
Il 2026 segna per il MAXXI di Roma un passaggio strategico: non solo una nuova stagione espositiva, ma un ripensamento del museo come infrastruttura culturale capace di leggere il presente urbano. Al centro, una riflessione sul ruolo dell’archivio, sulla città come organismo narrativo e sul rapporto tra arte, spazio pubblico e memoria contemporanea.

| MAXXI 2026. Archivi del presente e geografie urbane di Andrea Montesi Architettura e pensiero urbano – Experiences |
Un museo nato per interrogare il presente
Fin dalla sua fondazione, il MAXXI ha rappresentato un’anomalia nel panorama museale italiano. Non un tempio della conservazione, ma un dispositivo aperto al processo, alla sperimentazione, al dialogo con le trasformazioni in atto.
La stagione 2026 si inserisce in questa linea, rilanciando l’idea di museo come luogo di produzione di pensiero sullo spazio urbano, più che semplice contenitore di opere.
William Kentridge e la città come palinsesto
Tra i progetti di maggiore rilievo spicca il lavoro di William Kentridge, artista da sempre attento ai temi della memoria, del potere e della stratificazione storica. La sua presenza al MAXXI non va letta come evento isolato, ma come tassello di una riflessione più ampia sullo spazio urbano come palinsesto, luogo di cancellazioni e riscritture continue.
Kentridge lavora sull’idea di archivio vivo: disegni, animazioni, suoni e installazioni che restituiscono la città come corpo attraversato da conflitti, migrazioni, memorie incompiute.
L’archivio non come deposito, ma come progetto
Uno dei nodi centrali della programmazione 2026 riguarda il ruolo dell’archivio. Al MAXXI l’architettura, l’arte e il design vengono letti come pratiche che producono documenti, tracce, narrazioni.
L’archivio non è più semplice conservazione del passato, ma strumento per interpretare il presente e immaginare il futuro. Disegni urbanistici, progetti non realizzati, materiali effimeri diventano elementi attivi di una riflessione sulla città che cambia.
Roma, laboratorio permanente
In questo quadro, Roma non è solo il contesto del museo, ma il suo principale interlocutore. Città stratificata per eccellenza, Roma mette continuamente in crisi le categorie tradizionali di pianificazione e conservazione.
Il MAXXI sceglie di confrontarsi con questa complessità, evitando la retorica della “città eterna” e proponendo invece una lettura dinamica, fatta di fratture, adattamenti, conflitti tra antico e contemporaneo.
Architettura e pensiero urbano
La stagione 2026 rafforza anche il ruolo del MAXXI come centro di riflessione sull’architettura contemporanea. Mostre, incontri e progetti di ricerca affrontano temi cruciali: densità urbana, riuso, sostenibilità, nuove forme dell’abitare.
L’architettura viene presentata non come esercizio formale, ma come pratica politica, capace di incidere sulle modalità di vita collettiva e sulle disuguaglianze spaziali.
Il museo come spazio pubblico
Un altro elemento chiave è il rapporto tra museo e spazio pubblico. Il MAXXI continua a lavorare sulla permeabilità dei suoi confini, trasformando piazze, terrazze e aree di passaggio in luoghi di incontro e di produzione culturale.
In un’epoca in cui lo spazio pubblico è spesso ridotto a luogo di consumo o attraversamento rapido, il museo rivendica un ruolo attivo nella costruzione di socialità e senso civico.
Tra locale e globale
Pur radicato nel contesto romano, il MAXXI mantiene una forte proiezione internazionale. La stagione 2026 mette in dialogo esperienze urbane provenienti da contesti diversi, creando connessioni tra città che condividono problemi analoghi: crescita disordinata, crisi climatica, trasformazioni demografiche.
Questo sguardo comparativo consente di superare il provincialismo e di inserire Roma in una rete di riflessione globale sulle città del XXI secolo.
Una sfida culturale aperta
Il percorso avviato dal MAXXI nel 2026 non è privo di rischi. Ripensare il museo come infrastruttura critica richiede continuità, risorse e capacità di dialogo con il territorio. Ma è una sfida necessaria.
In un Paese in cui l’architettura e il pensiero urbano faticano spesso a entrare nel dibattito pubblico, il MAXXI prova a colmare questo vuoto, offrendo uno spazio in cui il progetto diventa racconto, e il racconto strumento di consapevolezza collettiva.
Oltre la stagione
La vera misura del successo non sarà nel numero di visitatori, ma nella capacità di lasciare tracce durature: nuove domande, nuove pratiche, nuove forme di relazione tra cultura e città.
Se il museo saprà mantenere questa tensione critica, il 2026 potrà essere ricordato come un momento di svolta, in cui il MAXXI ha riaffermato il proprio ruolo non solo come istituzione culturale, ma come attore urbano.
Link di riferimento
– MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo: https://www.maxxi.art
– Ministero della Cultura: https://cultura.gov.it
– William Kentridge – Studio e progetti: https://www.kentridge.studio
– ArchDaily – Architettura e città: https://www.archdaily.com
| Redazione Experiences |
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore). Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.











