
I blocchi ideati da Alma Siedhoff-Buscher negli anni Venti raccontano un’idea di educazione visiva e libertà creativa ancora attuale. Un set di costruzioni nato nel cuore del Bauhaus continua a interrogare il rapporto tra forma, colore e apprendimento. I Bauspiel non sono semplici giocattoli, ma strumenti progettuali che attraversano il Novecento fino a oggi.
di Laura Benedetti
Nel panorama del design del Novecento, pochi oggetti riescono a sintetizzare con la stessa efficacia rigore formale, funzione educativa e libertà espressiva quanto i Bauhaus Bauspiel, i celebri blocchi da costruzione ideati negli anni Venti da Alma Siedhoff-Buscher. Nati all’interno della scuola fondata da Walter Gropius, questi giochi rappresentano una declinazione concreta dei principi bauhausiani applicati all’infanzia: chiarezza, essenzialità, rapporto diretto tra forma e funzione.
Il set più noto, composto da 22 elementi, si distingue per una varietà calibrata di forme geometriche e dimensioni. Dal grande arco in legno lungo circa 25 centimetri fino al piccolo quadrato piatto di appena due centimetri per lato, ogni pezzo è progettato per dialogare con gli altri secondo proporzioni armoniche. Questa articolazione consente un numero pressoché infinito di combinazioni: barche, ponti, architetture immaginarie o strutture astratte prendono forma attraverso un processo di costruzione che è al tempo stesso ludico e cognitivo.
Il colore gioca un ruolo fondamentale. Le tonalità primarie – rosso, blu, giallo – si affiancano al verde e al bianco, in una palette che riflette le ricerche cromatiche del Bauhaus e, più in generale, delle avanguardie artistiche del primo Novecento. L’inserimento del bianco non è casuale: come sottolineava la stessa Siedhoff-Buscher, questa tonalità “intensifica i colori allegri e il piacere dei bambini”, contribuendo a un equilibrio visivo capace di stimolare senza sovraccaricare.
Oggi i Bauspiel sono prodotti dalla Naef Spiele, azienda svizzera specializzata in giocattoli educativi di alta qualità. I materiali restano fedeli all’idea originaria: legno lavorato con precisione e rivestito da vernici atossiche. Anche la confezione conserva un valore estetico e funzionale, con una scatola in cartone progettata per contenere ordinatamente i pezzi, trasformando il momento del riordino in un ulteriore esercizio di composizione.
Per comprendere appieno il significato di questi oggetti è necessario tornare al contesto in cui sono nati. Il Bauhaus, attivo tra il 1919 e il 1933, fu una delle scuole più influenti nella storia dell’arte, dell’architettura e del design. La sua visione integrava discipline diverse con l’obiettivo di creare un linguaggio moderno, accessibile e funzionale. In questo scenario, il lavoro di Alma Siedhoff-Buscher assume un valore particolare anche per la sua posizione all’interno della scuola. Attiva tra il 1922 e il 1927, fu una delle poche donne a operare al di fuori del laboratorio tessile, insieme a figure come Marianne Brandt nel settore dei metalli.
Il suo interesse per l’infanzia non era marginale, ma centrale. Siedhoff-Buscher credeva che il design potesse avere un impatto decisivo nello sviluppo cognitivo dei bambini. In un’epoca in cui i giocattoli erano spesso legati a narrazioni fiabesche o a imitazioni del mondo adulto, la designer proponeva un approccio radicalmente diverso. Rifiutava le favole come “un fardello inutile per piccoli cervelli” e puntava su oggetti “chiari e specifici”, capaci di stimolare l’immaginazione attraverso l’azione diretta.
I Bauspiel nascono proprio da questa visione. Furono progettati in occasione dell’esposizione del Bauhaus del 1923, dove Siedhoff-Buscher presentò anche l’arredamento di una camera per bambini. In quel contesto, il gioco veniva inteso come parte integrante dell’ambiente domestico e come strumento educativo, non come semplice passatempo. Il bambino diventava così un soggetto attivo, chiamato a costruire, smontare, reinterpretare.
Un aspetto particolarmente interessante è la qualità estetica delle costruzioni realizzate con questi blocchi. Qualunque sia la configurazione finale, il risultato appare sempre coerente, equilibrato, dotato di una propria logica interna. È come se il sistema di proporzioni e colori incorporato nel set guidasse inconsapevolmente verso soluzioni formali significative. In questo senso, i Bauspiel possono essere letti come un dispositivo pedagogico che introduce precocemente ai principi della composizione visiva.
La vicenda biografica di Alma Siedhoff-Buscher si interrompe tragicamente durante la Seconda guerra mondiale, quando muore in un raid aereo nel 1944. Nonostante ciò, il suo contributo continua a vivere attraverso questi oggetti, che attraversano le generazioni mantenendo intatta la loro forza progettuale.
Nel contesto contemporaneo, dominato da dispositivi digitali e interfacce virtuali, i Bauhaus Bauspiel offrono una forma di esperienza tangibile e concreta. Il contatto con il materiale, il peso dei blocchi, la necessità di equilibrio fisico nelle costruzioni restituiscono una dimensione sensoriale spesso trascurata. Non si tratta di nostalgia, ma di una diversa modalità di apprendimento, basata sull’interazione diretta con lo spazio e la materia.
In definitiva, questi blocchi non sono soltanto un esempio di design storico, ma un modello ancora attuale di come il progetto possa incidere sui processi cognitivi e creativi. Tra gioco e architettura, tra arte e pedagogia, i Bauspiel continuano a dimostrare che anche gli oggetti più semplici possono contenere idee complesse – e durature.
Design-e-Societa
| Articolo redazionale |
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