Tel. +39 051 2193469
    Elisabetta Severino | elisabetta.severino@comune.bologna.it | Tel. +39 051 6496658
  • “FORME DI ADATTAMENTO” di Gloria Campriani | A cura di Maurizio Vanni

    “FORME DI ADATTAMENTO” di Gloria Campriani | A cura di Maurizio Vanni

    Maison laviniaturra è lieta di annunciare la ripresa della stagione espositiva con un evento imperdibile, portando avanti così la mission di promuovere le artiste donne attraverso una serie di mostre che fondono abilmente l’arte visiva e l’alta moda. In collaborazione con Associazione Mosaika, dal 19 settembre al 17 novembre 2024, il celebre atelier-salotto di moda fondato dalla fashion designer Lavinia Turra ospiterà la nuova mostra dell’artista Gloria Campriani intitolata “FORME DI ADATTAMENTO. Dal mondo vegetale a quello antropico”, a cura di Maurizio Vanni.

    Maison laviniaturra presenta la mostra
    “FORME DI ADATTAMENTO
    Dal mondo vegetale a quello antropico”
    di Gloria Campriani
     
    A cura di Maurizio Vanni

    Opening giovedì 19 settembre 2024 alle 18.00
    Dal 19 settembre al 17 novembre 2024
    Da lunedì a sabato su appuntamento
    Dalle ore 17.00 alle 19.00
    Maison laviniaturra
    Via dei Sabbioni 9, Bologna

    L’esposizione rappresenta una straordinaria opportunità per i visitatori che vogliono immergersi in un dialogo creativo tra arte, moda ed ecosostenibilità, dove la natura fa da protagonista. Infatti, il lavoro di Gloria Campriani parte dall’osservazione di vari fenomeni ambientali e naturali — dal cambiamento climatico alle sue conseguenze dirette sulla flora e fauna del Pianeta — al fine di esplorare le forme di adattamento che la natura sviluppa in risposta a sfide trasformative.

    Tra il giardino, il portico e parte del salone d’ingresso dell’atelier prenderà vita un progetto installativo site specific dove verranno esposte 7 opere strutturate con materiali di riciclo, rielaborati, riannodati, riutilizzati e modificati di nuovo per la trasformazione definitiva, attraverso un processo artistico che esprime una forte affinità con il mondo dell’eleganza sostenibile. Le opere, caratterizzate da colori luminosi e contrasti audaci, offrono una riflessione sull’incredibile capacità di resilienza della natura, sottolineando come la vita, in tutte le sue forme, possieda la straordinaria abilità di adattarsi ai cambiamenti climatici in corso. Il curatore Maurizio Vanni spiega: “Gloria Campriani considera le arti come prezioso strumento di conoscenza e auto-conoscenza, prima ancora che opportunità comunicativa, e forse anche per questo è sempre stata attratta dalle tematiche connesse all’ecologia, alla sostenibilità ambientale e, di conseguenza, alle reti sociali propedeutiche alla comprensione delle relazioni umane. Dopo aver preso coscienza delle questioni legate alla transizione climatica e alla necessità, nei mondi animali e vegetali, di adottare modelli di resilienza per proteggersi e perpetuare la specie, la Campriani ha cercato di immaginare un mondo in cui la trasformazione possa diventare un’ancora di salvezza. Ne risultano forme improbabili, colori meravigliosamente inverosimili, istallazioni metamorfiche (il cambiamento è in essere) e performance che sembrano alludere a un eterno scenario effimero in cui vivere corrisponde a una continua ricerca temporanea di stabilità. Gloria lancia la sfida, ci spinge a non mollare e invita le persone ad accogliere le evoluzioni perché, in fondo, risulteranno essere l’unica certezza per la sopravvivenza a patto che il genere umano si impegni in un dialogo di infinito confronto collaborativo”.

    L’inaugurazione della mostra si terrà giovedì 19 settembre alle ore 18.00 e sarà divisa in due momenti ben definiti, l’uno complementare all’altro. Il primo prevede una parte verbale condotta e disciplinata dal curatore Maurizio Vanni, specialista del rapporto cultura, musei e sostenibilità e di Biomuseologia, che prenderà consistenza con un’introduzione e un talk show dal titolo “Dalla coscienza ecologica alla psicologia ambientale. La creatività diventa sostenibile” che approfondirà, a livello interdisciplinare, le questioni legate alla presa di coscienza ambientale e alla consapevolezza ecologica legate sia alla moda che alle arti. Interverranno la stessa artista Gloria Campriani, la stilista Lavinia Turra, il violinista Valentino Corvino e l’attrice Tita Ruggeri. “La psicologia ambientale – scrive Maurizio Vanni – è la disciplina che studia la relazione tra le persone e l’ambiente, che indaga la risposta emotiva degli individui nei confronti del cambiamento climatico e della transizione energetica. La sfida ambientale si può vincere anche partendo dalle buone abitudini, facendo entrare la sostenibilità ecologica nel nostro stile di vita e condividendo con gli altri la coscienza ambientale”.

    Alle ore 19.00 seguirà “Nuovi equilibri”, una live performance ideata e realizzata da Gloria Camprianiche coinvolgerà il pubblico, emotivamente e fisicamente, in azioni fortemente simboliche ed evocative. “Nella performance intitolata ‘Nuovi equilibri’ – scrive Gloria Campriani – metto in evidenza le tensioni, la fatica, le difficoltà, la rabbia, che incontro durante il mio percorso e che mi impediscono, insieme allo ‘strumento’ instabile, con cui mi muovo, il raggiungimento di un equilibrio che sembra impossibile da ottenere. I conflitti che si generano durante il tragitto, anche di natura pratica, fra l’interno e l’esterno di una ‘vecchia carcassa’, non ti permettono di andare avanti. Io ondeggio come se fossi una barca in mezzo al mare mi spingo da una parte all’altra perché non ho abbastanza spazio all’interno. La struttura della ‘scultura’, con cui mi muovo e che mi ospita e contemporaneamente mi protegge è così instabile che mi impedisce di raggiungere l’insperato. Vacillo ma non mollo”.

    “FORME DI ADATTAMENTO. Dal mondo vegetale a quello antropico” vuole essere uno spunto di riflessione sul legame tra arte e natura che, come dice il curatore della mostra Maurizio Vanni “nasce con il desiderio dell’uomo di conoscere l’ambiente che lo circonda e di prendere coscienza delle modalità più appropriate per condividerlo con altre persone”.  Inoltre Vanni si esprime su Gloria Campriani e afferma: “Attraverso le sue proposte artistiche, la Campriani riesce a stimolare la riflessione e avviare un dialogo sulla relazione tra l’individuo e se stesso, tra l’individuo e gli altri individui, e tra le persone e la natura. I suoi colori esondano nel loro richiamare sentimenti, stati d’animo e sensazioni sempre nuove. Le sue forme prendono possesso dello spazio e, senza necessariamente stravolgerlo, tendono ad alterarne l’impatto morfologico aprendo un varco verso quella che potremmo definire dimensione emotiva del fruitore. Le sue istallazioni, ma soprattutto le sue performance, hanno come obiettivo quello di creare stupore in uno spettatore chiamato a vivere un’esperienza estetica in divenire mentre scopre qualcosa di inedito che, seppur mai incontrato, risulta stranamente familiare. Quelle dell’artista toscana sono rivelazioni silenziose, mai gridate e imposte, ma sussurrate direttamente a coloro che ancora manifestano amore per la vita, concedendosi ai propri sensi”.

    Nata e cresciuta a Certaldo nel laboratorio artigianale tessile di famiglia, Campriani possiede una formazione multidisciplinare che passa attraverso lo studio delle lingue, della pedagogia, del teatro e dell’arte. Ha lavorato per anni in aziende che collaborano con i migliori brand di moda internazionali e i suoi primi maestri vanno ricercati fra i designer con i quali è entrata in contatto durante la sua attività professionale. Queste esperienze si sono rivelate, più tardi, determinanti nella scelta dell’utilizzo del filo come uno degli strumenti principali del suo percorso artistico. La familiarità con questo materiale, infatti, ha facilitato le capacità espressive e dopo un’analisi basata sul confronto di vari materiali ha ritenuto il filo, per la sua flessibilità, lo strumento più idoneo per le sue forme espressive.

    Museologo, Critico e Storico dell’arte, specialista in Sostenibilità, Valorizzazione e Gestione museale, in Biomuseologia e in Marketing non convenzionale per la cultura. Già chief curator del MARS – Modern Art Center di Mosca (2002-2004), Curatore Museale della Fondazione Primo Conti (2005-2006), Direttore della Fondazione Dino Zoli Arte Contemporanea (2007-2008), Direttore Generale del Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art (2009-2021), dal 2008 al 2012 è stato Responsabile del Tavolo della Cultura della Provincia di Grosseto e Project Manager di “Maremma in Contemporanea”. Già docente di Museologia e Marketing museale presso UMSA – Universidad del Museo Social Argentino di Buenos Aires (2013-2018). Attualmente collabora con il Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, è docente di Museologia presso l’Università degli Studi di Pisa, Docente di Marketing non convenzionale alla Facoltà di Economia di Roma Tor Vergata nel Master “Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media”, Docente di Valorizzazione e gestione culturale presso il Conservatorio Luigi Boccherini di Lucca nel Master MaDAMM. È Coordinatore dell’Osservatorio di Storia dell’Arte della Pontificia Accademia Mariana Internazionale. Fa parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione Greenaccord onlus.

    Ha curato più di 700 eventi, tra mostre e progetti legati alla museologia del presente, alla gestione museale e al marketing non convenzionale, in oltre sessanta musei di trenta paesi del mondo e ha tenuto corsi, seminari, convegni e lectio magistralis in oltre quaranta università internazionali. Ha al suo attivo oltre 600 pubblicazioni.

    Nata a Bologna, cresciuta fra donne che tagliavano e cucivano, ha frequentato da bambina antiche sartorie e imparato l’amore per questo lavoro. Il suo mestiere nasce e cresce con l’uso delle mani, che conoscono e usano non solo i colori e le matite, ma soprattutto le stoffe e i tessuti, adoperando forbici, ago e filo. Arriva a questo lavoro attraverso un’attrazione e una lunga strada di “connivenze” e “complicità” legate all’arte, alla pittura, al teatro.

    Curiosa per natura, la relazione personale e l’ascolto sono alla base del suo modo di “vestire” perché l’abito, “deve rappresentare la donna e non travestirla”. Nel 2017 fonda Maison laviniaturra, sentendo la necessità di uno spazio che non solo offra ma accolga, come solo una “casa” sa fare. L’apertura della Maison coincide anche con l’inizio della collaborazione creativa con la figlia Cecilia Torsello, rinnovamento e fresca energia del brand. Un prodotto 100% Made in Italy, tessuti di ricerca, forme timeless e dettagli all’avanguardia: Maison laviniaturra propone una propria idea di lusso, legato all’etica di produzione, all’individualità e ispirata alla cultura del bello.


    Il legame tra arte e natura nasce con il desiderio dell’uomo di conoscere l’ambiente che lo circonda e di prendere coscienza delle modalità più appropriate per condividerlo con altre persone. Da una parte c’è la natura che è stata da sempre fonte di ispirazione per gli artisti di ogni genere che, attraverso le loro proposte creative, hanno trovato stimoli per indagare la bellezza assoluta, per arrivare alla consapevolezza della grandezza del mondo naturale e per approfondire il rapporto tra genere umano e ambiente. Dall’altra, l’esigenza di comprendere le logiche che presiedono la vita di una comunità, la rete delle connessioni (bene relazionale) che ne cadenzano il quotidiano. 

    Gloria Campriani considera le arti come prezioso strumento di conoscenza e auto-conoscenza, prima ancora che opportunità comunicativa, e forse anche per questo è sempre stata attratta dalle tematiche connesse all’ecologia, alla sostenibilità ambientale e, di conseguenza, alle reti sociali propedeutiche alla comprensione delle relazioni umane. Dopo aver preso coscienza delle questioni legate alla transizione climatica e alla necessità, nei mondi animali e vegetali, di adottare modelli di resilienza per proteggersi e perpetuare la specie, la Campriani ha cercato di immaginare un mondo in cui la trasformazione possa diventare un’ancora di salvezza. Ne risultano forme improbabili, colori meravigliosamente inverosimili, istallazioni metamorfiche (il cambiamento è in essere) e performance che sembrano alludere a un eterno scenario effimero in cui vivere corrisponde a una continua ricerca temporanea di stabilità. Gloria lancia la sfida, ci spinge a non mollare e invita le persone ad accogliere le evoluzioni perché, in fondo, risulteranno essere l’unica certezza per la sopravvivenza a patto che il genere umano si impegni in un dialogo di infinito confronto collaborativo.  Il nostro modo di abitare il pianeta (di fatto, dovremmo considerarlo in comodato d’uso gratuito) è condizionato da uno stato di più o meno permanente connessione che influenza le nostre scelte e il nostro stile di vita. Quando entriamo in uno spazio-palinsesto che ospita le opere della Campriani, quelle che troviamo di fronte non sono ragnatele che imprigionano, ma trame salvifiche che non modificano la realtà, ma la riscrivono anticipando cosa sta per succedere, o raccontando cosa è successo in “mondi altri”. L’arte ha sempre avuto il dono di interpretare e rivelare i malesseri di una comunità o il dolore intangibile dei disagi interiori, e di suggerire riflessioni e possibili soluzioni. Attraverso le sue proposte artistiche, la Campriani riesce a stimolare la riflessione e avviare un dialogo sulla relazione tra l’individuo e se stesso, tra l’individuo e gli altri individui, e tra le persone e la natura. I suoi colori esondano nel loro richiamare sentimenti, stati d’animo e sensazioni sempre nuove. Le sue forme prendono possesso dello spazio e, senza necessariamente stravolgerlo, tendono ad alterarne l’impatto morfologico aprendo un varco verso quella che potremmo definire dimensione emotiva del fruitore. Le sue istallazioni, ma soprattutto le sue performance, hanno come obiettivo quello di creare stupore in uno spettatore chiamato a vivere un’esperienza estetica in divenire mentre scopre qualcosa di inedito che, seppur mai incontrato, risulta stranamente familiare. Quelle dell’artista toscana sono rivelazioni silenziose, mai gridate e imposte, ma sussurrate direttamente a coloro che ancora manifestano amore per la vita, concedendosi ai propri sensi.


    TITOLO: FORME DI ADATTAMENTO. Dal mondo vegetale a quello antropico
    DI: Gloria Campriani
    DOVE: Maison laviniaturra, via dei Sabbioni 9, Bologna
    OPENING: Giovedì 19 settembre 2024 alle 18.00
    QUANDO:Dal 19 settembre al 17 novembre 2024
    ORARI: Da lunedì a sabato su appuntamento dalle ore 17.00 alle 19.00
    Su appuntamento. Per visitare la mostra è necessario telefonare al 320 9188304
    In collaborazione con Associazione Mosaika
     
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  • “Henri Cartier-Bresson e l’Italia”, la grande mostra a Palazzo Roverella

    “Henri Cartier-Bresson e l’Italia”, la grande mostra a Palazzo Roverella

    Dal 28 settembre al 26 gennaio, a Palazzo Roverella di Rovigo viene proposta la più importante mostra monografica italiana su Henri Cartier-Bresson, incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e il nostro paese.
    La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è realizzata in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux, e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.

    HENRI CARTIER-BRESSON e l’Italia
    Rovigo, Palazzo Roverella
    28 Settembre 2024 – 26 gennaio 2025

    Mostra a cura di Clément Chéroux e Walter Guadagnini

    Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra colui che è stato definito “l’occhio del secolo” e l’Italia. Attraverso circa 200 fotografie e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi, lettere -, la mostra ripercorre le tappe di un rapporto iniziato prestissimo, già negli anni Trenta, e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia, negli anni Settanta.

    Scandita cronologicamente, la mostra inizia con il primo viaggio italiano avvenuto all’inizio degli anni Trenta da un giovanissimo Cartier-Bresson (nato nel 1908), che aveva appena abbandonato definitivamente la pittura per la fotografia, in compagnia dell’amico André Pieyre de Mandiargues, giovane poeta e scrittore, e della sua compagna, la pittrice Leonor Fini. Da questo viaggio di piacere, il fotografo scatta alcune delle sue immagini più famose, tutte presenti nella sezione di apertura della mostra.

    Il secondo viaggio, non meno significativo, avviene all’inizio degli anni Cinquanta e tocca l’Abruzzo e la Lucania, allora terre di grande interesse culturale, sociologico e per l’appunto fotografico, emblema di quel Sud in cui si affrontavano tradizione e modernità, povertà e cambiamenti sociali. Figura centrale nella costruzione dell’immagine del Sud e in particolare di queste regioni è lo scrittore e pittore Carlo Levi, riferimento fondamentale per i tanti fotografi, italiani e stranieri, che si muovono tra Matera e i paesi del territorio, tra cui Scanno nei pressi di L’Aquila, divenuta celebre proprio grazie agli scatti di Cartier-Bresson e più tardi di Giacomelli. Particolarmente interessanti, anche dal punto di vista storico, sono le immagini della distribuzione delle terre, un momento cruciale nella storia recente del Paese.

    Divenuto ormai una leggenda vivente della fotografia, Cartier-Bresson ritorna a più riprese in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzando servizi per le grandi riviste illustrate dell’epoca, tra cui “Holiday” e “Harper’s Bazaar”, dedicati soprattutto a Roma, Napoli, Venezia, le grandi città che suscitano l’interesse dei lettori stranieri, e a Ischia e alla Sardegna, tappe che permettono al fotografo di esercitare il suo sguardo sugli usi e i costumi del paese e dei suoi abitanti. In particolare, i diversi scatti realizzati a Roma restituiscono appieno il clima di quegli anni e la specificità di un paese non ancora omologato alla dominante cultura proveniente da oltreoceano. Alcune di queste immagini confluiscono non a caso in uno dei libri più noti del fotografo, “Les Européens” (1955), nel quale si racconta la nuova Europa che è ormai in pieno sviluppo dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

    La mostra ha i suoi ultimi sviluppi e la sua chiusura con le immagini dei primi anni Settanta dedicate ancora a Matera, un vero e proprio ritorno sui luoghi frequentati vent’anni prima, in cui è facile leggere continuità e discontinuità del tempo, l’avanzare della modernità e la persistenza delle identità locali, e con quelle dedicate al mondo del lavoro industriale, tra Olivetti e Alfa Romeo, che spostano invece l’attenzione specificamente sulle nuove modalità di vita del periodo.

    La mostra è composta di opere vintage provenienti dalla Fondation Cartier-Bresson, ed è accompagnata da testi esplicativi in ogni sala e da un catalogo, edito da Dario Cimorelli Editore, che riporta tutte le opere esposte, i saggi dei due curatori e di Carmela Biscaglia, quest’ultimo dedicato alle vicende e ai personaggi che hanno reso unico il rapporto di Cartier-Bresson con la Basilicata.   

    Studio-Esseci-2025


    Palazzo Roverella
    www.palazzoroverella.com 
    Fondazione Cariparodott. Roberto Fioretto
    Responsabile Ufficio Comunicazione
    roberto.fioretto@fondazionecariparo.it 
    Ufficio Stampa: Studio ESSECI
    Sergio Campagnolo
    Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

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  • FAF 2024 – il Fadiesis Accordion festival 2024 prende avvio a Matera

    FAF 2024 – il Fadiesis Accordion festival 2024 prende avvio a Matera

    Tre gli appuntamenti a Matera: giovedì 12 e venerdì 13 settembre a Palazzo Bernardini in collaborazione con MaterElettrica Ensemble i concerti: “Graffia la pietra il volo degli uccelli” con la fisarmonica di Gianni Fassetta e “Enumerando” con la fisarmonica di Alessandro Ambrosi.

    Fabio Furia al bandoneón e Marco Schirru al pianoforte, accompagnati dall’Orchestra Sinfonica di Matera diretta da Giovanni Rinaldi, saranno i protagonisti del concerto “Tango Sensations – Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango” in calendario sabato 14 settembre all’Auditorium Gervasio in piazza San Francesco d’Assisi.

    Il Fadiesis Accordion Festival 2024
    si apre il 12 settembre a Matera con un concerto dedicato alla Città dei Sassi:
    Graffia la pietra il volo degli uccelli.

    Sonorità elettroacustiche e digitali, Jazz e Tango Nuevo, composizioni originali e prime esecuzioni assolute per esaltare le infinite caratteristiche espressive e di suono della fisarmonica, la quattordicesima edizione del Fadiesis Accordion Festival (Faf) è all’insegna delle Contamiazioni. Il Festival Internazionale fisarmonicistico, promosso dall’Associazione musicale Fadiesis di Pordenone, apre il programma dei concerti del 2024 a Matera, innestandosi nel tessuto culturale-musicale della città e realizzando il progetto in sinergia con due realtà locali di primissimo piano: MaterElettrica e l’Orchestra Sinfonica di Matera.

    Tre appuntamenti in calendario nella città dei Sassi: domani 12 settembre e venerdì 13 a Palazzo Bernardini in collaborazione con MaterElettrica Ensemble e sabato 14 settembre all’Auditorium Gervasio dove il bandoneón di Fabio Furia sarà accompagnato dall’Orchestra Sinfonica di Matera in unico e insolito viaggio nella storia del tango.

    Ed è dedicato all’antica città dei Sassi il primo concerto della rassegna: Graffia la pietra il volo degli uccelli in programma a Palazzo Bernardini, dimora storica materana con accesso dall’Arco di piazza del Sedile, domani 12 settembre con inizio alle 20. Un concerto che contamina lo strumento a mantice con la musica elettronica del collettivo MaterElettrica. Un concerto stratificato e sorprendente che vede sul palco, con Fabrizio Festa e Antonio Colangelo live electronics, il fisarmonicista Gianni Fassetta, direttore artistico del Faf. Uno spettacolo che spazia dalla profondità di Bach a prime esecuzioni assolute di brani composti apposta per l’occasione di Antonio Colangelo, Paolo Cognetti, Fabrizio Festa e Roberta Vacca. Un viaggio attraverso il tempo e verso il futuro, con onde digitali ed elettroacustiche che si fondono con il respiro del mantice, accarezzando il tufo antico di questa dimora carica di storia anche con la voce recitante di Rosalia Stellacci.

    La rassegna, che dalla seconda edizione unisce la Basilicata e il Friuli Venezia Giulia nel segno della riscoperta e valorizzazione della fisarmonica, prosegue venerdì 13 settembre – con inizio alle 20:30 sempre a Palazzo Bernardini – sulle note della contemporaneità in un originale percorso dedicato al rapporto della musica con i numeri. Ad accompagnarci in affascinanti scoperte, la narrazione di Rosalia Stellacci sulle note del fisarmonicista Alessandro Ambrosi, che già con il progetto “Da Bach a Fibonacci” ha esplorato concetti di metrica matematica riconoscibili nella musica bachiana e riconducibili alla scienza dei numeri di Fibonacci, e del MaterElettrica Ensemble.

    L’auditorium Gervasio, struttura ipogea in piazza San Francesco d’Assisi, ospiterà il terzo e ultimo concerto del Fadiesis Accordion Festival 2024 a Matera intitolato: Tango Sensations – Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango. Due virtuosi di rango internazionale, come il bandoneonista Fabio Furia e il pianista Marco Schirru, incontrano l’Orchestra Sinfonica di Matera, diretta dal maestro Giovanni Rinaldi: eseguiranno musiche di Astor Piazzolla, Fabio Furia e Emilio Balcarce. Un programma musicale tra fusione e contaminazione, tradizione e innovazione, dove convivono equilibrio, tecnica, immaginazione e improvvisazione, guidando l’ascoltatore in un percorso emozionante e seducente dal Tango tradizionale, fino alle influenze jazz e d’avanguardia di Astor Piazzolla e alle composizioni originali di Fabio Furia.

    “La rassegna 2024 è intitolata Contaminazioni – afferma Gianni Fassetta, direttore artistico del Fadiesis Accordion Festival – con riferimento della latina “contaminatio”, la pratica dei drammaturghi di fondere due o più tragedie, per dare alla luce nuove trame. E il Fadiesis Accordion Festivalcrea quest’anno nuove trame musicali in una contaminazione-fusione che prende forma sonora sui palcoscenici di Matera il 12, 13 e 14 settembre, di Pordenone e del Friuli Venezia Giulia dal 25 settembre: grazie alle collaborazioni con i team creativi di MaterElettrica e di ExConventoLive e coinvolgendo più ampiamente i conservatori di Trieste e di Matera. Ma altre ancora sono le contaminazioni che improntano la XIV edizione del Festival. Sono le note che giocano con le parole e perfino con i numeri. Sono le reinvenzioni della fisarmonica che continua a cercare sorgenti innovative nell’antica musica sacra fino al momento culminante del Festival a Pordenone – prosegue Fassetta – che porta il mantice in un territorio inedito, tutto al femminile, con l’AccordiOna Female Accordion Orchestra Ensemble: una spettacolare organico costituito da trenta fisarmoniciste slovene, che dimostra la capacità di questo strumento di rinnovarsi e di continuare a sorprenderci”.

    L’ingresso ai concerti del Fadiesis Accordion Festivala Matera prevede due biglietti: intero euro 10 e ridotto di euro 5 per minorenni e studenti del Conservatorio. I titoli d’ingresso si possono acquistare in prevendita presso la Cartoleria Montemurro in via delle Beccherie n.69 a Matera. Per il concerto di sabato 14 settembre Tango Sensation i biglietti sono in prevendita anche al botteghino del Cinema Teatro Guerrieri in piazza Vittorio Veneto.

    Il Fadiesis Accordion Festival 2024è realizzato con il patrocinio di: Regione Friuli Venezia Giulia; Fondazione Friuli; Provincia e Comune di Matera; Comune di Pordenone,

    Hanno collaborato all’edizione 2024ivalest del Faf: Conservatorio di Musica “Egidio Romualdo Duni” di Matera; Orchestra Sinfonica di Matera; Materelettrica; Associazione Matè; Onyx Jazz Club; Alma Camere; Raffaele Laterza – Rappresentanze termoidrauliche per Basilicata e Puglia; S.i.t.i. Srl.

    Calendario concerti Fadiesis Accordion Festival 2024
     
    Giovedì 12 settembre, ore 20.00 | Palazzo Bernardini, Matera
    Graffia la pietra il volo degli uccelli
    Gianni Fassetta, fisarmonica
    MaterElettrica Ensemble
    Rosalia Stellacci, voce recitante
    Fabrizio Festa e Antonio Colangelo, live electronics
    Testi di Rosalia Stellacci
    Musica di Domenico Scarlatti, Louis-Claude Daquin, Matteo Albeniz, Wolfgang Amadeus Mozart, Luciano Fancelli, Gianni Fassetta
    Nuove composizioni in prima esecuzione assoluta di Antonio Colangelo, Paolo Cognetti, Fabrizio Festa, Roberta Vacca.
     
    Venerdì 13 settembre, ore 20.30 | Palazzo Bernardini, Matera
    Enumerando. Storie di numeri speciali alla ricerca dell’asimmetria
    Alessandro Ambrosi, fisarmonica
    MaterElettrica Ensemble
    Badria Razem, voce
    Rosalia Stellacci, voce e voce recitante
    Antonio Colangelo, live electronics
    Fabrizio Festa, sintetizzatori
    Testi di Rosalia Stellacci | Musica di Antonio Colangelo e Fabrizio Festa
     
    Sabato 14 settembre, ore 20.30 | Auditorium R. Gervasio, Matera
    Tango sensations.
    Passato, presente e futuro in un unico e insolito viaggio nella storia del tango
    Fabio Furia, bandoneón
    Marco Schirru, pianoforte
    Orchestra Sinfonica di Matera
    Giovanni Rinaldi, direttore
    Musica di Astor Piazzolla, Fabio Furia, Emilio Balcarce

    Ingresso 10€ (5€ minorenni e studenti del Conservatorio)
    Prevendita:
    Cartolibreria Montemurro – Via delle Beccherie, 69 Matera – 0835 333411
    Aperta dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:30

    Info e prenotazioni:
    info@fadiesis.org

    Per ulteriori informazioni sul Festival Internazionale Fisarmonicistico: https://accordionfestival.fadiesis.org/
     
    I protagonisti del Fadiesis Accordion Festival 2024:
    https://www.fassetta.it/
    https://www.fabiofuria.it/
    https://www.movimentoclassical.it/ita/catalogo/artista/id/124
    https://www.materelettrica.it/
    https://www.orchestrasinfonicamatera.it/
     

    Sissi Ruggi
    Addetto stampa Fadiesis Accordion Festival  
    Per ulteriori informazioni e per contatti:
    ufficiostampa@sissiruggi.com
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