David Hockney ci ha insegnato che il compito fondamentale dell’arte è imparare a vedere.

Dalla Pop Art alle immagini digitali, scompare a 88 anni uno degli artisti più influenti del Novecento e del nuovo secolo. Un percorso lungo oltre sessant’anni che ha attraversato tecniche, linguaggi e paesaggi senza mai perdere la curiosità dello sguardo.

La morte di David Hockney chiude una delle avventure artistiche più fertili e riconoscibili del nostro tempo. Pittore, disegnatore, fotografo, scenografo e sperimentatore instancabile, ha trasformato il modo di rappresentare la realtà, restando fino all’ultimo un artista del presente.


Carlo Venturi

Quando muore un artista celebre, il rischio è sempre lo stesso: ridurre una vita complessa a una manciata di immagini diventate icone. Per David Hockney, scomparso l’11 giugno 2026 all’età di 88 anni, il pericolo è ancora maggiore. Per milioni di persone il suo nome coincide con una piscina azzurra, un tuffo invisibile e il sole della California. Eppure quella celebre esplosione d’acqua dipinta in A Bigger Splash nel 1967 rappresenta soltanto una tappa di una ricerca molto più vasta, durata oltre sette decenni e capace di attraversare quasi tutte le trasformazioni dell’arte contemporanea.

Nato il 9 luglio 1937 a Bradford, nello Yorkshire, in una famiglia della piccola borghesia inglese, Hockney cresce in un ambiente dove l’interesse per la cultura convive con una forte sensibilità sociale. Frequenta il Bradford College of Art e successivamente il Royal College of Art di Londra, dove si impone ben presto come una delle personalità più originali della nuova generazione britannica. Sono gli anni in cui la Pop Art conquista l’Europa e gli Stati Uniti, ma Hockney non si limita mai ad adottarne i codici. Anche quando utilizza colori accesi e immagini tratte dalla vita quotidiana, conserva un’attenzione quasi classica per il disegno e per la rappresentazione dello spazio.

Negli anni Sessanta entra rapidamente nel gruppo degli artisti che animano la cosiddetta Swinging London. La sua pittura è immediatamente riconoscibile: brillante, ironica, colta. Ma il giovane inglese comprende presto che Londra gli sta stretta. Nel 1964 visita Los Angeles e ne resta affascinato. La luce, l’architettura moderna, le ville immerse nel verde e soprattutto le piscine diventano il materiale visivo di una nuova stagione creativa. Da quell’incontro nasceranno alcune delle opere più celebri del secondo Novecento, tra cui The Splash, A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), oggi considerate immagini simbolo dell’arte contemporanea.

Ma sarebbe un errore considerare Hockney il pittore delle piscine. La sua vera ossessione è sempre stata la percezione. Come vediamo il mondo? In che modo lo spazio si organizza davanti ai nostri occhi? Per tutta la vita l’artista britannico ha cercato di rispondere a queste domande. Lo ha fatto attraverso la pittura, ma anche mediante la fotografia, il collage, la stampa, il video e perfino le scenografie teatrali. Negli anni Ottanta realizza celebri fotomontaggi composti da decine di immagini diverse, anticipando riflessioni che diventeranno centrali nell’epoca digitale. In quelle opere il punto di vista unico della fotografia tradizionale viene sostituito da una visione mobile e frammentata, più vicina all’esperienza reale dell’osservatore.

L’interesse per la tecnologia accompagna tutta la sua carriera. A differenza di molti artisti della sua generazione, Hockney non considera mai le innovazioni tecniche una minaccia. Al contrario, le interpreta come strumenti per ampliare le possibilità della rappresentazione. Quando arrivano tablet e dispositivi digitali, li adotta con entusiasmo. I suoi disegni realizzati su iPad, inizialmente accolti con curiosità e qualche scetticismo, si rivelano una naturale estensione del suo lavoro sul colore e sulla luce. Ancora una volta dimostra che la qualità artistica non dipende dallo strumento, ma dall’occhio che lo utilizza.

Parallelamente cresce il suo interesse per il paesaggio. Dopo gli anni americani, Hockney torna spesso nello Yorkshire, riscoprendo la campagna della sua infanzia. Ne nascono grandi cicli dedicati agli alberi, alle strade e alle variazioni stagionali. La monumentale mostra A Bigger Picture, presentata alla Royal Academy di Londra nel 2012, consacra questa fase della sua ricerca e attira centinaia di migliaia di visitatori. I paesaggi inglesi vengono rappresentati con colori intensi e prospettive insolite, trasformando luoghi apparentemente ordinari in scenari di sorprendente vitalità.

La sua capacità di reinventarsi è una delle ragioni della sua longevità artistica. Hockney non rimane mai prigioniero del proprio successo. Ogni volta che il pubblico sembra averlo definito, lui cambia direzione. Questa inquietudine intellettuale lo rende una figura rara nel panorama contemporaneo. Non a caso il suo lavoro è stato oggetto di oltre quattrocento mostre personali e di centinaia di esposizioni collettive in tutto il mondo.

Anche il mercato dell’arte ne ha riconosciuto il valore. Nel 2018 Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) viene venduto all’asta per oltre 90 milioni di dollari, stabilendo allora il record per un artista vivente. Ma la rilevanza di Hockney non si misura soltanto nelle quotazioni. La sua influenza attraversa generazioni diverse di pittori, fotografi e artisti visivi. Molti hanno guardato al suo lavoro come a un esempio di libertà creativa, capace di superare le rigide divisioni tra figurazione e sperimentazione.

C’è poi un altro aspetto della sua eredità. Hockney fu tra i primi artisti di fama internazionale a rappresentare apertamente l’omosessualità in anni in cui farlo comportava ancora rischi personali e professionali. Le sue opere dedicate agli amici, agli amanti e alla vita quotidiana contribuirono a rendere visibili esperienze che fino ad allora erano rimaste ai margini della rappresentazione artistica ufficiale.

Nel 2025 la grande retrospettiva David Hockney 25, ospitata dalla Fondation Louis Vuitton di Parigi, aveva offerto una sintesi spettacolare di settant’anni di lavoro. Vi erano raccolte opere realizzate tra il 1955 e il 2025, dalle prime sperimentazioni giovanili fino alle creazioni più recenti. Era il bilancio di una carriera straordinaria, ma anche la prova che l’artista non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Continuava a lavorare, a disegnare, a osservare. Come se il mondo conservasse ancora qualcosa da mostrargli.

La sua scomparsa lascia un vuoto difficile da colmare. Non soltanto perché se ne va uno dei protagonisti dell’arte britannica del dopoguerra, ma perché scompare un artista che ha saputo restare curioso fino all’ultimo giorno. In un’epoca spesso dominata dalla velocità e dall’effetto, David Hockney ha continuato a ricordare che il compito fondamentale dell’arte resta sempre lo stesso: imparare a vedere. E insegnare agli altri a fare altrettanto.


Articolo a cura della Redazione Experiences

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