Le osservazioni del prof. Cosimo Inferrera

Nel Teatro dell’esistenza, il progresso va di fretta?

di Cosimo inferrera
Patologo umano UniMe
Socio emerito Classe Medico Biologica Accademia Peloritana
Medico Ippocratico

La prima idea che oggi viene in mente, pensando al progresso della modernità è la velocità. Ma cosa è il moderno? Potremmo dire che moderno è ciò che semplicemente è del tempo presente, del tempo contemporaneo, che rispecchia i gusti presenti quasi in contrapposizione a quelli passati. Se ne ricava che la modernizzazione ha come risultato il modernizzare ovvero il rendere moderno o più moderno, al passo con i tempi.
Ma perché velocità si rapporta a modernità? Il moderno ha che fare con il tempo, e precisamente con la sua dimensione presente; ma, come è facile intuire, il presente è il tempo meno storico, se il passato è la storia e il futuro è la prospettiva storica. Pare evidente che il presente con il suo fluire è in un continuo naturale movimento, diversamente del passato che conosce solo un movimento di riflessione ed interpretazione e diversamente del futuro che si fonda sulla statica del progetto e al più sulla dinamica delle possibili proiezioni, sempre successive ad avvenimenti di attualità.

Sostanzialmente il passato e il futuro sono statici, mentre il presente è dinamico, e quindi può avere una sua lentezza oppure una sua velocità.

L’eccesso crea smarrimento. Una velocità incontrollata ha portato la nostra civiltà a doparsi con disvalori, che hanno finito per colpire i nostri modelli socioeducativi e la stessa coesione sociale dei sistemi, generando una società dell’ansia, soggetta a perdita d’identità (N. Guarino, 2012). Serpeggia una volontà critica di ciascuno, piegata dall’incapacità di adattamento a modelli di liberismo spinto o di nichilismo, che contrastano con il percorso storico verso la democrazia, il migliore dei mondi possibili. Le maggiori difficoltà per la realizzazione di una democrazia sostenibile provengono da tendenze populiste e/o dalla ricerca dell’unanimismo. In generale, la crisi delle ideologie ha prodotto un indebolimento della politica a dispetto di una economia che si è saputa riorganizzare in gruppi di potere, capaci di agire in scala mondiale e manovrare su tutti i mercati, condizionando le scelte politiche nazionali e continentali.

Ma dove vanno i marinai con le loro giubbe bianche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Tutti sfrecciano come dardi che inseguono la loro traiettoria. Talora li vediamo spiaccicati sull’asfalto, come quaglie durante la passa migratoria. Ma dove vanno i marinai? Me lo chiedo senza trovare risposta: semplicemente corrono, tutti corrono sempre più!

La tenuta psicologica del cittadino è messa a dura prova dalla velocità e confusione dei messaggi, che arrivano da ogni parte. Riscoprire un’idea della vita che si coniughi ad uno sviluppo del rispetto umano, dove ai disvalori di una concorrenza senza regole e di una corruzione si oppongano altri valori più condivisi, come quelli del rispetto di regole comuni, del valore del merito, della produzione e redistribuzione della ricchezza.

La società ritrovi l’equilibrio, di cui ha necessità e convenienza. Potrebbe essere fin troppo facile dire meglio calmarsi, rallentare. Ma è davvero facile farlo? Nel disordine mondiale conviene?

Abbiamo detto che il presente può avere una sua velocità oppure una sua lentezza; aggiungiamo che possono esserci entrambi, contemporaneamente in una sorta di miscela dagli effetti perniciosi sulle strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’Unione Europea (UE).

Le strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’UE rappresentano quadri politici strategici per affrontare sfide e problematiche comuni ad una determinata area geografica, che non possono essere risolte in maniera efficace a livello di singolo Stato e richiedono, pertanto, un approccio condiviso e azioni coordinate e/o armonizzate a livello di più Stati e/o Regioni.

Sono costruite sulla base del criterio della funzionalità, in considerazione delle problematiche comuni a più territori. Alle strategie macroregionali e di bacino marittimo partecipano sia Stati membri sia non membri dell’UE, il che rappresenta anche un importante meccanismo per facilitare la cooperazione transeuropea, cioè il percorso di accesso dei Paesi candidati all’adesione all’UE e al dialogo con i Paesi del vicinato.

Quattro strategie macroregionali dell’UE interessano 19 paesi europei e 9 paesi terzi:

  • la strategia per la regione del MarBaltico (EUSBSR, 2009)
  • la strategia per la regione del Danubio (EUSDR, 2010)
  • la strategia per la regione adriatica ionica (EUSAIR, 2014)
  • la strategia per la regione alpina (EUSALP, 2015)

Con la politica delle Reti TEN-T «Linee guida per lo sviluppo delle reti trans europee» (Decisione UE n° 884/2004) l’UE riconosce il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea.
I Progetti Prioritari PP6 (Lione–Torino-Budapest), PP24 (Genova–Rotterdam), PP21 Autostrade del Mare, soprattutto il Progetto Prioritario PP1 (Berlino–Palermo) valorizzano la vocazione mediterranea del nostro Paese.

«Il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea» e «la vocazione mediterranea del nostro Paese» restano però lettera morta … 

Infatti, la Comunicazione della Commissione sulle Prospettive di Bilancio «A budget for Europe 2020» presentata   al Consiglio ed al Parlamento Europeo il 29 giugno 2011 segna un cambiamento di approccio e di finanziamento.

Come dimostra lo schema sinottico, i risultati non si sono fatti attendere!

Le quattro strategie macroregionali ed i relativi corridoi europei, finanziati con risorse europee    sono realizzati rapidamente (Core network).

La quinta strategia macroregionale mediterranea, approvata dal PE nel 2012 ed il corridoio europeo TEN-T1 da Salerno verso sud, finanziato con risorse nazionali restano sulla carta (Comprehnsive network).

Ci siamo resi conto ed abbiamo fondato

AEM Associazione Europa Mediterraneo
APS Associazione Promozione Sociale
ETS Ente Terzo Settore

L’ASSOCIAZIONE EUROPA MEDITERRANEO federale, s’ispira ai valori della Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950). L’AEM sollecita la nascita e lo sviluppo delle Macroregioni Europee del Mediterraneo (occidentale ed orientale) per rilanciare il Sud dell’Europa e del Mediterraneo, secondo la risoluzione del Parlamento Europeo del 27 giugno 2012 (Strategie Macroregionali dell’UE nel Mediterraneo 2011/2179, in particolare Prospettive nel Mediterraneo punti 15-46).

Nello schema sinottico, il Corridoio Berlino-Palermo PP1, che doveva «spingere» l’Europa ad affacciarsi al balcone africano, attraversando tutta la nostra penisola viene deviato verso la direttrice Napoli-Bari.

Divenuto Corridoio Scandinavo-Mediterraneo PP5, da Helsinki raggiunge Bari per proseguire via mare verso Malta e Palermo, lasciando in completo isolamento la direttrice tirrenica, tuttora sulla carta fino a Reggio Calabria. Il Ponte sullo Stretto a campata unica di 3300 m, fortemente divisivo non è in fase realizzativa (Cavaleri M.P., 2025). La tratta Palermo-Catania-Messina, l’unica su cui oggi si lavora intensamente.

La Sicilia, nel volgere dei secoli ostacolo, passaggio, accoglienza per le popolazioni dei compartimenti occidentale ed orientale del Mediterraneo rimane alla deriva, in gran parte isolata dai traffici globali. La Calabria continua a perdere i suoi giovani tra i 18 e i 34 anni ad un ritmo allarmante (32%) in questa fascia cruciale per lo sviluppo economico e sociale (Calabria Live, 2025).

Questo sviamento appare alla base della «questione meridionale», che incide in modo negativo sull’equilibrio socioeconomico dell’intero Paese, poiché lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo di quasi ottomila km passa il 48 % del PIL dell’UE.

Ecco perché la istituzione della Macroregione Europea Mediterranea costituisce la «mission» dell’AEM.

Macroregione Mediterranea (M.M.)
Una struttura di governance multilevel che, con il superamento dei limiti territoriali garantisca la partecipazione delle Autorità regionali, locali e dei cittadini alle politiche di cooperazione europea ed euromediterranea per la cultura, la tutela ambientale, la ricerca scientifica, l’innovazione, i sistemi energetici, la connettività territoriale, la mobilità urbana sostenibile, e dunque promuova lo sviluppo socioeconomico della terra meridionale e dei paesi rivieraschi del Mediterraneo centro-occidentale.

CONCLUSIONI

La storia del meridione italiano – come eredità da cui attingere l’esperienza fondamentale per uscire dal modernismo presente – ritrovi fiato e divenga prospettiva del futuro. Per questo occorre ripartire dalla centralità del Mediterraneo, tenendo presente che:

1. Dobbiamo porre un limite alla velocità dominante. Non è credibile che tutti i veicoli grandi e piccoli, lanciati in velocità sulle strade siano sospinti da urgenza e necessità. Polizia e Carabinieri fanno il possibile per arginare. Sembra piuttosto un malcostume della nostra comunità, che ogni giorno provoca dolore, morti e feriti, nonché centinaia di incidenti stradali, sovraccarico per gli ospedali, emergenza economica per lo Stato, senza risultati tangibili.

2. L’UE, conoscendo pregi e difetti della società italiana lancia l’esca del core network e del comprenhsive network (2011). Le regioni europee e italiane del nord e del centro fino alla Puglia fanno dell’integrazione, dell’efficienza, dell’efficacia la forza propulsiva verso il progresso. Realizzano non solo le quattro strategie macroregionali, ma anche i rispettivi corridoi della Rete TEN-T ed un radicale cambio della qualità di vita.

3. Le regioni del meridione italiano perseverano invece nella politica di separatezza ed inefficienza del peggiore regionalismo (A. Piraino, 2025). Il Sud non promuove neanche l’iter per la istituzione della Macroregione Europea del Mediterraneo,approvata dal PE nel 2012, che dovrebbe aprirsi alle regioni rivierasche di quel mare, tessendo un prospero commercio, soprattutto con il nord Africa. Il continente africano non è più solo una terra di risorse, ma il nuovo epicentro delle dinamiche geopolitiche mondiali (G. Saccà, 2025).

L’industria italiana, caratterizzata da qualità e affidabilità ha l’opportunità eccezionale di integrarsi in modo strategico nella filiera tecnologica dello sviluppo industriale dei Paesi africani, contribuendo alla loro transizione energetica ed al conseguente sviluppo industriale e sociale.

In sintesi, la Macroregione Europea del Mediterraneo dovrebbe operare in modo sinergico con la politica governativa del Piano Mattei, facendo della Sicilia la piattaforma intermodale del Mediterraneo.

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