Il rapporto “Musei di vetro”, presentato dal Censis a Roma

Il nuovo rapporto del Censis racconta un Paese che continua a considerare il patrimonio culturale un bene essenziale. Cresce il valore attribuito all’esperienza, ma restano ostacoli economici e sociali che limitano la partecipazione.

La cultura conta più del lusso, contribuisce all’identità personale e viene percepita come un fattore di crescita civile e professionale. È il quadro che emerge dal rapporto “Musei di vetro”, presentato dal Censis a Roma. Un’indagine che fotografa il nuovo rapporto degli italiani con musei, monumenti e luoghi della memoria, tra aspettative, difficoltà e nuove opportunità.


di Elena Serra
Commentatrice di Experiences

Che cosa rappresentano oggi i musei per gli italiani? Luoghi di conservazione, spazi di conoscenza, occasioni di svago o strumenti di inclusione sociale? La domanda attraversa il nuovo rapporto del Censis intitolato Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura, presentato a Roma il 28 maggio da Giorgio De Rita, segretario generale dell’istituto di ricerca, e da Nicoletta Diotallevi dell’Area Cultura Censis. Alla discussione hanno partecipato personalità provenienti da mondi diversi della cultura e delle istituzioni, da Claudio Strinati a Francesca Cappelletti, da Antonio Calabrò a Federica Rinaldi, offrendo una riflessione ampia sul ruolo che il patrimonio culturale continua a svolgere nella società italiana.

L’indagine arriva in un momento particolare. Dopo gli anni della pandemia, che hanno modificato profondamente le abitudini di consumo culturale, musei, gallerie, aree archeologiche e luoghi della memoria si trovano a confrontarsi con pubblici nuovi, esigenze differenti e una crescente competizione per il tempo libero delle persone. Il Censis osserva come l’offerta culturale tenda sempre più a configurarsi come un dispositivo esperienziale, chiamato non soltanto a conservare e trasmettere conoscenza, ma anche a generare coinvolgimento, partecipazione e senso di appartenenza.

Eppure, quando si chiede agli italiani quale debba essere la missione principale dei luoghi della cultura, emerge una visione ancora fortemente legata alla tradizione. Il 43,1% degli intervistati indica come obiettivo prioritario la conservazione e la protezione del patrimonio, mentre il 34,9% sottolinea l’importanza della trasmissione del sapere. Soltanto una minoranza attribuisce un ruolo centrale all’intrattenimento o alla socialità. È un dato che racconta quanto il patrimonio culturale continui a essere percepito come un bene collettivo, una sorta di archivio vivente dell’identità nazionale.

Questa sensibilità non nasce dal nulla. L’Italia possiede uno dei più vasti patrimoni culturali del pianeta. Secondo i dati richiamati dal rapporto, il sistema museale nazionale comprende 4.416 istituti distribuiti lungo tutta la penisola. La loro presenza è relativamente equilibrata tra le diverse aree geografiche: il Centro detiene la quota maggiore con il 28,2%, seguito dal Sud e dalle Isole con il 25,1%, dal Nord-Est con il 24,7% e dal Nord-Ovest con il 22%. Più di un quarto dei comuni italiani ospita almeno una struttura museale o assimilabile, confermando la straordinaria capillarità di una rete che non ha eguali in Europa.

A guidare questa geografia della cultura è la Toscana, con 530 istituti museali, pari al 12% dell’intera offerta nazionale. Seguono l’Emilia-Romagna e altre regioni storicamente caratterizzate da una forte densità di beni culturali. In fondo alla classifica compaiono Molise e Basilicata, ma anche queste realtà custodiscono patrimoni di grande valore storico e identitario, spesso poco conosciuti dal grande pubblico.

Il rapporto mette in evidenza anche il peso economico della cultura. Nel 2024 oltre la metà delle entrate turistiche generate dai visitatori stranieri è derivata da soggiorni legati alla cultura e alle città d’arte. Si tratta del 56,4% del totale, con una crescita del 7,1% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma una tendenza consolidata: l’Italia continua a essere percepita nel mondo soprattutto come una destinazione culturale. Non è soltanto il mare, non è soltanto il paesaggio. Sono le città storiche, i musei, le collezioni, i monumenti e l’intreccio tra arte e territorio a costituire il principale fattore di attrazione internazionale.

Nel 2022 i musei italiani hanno accolto quasi 108 milioni di visitatori. Di questi, oltre il 42% proveniva dall’estero. Il Centro Italia si conferma l’area più visitata, con 47,5 milioni di ingressi e una presenza internazionale vicina al 49%. Ma è particolarmente interessante il risultato registrato nel Sud e nelle Isole, dove la quota di visitatori stranieri raggiunge il 42%, superando quella del Nord-Est. Secondo il rapporto, il pubblico internazionale continua a essere fortemente attratto dall’immagine dell’Italia centrale e meridionale come culla della civiltà mediterranea.

Se la domanda culturale appare robusta, non mancano tuttavia gli ostacoli. Il principale è il costo. Quasi la metà degli italiani considera il prezzo del biglietto la barriera più rilevante alla partecipazione. Si tratta di una percezione particolarmente diffusa tra gli adulti in età lavorativa e tra i giovani. È un dato che merita attenzione perché arriva in una fase nella quale, nonostante la crescita delle esperienze culturali, molte famiglie continuano a confrontarsi con budget limitati e con una selezione sempre più rigorosa delle spese considerate essenziali.

La seconda grande difficoltà è rappresentata dal tempo. Le giornate compresse, gli impegni professionali e familiari, la mobilità sempre più complessa nelle aree urbane finiscono per ridurre le occasioni di fruizione culturale. Il fenomeno riguarda soprattutto la fascia compresa tra i 35 e i 64 anni e coinvolge in modo significativo anche i laureati. Non si tratta quindi di una mancanza di interesse, ma di una difficoltà pratica a inserire la cultura nella quotidianità.

Più preoccupante appare invece il dato relativo al disinteresse. Quasi un quarto degli italiani indica la mancanza di attrazione verso l’offerta culturale come principale motivo della mancata partecipazione. Il fenomeno interessa soprattutto i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni. È un segnale che interroga direttamente musei, istituzioni e operatori culturali sulla necessità di costruire linguaggi capaci di dialogare con le nuove generazioni senza rinunciare alla qualità dei contenuti.

Il rapporto propone una lettura particolarmente efficace di questi risultati. Più che un rifiuto della cultura, emerge la difficoltà di collocare la partecipazione culturale all’interno di vite sempre più dense di impegni, vincoli economici e stimoli concorrenti. In altre parole, la sfida dei luoghi della cultura non consiste soltanto nell’offrire contenuti di qualità, ma nel rimanere rilevanti all’interno dell’esperienza quotidiana delle persone.

Interessante anche l’analisi dei comportamenti dei diversi gruppi sociali. Dirigenti, professionisti e impiegati risultano le categorie più attive nella frequentazione di musei, mostre e siti archeologici. Al contrario, studenti, pensionati e casalinghe mostrano livelli di partecipazione inferiori, pur rappresentando milioni di visitatori ogni anno. La cultura continua dunque a riflettere, almeno in parte, le disuguaglianze economiche, educative e territoriali che attraversano il Paese.

Ma che cosa chiedono concretamente gli italiani ai musei? La risposta è sorprendentemente tradizionale. Il 44% indica l’ingresso libero come fattore capace di migliorare sensibilmente l’offerta culturale, mentre il 38% apprezza le visite guidate. Molto più limitato risulta invece l’interesse per gli strumenti immersivi e digitali come realtà virtuale, realtà aumentata e gamification. Solo il 10,6% li considera prioritari, anche se tra i più giovani la percentuale sale quasi al 20%.

Il dato suggerisce che la tecnologia, da sola, non basta a rendere più attrattivo un museo. Può certamente facilitare la comprensione e aumentare il coinvolgimento, ma il cuore dell’esperienza continua a essere il rapporto diretto con le opere, gli oggetti e i luoghi. Non è un caso che il 73,4% degli italiani preferisca mostre capaci di presentare numerose opere, anche poco conosciute, purché offrano la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo. La curiosità, più ancora della celebrità dei capolavori, sembra essere il motore dell’esperienza culturale contemporanea.

Tra i risultati più sorprendenti emerge infine il valore simbolico attribuito alla cultura. L’89% degli italiani ritiene più importante investire in esperienze culturali che acquistare beni di lusso. Per oltre l’86% la crescita culturale aumenta le opportunità professionali, mentre l’83,5% considera la partecipazione culturale un elemento fondamentale nella costruzione della propria identità personale e sociale. In un’epoca spesso descritta come dominata dal consumo e dall’apparenza, questi dati restituiscono l’immagine di una società che continua a riconoscere alla cultura una funzione essenziale.

Non meno significativo è il ruolo attribuito alla scuola e alla famiglia. Gli italiani individuano in queste istituzioni i principali soggetti chiamati a favorire l’avvicinamento dei giovani al patrimonio culturale. Ma emerge anche la richiesta di un maggiore impegno da parte delle istituzioni pubbliche, chiamate a rendere l’offerta più accessibile, coinvolgente e vicina alle esigenze delle nuove generazioni.

Forse è proprio questo il messaggio più importante del rapporto Censis. I luoghi della cultura non sono percepiti come reliquie del passato né come semplici attrazioni turistiche. Continuano a essere considerati strumenti di crescita individuale e collettiva, spazi nei quali una comunità riconosce se stessa e costruisce il proprio futuro. In un Paese che possiede una delle più grandi concentrazioni di patrimonio storico e artistico del mondo, la vera sfida non consiste soltanto nel conservare questo capitale, ma nel renderlo parte integrante della vita quotidiana delle persone. È da questa capacità di rinnovare il legame tra cittadini e patrimonio che dipenderà il futuro culturale dell’Italia.


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Articolo a cura della Redazione Experiences

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