
Il Leopold Museum dedica una grande mostra al fascino dell’esoterismo intorno al 1900, rivelando un lato meno noto della modernità viennese, dove ricerca spirituale, sperimentazione artistica e tensioni sociali si intrecciano in modo sorprendentemente attuale.
A Vienna, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, la fiducia cieca nel progresso scientifico conviveva con un diffuso interesse per l’occulto, lo spiritismo e nuove forme di religiosità. Non era un fenomeno marginale, ma una corrente che attraversava tanto l’arte quanto la vita quotidiana, con conseguenze che in alcuni casi si sarebbero rivelate inquietanti. Oggi il Leopold Museum ripercorre queste vicende nella mostra “Verborgene Moderne. Faszination des Okkulten um 1900” (Modernità nascosta. Il fascino dell’occulto intorno al 1900), aperta fino al 18 gennaio, offrendo al pubblico un viaggio tra dipinti, sculture, fotografie e oggetti che raccontano un’epoca sospesa tra misticismo e modernità.
Artisti e spiriti
Accanto ai grandi nomi della pittura fin de siècle, come Gustav Klimt o Koloman Moser, compaiono figure inaspettate. Arnold Schönberg, celebre come innovatore musicale, sperimentava con il pennello alla ricerca di un linguaggio capace di andare oltre la “tirannia della ragione” che vedeva nella musica. August Strindberg, più noto come drammaturgo, si lasciava invece attrarre da alchimia e dottrine esoteriche, fino ad aderire all’“ariosofia”, un sincretismo spirituale che mescolava esoterismo e razzismo, traducendo in immagini le proprie inquietudini interiori.
Anche Oskar Kokoschka dipingeva ritratti di esponenti della borghesia viennese legati alla teosofia, come Bertha Eckstein-Diener, scrittrice sotto lo pseudonimo “Sir Galahad”. Koloman Moser, cofondatore delle Wiener Werkstätte, trovava ispirazione nelle leggende wagneriane per opere come L’elisir d’amore. Non mancavano riferimenti filosofici: Richard Wagner con la sua idea di “opera d’arte totale” e Friedrich Nietzsche, critico della morale cristiana e della verità scientifica, furono punti di riferimento per una generazione che cercava vie di liberazione interiore.
Un’altra modernità
Il clima culturale di quegli anni era segnato anche dal desiderio di riforma dei costumi. L’artista Karl Wilhelm Diefenbach, che concluse la sua vita a Capri nel 1913, fondò una comunità fuori Vienna in cui si praticavano nudismo, vegetarianesimo e astinenza dall’alcol: esperimenti di vita “naturale” che includevano talvolta il rifiuto della vaccinazione antivaiolosa. Non a caso, la mostra richiama paralleli con il presente, dove scetticismo scientifico e fascinazioni alternative trovano ancora eco.
Il percorso espositivo non si limita ai quadri: compaiono anche le “macchine energetiche” inventate dal medico svedese Gustav Zander, i primi attrezzi ginnici che già all’epoca trovavano posto persino sulle navi da crociera, a dimostrazione di come l’idea di benessere fisico fosse intrecciata a quella di rinnovamento spirituale.
La corte e i fantasmi
Persino l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la celebre Sissi, non rimase estranea a questo clima. Sportiva instancabile, praticava alpinismo e ginnastica quotidiana, ma coltivava anche un interesse per l’occultismo. Partecipò a sedute spiritiche a Monaco di Baviera per tentare di comunicare con il figlio Rudolf, morto suicida a Mayerling nel 1889. Un paradosso, se si pensa che lo stesso arciduca, venticinque anni prima, aveva contribuito a smascherare un sedicente medium americano.
Ombre politiche
L’esoterismo viennese, però, non fu soltanto un rifugio spirituale. In alcuni casi divenne terreno fertile per ideologie reazionarie e nazionaliste. L’ex monaco cistercense Jörg Lanz von Liebenfels fondò un Nuovo Ordine dei Templari, predicò la superiorità della “razza ariana” e diffuse le proprie tesi attraverso la rivista Ostara, letta – secondo molte fonti – anche da un giovane Adolf Hitler. L’esposizione mostra alcune copie della rivista, a testimonianza dei legami fra occultismo e ideologie che avrebbero segnato tragicamente il Novecento.
Una lezione per oggi
Curata da Matthias Dusini e Ivan Ristic, Verborgene Moderne non giudica, ma documenta. Espone opere di Munch, Hodler e Kandinskij accanto a testimonianze di vita quotidiana, ricostruendo la fitta trama di credenze, esperimenti e inquietudini che animava la Vienna della modernità nascosta. Tra spiritismo, teosofia, antroposofia e riforme sociali, il visitatore si trova immerso in un labirinto di idee che, pur appartenendo al passato, parlano in modo sorprendente al presente.
La mostra ricorda infatti che la modernità non fu solo fiducia nel progresso, ma anche bisogno di senso, ricerca di alternative, desiderio di comunità. Un intreccio fragile e contraddittorio, capace di generare tanto nuove visioni artistiche quanto pericolose derive politiche. Guardare a quell’epoca significa dunque interrogarsi anche sul nostro tempo: sulle paure, le speranze e le illusioni che ancora oggi spingono uomini e donne a rivolgersi a spiriti e simboli per cercare risposte che la ragione, da sola, non sembra bastare a dare.
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