
Cinque storie tra realtà e immaginazione, dove la chitarra diventa specchio dell’animo umano. Un libro che parla di musica senza mai davvero parlarne. Claudio Cicolin attraversa il confine tra cultura pop e letteratura, costruendo un universo narrativo fatto di inquietudini sottili e memorie condivise. E lo racconta, con sorprendente naturalezza, anche nel suo dialogo diretto con i lettori.
di Marta Bellomi
C’è un momento, nei racconti di Claudio Cicolin, in cui la chitarra smette di essere uno strumento e diventa qualcos’altro. Non più oggetto, ma presenza. Non più tecnica, ma destino. È da qui che prende forma Della chitarra e del mistero, il volume pubblicato da Dantone Edizioni e disponibile dal 1° maggio, una raccolta di cinque racconti che si muovono in bilico tra realtà e suggestione.
Chi conosce Cicolin per la sua attività online – insegnante, divulgatore, volto familiare per centinaia di migliaia di appassionati – potrebbe aspettarsi un libro sulla musica. E invece la musica resta ai margini, come una traccia sottile. Nei suoi racconti, la chitarra è un pretesto narrativo, una chiave che apre porte interiori, un catalizzatore emotivo capace di riflettere paure, ossessioni e fragilità . Non è un caso che l’autore, nel video di presentazione, insista proprio su questo punto: la musica è il linguaggio di partenza, ma ciò che davvero lo interessa è il mistero che si annida nelle persone, nelle loro scelte, nei loro silenzi.
Il tono con cui Cicolin racconta il suo libro è quasi confidenziale, come se invitasse chi ascolta a entrare in una stanza dove le storie si depositano lentamente. Parla di racconti nati da suggestioni reali, spesso legate alla storia della musica, ma trasformate attraverso uno sguardo che deve qualcosa tanto a Edgar Allan Poe quanto a Italo Calvino. È un equilibrio delicato, quello tra realtà e immaginazione, che attraversa tutta la raccolta: eventi riconoscibili si deformano appena, quel tanto che basta per diventare altro, per insinuare un dubbio.
In questo senso, Della chitarra e del mistero si inserisce in una tradizione letteraria che usa l’oggetto – qui la chitarra – come specchio dell’inconscio. Non è una novità assoluta, certo: la narrativa del Novecento ha spesso trasformato strumenti, stanze, oggetti quotidiani in dispositivi simbolici. Ma Cicolin lo fa con una sensibilità contemporanea, intrisa di cultura pop. Nei suoi racconti si incontrano echi dei The Smiths e di David Gilmour, suggestioni che arrivano da Murakami e da Dylan Dog, riferimenti che non appesantiscono ma costruiscono un paesaggio familiare, quasi domestico.
E forse è proprio questa familiarità a rendere inquieto ciò che racconta. Perché il mistero, nei suoi testi, non è mai spettacolare. Non esplode. Si insinua. Sta nelle relazioni sfuggenti, nei piccoli scarti della quotidianità, nelle ossessioni che crescono senza fare rumore. È un mistero che somiglia molto a quello che ciascuno riconosce, almeno per un istante, nella propria vita.
Nel video, Cicolin accenna anche al processo di scrittura, e lo fa con una leggerezza che nasconde disciplina. Parla di storie che si sono sedimentate nel tempo, di un passaggio naturale dalla divulgazione alla narrazione. Non c’è rottura, semmai continuità: lo stesso desiderio di raccontare, di rendere accessibile qualcosa che altrimenti resterebbe nascosto. Solo che qui l’oggetto del racconto non è più la tecnica musicale, ma l’esperienza umana.
A rafforzare questa nuova direzione c’è la prefazione di Cesareo, chitarrista di Elio e Le Storie Tese, presenza che sembra fare da ponte tra i due mondi – quello musicale e quello letterario – senza mai sovrapporli . È un dettaglio, ma non secondario: conferma come il libro si muova in uno spazio ibrido, dove i confini tra discipline si fanno porosi.

Anche il calendario delle presentazioni racconta qualcosa di questa doppia appartenenza. Librerie, certo, ma anche contesti legati alla musica, come il Guitar Show di Bologna, dove Cicolin incontrerà il pubblico nelle settimane successive all’uscita . Non è solo promozione: è un modo per portare la letteratura dentro luoghi che normalmente ospitano altro, per suggerire che le storie possono nascere ovunque.
Del resto, la traiettoria dell’autore sembra andare proprio in questa direzione. Nato nel 1975, formatosi tra autodidattismo e studio accademico al CPM di Milano, Cicolin ha costruito negli anni una presenza solida nel panorama della didattica musicale online, fino a diventare un punto di riferimento con il suo portale e il suo canale YouTube . Ma questo nuovo libro segna un passaggio: non un abbandono, piuttosto un ampliamento dello sguardo.
E allora, leggendo queste pagine, si ha la sensazione che la chitarra – con le sue corde, le sue vibrazioni, la sua storia – sia solo l’inizio. Il vero tema è ciò che accade quando un oggetto diventa specchio, quando la passione si trasforma in ossessione, quando il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia fino quasi a scomparire.
È un territorio fragile, quello che Cicolin attraversa. Ma lo fa con una scrittura che non forza, che osserva, che lascia spazio. E forse è proprio questo a rendere le sue storie così vicine: la capacità di raccontare il mistero senza mai nominarlo davvero, lasciando che sia il lettore a riconoscerlo, un poco alla volta, dentro di sé.
| Articolo redazionale |
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