Il maestro del Divisionismo e della questione sociale

A Tortona un fondo archivistico di straordinario interesse restituisce un volto inedito di Angelo Morbelli. Non soltanto il maestro del Divisionismo e della questione sociale, ma un uomo ironico, curioso e profondamente inserito nelle reti culturali europee del suo tempo.

L’archivio custodito dalla Pinacoteca Divisionismo di Tortona apre nuove prospettive sul percorso umano e artistico di Angelo Morbelli. Lettere, cartoline, appunti e documenti permettono di osservare il pittore da vicino, al di là delle opere che lo hanno reso uno dei protagonisti dell’arte italiana tra Otto e Novecento.


Davide Rinaldi

Se dovessimo giudicare Angelo Morbelli soltanto dai suoi quadri più celebri, potremmo immaginarlo come un uomo austero. Uno di quei pittori seri, assorti, impegnati a raccontare la sofferenza umana con lo sguardo rivolto verso le ombre della società. In fondo è lui l’autore delle immagini malinconiche dedicate agli anziani del Pio Albergo Trivulzio di Milano, opere che hanno segnato una delle stagioni più intense del Divisionismo italiano. Eppure la realtà, come spesso accade, era più sfumata e più interessante. A restituircela è il Fondo Angelo Morbelli conservato presso la Pinacoteca Divisionismo di Tortona, una raccolta archivistica che permette di entrare nell’officina privata dell’artista e di osservare il suo mondo da una prospettiva diversa. Non più soltanto il pittore delle grandi tele sociali, ma l’uomo che scrive agli amici, scherza con i collezionisti, commenta mostre, organizza prestiti e segue con attenzione la circolazione delle proprie opere in Italia e all’estero.

Il fondo è arrivato alla Pinacoteca nel 2022 grazie a un ramo degli eredi dell’artista. Dopo un lungo lavoro di schedatura, inventariazione e riordino, il materiale è stato presentato nel maggio 2026 durante una giornata di studi curata dalla storica dell’arte Giovanna Ginex e dall’archivista Alessia Francone. Si tratta di un patrimonio documentario notevole: circa 740 documenti, 96 unità archivistiche e oltre 1200 fogli tra lettere, cartoline, appunti, quaderni e ritagli di giornale. Un insieme che consente di ricostruire non soltanto la biografia di Morbelli, ma anche una parte significativa della vita artistica italiana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

La prima sorpresa riguarda il carattere dell’artista. Le carte raccontano un uomo spiritoso e incline all’ironia. Quando riceveva una buona notizia, amava disegnare sulla busta della lettera un fiasco di vino. Se invece il contenuto era sgradito, compariva un teschio. Piccoli gesti che sembrano dettagli marginali e che invece aiutano a correggere l’immagine troppo severa che spesso accompagna il suo nome.

Un episodio emerso dalla corrispondenza è particolarmente rivelatore. Il conte Ottavio Galateri di Genola e Suniglia aveva prestato a Morbelli il dipinto Credenti, una delle sue prime opere divisioniste, affinché fosse esposto a Milano. Il pittore, senza avvertire il proprietario, decise invece di inviarlo prima a Monaco e poi a Berlino. Quando il conte ne chiese la restituzione, Morbelli rispose con una proposta ironica: per riempire temporaneamente il vuoto lasciato dal quadro, avrebbe potuto mandargli una ballerina “grande al vero, ma dipinta”. Un aneddoto che racconta molto della sua personalità e del clima di confidenza che spesso instaurava con collezionisti e amici.

Naturalmente il valore del fondo non si limita alle curiosità biografiche. Le lettere permettono di ricostruire una rete di relazioni professionali estremamente articolata. Tra i quarantotto corrispondenti individuati compare anche Giuseppe Pellizza da Volpedo, probabilmente il più assiduo interlocutore. Attraverso questi scambi emergono discussioni artistiche, problemi organizzativi, strategie espositive e riflessioni che aiutano a comprendere meglio la nascita e l’affermazione del Divisionismo.

Il Divisionismo rappresenta una delle più originali esperienze artistiche italiane tra Otto e Novecento. Nato dall’applicazione scientifica delle teorie sulla scomposizione della luce e del colore, si sviluppò in una direzione autonoma rispetto al Pointillisme francese. Gli artisti italiani non si limitarono a una ricerca tecnica. Utilizzarono il nuovo linguaggio per affrontare temi sociali, simbolici e spirituali. Morbelli fu tra i protagonisti di questa stagione insieme a Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Plinio Nomellini, Gaetano Previati e altri protagonisti di un movimento che avrebbe influenzato persino le prime esperienze futuriste.

Nato ad Alessandria nel 1853, Morbelli studiò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Iniziňialmente attratto da soggetti storici e letterari, si orientò progressivamente verso la rappresentazione della realtà contemporanea. Fu tra i primi artisti italiani a rivolgere un’attenzione sistematica ai temi dell’emarginazione e della vecchiaia. Le sue visite al Pio Albergo Trivulzio di Milano generarono alcuni dei cicli più significativi della pittura sociale europea. Opere come Giorni ultimi, Mi ricordo quand’ero fanciulla, Il Natale dei rimasti o Una partita interessante affrontano la condizione degli anziani con una sensibilità che ancora oggi colpisce per modernità e intensità.

La Pinacoteca Divisionismo di Tortona conserva otto opere dell’artista. Due appartengono proprio al celebre ciclo del Trivulzio. Tra queste figura Mi ricordo quand’ero fanciulla, dedicato alle ospiti dell’istituto milanese, e Una partita di carte, recentemente acquisito. Quest’ultimo dipinto possiede una storia particolare: esposto a Roma nel 1904, fu acquistato direttamente da Vittorio Emanuele III, segno della considerazione di cui Morbelli godeva già in vita.

L’importanza del fondo archivistico va però oltre la figura del singolo artista. Le carte permettono di osservare il funzionamento del sistema dell’arte italiano in un periodo di grande trasformazione. Emergono i rapporti con le esposizioni internazionali, le strategie per promuovere il Divisionismo all’estero, le relazioni con critici, collezionisti e istituzioni culturali. È una documentazione preziosa anche per comprendere come gli artisti costruissero la propria reputazione in un’epoca in cui le reti professionali si sviluppavano attraverso una fitta corrispondenza cartacea.

Negli ultimi anni la Pinacoteca Divisionismo di Tortona si è progressivamente affermata come uno dei principali centri di studio dedicati al movimento. Nata attorno a un importante nucleo di opere di Pellizza da Volpedo, oggi conserva circa 145 opere di 59 artisti, tra cui Segantini, Previati, Nomellini, Medardo Rosso, Balla e Boccioni. Accanto alla collezione museale, l’istituzione sta sviluppando un vero e proprio centro di ricerca attraverso biblioteche specializzate e archivi consultabili. Il Fondo Morbelli rappresenta uno dei tasselli più significativi di questo progetto culturale.

La lezione che emerge da queste carte è semplice e preziosa. Gli artisti che finiscono nei manuali rischiano spesso di diventare figure immobili, congelate nella solennità delle loro opere. Gli archivi hanno invece il potere di restituire movimento. Mostrano dubbi, entusiasmi, amicizie, piccoli difetti e grandi intuizioni. Nel caso di Angelo Morbelli, ci ricordano che dietro il maestro del Divisionismo c’era un uomo capace di guardare la realtà con attenzione, ma anche con leggerezza. Ed è forse proprio questa combinazione a spiegare perché, più di un secolo dopo, continui ad avere qualcosa da raccontarci.


Articolo a cura della Redazione Experiences

About the author: Experiences