Nelle acque dello Ionio calabrese, al largo di Monasterace

Al largo di Monasterace emerge una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni. Un relitto del V-IV secolo a.C., carico di oltre trecento anfore, racconta i commerci della Magna Grecia e apre nuove prospettive sulla storia economica del Mediterraneo antico.

La scoperta è avvenuta durante indagini preliminari legate a un progetto eolico offshore. Oggi il Ministero della Cultura ha avviato un complesso programma di recupero e conservazione che porterà alla salvaguardia integrale del carico sommerso e alla sua futura valorizzazione pubblica.


Salvatore Greco

Il mare custodisce la memoria con una pazienza che gli uomini non possiedono. Può conservare per secoli un relitto senza che nessuno se ne accorga e poi, all’improvviso, restituirlo alla storia nel momento meno prevedibile. È quanto accaduto nelle acque dello Ionio calabrese, al largo di Monasterace, dove una ricerca nata per tutt’altro scopo ha portato alla luce una scoperta destinata a modificare le conoscenze sui traffici marittimi della Magna Grecia. Nel 2023 una squadra di tecnici impegnata nello studio di fattibilità di un impianto eolico offshore stava effettuando rilievi geologici e morfologici dei fondali. L’obiettivo era raccogliere dati utili alla progettazione dell’infrastruttura. Le sofisticate apparecchiature di prospezione utilizzate per la mappatura sottomarina hanno però individuato qualcosa di inatteso: un antico relitto adagiato sul fondo del mare con un carico straordinariamente conservato di oltre trecento anfore. Un ritrovamento rimasto nascosto per circa duemilaquattrocento anni.

La scoperta è stata presentata ufficialmente il 29 maggio 2026 durante l’VIII Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea ospitato dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Dietro il risultato non c’è il colpo di fortuna di un singolo ricercatore, ma il lavoro di una squadra multidisciplinare composta da archeologi marini, geologi, fisici, chimici e biologi. È uno degli esempi più interessanti di archeologia preventiva, quella disciplina che interviene prima della realizzazione di opere infrastrutturali per verificare la presenza di beni culturali da tutelare. La relazione tecnica predisposta dagli specialisti venne trasmessa alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per il territorio reggino e vibonese, che attivò immediatamente le procedure di protezione previste dalla normativa italiana.

Le prime analisi collocano il naufragio tra il V e il IV secolo a.C., una fase cruciale della storia della Magna Grecia. Le anfore recuperate sembrano provenire da diversi centri produttivi dell’Italia meridionale e della Sicilia. Gli studiosi ritengono che proprio questa varietà possa fornire informazioni preziose sulle reti commerciali che collegavano le colonie greche dell’Occidente mediterraneo. Ogni contenitore rappresenta infatti un documento archeologico. La forma, l’argilla utilizzata, le tecniche di fabbricazione e persino gli eventuali residui conservati all’interno possono raccontare molto sui prodotti trasportati e sui percorsi seguiti dalle navi.

L’attenzione degli studiosi si concentra in particolare sul commercio del vino, una delle attività economiche più importanti delle colonie greche dell’Italia meridionale. Le fonti letterarie antiche descrivono la qualità dei vini prodotti nelle terre della Magna Grecia, ma le testimonianze materiali sono relativamente limitate. Le analisi archeometriche e chimiche che verranno condotte sulle anfore potrebbero contribuire a identificare le sostanze trasportate e a ricostruire le rotte commerciali che attraversavano il Mediterraneo centrale tra la fine dell’età classica e l’inizio del periodo ellenistico.

Il luogo della scoperta non è casuale. Monasterace sorge infatti nell’area occupata dall’antica Kaulonía, una delle più importanti colonie achee della Calabria ionica. Fondata probabilmente nella seconda metà del VII secolo a.C. da coloni provenienti da Crotone, Kaulon sviluppò rapidamente una propria identità politica, economica e culturale. La sua posizione geografica le consentiva di controllare importanti rotte marittime e di mantenere relazioni commerciali con numerosi porti del Mediterraneo.

Oggi il Parco Archeologico dell’Antica Kaulon conserva testimonianze di grande interesse. Tra queste spicca il celebre mosaico del drago, considerato uno dei più importanti mosaici figurati della Magna Grecia, e i resti di un grande tempio dorico risalente al V secolo a.C. La scoperta del relitto aggiunge una nuova dimensione alla conoscenza della colonia, permettendo di osservare non soltanto la città sulla terraferma, ma anche il sistema di relazioni marittime che ne sosteneva la prosperità.

La cronologia del naufragio coincide inoltre con uno dei periodi più significativi della storia di Kaulon. Nel 389 a.C. la città subì una drammatica sconfitta nel contesto delle guerre che coinvolsero la Lega Italiota, i Lucani e Dionisio I di Siracusa. Le fonti antiche raccontano che gran parte della popolazione venne deportata in Sicilia e che il territorio passò sotto il controllo di Locri Epizefiri. Il relitto appartiene dunque a un’epoca nella quale la polis era ancora pienamente inserita nei grandi circuiti economici del Mediterraneo greco.

Se la scoperta ha suscitato entusiasmo, le condizioni del sito hanno invece generato preoccupazione. Le campagne di rilievo fotogrammetrico condotte nel 2025 hanno evidenziato che il carico non si presenta più nella disposizione originaria. Gli archeologi hanno individuato due distinti nuclei di anfore separati da circa dieci metri. Secondo gli studiosi, questa anomalia sarebbe il risultato di decenni di pesca a strascico che hanno progressivamente alterato il contesto archeologico.

Proprio questa situazione ha portato il Ministero della Cultura ad assumere una decisione non comune. La Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo privilegia generalmente la conservazione in situ, cioè il mantenimento dei reperti sul fondale marino. Nel caso di Monasterace, però, il rischio concreto di ulteriori danneggiamenti ha suggerito una soluzione diversa: il recupero integrale del carico. Una scelta motivata dall’esigenza di garantire la sopravvivenza dei reperti e di consentirne lo studio in condizioni controllate.

L’operazione rientra nel programma ministeriale denominato “Patrimonio culturale subacqueo su alto fondale. Tutela-recupero-conservazione e valorizzazione”. Il coordinamento è affidato all’architetta Roberta Filocamo, mentre la progettazione e la direzione scientifica sono seguite dall’archeologa subacquea Alessandra Ghelli. Attorno a loro opera una squadra che coinvolge specialisti provenienti da diversi ambiti disciplinari. Partecipano gli archeologi marini Laura Sanna e Francesco Tiboni, il restauratore Francesco Lia e Mauro La Russa, direttore del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria. Alle attività collaborano inoltre il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza.

Le attività attualmente in corso comprendono rilievi fotogrammetrici ad alta definizione, campionamenti, analisi archeometriche e studi sui processi di conservazione dei materiali in ambiente sommerso. Da questi dati dipenderanno le strategie di recupero, restauro e futura esposizione museale. Ogni anfora verrà documentata, studiata e trattata secondo protocolli scientifici rigorosi.

Quando il lavoro sarà concluso e il carico tornerà alla luce, il pubblico vedrà probabilmente una lunga fila di contenitori in terracotta. Gli archeologi, invece, vedranno molto di più. Vedranno una nave che attraversava il Mediterraneo in un’epoca in cui il mare non divideva i popoli ma li metteva in relazione. Vedranno mercanti, marinai, produttori di vino, artigiani e porti collegati da una rete commerciale sorprendentemente complessa. In fondo, ogni relitto racconta una storia interrotta. Questo, riemerso dalle profondità dello Ionio, promette di raccontarne centinaia insieme.


Articolo a cura della Redazione Experiences

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