
Dalle biblioteche ai musei, fino ai laboratori di profumeria: un progetto europeo utilizza intelligenza artificiale, chimica e storia dell’arte per recuperare e ricostruire gli odori del passato. Si chiama Odeuropa e coinvolge università, centri di ricerca e istituzioni culturali di diversi Paesi, tra cui l’Italia.

| L’odore della storia: un progetto europeo sul patrimonio olfattivo di Serena Galimberti arti visive, museologia e culture digitali |
La memoria storica dell’Europa non è fatta soltanto di immagini, documenti e monumenti. È fatta anche di odori: il profumo delle biblioteche antiche, l’aroma delle spezie nei mercati, il sentore della cera nelle chiese o quello più acre delle città prima dell’industrializzazione. Eppure, per secoli, l’olfatto è rimasto il senso meno considerato nella conservazione del patrimonio culturale.
Proprio da questa lacuna nasce Odeuropa, un ambizioso progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, con l’obiettivo di identificare, documentare e ricostruire il patrimonio olfattivo europeo tra il XVI e l’inizio del XX secolo.
Il progetto mette insieme competenze che vanno dalla storia dell’arte alla linguistica computazionale, dalla chimica alla museologia. L’idea di fondo è semplice quanto innovativa: trattare gli odori come parte integrante del patrimonio culturale immateriale, al pari delle tradizioni, delle lingue e delle pratiche artistiche.
Quando l’intelligenza artificiale annusa la storia
Uno degli aspetti più originali di Odeuropa riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per individuare tracce olfattive all’interno delle fonti storiche. I ricercatori hanno sviluppato algoritmi capaci di analizzare grandi archivi digitali – testi, dipinti, incisioni, trattati medici, ricette e documenti letterari – alla ricerca di riferimenti agli odori.
In questo modo è stato possibile individuare milioni di dati relativi a esperienze olfattive del passato: profumi, effluvi, fragranze domestiche, odori urbani o rituali religiosi. Queste informazioni vengono poi organizzate e rese accessibili attraverso strumenti digitali come lo Smell Explorer, un motore di ricerca che permette di esplorare la storia europea a partire dal senso dell’olfatto.
Il lavoro degli algoritmi è affiancato da linguisti e storici che analizzano il linguaggio degli odori nelle fonti storiche. Non è un compito banale: il vocabolario olfattivo è relativamente povero e spesso utilizza metafore provenienti da altri sensi. Comprendere come gli odori venivano descritti nei secoli è quindi parte integrante della ricerca.
Dal documento al laboratorio: ricreare gli odori del passato
Identificare gli odori nella documentazione storica è solo il primo passo. La fase successiva consiste nel tentare di ricostruirli.
Per farlo, il progetto combina tecniche di chimica analitica e collaborazione con profumieri professionisti. In alcuni casi gli studiosi analizzano oggetti storici – libri, tessuti, guanti di pelle, mobili antichi – per individuare i composti organici volatili responsabili del loro odore caratteristico.
In altri casi la ricostruzione è più interpretativa: si parte dalle descrizioni presenti in dipinti o testi e si sviluppano profumi che evocano paesaggi olfattivi storici. Un esempio emblematico è la ricostruzione dell’“odore dell’inferno” raffigurato in un dipinto rinascimentale, ottenuto combinando indicazioni storiche con l’esperienza dei profumieri.
Il risultato non è una semplice curiosità sensoriale. Queste ricostruzioni permettono ai musei di progettare esperienze multisensoriali, in cui il pubblico non si limita a osservare le opere ma può anche “annusare” la storia.
Un patrimonio culturale spesso dimenticato
Perché conservare gli odori? La risposta riguarda il modo in cui la memoria funziona. L’olfatto è il senso più direttamente collegato alle emozioni e ai ricordi: un profumo può evocare immediatamente luoghi, epoche e situazioni lontane nel tempo.
Non sorprende quindi che molti storici e museologi considerino oggi gli odori una chiave preziosa per comprendere il passato. L’esperienza sensoriale delle città, delle case e degli ambienti di lavoro racconta infatti aspetti della vita quotidiana che spesso sfuggono alle fonti tradizionali.
In questo senso, la ricerca di Odeuropa contribuisce a ridefinire il concetto stesso di patrimonio culturale. Non più soltanto monumenti e opere d’arte, ma anche atmosfere sensoriali, paesaggi olfattivi e pratiche sociali legate agli odori.
Il ruolo dell’Italia nel progetto
L’Italia partecipa al progetto attraverso diversi istituti di ricerca, tra cui la Fondazione Bruno Kessler di Trento, impegnata nello sviluppo delle tecnologie linguistiche e semantiche utilizzate per analizzare le fonti storiche.
Il contributo italiano si inserisce in un consorzio internazionale guidato dal KNAW Humanities Cluster nei Paesi Bassi e composto da università, centri di ricerca e istituzioni culturali di vari Paesi europei.
Questa dimensione interdisciplinare e transnazionale è uno degli elementi chiave del progetto. Studiare gli odori significa infatti attraversare confini disciplinari e geografici, perché le esperienze olfattive cambiano nel tempo e nello spazio, riflettendo identità culturali, pratiche sociali e trasformazioni ambientali.
Musei, turismo e nuove forme di storytelling
Oltre alla ricerca scientifica, Odeuropa mira a sviluppare strumenti pratici per musei, archivi e istituzioni culturali. Tra questi figura l’Olfactory Storytelling Toolkit, una guida che aiuta i musei a integrare gli odori nelle narrazioni espositive e nei percorsi di visita.
Le applicazioni sono molteplici: mostre multisensoriali, itinerari urbani basati sugli odori storici, esperienze immersive per il pubblico. Alcuni musei europei hanno già sperimentato percorsi olfattivi che permettono ai visitatori di percepire gli odori associati a specifiche opere o ambienti storici.
In un’epoca dominata dalla digitalizzazione e dalle immagini, la riscoperta dell’olfatto rappresenta anche un modo per restituire alla cultura una dimensione più corporea e sensoriale.
Una memoria invisibile da preservare
Gli odori sono per loro natura effimeri: scompaiono con il tempo e spesso non lasciano tracce materiali. Eppure fanno parte della storia delle città, delle case e delle comunità.
Il lavoro di Odeuropa dimostra che anche questo patrimonio invisibile può essere studiato, documentato e, in parte, ricostruito. Non si tratta solo di un esercizio scientifico, ma di un tentativo più ampio di ampliare la nostra idea di patrimonio culturale. Perché la storia, dopotutto, non si guarda soltanto. A volte si annusa.
Note essenziali
- Il progetto Odeuropa – Negotiating Olfactory and Sensory Experiences in Cultural Heritage Practice and Research è finanziato dal programma europeo Horizon 2020 con circa 2,8 milioni di euro.
- Coinvolge università e centri di ricerca di diversi Paesi europei, tra cui Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Slovenia.
- Il progetto utilizza tecniche di intelligenza artificiale, analisi chimica e ricerca storica per identificare e ricostruire gli odori presenti nelle fonti europee tra il XVI e il XX secolo.
| Redazione Experiences |
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