
Marjane Satrapi ha trasformato una storia personale in un linguaggio universale, aprendo al fumetto le porte della grande letteratura contemporanea
Ci sono libri che raccontano una storia e libri che cambiano il modo di raccontarla. Quando nel 2000 apparve Persepolis, pochi immaginavano che il memoir disegnato di una giovane iraniana avrebbe modificato per sempre il destino del fumetto occidentale. Oggi, mentre il mondo ricorda Marjane Satrapi, appare più chiaro che mai il significato culturale della sua opera.
di Clara Montesi
Che cos’è un fumetto? Per decenni la risposta è sembrata ovvia. Un linguaggio popolare, spesso relegato all’intrattenimento, destinato ai ragazzi o agli appassionati. Poi sono arrivati alcuni autori capaci di incrinare questa certezza. Tra loro c’è Art Spiegelman con Maus, opera monumentale sulla memoria della Shoah. Ma se Maus ha aperto una breccia, è stato Persepolis a spalancare il varco. Non lo affermano soltanto i lettori o la critica internazionale. Lo riconoscono anche gli studiosi del fumetto contemporaneo, che vedono nell’opera di Marjane Satrapi uno dei passaggi decisivi attraverso cui il graphic novel è diventato un protagonista della cultura del XXI secolo.
La notizia della morte di Satrapi, avvenuta a Parigi il 4 giugno 2026 all’età di cinquantasei anni, ha riportato l’attenzione su un libro che continua a essere letto, studiato e discusso in tutto il mondo. L’artista franco-iraniana era diventata una figura simbolica della libertà creativa e dell’impegno civile. La sua vicenda personale era inseparabile dalla sua opera: nata a Rasht nel 1969 e cresciuta a Teheran, aveva vissuto da adolescente gli effetti della rivoluzione islamica, prima di trasferirsi in Austria e poi in Francia, dove avrebbe costruito la propria carriera artistica.
Quando Persepolis viene pubblicato in Francia tra il 2000 e il 2003, il panorama editoriale europeo è molto diverso da quello attuale. Il fumetto gode già di una certa legittimazione culturale, ma fatica ancora a essere considerato un mezzo capace di affrontare temi storici, politici e autobiografici con la stessa autorevolezza della narrativa tradizionale. Satrapi decide di ignorare questi confini. Racconta la propria infanzia durante la rivoluzione iraniana, la guerra con l’Iraq, l’esilio in Europa, il confronto con l’Occidente e il ritorno in patria. Lo fa attraverso un disegno essenziale, quasi austero, in bianco e nero. Nessun virtuosismo grafico. Nessuna ricerca spettacolare. Solo la forza della narrazione. Ed è qui che si manifesta la sua rivoluzione.
Per anni l’Occidente aveva osservato l’Iran attraverso il filtro della geopolitica, delle crisi internazionali, delle immagini televisive. Satrapi introduce invece uno sguardo interno. Non parla di un Paese astratto ma della vita quotidiana di una bambina che cresce tra bombardamenti, repressione religiosa, sogni adolescenziali e discussioni familiari. La storia collettiva si intreccia alla dimensione privata. Il risultato è un racconto che permette ai lettori di riconoscersi in una realtà che fino ad allora appariva distante e incomprensibile.
La grande intuizione di Persepolis consiste proprio in questo: trasformare un’esperienza individuale in una vicenda universale. La protagonista è iraniana, ma potrebbe essere qualunque ragazza alle prese con l’autorità, l’identità, il desiderio di libertà. Il libro parla dell’Iran ma parla anche dell’Europa, dell’emigrazione, dello sradicamento, della costruzione di sé. È un romanzo di formazione, un memoir politico e una riflessione sul rapporto tra individuo e potere.
Non sorprende che l’opera abbia raggiunto un pubblico enorme. Tradotta in numerose lingue, venduta in milioni di copie, è diventata uno dei graphic novel più influenti della storia recente. Il successo ha contribuito a modificare la percezione stessa del fumetto presso editori, critici e lettori. Se prima il graphic novel era considerato una nicchia, dopo Persepolis è diventato un territorio legittimo per affrontare memoria, storia, autobiografia e impegno civile.
Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di successo editoriale. Il vero impatto dell’opera è culturale. Satrapi ha dimostrato che il fumetto può essere uno strumento di testimonianza. Può raccontare la complessità politica senza perdere immediatezza. Può affrontare temi drammatici senza rinunciare all’ironia. Chiunque abbia letto Persepolis ricorda la leggerezza con cui la protagonista osserva il mondo degli adulti, contrapponendo lo sguardo ingenuo dell’infanzia alla brutalità della storia.
In questo equilibrio risiede gran parte della forza del libro.
Anche il linguaggio visivo svolge un ruolo fondamentale. Le tavole in bianco e nero non sono una scelta estetica casuale. Eliminando il superfluo, Satrapi concentra l’attenzione sulle emozioni e sulle situazioni. I contrasti netti evocano la tradizione della grafica persiana, ma richiamano anche l’immediatezza delle incisioni e delle illustrazioni popolari. Il risultato è un’opera accessibile e sofisticata allo stesso tempo.
Nel 2007 Persepolis diventa un film d’animazione diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud. Il film conquista il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ottiene una candidatura agli Oscar, contribuendo a diffondere ulteriormente la storia dell’autrice presso un pubblico internazionale. Ancora una volta, il fumetto dimostra di poter dialogare con le forme più alte della cultura contemporanea senza perdere la propria identità.
Negli anni successivi Satrapi continuerà a lavorare tra fumetto, cinema e illustrazione, mantenendo sempre una forte attenzione ai temi della libertà individuale e dei diritti umani. Diventerà una delle voci più ascoltate sul destino dell’Iran e sulla condizione femminile nel mondo islamico. Il suo impegno civile si intensificherà dopo le proteste iraniane degli ultimi anni, culminando nella pubblicazione di Woman, Life, Freedom, progetto collettivo dedicato al movimento nato dopo la morte di Mahsa Amini.
Eppure, a distanza di oltre venticinque anni dalla pubblicazione del primo volume, il cuore della sua eredità rimane Persepolis. Perché quel libro non ha semplicemente raccontato una vita. Ha cambiato il modo in cui il fumetto racconta il mondo.
La domanda, allora, non è perché continuiamo a leggere Persepolis. La vera domanda è un’altra: come sarebbe oggi il fumetto contemporaneo se Marjane Satrapi non avesse avuto il coraggio di trasformare la propria storia in una storia di tutti?
Forse esisterebbero comunque grandi graphic novel. Forse il fumetto avrebbe trovato altre strade verso la maturità culturale. Ma è difficile immaginare che il percorso sarebbe stato lo stesso. Alcuni libri segnano un’epoca. Altri ne inaugurano una nuova. Persepolis appartiene senza dubbio alla seconda categoria. E questo spiega perché, a venticinque anni dalla sua apparizione, continui a essere considerato non soltanto un capolavoro, ma una svolta nella storia della narrazione contemporanea.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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