Chagall a Vercelli. La città perduta e la memoria ritrovata nell’universo del grande maestro del Novecento

Dal 13 ottobre 2026 lo Spazio ARCA di Vercelli ospita una grande mostra dedicata a Marc Chagall. Circa cinquanta opere ripercorrono il rapporto tra memoria, sradicamento e identità, restituendo l’attualità di un artista che trasformò l’esilio in una potente geografia interiore.

La mostra racconta Chagall non come pittore della nostalgia, ma come interprete della condizione umana contemporanea. Attraverso dipinti, autoritratti e confronti con altri artisti del Novecento, il percorso espositivo riflette sul tema universale della perdita e sulla capacità dell’arte di custodire ciò che la storia cancella.


Dal 13 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, l’Ex Chiesa di San Marco – Spazio ARCA di Vercelli accoglie una grande mostra dedicata a Marc Chagall, uno degli artisti più riconoscibili e influenti del Novecento. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Vercelli e realizzato da Arthemisia in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, propone un itinerario attraverso circa cinquanta opere che ricostruiscono la complessa vicenda umana e creativa del maestro nato a Vitebsk nel 1887 e scomparso a Saint-Paul-de-Vence nel 1985.
L’esposizione invita a entrare nel cuore della pittura di Chagall partendo da un tema centrale della sua esistenza: la perdita della patria. L’artista fu costretto a separarsi definitivamente dalla sua città natale nel 1922 e vide poi Vitebsk cancellata dalla violenza della Seconda guerra mondiale, quando l’esercito tedesco la distrusse nel 1941. Di fronte a questa duplice frattura, Chagall non si rifugiò nella nostalgia, ma elaborò un paesaggio interiore capace di preservare luoghi, persone e tradizioni, trasformando la memoria in un inesauribile motore creativo.

La mostra interpreta questa dimensione come una vera e propria “città interiore”, un’architettura della memoria che accompagna il visitatore attraverso l’intera produzione dell’artista. In un presente segnato da conflitti, migrazioni e mutamenti climatici, la ricerca di un luogo in cui mettere radici assume una risonanza particolarmente attuale. La vicenda personale di Chagall cessa così di appartenere soltanto al XX secolo e diventa una chiave di lettura delle inquietudini contemporanee.

Il percorso riunisce opere emblematiche come Villagio Russo del 1929, Ritratto di Vava del 1953-56, Gli innamorati con l’asino blu del 1955 circa e Il gallo viola, realizzato tra il 1966 e il 1972. Nei dipinti compaiono i temi ricorrenti dell’universo chagalliano: gli innamorati sospesi, gli animali della fattoria, i fiori, gli acrobati del circo. Sono immagini che assumono un valore simbolico e diventano metafore di un mondo fragile e transitorio, espressioni di una resilienza che supera la semplice dimensione autobiografica per assumere un significato universale.

L’esposizione segue il ripetersi ciclico dei motivi figurativi lungo l’intera carriera dell’artista, dalle prime esperienze fino alle opere della maturità, mettendo in discussione la lettura tradizionale di Chagall come semplice cantore di un folklore perduto. La sua pittura emerge invece come il tentativo costante di ricostruire una patria mentale, uno spazio immaginario in cui l’identità possa sopravvivere alle devastazioni della storia. A scandire questo viaggio sono anche diversi autoritratti, che rendono la presenza del pittore una sorta di guida personale all’interno della sua stessa vicenda umana e artistica.

Ad ampliare il racconto contribuisce inoltre una sezione curata da Daniele Fenaroli, che presenta opere di artisti italiani contemporanei di Chagall provenienti dalla Collezione Giuseppe Iannaccone. Il dialogo tra questi lavori e quelli del maestro bielorusso offre una prospettiva più ampia sulla sensibilità del Novecento e sulle molteplici risposte che gli artisti hanno dato ai grandi sconvolgimenti del secolo.

Curata da Paul Schneiter, la mostra rappresenta la seconda tappa di un progetto pluriennale pensato per rafforzare la presenza di Vercelli nel panorama culturale internazionale. Al tempo stesso riafferma il valore dell’arte come strumento di comprensione del presente, ricordando come la memoria, anche quando sembra perduta, possa continuare a vivere nelle immagini e diventare una risorsa per interpretare il nostro tempo.


Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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