Messaggera dell’invisibile: vita e opere di Hilma af Klint

Hilma af Klint, Autoritratto

Hilma af Klint (1862-1944), pittrice svedese, è oggi riconosciuta come una pioniera dell’arte astratta: le sue opere simboliche e spirituali, realizzate ben prima che altri teorizzassero l’astrattismo, sono rimaste nascoste per decenni per volontà della stessa artista. Recentemente, retrospettive nei principali musei stanno ridisegnando la sua importanza storica.

Libretto con disegni di Hilma af Klint.
Hilma af Klint, studi
Hilma af Klint, 
Il punto di vista del Buddha nella vita terrena, n. 3a , (1920), per gentile concessione dell’Hamburger Bahnhof
Betulla. Dalla serie “Osservando fiori e alberi”, dipinto nel 1922. Da una mostra al Moderna Museet di Stoccolma.
Hilma af Klint:
 Grano e assenzio , 1922

Hilma af Klint emerge oggi non solo come figura pionieristica nell’astrattismo – ancora prima di Wassily Kandinsky, Piet Mondrian o Kazimir Malevich – ma come esempio di integrità artistica e personale: un’artista che mobilitò la spiritualità, la natura e la scienza in un discorso visivo radicale, pur accettando il proprio isolamento volontario e la marginalità per molti decenni. Riprendere il suo lavoro significa aggiornare la storia dell’arte moderna, includere una voce fino a poco tempo fa silenziata, e interrogarsi su che cosa significhi “presto” nel riconoscimento del genio. Ma chi era Hilma af Klint?

Nata il 26 ottobre 1862 a Karlberg, nella contea di Solna vicino a Stoccolma, Hilma af Klint proveniva da una famiglia aristocratica con profonde sensibilità scientifiche. Suo padre, Victor af Klint, capitano della marina svedese, e sua madre, Mathilda, trasmisero a Hilma un precoce amore per la botanica e la matematica, passioni che avrebbero nutrito il suo sguardo artistico. L’infanzia trascorsa in ambienti naturali — gli estati con la famiglia sull’isola di Adelsö, sul lago Mälaren — e poi l’educazione artistica a Stoccolma segnarono l’inizio di un percorso che alternò rigoroso addestramento accademico e un intenso interesse per il mistero.

Tra il 1882 e il 1887 Hilma studiò al Tekniska skolan (oggi Konstfack) e poi all’Accademia reale svedese delle arti (Royal Swedish Academy of Fine Arts), dove apprese tecniche tradizionali: ritratti, paesaggi, disegni botanici. Queste attività furono la sua principale fonte di reddito per molti anni, mentre coltivava in parallelo pratiche spirituali che sarebbero diventate determinanti nella sua produzione meno visibile.

Spiritualità, gruppi esoterici e la pittura automatica

Il 1880 fu segnato dalla morte della sorella minore, evento che accelerò in Hilma un interesse profondo per le dimensioni spirituali dell’esistenza. Si avvicinò allo spiritismo, alla teosofia di Helena Blavatsky, e successivamente all’antroposofia, fondata da Rudolf Steiner.

Nel 1896 fondò o entrò nel gruppo “De Fem” (“Le Cinque”), formato da artiste donne come Anna Cassel, Cornelia Cederberg, Sigrid Hedman, Mathilda Nilsson. In questo ambito, pratiche medianiche, sedute spiritiche, disegni e scritture automatiche divennero momenti di esplorazione creativa: il medium, in queste pratiche, non sceglieva forme già codificate, ma riteneva di ricevere istruzioni spirituali per mezzo dell’arte.

Fu nel 1906 che Hilma af Klint realizzò i suoi primi dipinti astratti consciamente intenzionali, assai prima che Wassily Kandinsky, Piet Mondrian o Kazimir Malevich manifestassero pubblicamente un’arte non figurativa. Queste opere non erano semplici astrazioni di forme geometriche o colori: erano visualizzazioni di concetti spirituali complessi, di dualità (ad esempio tra maschile e femminile, spirituale e terreno), con un uso simbolico della forma e della geometria (cerchi, spirali, diagrammi) e della cromia.

Una delle sue serie più monumentali è nota in svedese come De Tio Största (Le Dieci Più Grandi), composta da dieci tele (o grandi pannelli) realizzate nel 1907, ciascuna di dimensioni imponenti (~ 328 × 240 cm), che intendono rappresentare le fasi della vita: infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia.

L’isolamento dell’artista e la riservatezza

Hilma af Klint impose nel suo testamento che gran parte della sua opera astratta restasse segreta per almeno vent’anni dopo la sua morte. Ella stessa riteneva che il pubblico del suo tempo non fosse pronto a comprendere tali visioni. Per anni le sue opere furono conservate senza esposizioni pubbliche; molti disegni, appunti, schizzi spirituali rimasero in soffitta, esposti a condizioni non idonee (temperature estreme, umidità), rischiando di andare perduti.

Fu solo nel 1972 che il nipote ed erede Erik af Klint fondò la Stiftelsen Hilma af Klints Verk (Fondazione per l’opera di Hilma af Klint), per catalogare, preservare e organizzare l’eredità artistica. Da quel momento l’opera omnia cominciò a emergere gradualmente dalla marginalità.

Riconoscimento e retrospettive

L’opera di af Klint ha cominciato ad attirare l’attenzione critica internazionale nella seconda metà del XX secolo. Un punto di svolta fu l’esposizione Hilma af Klint: Pionjär, Förskare, Medium al Moderna Museet di Stoccolma nel 2012, che ricollocò la pittrice nel dibattito sull’astrattismo e sulle pratiche spirituali nelle arti.

Nel 2018-2019 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York le dedicò la retrospettiva Paintings for the Future, che divenne la mostra più visitata nella storia del museo fino ad allora, con oltre 600.000 visitatori.

Nel 2025, una mostra al Guggenheim di Bilbao ha offerto un’ulteriore occasione per rivedere Le Dieci Più Grandi e orientare di nuovo il riconoscimento della sua opera verso un pubblico europeo più ampio.

Temi, linguaggio estetico e significati

L’opera di af Klint intreccia natura, scienza, spiritualità. La rappresentazione botanica e naturale, già presente nei suoi disegni giovanili, convive con l’astrazione, ma non si dissolve in pure forme decorative: ogni elemento ha valore simbolico. I colori non sono scelti solo per l’impatto visivo, ma per alludere a stati dell’anima, energie opposte, dualità interiori. Nei suoi quaderni esoterici e filosofici affiora un discorso che unisce filosofia, teologia, idee scientifiche emergenti (come immersioni nella geometria, nelle proporzioni e nella struttura naturale) con pratiche medianiche.

Alcuni elementi ricorrenti nelle sue opere sono la spirale, la chiocciola, il cerchio, diagrammi e figure che suggeriscono una crescita, una progressione, un conflitto risolto in armonia. Tematiche come la tensione tra maschile e femminile, la spiritualità, la dualità, il mistero dell’esistenza sono al centro.

Persistenza e conflitti contemporanei

Nonostante il crescente riconoscimento, la gestione dell’eredità artistica di Hilma af Klint non è esente da controversie. Recentemente, membri della famiglia e della fondazione che custodisce le sue opere si sono trovati in disaccordo su questioni di commercializzazione e sulla conservazione del rispetto delle volontà dell’artista.


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Mag. 06, 2025 https://www.experiences.it/archives/89102


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