Tra le tappe più attese del 2026 c’è La Mitica, nei luoghi dove nacque la leggenda di Fausto Coppi

Il tempo lento della bicicletta: il Giro d’Italia d’Epoca racconta un’altra Italia
Da Castellania Coppi al Brasile, il ciclismo vintage diventa viaggio culturale, memoria collettiva e riscoperta dei territori.

Non è nostalgia. O almeno non soltanto. Il Giro d’Italia d’Epoca è diventato negli anni un modo diverso di guardare il paesaggio italiano, attraversarlo senza fretta e restituire valore a strade, borghi e storie che il tempo contemporaneo tende a consumare in fretta. Nel 2026 il circuito cresce ancora e trova nella tappa piemontese de La Mitica uno dei suoi racconti più intensi.


di Giulio Rinaldi

C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di ciclismo d’epoca: lentezza. Ma non è la lentezza immobile della nostalgia. È piuttosto una forma di attenzione. Guardare le colline, riconoscere le strade bianche, fermarsi in una piazza di provincia, capire un territorio pedalando. Il Giro d’Italia d’Epoca, nato come circuito dedicato alle ciclostoriche, oggi sembra assomigliare sempre di più a un atlante sentimentale del Paese. Un viaggio che usa la bicicletta come strumento culturale prima ancora che sportivo. L’edizione 2026 segna un passaggio simbolico importante. Per la prima volta il consiglio direttivo del Giro d’Italia d’Epoca è composto interamente da donne. Alla guida c’è Michela Moretti Girardengo, presidente del circuito, affiancata dalla vicepresidente Gioia Bartali. Due cognomi che appartengono alla storia del ciclismo italiano, ma che oggi indicano soprattutto una nuova idea di leadership: più attenta alla tutela del paesaggio, alla memoria dei territori e alla qualità dell’accoglienza.

Il Giro d’Italia d’Epoca non è una competizione nel senso tradizionale del termine. Non conta il cronometro, non contano le classifiche. Contano invece le strade percorse, le biciclette costruite prima del 1987, i dettagli meccanici conservati o restaurati con pazienza, il gesto antico del pedalare senza fretta. Ogni tappa attraversa luoghi che sfuggono ai circuiti del turismo veloce: piccoli comuni, crinali appenninici, paesi che custodiscono tradizioni enogastronomiche e memorie popolari.

Nel 2026 il circuito toccherà venti tappe complessive: diciassette in Italia, una nella Repubblica di San Marino e due in Brasile. Una rete che attraversa la penisola da nord a sud, dalle colline toscane alle coste siciliane, fino al Sud America, dove la cultura della bicicletta storica ha trovato negli anni una comunità sempre più viva.

Fra gli appuntamenti più attesi c’è La Mitica, in programma il 27 e 28 giugno 2026 a Castellania Coppi, unica tappa piemontese del Giro d’Italia d’Epoca. È qui, tra le colline tortonesi, che il racconto del ciclismo italiano incontra uno dei suoi luoghi simbolici: la terra di Fausto Coppi.

La Mitica è arrivata al quattordicesimo anno di vita e continua a conservare la propria identità originaria: unire il culto della bicicletta storica alla scoperta lenta del territorio. I percorsi attraversano le Terre Derthona Gavi e si muovono dentro un paesaggio che sembra ancora custodire le ombre dei campioni del Novecento. Qui il ciclismo non è soltanto sport. È memoria popolare, racconto sociale, geografia umana.

Si pedala con biciclette d’epoca e abbigliamento coerente con il tempo delle grandi imprese. Non ci sono classifiche, soltanto percorsi diversi per difficoltà e lunghezza. La scelta non dipende dalla voglia di vincere, ma dalla capacità di ascoltare il territorio e la propria fatica. È una filosofia quasi opposta al ciclismo contemporaneo dominato dalla prestazione e dai dati.

La domenica della corsa, Castellania Coppi si sveglia prima dell’alba. Si controllano le biciclette, si firma il tabellone di partenza, si aspettano le prime luci del mattino. Poi il gruppo si mette in movimento verso Volpedo, nella piazza resa celebre dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Qui il ristoro è fatto di pesche locali e torte di frutta: dettagli semplici che raccontano più di molti discorsi la relazione tra ciclismo, paesaggio e identità locale.

A Tortona la corsa incontra invece la festa di “Bellezze in Bicicletta – Tortona Retrò”, tra musica, abiti vintage e biciclette storiche che riempiono il centro cittadino. È uno degli aspetti più interessanti del fenomeno ciclostorico: il modo in cui riesce a coinvolgere pubblici diversi, mescolando sport, cultura visiva, costume e turismo esperienziale.

Il percorso lungo de La Mitica 2026 introduce anche una novità significativa. Da Novi Ligure, città legata a Costante Girardengo e alla giovinezza di Coppi, i partecipanti entreranno nel territorio del Gavi, attraversando vigneti e strade collinari fino a Villa La Bollina. È un tratto che unisce la memoria sportiva alla valorizzazione paesaggistica ed enogastronomica di un’area diventata negli anni uno dei simboli del Piemonte del vino.

Poi arrivano gli ultimi chilometri. Le strade bianche della Rampina immerse nei vigneti del Timorasso, i tornanti percorsi per anni da Fausto Coppi durante gli allenamenti, il Passo Coppi, fino al traguardo davanti alla casa natale del Campionissimo. Non è difficile capire perché tanti appassionati arrivino qui da tutta Europa e perfino dal Brasile o dall’Uruguay. In questi luoghi il ciclismo conserva ancora qualcosa di epico e popolare insieme.

Alla fine resta forse proprio questo il significato profondo del Giro d’Italia d’Epoca. Non una celebrazione nostalgica del passato, ma un tentativo di rallentare il presente. Pedalare su una bicicletta antica, attraversare borghi fuori dalle grandi rotte turistiche, riconoscere il valore di una strada bianca o di una piazza di provincia significa anche difendere un’idea diversa di paesaggio e di comunità. In un tempo che corre continuamente, il ciclismo d’antan sembra ricordare che per capire davvero un luogo bisogna avere il coraggio di attraversarlo piano.


Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>
Articolo redazionale

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