
Al Senato della Repubblica una mostra intreccia due percorsi raramente messi in dialogo: la grande tradizione delle artiste italiane e il ruolo delle Madri Costituenti. Un racconto che attraversa cinque secoli di storia per interrogare l’identità civile del Paese.



A sinistra: Elizabeth Vigée Le Brun, Autoritratto, 1790, olio su tela, 59 x 42 cm, Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Al centro: Sofonisba Anguissola (1535-1625), Autoritratto alla spinetta, 1555 circa, olio su tela, 56,3 x 48 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
A destra: Elizabeth Vigée Le Brun, Ritratto della figlia, 1792, olio su tela, cm 45 x 35, Bologna, Pinacoteca Nazionale

| Il volto delle donne. Arte, politica e cittadinanza nella storia della Repubblica di Chiara Vassallo storia dell’arte e politiche culturali |
Una mostra simbolica nel cuore delle istituzioni
C’è un luogo che più di ogni altro, in Italia, rappresenta la storia della nostra democrazia: Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. È qui che si svolge la mostra “Il volto delle donne. 80 anni di Repubblica: storie di ingegno, dalle grandi artiste alle Madri Costituenti”, promossa dal Senato insieme al Ministero della Cultura e organizzata dai Musei Nazionali di Perugia.
L’esposizione, aperta dal 6 marzo al 7 giugno 2026, nasce nel contesto delle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica italiana e si propone di raccontare una storia spesso rimasta in secondo piano: quella delle donne che, in ambiti diversi, hanno contribuito a costruire l’identità culturale e politica del Paese.
Il percorso compie un gesto curatoriale semplice ma efficace. Da una parte riunisce opere di alcune delle più importanti artiste italiane tra il Quattrocento e l’Ottocento; dall’altra ricostruisce il ruolo delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946. Due storie lontane nel tempo ma accomunate da una stessa domanda: come si costruisce, passo dopo passo, lo spazio pubblico delle donne.
Le artiste: una genealogia spesso dimenticata
Uno degli aspetti più sorprendenti della mostra è la qualità del nucleo artistico. Per la prima volta negli spazi del Senato vengono presentate opere di alcune protagoniste della pittura italiana tra Rinascimento e primo Ottocento.
Tra i nomi più noti figura Artemisia Gentileschi, oggi riconosciuta come una delle grandi voci del Barocco europeo. La sua vicenda artistica e personale – segnata da una straordinaria determinazione professionale in un ambiente dominato dagli uomini – è diventata negli ultimi decenni il simbolo di una riscoperta critica delle artiste dimenticate.
Accanto a lei compaiono figure come Sofonisba Anguissola, raffinata ritrattista attiva tra Italia e Spagna, e Lavinia Fontana, tra le prime pittrici professioniste della storia europea. La loro presenza testimonia come, già nel pieno del Rinascimento, alcune donne riuscissero a conquistare uno spazio nella pratica artistica, spesso grazie al sostegno di famiglie colte o di corti illuminate.
Il percorso arriva poi al Settecento con Rosalba Carriera, celebre per i suoi ritratti a pastello che conquistarono l’aristocrazia europea e contribuirono a definire il gusto rococò. Le sue opere raccontano un momento in cui la presenza femminile nella pittura diventa più visibile, anche grazie alla crescente circolazione delle opere e al sistema internazionale delle corti.
La mostra non si limita a presentare capolavori isolati. Il filo conduttore è piuttosto una genealogia: un racconto che evidenzia come, sebbene in condizioni spesso marginali, le donne abbiano partecipato attivamente alla costruzione della cultura figurativa europea.
Dalle artiste alle Madri Costituenti
Il secondo asse del percorso porta il visitatore in un tempo molto più vicino: quello della nascita della Repubblica.
Nel 1946, per la prima volta nella storia italiana, le donne partecipano alle elezioni politiche e vengono elette all’Assemblea Costituente. Sono ventuno, provenienti da diversi partiti e tradizioni culturali, e il loro contributo si rivela decisivo nella definizione dei principi fondamentali della nuova democrazia.
La mostra dedica una sezione documentaria a queste figure, ricordando il ruolo di protagoniste come Nilde Iotti, destinata a diventare la prima donna presidente della Camera dei deputati, oppure Teresa Mattei, la più giovane tra le costituenti, impegnata nella definizione dei diritti civili e dell’uguaglianza tra i sessi.
Attraverso fotografie, documenti e materiali d’archivio, il visitatore può seguire il lavoro di queste donne nei mesi in cui prende forma la Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di una presenza simbolica: molte di loro intervengono direttamente nella scrittura di articoli fondamentali, in particolare quelli dedicati alla parità giuridica e al ruolo della famiglia nella nuova società repubblicana.
Il dialogo tra arte e politica diventa qui particolarmente suggestivo. Se le pittrici dei secoli passati hanno dovuto conquistare uno spazio nel sistema artistico, le Madri Costituenti hanno invece contribuito a definire le regole stesse della cittadinanza democratica.
Un racconto della Repubblica attraverso i volti
Il titolo della mostra – Il volto delle donne – suggerisce una chiave di lettura precisa. Il volto è innanzitutto un tema figurativo, centrale nella tradizione del ritratto; ma è anche una metafora della rappresentanza politica e dell’identità civile.
Il percorso espositivo mette così in relazione due dimensioni della presenza femminile nella storia italiana: quella simbolica, legata alla rappresentazione artistica, e quella concreta, legata alla partecipazione alla vita pubblica.
Il risultato è un racconto stratificato, che attraversa cinque secoli di storia e mostra come l’emancipazione femminile non sia stata il frutto di un singolo momento, ma il risultato di un processo lungo e spesso discontinuo.
Un dialogo tra memoria e presente
La scelta di ospitare questa mostra proprio al Senato non è casuale. Negli ultimi anni molte istituzioni culturali italiane hanno avviato progetti dedicati alla riscoperta delle artiste e alla valorizzazione delle figure femminili nella storia nazionale.
In questo caso, tuttavia, il contesto istituzionale conferisce al progetto un significato particolare. Non si tratta solo di un’esposizione d’arte, ma di una riflessione sulla memoria civile della Repubblica.
Le opere e i documenti presentati ricordano che l’ingresso delle donne nella sfera pubblica è stato un processo complesso, fatto di conquiste graduali e spesso di invisibilità storica. Raccontarlo oggi, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, significa restituire una parte essenziale della nostra storia collettiva.
Note essenziali
Mostra: Il volto delle donne. 80 anni di Repubblica: storie di ingegno, dalle grandi artiste alle Madri Costituenti
Sede: Palazzo Madama, Roma
Promotori: Senato della Repubblica e Ministero della Cultura
Organizzazione: Musei Nazionali di Perugia
Date: 6 marzo – 7 giugno 2026
Tema: il contributo delle donne alla cultura e alla nascita della Repubblica italiana attraverso arte, documenti e testimonianze storiche.
| INFORMAZIONI IL VOLTO DELLE DONNE 80 anni di Repubblica: storie di ingegno, dalle grandi artiste alle Madri Costituenti Roma, Palazzo Madama 6 marzo 2026 – 7 giugno 2026 UFFICI STAMPA Ufficio stampa Senato ufficio-stampa@senato.it tel. 06.6706.3451 Ufficio Promozione e Comunicazione Musei nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria Ilaria Batassa | M +39 331 9714326 | ilaria.batassa@cultura.gov.it Ufficio stampa Musei nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria CLP Relazioni Pubbliche Clara Cervia | clara.cervia@clp1968.it | www.clp1968.it T +39 02 36755700 |
| Redazione Experiences |
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