
Dalle teorie pedagogiche di Freire all’attivismo visivo di Claire Fontaine e Fosbury Architecture, l’antico cuore di Bergamo diventa uno spazio permanente di riscrittura collettiva.
L’installazione multimediale allestita nello storico palazzo bergamasco scardina la tradizionale fruizione passiva dell’opera d’arte. Unendo design sociale, architettura critica e co-progettazione, il progetto trasforma lo spazio espositivo in un’aula pubblica aperta al dibattito contemporaneo.
Il Palazzo della Ragione di Bergamo, con le sue maestose arcate gotiche che da oltre otto secoli dominano Piazza Vecchia, assiste a una radicale risemantizzazione dei suoi spazi interni. Storico centro del potere civile e giudiziario medievale, l’edificio ospita l’apertura di un grande laboratorio concettuale e politico permanente intitolato “Tabula Plena”. Il progetto nasce dalla collaborazione sinergica tra il collettivo curatoriale Fosbury Architecture – già noto per aver curato il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia del 2023 – e il collettivo artistico concettuale Claire Fontaine, pseudonimo fondato a Parigi nel 2004 da James Thornhill e Fulvia Carnevale, che definisce se stessa un’”artista ready-made”. L’installazione si configura come un attacco frontale alla museificazione statica, proponendo un modello di architettura partecipativa che interroga direttamente i visitatori sul ruolo della collettività nella gestione dello spazio pubblico.
Il nucleo teorico attorno a cui ruota l’intero impianto progettuale è l’eredità intellettuale di Paulo Freire, il celebre pedagogista brasiliano autore di testi cardine della cultura del Novecento come “La pedagogia degli oppressi” (1968). Freire ha scardinato i modelli educativi tradizionali basati sulla nozione “bancaria” dell’educazione, in cui il sapere viene semplicemente depositato in modo passivo nella mente degli studenti. Al contrario, la pedagogia freireana propone un approccio dialogico, orientato alla coscientizzazione e alla trasformazione della realtà. All’interno del Palazzo della Ragione, questa visione si traduce in un allestimento privo di barriere gerarchiche. Grandi tavoli da lavoro, lavagne interattive, installazioni luminose al neon e supporti documentari riempiono la sala capriata, invitando il pubblico non a contemplare un manufatto finito, ma a produrre attivamente contenuti, testi e riflessioni. Il concetto di “tabula piena” si contrappone alla presunta neutralità della “tabula rasa” modernista: lo spazio non è mai vuoto, ma è sempre impregnato di memoria storica, tensioni sociali e stratificazioni culturali che vanno decostruite e riscritte insieme.
L’operazione culturale si inserisce nel solco delle più avanzate tendenze del design sociale e dell’attivismo visivo europeo, richiamando alla mente le storiche esperienze dei laboratori radicali degli anni Settanta, come le intuizioni utopiche del Global Tools o le provocazioni del design partecipativo di Enzo Mari. Il coinvolgimento di Claire Fontaine garantisce una forte impronta di critica istituzionale: il collettivo, celebre per l’utilizzo di neon che espongono frasi spiazzanti e per le sue riflessioni sulla crisi della democrazia e del capitalismo, inserisce nell’ambiente bergamasco una serie di stimoli verbali e visivi che costringono lo spettatore a riflettere sui concetti di proprietà, inclusione e cittadinanza. Fosbury Architecture, dal canto suo, orchestra l’allestimento con un rigore geometrico che rispetta la monumentalità delle pareti affrescate del palazzo, inserendo elementi modulari leggeri e reversibili, a dimostrazione di come l’architettura effimera possa attivare dinamiche sociali profonde senza aggredire l’antico patrimonio lapideo.
Il successo di pubblico registrato nei primi giorni di apertura evidenzia un crescente bisogno di spazi culturali che non siano meri contenitori di consumo visivo, ma luoghi di elaborazione intellettuale e di aggregazione civica. In un’epoca segnata dalla digitalizzazione e dall’isolamento individuale, “Tabula Plena” dimostra che l’arte contemporanea può ancora rivendicare una precisa funzione politica e sociale, trasformando un monumento del passato in un’officina per il futuro della comunità.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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