Pericoli tra pietra e visione: a Cemmo il tempo si fa pittura

“Tullio Pericoli. Terre rupestri e Terremobili” – Cemmo di Capo di Ponte (BS) –
installation view – photo credit Davide Bassanesi

Alla Pieve di San Siro, nel cuore della Valle Camonica, Tullio Pericoli mette in dialogo arte contemporanea e incisioni rupestri. Una mostra intensa e misurata, dove il segno arcaico si trasforma in racconto del presente. Un dialogo millenario tra segno e paesaggio.

Pericoli tra pietra e visione: a Cemmo il tempo si fa pittura

di Andrea Valenti
Redazione Arte – Sezione Mostre

Nel silenzio austero della Pieve di San Siro a Cemmo, uno degli edifici romanici più suggestivi della Valle Camonica, prende forma un confronto serrato tra epoche lontane. Dal 28 marzo al 17 maggio 2026, la mostra Terre rupestri e Terremobili porta nella navata antica lo sguardo e la mano di Tullio Pericoli, pittore e disegnatore tra i più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo.

Il progetto nasce da una tensione precisa: rileggere il patrimonio millenario delle incisioni rupestri – cuore del primo sito UNESCO italiano – attraverso una sensibilità attuale, capace di coglierne non solo la forma, ma l’energia simbolica e la persistente vitalità. Non si tratta di una semplice citazione archeologica, ma di un attraversamento. Pericoli osserva, assorbe e restituisce, trasformando quei segni primordiali in una lingua pittorica mobile, inquieta, profondamente contemporanea.

Le “Terremobili”: paesaggi instabili del presente

Al centro della mostra si collocano 31 oli su tela, costruiti a partire dall’incontro dell’artista con i graffiti dell’età del Ferro, in particolare con la celebre mappa di Bedolina. Da questo confronto nasce la serie delle “Terremobili”, un termine che suggerisce instabilità e mutazione, evocando scenari naturali fragili, attraversati da tensioni profonde.

Le opere si presentano come superfici vibranti, in cui il segno non è mai statico ma continuamente in trasformazione. Linee, tracciati e campiture cromatiche si intrecciano dando vita a composizioni che sembrano oscillare tra memoria e visione. Il riferimento al segno rupestre non è mai illustrativo: è piuttosto un principio generativo, un alfabeto antico che si riattiva nel presente.

In questa dinamica si inserisce una riflessione più ampia, che tocca anche il nostro tempo: quei segni lontani entrano in risonanza con immagini contemporanee, talvolta drammatiche, suggerendo una continuità tra passato e attualità. La terra, da sempre superficie di incisione e racconto, diventa qui luogo di trasformazione e crisi.

Un allestimento che ascolta lo spazio

Uno degli aspetti più riusciti dell’esposizione è la sua capacità di inserirsi nella Pieve senza alterarne l’identità. L’allestimento, volutamente essenziale, rinuncia a ogni elemento invasivo per lasciare che siano le opere a emergere in relazione diretta con la pietra e la luce.

Le strutture espositive sono leggere, quasi invisibili. Nulla interrompe la percezione dello spazio sacro: al contrario, la mostra sembra adattarsi al ritmo architettonico della chiesa, instaurando un dialogo silenzioso ma costante. In questo equilibrio, la pittura di Pericoli non si impone, ma si accorda al luogo.

Fondamentale è anche il ruolo della luce. Un sistema illuminotecnico calibrato con precisione costruisce una narrazione visiva fatta di chiaroscuri e accenti puntuali. La luce non invade, ma rivela: esalta le superfici, sottolinea i dettagli, guida lo sguardo senza mai distrarlo. È un elemento attivo, che contribuisce a rendere l’esperienza di visita intima e contemplativa.

Un’esperienza immersiva tra visione e racconto

A completare il percorso espositivo, una videoproiezione sull’abside amplifica la dimensione narrativa del progetto. Le immagini dialogano con l’architettura, trasformando lo spazio in una sorta di racconto visivo continuo, dove pittura e luce si intrecciano.

La mostra si configura così come un’esperienza stratificata, in cui il visitatore è chiamato a muoversi tra livelli diversi: quello storico, legato al contesto della Valle Camonica; quello artistico, costruito dalla ricerca di Pericoli; e quello percettivo, che si attiva nella relazione diretta con lo spazio.

Non è un percorso didascalico, ma un invito all’ascolto. Le opere non spiegano, ma suggeriscono. Non illustrano, ma evocano. E proprio in questa sospensione tra visibile e invisibile si gioca la forza dell’intero progetto.

Un progetto corale radicato nel territorio

Promossa dall’Associazione culturale d’ADA in collaborazione con l’artista, la mostra si inserisce in una rete di relazioni che coinvolge istituzioni, fondazioni e realtà locali. Il sostegno di enti pubblici e privati, insieme alla partecipazione di partner culturali, testimonia la volontà di costruire un dialogo ampio tra arte, territorio e comunità.

Durante i fine settimana, il pubblico può usufruire di accompagnamenti critici affidati a giovani studiose di storia dell’arte, mentre visite guidate più articolate collegano la mostra al Parco archeologico di Seradina e Bedolina e al Museo della Preistoria (MUPRE). Un sistema integrato che rafforza il legame tra l’intervento contemporaneo e il contesto archeologico.

Anche il catalogo, pubblicato da Moebius con un saggio critico di Salvatore Settis, contribuisce a delineare il quadro teorico dell’iniziativa, offrendo strumenti di approfondimento per una lettura più consapevole.

Tra memoria e attualità, la persistenza del segno

Terre rupestri e Terremobili è, in definitiva, una mostra che lavora sul tempo. Non in senso lineare, ma come stratificazione. Il passato non è distante, ma continuamente riattivato; il presente non è isolato, ma attraversato da memorie profonde.

Pericoli costruisce un ponte tra questi piani, utilizzando il segno come elemento di continuità. Un segno che nasce dalla pietra, ma si muove, cambia, si trasforma. E che, nel farlo, ci interroga: su ciò che resta, su ciò che muta, su ciò che siamo ancora in grado di vedere.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione, la mostra invita a rallentare. A osservare. A riconoscere, nei segni più antichi, qualcosa che continua a parlarci.


TULLIO PERICOLI. Terre rupestri e Terremobili
Cemmo di Capo di Ponte (BS), Pieve di San Siro (via Pieve di San Siro)
28 marzo – 17 maggio 2026
Orari
Sabato e domenica, 10.00-19.00
Gli altri giorni, su prenotazione
 
Ingresso gratuito
 
Ufficio stampa
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Ilenia Rubino E. ilenia.rubino@clp1968.it
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