Alessandria e il Giro d’Italia: una lunga storia d’amore

Tra campioni leggendari, musei, pedalate popolari e notti rosa, la provincia piemontese si prepara ad accogliere il Giro 2026 trasformando il ciclismo in un racconto collettivo che parla di memoria, identità e futuro.

Ci sono città che aspettano il Giro d’Italia come si aspetta un parente famoso: con entusiasmo, orgoglio e un certo desiderio di fare bella figura. Alessandria appartiene a questa categoria. Del resto, da queste parti il ciclismo non è soltanto sport: è genealogia, paesaggio, conversazione da bar e persino educazione sentimentale.


di Davide Rinaldi

In Italia esistono due tipi di persone: quelle che almeno una volta hanno seguito il Giro d’Italia sul ciglio della strada e quelle che sostengono di non averlo mai fatto ma, se sentono arrivare la carovana pubblicitaria, rallentano comunque l’auto per curiosare. Alessandria, da questo punto di vista, non ha dubbi identitari. Qui il Giro non passa soltanto: lascia tracce. E ogni volta riapre una storia che dura da oltre un secolo. La provincia alessandrina si prepara ad accogliere l’edizione 2026 della corsa rosa con due tappe importanti – Imperia-Novi Ligure il 21 maggio e Alessandria-Verbania il 22 – ma soprattutto con un programma che prova a trasformare un evento sportivo in qualcosa di più ampio: una celebrazione diffusa del territorio, della memoria ciclistica e di quella particolare cultura italiana che riesce a tenere insieme agonismo, cucina, piazze e nostalgia senza sembrare artificiale.

Da queste parti, del resto, il ciclismo è materia seria. Qui sono passati Costante Girardengo e Fausto Coppi, che nel Novecento hanno trasformato la bicicletta in un’epopea popolare. Girardengo, nato a Novi Ligure nel 1893, fu il primo vero campione nazionale del ciclismo italiano, l’uomo che anticipò il professionismo moderno e ispirò persino una celebre canzone di Francesco De Gregori. Coppi invece appartiene ormai alla categoria dei miti civili italiani: più che un corridore, una figura narrativa. Ancora oggi basta pronunciare “il Campionissimo” in certe trattorie delle colline tortonesi perché qualcuno inizi a raccontare aneddoti come se li avesse vissuti personalmente.

Non stupisce allora che il cuore simbolico delle celebrazioni sia la mostra “Alessandria e il Giro d’Italia: una lunga storia d’amore”, allestita a Palazzo Monferrato e promossa dal Museo ACdB – Alessandria Città delle Biciclette. L’esposizione accompagna i visitatori dentro oltre cent’anni di storia del Giro, alternando cimeli storici, materiali audiovisivi e installazioni digitali. C’è persino un’esperienza immersiva con visore che permette di simulare una corsa su biciclo tra fine Ottocento e inizio Novecento: una di quelle invenzioni che riescono nel miracolo contemporaneo di far usare la tecnologia per raccontare il passato invece che per distrarsi dal presente.

Tra i pezzi più osservati spiccano il trofeo di Fiorenzo Magni del 1951, arrivato dal Museo del Ghisallo, e il “Trofeo senza fine” assegnato a Franco Balmamion quando entrò nella Hall of Fame del Giro d’Italia nel 2023. Ma il fascino vero della mostra sta forse nel suo sottotesto implicito: ricordare che il ciclismo italiano non nasce soltanto nelle grandi città o nei velodromi celebri, ma anche nelle province operose dove la bicicletta era prima necessità e poi passione.

Il calendario degli eventi costruito attorno al Giro prova infatti a evitare la trappola dell’evento spot. Oggi molte città organizzano manifestazioni con lo stesso spirito con cui si allestiscono le luminarie natalizie: si monta tutto rapidamente, si scattano fotografie e poi si smonta senza lasciare memoria. Alessandria sembra voler fare il contrario. Dal 9 al 22 maggio il territorio diventa un laboratorio continuo di iniziative che coinvolgono sport, letteratura, musica e perfino educazione civica.

A Novi Ligure, per esempio, “Sulle strade del Giro” unirà una ciclopedalata per famiglie a un’attività di plogging, quella disciplina contemporanea che consiste nel raccogliere rifiuti mentre si corre o si pedala. È una di quelle idee che raccontano perfettamente il nostro tempo: facciamo sport, ci sentiamo ecologici e magari condividiamo tutto sui social. Però funziona. E in fondo il ciclismo, molto prima delle campagne sulla sostenibilità, era già un modo semplice ed economico di stare nel mondo.

Sempre Novi ospiterà il “Concerto per un Campionissimo” al Museo dei Campionissimi, con i Solisti dell’Orchestra Classica di Alessandria e la partecipazione di Faustino Coppi, figlio di Fausto. Qui emerge uno degli aspetti più italiani del ciclismo: la sua dimensione familiare. Nel calcio spesso si eredita la squadra; nel ciclismo si ereditano i racconti. E i racconti, a differenza delle classifiche, resistono al tempo.

Non mancano gli appuntamenti letterari. Il progetto “Libri nel Giro”, giunto al decimo anniversario, porterà incontri e laboratori dedicati alla narrazione sportiva, con la partecipazione del giornalista Marco Pastonesi, storica firma della Gazzetta dello Sport. Del resto il ciclismo ha sempre avuto bisogno di grandi narratori. Forse perché una corsa di cinque ore sotto il sole o la pioggia, raccontata male, rischia di sembrare semplicemente fatica. Raccontata bene diventa invece romanzo popolare.

Anche Alessandria città costruisce un percorso originale. Il 18 maggio la pedalata “Quando il Grigio incontra il Rosa” unirà idealmente calcio e ciclismo, dal Museo ACdB fino allo stadio Moccagatta, coinvolgendo l’US Alessandria Calcio. È una contaminazione curiosa ma sensata. Gli italiani amano dividere gli sport in tribù, salvo poi ritrovarsi tutti insieme davanti a una tappa di montagna o a un rigore decisivo.

Più significativo ancora l’incontro del 20 maggio dedicato alla sicurezza stradale e alla memoria di Michele Scarponi, con la partecipazione della Fondazione che porta il nome del corridore marchigiano morto nel 2017 durante un allenamento. Qui il tono inevitabilmente cambia. Perché il ciclismo contemporaneo, oltre al romanticismo, convive con un problema concreto: la fragilità dei ciclisti sulle strade italiane. E forse il modo migliore per onorare davvero questo sport è proprio trasformare la retorica della passione in attenzione quotidiana.

Novi Ligure punterà anche sull’aspetto più festoso e spettacolare del Giro. Le bandiere illustrate da Lorenzo Petrantoni trasformeranno il centro storico in una sorta di installazione urbana diffusa, mentre “Dolci Terre di Primavera” unirà concerti, street food e degustazioni. Qui emerge un’altra verità italiana: ogni evento nazionale, prima o poi, diventa anche occasione gastronomica. Ed è probabilmente giusto così. Difficile immaginare il Piemonte senza vino, nocciole e salumi, persino durante una fuga in salita.

Il 21 maggio, dopo l’arrivo della tappa, Novi si trasformerà nella “Notte Rosa”, con musica dal vivo e dj set. Eventi del genere fanno storcere il naso ai puristi dello sport, quelli convinti che il ciclismo debba restare confinato tra radioline, borracce e cronache epiche. Però il Giro è sempre stato anche spettacolo popolare. Lo era negli anni Cinquanta, quando interi paesi si fermavano per vedere passare Coppi e Bartali. Lo è oggi, con playlist, ledwall e social network.

E poi ci sono gli appuntamenti collaterali, che raccontano forse meglio di tutto il rapporto tra questo territorio e la bicicletta. “Monferrando”, dedicato a gravel e bikepacking, interpreta il ciclismo contemporaneo lento e paesaggistico, mentre LaMITICA di Castellania Coppi recupera il fascino delle biciclette d’epoca e delle strade percorse senza ossessione per il cronometro. In un’epoca che misura tutto – passi, calorie, frequenza cardiaca, produttività – il successo delle ciclostoriche sembra quasi una piccola ribellione sentimentale.

Forse è questo il vero filo rosso che lega Alessandria al Giro d’Italia: la capacità di trasformare una corsa ciclistica in una storia collettiva. Perché il Giro, almeno in Italia, non riguarda soltanto chi vince. Riguarda le persone che aspettano ore per vedere passare i corridori in pochi secondi. Riguarda i bar che discutono di tattiche come fossero vertici diplomatici. Riguarda le famiglie che rispolverano vecchie fotografie in bianco e nero dove compare una bicicletta appoggiata a un muro.

E riguarda soprattutto province come Alessandria, dove il ciclismo continua a essere una lingua comune. Una lingua antica, magari un po’ nostalgica, ma ancora perfettamente comprensibile.


Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>
Articolo redazionale

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