
Partire non è sempre una sconfitta, ma un’opportunità di crescita e curiosità, come insegna la generazione Erasmus. La ricchezza non è solo custodire le tradizioni, ma anche lasciarsi contaminare dalle molteplici esperienze.
Aprirsi al mondo,
senza perdere le radici
di Giuseppe Turiano
Scrivo come genitore di due figli che “vivono e lavorano fuori”, come sempre più spesso sentiamo dire. A differenza di quanto pensano alcuni, non considero la mia famiglia spezzata, ma soltanto lontana. Non credo che Messina, la mia città, debba necessariamente essere il posto migliore dove vivere, lavorare e morire soltanto perché nati messinesi. Non credo che la granita al caffè con panna e la focaccia siano il cibo degli dei.
Al contrario credo che dobbiamo tutti insieme superare un atteggiamento di fatalismo e provincialismo in merito alla questione della fuga dei cervelli e pensare invece che partire, per i nostri figli, possa essere un forte stimolo di curiosità e rappresenti una delle opportunità culturali legate al nostro tempo (cosiddetta generazione Erasmus). In Europa, infatti, ci si sposta sempre più facilmente da un luogo all’altro, giusto per la voglia di conoscere le lingue e i coetanei di un altro paese; insomma, per abbattere le barriere culturali e fisiche del dopoguerra, proprio adesso che un certo populismo e la politica della chiusura stanno prendendo il sopravvento.

il dott. Giuseppe Turiano medico endocrinologo, che invita i lettori ad aprire un dibattito su questo argomento.
Experiences pubblicherà gli interventi
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Sono molto orgoglioso dei messinesi che vivono e lavorano fuori con grande successo (potrei fare una lunga lista di amici e conoscenti che si fanno apprezzare ad altissimi livelli in Italia e all’estero), come credo che Messina debba diventare a sua volta un polo di attrazione culturale e lavorativa per giovani provenienti da altri paesi e che, l’Università principalmente si possa fare protagonista di un rinnovamento generale per la nostra realtà cittadina.
Sono ancora più d’accordo con necessità di spezzare le catene della casta e delle raccomandazioni che mantengono la città ai livelli di mediocrità che tutti conosciamo.
E per concludere, solo seguendo i miei figli ho imparato ad apprezzare la bouillabaisse marsigliese, le Käsespätzle tedesche, il pastis (come si fa a rinunciare al pastis una volta apprezzato) e perfino lo stocco genovese che non ha nulla da invidiare alla nostra ghiotta.
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