
All’Istituto Italiano di Cultura oltre sessanta opere raccontano quasi settant’anni di attività grafica e pittorica del maestro astigiano. Un viaggio nell’universo visivo di un autore che ha trasformato musica, parole e immagini in un linguaggio unico.
Dal 9 giugno al 4 settembre 2026 l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ospita “Paolo Conte. Original”, la prima grande esposizione francese dedicata all’attività pittorica del celebre cantautore. Più di sessanta opere, realizzate tra il 1957 e il 2023, permettono di esplorare una dimensione creativa rimasta a lungo privata e poco conosciuta al grande pubblico.
Quando si pensa a Paolo Conte, l’immaginazione corre immediatamente alla sua voce inconfondibile, alle atmosfere jazzate, alle canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana e internazionale. Eppure, prima ancora delle note e delle parole, esiste un altro Paolo Conte: quello che disegna, dipinge e costruisce mondi attraverso immagini, colori e segni grafici. È proprio questa dimensione meno nota che la mostra “Paolo Conte. Original”, ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi dal 9 giugno al 4 settembre 2026, porta per la prima volta all’attenzione del pubblico francese.
Promossa e organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e da Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione Egle e Paolo Conte e REA Edizioni Musicali, l’esposizione nasce da un’iniziativa della Fondazione Asti Musei, che aveva già reso omaggio al grande artista piemontese con una precedente presentazione a Palazzo Mazzetti di Asti. Curata da Manuela Furnari, tra le più autorevoli studiose dell’opera contiana, la mostra propone un percorso che attraversa quasi settant’anni di produzione artistica, dal 1957 al 2023.

Il titolo, Original, richiama una definizione che lo stesso Conte attribuisce alla propria attività pittorica. «Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni», ha dichiarato il maestro. Una frase che sintetizza bene il senso dell’esposizione: riscoprire la sorgente originaria di un immaginario che, nel corso dei decenni, ha alimentato non soltanto la sua produzione visiva ma anche quella musicale.
La mostra riunisce oltre sessanta opere su carta realizzate con tecniche differenti. Disegni, tempere, inchiostri e composizioni astratte raccontano una ricerca costante, sviluppata parallelamente alla carriera musicale ma quasi sempre lontana dai riflettori. Per molto tempo questi lavori sono rimasti confinati in una dimensione privata, diventando una sorta di diario visivo attraverso il quale l’artista ha elaborato suggestioni, ricordi e passioni.
L’esposizione consente di entrare nel cuore della poetica contiana. Nei suoi fogli compaiono figure eleganti e malinconiche, musicisti, atmosfere urbane, richiami al jazz e al cinema, personaggi sospesi tra ironia e nostalgia. È lo stesso universo evocato nelle canzoni, ma tradotto in immagini. Il visitatore scopre così come il tratto grafico e la scrittura musicale condividano una medesima sensibilità narrativa.

Tra i lavori esposti spicca Higginbotham del 1957, realizzato a tempera e inchiostro. L’opera è dedicata a uno dei protagonisti del trombone jazz e testimonia quanto questa musica, amatissima da Conte fin dalla giovinezza, abbia influenzato la sua immaginazione. Il jazz non è soltanto una componente sonora della sua produzione artistica, ma una vera chiave interpretativa del mondo, una lente attraverso cui osservare personaggi, luoghi e relazioni.
Un nucleo centrale della mostra è dedicato a Razmataz, il grande progetto multimediale che Paolo Conte ha ideato, scritto, musicato e illustrato personalmente. L’opera, pubblicata nel 2000 dopo anni di lavoro, comprende oltre 1.800 disegni e rappresenta uno dei più ambiziosi esperimenti artistici del panorama europeo contemporaneo. Ambientata nella Parigi degli anni Venti, racconta la misteriosa scomparsa di una ballerina sullo sfondo dell’arrivo del jazz in Europa, trasformando la capitale francese in un palcoscenico popolato da musicisti, impresari, danzatrici e figure enigmatiche.
Le tavole selezionate per la mostra permettono di cogliere l’eccezionale libertà espressiva di Conte. Le influenze delle avanguardie storiche, dell’Art Déco, dell’illustrazione europea del primo Novecento e del linguaggio cinematografico si intrecciano in una narrazione visiva ricca di ritmo e movimento. È un omaggio alla modernità degli anni Venti, un periodo che l’autore ha spesso descritto come un’epoca attraversata da una nuova energia creativa e da una particolare sensualità culturale.
A completare il percorso interviene una serie di opere astratte realizzate su cartoncino nero. In questi lavori il segno si libera dalla rappresentazione figurativa e dialoga direttamente con il colore, la musica e la letteratura. Le composizioni rivelano un artista interessato non soltanto al racconto per immagini ma anche alla dimensione più sperimentale della forma visiva.
La mostra offre inoltre l’occasione per rileggere la figura di Paolo Conte nella sua complessità. Nato ad Asti nel 1937 e laureato in giurisprudenza, il futuro cantautore iniziò la carriera professionale come avvocato prima di affermarsi come autore di canzoni. Negli anni Sessanta firmò successi destinati a entrare nella memoria collettiva italiana, tra cui Azzurro per Adriano Celentano e Insieme a te non ci sto più per Caterina Caselli. A partire dagli anni Settanta costruì una delle carriere più originali della musica europea, sviluppando uno stile che univa jazz, chanson francese, suggestioni letterarie e una scrittura poetica immediatamente riconoscibile.
Parallelamente, però, non ha mai abbandonato il disegno. Questa passione lo ha accompagnato per tutta la vita, fino a ottenere importanti riconoscimenti istituzionali. Nel 2023 è stato invitato a esporre le proprie opere alla Galleria degli Uffizi di Firenze, confermando il crescente interesse della critica e delle istituzioni culturali verso la sua produzione visiva.
L’allestimento parigino è concepito come un itinerario immersivo che riflette l’universo poetico dell’autore. Il percorso segue il suo sguardo, ma lascia spazio all’interpretazione personale del pubblico. Lo stesso Conte ha più volte sottolineato l’importanza di preservare nell’arte «la possibilità di immaginare con libertà massima», una dichiarazione che sembra riassumere l’intero progetto espositivo.
In un momento storico in cui le discipline artistiche dialogano sempre più tra loro, “Paolo Conte. Original” assume un significato particolare. Non si limita a celebrare un grande musicista, ma invita a osservare la continuità profonda che lega immagini, suoni e parole all’interno di un’unica ricerca creativa. Per il pubblico francese rappresenta una scoperta; per chi già conosce l’opera del cantautore è invece l’occasione di avvicinarsi alla sorgente più intima del suo immaginario.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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