Filarete, l’architetto senza volto che continua a interrogare il Rinascimento

Al Palladio Museum di Vicenza un seminario internazionale riapre il dossier su Antonio Averlino, figura sfuggente del Quattrocento tra arte, architettura e teoria urbana

Due giornate di studio hanno riunito a Vicenza alcuni dei maggiori specialisti internazionali per approfondire la figura di Filarete, protagonista del Rinascimento italiano ma ancora oggi avvolto da numerose zone d’ombra. Al centro del confronto, la sua attività artistica, il ruolo nelle corti italiane e il celebre trattato che ha influenzato la cultura architettonica europea.


Ci sono personaggi che, pur occupando una posizione centrale nella storia dell’arte e dell’architettura, continuano a sfuggire a una definizione definitiva. Antonio Averlino, universalmente conosciuto come Filarete, appartiene a questa categoria. Artista, scultore, teorico e architetto, fu contemporaneo di figure come Leon Battista Alberti e Filippo Brunelleschi, ma il suo percorso resta ancora oggi disseminato di interrogativi. A lui il Palladio Museum di Vicenza ha dedicato il seminario internazionale “Filarete tra corti e città”, svoltosi il 27 e 28 maggio 2026, che ha riunito diciotto studiosi provenienti da Europa e Stati Uniti con l’obiettivo di aggiornare le ricerche su uno dei protagonisti più enigmatici del Rinascimento italiano.

La vicenda biografica di Filarete presenta infatti numerose lacune. Non si conoscono con certezza né la data di nascita né quella della morte. Le informazioni sulla sua formazione sono frammentarie e gran parte dell’attività precedente agli anni Trenta del Quattrocento resta avvolta nell’incertezza. Eppure il suo nome è legato a una delle imprese artistiche più importanti del secolo: la realizzazione della monumentale porta bronzea dell’antica Basilica di San Pietro in Vaticano, un’opera che testimonia il passaggio dalla tradizione tardomedievale alla nuova sensibilità umanistica.

La fortuna critica dell’artista non è stata lineare. Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite, lo giudicò con una certa severità, considerandolo distante dal modello ideale del Rinascimento fiorentino. Questo giudizio contribuì per secoli a relegare Filarete in una posizione marginale rispetto ai grandi protagonisti della cultura rinascimentale. Le ricerche più recenti hanno invece mostrato come il suo contributo sia stato fondamentale non soltanto sul piano artistico, ma anche su quello teorico e urbanistico.

Il seminario vicentino ha affrontato queste questioni attraverso tre percorsi di approfondimento. La prima sessione, dedicata a Firenze e Roma, ha concentrato l’attenzione sugli anni della formazione e sulle origini del bronzetto rinascimentale, una produzione che rivela il crescente interesse per l’antichità classica e che trova una delle sue espressioni più significative proprio nelle decorazioni della porta di San Pietro.

La seconda sessione ha seguito l’artista nei suoi spostamenti nell’Italia settentrionale. Dopo aver lasciato Roma attorno al 1447, Filarete attraversò diverse realtà politiche e culturali della penisola prima di approdare nel 1451 alla corte di Francesco Sforza a Milano. Qui rimase fino al 1465, contribuendo alla definizione dell’immagine monumentale della nuova dinastia sforzesca. In quegli anni partecipò alla progettazione dell’Ospedale Maggiore, noto oggi come Ca’ Granda, una delle più importanti realizzazioni architettoniche del Quattrocento italiano. La sua attività si intrecciò inoltre con i rapporti tra Milano, Venezia e gli altri centri della pianura padana, contribuendo alla diffusione di idee e modelli che avrebbero segnato la cultura architettonica del tempo.

La terza sessione ha affrontato uno degli aspetti più affascinanti della sua eredità: il Trattato di architettura. Redatto in forma dialogica e riccamente illustrato, il testo rappresenta una delle più originali riflessioni teoriche del Rinascimento. Al suo interno compare la celebre descrizione di Sforzinda, città ideale concepita come una stella a otto punte, organizzata secondo principi geometrici e simbolici che anticipano molte riflessioni urbanistiche dei secoli successivi. Per gli studiosi il trattato continua a rappresentare una sfida interpretativa: il linguaggio complesso, le digressioni narrative e la ricchezza di riferimenti tecnici rendono ancora oggi difficile una lettura univoca.

L’interesse per Filarete deriva proprio dalla sua natura sfuggente. A differenza di altri protagonisti del Rinascimento, non fu soltanto un costruttore o un teorico. La sua opera attraversa discipline diverse: dalla scultura alla medaglistica, dall’architettura alla progettazione urbana, fino alla riflessione politica sulle città e sulle corti. In questo senso la sua figura appare particolarmente moderna, capace di muoversi tra ambiti differenti e di concepire il progetto come uno strumento per interpretare e trasformare la società.

Al seminario hanno partecipato studiosi provenienti da importanti università e istituzioni internazionali, tra cui Università di Torino, Vrije Universiteit Brussel, Sapienza Università di Roma, Yale University, J. Paul Getty Museum, Musée du Louvre, Staatliche Kunstsammlungen Dresden e Zentralinstitut für Kunstgeschichte di Monaco. La varietà delle competenze coinvolte ha confermato quanto il tema continui a suscitare interesse ben oltre i confini italiani.

L’iniziativa del Palladio Museum si inserisce in una più ampia stagione di studi che negli ultimi decenni ha contribuito a ridefinire il profilo di Filarete. Lontano dall’immagine marginale tramandata dalla storiografia tradizionale, emerge oggi un protagonista della cultura umanistica europea, capace di mettere in dialogo arte, tecnica e immaginazione. Le molte domande ancora aperte sulla sua vita non rappresentano soltanto un limite documentario, ma costituiscono anche il motivo del fascino che continua a circondare la sua figura.

A oltre cinque secoli dalla sua scomparsa, Filarete resta dunque un autore da decifrare. Proprio questa condizione di permanente ricerca spiega perché il suo nome continui a richiamare specialisti da tutto il mondo. Vicenza ha offerto un nuovo capitolo di questa indagine collettiva, confermando che alcuni protagonisti del Rinascimento hanno ancora molto da raccontare.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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