L’assoluzione che riapre il dibattito sul ruolo dei critici d’arte nel contesto pubblico

Il tribunale di Reggio Emilia ha assolto Vittorio Sgarbi dall’accusa di riciclaggio legata alla controversa vicenda del dipinto seicentesco attribuito a Rutilio Manetti, dissolvendo l’ultima ombra giudiziaria su una querelle tra arte, diritto e media. La sentenza, e le reazioni che ne sono seguite, rilanciano interrogativi sulla tutela del patrimonio culturale e sul ruolo dei critici d’arte nel contesto pubblico.

Sgarbi, Manetti
e la luce sulla “Cattura di San Pietro”

di Clara Montesi
Critica e istituzioni artistiche italiane contemporanee

Un tribunale dice “non è reato”: fine di un capitolo giudiziario

Il 16 febbraio scorso il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Emilia ha assolto Vittorio Sgarbi dall’accusa di riciclaggio in relazione alla vicenda del celebre dipinto seicentesco «La cattura di San Pietro», attribuito al pittore senese Rutilio Manetti e al centro di un lungo contenzioso giudiziario e mediatico.

La Procura reggiana, guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci, aveva sostenuto che il procedimento dovesse concludersi con una condanna – fino a tre anni e quattro mesi di reclusione – ma il collegio giudicante ha deciso diversamente, adottando la formula della vecchia “insufficienza di prove” e stabilendo che «il fatto non costituisce reato».

Dalle accuse ai capi d’accusa ridotti

L’indagine era scattata dopo un’inchiesta giornalistica e ruotava attorno al dipinto attribuito a Manetti, ritenuto da alcuni simile a un’opera rubata nel 2013 dal Castello di Buriasco, nel Torinese. Dopo l’esposizione del quadro tra il 2021 e il 2022 nella mostra I pittori della luce alla Cavallerizza di Lucca – curata da Sgarbi per la sua Fondazione Cavallini Sgarbi – l’opera fu sequestrata come elemento probatorio dalle autorità, in attesa di chiarimenti sulla provenienza.

Va ricordato che, nelle fasi iniziali delle indagini, erano stati formulati anche altri due capi d’accusa – contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio – ma entrambi erano caduti già al termine delle indagini preliminari, lasciando in piedi solo il reato di riciclaggio, ora definitivamente archiviato dall’ordinanza di Reggio Emilia.

Una vicenda tra arte, diritto e percezione pubblica

La figura di Sgarbi, critico d’arte di lunga esperienza e personaggio mediatico di primo piano nel panorama culturale italiano, ha reso la vicenda particolarmente controversa e ampiamente rilanciata dalla stampa. Secondo gli avvocati difensori, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, la sentenza di assoluzione dimostrerebbe «l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati» e segnalerebbe l’esistenza di una “macchina del fango mediatica” che ha contribuito ad alimentare un clima di sospetto ben oltre le aule giudiziarie.

Sgarbi stesso ha dichiarato di essere «soddisfatto» dell’esito, pur riconoscendo che «la vicenda ha influenzato il mio umore» e affermando di non essere «interessato alle vendette», sottolineando come, a suo avviso, l’interesse pubblico per il caso abbia offerto un’occasione di approfondimento su Manetti e sul suo contesto artistico.

Il dipinto e la sua storia

«La cattura di San Pietro», databile agli anni Trenta del Seicento, è un’opera di grande rilievo per la produzione di Manetti, pittore senese spesso associato, per stile e intensità drammatica, ai modi caravaggeschi. Nel corso del processo è emerso che la versione esposta alla mostra presentava differenze rispetto all’opera indicata nella denuncia di furto, tra cui un elemento iconografico aggiunto per ragioni espositive che aveva contribuito ad alimentare i dubbi sulla sua autenticità e provenienza.

Oltre la sentenza: riflessioni sulla tutela del patrimonio

L’assoluzione di Sgarbi pone questioni più ampie sulla tutela giudiziaria e mediatica del patrimonio artistico. In che misura procedure penali e indagini giornalistiche possono intrecciarsi fino a influenzare la reputazione dei professionisti dell’arte? E quale ruolo dovrebbero svolgere gli enti e le istituzioni culturali nel prevenire conflitti tra legislazione penale e prassi espositive? Questi interrogativi restano aperti, in attesa delle motivazioni della sentenza, il cui deposito potrà chiarire ulteriormente il ragionamento del giudice di Reggio Emilia.


Note essenziali

  • La sentenza è stata pronunciata con rito abbreviato e la formula usata è quella dell’insufficienza di prove, ovvero l’accusa non ha retto il vaglio giudiziario.
  • La vicenda si intreccia con un’inchiesta giornalistica del 2023 che sollevò il caso e portò al sequestro del dipinto.
  • Restano depositate le motivazioni della sentenza, che potrebbero essere decisive per eventuali sviluppi futuri.

Redazione Experiences

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